La Sicilia, Palermo e la DC descritte da Sergio Mattarella

nel corso dell’udienza dell’undici luglio 1996 del processo a Giulio Andreotti.
La registrazione audio, della durata di circa due ore, è preceduta da una introduzione del giornalista Sergio Scandurra di Radio Radicale.

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Sergio Mattarella

grazie a Radio Radicale

Trapani: non c’è pace tra le tonache

Che qualcosa non andasse nella chiesa trapanese sono stati in passato “malelingue” e “giornalisti prevenuti” a dirlo, ora invece sembra che anche il Papa abbia avuto qualche dubbio ed abbia inviato l'”ispettore”, nella persona di Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e componente autorevole della Cei.

da “Il Fatto Quotidiano” un articolo di Giuseppe Pipitone per saperne di più.

Trapani, la diocesi locale di monsignor Miccichè sotto inchiesta dal Vaticano

Due fondazioni della Curia sono finite nel mirino della Guardia di Finanza per un buco nel bilancio. C’è di più l’autista dello stesso monsignore che sarebbe imparentato con una famiglia mafiosa locale

L’ultima volta era successo nel 1985 nella diocesi di Nicosia, in provincia di Agrigento. Ora, dopo più di trent’anni, il Vaticano è tornato di nuovo a inviare ispezioni ufficiali nelle periferiche diocesi siciliane. Proprio oggi infatti è stato reso noto che Papa Benedetto XVI ha nominato Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e componente di spicco della Cei, ispettore della diocesi di Trapani. In linguaggio canonico si chiama “visitatore apostolico”. In realtà Mogavero è un vero e proprio ispettore mandato dalla Santa Sede per indagare e fare luce su i tanti punti ritenuti oscuri nella gestione della Curia trapanese, che dal 1998 è guidata da Monsignor Francesco Miccichè. “Le mie funzioni – ha dichiarato il neo visitatore Mogavero – saranno di tipo istruttorio. Dovrò fare luce su una serie di fatti poco chiari nella diocesi trapanese e riferirne quindi alla Santa Sede”.

Il ruolo di Mogavero sarebbe assimilabile quasi a quello di un commissario, nonostante al momento Miccichè rimarrà al vertice della Curia trapanese. Gli ambienti vaticani hanno mantenuto il massimo riserbo su quali “fatti poco chiari” abbiano portato Ratzinger a inviare Mogavero come “visitatore”, e quindi commissario, nella curia trapanese. Quel che è certo è che al decreto d’ispezione chiesto dal cardinale canadese Marc Oullet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, il Vaticano è arrivato soltanto dopo un accurato lavoro di indagine istruttoria condotto da Monsignor Giuseppe Bertello, delegato del Nunzio Apostolico per i rapporti tra la Santa Sede e le diocesi. Le informazioni raccolte da Bertello in pratica non hanno lasciato scelta: a Trapani bisognava per forza mandare un ispettore.

La diocesi più occidentale della Sicilia in effetti negli ultimi tempi ha destato più di un interrogativo. Dallo scorso febbraio infatti la locale sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza indaga sulla gestione finanziaria di due fondazioni della Curia: la Auxilium e la Antonio Campanile. Dopo alcuni articoli del quindicinale L’Isola sotto la lente d’ingrandimento delle fiamme gialle sono finite le pratiche di fusione delle due fondazioni nel 2007: nei bilanci della Curia infatti si sarebbe creato un “buco” di oltre un milione di euro. Miccichè dichiarò di essere all’oscuro dell’indagine in corso declinando qualsiasi tipo di accusa. E’ lui che però, in qualità di presule della città delle saline, ricopre di diritto l’incarico di presidente delle due fondazioni.

