Dove va il Pd: al centro

e precisamente dentro il Terzo Polo o Polo della Nazione, il quale in tal modo diventa più propriamente “polo” estendendo l’associazione, anche ai dalemiani e agli ex della sinistra democristiana del Pd.

E si badi bene, non aggregandosi in quanto associazione di fuoriusciti, conclamati alternatisi e progressivi dalla corte di Arcore, quanto come associazione che traendo ispirazione dal CLN si mette assieme per salvare l’Italia, da una prossima eventuale catastrofe economica, intendendo applicare una rigorosa politica di centro-destra e usando l’antiberlusconismo come collante elettorale per conseguire l’obiettivo.

Ora se fare dell’antiberlusconismo è facile, perchè è evidente che il soggetto si presta, con i comportamenti disinvolti suoi e dei suoi sodali, più difficile è spiegare ai propri elettori che un gruppo dirigente prigioniero del proprio passato di ex, dopo avere condotto la sinistra italiana in un vicolo cieco e fatto il deserto intorno a se, in termini di promozione reale e non di facciata del ricambio politico, come ultima ratio ritiene non esistere, in una fase oggettivamente difficile del capitalismo continentale, e italiano in particolare, ogni e qualsiasi spazio di manovra per la sinistra italiana. ed in quanto tale affetti da “sindrome di insostituibilità” si ricandida a dirigere il Paese, ma questa volta dal “centro”.

La necessità di giocare sull’ambiguità e di impedire l’identificazione dei veri scopi della manovra politica, faranno si che non si arrivi a tale soluzione già nella direzione del 23 dicembre, nella quale invece si lasceranno porte aperte sul piano delle alleanze ed indeterminatezza della linea politica e si sposterà l’attenzione, per come si è già fatto, su falsi problemi quali la legge elettorale, le primarie se farle, non farle e come farle, e/o i “pericolosissimi segni di autoritarismo”.

Non mancherà certo a tale impostazione il supporto della grande stampa nazionale Il Corriere, La Repubblica e La Stampa e dei rispettivi gruppi finanziari ed industriali che ne hanno la proprietà e che dalle politiche da “destra seria” sperano di essere i maggiormente beneficiati, come sempre del resto, quando in questo paese in cui l’ipocrisia la fa da padrona, si mettono in moto logiche che fanno perno su “emergenza”, “rigore”, “serietà”, “sacrifici”, “merito” ecc.

Piccolo esempio di quanto detto prima è la publicazione del sondaggio IPR Marketing su La Repubblica la sintesi del quale sarebbe, per come si legge nel titolo, “Il Pd guadagna col Terzo Polo“.
In effetti se poi si va oltre il titolo già nei sottotitoli, si scopre che “Alle elezioni il Nuovo Ulivo arriverebbe al 39,5% contro il 42,5 del Centrodestra. Mentre l’alleanza Democratici e Centro sarebbe al 39% contro il 43 dell’attuale maggioranza”, il che significa che nel primo caso lo scarto con il centrodestra sarebbe di 3 punti percentuali e nel nel secondo di 4.
Poi se si va a guardare il profilo degli indecisi, si vede che 24 su 100 alle elezioni del 2008 avevano votato per un partito di centrosinistra. Li convincerebbe un terzo polo siffatto ad andare alle urne ?
A conforto ed a sostegno degli amanti dell’apparato del Pd il sondaggio di La Republica riporta però che “Il Pd otterrebbe, secondo la rilevazione, meno voti se si presentasse in una coalizione di centrosinistra: il 25,5% contro il 26,5”.
Con il che “La Repubblica” il suo contributo quotidiano alla demolizione di qualsiasi prospettiva utile alla costruzione di una sinistra che non si riconosca nel “partito de La Repubblica” lo ha dato anche oggi, ed il bravo Ezio Mauro si è guadagnato la pagnotta anche oggi.

Resta il fatto che come dice sul suo blog Pippo Civati “Sono tutti d’accordo. Anche quelli che litigano da sempre [ndr.leggi D’Alema e Veltroni]. Si va con Casini e gli si fa fare il premier. Di Fini si parla meno, per ragioni (ovvie) che non credo di dover spiegare.“.

