Bersani ha fatto la squadra … e che squadra !

Pierluigi Bersani, ha inaugurato la sede del suo comitato nella piazza Santi Apostoli, e ha auspicato che tutti i competitor “chiariscano dalla A alla Z” la loro idea di partito e di Paese.

Le agenzie dicono che il suo partito sara’ “di combattimento” e che Bersani si ripromette di “essere vicino alla gente” in questo momento di crisi.

Il programma dell’ex ministro sara’ illustrato nel dettaglio domani, nell’incontro con i giovani che si terra’ all’Ambra Jovinelli a Roma.

Sarà Filippo Penati (fresco ex presidente della provinciua di Milano) il coordinatore della mozione che sosterrà la candidatura dell’ex ministro Pierluigi Bersani alla segreteria del Pd.

Nella squadra dell’ex ministro figurano anche l’eurodeputato Gianni Pittella, vicino a Enrico Letta, come responsabile dell’organizzazione; Margherita Miotto, vicina a Rosy Bindi, curerà i rapporti con le Associazioni; Walter Tocci sarà il responsabile dell’elaborazione programmatica, e Stefano Di Traglia quello della comunicazione. All’inaugurazione erano presenti anche Letta e Bindi, con diversi parlamentari a loro vicini (Alessia Mosca, Marco Stradiotto, Giovanni Bachelet, Franca Chiaromonte).

Nell’affollatissima sala si sono visti anche Ricky Levy, sottosegretario alla presidenza con l’ex premier Romano Prodi, gli ex ministri Livia Turco e Vincenzo Visco, ma anche Matteo Colaninno, lanciato in politica da Walter Veltroni.

Numerosi i parlamentari dell’ associazione “Red” di Massimo D’Alema, come Michele Ventura, Andrea Lulli o Rolando Nannicini, e gli ex popolari Luigi Meduri e Nicodemo Oliverio. Assente il principale neo-acquisto di Bersani degli ultimi giorni, cioé Salvatore Ladu, già braccio destro di Marini e finora con Fioroni, che dovrenne portare con sé la maggior parte degli ex popolari della Sardegna.

Entusiasmo alle stelle !

Visto che in questo paese da destra a sinistra, pasando per il centro, si è smarrito il senso del ridicolo, non farà male rivedere Maurizio Ferrini in “Quelli della notte”.  Era il 1985, se non sbaglio, come dire circa 24 anni fa.

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Sulla politica verso gli immigrati, niente polemiche, solo una richiesta di informazione

Scrive oggi Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, un pezzo dal titolo ‘Quando il premier disse: “Quelle navi non vanno fermate“, in cui è possibile leggere:

“…

Rileggere quanto disse allora il leader azzurro, deciso a sottolineare i contrasti dentro il governo Prodi che per arginare gli sbarchi in Puglia aveva varato il pattugliamento delle coste andando incontro alla spaventosa tragedia della “Kater I Rades” affondata con una manovra sbagliata dalla «Sibilla», è fonte di sorprese. 

Per cominciare, secondo l’Ansa, il leader azzurro accorso a Brindisi a in contrare i sopravvissuti, ricordò che «”’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati aveva espresso deplorazione su questa misura del blocco navale: ora dopo quello che è successo, dobbiamo riscattare la nostra immagine e dobbiamo fare tutto ciò che le nostre possibilità ci consentono, non solo con il nostro esercito per proteggere gli aiuti, ma dobbiamo essere tutti noi generosi”. 

Quindi, offerta ospitalità personale a una dozzina di profughi, espresse “le sue riserve sul pattugliamento” e smentì assolutamente a Repubblica che Romano Prodi l’avesse preavvertito: “Non sono stato informato né di blocchi né di pattugliamenti. Prodi mi aveva informato dell’intervento finalmente possibile in Albania, dicendomi che era stato trovato un accordo con i paesi di cui mi ha fatto i nomi — Portogallo, Francia, Grecia ed altri — per una missione di pace. Su questo, io ho detto ‘Sono pienamente d’accordo’. Tra l’altro ho studiato diritto della navigazione, a suo tempo: so che nessuno può fermare navi civili in acque non territoriali, non è previsto assolutamente un diritto di questo genere da parte di nessuno Stato. Se avessi sentito parlare di blocco navale, avrei subito drizzato le antenne».

Di più, aggiunse all’Ansa: «Credo che l’Italia non possa accettare di dare al mondo l’immagine di chi butta a mare qualcuno che fugge da un Pae se vicino, temendo per la sua vita, cercando salvezza e scampo in un paese che ritiene amico. Il nostro dovere è quello di dare temporaneo accoglimento a chi si trova in queste condizioni”. 

E chiuse: “Dobbiamo lavare questa macchia, che sarà pure venuta dalla sfortuna, ma che è venuta da una decisione che non si doveva prendere”.

…”

Ora tralasciando qualsiasi altra ed ulteriore considerazione, anche in questo caso solo una richiesta di informazione, per sapere: che fine hanno fatto quella dozzina di profughi ?

Enrico Letta e l’andare oltre

Enrico Letta dirigente di primo piano del Pd ed ex ministro del governo Prodi, in una intervista ad Aldo Cazzullo oggi su il Corriere dice cose interessanti:

Questo bipolarismo è finito.
L’elettorato non è bipolare, ma tripo­lare: diviso non tra destra e sinistra ma tra progressisti, moderati e popu­listi.
Si tratta di unire progressisti e moderati, in un patto che non potrà includere né la Lega da una parte, né Di Pietro e i comunisti dall’altra.
Dob­biamo costruire un nuovo Centro-si­nistra: con la C di Centro maiuscola. Con un terzo dei voti non si vince: è evidente che dobbiamo rispacchetta­re tutto.
Il Pd, così com’è, è condan­nato alla sconfitta: non a caso, come ha fatto notare per primo Marc La­zar, il suo insediamento elettorale coincide in modo impressionante con quello del Pci di trent’anni fa.
Si tratta di andare oltre questo Pd, e an­che oltre l’alleanza con Casini. Uscire dalla riserva indiana dei perdenti, e cambiare il sistema

e ancora

L’addio di Veltroni chiude quindici anni di politica italiana.
Saranno decisivi i prossimi tre mesi. L’esito delle europee. E più ancora quello delle amministrative.
Ce la stiamo mettendo tutta, ben gui­dati da Franceschini, per ottenere il miglior risultato possibile del Pd.
E lo stesso impegno dopo le elezioni dovremo metterlo per un congresso che sposti l’asse del partito, lo aiuti a parlare agli elettori moderati, e a fa­re come Lorenzo Dellai in Trentino: l’unica regione dove abbiamo vinto perché il Pd si è impegnato in pro­prio e con alleanze larghe a convince­re i moderati
.”

ed infine

L’illusione di mantenere nel Pd le culture e gli organigrammi dei vecchi partiti è il peccato origina­le le cui conseguenze si vedono oggi.
E’ il rischio della «mancanza di ambi­zione a governare», il male contagio­so di cui soffre la Gauche francese, incline ad accontentarsi del control­lo della piazza e dei governi locali.
E’ «la vergogna di parlare ai moderati», un virus insito nel centrosinistra fin dal ’94

OK gran belle parole e gran bella trovata, seppure non particolarmente originale.

Escludi la Lega, Di Pietro e i comunisti, ti tieni l’Udc di Casini e vai anche oltre.

Ma non passa per la testa a Enrico Letta che ciò che lascia fuori (Pdl+Lega+Idv+Comunisti+i tanti cespugli) sia un pò troppo anche andando oltre ?

O il Pdl non è tra gli esclusi ?

grazie a Civati