Castellammare del Golfo PLAS 2009 i gruppi musicali (3)

E’ prevista una chiusura con il botto per la musica al PLAS la sera conclusiva del 13 settembre con la esibizione dell’ Orkestra In-stabile Dis/accordo e di uno dei massimi esponenti del Jazz italiano il sassofonista (ma non solo) palermitano Gianni Gebbia.
Spettacolo garantito e qualità della musica certamente al top.
Music on stage:
Orkestra In-stabile Dis/accordo
L’Orchestra In-stabile Dis/accordo [O.I.D.] è un organico variabile di circa quindici elementi. Nasce per germinazione spontanea all’interno del MiKalsa Bar, dando forma all’urgenza espressiva di una nuova generazione di improvvisatori, convinti della necessità di una proposta creativa aperta a tutti i linguaggi, non necessariamente etichettabile.
Una “conduction” estemporanea e multimediale gestita dagli stessi musicisti dell’organico che, sperimentando tutti i mezzi espressivi a disposizione, attraverso un approccio non convenzionale, mettono in atto una pratica orchestrale che coinvolge l’ascoltatore in un evento musicale originale in continuo divenire.
Le performances dell’Orchestra, fondata da Luca Lo Bianco, Francesco Guaiana, and Lorenzo Quattrocchi, si ispirano ai metodi contemporanei e alle pratiche di improvvisazione collettiva.
L’energia che nasce dai concerti è frutto di una comunicazione intensa e diretta, un modo per far conoscere la parte più innovativa della cultura musicale legata alla Sicilia, troppo spesso assimilata agli stereotipi del folk e della tradizione come unico aspetto esportabile.
L’effetto O.I.D. si è propagato rapidamente, altri progetti sono nati sulla sua scia, altri artisti hanno preso coraggio e vigore, ed è per questo che l’Orchestra è diventata una realtà nella vita culturale della città.
Non è solo un modo di suonare, è un modo di pensare, un modo di relazionarsi, è movimento.

E’ prevista una chiusura con il botto per la musica al PLAS la sera conclusiva del 13 settembre con la esibizione dell’ Orkestra In-stabile Dis/accordo e di uno dei massimi esponenti del Jazz italiano il sassofonista (ma non solo) palermitano Gianni Gebbia.

Spettacolo garantito e qualità della musica certamente al top.

Orkestra In-stabile Dis/accordo

L’Orchestra In-stabile Dis/accordo [O.I.D.] è un organico variabile di circa quindici elementi. Nasce per germinazione spontanea all’interno del MiKalsa Bar, dando forma all’urgenza espressiva di una nuova generazione di improvvisatori, convinti della necessità di una proposta creativa aperta a tutti i linguaggi, non necessariamente etichettabile.

Una “conduction” estemporanea e multimediale gestita dagli stessi musicisti dell’organico che, sperimentando tutti i mezzi espressivi a disposizione, attraverso un approccio non convenzionale, mettono in atto una pratica orchestrale che coinvolge l’ascoltatore in un evento musicale originale in continuo divenire.

Le performances dell’Orchestra, fondata da Luca Lo Bianco, Francesco Guaiana, and Lorenzo Quattrocchi, si ispirano ai metodi contemporanei e alle pratiche di improvvisazione collettiva.

L’energia che nasce dai concerti è frutto di una comunicazione intensa e diretta, un modo per far conoscere la parte più innovativa della cultura musicale legata alla Sicilia, troppo spesso assimilata agli stereotipi del folk e della tradizione come unico aspetto esportabile.

L’effetto O.I.D. si è propagato rapidamente, altri progetti sono nati sulla sua scia, altri artisti hanno preso coraggio e vigore, ed è per questo che l’Orchestra è diventata una realtà nella vita culturale della città.

Non è solo un modo di suonare, è un modo di pensare, un modo di relazionarsi, è movimento.

