A Salemi niente di nuovo

 

Il manifesto dello scandalo

Il manifesto dello scandalo

E’ da un pò che non mi occupo di Salemi e della giunta di Vittorio Sgarbi.

Che dire di Salemi e degli uomini della sua giunta ?

Potrei parlarvi dell’uscita del nuovo libro di Vittorio Sgarbi: “Clausura a Milano e non solo. Da Suor Letizia a Salemi (e ritorno)“, e di cui lo stesso Sgarbi dice: “… racconto la mia vita come assessore e sindaco. E’ la storia di due anni da assessore con i continui conflitti con la giunta, con la Moratti, con le censure alla mostra ‘Vade Retro’, con quello che si sa, un libro che racconta quello che ho fatto a Milano, le difficoltà che ho avuto, quello che faccio adesso come sindaco di Salemi, e che esce contemporaneamente al libro ‘Correggio, Parmigianino e Anselmi in San Giovanni Evangelista’ che presenterò il 17 a Parma in San Giovanni Evangelista“.

Potrei parlarvi dell’intenzione di Vitorio Sgarbi di candidarsi, con una sua lista che comprenderebbe anche Tiziana Maiolo, alla presidenza della provincia di Milano.

Potrei parlarvi dell’intervista di Alessia Gallione ad Oliviero Toscani e pubblicata su “La Repubblica” edizione di Milano, a proposito dello scandalo suscitato in alcuni ambienti dal manifesto per la campagna contro la violenza sulle donne ad iniziativa di Telefono Donna e per la quale Sgarbi ha dichiarato:”… sono pronto a ospitare la campagna. La giunta milanese dovrebbe dimettersi, invece di continuare a menarla con queste stupidaggini.

Anzi l’intervista ad Oliviero Toscano ve la propongo integralmente:

L’anatema di Oliviero Toscani “Censura da chi non ha cultura”

di Alessia Gallione

A Salemi, dove Vittorio Sgarbi l´ha chiamato a far parte della sua giunta come assessore alla Creatività, anche Oliviero Toscani ha realizzato un manifesto contro la violenza sulle donne. Come testimonial ha scelto sei ragazze del posto, sorridenti, vestite di bianco. Che lanciano un messaggio: «Noi ragazze di Salemi dolcemente non violente». Un progetto che Oliviero Toscani vorrebbe fosse realizzato da ogni città d´Italia e affisso all´ingresso di ogni Comune. A cominciare da Milano: «Non sarebbe bello? Potrebbe essere una campagna nazionale: “Noi ragazze di Milano dolcemente non violente”». Ma il fotografo, che venne attaccato da Letizia Moratti per l´immagine di una modella anoressica utilizzata per la campagna pubblicitaria di un´azienda di abbigliamento, difende il poster di Telefono Donna. E accusa Palazzo Marino di «censura».

Toscani, è uno scandalo la donna crocefissa ?

«Non è certo la prima volta che viene utilizzata questa immagine. Non è per niente scandalosa e non credo che dia fastidio alle donne. Non c´è niente da censurare e in ogni caso chi censura è sempre un subumano: ha il cuore e il cervello censurato. Così come da bambini chi ha subito violenza è destinato a riprodurre violenza, chi censura ha subito censura in passato».

È giusto che un´amministrazione decida cosa possa essere affisso sui muri della città ?

«Ci mancherebbe altro. Chi si può credere così superiore da arrogarsi il diritto di decidere quello che gli altri dovrebbero vedere? E comunque non mi stupisco vedendo il livello culturale di Milano».

Quale ?

«Diciamo che i politici di Palazzo Marino sono ricchi di famiglia ma poveri di spirito e di cultura. Milano è una città culturalmente bassissima. È tremenda da tutti i punti di vista: sono tutti ben vestiti, ma il livello è terribile».

Cosa ne pensa del nuovo assessore alla Cultura ?

«Non lo conosco. Però, da quello che mi hanno detto, mi sembra ideale per Milano. È stato uno sbaglio incredibile farsi sfuggire Vittorio Sgarbi: con lui la città funzionava».

Letizia Moratti questa volta si è tirata indietro: «Decide l´assessore», ha detto.

«Ma certo, si lava le mani di tutto. È influenzata da tutti i camerieri e i maggiordomi che le stanno intorno».

Trova delle affinità tra questo poster e il suo contro l´anoressia ?

«Il mio faceva vedere una vera tragedia. In questa foto, invece, la tragedia è la conseguenza. Vorrei chiarire, però, che i miei manifesti non erano affissi su luoghi pubblici del Comune. Non l´ho mai chiesto e non lo avrei mai fatto: erano su spazi pagati da una ditta. Nel mio caso, poi, si è trattato di una censura aleatoria. Letizia Moratti non avrebbe potuto toglierli».

L´assessore Cadeo sostiene che con l´immagine della croce si offende il senso religioso delle persone. C´è ancora un problema quando ci si accosta alla fede ?

