Elezioni regionali 2010: il punto a 15 giorni dal voto

In elezioni con una così vasta platea di votanti, e maggiormente sganciate dal localismo proprio delle amministrative, indubbiamente la componente politica è prevalente.

Le elezioni regionali si celebrano a due anni di distanza dalle elezioni politiche, un tempo sufficiente perchè maturi nell’elettorato la tentazione ad esprimere un giudizio sul governo, e/o chiedere dei cambi di rotta.
Si ricorda ancora il caso di Massimo D’alema che, diventato capo del governo dopo la caduta di Prodi e privo quindi della legittimazione popolare, quando dalle elezioni regionali ricevette un segnale chiaro ed inequivocabile di sfiducia, si dimise.

Il 29 marzo non ci sarà un segnale univoco, tale da determinare la messa in crisi del governo. Tuttavia queste elezioni da ciò che va emergendo segneranno il punto di svolta, relativamente agli assetti interni al centrodestra, ed un consolidamento (uno due punti in più delle europee 2009) della leadership del Pd, in un centrosinistra per forza di cose ritornato plurale sotto la direzione del Pd da parte di Pierluigi Bersani, dopo il fallito tentativo di orientare il sistema in senso bipartitico, di veltroniana memoria.

Il centrodestra perderà nel complesso i suoi due – tre punti percentuale rispetto alle politiche 2008, e nel centrodestra la Lega Nord crescerà ancora a spese di un Pdl, e di una classe politica nel territorio che è probabile finirà per attribuire proprio a questa crescita del peso della Lega le ragioni del proprio insuccesso, e forse innescherà con maggiori motivazioni che in passato, un qualche processo di messa in crisi dell’attuale gruppo di collaboratori del Premier e dell’assetto interno del Pdl.

Nei fatti le ragioni dell’insuccesso sono legate tutte o quasi alla crisi economica, al senso di sfiducia che circola in tutti i ceti sociali, ed alla percezione di una scarsa capacità della classe politica di governo di essere all’altezza delle sfide che attendono il paese, nel quadro della competizione globale.

Nelle singole regioni è prevedibe un successo “facile” di Zaia, Formigoni e Scopelliti per il centrodestra rispettivamente in Lombardia, nel Veneto ed in Calabria, così come di Errani, Rossi, Marini, De Filippo e Spacca rispettivamente per, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Basilicata e Marche, per il centrosinistra.
Le restanti cinque regioni restano contendibili da entrambi, anche se è da dire che le indagini demoscopiche effettuate e pubblicate prima della mezzanotte del 12 marzo danno tendenzialmente in misura abbastanza netta la Campania al centrodestra, Puglia, e Liguria al centrosinistra così come appannagio del centrosinistra sembrano Piemonte e Lazio, ma con margini percentuali ancor più esigui.

La fotografia alla data del 12 marzo è quindi quella di un 9 – 4 a favore del centrosinistra.

… per tutto il resto c’è Radio Radicale !

Ne senti parlare ovunque, sulla carta stampata in televisione ed online, ma non ti fidi delle cose riportate e vorresti saperne di più ascoltando con le tue orecchie cosa ha veramente detto nel processo a Mauro Obinu e Mario Mori il figlio di Vito Ciancimino, Massimo ?  Niente di più facile basta collegarsi a Radio Radicale per ascoltare testi, avvocati, giudici ed imputati, udienza per udienza, di questo come degli altri grandi processi italiani.

In particolare l’archivio di Radio Radicale contiene files audio provenienti dai numerosi processi scaturiti dalle tante “anomalie” della storia italiana di questo dopoguera. Dai processi per le stragi politiche degli anni 70′ ai processi per le grandi corruzioni, dai processi per mafia e camorra, ai processi le cui sentenze hanno finito per segnare le tappe del cambiamento del costume e dei diritti civili.

La pagina da cui partire è questa.

Ma dici a me ?

MAFIA: FINI, STOP A CANDIDATI VICINI A MAFIOSI

Dopo aver sollecitato più mezzi e risorse per la lotta alla mafia, il presidente della Camera Gianfranco Fini, nel corso del suo intervento a Pescara durante la cerimonia di premiazione del 14/o premio Paolo Borsellino, ha chiesto uno “scatto” anche alla politica. “Bisogna avere la forza – ha detto Fini – di dire ”Io quel signore non lo voglio candidato perche’ magari è portatore di interessi che non hanno nulla a che vedere con gli interessi generali della collettivita” .