Il bel promo di Orkestra In-stabile Dis/accordo realizzato da Antonio Macaluso

Gianni Gebbia

Nato a Palermo il 1 maggio 1961, Gianni Gebbia ha appreso il jazz da autodidatta facendo esperienza in numerose formazioni e orchestre siciliane e partecipando a numerose jam session con musicisti americani di passaggio nell’isola.

Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta compie le prime esperienze sul versante della musica creativa e collabora con alcuni gruppi influenzati dal pop progressive, dal movimento Rock in opposition e dal nuovo folk (Rakali e Shamàl).

Nel 1980 trascorre un anno a New York dove ha modo di essere direttamente influenzato dalle esperienze di contaminazione radicale denominate No wave e dal jazz creativo della scena dei loft.

Verso la metà degli anni Ottanta intraprende l’attività di solista nel campo del jazz contemporaneo e successivamente della musica improvvisata, guidando varie formazioni e partecipando a festival come Imola Jazz at the rock (facendo da spalla al gruppo di Wayne Shorter), Clusone Jazz, Jazz Bo, Katapult Koblenz.

Nel 1984 si laurea in filosofia con una tesi dal titolo John Coltrane, la liberazione attraverso il suono.

Nel 1990 partecipa al Total Music Meeting di Berlino accanto a musicisti come Steve Lacy e Lindsay Cooper. Nello stesso anno viene votato come miglior nuovo talento nel referendum indetto dalla rivista Musica Jazz.

Dal 1989 al 1992 dirige il Gianni Gebbia Group e il Gianni Gebbia Trio con vari ospiti tra i quali il trombettista Pino Minafra, il violoncellista olandese Ernst Reijseger e il manipolatore di suoni Massimo Simonini.

Dal 1991 collabora con il percussionista Gunther “Baby” Sommer e il contrabbassista Peter Kowald ricomponendo così uno delle accoppiate storiche del free jazz europeo.

Nel 1993 dà vita assieme a Vittorio Villa e a Miriam Palma al progetto Terra Arsa con il quale compie numerosi tour e partecipazioni a festival prestigiosi quali Victoriaville in Canada e Mulhouse in Francia. Nel 1996 e 1997 compie numerosi concerti in Giappone (Tokyo, Osaka, Hofu, Sendai) negli Stati Uniti (Philadelphia, New York, Baltimore, San Francisco, Oakland, Berkeley), Canada (Vancouver, Victoriaville).

Ha partecipato a diversi prestigiosi festival internazionali quali Banlieues Bleues a Parigi, Sofia international Jazz Festival , Thessaloniki e Patras in Grecia, Rive De Gier, Mulhouse, Varna, Bucarest, Noci, Ruvo di Puglia, Bolzano, Saalfelden International Jazz Festival, Controindicazioni etc.

Frequenti le performance accanto a danzatori contemporanei e butoh (Masaki Iwana, Tadashi Endo, Antonio Carallo, Julie Stanzak, Yves Musard) poeti (Alberto Masala), videomakers (Salvo Cuccia), registi cinematografici e teatrali (Raul Ruiz, Roberto Andò, Jerome Savary), artisti visivi (Toti Garraffa, Nicola Console, Martha Keller).

Da alcuni anni collabora con artisti dell’area contemporanea e sperimentale come Heiner Goebbels, David Moss, Otomo Yoshihide, Fred Frith, Anatoly Vapirov, Vladimir Tarasov, Jean-Marc Montera, Tiziano Popoli, Dominique Regef, Louis Sclavis, Jim O’ Rourke, Lee Ranaldo, Glen Velez, Benoit Delbeq, Noel Akchoté, Antonello Salis, Sergey Kuryokhin, Mari Kimura, Henri Kaiser, Jack Wright, Garth Powell, Roy Paci, Francesco Cusa, Han Bennink, Jon Rose, Lukas Ligeti, Elliott Sharp.

Nel 1997 e 1998 è stato direttore artistico di Palermo di Scena, festival estivo della Città di Palermo ed anche direttore artistico del Festival Curva Minore – pratiche inusuali del fare musica giunto alla sua IV edizione.

