Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (29)

Udienza del 23 maggio 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

L’udienza comincia con un ricordo delle vittime della strage di Capaci, da parte del Presidente Pellino, del Ptrocuratore della Repubblica di Trapani Marcello Viola, del Pm. Gaetano Paci e degli avvocati, Elio Esposito, Vito Galluffo, Francesco Greco.

Entra quindi l’ispettore Biagio Manetto del gabinetto regionale di polizia scientifica di Palermo

Manetto risponde alle domande dell’avvocato Salvatore Galluffo, essendo teste citato dalla difesa a proposito degli accertamenti balistici svolti durante la prima trance di indagini sull’omicidio Rostagno, e in avvio di testimonianza ricorda gli adempimenti svolti.

“Sono nella polizia scientifica dal gennaio del 1983, mi occupo di balistica dal 1987”.
Dal 1987 mi sono occupato di quasi tutti i casi della sicilia occidentale che transitavano dal gabinetto di Palermo.
“Io per l’omicidio di Mauro Rostagno ho fatto diverse cose. Nel 1991 su incarico del dirigente che a sua volta lo aveva avuto dal sostituto procuratore Messina della Procura di Trapani, mi sono recato presso la Breda per sottoporre ad un tecnico Breda dei frammenti di copricanna e dell’anello-freno”.
“Esattamente il 5 agosto 1991”.
“Feci relazione al mio dirigente di questo riscontro fatto alla Breda, ed il tecnico ha detto che questi frammenti di copricanna sono pertinenti ad un fucile Breda Antares o Argus, non è possibile distinguere se trattasi dell’uno o dell’altro perchè venivano montati in entrambi questi due modelli di fucile, che sono identici, ma l’Argus è più leggero, alleggerito nella canna e nella calciatura”.

Quale dei due era più “pregiato” ?
“Credo che costasse di più l’Antares”.

“Nell’agosto del 1996 ho avuto incarico dal Procuratore della Repubblica di Trapani Gianfranco Garofalo di sottoporre ad accertamenti una serie di reperti e di ricostruire la dinamica dell’omicidio Rostagno. In quella circostanza ho avuto modo di esaminare nuovamente i frammenti del copricanna”.
“L’incarico prevedeva anche l’esame dei bossoli e delle cartucce, seguestrate a seguito dell’omicidio Rostagno, però queste cartucce non erano depositate all’ufficio corpi di reato, ne bossoli, ne cartucce e la procura ebbe difficoltà a reperirli quindi le comparazioni nel 1996 non le ho potute fare”.
“Le ho potute fare, queste comparazioni nel 2007, credo”.
“Nel 1996, quindi mi sono limitato ad esaminare i frammenti del copricanna, ed occuparmi della ricostruzione della dinamica”.
“Valutando gli elementi oggettivi che erano disponibili, che erano stati raccolti”.
“Sopralluogo, planimetria del sopralluogo, le tracce lasciate dai colpi d’arma da fuoco sull’autovettura, il modo come furono disposti i reperti sul luogo del reato e poi valutando anche, tenendo presente quello che pure era il riscontro medico-legale.
“I due medici legali che hanno esaminato il corpo del Rostagno hanno detto che era stato attinto da sei colpi d’arma da fuoco, due al capo con arma corta (un revolver) e quattro colpi di fucile a canna liscia al corpo nella parte posteriore”.

Manetto mostra quindi dei documenti sugli accertamenti svolti.

La planimetria redatta dai carabinieri con i numeri che contrassegnano i punti in cui sono stati rinvenuti i reperti.
Copricanna e frammenti, piastrina e parte dell’anello-freno, tre cartucce (che Manetto non ebbe modo di esaminare) disposte dietro l’autovettura, i bossoli (che il Colonnello Lombardo dice provenire da un unico fucile semiautomatico) e che il teste non ha potuto esaminare.

Il ragionamento tecnico di Manetto per determinare la posizione dello sparatore quando vengono esplosi i colpi di fucile parte dalla considerazione che i bossoli vengono espulsi verso destra e cadono ad una distanza di 3-4 metri, ciò gli permette di stabilire la posizione approssimativa dello sparatore. Per un bossolo la posizione risulterebbe, a suo parere anomala, rispetto ai tiri rinvenuti sulla macchina, ma, a suo parere, ciò non inficia la ricostruzione fatta. Manetto dice di non essere stato sul luogo del reato.

