Castellammare del Golfo, verso le elezioni amministrative (13): Personalissime valutazioni a venti giorni dal voto.

Partiamo dal fatto che:

– sono circa 12.000 gli iscritti nelle liste elettorali e circa 9.000 i voti validi che alla luce delle precedenti esperienze saranno espressi.
– sono poco meno di 300 i candidati con un rapporto medio quindi di un candidato al consiglio comunale ogni 30 voti validi.
– che sono cinque i candidati a sindaco con una media quindi (per quel che vale) di un candidato Sindaco ogni 1.800 votanti.

Queste le mie personalissime valutazioni.

Lista Movimento 5 Stelle, la mia stima dice che dovrebbe attestarsi tra i 250 e i 450 voti in considerazione della incompletezza della lista (solo 15 candidati), della esclusione dalla lista (con qualche trasmigrazione anche nelle liste avversarie e dichiarazione di sostegno) di una parte degli animatori locali del movimento e del tipo di competizione nella quale scarsa dovrebbe risultare l’influenza del “brand” Grillo.
La candidata sindaco ritengo potrebbe raccogliere maggiori consensi della lista per il consiglio comunale.

Le due liste a sostegno di Salvatore Fundarò sembrano pressochè equivalenti sul piano della forza esprimibile ed orientativamente attestantesi entrambe mediamente poco sotto la media. Personalmente stimerei per ciascuna una media tra i 400 e i 500 voti. Non dovrebbe superare la somma dei voti delle due liste, il candidato sindaco Salvatore Fundarò.

Le tre liste a sostegno di Maria Tesè, che “a freddo”, cio’è prima che scendessero in campo le altre squadre e che queste cominciassero a giocare potevano valere anche più di 1.600 voti, per quelle che sono le mie conoscenze del pregresso e degli ambienti politico-sociali castellammaresi nell’insieme, ad urne aperte, non dovrebbero superare nel complesso i 1.300 voti, con la candidata a Sindaco che ritengo si attesterà al di sotto di questo totale.

Credo che saranno tra i 6.300 e i 6.800 i voti che rimarranno a disposizione delle liste dei due sfidanti principali.

Nicola Coppola ha quattro liste dalla sua, tutte e quattro forti e costruite con l’obiettivo di realizzare quel 40% dei voti validi che gli assicurerebbero la maggioranza dei seggi in consiglio evitando la costruzione di liste a rischio del non raggiungimento della soglia di esclusione. Piero Russo ha dalla sua cinque liste, ma tra queste, due appaiono molto forti e le altre tre meno seppure non appaiano a priori a rischio di non raggiungimento della soglia per essere ammesse al riparto dei seggi.
In complesso dunque le forze messe in campo dai due sfidanti sembrano (e sottolineo sembrano) equivalersi e pertanto il rischio che nessuna delle due coalizioni raggiunga il 40% dei voti validi (circa 3.600 voti) mi sembra concreto, a meno di non escludibili sfondamenti, da parte di uno dei due sfidanti, che finiscano per annichilire il campo dei “competitor” marginali.

Per ciò che mi sembra di percepire Nicola Coppola, sul piano della stima e della cerchia di relazioni sociali prima ancora che politiche, parte in vantaggio su Piero Russo.

Escludo che considerazioni di tipo politico-programmatico, per cui il candidato tizio promette di realizzare questo piuttosto che quest’altro per come promesso dal candidato sempronio, per l’elettorato castellammarese costituiscano motivo di scelta di un candidato piuttosto che un’altro. Per non dire poi delle scelte intorno alla legalità, alla trasparenza e/o intorno all’impegno anti-mafia, per le quali si ritengono più che sufficienti da parte dei candidati maggiori, ma anche dalla stragrande maggioranza dell’elettorato, generiche e fiduciose promesse e prese di distanza formali.

Ecco io, giuste o sbagliate che siano, le mie considerazioni le ho fatte e messe nero su bianco.
Naturalmente per la gioia di tutti i “pierini” sono sempre pronto ad ammettere di avere sbagliato una volta aperte le urne, qualora i risultati si discostassero in modo significativo da quelli esposti a venti giorni dal voto.

*** Update
Sono disposto ad un ulteriore rischio fornendo nella serata di sabato 8 giugno alla vigilia del voto una personalissima stima, espressa in percentuale, del risultato finale, non delle liste, ma dei candidati sindaci:

Nicola Coppola 41%
Piero Russo     35%
Maria Tesè       13%
Salvatore Fundarò 7%
Valentina Mattarella 4%

Naturalmente mi concederete un margine del +/- 1,5%

*** Update 2°

Ho tentato in questa mattinata di lunedì 10 giugno a provare a rispondere al quesito se il sindaco eletto avrà anche la maggioranza in consiglio, ma rispondere in nodo anche solo lontanamente credibile a questo quesito allo stato attuale è impossibile, perchè bisognerebbe riuscire a stabilire con ragionevole certezza da un lato quante saranno le liste che non raggiungeranno la soglia del 5% e dall’altro il totale dei voti validi da cui scomputare i voti attribuiti a tali liste. Per ora sono arrivato alla convinzione che potrebbero essere tra 4 e 5 le liste che rimarranno sotto soglia e che pertanto è possibile che il sindaco eletto possa usufruire del premio di maggioranza.

