Il “Fatto Quotidiano” dice che a Salemi…

dopo le vicende legate al sequestro dei beni di Pino Giammarinaro, sembra proprio che si vada verso lo scioglimento, per infiltrazioni mafiose, dell’Amministrazione del Comune.

Salemi verso lo scioglimento per mafia

La richiesta già sul tavolo del Viminale Gli ispettori, nominati dall’ex ministro Maroni, hanno concluso il loro rapporto. L’iniziativa parte dal sequestro di beni ai danni di Pino Giammarinaro sospettato di legami con i clan. Lo stesso che, secondo l’accusa, avrebbe fatto pressione sulla giunta governata da Sgarbi Gli ispettori nominati a giugno scorso dall’ex ministro dell’Interno Maroni, su richiesta del prefetto di Trapani Marilisa Magno, per compiere l’accesso agli atti del Comune di Salemi hanno concluso il loro lavoro. Un vice prefetto, un commissario di Polizia e un tenente dei carabinieri, hanno lavorato nei termini affidati, e la conclusione appena rassegnata è quella che l’amministrazione del sindaco Vittorio Sgarbi “è stata oggetto di infiltrazione mafiosa”. Sul tavolo del ministro Cancellieri, che ha sostituito Maroni al Viminale, è già giunta la richiesta di commissariamento per inquinamento mafioso, un documento che nella sua completezza è stato classificato come “riservato”.

Non è stato un lavoro semplice e lo dimostra la mole di documentazione che accompagna le centinaia di pagine di relazione, decine e decine di faldoni, diversi capitoli per ogni settore dell’amministrazione comunale salemitana. Gli ispettori hanno “fotografato” la realtà che era stata descritta dall’ordinanza di sequestro di beni – oltre 35 milioni di euro – che ha colpito l’ex deputato regionale della Dc (andreottiana) Pino Giammarinaro, imprenditore edile con la “passione” per la sanità (pubblica) da quando per un lungo periodo e prima di entrare all’Ars nel 1991, fu presidente di una delle Usl siciliane, quella di Mazara del Vallo.

Proprio una serie di circostanze indicate nell’ordinanza, si tratta dell’operazione condotta a maggio da Polizia e Finanza denominata “Salus Iniqua”, hanno condotto il prefetto Magno a chiedere la nomina di una commissione di accesso agli atti. Gli ispettori hanno certificato che Giunta e Consiglio comunale, i vertici della burocrazia, hanno subito pressioni e influenze nelle decisioni da prendere fuori da ogni contesto di democrazia e confronto, ma con un metodo tipicamente mafioso. Punto di partenza l’onorevole Giammarinaro. Tra le pagine della relazione anche una critica (nemmeno tanto sottaciuta) sul modo di amministrare la cosa pubblica: da una parte consulenze per migliaia di euro, dall’altra una serie di decreti ingiuntivi che giorno dopo giorno arrivano sul tavolo del segretario comunale perché l’amministrazione non riesce a pagare i propri fornitori.

Il “reality” show che Sgarbi ha messo su da quando è stato eletto sindaco e che ha portato in qualche occasione Salemi sul palcoscenico della mondanità internazionale, le “provocazioni” del critico d’arte, la cui verve, anche molto polemica, è ben nota, adesso sta conoscendo una svolta del tutto a sfavore di Sgarbi.Il critico d’arte approdò a Salemi candidandosi a sindaco proprio per volontà dell’on. Giammarinaro che nonostante una assoluzione dall’accusa di mafia nel tempo era rimasto sullo sfondo di tante indagini di mafia condotte nel trapanese, non a caso finendo sottoposto alla sorveglianza speciale. Circostanza che non gli ha impedito di continuare ad esercitare un ruolo politico ben preciso pur non ricoprendo alcun incarico. Sgarbi, eletto, ringraziò dal palco proprio Giammarinaro già in quella occasione difendendolo dalle accuse che gli giravano attorno. Più che la mafia a Sgarbi si è interessato ad attaccare l’antimafia, giungendo a sostenere che la mafia come organizzazione non esiste più, e comunque a Salemi non c’erano mafiosi, se non tali erano semmai coloro i quali avevano disseminato di pale eoliche il territorio, e arrivando a minacciare denunzie contro il questore Esposito per avere firmato l’ordinanza contro Giammarinaro e nella quale è chiamato in causa il ruolo accondiscendente a Giammarinaro da parte di politici, amministratori e consiglieri comunali.