Manetto quindi descrive la rottura del copricanna (che afferma essere annerito in modo anomalo) quale conseguenza di qualcosa che dall’interno ha fatto saltare l’elemento, scardinandolo e frammentandolo.
Ciò potrebbe esere dovuto allo scoppio della parte terminale della canna, dovuta al caricamento di una cartuccia caricata in modo anomalo (o con eccesso di polvere o con eccesso di pallini o pallettoni) per sovrapressione, oppure lo sparatore ha accostato eccessivamente il fucile al lunotto con un ritorno dello scoppio che ha determinato una deformazione della canna che avrà scardinato il copricanna.
In conseguenza di ciò il fucile non può più sparare, le cartucce residue contenute nel serbatoio (che si deforma) cadono quindi fuori dal fucile.
Manetto propende per questa seconda tesi

Vengono quindi esaminati i fori sulla vettura.
Nella zona centrale destra del lunotto posteriore vi è un grande foro e poco più in la un foro più piccolo.
Per Manetto, il più piccolo è successivo a quello più grande.
Vengono esaminati i danni del sedile lato guida.
Qui un foro alla base del poggiatesta, frutto di una rosata di pallettoni, che arriva a palla, non essendo stata distratta da nessun elemento, e poi una rosata più ampia, nella parte alta del sedile, che è stato diradato dal vetro del lunotto, e dei graffi.
Parabrezza, due ampie rosate, di pallettoni dimensionalmente identiche.

Vengono quindi esaminate le traiettorie partendo dai punti più estremi dell’autovettura.

Manetto dall’insieme degli elementi esaminati ricava che sono cinque i colpi d’arma da fuoco che raggiungono Rostagno (al contrario dei medici legali che ritenevano di averne accertati quattro), più uno che ha fatto esplodere il copricanna. In totale sei i colpi di fucile.

Due sono i colpi alla testa, che per il parere del medico legale, sono stati sparati da una distanza superiore ai 50 cm e in rapida successione tra di loro e che per Manetto non possono essere stati gli ultimi colpi, ma i primi ed esplosi da fuori la macchina, il vetro del finestrino è aperto per un terzo.

La conclusione di Manetto è che la sequenza sia stata questa: colpo di fucile da dietro che fa esplodere il copricanna, due colpi alla testa e cinque colpi di fucile.

Per Manetto i fucili sono tre.
Il primo che esplode, l’altro di cui abbiamo i bossoli, ed il terzo che spara due colpi di cui non sono rinvenuti i bossoli in una determinata zona da cui sarebbero stati esplosi due colpi, esplosi a suo parere con arma che non lascia bossoli a terra, del tipo a canna parallela o sovrapposta che spara appunto due colpi, comunque a canna liscia.

L’avvocato Galluffo chiede del fucile Antares se è diffuso e se è di pregio.
Il teste risponde di si, pur non conoscendo i volumi di vendita, e che è un fucile accessibile, non eccessivamente costoso, di fascia media.

Relativamente a bossoli e cartucce Manetto afferma che ha esaminato i reperti nel 2007, i tre bossoli, le due cartucce disassemblate (aperte), e una cartuccia.
Sono state rilevate le impronte di estrazione, di percussione che hanno permeso di rilevare che I tre bossoli sono stati usati da una medesima arma del medesimo modello del fucile esploso (a detta di Manetto, per altro perito si tratta invece del medesimo fucile).
I tre bossoli sono “equiprovenienti” e per Manetto provenienti da un fucile con due estrattori un Breda Antares.
Uno dei bossoli ha una seconda impronta di altra arma.
Una cartuccia è stata tagliata, come l’altra e l’altra ancora.
La RC3 e uno dei bossoli presentano le stesse impronte di cameramento del fucile che ha esploso i tre bossoli rinvenuti.
La RC1 e un’altro dei bossoli presentano le medesime impronte di caricamento del medesimo fucile semiautomatico.

Ulteriori indagini svolte da Manetto hanno riguardato la comparazione dei bossoli dell’omicidio Rostagno e con quelli degli omicidi Pizzardi, Piazza, Sciacca, Riina, e Montalto per i quali è stata trovata identità di arma.
In tutti questi casi è stato utilizzato un Breda Antares o Argus.
Mentre nei casi Pizzardi, Piazza, Sciacca e Riina le impronte coincidevano, nel caso Montalto, l’impronta era cambiata ed è stato necessario approfondire con l’esame ulteriore delle comparazioni tra le strie a freddo e/o a caldo

L’avvocato Galluffo pone una serie di domande sulle impronte a freddo ed a caldo e sui fattori che le influenzano.

In conclusione per Manetto la comparazione tra i bossoli dell’omicidio Rostagno e quelle degli omicidi Pizzardi, Piazza, Sciacca, Riina, e Monteleone è negativa.

Chiuso l’esame del teste da parte dell’avvocato Salvatore Galluffo è il turno ora dell’ avvocato Vezzadini difensore dell’imputato Virga che chiede dei frammenti del copricanna e della comparazione tra i bossoli

Per Manetto il copricanna era certamente di un Breda Antares o di un Argus.
A proposito della comparazione tra i bossoli e le impronte in bianco Manetto afferma che sono molto verosimilmente attribuibili allo stesso meccanismo (stessa arma) il che significa identità, equiprovenienza, ma l’incameramento può essere avvenuto in un tempo antecedente ma indefinito.