L’Auxilium, in particolare, è una delle più importanti realtà socio assistenziali della Sicilia dato che, disponendo di un grande istituto psico-pedagogico e di un grosso centro fisioterapico in cui lavorano oltre 300 persone, può contare su una convenzione con l’Asp di Trapani del valore di oltre 5 milioni di euro di rimborso all’anno. Dal 2009 tra l’altro il vescovo di Trapani ha nominato procuratore dell’Auxilium l’ex dipendente regionale Teodoro Canepa che è anche suo cognato, avendone sposato la sorella Domenica. Su questo il Nunzio Apostolico Bertello deve aver lavorato prima d’inviare la sua relazione alla Congregazione per i Vescovi. Ma non solo. Nel fascicolo che ha convinto il cardinale Oullet e sua santità Benedetto XVI a mandare qualcuno a Trapani per capire cosa stesse succedendo, ci saranno forse anche alcune lettere spedite in passato da alcuni ignoti fedeli addirittura al Cardinale Tarcisio Bertone. Missive anonime in cui si accusa Monsignor Miccichè d’intrattenere pericolose relazioni con tale Orazio Occhipinti. Sulla carta si tratterebbe soltanto del suo autista. Ma secondo gli autori degli scritti anonimi il potere di Occhipinti proprio in seno alla fondazione Auxilium sarebbe notevole, anche in virtù del suo pedigree di provata fede mafiosa. Occhipinti infatti è erede della famiglia mafiosa di Dattilo, un piccolo comune del trapanese, sterminata negli anni ’80 dopo che suo padre Vito e suo zio Antonino furono trucidati durante la guerra tra le varie fazioni affiliate a Cosa Nostra. Una segnalazione – quella fatta dai fedeli anonimi – che se provata potrebbe aver infastidito molto le alte gerarchie ecclesiastiche.

L’interesse della Santa Sede nei confronti della Curia di Trapani si è accesso anche in relazione alla gestione pastorale della diocesi da parte di Miccichè. L’attenzione sarebbe infatti puntata anche sulla recente promozione da parte di Miccichè di un sacerdote, accusato nei primi anni ’90 di aver celebrato clandestinamente il funerale di un mafioso, ucciso in uno scontro a fuoco mentre era latitante. Una situazione quindi molto complessa quella che si presenta nella diocesi trapanese. Situazione sulla quale dovrà da oggi indagare monsignor Mogavero, che oltre ad essere presidente del Consiglio per gli Affari Giuridici della Cei, ha anche un’esperienza triennale alla guida della vicina Curia di Mazara del Vallo. Una conoscenza pregressa della difficile realtà trapanese che sicuramente gioverà all’incarico del neo ispettore. L’incarico di visitatore apostolico tra l’altro non ha alcuna scadenza. Mogavero potrà in pratica disporre tutti gli accertamenti che riterrà opportuni, riferendo l’esito alla Santa Sede, senza alcun limite di tempo. Toccherà poi al Vaticano decidere se e quali operazioni compiere nella Curia di Monsignor Francesco Miccichè.”

Sempre su Trapani ed i rapporti dei suoi maggiorenti con la chiesa locale e della chiesa locale con i maggiorenti, può essere utile la lettura di questi post:

Trapani, anche il vescovo postino

Monsignor Domenico Mogavero vs. Antonio D’Alì

Maria Antonietta Aula, gia in D’Alì vs. Sandra Amurri e tante voci dal sen fuggite

Castellammare del Golfo – 1860 (2)

Felice Cavallotti, chi era costui ?

GARIBALDINO,

GIORNALISTA,

POETA E DRAMMATURGO,

RADICALE DELL’ OTTOCENTO,

IL BARDO DELLA DEMOCRAZIA,

CHE PER PRIMO POSE LA ‘QUESTIONE MORALE’

NELLA POLITICA ITALIANA.