Qui la parte della legge elettorale che stabilisce le modalità di attribuzione dei seggi:

“3. L’attribuzione dei seggi alle liste è effettuata successivamente alla proclamazione dell’elezione del sindaco.
4. Non sono ammesse all’assegnazione dei seggi, le liste
che non hanno conseguito almeno il 5 per cento del totale
dei voti validi espressi. Al fine della determinazione del quoziente elettorale circoscrizionale non si tiene conto dei voti
riportati dalle liste non ammesse all’assegnazione dei seggi.
Per le finalità di cui al comma 7, non sono pertanto computabili i voti espressi per le liste che, ai sensi del presente
comma, non sono ammesse all’assegnazione dei seggi.
5. Salvo quanto disposto dal comma 7, per l’assegnazione del numero dei consiglieri a ciascuna lista o a ciascun gruppo di liste collegate con i rispettivi candidati alla
carica di sindaco si divide la cifra elettorale di ciascuna
lista o gruppo di liste collegate successivamente per 1, 2,
3, 4 . . ., sino a concorrenza del numero dei consiglieri da
eleggere e quindi si scelgono, fra i quozienti così ottenuti,
i più alti in numero eguale a quello dei consiglieri da eleggere, disponendoli in una graduatoria decrescente.
Ciascuna lista o gruppo di liste avrà tanti rappresentanti
quanti sono i quozienti ad essa appartenenti compresi
nella graduatoria. A parità di quoziente, nelle cifre intere
e decimali, il seggio è attribuito alla lista o gruppo di liste
che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale e, a parità di
quest’ultima, per sorteggio. Se ad una lista spettano più
seggi di quanti sono i suoi candidati, i seggi eccedenti
sono distribuiti, fra le altre liste, secondo l’ordine dei quozienti.
6. Nell’ambito di ciascun gruppo di liste collegate, la
cifra elettorale di ciascuna di esse, corrispondente ai voti
riportati, è divisa per 1, 2, 3, 4 …, sino a concorrenza del
numero dei seggi spettanti al gruppo di liste. Si determinano in tal modo i quozienti più alti e, quindi, il numero
dei seggi spettanti ad ogni lista.
7. Alla lista o al gruppo di liste collegate al candidato
proclamato eletto che non abbia già conseguito almeno il
60 per cento dei seggi del consiglio viene assegnato,
comunque, il 60 per cento dei seggi, sempreché nessun
altra lista o gruppo di liste collegate abbia già superato il
50 per cento dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste o gruppi di liste collegate, ai sensi del
comma 5. Il premio di maggioranza previsto per la lista o
le liste collegate al sindaco eletto viene attribuito solo nel
caso in cui la lista o le liste abbiano conseguito almeno il
40 per cento dei voti validi.

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Castellammare del Golfo, verso le elezioni amministrative (9): Facciamo il punto

Le ufficializzazioni delle due ultime candidature, Piero Russo e Nicola Coppola, che si vanno ad aggiungere a quelle di Salvatore Fundarò e di Maria Tesè, ed in attesa della candidatura espressione di un M5s, che appare al momento diviso ed incerto intorno alla candidatura di Domenico Barone, rendono sempre più chiaro il quadro dei candidati a Sindaco e degli schieramenti in campo alle amministrative 2013 del 9 e 10 giugno di Castellammare del Golfo.

Annunciata ieri, con un comunicato ufficiale, la candidatura di Piero Russo, già consigliere comunale ed assessore democristiano, poi berlusconiano, ed in ultimo capogruppo del Popolo della Libertà al Consiglio Provinciale, è ormai ufficiale.
A designarlo è stato un tavolo del centrodestra e di forze civiche attorno al quale si sono ritrovati oltre al PDL, la destra di Musumeci, L’UDC che fa riferimento all’On. Turano, il PDS dell’On. Giovanni Lo Sciuto ed esponenti della lista civica Castellammare Si.

Il senatore Antonio D’Alì, che lo sostiene, e in precedenza sostenitore del sindaco uscente Marzio Bresciani, come Piero Russo del resto, dice: “Sono molto lieto che attorno alla figura nota e stimata di Piero Russo, da sempre alfiere del Popolo della Libertà a Castellammare del Golfo, si sia coagulata una tensione politica e programmatica giovane, entusiasta e positiva, come si conviene in una fase di forte rinascita del rapporto tra cittadini e loro rappresentanti. Sono certo che Piero Russo e la sua squadra di assessori e consiglieri sapranno dare ai cittadini di Castellammare del Golfo le risposte importanti per il loro progredire economico e sociale”.

Prevista per domenica l’apertura della campagna elettorale. Bisognerà attendere i prossimi giorni per rendersi conto della forza di quest’area, in relazione alle liste ed al quadro delle candidature che riuscirà a mettere in campo.