Le domande che seguono hanno per riferimento le immagini che fanno da supporto alla perizia e che vengono mostrate in aula

Terminate le domande dell’avvocato Vezzadini

E’ il turno del pm Gaetano Paci il quale chiede lo scoppio della canna a cosa è dovuto?
A parere di Manetto il copricanna si e’ scardinato per una forza esercitata sula parte sinistra del copricanna, c’e’ stata una proiezione di gas cosi’ notevole che può essere stata provocata solo dal gas di scarico uno scoppio “un rigonfiamento per sovrapressione con assottigliaqmento delle pareti della canna” verosimilmente accorciata, in “prossimità della volata”.

La canna accorciata è una certezza ?
Una deduzione, frutto di ragionamenti tecnici.

Il numero dei colpi che hanno attinto Rostagno da cosa sono stati ricavati?
Dai dati oggettivi.
Due alla testa, che finiscono sul parabrezza, un terzo colpo ancora sulla testa che finisce sul poggiatesta, (tre colpi certi quindi), altri due colpi nella regione para-vertebrale.

Che tipo di pallettoni è stato utilizzato ?
Manetto ha fatto accertamenti sulle borre contenitrici. pallettoni 6/0.

Per quale motivo i primi colpi provengono dall’arma corta ?
Rostagno è seduto e i due colpi sono in rapida successione, ed offre la regione parietale al finestrino.

A proposito delle impronte a caldo e a freddo
A caldo quando c’è lo sparo e a freddo quando non c’è lo sparo. La temperatura ambientale incide di più nelle impronte a caldo, ma assai meno nelle impronte a freddo.

Ora le domande dell’avvocato Esposito parte civile per Saman

Posizione dei bossoli (che può rotolare, essere urtato etc.) e posizione dello sparatore e numero dei colpi. Perchè non ha fatto riferimento ad altri dati invece certi, quali i colpi sull’autovettura.
Manetto sostiene la bontà della tecnica usata nella redazione della perizia.

Mancano circa 130 proiettili all’appello.
Per la verita’ dice Manetto all’appello mancano tante cose, e si dovrebbe chiedere ai carabinieri ed al medico legale i quali non hanno fatto alcune cose che andavano fatte. Tuttavia ritiene Manetto che ci sono tracce precise sull’ auto e sul corpo del Rostagno, tali da permettere la ricostruzione.

Le cartucce
Le ha ricevute tagliate.

E’ a conoscenza della nota del CIS con cui restituiiscono le tre pallottole dopo averle esaminate ?
No

L’affumicatura nella relazione del Colonnello Lombardo escludeva l’esplosione ?
Lombardo ha cercato alcuni elementi, che però dopo alcune ore scompaiono, ed il colonnello quindi può non averlo trovate. Il Colonnello ha detto anche che non presentavano tracce di incameramento, ed invece le tre cartucce presentavano tracce di incameramento.

Ha pesato il copricanna ?
Non mi serviva il peso, no.

Sul meccanismo di caricamento
Il fucile non ha completato il ciclo ed il bossolo a terra non c’è, perchè rimane incamerato.

Ma quali elementi abbiamo per dire che questo fucile esplode al primo colpo, quali elementi oggettivi abbiamo per dire che i tre bossoli non sono di questo fucile ?
Manetto riparte dal foro grande e dal foro piccolo e dalle traiettorie e dalla consistenza dei colpi riscontrati nell’autovettura, i colpi dei bossoli ritrovati a terra avrebbero incontrato il lunotto già bucato.

Domande dall’Avvocato Carmelo Miceli al teste Manetto

Quante furono le borre rinvenute
Due

Ha esaminato lo stato del finestrino posteriore sinistro ?
Non è conseguenza dello sparo.

E come si contestualizza tale rottura del finestrino rispetto alla ricostruzione da lei fatta ?
Non c’è una rosata di pallettoni che passa da li.
Non ci sono colpi da questo lato dell’autovettura.

“Secondo la sua ricostruzione”, dice, l’avvocato Miceli

Per Manetto i colpi di pistola producono solo piccoli movimenti nella posizione del corpo del Rostagno

Manetto rispondendo alle domande di Miceli: “mi sono chiesto come si poteva verificare l’esplosione del fucile. Per fare ciò mi è stato utile confrontarmi con l’attività dei cacciatori”.

Avv. Miceli: “e’ possibile una rottura dell’anello freno per il sovraccaricamento?”
Manetto: “no, non è possibile che accada ciò.

l’Avv. Miceli chiede quanti colpi hanno le diverse rosate esplose

Manetto: un dato inconfutabile ce lo dà il medico legale, che ci parla di due distinte rosate

Pone le domande l’avvocato Lanfranca.

Potrebbe essere nel finestrino posteriore, (quello rotto), la posizione in cui è avvenuta la rottura del copricanna ?
Manetto risponde che: “non ci sono dati oggettivi per supportare una tesi di questo genere qua”

Lei ha fatto un’ipotesi sul perchè questo finestrino posteriore sinistro era rotto ?
Manetto risponde di no

Perchè si accorcia la canna di un fucile ?
Manetto risponde: “è più facile portarlo”

C’è un nesso tra l’accorciamento della canna e la rottura del copricanna ?
No, non c’è un nesso, l’accorciamento della canna produce effetti sul colpo sparato. Avrà degli effetti terminali inferiori rispetto ad una canna intera.