E’ tutto vero, e sta per succedere come del resto è successo nel 2008 (non un secolo fa) anche questo:

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Civati in viaggio sulle orme di Garibaldi

Pippo Civati è in viaggio, un viaggio dal nord al sud, dal basso verso l’alto, come dice lui, sulle vie dell’Unità d’Italia nel tentativo di reinventare la politica dei giorni a venire.
Forse nemmeno ne avrei parlato, poi la lettura di questo articolo di cui vi riporto solo un brano mi ha convinto a comunicarvi che, se volete, il 22 agosto potrete incontrarlo a Calatafimi Segesta ed il 23 a Mazara e Marsala. Perchè saranno passati 150 anni ma rimane il fatto che … “Qui si fa l’Italia o si muore !”

È soprattutto un problema di simboli. E di immaginario. Lo scrive Massimiliano Panarari in un libro che andrebbe distribuito a tutti i democratici sparsi per il Paese. «Mi pare ci siano due temi fondamentali, e non più aggirabili», mi dice Massimiliano. «Sono temi della sinistra, fanno parte del suo dna». Massimiliano è chiaro: «Prima di tutto, la partecipazione, il bisogno di riportare a intervenire e a dire la propria i nostri concittadini e le nostre concittadine e, in particolare, le giovani generazioni che la gerontocrazia e i tratti da Antico regime di questo nostro Paese tengono fuori dai processi e, soprattutto, dalle sedi decisionali». E già basterebbe. Ma poi Massimiliano rincara la dose: «La cultura nella nostra epoca, postmoderna e liquida, si intreccia strettissimamente con l’immaginario, con la dimensione simbolica, della conoscenza e delle mentalità. Uno dei (tanti) problemi che ci troviamo a dovere affrontare consiste proprio nel fatto che l’immaginario di moltissimi italiani, purtroppo, è stato occupato in modo “militare” da un’egemonia sottoculturale che li induce ad abbracciare in modo quasi inconsapevole la visione di una brutta destra egoista, socialmente darwiniana e insofferente alle regole della convivenza civile».

È il campo di gioco che è già concepito a immagine e somiglianza della destra. E noi fatichiamo: «Fare politica nei nostri tempi significa proprio generare culture e immaginari nuovi, e in linea con le nostre idealità».

Prendete i giovani, ad esempio. Nel Risorgimento erano tutti ventenni. I trentenni erano già leader di una certa esperienza. E noi siamo qui a parlare non dei giovani elettori, ma dei giovani dirigenti del Pd. Come se il problema fosse questo. E i giovani-non-dirigenti non si sa come coinvolgerli, lo ripetiamo in ogni riunione, a ogni convegno. E allora andiamo a Torino. Pensando ai moti del 1821, al «mobilitiamoci» di casa nostra e, magari, al Move On che ha aperto la strada ai democratici americani.

Per convincere i giovani, bisognerebbe unire il giorno e la notte. I sogni e la realtà. Nell’epoca della classe creativa tutto ciò ha un significato anche economico.

*** – il grassetto è mio

Incapaci (2). La selezione al peggio della classe dirigente nel Pdl comincia a dare cospicui frutti

per gli avversari.

Dopo il caso Lazio è caos liste pure in Lombardia. La lista del presidente, “Lombardia per Formigoni” esclusa per la irregolarità di 514 firme.

Dice Pippo Civati: “Allo stato attuale, Formigoni è fuori, perché la lista in questione è proprio il listino del presidente (e dell’igienista dentale, per capirci). Proprio quel listino sul quale il Pdl ha discusso fino alle ultime ore. L’avevo detto io che un giorno e mezzo per raccoglierle era molto poco…“.