In precedenza Nicola Coppola più volte assessore e sindaco democristiano di Castellammare del Golfo negli anni 80′ e 90′ e tra gli artefici del successo del sindaco Marzio Bresciani alle precedente elezioni amministrative aveva annunciato la propria candidatura sancita ufficialmente da un un documento firmato dai rappresentanti delle liste civiche a suo sostegno: Mimmo Bucca, Gaspare Canzoneri, Franco Galante e Salvo Bologna già candidato a sindaco per il Pd alle scorse amministrative.

Nicola Coppola sarà infatti sostenuto da cinque liste civiche: “Lavoro e Sviluppo”, “SiAmo Castellammare” “Udc-Castellammare democratica Unita”, “Turismo Castellammare” e Partito Democratico, una ampia coalizione che dovrebbe raccogliere, fra gli altri, i nove consiglieri comunali uscenti di Fli e Pdl.

Si fa sempre più stretto lo spazio per Maria Tesè e per la sua coalizione costituita dal vivace movimento locale “Cambiamenti” e da “Il Megafono” che fa riferimento al presidente della Regione Rosario Crocetta.

In frantumi un po’ tutti i partiti.

Il Pd, dalla pur limitata consistenza si divide in mille rivoli, in considerazione che anche il quarto candidato il medico Salvatore Fundarò, sostenuto da “Con Noi per Castellammare” e “Volare” vanta una certa vicinanza al Partito Democratico, e che anche “Il Megafono”, che sostiene Maria Tesè, è emanazione del Pd.

Il Pdl vede gran parte del suo ex gruppo consiliare schierato a sostegno di Nicola Coppola invece che a sostegno di Piero Russo.

L’area che un tempo faceva riferimento all’UDC è oggi divisa in tre tronconi a sostegno rispettivamente di Nicola Coppola, Piero Russo e Salvatore Fundarò.

Infine l’ultimo arrivato il Movimento Cinque Stelle, forte di una clamorosa affermazione alle ultime politiche in cui è risultato il primo partito con ben 2.783 voti, si dice abbia smarrito (o gli è stata rubata ?) la schedina e non sembra proprio possa passare all’incasso il 10 giugno.

*** Update

Si dice sia ufficiale che la candidata a Sindaco del M5S sarà Valentina Mattarella.

Castellammare del Golfo: sequestro di beni da 6 milioni di euro

La Guardia di Finanza di Palermo ha sequestrato a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, un elegante complesso turistico-alberghiero, attività commerciali e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 6 milioni di euro, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Trapani su richiesta della Procura di Palermo. Interessato dal provvedimento di sequestro è un imprenditore di 64 anni, originario di Castellammare del Golfo, condannato nel 1998 per associazione di stampo mafioso e per danneggiamento aggravato dal metodo mafioso e sottoposto l’anno successivo alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno per 3 anni e sei mesi, oltre al sequestro di beni immobili e quote societarie.
Le indagini economico finanziarie concluse dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo hanno dimostrato come, in concomitanza del sequestro patrimoniale a suo tempo disposto nei riguardi dell’imprenditore, quest’ultimo abbia trasferito, solo formalmente, la titolarità di società ed aziende ai figli, all’epoca poco più che ventenni, che negli anni successivi hanno compiuto diverse operazioni d’investimento, fra cui la costruzione di un villaggio-residence.
La simulazione di tali trasferimenti, e quindi la riconducibilità all’imprenditore delle ulteriori operazioni aziendali realizzate negli anni dalle società formalmente intestate ai figli, è emersa sia per l’attiva e costante partecipazione del soggetto ad importanti atti di gestione delle aziende stesse, che ne hanno confermato il ruolo di effettivo proprietario, sia per le limitate capacità reddituali autonome dei figli al momento dell’acquisizione.
In aggiunta alla diretta riconducibilità del patrimonio all’imprenditore, le indagini delle Fiamme Gialle hanno fatto emergere la evidente sproporzione fra l’entità degli investimenti economico – finanziari effettuati ed i redditi ufficialmente percepiti, tale da far ritenere che il patrimonio posto sotto sequestro sia stato conseguito grazie al reimpiego di proventi illeciti.
Tra i beni colpiti dal provvedimento, oltre al “resort” composto da 13 mini appartamenti a schiera e piscina, figurano la relativa società di gestione, attività di bar e pasticceria in Castellammare del Golfo, nonché disponibilità finanziarie, tra le quali conti correnti e depositi a risparmio.

*** Update

L’elenco dei beni del sequestro Palmeri

Questo l’elenco dei beni finiti sotto sequestro. Si trovano tutti a Castellammare del Golfo.

Società Grotticelli di Nicola Palmeri con sede in via Pompei.

Hotel Residence Grotticelli in contrada Grotticelli-Buonriposo.

Società “New age” di Anna Maranzano con sede in via Firenze.

Società “Produzioni del golfo srl” con sede in via Firenze.

Bar-pasticceria “Le capannelle”, in contrada Gemmadoro.

Ditta individuale “Palmeri Leonardo”, con sede in via Pergola.

