A Di Pietro quel che è di Di Pietro

Non so voi, ma io in Italia non avevo ancora visto l’uso del viral marketing applicato alle campagne elettorali.

Quelli della lista Di Pietro – Idv, con questo sito ed i video che ospita, credo proprio siano i primi a provarci …  e con un certo successo direi.

 

E’ scoppiata “La guerra dei Roses” e “Qualcosa è cambiato”

La Guerra dei Roses

A Washington, Barbara Rose – dopo diciotto anni di sereno matrimonio allietato fin dall’inizio dalla nascita di due figli, Josh e Carolyn, – vuole dividersi dal marito Oliver perchè, dopo un presunto infarto di questi, si è accorta che la possibilità di restare vedova non le dispiaceva affatto, in quanto il marito – che le ha dato tutto ciò che una donna può desiderare (tra cui Susan, una governante per la loro casa perfetta piena di oggetti d’arte) – tutto preso dalla propria carriera di avvocato non ha mai tenuto conto della sua individualità. A malincuore Oliver si rivolge a Gavin D’Amato, un avvocato amico di famiglia, per accordarsi sul divorzio: da questo momento inizia fra i coniugi una guerra accanita in quanto né l’uno né l’altra vogliono lasciare la dimora in cui hanno vissuto. Costretti a vivere separati nella stessa casa, limitano – con tanto di piantina a colori – i rispettivi habitat. L’accordo è finito (e i due figli ancora giovanissimi ne risentono), mentre subentrano ripicche, scherzi atroci, rivalse e cattiverie in un turbine di porcellane preziose (sono di Oliver, ma Barbara infuriata le manda in briciole) e di odio reciproco. In realtà Oliver vuole ancora molto bene alla moglie, ma Barbara si è stufata di fare la donna di casa, essendosi scoperta vocazioni manageriali. Gavin D’Amato tenta la riconciliazione, ma la cocciutaggine dei due è come un muro insormontabile. I reciproci perfidi dispetti determinano dapprima la totale devastazione della loro splendida abitazione e, successivamente, la loro morte dopo essere precipitati nel vuoto appesi ad un grande lampadario.

Qui uno degli episodi della “guerra”.

Qualcosa è cambiato

Melvin Udall è uno scrittore di romanzi rosa molto ricco che soffre di disturbi ossessivo-maniacali: è razzista ed egoista e non ama molto neri, gay, ebrei, vecchiette e cani; prova inoltre soddisfazione nel ferire ed offendere gli altri. Sarà Carol, una cameriera di un coffee-shop dove Melvin va ogni giorno, madre di un bambino debolissimo di salute, che scalfirà la corazza dello scrittore. Egli se ne innamora perdutamente tanto da desiderare di diventare un uomo migliore, aiuterà il figlio ad avere assistenza medica migliore, imparando ad essere gentile con gli altri e soprattutto con il suo vicino di casa gay, Simon, un pittore che subisce un’aggressione in casa, ed è costretto ad assistenza sanitaria che gli dilapiderà il patrimonio, e col suo amato cagnolino Verdell, il quale riuscirà perfino ad affezionarsi a Melvin più che allo stesso Simon. Melvin verrà incitato da Frank a portare Simon dai suoi genitori per richiedere loro denaro, convincendo Carol ad accompagnarlo nel viaggio, nel quale Melvin non riesce mai a mostrarsi migliore di quello che vorrebbe essere, diventando perfino geloso dell’amicizia di Carol e Simon.

La scena finale

 

In Francia il maggior partito d’opposizione (PS) abbandona i lavori parlamentari al canto de “La Marsigliese”

E’ crisi politica in Francia con uno scontro violento fra maggioranza di destra e opposizione socialista all’Assemblea nazionale. Al centro della polemica la legge di riforma dei lavori parlamentari portata avanti dal governo di Nicolas Sarkozy – che prevede di limitare la durata dei dibattiti e il diritto d’ emendamento – e contro la quale l’opposizione sta conducendo da giorni una dura battaglia.

A far salire ulteriormente la tensione e a provocare la protesta in aula è stato l’esame dell’ articolo 13 della legge, che prevede che “gli emendamenti presentati dai membri del parlamento possono essere messi in votazione senza discussione“.

L’ opposizione accusa il Presidente Sarkozy di voler ‘imbavagliare’ il parlamento e i parlamentari.

Così ieri sera i deputati socialisti si sono messi a cantare la Marsigliese, hanno scandito ‘Democrazia, democrazia’ e hanno lasciato l’ emiciclo chiedendo le dimissioni del presidente dell’Assemblea, Bernard Accoyer, dell’Ump, il partito di Sarkozy.

I socialisti hanno continuato la protesta oggi, boicottando la seduta – trasmessa in diretta tv da reti parlamentari e ‘all news’ – dedicata alle domande d’attualità al governo.

Inoltre i due vice presidenti socialisti dell’Assemblea – così ha deciso il partito – non presiederanno più le sedute.

I parlamentari socialisti si ritirano sull’Aventino? Sembra di no, anche perché hanno già annunciato battaglia sui prossimi testi che arriveranno in aula.

I deputati socialisti – molto più battaglieri da quando segretario del partito è diventata Martine Aubry – saranno sicuramente in aula il 27 gennaio quando presenteranno il ‘contro-piano di rilancio” contro la crisi, da 50.5 miliardi di euro.

E’ un ‘contro-piano’ rispetto a quello annunciato dal presidente Sarkozy, di 26 miliardi di euro, giudicati insufficienti perché immetterebbero di fatto nell’economia nazionale appena 4 o 5 miliardi di euro.