“La lotta alle mafie si fa attraverso una forte azione di contrasto, ma anche mostrando da parte delle istituzioni concreta vicinanza e solidarietà alle vittime delle intimidazioni mafiose, ai commercianti ai quali viene chiesto di pagare il pizzo, ai cittadini che vengono intimiditi dai boss”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini.

“A volte – ha sottolineato Fini – l’indifferenza uccide più del tritolo o di una calibro 9. Chi ha dimestichezza con i fenomeni mafiosi criminali, soprattutto in alcune aree del Paese, sa che le istituzioni vogliono sollevare la resistenza morale della società e incentivare la collaborazione degli onesti; non devono limitarsi alle buone intenzioni e nemmeno al varo di leggi di grande rilievo. Devono dimostrarsi attenti alle esigenze di commercianti e cittadini”.

ANSA

Ad Alcamo qualcuno sembra si sia risentito.

A Di Pietro quel che è di Di Pietro

Non so voi, ma io in Italia non avevo ancora visto l’uso del viral marketing applicato alle campagne elettorali.

Quelli della lista Di Pietro – Idv, con questo sito ed i video che ospita, credo proprio siano i primi a provarci …  e con un certo successo direi.

 

E’ scoppiata “La guerra dei Roses” e “Qualcosa è cambiato”

La Guerra dei Roses

A Washington, Barbara Rose – dopo diciotto anni di sereno matrimonio allietato fin dall’inizio dalla nascita di due figli, Josh e Carolyn, – vuole dividersi dal marito Oliver perchè, dopo un presunto infarto di questi, si è accorta che la possibilità di restare vedova non le dispiaceva affatto, in quanto il marito – che le ha dato tutto ciò che una donna può desiderare (tra cui Susan, una governante per la loro casa perfetta piena di oggetti d’arte) – tutto preso dalla propria carriera di avvocato non ha mai tenuto conto della sua individualità. A malincuore Oliver si rivolge a Gavin D’Amato, un avvocato amico di famiglia, per accordarsi sul divorzio: da questo momento inizia fra i coniugi una guerra accanita in quanto né l’uno né l’altra vogliono lasciare la dimora in cui hanno vissuto. Costretti a vivere separati nella stessa casa, limitano – con tanto di piantina a colori – i rispettivi habitat. L’accordo è finito (e i due figli ancora giovanissimi ne risentono), mentre subentrano ripicche, scherzi atroci, rivalse e cattiverie in un turbine di porcellane preziose (sono di Oliver, ma Barbara infuriata le manda in briciole) e di odio reciproco. In realtà Oliver vuole ancora molto bene alla moglie, ma Barbara si è stufata di fare la donna di casa, essendosi scoperta vocazioni manageriali. Gavin D’Amato tenta la riconciliazione, ma la cocciutaggine dei due è come un muro insormontabile. I reciproci perfidi dispetti determinano dapprima la totale devastazione della loro splendida abitazione e, successivamente, la loro morte dopo essere precipitati nel vuoto appesi ad un grande lampadario.

Qui uno degli episodi della “guerra”.

Qualcosa è cambiato

Melvin Udall è uno scrittore di romanzi rosa molto ricco che soffre di disturbi ossessivo-maniacali: è razzista ed egoista e non ama molto neri, gay, ebrei, vecchiette e cani; prova inoltre soddisfazione nel ferire ed offendere gli altri. Sarà Carol, una cameriera di un coffee-shop dove Melvin va ogni giorno, madre di un bambino debolissimo di salute, che scalfirà la corazza dello scrittore. Egli se ne innamora perdutamente tanto da desiderare di diventare un uomo migliore, aiuterà il figlio ad avere assistenza medica migliore, imparando ad essere gentile con gli altri e soprattutto con il suo vicino di casa gay, Simon, un pittore che subisce un’aggressione in casa, ed è costretto ad assistenza sanitaria che gli dilapiderà il patrimonio, e col suo amato cagnolino Verdell, il quale riuscirà perfino ad affezionarsi a Melvin più che allo stesso Simon. Melvin verrà incitato da Frank a portare Simon dai suoi genitori per richiedere loro denaro, convincendo Carol ad accompagnarlo nel viaggio, nel quale Melvin non riesce mai a mostrarsi migliore di quello che vorrebbe essere, diventando perfino geloso dell’amicizia di Carol e Simon.