Resterà deluso Sgarbi rispetto alla conclusione della commissione. All’indomani della nomina infatti aveva dichiarato che “nessun atto della Pubblica Amministrazione è stato determinato dal benché minimo intervento o sollecitazione esterna”. La relazione sostiene il contrario e conferma quello che c’è scritto nel rapporto “Salus Iniqua”, “e cioè che la presenza di Pino Giammarinaro – soprannominato dai suoi amici ‘Pino Manicomio’ – all’interno del Comune di Salemi era garantita da funzionari e politici”. I “fidati” dell’onorevole vengono indicati in un rapporto dei Carabinieri di Salemi: cominciando dal segretario generale del Comune Vincenzo Barone e dall’ex direttore di ragioneria Gaspare Manzo, passando per diversi assessori e consiglieri comunali. In diverse intercettazioni risulta come Giammarinaro, sebbene privo di ruolo politico e amministrativo ufficiale, venisse quotidianamente consultato sui problemi politici e del Comune. Circostanza confermata anche dall’ex assessore e famoso fotografo Oliviero Toscani e anzi indicata come motivo delle sue dimissioni. Il noto fotografo ha definito “mafioso” il “contesto territoriale” in cui lavorava. “Giammarinaro partecipava e assumeva decisioni senza averne alcun titolo”.

di Rino Giacalone”

da Il Fatto Quotidiano

Alcuni link per capire di più:

Salemi: uccelli senza zucchero per Giammarinaro
Su Salemi, Sgarbi e Giammarinaro, la verità di Oliviero Toscani

Diocesi di Trapani, Immobiliare SPA

L’articolo di ieri di Rino Giacalone su “La Sicilia” e l’intervista al Vescovo di Trapani Monsignore Francesco Miccichè con i richiami a traffici poco chiari dell’ex arciprete di Alcamo, in relazione alla vendita di alcuni beni della Chiesa, non poteva non riportare alla nostra mente i casi di cessioni immobiliari di beni della Chiesa definibili quantomeno “azzardate”.
In particolare un bene di un qualche rilievo (terreno con progetto approvato) è citato nella recente ordinanza di sequestro dei beni dell’ex deputato regionale Pino Giammarinaro e fu ceduto dall’allora parroco della chiesa di San Giuseppe di Castellammare del Golfo, e nella vicina Calatafimi il farsi “lottizzatori” di parte del clero locale ha portato alla rimozione e trasferimento in altra sede di tutto o in parte il clero locale. Per non citare poi i casi di abusivismo edilizio in cui sono incorsi in anni recenti sempre nel nostro territorio, parroci e gestori di strutture religiose.

Vuoi vedere che la Chiesa trapanese ha cambiato ragione sociale ?