Mi spiego: Formigoni, allo stato attuale, non si può presentare alle elezioni. Poi faranno ricorsi, leggine, de-cretini e altro ancora, ma per ora, Formigoni è escluso dalla competizione elettorale. Questo perché Formigoni è il «primo della lista» (del cosiddetto «listino»). Decadono lui e il listino, perché non hanno firme a sufficienza, e, di conseguenza, tutte le liste collegate. Cioè, tutti. Effetto domino, tipo.

Cose che accadono quando non hai più rispetto per le regole, ti senti al di sopra di tutto, invincibile e insindacabile, ma sei solo un poveraccio.

Mancanza del timbro tondo sui moduli, per 136 firme, mancanza data dell’autentica, per 121, mancanza luogo dell’autentica, per 229, e mancanza qualifica autenticante, per altre 28, queste le anomalie riscontrate dalla Corte d’appello in 514 delle 3.935 firme presentate per la lista “Per la Lombardia” di Roberto Formigoni. Quest quanto si legge nel provvedimento con cui la lista è stata dichiarata non ammissibile dall’Ufficio centrale regionale accogliendo il ricorso presentato dalla lista Bonino-Pannella.

Rimangono fuori, (per ora, qui la lista è stata comunque presentata, ed esistono margini per le interpretazioni),l’igienista dentale ed il geometra di Arcore.

Dopo il pomodoro con più fan di Berlusconi su Facebook, sembra che l’azione combinata di un panino e della placca dentale abbiano messo ko il Pdl.

E’ tutto così irreale.

Formigoni ed Errani go home … ma non per tutti

Dopo l’iniziativa di cui ho riferito qui sulla ineleggibilità per la terza volta consecutiva di Roberto Formigoni e Vasco Errani, alla presidenza della Lombardia il primo e dell’Emilia Romagna il secondo, si cominciano registrare le prime reazioni.

Tra i primi a dichiarare il candidato del Pd per la presidenza della regione Lombardia, lo sfidante ‘ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, il quale in linea del tutto teorica dovrebbe essere anche il primo ad assumersi la responsabilità della tutela della legalità nel rinnovo degli organi democratici della regione.

Sull’iniziativa dei sei esponenti del Pd Filippo Penati dice:

Non sono stato preventivamente informato dell’esposto presentato oggi. Per quanto mi riguarda non condivido il merito dell’iniziativa. Ho chiesto personalmente diversi pareri giuridici e, pur non avendo ottenuto un parere unanime, la stragrande maggioranza delle persone consultate si è espressa per la legittimità della candidatura di Roberto Formigoni”.

Giustamente Luca Sofri di fronte a queste parole pone alcuni interrogativi:

Come sarà fatta una “stragrande maggioranza di persone consultate”? Per essere così stragrande dovranno essere almeno sei, sette, no? Quindi ne ha consultate una decina? E chi sono? Il giurista e candidato del PD Angiolini, che ha dato parere contrario alla candidabilità di Formigoni? O il presidente Onida? O il costituzionalista Ainis?
E quanto è rilevante che Penati non sia stato “preventivamente informato”? E quanto è rilevante che Penati sia oggi uno dei massimi dirigenti del PD, che presenta in Emilia un candidato nelle stesse condizioni di Formigoni?”

Sul blog di Pippo Civati invece, dove di solito i commenti sono controversi e polemici, per una volta i commenti sono unanimi.
Valga per tutti a descrivere il clima il commento di Francesco Rocchi:

“In casi come questo non ce “noi” o “loro”, i “nostri” o i “vostri”.
Se l’appartenenza di partito si mette davanti alla legalità, è finita, ritorneremmo (se ne fossimo mai usciti) sempre allo stesso marasma.
Forse può essere amaro vedere che chi non rispetta le leggi se la gode di più di chi vi si attiene. Ma se si vuole stabilire il punto, marcare una differenza, se si vuole un paese migliore e funzionante, la legge va rispettata, punto.
Altrimenti come distinguiamo i “nostri” dai “loro”?

Infine per comprendere quanto le posizioni alla Penati registrano consenso si segnala che gli ultimi sondaggi danno Formigoni intorno al 57,0% e Penati intorno al 30,0%.

Se si applica ancora un po Penati riuscirà ad essere doppiato.