I socialisti vogliono invece immettere nell’economia al netto circa 40 miliardi di euro, cioé il 2% del pil, da impiegare soprattutto per incentivare insieme investimenti e consumi.

Fra le priorità del ‘contro-piano’, oltre ad aiuti per alcuni settori in crisi come quello automobilistico ed edilizio, una serie di interventi immediati come una quota di 500 euro destinata alle fasce sociali più deboli. Una misura che riguarderebbe 9 milioni di francesi.

Il ‘contro-piano’ prevede anche la diminuzione di un punto percentuale sull’Iva, l’aumento del 3 per cento del salario minimo garantito e la creazione di 100 mila posti di lavoro ‘assistiti’.

Porto di Castellammare, ma chi vigila sugli esecutori dei lavori ?

Qualcosa di più sull’appalto relativo ai lavori di prolungamento e messa in sicurezza del porto di Castellamare del Golfo:

L’appalto era tanto vigilato dalla prefettura e dalla commissione straordinaria che gestiva l’amministrazione comunale a Castellammare del Golfo, che ad aggiudicarselo fu una associazione di imprese costituita dal “Consorzio Veneto Cooperativo” (CO.VE.CO), di Marghera, il cui presidente, Antonella Colavizza, trevigiana, risulta denunciata per turbata libertà d’incanti ed associazione per delinquere; dalla COGEM di Alcamo e dalla “CO.M.E.S.I. di Palermo, il cui amministratore unico è una donna, Rosalia Rita Olinda Taormina, figlia di un soggetto condannato dal Tribunale di Reggio Calabria per turbativa d’asta.

L’appalto è quello per la costruzione del porto di Castellammare, gara da 20 milioni di euro, dal carcere l’imprenditore boss Tommaso “Masino” Coppola fremeva perchè “gli impegni presi” venissero mantenuti e così incaricava il nipote, Salvatore Fiordimondo, perchè contattasse “Camillo” (Iovino, oggi sindaco di Valderice) perchè a sua volta parlasse col “senatore” – Antonio D’Alì. Ma non solo per questo appalto anche perchè le sue imprese continuassero a fornire la Calcestruzzi Ericina, si proprio questa.“.

Quello sopra è l’incipit di un articolo di Rino Giacalone per Articolo21.info dal titolo “Porto di Castellammare, così la mafia trovava sponda nelle Istituzioni e nella politica” che,  mi sbaglierò forse, si regge su qualche informazione errata, o carente per trarre il giudizio della parte iniziale.

In ogni caso tutto l’articolo lo trovate qui

Mafia: tra Vittorio Sgarbi e Matteo Angileri volano querele

Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi, sembra abbia deciso di querelare il capogruppo dell’Mpa al consiglio della Provincia Regionale di Trapani, Matteo Angileri.
Nel corso di una recente seduta consiliare l’Angileri a fronte delle prese di posizione di alcuni consiglieri provinciali in merito alle affermazioni sull’esistenza della mafia nel territorio trapanese del sindaco di Salemi, aveva bollato tali affermazioni come “cretinate“.

Sgarbi parte con una presa d’atto politica: “E’ inevitabile prendere atto del clima di sfiducia della maggioranza nei confronti del presidente della Provincia Mimmo Turano”.

Prosegue con logica stringente: “E’ evidente che se dall’inchiesta della Direzione distruttuale antimafia ad Alcamo, che ha indagato per associazione mafiosa il padre del presidente Turano, il consigliere Angileri evince che la mafia esiste, non come espressione del comportamento criminale del singolo mafioso ma come espressione dell’intreccio tra mafia, politica ed imprenditoria, e quale più forte intreccio di quello tra un padre ed un figlio, è altrettanto inevitabile che il presidente Turano si dimetta”.

Pertanto: “O Angileri conviene sulle mie posizioni e nega di essere parte di una maggioranza oggettivamente mafiosa che ha sostenuto Turano, o chiede per primo le sue dimissioni.”

Questo per ciò che riguarda la logica politica, perche essendo Sgarbi un garantista ad oltranza, conclude dicendo: “Per parte mia non credo che il padre di Turano sia un mafioso, così come non ho creduto che lo fosse l’attuale vicepresidente Enzo Culicchia”.

Per la serie “Take and take away !“.

Castellammare del Golfo: mafia e politica

I Carabinieri della Compagnia di Alcamo e il Gico della Guardia di Finanza di Bologna hanno denunciato cinque persone per estorsione aggravata e intestazione fittizia di beni.

I cinque avrebbero indotto con ripetute minacce un’anziana bolognese a cedere loro ad un prezzo notevolmente inferiore al valore di mercato un terreno di circa 60 mila mq. nel comune di Castellamare del Golfo.

Secondo gli inquirenti il terreno aveva destato l’interesse della cosca mafiosa dei Calabrò, I quali ne avrebbe ottenuto, anche grazie a spedizioni intimidatorie, la cessione ad un prezzo irrisorio.

Raggiunto l’obiettivo, il gruppo “anche in violazione di precisi vincoli paesaggistici”, come riferito dai militari, avrebbe avviato sul fondo la costruzione di due struttutre alberghiere, attualmente in fase di ultimazione.

Nella vicenda, secondo le ipotesi degli inquirenti, sarebbe coinvolto anche “un componente del consiglio comunale di Castellammare del Golfo, disciolto nel frattempo per infiltrazioni mafiose“.

Il terreno sarebbe stato intestato “a persona diversa dall’effettivo acquirente al fine di eludere la normativa antimafia”.

Il complesso immobiliare il cui valore è stimato in 6 milioni di euro e’ stato sottoposto a sequestro, su richiesta del Gip di Bologna Bruno Perla.

Sono in corso numerose perquisizioni.