Il vescovo: «Ho scoperto gravi illeciti

«Mi sono io rivolto alla magistratura». Il vescovo mons. Francesco Miccichè parla “carte alla mano”. La chiesa trapanese è sotto choc ma lui esterna serenità dopo la decisione arrivata dal Vaticano del «visitatore apostolico», in termini ecclesiastici, una sorta di “ispettore” in termini laici, che dovrà andare a guardare fin dentro le cose più segrete della Diocesi trapanese.
Il vescovo ieri ha portate alcuni incartamenti al magistrato al pm Paolo Di Sciuva che si sta occupando del caso. Ma appunto, quale è intanto il caso aperto? C’è una indagine sulla fusione di due fondazioni, “Campanile” e “Auxilium”, operazione che avrebbe lasciato un buco da un milione di euro? O l’indagine è su altro? Il vescovo Miccichè riosponde: «Io – dice – ho scoperto gravi illeciti amministrativi che mi hanno portato a sospendere a divinis un presbitero (il sacerdote Ninni Treppiedi ndr), mi sono io rivolto alla magistratura, sono stato io a presentare querela per gravi fatti amministrativi». Fatti che non riguardano la fusione delle fondazioni.
Ieri pomeriggio il vescovo Miccichè è stato convocato in Procura come persona informata dei fatti, è stato sentito sulle querele da lui presentate. Giorni addietro in Procura è stato sentito anche l’ex prete Treppiedi. Dagli uffici inquirenti trapela poco, una indagine sulla fusione delle fondazioni però din sicuro non c’è, semmai una attività di “verifica” si, su quello che è successo nella fase di fusione, se davvero sono stati commessi reati (se ne occupa la sezione di pg della Finanza), di indagine si può parlare invece per le “carte” che mons. Miccichè ha portato già ancora prima di ieri in Procura.
Ma che “carte” sono? Ieri mattina alcune mons. Miccichè le teneva sul suo tavolo. «Autorizzazioni – spiega – a stipulare rogiti notarili di vendita dove la mia firma apposta in calce è stata scannerizzata da altri documenti». Accanco alla firma del vescovo quella dell’allora direttore amministrativo della Diocesi, don Ninni Treppiedi. Lei non sapeva nulla di tutto questo? «Assolutamente no».
Qualche rogito è stato già annullato, come quello della vendita della piccola chiesa che si trova nel centro storico, Maria Santissima di Custonaci, diventata atelier di pittura, e che quando il vescovo andò a inaugurare non sapeva che i locali erano diventati luogo per esposizione di quadri.
Ma le ricerche fatte agli atti della Diocesi e presso le chiese dove padre Treppiedi ha servito messa a sentire il vescovo hanno fatto scoprire anche altro. «Assegni movimentati in banca di rilevanti importi – dice – intestati alle chiese che finivano col diventare assegni circolari direttamente intestati al sacerdote, auto di lusso comprata e rivenduta». Qualcuna sarebbe finita in Vaticano a disposizione di alti prelati. E a proposito di soldi è saltato fuori anche un conto tenuto dall’ex sacerdote presso lo Ior di Roma. Tra i documenti una nomina presso un Ipab di Alcamo, che però il vescovo Miccichè non sapeva di avere fatto.
E il milione che manca a proposito della fusione delle due fondazioni? «Sono soldi depositati su un conto della Curia, non sono spariti», dice il vescovo.”

A proposito del post “Il ramo castellammarese dell’operazione ‘Salus iniqua’”, Nino Ippolito

ci tiene a dire che:

“In riferimento al contenuto dell’articolo dell’opinionista Rino Giacalone, da voi pubblicato e in cui vengo tirato in ballo, chiedo, ai sensi della legge sulla stampa, la pubblicazione della seguente replica:
Sono stato amico di Pino Giammarinaro. E lo sono stato con fierezza, pienamente consapevole delle vicissitudini giudiziarie che lo hanno riguardato. Le responsabilità penali sono personali. E, nonostante la furia forcaiola di certi antimafiosi di mestiere che vivono e si nutrono di sospetti, non si trasmette agli amici. Inoltre la pena nel nostro ordimanento, ha valore rieducativo, non contempla la morte civile di un individuo.
Da tempo, quella con Giammarinaro, è un’amicizia troncata. Per mia scelta. Ed è, come ha ricordato lo stesso Sgarbi, di dominio pubblico. Dei motivi (per principio, perchè le amicizie non si devono giustificare) non debbo darne conto a nessuno, nemmeno a quegli investigatori che si eccitano, con lo stesso spasmo che mostrano le iene di fronte al sangue, quando annunciano che «riecheggieranno le sirene» (così si legge sul profilo Facebook di un investigatore trapanese), men che meno a mediocri giornalisti, e mi riferisco all’imponente (fisicamente) Rino Giacalone, dal quale apprendo che io avrei preso e consegnato «ordini». Circostanza letteralmemnte inventata dal Giacalone perché da nessuna parte è scritta una simile cosa. E’ una sua chiosa da mestatore e suggestionatore. Essere «citati» in una indagine non può diventare, come fa il vigliacco Giacalone, il pretesto per alimentare sospetti o attribuire, arbitrariamente, comportamenti che non non ho mai avuto. Io sono stato ascoltato come «persona informata dei fatti».
In un rapporto di amicizia non si prendono o si danno ordini. Succede nei rapporti di subalternità, come quelli della disciplina militare, che Rino Giacalone, per ragioni non solo professionali, certamente conosce meglio di me.
Il solo ordine che conosco è quello cavalleresco di San Costantino, di cui ho fatto parte parte. Per contrappormi – vanamente – all’affollato e, ahinoi, non riconosciuto, «Ordine Asinino», dove albergano tanti, boriosi e ignoranti giornalisti che coltivano la ripicca e la ritorsione.
Io prendo ordini dalla mia conscienza. Per questo ciò che si è scritto su di me è una infamia da vigliacchi. E poco importa se a scriverlo sia stato un investigatore esaltato, prevenuto o infedele o, come temo, sia piuttosto il premeditato schizzo di fango ispirato da una opinione, una ipotesi, una suggestione.
Circa un anno fa, lo stesso Giacalone, giornalista antimafia «da tavolino», scrisse su di me una serie di fandonie alle quali, non dopo avergli ricordato le ricorrenti castronerie grammaticali e sintattiche di cui é notoriamente infarcita la sua scrittura (disponibile, a richiesta, a stilare l’impietoso cahier de doléances…), replicai chiedendo la pubblicazione di una rettifica nella quale sottolineavo, tra le altre cose, il suo giornalismo «a tesi» e, peggio ancora, l’assenza di riscontro preventivo alle cose pubblicate, così come il riconoscimento del diritto di replica ai soggetti chiamati in causa.
Lui, che rimprovera continuamente ai suoi supposti avversari di utilizzare la querela come strumento intimidatorio, mi denunciò. Il magistrato ha ritenuto pertinenti le mie considerazioni e comunque nell’alveo del «diritto di critica». Giacalone, probabilmente, avrà masticato amaro, anche perchè quelle mie considerazioni contenevano giudizi sulle sue qualità professionali.
Chiedo, come si dice in questi casi – l’onere della prova. Che non è una ipotesi, e nemmeno la ricostruzione fantasiosa e arbitraria di un investigatore che interpreta piuttosto che riportare i «fatti». L’onore della prova, dunque, per capire – qualunque ne sia l’origine – il perché di questa infamia. E così difendermi da questo fango gratuito. Aspettando che l’opinionista Giacalone mi dica chi ha detto o chi ha scritto che io avrei preso «ordini».

Nino Ippolito
Addetto Stampa di Vittorio Sgarbi”

*** Nota di Diarioelettorale

Quanto sopra si pubblica per dovere, con piacere, ed integralmente per rispetto della persona Nino Ippolito e del suo diritto di replica, ove nello scritto di Rino Giacalone precedentemente pubblicato abbia ravvisato giudizi gratuiti ed offensivi sulla sua persona, ovvero il riferire di fatti e circostanze non vere o cosa ancor più grave false.

Non siamo noi in condizione di stabilire se sia scritto da qualche parte che Nino Ippolito abbia preso e consegnato ordini da e del Giammarinaro, non siamo giornalisti. Di ciò si assume la responsabilità “il giornalista” Rino Giacalone, essendo stato pubblicato il pezzo integrale, da noi solo parzialmente citato, su testata giornalistica autorevole e con ben altra diffusione di quella che può vantare un blog di provincia.

Resta il fatto che qui, nella replica da parte di Nino Ippolito si esprimono giudizi su Rino Giacalone che francamente appaiono gratuiti, non suffragati da dimostrazione di alcun tipo e che quindi vengono pubblicati integralmente solo per completezza dell’informazione, secondo il principio del “chi ha detto cosa” fermo restando la totale assunzione di responsabilità in ogni sede da parte dello stesso Nino Ippolito.

Salemi: ma allora Oliviero Toscani aveva ragione !

Dopo la clamorosa rottura e conseguenti irrevocabili dimissioni di Oliviero Toscani di quasi un anno fa, di cui si era detto qui, qui e qui, sembra che il tempo, da quel galantuomo che è, abbia deciso di dare ragione ad Oliviero Toscani se, dopo quanto detto qui, bisogna ora registrare le ulteriori dichiarazioni della vice sindaco di Salemi Antonella Favuzza che, a proposito della bocciatura da parte del Consiglio Comunale del Conto Consuntivo, dichiara:

“Ancora una volta i consiglieri comunali di Pino Giammarinaro, compreso il saltellante Presidente del Consiglio Comunale Giusy Asaro e l’ondivago capogruppo della fantomatica Udc Nino Ardagna, votano un atto contro gli interessi della città nell’idea di piegare l’Amministrazione alle logiche partitocratiche.