E’ il turno ora dell’avvocato Greco

La macchina era ferma, ma i carabinieri parlano di una “sgommata”.
Dalla relazione e non dalle fotografie si sa di tali tracce di pneumatici, le ruote sono dritte, come se il guidatore non avesse impostato la curva.

Lei distribuisce l’aggressione in un arco temporale di quanto ?
Non ho elementi per stabilirlo, ma l’eplosione del copricanna immagino fa allungare i tempi dell’agguato.

Lei è certo che la scena da cui è partito fosse “oggettiva” ?
Il sopralluogo è un sopralluogo scarno, ma per fortuna hanno fatto una planimetria, e questo è il dato oggettivo da cui partire.

L’avvocato Greco fa notare nel chiedere a che distanza si avvicina lo sparatore che la Duna ha anche un portabagagli
Qui la risposta resta vaga.

Due cartucce presentavano tracce di cameramento precedente, una dal medesimo fucile che ha camerato uno dei bossoli.

Relativamente alla comparazione da lui effettuata di cameramento a freddo tra uno dei bossoli dell’omicidio Rostagno e 2 bossoli del duplice omicidio Piazza-Sciacca e un bossolo relativo all’omicidio Pizzardi l’avvocato Greco chiede l’esito della verifica.
Per Manetto il riscontro è stato positivo, cio’è sono stati tutti caricati nella medesima arma.

Sospensione

Il Pubblico Ministero Paci chiede a Manetto di chiarire la dinamica e la sequenza dei colpi sul lunotto della Fiat Duna
Manetto ribadisce che il foro più grande è precedente ed è conseguenza del primo colpo esploso, ed il foro più piccolo è successivo

Riesame del teste da parte dell’Avvocato Vito Galluffo

Quando il fucile scoppia, con quella frammentazione, la mano subisce lesioni ?
Secondo Manetto si, se è impugnato la mano subirà sicuramnete danni. Può darsi però che non fosse impugnato.

Può dirci che traiettoria seguono i pallini o pallettoni che siano, per arrivare allo schienale posteriore del lato passeggero ? A che distanza passa dal poggiatesta ?
Sulla Fiat Duna che avevamo di servizio ho riprodotto la dinamica. Il colpo segue una traiettoria che è alla sinistra del poggiatesta.

E’ possibile che i colpi sparati dalla pistola dal lato del finestrino guidatore, e quello del fucile siano stati sparati in contemporanea ?
Manetto afferma che non è possibile dare una esatta tempistica dei colpi esplosi.

Avvocato Salvatore Galluffo

Il colpo anche se l’arma si è rotta parte comunque ?
Parte, certo che esplode il colpo, solo che ha meno potenza.

Se la rottura del copricanna non fosse il primo colpo esploso, cambierebbe qualcosa nella sua ricostruzione ?
L’incidente secondo Manetto non cambia la sequenza dei due colpi alla testa e dei colpi da dietro.

Domande del Presidente Pellino al teste Manetto

Il presidente Pellino chiede se la distanza degli spari influisce sull’ampiezza e se può dare una misura di quanto doveva essere questa rosata finale.
Manetto risponde che la rosata è stata disturbata dal vetro del lunotto. Quanto fosse grande al momento dell’impatto con il lunotto non lo sappiamo.
Nel caso del foro più piccolo ce lo abbiamo, qui l’ingombro era di poco superiore a quello che si vede nel foro, sui cinque sei centimetri di ampiezza.

Nella sua ricostruzione lei accerta cinque colpi e tutti i cinque colpi hanno penetrato quando questo lunotto è stato già lesionato
Il primo foro lo produce il fucile che esplode e poi gli altri cinque colpi.

Il fucile di cui sono stati rinvenuti i bossoli sul luogo del delitto quante cartucce poteva camerare ?
Dipende dalle dimensioni dei bossoli, se da 70mmm tre, quattro con prolunga, con bossolo da 65mm ne camera quattro senza prolunga, con prolunga tra cinque o sei, nella fattispecie essendo i bossoli da 70mmm ne poteva incamerare al massimo quattro.

C’erano elementi che ricoducevano alla stessa arma ?
Che c’è un’arma che spara tre cartucce lo ricaviamo dalla comparazione dei bossoli
Una cartuccia è sta incamerata con i tre bossoli dal medesimo fucile

A proposito delle impronte di caricamento se ce ne erano altre ?
Si ce ne erano altre, ma non sono state considerate perchè non erano identiche.

Lei ha detto che le distanze e i punti dove sono stati trovati i frammenti del copricanna non si riescono ad individuare.
Se noi avessimo avuto la possibilità di sapere l’esatta distribuzione dei frammenti sarebbe stato molto più chiara la dinamica.