LOTTO’ CONTRO IL TRASFORMISMO, L’AUTORITARISMO,

LE INGIUSTIZIE SOCIALI,

E PAGO’ CON LA VITA LA SUA CORAGGIOSA BATTAGLIA

NEL PARLAMENTO E NEL PAESE

Tra i 3.500 volontari con 3.000 carabine rigate e 4000.000 cartucce che sbarcarono nella Cala di Castellammare del Golfo quel 18 giugno 1860 in quella che fu chiamata la “seconda spedizione dei Mille“, avevo in precedenza segnalato, tra gli altri, il diciassettenne Felice Cavallotti.
Di lui dice il Nicotri: “In quella generosa folla anonima vi era pure un giovane diciassettenne, allora uno dei tanti, che poi uscì dai ranghi sociali e divenne uno dei più grandi interpreti dell’epopea garibaldina, il bardo della democrazia: Felice Cavallotti.“.
Ed in effetti tra quanti sbarcarono in quella circostanza il Cavallotti è quello che forse più di altri, anche in ragione della giovane età, segnerà con la sua presenza ed iniziativa politica tutta la seconda metà dell’ottocento italiano.

Figura anchessa fuori dal comune, come quella di Jessie White Mario, Felice Cavallotti non è noto quanto Garibaldi e Mazzini, eppure alla fine dell’Ottocento era considerato unanimemente l’erede dei due eroi del risorgimento.

 

Felice Cavallotti

Felice Cavallotti

Felice Carlo Emanuele Cavallotti nacque a Milano il 6 ottobre 1842 .

All’insaputa dei genitori, si arruolò a Milano col foglio di congedo di un suo cugino più grande, Cacciatore delle Alpi ( condizione per essere inseriti in lista), e partì il 10 giugno da Genova sul vapore ‘Washington’, che, con altri due, portò in Sicilia la seconda spedizione Medici.
A Castellamare del Golfo conobbe per la prima volta Garibaldi, venuto in visita ai giovani volontari.
La colonna Medici, passando per Alcamo e Partinico, giunse a Palermo. Cavallotti e i suoi amici più sensibili furono impressionati “dalle bigotte superstizioni del popolino, dalla frequenza di preti e mendicanti, dai ragazzi cenciosi e affamati; e la scoperta di questa arretratezza non sarebbe stata dimenticata.“.
La sua compagnia fu tra quelle più duramente impegnate nella battaglia di Milazzo tra il 16 e il 20 luglio e Cavallotti fu in prima linea.
Combatté ancora nel 1866 in Valtellina e in Trentino, ove prese parte alla Terza Guerra d’Indipendenza come volontario nel 4° Reggimento comandato dal colonnello Giovanni Cadolini del Corpo Volontari Italiani.
Si distinse per valore nella battaglia di Vezza d’Oglio.

Sostenne nel 1867 la candidatura di Carlo Cattaneo al Parlamento. Nello stesso anno fu in primo piano nell’appoggio alla sfortunata impresa garibaldina nello stato pontificio, che si concluse con la tragedia di Mentana, quando gli zuavi mercenari pontifici, con l’appoggio dei francesi di Napoleone III, uccisero tanti giovani volontari idealisti.
Il popolo romano non insorse, il governo italiano non si mosse e Cavallotti scrisse parole roventi “Torma di femmine e di frati, tienti adunque la gonna e la cocolla, se a te non s’addice la toga del libero“. Da quella indignazione nascerà nel 1869 il suo libro storico “L’insurrezione di Roma del 1867”.

Fu il fondatore, insieme ad Agostino Bertani, del Partito Radicale storico, movimento attivo tra il 1877 e l’avvento del Fascismo.
Cavallotti fu considerato il capo incontrastato dell'”Estrema Sinistra” nel parlamento dell’Italia liberale pre-giolittiana.

Dopo la morte di Agostino Bertani, avvenuta nel 1886, la passione di Cavallotti nel rivendicare riforme, ed una riconosciuta generosità d’animo da parte dei contemporanei, gli assicurarono la leadership della sua parte politica ed una popolarità seconda solo a quella di Francesco Crispi.