Ditta individuale “Palmeri Nicola”, con sede in via Pompei.

Libretti e depositi bancari per 5 mila euro.

*** Update

“E’ importante sentire la rassicurante presenza dello Stato”.
Il sindaco Marzio Bresciani interviene sul sequestro di beni, per sei milioni di euro, ad un imprenditore di Castellammare, condannato per mafia.

Plauso alla Magistratura ed alle Forze dell’Ordine del sindaco Marzio Bresciani che interviene sull’operazione con cui la Guardia di Finanza, dopo il provvedimento emesso dal Tribunale di Trapani, su richiesta della Procura di Palermo, ha sequestrato, per un valore di circa sei milioni di euro, un complesso alberghiero, attività commerciali e disponibilità finanziarie, di un imprenditore di Castellammare del Golfo, condannato nel 1998 per associazione di stampo mafioso. «E’ importante, per tutti noi castellammaresi, sentire la rassicurante presenza dello Stato sul nostro territorio -afferma il sindaco Marzio Bresciani-. Infliggere duri colpi alla mafia, con maxisequestri e smantellamenti di gruppi malavitosi, è essenziale per contrastare il radicamento dell’illegalità. Per questo, a nome dell’amministrazione comunale e dell’intera cittadinanza, esprimo vivo apprezzamento e piena condivisione, per l’importante lavoro in difesa della legalità, che Magistratura e Forze dell’Ordine stanno svolgendo nel nostro paese».

IL PORTAVOCE DEL SINDACO
(Annalisa Ferrante)

Di solito si comincia così

Atto ispettivo alla provincia di Trapani

(ANSA) – TRAPANI, 4 APR – La Prefettura compira’ un atto ispettivo alla Provincia regionale di Trapani per verificare l’eventuale ingerenza della mafia in seno alla giunta, guidata fino ad agosto scorso dal deputato regionale dell’Udc, Mimmo Turano, e al consiglio, presieduto da Peppe Poma, fino allo scorso novembre esponente dell’Udc. Gli ispettori passeranno al setaccio, gli atti dei politica implicati, a vario titolo, in inchieste di mafia.

Castellammare del Golfo, verso le elezioni amministrative (6): Siamo a questo punto

Un castellammarese sorpreso nel gesto del “facepalm” nel momento in cui apprende il nome di un possibile candidato a Sindaco.

Castellammare del Golfo

Elezioni amministrative 2013

Dicesi “facepalm”:

Un facepalm (a volte anche face-palm o face palm) è il gesto fisico di posizionare una mano aperta sopra il viso o di abbassare il viso all’interno di una o due mani. Il gesto è usato in molte culture come segnale di frustrazione, imbarazzo, shock o sorpresa.
Il gesto non è di recente origine, e sebbene comune, non è culturalmente universale. Jim Horne lo usò nel 1953. Da allora è diventato popolare come un meme di internet basato sull’immagine del personaggio del Capitan Jean-Luc Picard che eseguiva il gesto in Star Trek: The Next Generation nell’episodio Dèjà Q. Immagini di agenti di borsa “facepalmanti” sono state ampiamente utilizzate dai media per comunicare l’abbattimento associato ad andamenti negativi della borsa valori, e a un’ampia varietà di film considerati brutti, affari, e decisioni politiche sono state descritte come facepalms o “momenti da facepalm”. Secondo la lessicografa Susie Dent della Oxford University Press, questa versatilità è una delle ragioni per cui la parola è stata linguisticamente un “successo”.
Il gesto non è proprio solo dell’uomo. Un gruppo di mandrilli dello zoo di Colchester ha adottato un gesto simile per indicare il desiderio di evitare relazioni sociali o di essere lasciati soli“.

Retata antimafia a Castellammare del Golfo

MAFIA: TRA ALCAMO, CASTELLAMMARE E CALATAFIMI LA RETE DEL RACKET DI COSA NOSTRA

19 giugno 2012 · by Rino Giacalone · in Notizie dall’Italia

Avevano riorganizzato le cosche mafiose tra Alcamo, Castellammare del Golfo e Calatafimi, le 12 persone arrestate la scorsa notte dalla Polizia nell’ambito del blitz denominato Crimiso. Tra gli arrestati volti noti, dal pedigree mafioso accertato, come i boss Nino Bonura, Nino Bosco, Michele Sottile, il giovane Diego Rugeri, ma anche soggetti nuovi. A capo delle “famiglie” storiche come quelle di Alcamo e Calatafimi vi sarebbero soggetti fino ad ora scon osciuti, un procacciatore di affari, Vincenzo Campo, e un operaio della Forestale, Nicolò Pidone. A incastrarli un summit che i poliziotti sono riusciti ad intercettare per intero e che si è svolto nelle campagne di monte Inici, appena sopra il golfo di Castellammare. Quel summit si era reso necessario perché erano insorti dei litigi e quindi dall’alto, dal vertice mafioso per eccellenza, dagli uomini più vicini al latitante Matteo Messina Denaro, era arrivato un boss, Tommaso Leo, anche lui arrestato la scorsa notte. La mafia sommersa non vuole avere a che fare con le armi, e le lotte intestine che una volta venivano affrontate con le faide e le armi, oggi vengono risolte con i “commissariamenti”. Proprio così. Un “commissario”, il boss di Vita Tommaso Leo, il cui nome per la prima volta venne fuori nell’ambito dell’operazione antimafia e antidroga internazionale denominata Igres, si è occupato di mettere pace a Castellammare del Golfo.