Il numero di pallini o di pallettoni influisce sulla rosata ?
C’è un preciso rapporto tra carica di lancio e pallettoni. Se il rapporto non viene rispettato si possono avere dei danni ed aversi vampe, con uma rosata che si aprirebbe tantissimo.

Il pezzo deformato
L’anello freno è deformato da semicircolare a divaricato.

Il presidente chiede infine chiarimenti su alcune traiettorie dei colpi

Avvocato Galluffo Salvatore

Accorciamento della canna del fucile e prolunga del serbatoio possono coesistere ?
Si la prolunga non interferisce con l’accorciamento della canna

Pone ora le domande l’avvocato di parte civile Esposito

Si ha ampliamento della rosata con una canna accorciata
Si rispetto ad una canna non accorciata

L’avvocato Miceli fa ancora una domanda sempre sul tema delle rosate.
Il medico legale descrive due rosate con delle misure precise, e per Manetto questo è un dato oggettivo

Il teste viene congedato ed acquisito il video e la relazione.

Udienza chiusa e rinviata al 30 maggio.

Ad integrazione e completamento della testimonianza resa dal teste Manetto si raccomanda la lettura ed il confronto con le trascrizioni delle udienze seguenti:

Perizia balistica del colonnello dei carabinieri Giovanni Lombardi del 1989 – udienza n°19 del 9 novembre 2011

Periti Livio Milone e ispettore Emanuele Garofalo consulenti tecnici dell’accusa – udienza n°18 del 19 ottobre 2011

Deposizione di Giuseppe Linares sulle motivazioni per il nuovo input alle indagini nell’udienza n°17 del 12 ottobre 2011.

Tutta l’udienza su Radio Radicale

La precedente udienza del 9/05/2012 la trovate qui

Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (28)

Udienza del 9 maggio 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

L’udienza comincia in ritardo a causa della assenza nel sito di Parma dell’imputato Virga.
Confermata la presenza dell’imputato Virga inizia l’udienza.

Sono presenti i testi citati dal difensore dell’imputato Vito Mazzara: Raggi Lorella, l’ispettore Bruno e l’ispettore Dales della Digos, ricitate anche Lipari Francesca, Lipari Rita e Zanetti Alessandra ma assenti forse in quanto citate ad un indirizzo non recente.

Il pm Del Bene fa rilevare che il teste Dales non era tra I soggetti previsti per l’udienza odierna e le parti potrebbero non essere pronti a fare domande.
L’avvocato Galluffo precisa che la deposizione del teste Dales non è particolarmente rilevante.

L’avvocato Carmelo Miceli osserva che dei tre testi presenti oggi, per due, Bruno e Dales, le parti non sono nelle condizioni di potere intervenire, in quanto testi non indicati in tempo e chiede di non procedere alla loro escussione per non arrecare pregiudizio al lavoro delle parti.
L’avvocato Miceli critica decisamente il comportamento della difesa in questa vicenda delle citazioni dei testi.

Si registra l’uscita dall’aula di Chicca Roveri, compagna di Mauro Rostagno.

L’avvocato Galluffo non accetta le critiche e richiama la collaborazione con la segreteria della Dda per la individuazione degli indirizzi dei testi.
Dales e Bruno erano testi immediatamente reperibili in quanto operanti presso la questura di Trapani, e sono stati citati al fine di non rendere vana l’udienza.

Per il successivo iter l’avvocato Galluffo vuole citare i collaboratori di giustizia Sipala e Filippello, Marchese e Mutolo e chiede di risentire l’ex comandante del nucleo operativo di Trapani Elio Dell’Anna.

Prossima udienza il 23 maggio.
Il presidente Pellino indica poi per la successiva udienza del 30 maggio il teste Elmo – ex faccendiere dei servizi segreti – tra quelli della difesa, rappresentata dall’avvocato Galluffo a cui chiede di citare almeno altri dieci testi.
Udienze successive il 13 e il 20 giugno

Primo teste di oggi è l’ispettore Antonio Dales della Digos Trapani, in servizio a Trapani dal 1986 che risponde alle domande dell’avvocato Vito Galluffo.

Sulle indagini del delitto Rostagno dichiara di non avere partecipato alle indagini e che forse avrà presenziato a qualche atto ma non ha fatto indagini, ne ha mai partecipato ad accertamenti presso l’aeroporto di Chinisia.

L’avvocato Vezzadini chiede chi partecipava alle le indagini, il teste rispone: “l’ispettore Capo Amodeo”.

E’ il turno del teste Lorella Raggi che oggi lavora presso la Saman di Milano, membro del Cda ed amministrattrice e che risponde alle domande della difesa dell’imputato Vito Mazzara.