Il “Gazzettino Rosa” il giornale democratico milanese di Bizzoni e Cavallotti fu in primo piano nella denuncia di uno dei primi scandali post – unitari, quello della Regìa cointeressata dei tabacchi, con somme e favori elargiti ad una sessantina di deputati per assicurarsene il voto a sostegno del progetto. Era la prima delle campagne di opinione che sarà portata avanti da Cavallotti fino all’età crispina, quando si raggiunsero i toni più aspri e forti.

In relazione ai disordini scoppiati a Milani sulla vicenda, i giornalisti del “Gazzettino Rosa” furono arrestati. Cavallotti si diede alla latitanza e da quella condizione (nel cuore di Milano) continuò a dirigere il giornale. Il processo si concluse con le inevitabili assoluzioni.

Nel 1869 uscì la raccolta della sue poesie, andata subito a ruba e che suscitò l’intervento della Procura del re, affinché fosse sequestrata e l’autore arrestato. Cavallotti si fece alcuni giorni di carcere, a fianco del fratello Peppino.

Nel 1870 conobbe Bakunin di passaggio a Milano, consolidò i suoi rapporti con le società operaie, accentuò il suo furore antisabaudo. In occasione di una cerimonia presso gli ossari di S.Martino e Solferino, in replica ad una poesia di Giacomo Zanella filosabauda, aveva criticato la “servil zampogna” i ” bugiardi metri”, ricordando ad esempio la viltà di Carlo Alberto.

Scoppiata la guerra tra la Francia di Napoleone III e la Prussia, la sinistra democratica lombarda, tra cui Cavallotti, firmò un manifesto per la neutralità, nel rispetto del principio di nazionalità a favore della Germania e nel ricordo doloroso di Mentana, contro orientamenti governativi a favore di Napoleone III.

Vi furono agitazioni e disordini e tra i primi arrestati vi fu Cavallotti, che restò in carcere tre mesi fino ad ottobre, proprio nei giorni in cui si chiudeva la questione romana e in Francia tornava la Repubblica. Si ebbe allora in tutti i democratici italiani un’inversione di atteggiamento verso il vicino paese latino e Garibaldi da Caprera invitò a sorreggere la repubblica con tutti i mezzi.

Nel 1873, all’età di 31 anni, Felice Cavallotti fu eletto per la prima volta al Parlamento come deputato di Corteolona (Pavia).
Fu molto attivo contro gli ultimi governi della destra storica. Ma non solo: fu a capo dell’opposizione anche quando al governo vi fu la Sinistra storica,che salì al potere nel 1876, e si tenne all’opposizione, denunciandone il trasformismo negli anni di Agostino Depretis.

Tramite un’intesa conclusa nel 1894 con Antonio Starrabba, Marchese di Rudinì, egli ottenne molte concessioni alle richieste radicali.
Durante i dodici anni sotto la sua guida il partito, che sposò una posizione filo-francese, crebbe in numero da venti a settanta deputati, ed al momento della sua morte l’influenza parlamentare di Felice Cavallotti era all’apice.

Cavallotti, che nel 1871 aveva espresso il proprio appoggio alla Comune di Parigi, mostrava attenzione verso le idee marxiste, pur non condividendo l’approccio di classe alla “questione sociale” che peraltro anche lui denunciava da parlamentare.
Se i socialisti vedevano nel Partito Radicale una sinistra borghese, nei fatti radicali e socialisti si trovarono insieme nelle lotte per l’emancipazione delle classi subalterne e nell’opposizione al colonialismo italiano.
Il primo operaio ad essere eletto parlamentare, nel 1882 fu Antonio Maffi e tra le file dei radicali.
E a Napoli, colpita dall’epidemia di colera, a trovarsi al fianco delle classi popolari nel 1885 furono il socialista Andrea Costa, l’anarchico Errico Malatesta e il radicale Cavallotti.

Cavallotti colse tutte le occasioni per riaffermare la sua intransigenza come laico nei confronti delle pressioni operate della Chiesa sulla politica dello Stato italiano.
Fu anche grazie a lui che a Roma, in Piazza Campo de’ Fiori, nel 1889 venne eretta la statua a Giordano Bruno, opera di Ettore Ferrari.