«Ma quale senso religioso ? Quella ragazza ha le braccia aperte e l´essere umano ha aperto le braccia molto prima della croce, che tra l´altro è un´invenzione umana. E poi cos´è questa moralità? Come può un amministratore pubblico con il livello culturalmente che hanno quelli di Milano essere così arrogante da decidere quale sia il mio senso religioso? Anzi, è la sua presa di posizione che disturba il mio senso religioso. Il mio Dio è un altro, non certo quello dell´assessore Cadeo».

Perché ci scandalizziamo ancora per un´immagine ?

«Questo dimostra la mia teoria: l´immagine ferma è molto più forte di qualsiasi film o cosa che vediamo in tv perché un film, un programma si sviluppa, cambia, finisce. Di fronte a un´immagine fissa, invece, si è messi di fronte alla propria moralità, viene ingaggiata la nostra personale responsabilità. Una foto è il mezzo di comunicazione più forte».

Crede che questa campagna, anche grazie all´eco delle polemiche, alle fine funzioni ?

«Il messaggio ha sollevato un problema che, evidentemente, non abbiamo risolto. Faccio i miei complimenti a chi l´ha ideato. Quella donna è su un letto, un posto in cui si dovrebbe dormire, fare l´amore e invece mostra la violenza. Un letto ce lo abbiamo tutti, viene coinvolto ognuno di noi».

Potrei parlarvi del “TERREMOTO” previsto il 23 novembre alle ore 20,00 ad iniziativa dell’assessorato alla cretività al Castello Arabo Normanno di Salemi, ma per questo c’è tempo.

 

** P.S. – Il titolo con quella allusione ad “All’ovest niente di nuovo” direte voi che c’entra ? Assai poco, o molto fate voi, il film americano del 1930, che racconta vicende di giovani studenti tedeschi durante la prima guerra mondiale, divenuto un classico del cinema pacifista, fu vietato sotto il fascismo, e proiettato in Italia solo nel 1956.

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PD e LEGA in Brianza, concorrenza sleale

In principio mi aveva colpito quanto detto dal presidente della Provincia di Milano Filippo Penati (PD) e qui vi ho detto perchè.

Poi Luca Sofri resta anche lui scosso dalla visione dell’imbarazzante manifesto del PD sui lombardi che pagano per le spese di Catania che qui vi ripropongo, ma si tranquillizza, lui, apprendendo da Civati che voleva essere un’ironica citazione che sfottesse la Lega, e tuttavia conclude: “per quel che può valere, secondo me non si capiva, e sembrava una penosa rincorsa sugli stessi terreni“.

Manifesto del PD

Manifesto del PD

 

Per come la capisco io non solo non si capiva, ma sembra proprio che I PD “padani” rincorrono consapevolmente la Lega sullo stesso terreno del razzismo antimeridionale.

Il comunicato infatti recita:

Comunicato stampa. “Lombardo, taci e paga le ballerine di Catania“. Questo il messaggio del manifesto predisposto dal PD di Monza e Brianza, “chiaramente e provocatoriamente ispirato ai manifesti leghisti, per denunciare – dicono Enrico Brambilla, segretario provinciale e Giuseppe Civati, Consigliere regionale – lo spreco di denaro pubblico del Governo Berlusconi”.

Mentre i brianzoli e i comuni tirano la cinghia, Berlusconi ci fa pagare i debiti del suo amico Scapagnini“, denuncia ancora il manifesto, riferendosi ai 140 milioni di euro destinati dal governo al comune di Catania per colmare i debiti accumulati dall’amministrazione. Il manifesto sarà affisso in tutti i comuni della Brianza.

“Vogliamo informare i brianzoli – dicono ancora Bramilla e Civati – sulla finanza allegra di Berlusconi, in un periodo di grave crisi economica e di probabile recessione. I cittadini della Brianza e i lombardi che lavorano e pagano le tasse, hanno il diritto a una gestione più oculata delle risorse e che queste vengano spese per colmare le lacune, anzitutto infrastrutturali, di un territorio che produce una fetta rilevante della ricchezza nazionale”.

“Non si può essere federalisti a parole e poi muoversi in una direzione opposta – concludono Brambilla e Civati. I 140 milioni destinati al comune di Catania sono più di quanto finora il governo ha stanziato per l’Expo. Lega Nord che dice?”.

Nessun cenno allo spreco di denaro pubblico fatto con la concessione di un finanziamento straordinario di 500 mila euro alla città di Roma per pagare parte dei debiti, (si parla di qualcosa vicino ai 9 miliardi di euro), prodotti dalla gestione diciamo così disinvolta, nel suo ruolo di sindaco di Roma, dall’attuale segretario del PD Walter Weltroni.

Chiedo a Penati, Brambilla e Civati, è forse meglio che in Brianza questo non si sappia ?

A quando un analogo appello al popolo della Brianza per farlo riflettere sulla complicità in loro danno della coppia Berlusconi – Veltroni ?

I leghisti (anche se non tutti) hanno avuto almeno il buon senso di tacere sia nel caso di Roma che in quello di Catania.