girolamo-genna-ls-ca-coDa Vita si è trasferito a Castellammare, ha rimesso in riga tutti. Ascoltando quella riunione i poliziotti hanno ricostruito la rete mafiosa dedita al racket. Oltre agli arresti anche 15 avvisi di garanzia: uno di questi ha raggiunto il consigliere comunale di Castellammare del Golfo Girolamo Genna, appartenente al Fli; avrebbe messo a disposizione il suo ufficio per alcuni incontri riservati. Tra i risvolti dell’operazione ancora dalle intercettazioni è emerso il nervosismo dei mafiosi verso la politica, anche i boss a proposito di antipolitica la pensano come i comuni cittadini. I reati contestati sono associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata, incendio aggravato, violazione di domicilio e violazione della sorveglianza speciale. Gli arresti sono scattati all’alba di oggi, poliziotti dello Sco, della Squadra Mobile di Trapani, e dei Commissariati di Alcamo e Castellammare del Golfo, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Palermo Luigi Petrucci su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo (indagini coordinate dal procuratore aggiunto Principato, e dai pm Guido, Marzella e Padova). I destinatari dell’ordinanza sono stati:

BONURA Antonino, imprenditore alcamese del 1963 residente a Sesto San Giovanni (MI), pregiudicato per mafia, già Sorvegliato Speciale di P.S.;
BOSCO Antonino, pregiudicato mafioso di Castellammare del Golfo del 1955, in atto detenuto all’ergastolo.
BOSCO Vincenzo, operaio castellammarese del 1963;
BUSSA Sebastiano, pregiudicato castellammarese del 1975 già Sorvegliato Speciale della P.S;
CAMPO Vincenzo, procacciatore d’affari pregiudicato di Alcamo del 1968;
GIORDANO Salvatore, imprenditore pregiudicato di Ravanusa (AG) del 1959 residente a Milano;
LEO Rosario Tommaso, imprenditore agricolo pregiudicato di Vita (TP) del 1969;
MERCADANTE Salvatore, allevatore di Castellammare del Golfo del 1985;
PIDONE Nicolò, dipendente stagionale del Corpo Forestale di Calatafimi del 1962;
RUGERI Diego, detto “Diego u’ nicu” pregiudicato e Sorvegliato Speciale di P.S. di Castellammare del Golfo del 1980;
SANFILIPPO Giuseppe operaio pregiudicato di Castellammare del Golfo del 1983;
SOTTILE Michele, pregiudicato di Castellammare del Golfo del 1962 già sorvegliato speciale di P.S.;

L’indagine ha consentito di ricostruire l’organigramma dei vertici di tale propaggine di Cosa Nostra trapanese oltre che una serie di condotte delittuose commesse dagli indagati.

da Malitalia

Mafia, dodici arresti tra Sicilia e Lombardia indagato anche un consigliere comunale

Gli arrestati secondo la Procura di Palermo sarebbero organici ai clan trapanesi. Perquisizioni a carico di altri 15 indagati, tra cui un consigliere comunale di Castellammare del Golfo

Dodici persone sono state arrestate dalla polizia nell’operazione antimafia ”Crimiso” con l’accusa di far parte dei clan mafiosi della provincia di Trapani. I provvedimenti, emessi dal Gip di Palermo Luigi Petrucci, su richiesta del procuratore aggiunto della Dda, Maria Teresa Principato, e dei sostituti Paolo Guido, Carlo Marzella e Pierangelo Padova, sono stati eseguiti dalla squadra mobile di Trapani e della sezione Criminalità organizzata, in Sicilia a Castellammare del Golfo, Alcamo, Calatafimi e Vita, e in Lombardia a Milano e Sesto San Giovanni.

Associazione mafiosa, estorsione, incendio, violazione di domicilio e violazione delle prescrizione della sorveglianza speciale le accuse contestate a vario titolo. Sono state effettuate perquisizioni domiciliari a carico degli arrestati e di altri 15 indagati in stato di libertà cui è stata notificata l’informazione di garanzia. Tra questi, un immobiliarista e il titolare di uno studio di progettazione, che è anche consigliere comunale di Castellammare del Golfo. I due avrebbero consentito delle riunioni dei mafiosi presso i loro esercizi.