Felice Cavallotti, descritto come persona dal carattere passionale e testardo, nel corso della sua vita combatté ben trentatré duelli, e prestò il giuramento di fedeltà come deputato solo dopo averne pubblicamente contestato la validità.
Fu in questa occasione che pronunciò la frase, “Coscienze inquiete, rispettate le coscienze tranquille !“, rivolta agli avversari della destra che rumoreggiavano contro la sua contestazione del giuramento.

Riconfermato fino alla morte per ben dieci legislature, Cavallotti sedette sempre all’Estrema Sinistra, divenendone in breve tempo uno dei capi più autorevoli e amati.

Felice Cavallotti morì il 6 marzo 1898, ucciso in duello dal conte Ferruccio Macola, direttore del giornale conservatore Gazzetta di Venezia, che lo aveva sfidato in seguito ad un diverbio. Il radicale aveva tacciato di mentitore il conte, responsabile di avere pubblicato una notizia non verificata relativa ad una querela che egli aveva ricevuto come deputato. L’ultimo duello di Felice Cavallotti ebbe luogo a Roma, presso Porta Maggiore, in un giardino nella villa della contessa Cellere. Felice Cavallotti morì raggiunto alla bocca ed alla carotide dalla spada dell’avversario.
Con la sua morte, gli elementi dell’Estrema Sinistra in Italia persero un leader, e la Casa dei Savoia un instancabile oppositore.
Per la morte di Felice Cavallotti, Giosuè Carducci pronunciò un discorso funebre pieno di passione all’Università di Bologna.

Un corteo di tre chilometri ne accompagnò il feretro fino al cimitero di Dagnente (oggi frazione di Arona), sul Lago Maggiore, dove è sepolto.

La metafora del Pd

Giochi di bimbi

-Ehi, Francesco, che fate in camera da due ore?
-Giochiamo!
-A cosa?
-Alla politica, mamma.
-Alla politica?
-Sì.
-E scusa, com’è che si gioca alla politica?
-Allora, Matteo fa casino, lo vedi?
-Lo vedo, lo vedo. E lo sento anche. Che vorrebbe dire?
-Vuol dire che è Fini, no?
-Ah…
-Poi c’è Gianmarco, che dice che bisogna fare le elezioni sennò siamo milioni e ce l’abbiamo…
-Va bene, va bene, ho capito, non c’è bisogno di specificare. Sarebbe Bossi, giusto?
-Giusto! Io invece dico calma, non si sa, ho cinque punti, vedremo, e comunque Matteo se ne deve andare senza fare merenda. E sono…
-…Berlusconi…
-Brava mamma! Poi c’è Paoletto, che è tutto rosso e strilla che è una vergogna è uno schifo non se ne può più, lo vedi?
-Lo vedo sì… E’ tutto accaldato…
-Ecco, lui fa Di Pietro.
-Mmm ma che carino ‘sto gioco…
-Sì, ci piace tanto…
-Però scusami eh, cerca di coinvolgere pure tuo fratello quando giochi con i tuoi amici…
-Ma mammina…
-Eh, mammina Un corno! Dai, Francesco, non è che siccome è più piccolo lo devi escludere, già te l’ho detto più di una volta!
-Ma…
-Niente ma! Guarda, voi non ve lo filate e lui si è addormentato, povera creatura…
-Ma no, mamma, te lo giuro, gioca anche lui…
-Paoletto, non prendere in giro tua madre! Come sarebbe, che gioca anche lui?
-Eh, lui fa Bersani.

grazie a Metilparaben

Perchè Proforma fa campagne “belle” per Vendola e “brutte” per il Pd ?

Pippo Civati ha invitato Dino Amenduni, di Proforma, al campeggio di Oltre per chiederglielo. Qui, di seguito le slides, molto interessanti, illustrate dal pubblicitario.