L’immarcescibile Uomo del Monte [Pino Giammarinaro ndr.], che dice di non occuparsi di nulla e invece si fa interessato promotore di incontri in luoghi della sanità pubblica con consiglieri più o meno malleabili per concordare azioni più o meno politiche contro me e Sgarbi rei di non essere manovrabili, continua a destabilizzare la vita amministrativa della città, frapponendo ostacoli di diversa natura, esasperando il sindaco con continue richieste di posti in giunta e assurde verifiche di maggioranza,  sperando magari di costringere Sgarbi alle dimissioni o di portare in aula una mozione di sfiducia.

La bocciatura del consuntivo degli uomini di Giammarinaro è anche la risposta alla scelta del Comune di revocare da Capo Settore alle Manutenzioni un ingegnere a loro assai caro. Ne prendiamo atto, ma non torniamo indietro. I salemitani però debbono sapere che proprio gli uomini di Giammarinaro fino ad oggi hanno avuto in mano la gestione della Manutenzione e dei Lavori Pubblici, i settori ai quali i cittadini imputano i maggiori disservizi. La dimostrazione che certa politica non si concilia con l’efficienza.

Non si può infine sottacere l’intesa tra l’ignavo PD e gli uomini di Giammarinaro che in consiglio ormai, da oppositori a Sgarbi, si muovono all’unisono.
Il PD si vergogni di parlare di “gestioni sgangherate” in una città che, grazie alla rinnovata e positiva immagine che le ha dato Sgarbi, ha dato visibilità financo alle loro mediocri posizioni.
E’ lo stesso PD che parla come un marziano sceso sulla terra, dimenticando di avere amministrato per un decennio Salemi senza aver prodotto un solo atto degno di essere annoverato.”

A proposito delle dichiarazioni relative al Pd ed al suo ruolo Domenico Venuti uno dei due consiglieri comunali del PD all’opposizione in consiglio comunale dichiara:

“Ignavia e mediocrità trasudano, semmai, dalle dichiarazioni dell’ufficio per la comunicazione che arriva addirittura a formulare farneticanti intese politiche ed ataviche responsabilità dell’opposizione al solo fine di provare a giustificare il fallimento dell’amministrazione Giammarinaro-Sgarbi“.

A sostegno della vice sindaco interviene l’onorevole Giulia Adamo del Pdl Sicilia:

“Esprimo il mio sostegno personale e politico al vicesindaco di Salemi Antonella Favuzza. E’ un’amministratrice coraggiosa che sta lavorando per il bene della sua città pur tra mille ostacoli posti dalla vecchia politica”.

Alla prossima.

Salemi: a dire basta ora è Vittorio Sgarbi

Una nota d’agenzia (Adnkronos) ed un’intervista, pubblicata dalla edizione Palermo de “la Repubblica” di oggi 10 ottobre, per dire che: “Il sindaco di Salemi (Trapani), Vittorio Sgarbi, stamane ha revocato l’incarico di assessore a Oliviero Toscani.
Il fotografo, che aveva la delega alla Creativita’, alla Comunicazione e ai Diritti umani, nonostante avesse piu’ volte annunciato alla stampa l’intenzione di dimettersi, non ha mai formalizzato questo intendimento, e cioe’ non ha mai presentato al Comune la lettera di rinuncia alla carica assessoriale.

Toscani è ingeneroso, le sue invettive sono false e senza prove. A questo punto lo caccio io.

Ho deciso di revocargli l’incarico perche’ e’ venuto meno il rapporto fiduciario. Ovviamente l’attivita’ dell’assessorato alla Creativita’ continuera’ con nuovi stimoli e nuove risorse per dimostrare che in Sicilia e’ possibile lavorare e non vi e’ la condizione di dover scappare.“.