Gli arrestati sono Antonino Bonura, imprenditore alcamese 49 anni residente a Sesto San Giovanni (Milano), pregiudicato per mafia, Antonino Bosco, pregiudicato mafioso di Castellammare del Golfo, 58 anni, detenuto all’ergastolo, Vincenzo Bosco, operaio di 49 anni, Sebastiano Bussa, pregiudicato di 38 anni,Vincenzo Campo, procacciatore d’affari pregiudicato di 45 anni, Salvatore Giordano, 54 anni, imprenditore pregiudicato di Ravanusa (Agrigento) e residente a Milano, Rosario Tommaso Leo, 44 a nni, imprenditore agricolo pregiudicato, Salvatore Mercadante, 28 anni, allevatore, Nicolo’ Pidone, 50 anni, dipendente stagionale del Corpo Forestale di Calatafimi, Diego Rugeri, 33 anni, pregiudicato, Giuseppe Sanfilippo, 30 anni, operaio pregiudicato, Michele Sottile, 50 anni, pregiudicato. L’indagine ha fatto luce su una spaccatura apertasi all’interno della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo dopo gli arresti dei vertici alcuni anni fa nelle operazioni Tempesta I e II. Una spaccatura che secondo li inquirenti poteva portare ad una vera e propria faida interna alle cosche di Alcamo e Castellammare. Un gruppo legato a Diego Rugeri, rampollo di una famiglia mafiosa, sotto l’egida del piu’ autorevole Antonino Bonura, ”reggente” del clan di Alcamo, aveva intrapreso alcune estorsioni ai danni di operatori economici castellammaresi senza il consenso di Michele Sottile, uomo d’onore di Castellammare che, per ”anzianita”’ anagrafica, riteneva di dover capeggiare la cosca locale.

Gli attriti tra i due, sostiene la polizia, potevano sfociare in una vera e propria ”faida”. Per appianare le divergenze, Bonura, assieme a Rosario Leo, affiliato alla famiglia mafiosa di Vita, aveva convocato un summit dei clan di Alcamo, di Castellammare e di Calatafimi in aperta campagna per appianare le divergenze. Questa riunione e’ stata intercettata dagli investigatori, che hanno cosi’ compreso quel che si muoveva nel contesto mafioso provinciale. E’ stata anche riscontrata la presenza di un’ulteriore ”ala autonomista” all’interno della famiglia mafiosa di Castellammare: i boss infatti accusavano Sebastiano Bussa (non presente al vertice di aver richiesto, senza l’autorizzazione della ”famiglia” il pagamento di un’estorsione ad un’impresa edile che stava svolgendo lavori pubblici nel centro della cittadina del golfo. Le indagini hanno fatto chiarezza anche su una serie di estorsioni e incendi ai danni del ristorante ”Egesta Mare” e dei bar ”Vogue” e ”La Sorgente” di Castellammare del Golfo, di vari imprenditori, di un dentista, delle ditte ”Prom.Edil” e ”F.lli Tamburello G. & c. s.n.c.”, esecutrici dei lavori appaltati dal Comune di Castellammare del Golfo per la riqualificazione urbana e il ripristino dell’antica pavimentazione del centro storico. Otre al regolare pagamento di somme di danaro, alle vittime veniva imposto di assumere parenti degli indagati, o di fornire prestazioni professionali gratis. Quest’ultimo e’ il caso del dentista.”

da la Repubblica

RETATA NEL TRAPANESE

Mafia, dodici arresti. Strappata la rete del pizzo
Martedì 19 Giugno 2012 07:23 di Riccardo Lo Verso

Retata nella zona di Trapani. Smagliata la rete del racket e decapitate le cosche. Dodici arresti.
Azzerati i vertici delle famiglie mafiose di Alcamo, Castellammare del Golfo e Calatafimi. In dodici sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Si tratta di Antonino Bonura, imprenditore alcamese e già sorvegliato speciale; Antonino Bosco, pregiudicato mafioso di Castellammare del Golfo, detenuto all’ergastolo; Vincenzo Bosco, operaio castellammarese; Sebastiano Bussa, anche lui pregiudicato di Castellammare; Vincenzo Campo, procacciatore d’affari di Alcamo; Salvatore Giordano, imprenditore pregiudicato di Ravanusa (Ag), Rosario Tommaso Leo, imprenditore agricolo e pregiudicato di Vita (Tp), Salvatore Mercadante, allevatore di Castellammare del Golfo, Nicolò Pidone, operaio della forestale di Calatafimi, Diego Rugeri, sorvegliato speciale di Castellammare, Giuseppe Sanfilippo, operaio e pregiudicato anche lui di Castellammare, così come Michele Sottile, ennesimo volto noto alle forze dell’ordine coinvolto nell’inchiesta della sezione Criminalità organizzata della squadra mobile di Trapani. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Maria Teresa Principato, e dai sostituti Polo Guido, Carlo Marzella e Piero Padova. I reati contestati sono associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata, incendio aggravato, violazione di domicilio e violazione della sorveglianza speciale.