La discussione prosegue qui e qui.

grazie a Marcello Saponaro

Costi della politica, la denuncia dei Radicali

I lussi dei deputati costano 138 milioni

Denuncia dei radicali: la Camera spende novemila euro al mese per l’affitto di un ufficio a ogni onorevole

“Se a una cena tra amici qualcuno vi raccontasse che la Camera dei deputati spende circa nove mila euro al mese per pagare l’affitto di un ufficio per ogni deputato probabilmente non ci credereste. «Forse a quel prezzo sarebbe meglio affittare una stanza al Grand Hotel», scherza, ma non troppo Rita Bernardini, la deputata radicale che si è battuta per avere l’elenco di convenzioni, consulenze e fornitori della Camera fino a minacciare uno sciopero della fame. A darle pronta soddisfazione, facendole trasmettere subito i conti segreti del Palazzo ci ha pensato Gianfranco Fini, «il primo presidente della storia sensibile a queste vicende», lo ha definito Marco Pannella, che ieri ha squadernato con i suoi compagni di partito questa sfilza di numeri: «Carte che parlano da sole, dal cui studio è impossibile che non venga fuori roba da codice penale».

Dalla gran mole di dati spunta fuori pure una convenzione tra la Camera e il Centro Diagnostico Pantheon, non a carico del bilancio di Montecitorio (è finanziata con una quota di 800 euro al mese che ogni singolo deputato versa ad un Fondo di Solidarietà ma che consente agli onorevoli e ai loro familiari (anche se coppie di fatto) di ricevere rimborsi per interventi di chirurgia plastica e di accedere ad una serie di prestazioni: cura del sonno a 516,46 euro, shiatsuterapia a 75 euro, elettroscultura o ginnastica passiva a 75 euro, balneoterapia con 1860 euro di plafond annuo e 3100 euro l’anno per la psicoterapia.

Ma la voce più significativa che incide direttamente sui 138 milioni e passa di euro che la Camera spende per fornitori e contratti vari è proprio quella degli uffici, con un versamento alla società «Milano 90 srl» del gruppo Scarpellini di 46,5 milioni di euro solo per l’affitto di Palazzo Marini: una serie di immobili dislocati tra via del Tritone e piazza San Silvestro che nel 2007, denuncia il segretario dei Radicali, Mario Staderini, «costavano 30 milioni di euro e su questo ho bisogno di risposte da parte della Camera. Montecitorio e il Senato hanno in locazione da privati o dal demanio ben 22 immobili per un totale di 204 mila metri quadri, mentre il museo del Louvre ne ha solo 60 mila. E gran parte di questi 204 mila metri quadri sono ripartiti nelle strutture di palazzo Marini destinate agli uffici dei deputati». Uffici che, a sentire la Bernardini, «non servono a nessuno, io ci ho messo piede solo un paio di volte».

Scorrendo i dati messi on line sul sito dei Radicali si scopre poi che la «Milano 90 srl» fornisce alla Camera non solo la locazione degli uffici, ma anche servizi di ristorazione delle mense di via del Seminario e di Palazzo Marini (2.670.480 euro annui), mentre la ristorazione per deputati e dipendenti di Montecitorio è fornita dalla «Compass Grup Italia spa», che secondo il bilancio di previsione, riceverà nel 2010 3.857.712 euro. E non sono poche le voci che superano il milione di euro: per l’affitto di posti auto e moto vengono pagati 787 mila euro alla «Colonna srl», oltre 112 mila euro alla «Edilcrispi srl», 222.196 euro alla «Saba Italia spa», mentre per il lavaggio e la custodia delle vetture, la «Co.pisa.scrl» riceve 418 mila euro all’anno. Per la manutenzione della tappezzeria e falegnameria e per l’acquisto di arredi, la Camera versa 1.214.400 euro alla «Troiani srl», mentre i servizi di pulizia nel 2010 costeranno circa 5 milioni di euro.”

da LaStampa.it

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