Il sostituto di Toscani sara’ nominato con molta probabilita’ gia’ lunedi’ prossimo.

E nell’intervista Sgarbi precisa inoltre, ancora una volta, il suo rapporto con Pino Giammarinaro con una serie di affermazioni abbastanza secche: “E’ stato Giammarinaro a volermi come sindaco di Salemi. Mi ha chiamato lui e siamo qui grazie a qiesta unione. Ma poi io mi sono messo a fare il sindaco e adesso decido solo io. Lui controllerebbe tutto ? A stento è riuscito a ottenere una miseria, tremila euro, per un torneo di volley. Idem la sua richiesta per un gruppo musicale, a costo zero.“.

Ed ancora: “Riguardo a Giammarinaro che posso dire ? Voleva che in giunta ci fossero uomini suoi, voleva nominare il vice-sindaco, è vero. E tanti altri. Ma io non ho voluto. Alla fine i personaggi che possiamo ricondurre a lui sono gli assessori Angelo Calistro e Caterina Bivona.“.

Giammarinaro è privo di capacità politica, o meglio, di capacità di condizionamento. Se Toscani ha le prove di qualcosa le tiri fuori.“.

Ed infine la stoccata finale a Oliviero Toscani (o a Pino Giamamrinaro ?): “[Oliviero Toscani]non vuole fare l’assessore alla Creatività perchè crede che tutto sia controllato da Giammarinaro ? E’ come se dicessi che io non posso fare il sindaco di Salemi perchè c’è Matteo Messina Denaro.“.

Oliviero Toscani: “Io a Giammarinaro non devo nulla”

Oliviero Toscani è’ tornato ieri sull’argomento delle sue dimissioni da assessore alla creatività del Comune di Salemi con una intervista ad Emanuele Lauria, pubblicata dalla edizione Palermo de “La Repubblica”

“L’ormai ex assessore alla Creatività del Comune Di Salemi spiega il suo addio: ‘Laggiù c’è una colla in cui restano invischiate le iniziative importanti. Mi hanno visto Come un disturbatore, c’è una vecchia mentalità'”

Il fotografo attacca il ras dc Giammarinaro: ‘Comanda lui, Sgarbi è un ingenuo'”

“Non sono riuscito a realizzare il progetto delle case a un euro. Tutti hanno desistito di fronte ai problemi posti dai tecnici. In realtà sono interessi privati che condizionano l’attività. Basta atterrare a Punta Raisi per sentir discutere di finanziamenti, aiuti pubblici fondi europei. La Sicilia soffre di rassegnazione, di mancanza di energia e coraggio”

Intervista al fotografo dopo l’addio alla giunta di Salemi

Toscani: “Io, bloccato dagli speculatori”

Emanuele Lauria

«Dopo un anno in Sicilia mi è venuta voglia di votare per la Lega». Caustico, tagliente e provocatorio come le sue campagne pubblicitarie: Oliviero Toscani non fa sconti. E, chiamato in causa da Sgarbi, torna sui motivi della decisione – annunciata a Repubblica – di lasciare la giunta di Salemi e rinunciare alla scommessa incarnata da un assessorato alla Creatività. Rivelando come dietro l´addio ci sia lo stop alla vendita delle case a un euro. Operazione affogata in un più vasto piano di dismissione degli immobili di cui lo stesso Toscani ha chiesto il ritiro: «Hanno prevalso interessi speculativi». Il fotografo mette nel mirino Sgarbi («Parla tanto ma ha le mani legate») e un paese «dove gli uomini di Giammarinaro controllano tutto».

Toscani, lei si è tirato indietro e Sgarbi l’ha accusata di aver accettato l’idea che tutto qui è uguale, tutto è mafia.
«Io sono un libero professionista, Vittorio cerca di fare il politico. Io voglio concludere le cose che porto avanti. Ho capito che c´è una colla, laggiù, in cui restano invischiate le iniziative più importanti. Non è che nel resto d´Italia sia molto diverso, ahimè».