La scena finale

 

In Francia il maggior partito d’opposizione (PS) abbandona i lavori parlamentari al canto de “La Marsigliese”

E’ crisi politica in Francia con uno scontro violento fra maggioranza di destra e opposizione socialista all’Assemblea nazionale. Al centro della polemica la legge di riforma dei lavori parlamentari portata avanti dal governo di Nicolas Sarkozy – che prevede di limitare la durata dei dibattiti e il diritto d’ emendamento – e contro la quale l’opposizione sta conducendo da giorni una dura battaglia.

A far salire ulteriormente la tensione e a provocare la protesta in aula è stato l’esame dell’ articolo 13 della legge, che prevede che “gli emendamenti presentati dai membri del parlamento possono essere messi in votazione senza discussione“.

L’ opposizione accusa il Presidente Sarkozy di voler ‘imbavagliare’ il parlamento e i parlamentari.

Così ieri sera i deputati socialisti si sono messi a cantare la Marsigliese, hanno scandito ‘Democrazia, democrazia’ e hanno lasciato l’ emiciclo chiedendo le dimissioni del presidente dell’Assemblea, Bernard Accoyer, dell’Ump, il partito di Sarkozy.

I socialisti hanno continuato la protesta oggi, boicottando la seduta – trasmessa in diretta tv da reti parlamentari e ‘all news’ – dedicata alle domande d’attualità al governo.

Inoltre i due vice presidenti socialisti dell’Assemblea – così ha deciso il partito – non presiederanno più le sedute.

I parlamentari socialisti si ritirano sull’Aventino? Sembra di no, anche perché hanno già annunciato battaglia sui prossimi testi che arriveranno in aula.

I deputati socialisti – molto più battaglieri da quando segretario del partito è diventata Martine Aubry – saranno sicuramente in aula il 27 gennaio quando presenteranno il ‘contro-piano di rilancio” contro la crisi, da 50.5 miliardi di euro.

E’ un ‘contro-piano’ rispetto a quello annunciato dal presidente Sarkozy, di 26 miliardi di euro, giudicati insufficienti perché immetterebbero di fatto nell’economia nazionale appena 4 o 5 miliardi di euro.

I socialisti vogliono invece immettere nell’economia al netto circa 40 miliardi di euro, cioé il 2% del pil, da impiegare soprattutto per incentivare insieme investimenti e consumi.

Fra le priorità del ‘contro-piano’, oltre ad aiuti per alcuni settori in crisi come quello automobilistico ed edilizio, una serie di interventi immediati come una quota di 500 euro destinata alle fasce sociali più deboli. Una misura che riguarderebbe 9 milioni di francesi.

Il ‘contro-piano’ prevede anche la diminuzione di un punto percentuale sull’Iva, l’aumento del 3 per cento del salario minimo garantito e la creazione di 100 mila posti di lavoro ‘assistiti’.

Porto di Castellammare, ma chi vigila sugli esecutori dei lavori ?

Qualcosa di più sull’appalto relativo ai lavori di prolungamento e messa in sicurezza del porto di Castellamare del Golfo:

L’appalto era tanto vigilato dalla prefettura e dalla commissione straordinaria che gestiva l’amministrazione comunale a Castellammare del Golfo, che ad aggiudicarselo fu una associazione di imprese costituita dal “Consorzio Veneto Cooperativo” (CO.VE.CO), di Marghera, il cui presidente, Antonella Colavizza, trevigiana, risulta denunciata per turbata libertà d’incanti ed associazione per delinquere; dalla COGEM di Alcamo e dalla “CO.M.E.S.I. di Palermo, il cui amministratore unico è una donna, Rosalia Rita Olinda Taormina, figlia di un soggetto condannato dal Tribunale di Reggio Calabria per turbativa d’asta.

L’appalto è quello per la costruzione del porto di Castellammare, gara da 20 milioni di euro, dal carcere l’imprenditore boss Tommaso “Masino” Coppola fremeva perchè “gli impegni presi” venissero mantenuti e così incaricava il nipote, Salvatore Fiordimondo, perchè contattasse “Camillo” (Iovino, oggi sindaco di Valderice) perchè a sua volta parlasse col “senatore” – Antonio D’Alì. Ma non solo per questo appalto anche perchè le sue imprese continuassero a fornire la Calcestruzzi Ericina, si proprio questa.“.

Quello sopra è l’incipit di un articolo di Rino Giacalone per Articolo21.info dal titolo “Porto di Castellammare, così la mafia trovava sponda nelle Istituzioni e nella politica” che,  mi sbaglierò forse, si regge su qualche informazione errata, o carente per trarre il giudizio della parte iniziale.

In ogni caso tutto l’articolo lo trovate qui