La Raggi lavora alla Saman dal novembre 1990, è stata sentita per questo processo una o due volte, una volta a Palermo e una volta a Milano ed in generale per Saman più di sei volte.
Non ricorda il contenuto delle testimonianze che risalgono almeno al 1995.
Divenne amministratrice di Saman su invito di Cardella nel maggio ’95 dopo che lo stesso e Chicca Roveri erano stati arrestato per truffa nella gestione di Saman.
Cardella chiese a lei a Giancarlo Zuccotti e a Fiorini di prendere in mano l’associazione.
Facevano parte di un Cda che Cardella fino ad una certa data continuò a gestire.
Lei si occupava della contabilità, attività che già faceva quando c’era Cardella.
Cardella dopo l’arresto per truffa decise di passare la gestione di Saman perchè voleva andare via dall’Italia, andò a vivere in Svizzera e spesso loro andavano da lui.
Nel luglio 1995 Cardella se ne andò in Nicaragua e loro continuarono a dargli comunicazione su Saman.
Andarono in Nicaragua da lui quando disse loro di comprare per conto di Saman un suo immobile, intestato a una società di Milano, in via Plinio, per permettergli di incassare una somma di denaro.
Chiese loro di acquistare l’ immobile per 3 miliardi e mezzo di lire, 1 miliardo e 800 milioni li voleva subito erano i soldi che Saman aveva sui conti correnti ed il resto dopo.
Tornati a Milano decisero di no, a lui dissero di si, ma lei e la Fiorini erano contrari. A lei sembrava una cosa folle da fare, Zuccotti invece era d’accordo.
Cardella le disse che si ero montata la testa, andò su tutte le furie e minacciò che se rifiutavano la sua proposta poteva diventare molto cattivo.
Tornarono in Italia subito.
Furono convocati da un funzionario del ministero del Tesoro per il commissariamento di Saman, un incontro provvidenziale per convincerci a non accettare proposta di Cardella.
L’avvocato chiede se presente c’era anche Chicca Roveri all’incontro in Nicaragua.
La teste afferma che può essere.

Il presidente Pellino osserva però che le domande non hanno conducenza al tema del processo considerato che si tratta di fatti avvenuti nel 1995.

Il pm Del Bene invita il difensore a fare domande sul capitolato di prova.

Ha conosciuto Giorgio Pietrostefani a Saman in quanto lui lavorava a Roma presso l’ufficio di accoglienza e veniva spesso a Milano.
Non ricorda l’anno in cui l’ha conosciuto 95 o 96, poi lui fu mandato da Cardella in Francia in una struttura di Saman dentro a un castello.

I Conti correnti di Saman erano presso la Cesare Ponti, Monte dei Paschi, Banca Intesa, Ambroveneto.
In Francia fu acquistato un Castello per farne una comunità. Furono dati per l’acquisto 1 milione di franchi e fideussione bancaria, il tutto forse nel 1993 – 94

Cardella aveva un aereo personale, Saman pagava le fatture, l’aereo era stato acquistato dopo il 1990.

Cardella era interessato in operazioni in Somalia, c’erano Pietrucci e Cammisa.
Non sa e non ha certezze se Cammisa incontrò in Somalia Ilaria Alpi, sa solo che circolava la voce.

Il Pm Del Bene si oppone alle domande, in quanto giudica non possibile fare domande sulle voci che circolano.
Il difensore insiste il presidente ammette la domanda ma la teste continua a non ricordare.

Karl Stagno Navarro giornalista, l’ha conosciuto a Malta con l’avvocato Ambrosino perchè a Malta c’era una barca di proprietà di Cardella che nel luglio del 1997 fu comprata da Saman. Il giornalista che lavorava in una televisione, crede fosse al corrente di un fermo di Cammisa avvenuto a Malta.
In un verbale si riferisce di una voce che il giornalista sarebbe stato l’ultimo a vedere Ilaria Alpi il giorno prima che la collega fosse uccisa.
Non ricordo ma se è scritto che lo ha detto certamente lo ha detto anche se ricorda che si diceva che Cammisa era stato uno degli ultimi a vedere Ilaria Alpi.

Continuano le domande sui rapporti bancari di Saman nel periodo successivo al delitto Rostagno, sull’uso del contante, sulla barca di Cardella e sull’ammontare dei contributi pubblici.

Riferimento a Mauro Rostagno in una domanda a proposito dei contributi da parte dei familiari degli ospiti della comunità.
La teste afferma che Rostagno diceva “paga chi può”.

L’avvocato Vito Galluffo conclude l’esame.

E’ il turno dell’avvocato Salvatore Galluffo che chiede dei legami politici di Cardella.
La teste risponde che Cardella era legato a Craxi, che trovarono una lettera nella quale Cardella chiedeva a Craxi soldi, “ho bisogno di soldi vedi tu come puoi fare”. Non ricorda la data della lettera che fu trovata sicuramente dopo il 1995 e la lettera forse sarà del 1993 – 94.