E’ stata ricostruita la spaccatura all’interno della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo. Il gruppo legato a Diego Rugeri, sotto l’egida di Antonino Bonura, reggente di Alcamo, aveva iniziato a imporre il pizzo senza chiedere il permesso a Michele Sottile. All’orizzonte si profilava una faida evitata nel corso di una riunione. I due gruppi si compattarono per fronteggiare l’avanzata di un’altra fazione, quella di Bussa e dei Bosco. Lungo l’elenco delle vittime del racket: dai titolari del ristorante Egesta Mare di Castellammare del Golfo all’imprenditore Salvatore Buscemi; dai proprietari del bar Vogue al dentista Salvatore Magaddino, sempre di Castellammare del Golfo agli imprenditori della Prom.Edil. e della Fratelli Tamburello di Partanna, vincitrici della gara per la riqualificazione del centro storico di Castellammare. Per finire con il titolare del noto bar La sorgente di Castellammare del Golfo e con gli imprenditori Giuseppe Blunda e Luigi Impastato. Tra gli indagati a piede libero ci sono anche un immobiliarista e il titolare di uno studio di progettazione di Castellammare con un passato da consigliere comunale che avrebbero ospitato delle riunioni di mafia.”

da Live Sicilia

“Mafia: 12 arresti nel trapanese, in carcere consigliere comunale

ultimo aggiornamento: 19 giugno, ore 08:38

Palermo, 19 giu.- (Adnkronos) – E’ in corso una vasta operazione antimafia nel trapanese eseguita dalla Squadra mobile che ha arrestato dodici persone. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip di Palermo Luigi Petrucci, che ha accolto le richieste del Procuratore aggiunto di Palermo, Maria Teresa Principato e dei pm Paolo Guido, Carlo Marzella e Pierangelo Padova. In carcere anche un consigliere comunale di Castallemmare del Golfo. Gli arresti sono stati eseguiti tra la Sicilia e la Lombardia, da Castellammare del Golfo, Alcamo, Calatafimi e Vita, e in Lombardia a Milano e Sesto San Giovanni.”

IGN

Castellammare del Golfo: Bresciani vs. D’Alì ?

Mafia e politica: rito abbreviato per il senatore Pdl Antonio D’Alì

di Rino Giacalone – 11 maggio 2012

Si è conclusa oggi in Tribunale a Palermo la lunga fase della discussione sulla richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa dell’ex sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, parlamentare trapanese, berlusconiano della prima ora, oggi presidente della commissione Ambiente del Senato. Il gup, giudice Francolini, ha deciso di accogliere la richiesta avanzata dalla difesa del parlamentare, avvocati Gino Bosco e Stefano Pellegrino, di procedere a processare il senatore con il rito abbreviato.

La Procura antimafia di Palermo non si è opposta, i pubblici ministeri sono i sostituti procuratori Paolo Guido e Andrea Tarondo. In sostanza il giudizio verrà espresso, dopo che le parti discuteranno, sulla base della documentazione che è già entrata nel fascicolo dell’udienza preliminare, oltre un centinaio di faldoni. Prima udienza il 5 ottobre. Il resto delle udienze verranno svolte in modo ravvicinato, entro la fine del 2012 potrebbe esserci la decisione del giudice. In caso di condanna, la pena verrà ridotta di un terzo, considerata la scelta del rito alternativo, ma la difesa del politico è certa che per le prove a discolpa il pronunciamento sarà quello dell’assoluzione.

Una vicenda che arriva ai giorni nostri ma che risale a tantissimi anni addietro. Quando la famiglia dei potenti mafiosi di Castelvetrano Messina Denaro faceva da campiere con i suoi potenti uomini, don Ciccio e Matteo, nei terreni dei D’Alì. Uno di questi appezzamenti risulta venduto dai D’Alì ai Messina Denaro, ma si tratterebbe di una vendita che avrebbe permesso alla mafia una operazione di riciclaggio per 300 milioni di vecchie lire, soldi che i D’Alì avrebbero restituito ai Messina Denaro, proprio a Matteo, l’attuale super latitante della mafia trapanese. Un intreccio che secondo l’accusa ancora oggi continua a produrre effetti, a maggior ragione perché oggi c’è una mafia che è diventata impresa e per la Dda di Palermo il senatore D’Alì sarebbe stato “garante” di tutta una serie di affari tra mafia, politica e impresa.

Il nome del senatore D’Alì è stata una costante nelle indagini antimafia più recenti. La cosiddetta mafia borghese, quella che ha “comandato” su Trapani e la provincia è finita spesso associata alla sua persona. Lui è uscito dal silenzio protestando perché continuamente il suo nome viene accomunato a “malefatte” e “complotti”. Addirittura raccontati anche dall’ex moglie del parlamentare, la signora Picci Aula che però ha a suo tempo smentito alcune delle dichiarazioni riportate da un quotidiano nazionale, anche se chiamata poi davanti ai pm qualcosa l’ha dovuta ammettere sugli stretti rapporti tra l’ex marito e i mafiosi belicini.

