A Castellammare del Golfo la 3a edizione del PLAS

Tre giorni di incontri itineranti all’insegna del divertimento culturale nell’atmosfera di “PLAS 2009” acronimo di “PER LE ANTICHE SCALE”, un evento che avrà luogo a Castellammare del Golfo (Sicilia) in provincia di Trapani dall’11 al 13 settembre 2009.

La manifestazione, giunta alla 3ª Edizione, è promosso e organizzato dalla Proloco di Castellammare del Golfo in collaborazione con il Comune di Castellammare del Golfo, il gruppo ZEP, la cooperativa Skopelos, la Provincia Regionale di Trapani, la Regione Siciliana (Assessorato Agricoltura e Foreste – Assessorato Beni culturali, Ambientali e Pubblica Istruzione).

Artisti di strada, mostre fotografiche e di pittura, installazioni, performance teatrali e di danza, proiezioni di cortometraggi e documentari, concerti, fumettistica, incontri letterari, promozione della gastronomia tra il gusto e il colore dei vini siciliani, prodotti dell’artigianato: questo e tanto altro in programma.

Gli eventi si svolgeranno lungo le antiche scale del centro storico di Castellammare del Golfo in un vero e proprio labirinto urbano compreso tra corso Bernardo Mattarella, villa Regina Margherita, la scalinata di via Discesa Marina, il quartiere Chiusa, la via Crociferi, il corso G.Garibaldi, la piazza Don Luigi Sturzo, i Quattro Canti ed il teatro Apollo.

Da questo spazio si propagheranno una serie di snodi ramificati extrasensoriali, espositivi, culturali, gastronomici in un un ricco calendario all’insegna della contaminazione tra le arti, una sorta di fiera interattiva che combinerà arte, turismo e cultura per rispondere alla voglia di riconquistare la città per vederla e viverla con nuovi e consapevoli occhi.

Il programma della manifestazione lo trovi su Castellammare Online

Ragazzi questa è arte (2)

Marina Abramovic

È nata a Belgrado, ex Repubblica di Jugoslavia, il 30 novembre del 1946 ed ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Belgrado. Nel 1976 inizia la relazione e la collaborazione con l’artista Ulay.

Dopo dodici anni di relazione artistica e personale, decisero di interrompere il rapporto con una performance lungo la Grande Muraglia Cinese.
Ulay ha iniziato dal deserto di Gobi, Marina dal Mar Giallo e dopo una camminata di duemila e cinquecento chilometri si sono incontrati e si sono detti addio: “È stato un momento molto doloroso della mia vita. Dopo il quale ho avuto una crisi molto forte sia come artista sia come donna. Ma un artista lavora sempre con le sue tragedie, la sua pena. In un certo senso, abbiamo bisogno della drammaticità per fare progetti”.

L’arte, per la Abramovic, non è bellezza, ma interrogazione, richiesta di attenzione.

Dal 1980 al 1983 viaggia in Australia e nei deserti di Thar e del Gobi, nel 1988 è in Cina.

“Aborigeni e abitanti del Togo e di altri luoghi in Africa, le cosiddette “culture primitive” hanno rituali che tendono a spostare in avanti i propri limiti. Perché si fanno questi tagli sulla propria pelle, che richiedono una grande sofferenza? Perché gli aborigeni vanno nel deserto a sperimentare quella cosa chiamata “morte clinica” e ritornano indietro?
Perché solo quando realmente ti confronti con queste sofferenze, la paura di morire, i tuoi limiti fisici, puoi davvero liberarti da loro. Così i rituali di queste culture sono una specie di cornice nella quale noi performer possiamo stare, guardare, partecipare, recitare una parte, al fine di arrivare con un salto mentale a un altro stato della realtà”.

Dal 1990 è visiting professor all’Accademia di Belle Arti di Parigi, alla Hochschule für Bildende Künste di Berlino e Amburgo.

Dal 1992 tiene workshop, conferenze e mostre personali e collettive in tutto il mondo.

Tra le sue installazioni più note ricordiamo Bed from Mineral Room del 1994 e Cleaning that Mirror del 1995.

Nel 1997 ha vinto la Biennale di Venezia con una delle sue performance più note, Balcan Baroque, nel corso della quale lavava scheletri seduta su una pila di ossa animali.

Dal ‘91 insegna Arte della Performance presso la Hochschule für Bildende Künste di Braunschweig, Germania; il suo corso è considerato la più prestigiosa fucina della nuova generazione di performers a livello internazionale.

Le sue performance e le sue video installazioni mirano a investigare le potenzialità ed i limiti della sopportazione: il corpo è l’oggetto e il soggetto della sua ricerca, usato come strumento per veicolare un messaggio al pubblico, per comunicare ed assorbire energia.  Il corpo dell’artista dunque come metafora e simbolo di realtà e valori diverse.

Pur avendo preso posizione ferma contro la guerra e il terrorismo, esprimendo al contempo critiche appuntite all’attuale amministrazione americana per la sua politica giudicata aggressiva, Marina Abramovic non è e non si sente un artista engagée: l’artista “non deve reagire alle notizie quotidiane come un giornale. Se lo fa, le notizie diventano subito vecchie e lui è fuori.

Agli allievi chiede di rispettare giorni di astinenza da cibo, sesso, parole, televisione e ogni sorta di comunicazione.

Vive ad Amsterdam.

Ragazzi questa è arte

Per quanti, tanti, troppi che limitano il proprio orizzonte delle arti, alle tradizionali forme espressive apprese al liceo, e spesso non rielaborate ed ampliate, negli anni dell’università, offro questo:

The Slowly project

di Liuba artista nata a Milano nel 1972, che vive e lavora tra Milano e il Canada e di cui potrete sapere di più qui

La lentezza come metafora del contrasto tra tempo personale e tempo sociale, tra interiorità ed esteriorità. Un work-in-progress che prevede lo svolgimento della medesima performance in più città del mondo.

Dice di se Liuba “Ho iniziato a lavorare con la performance parecchi anni fa, con l’intento di far interagire, attraverso il corpo, più linguaggi, e creando performance multimediali con interazioni di immagini, parole, video, luci, suoni e oggetti.
La potrei definire la fase delle “performance eventi” : azioni create per un pubblico che le guardasse.

Negli ultimi anni però ho spostato l’attenzione verso … (leggi tutto)