L’avvocato Vezzadini chiede di sapere cosa accadde dopo la minacciosa telefonata di Cardella e in cui il Cardella le chiese di licenziarsi.
La teste risponde che da quel momento lì, accadde una guerra interna. Cardella iniziò a mandare lettere, indire assemblee con tutti i soci di Saman.
Alla teste e alla Fiorini dette delle pazze e che volevano rubare i soldi e l’associazione. Vennero fatte più assemblee a Milano, a Roma, dal professore Cancrini, e poi allargarono la base associativa per renderla più democratica.

Domanda su una telefonata del 13 dicembre 1995 della Fiorini relativa ad una riunione indetta dalla signora Roveri.
Chicca e la compagna di Cardella indissero queste assemblee “ma non ci presentammo a queste riunioni”, si presentarono solo “loro”.
Furono convocati tutti i responsabili delle sedi Saman Italia, tutti quelli che erano soci.
La teste conferma che “volevano farci passare per quelle che volevamo impadronirci di tutto” e che volevano chiudere l’associazione.
Nel 96′ infine decretammo l’espulsione di Cardella, della Roveri e della compagna di Cardella.

E’ il turno dell’avvocato Ingrassia che chiede della Saman operante in Francia e delle eventuali altre associazioni operanti in Francia.
La teste a parte una associazione non ha memoria di altre associazioni e ne ricorda un’altra a seguito di sollecitazione data dalla lettura di un verbale precedente e che tali società venivano costituite allo scopo di intestare l’aereo di Cardella e di passare fondi da Saman a Saman France.
Saman International a Malta era proprietaria di una nave della ex marina svedese, anche in questo caso Saman pagava a Saman International.
Francesco Cardella movimentava soldi della Saman in quanto aveva la firma. Un episodio è quello in cui il Cardella prestò forse un miliardo di lire alla Banca Cesare Ponti, e poi quando la banca gli restituì il prestito, gli interessi andarono sul suo conto e non su quello della Saman.

Domanda del pm Del Bene che permette di accertare che la teste non ha mai conosciuto Rostagno e che il riferimento a Rostagno da lei fatto quel “paghi chi può”, era stato letto in un libro.
La teste comincia ad avere conoscenza della contabilità di Saman, nel 1991 e sa quello che sanno tutti sui rapporti tra Cardella e Rostagno fino al 88′.
Il tenore di vita di Cardella, era quello di chi vive in comunità, pur non privandosi di nulla.
Chicca l’ha conosciuta nel 90′, poi “loro” (Francesco, Chicca e gli ex soci) dopo il 95′ andarono da una parte e lei gli altri da una’altra e nel 96′ i rapporti si interruppero.

Domande da parte dell’ avvocato Elio Esposito legale di Saman.
La teste, venne a Lenzi nel 91′ anche in quel periodo come oggi vi erano in comunità dei ragazzi agli arresti sottoposti a controlli da parte dei carabinieri
Saman a seguito della condanna di Cardella ha recuperato il castello francese e l’edificio di Via Plinio e la comunità vanta ancora crediti nei confronti degli eredi di Cardella per circa otto milioni di euro.
La comunità cominciò a usufruire di un ingente flusso di denaro solo dopo la morte di Rostagno. All’inizio c’era solo Lenzi. La morte di Rostagno è il volano per la crescita economica di Saman e vi ha contribuito in maniera determinante il rapporto con il Psi di Craxi.

Domande dell’avvocato Miceli sui finanziamenti pubblici di Saman, sulle presenze a Lenzi, sulla incidenza delle spese di Saman a Lenzi.
In maggioranza erano finanziamenti pubblici, rette delle ASL e progetti.
Dal 95′ si son dovuti fare gli adeguamenti strutturali, il picco di redditività si ha intorno al 93 – 94.

Riesame dell’avvocato Galluffo ancora sulla gestione di Saman negli anni successivi al delitto.
Galluffo ribadisce la pertinenza delle domande in quanto nella espulsione per indegnità di Cardella, Roveri e compagna di Cardella possono trovarsi ragioni per il delitto e quindi chiede di acquisire il verbale di espulsione.

La Corte rammenta che è compito della difesa l’acquisizione di tali verbali.

Domande del presidente Pellino, sui viaggi in Somalia di Giuseppe Cammisa assieme a tale Pietrucci.
Pietrucci era amico di Cardella ed era uno che si occupava di progetti, l’idea era quella di fare un ospedale in Somalia.
Il suo nserimento in Saman avvenne nel novembre 1990 quando avevo difficoltà personali in seguito alla visione di una trasmissione in tv dedicata a Rostagno. Contattata la sede di Milano primo colloquio con Chicca Roiveri che mi indirizzò a Marsala.
In particolare volevo approfondire il tema delle meditazioni ma a Marsala non si facevano e passai a Lenzi dove incontrai nuovamente Chicca.