Dentro al faldone processuale vi sono le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, si legge di appalti e campagne elettorali, di rapporti con imprenditori discussi come il valdericino Tommaso Coppola, condannato per mafia e appalti, o Francesco Morici uno degli indagati in un maxi filone di lavori pubblici finiti in mane mafiose. Un altro dei capitoli di indagine è quello relativa alla “cricca” che si sarebbe realizzata ai tempi dei lavori preliminari per rendere il porto di Trapani adeguato ad accogliere nel 2005 le barche a vela della Coppa America. Lì la mafia, lo dicono sentenze passate in giudicato, si infiltrò con le proprie forniture. Cemento, ferro, inerti. Propedeutica a non avere intralci sarebbe stata l’azione contestata anche al senatore D’Alì di avere “spinto” nel 2003 perché andasse via l’allora prefetto Fulvio Sodano, al suo posto giunse l’ex questore di Roma, Giovanni Finazzo che con D’Alì si mostrava apertamente come grande “amicone”. Il contrasto tra D’Alì e Sodano ci sarebbe stato all’epoca dell’intervento della prefettura a favore dell’azienda confiscata alla mafia Calcestruzzi Ericina.

“Sono una persona onesta e per bene – si difende D’Alì – Non avrei mai immaginato che a stabilire ciò dovrà essere il giudizio di un tribunale, oltre quello dei cittadini, che mi conforta, da sempre e con diverse espressioni manifestatomi. Ma va bene anche così”.
?Il processo ha visto la costituzione come parti offese di alcune associazioni, quelle antiracket di Alcamo, Marsala, Mazara, Castellammare, del centro Pio La Torre, dell’associazione Libera. Solo per due il gup ha già dichiarato l’ammissione, sostanzialmente c’è anche per le altre e però alla prima udienza del rito abbreviato, il 5 ottobre, dovranno completare la produzione documentale a dimostrare le titolarità delle proposte costituzioni. Non è un processo qualsiasi – dice l’avv. Enza Rando che rappresenta l’associazione Libera – è un processo che punta a difendere la dignità dello Stato, la credibilità dello Stato, per questo c’è Libera perché è noto il suo impegno a difesa dei cittadini, che sono il vero Stato, “noi” cittadini”. L’attenzione di Libera è puntata sulla gestione dei beni confiscati. Tra le accuse al senatore D’Alì ci sarebbe quella di non avere gradito l’azione del prefetto Fulvio Sodano a favore di uno dei beni confiscati alla mafia più importante della provincia di Trapani, la Calcestruzzi Ericina. “Libera è l’associazione – ricorda l’avv. Rando – che ha difeso la legge sui beni confiscati, che ha raccolto le firme perché non venisse stravolta, Libera ha conosciuto l’impegno e il sacrificio del prefetto Fulvio Sodano che è stato a Trapani vero primo rappresentante dello Stato che vuole combattere la mafia”. ??“Il lavoro di Libera – aggiunge il suo presidente don Luigi Ciotti – è innanzitutto quello di cogliere e portare in mezzo alla gente, anche nelle aule dei Tribunali, l’addolorato grido di dolore dei familiari delle vittime delle mafie che pretendono il rispetto del “bisogno” di giustizia e verità che appartiene anche a tutti “Noi”. In un processo dove emerge il presunto tentativo di un indagato, il senatore Antonio D’Alì, di rendere vana la legge sui beni confiscati alle mafie, Libera, che ha raccolto 1 milione di firme per la tutela e l’applicazione di una legge importante e fondamentale, nell’unico interesse della società civile responsabile, non potevamo non costituirsi parte civile per potere meglio conoscere la storia della mafia nella terra del latitante Matteo Messina Denaro, le cui mani, sporche del sangue di tanti morti ammazzati, oggi muovono i fili di una parte dell’economia, di imprese e sono capaci di intaccare il consenso elettorale per le connessioni coltivate da quella che in provincia di Trapani, e non solo, si chiama mafia borghese. Qui – prosegue don Ciotti – lo Stato non ha avuto sempre il volto che la Costituzione ha disegnato, ha conosciuto come volto di uomo fedele alle Istituzioni quello del prefetto Fulvio Sodano che il governo ha da qui allontanato nel 2003 proprio per la sua difesa dei beni confiscati dall’assalto delle mafie. Qui l’antistato spesso è stato lo “stato”, oggi vanno ristabilite le regole fondamentali della Costituzione, celebrare e partecipare a questo processo significa ripristinare le violate regole di convivenza”.

Tra le parti civili c’è un solo ente locale, il Comune di Castellammare del Golfo. Sindaco è un imprenditore, Marzio Bresciani, area centrodestra. Bresciani da presidente di Assindustria si era interessato a favore dell’imprenditore Vincenzo Mannina per far si che questi potesse comprare la Calcestruzzi Ericina, e per questa ragione incontrò l’allora prefetto Sodano che però decise di non farsene nulla di quella offerta. Tempo dopo Mannina fu arrestato per mafia. L’azione odierna del sindaco Bresciani potrebbe essere letta come volontà a riparare a quel suo intervento, nei fatti la presenza del Comune di Castellammare è legata ai lavori del porto sui quali sono emersi interessi mafiosi e “raccomandazioni” che sarebbero state esercitate dal senatore D’Alì. La costituzione di parte civile potrebbe essere letta anche come una crepa nel muro della solidarietà politica che ha sino a qui circondato il senatore D’Alì.

da Antimafia Duemila

*** – Il neretto è di Diarioelettorale.