Ha detto che la creatività è l´opposto della sicilianità, suscitando aspre polemiche. E premi Nobel come Pirandello o Quasimodo dove li mettiamo?
«Protagonisti del secolo scorso. Oggi la Sicilia cosa produce? Cosa dice la gente nel mondo di quest´Isola? Siamo seri: è un problema di mentalità. Basta atterrare a Punta Raisi per sentire discutere di finanziamenti, aiuti pubblici, fondi europei. Di assistenzialismo, in una parola. Sbaglio o già Sciascia accennava al male della sicilitudine? Chi vuol bene a questa terra parla come me, gli altri fanno facili moralismi».

Sicilia irredimibile, per dirla ancora con Sciascia.
«Aveva ragione lui. A Salemi sono stato visto come un disturbatore perché, ad esempio, mi sono opposto a un parcheggio schifoso in piazza Alicia, l´unica cosa bella che ha il paese. “Non si posteggia perché c´è Toscani”, hanno detto subito i salemitani. Il proprietario del bar è venuto da me a lamentarsi, invece di ringraziarmi perché la piazza ha acquisito valore e ora può mettere i tavolini fuori. Ripeto: è una questione di mentalità».

Ma quali progetti non è riuscito a realizzare?
«Uno su tutti, le case a un euro. Ci lavoravamo da un anno, avevamo fatto venire a Salemi notai e avvocati di grido. Tutti alla fine hanno desistito, davanti ai tremila problemi posti dai tecnici. In realtà ci sono interessi privati che condizionano il Comune. Tutti lo sanno. Come tutti sanno che a Salemi c´è un capo supremo a determinare l´attività amministrativa».

Parla dell´ex deputato dc Giammarinaro, sponsor dell´elezione di Sgarbi?
«È un problema di Vittorio, non mio. Io a Giammarinaro non devo nulla, l´ho detto anche in piazza. Ieri mi ha telefonato chiedendomi di non andare via, ho risposto che farò quello che devo fare. Sgarbi parla ma ha le mani legate. Giammarinaro gli ha indicato un paio di assessori, i suoi uomini controllano tutto. Vittorio è un uomo incredibile, è generoso e buono. Ma ingenuo. Deve crescere».

Il ciclone Sgarbi a Salemi, un anno dopo. Solo immagine?
«Macché. Abbiamo realizzato tanti progetti, dalla lotta al randagismo alla promozione del vino. Per una manifestazione come “Benedivino”, che ha avuto risalto nazionale, sono dovuto andare a invocare un contributo dal presidente della Provincia Turano come fosse un favore. Mia moglie non ci credeva: “Ma devi arrivare a questo?”, mi ha chiesto. Tra parentesi: gli artisti di “Benedivino” ancora attendono quanto promesso. Con le case a un euro, l´iniziativa cui tenevo di più, volevo ricostruire il paese. L´impressione è che abbiano prevalso tentazioni speculative. Sì, ho chiesto di fermare tutto».

Che futuro ha l´amministrazione di Salemi?
«Credo che Sgarbi attenda un posto più importante, poi lascerà. A me interessava il progetto Salemi. L´ho portato avanti con ragazzi straordinari, che hanno dovuto confrontarsi con indifferenza e scarsa riconoscenza. Ecco, nei giovani siciliani io credo molto».

Il male peggiore della Sicilia: la politica, la cattiva amministrazione, la mafia?
«Io direi la mala abitudine, il malcostume, il fatalismo, la rassegnazione. La mancanza di energia e di coraggio: di creatività, insomma. Se dovessi descrivere l´Isola con un´immagine delle mie campagne, sceglierei quella della modella anoressica».

da “La Republica” del 09/10/2009

Salemi, un puntino sulla carta geografica

Al fine di consentirvi di arricchire la vostra conoscenza del fenomeno, Salemi, Sgarbi, Giammarinaro, vi segnalo per la penna di Walter Molino, (corrispondente “Da un puntino sulla carta geografica”), e le immagini di Laura Ferro, un’inchiesta sul mensile Diario di cui occupa le pagine dalla 14 alla 20 e dal titolo “SALEMI, IL DANDY E IL SUO PADRONE – Storia di Pino Giammarinaro, l’uomo che ha scelto Vittorio Sgarbi” che Marsala.it si è preso cura di scannerizzare e di fornirvi in PDF.

Si attendono commenti.