Audizione del teste Raggi terminata

Viene sentito ora l’ispettore Bruno Lorenzo, sovrintendente capo alla divisione anticrimine nel 1988 alla squadra mobile di Trapani

Conduce l’interrogatorio l’avvocato Vito Galluffo
Lavorò con un gruppo mandato da Roma per visionare tutte le cassette dei servizi tv di Rostagno.
Ad esaminare erano in quattro tra le quali una signora ispettrice capo la signora Ponpo, e Deriu Pietro.
L’attività durò tra due e tre mesi all’interno di Rtc, subito dopo l’omicidio.
Le cassette facevano parte del corredo di Rtc ed erano cassette relative a servizi, non ricorda se erano in un locale sigillato.
Il criterio di visione era indicato dai superiori loro visionarono tutte le cassette, circa 300 cassette o forse più.
Le hanno ascoltate dalla prima parola all’ultima, non era il teste che doveva fare I verbali allora il teste era un semplice agente.
Non sa se furono trovati spunti investigativi ne se fu redatto un qualche rapporto
Gli argomenti trattati da Rostagno ?
Dal tombino alla politica ai rapporti tra politici, mafia, problemi sociali.

L’avvocato Vezzadini chiede se si trattava di tutto il materiale o se era solo una parte.
Il teste risponde che furono richieste tutte le cassette.

Il Pm Del Bene chiede se il tema mafia emergeva dalla visione delle cassette.
C’erano dei servizi che riguardavano personaggi che erano indicati come mafiosi, uno l’Agate di Mazara, ma anche altri.
In merito ad Agate I servizi cosa riguardavano ?
Uno di questi servizi riguardava Agate, sicuramente un personaggio mafioso di spessore.

L’avvocato Francesco Greco chiede da chi era costituito e da dove proveniva il gruppo.
Il gruppo incaricato di visionare cassette arrivava dallo Sco servizio centrale operativo

L’avvocato Lanfranca chiede fino a quando è rimasto alla squadra mobile.
Fino al tentato omicidio del dottor Germanà, forse il 92′
Il lavoro d’indagine fu condotto solo con la visione delle cassette e se ricorda se furono fatte delle copie.
Si il lavoro d’indagine da lui svolto fu solo questo e non sa se furono fatte copie
Il dottore Germanà gli disse di visionare le cassette.

L’avvocato Miceli chiede se fu vista una cassetta con una intervista al procuratore Borsellino.
Il teste non ricorda.
Il lavoro svolto confluì in una relazione?
Il teste risponde che crede di si e che la Ponpo avrà redatto un rapporto.

Il presidente Pellino chiede specificazioni sul lavoro svolto.
Il teste risponde dicendo che lui ha visto circa 100 cassette, il suo compito essendo locale, quando c’erano problemi di comprensione li rivedevano tutti assieme, quelle che non fornivano spunti venivano subito scartate, le altre venivano accantonate.

L’audizione del teste Bruno è conclusa.

L’avvocato Galluffo riprende l’interrogatorio della signora Lorella Raggi chiedendo notizia delle sorelle Lipari.
La teste risponde che non le conosce personalmente, ma è certa che Rita è deceduta, di Francesca non sa.
Ha conosciuto certo Han Joseph Peter ?
Si anche lui crede che sia morto.
Zanetti Alessandra ?
C’è, Sordini Anna è pure deceduta.
Di Ruvo Annamaria ?
C’è
Rossani Francesco ?
C’è
Maio Costanzo ?
Non sa dire nulla, non ha idea di che fine abbia fatto.
Marrocco Luciano ?
Non lo conosce, non ha idea.

Dopo il raggiunto accordo tra l’avvocato Vito Galluffo e il pm per la possibile audizione del collaboratore Sipala, l’udienza viene dichiarata chiusa e rinviata al 23 maggio.

Tutta l’udienza su Radio Radicale

La precedente udienza del 18/04/2012 la trovate qui

Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (27)

Udienza del 18 aprile 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

L’avvocato Vito Galluffo difensore di Vito Mazzara aveva citato quattro testi, Di Ruvo Anna Maria, Raggi Lorella, Sordini Anna e Moioli Mario.
Nessuno dei testi è presente in aula.
Sono deceduti Sordini Anna e Maioli Mario.
Per le altre citazioni è probabile che siano state inviate a indirizzi non più attuali.
Per la prossima udienza la difesa dovrà citare almeno dieci testi della sua lista.

Il pm Paci produce i certificati penali del pentito Angelo Siino e certificazione attestante la data di inizio della collaborazione di Siino, 11 luglio 1997.
L’avvocato Miceli – parte civile per Elisabetta Roveri e Maddalena Rostagno – produce copia dei fax e verbale di sommarie informazioni rese dal Mulè, consulente tecnico della Procura, che redasse una perizia al fine di appurare se il fax fosse composto da una o più pagine.
Opposizione della difesa perchè i documenti prodotti non sono in originale e perchè si ritiene di sentire prima la Di Ruvo sui fax, su telefonate ricevute e la fine fatta dai fax.

La corte si riserva.

L’udienza viene dichiarata chiusa e rinviata al 9 maggio.

Tutta l’udienza su Radio Radicale

La precedente udienza del 28/03/2012 la trovate qui