Gianni Gebbia ha al suo attivo numerose incisioni per case discografiche prestigiose quali la canadese Victo, la statunitense Rastascan e la CMP. Tra queste incisioni ricordiamo Il libro degli Eroi, Body Limits (in solo), People in Motion, Postille nel Tempo etc.

Accanto all’attività solistica, Gianni Gebbia ha svolto dei seminari e conferenze presso il Sonoma State College in California, il Mill’s College di Oakland e alla manifestazione Time Flies a Vancouver.

Gianni Gebbia (alto saxophone) live al Akihabara club Goodman, Tokyo con Daysuke Takaoka (tuba) Tatsuhisa Yamamoto (drums) lo scorso 10 Luglio


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A Castellammare del Golfo la 3a edizione del PLAS

Tre giorni di incontri itineranti all’insegna del divertimento culturale nell’atmosfera di “PLAS 2009” acronimo di “PER LE ANTICHE SCALE”, un evento che avrà luogo a Castellammare del Golfo (Sicilia) in provincia di Trapani dall’11 al 13 settembre 2009.

La manifestazione, giunta alla 3ª Edizione, è promosso e organizzato dalla Proloco di Castellammare del Golfo in collaborazione con il Comune di Castellammare del Golfo, il gruppo ZEP, la cooperativa Skopelos, la Provincia Regionale di Trapani, la Regione Siciliana (Assessorato Agricoltura e Foreste – Assessorato Beni culturali, Ambientali e Pubblica Istruzione).

Artisti di strada, mostre fotografiche e di pittura, installazioni, performance teatrali e di danza, proiezioni di cortometraggi e documentari, concerti, fumettistica, incontri letterari, promozione della gastronomia tra il gusto e il colore dei vini siciliani, prodotti dell’artigianato: questo e tanto altro in programma.

Gli eventi si svolgeranno lungo le antiche scale del centro storico di Castellammare del Golfo in un vero e proprio labirinto urbano compreso tra corso Bernardo Mattarella, villa Regina Margherita, la scalinata di via Discesa Marina, il quartiere Chiusa, la via Crociferi, il corso G.Garibaldi, la piazza Don Luigi Sturzo, i Quattro Canti ed il teatro Apollo.

Da questo spazio si propagheranno una serie di snodi ramificati extrasensoriali, espositivi, culturali, gastronomici in un un ricco calendario all’insegna della contaminazione tra le arti, una sorta di fiera interattiva che combinerà arte, turismo e cultura per rispondere alla voglia di riconquistare la città per vederla e viverla con nuovi e consapevoli occhi.

Il programma della manifestazione lo trovi su Castellammare Online

Castellammare del Golfo, la musica al PLAS – Per le antiche scale

Si apre Venerdì 12 settembre nel Corso Garibaldi a partire dalle 22,00, “MUSIC ON STAGE!” con Akkura, Toti Poeta e Mimì Sterrantino .

Insieme dal 2000 gli Akkura portano avanti un genere tutto loro che chiamano “musica da crociera”, una mistura di folk,rock,musica da banda e feste di paese.
Nel corso di questa “traversata” hanno inciso un primo cd, adesso alla seconda ristampa.
Hanno vinto diversi premi ricevendo riconoscimenti di pubblico e critica; sono anche stati inseriti nel CD “Caterpillar vol.7”, edito dalla trasmissione omonima di Radio RaiDue, vengono inseriti nella raccolta “The Best of” Demo Rai, della omonima trasmissione su Radio RaiUno, nella compilation di gruppi siciliani prodotta da Balarm e distribuita con la rivista musicale “Blow-up” e nella raccolta “Sonica 2002” distribuita della rivista musicale “Mucchio Selvaggio”.
Approdando su lidi del tutto insoliti, hanno pure composto, prodotto e arrangiato musiche per cartoni animati della Grafimated Cartoon per i videogiochi della Elventech Software House e per lo spettacolo teatrale “Italia-Brasile 3-2” di Davide Enia, registrando così più di 450 repliche, nei teatri di tutta Italia.
Hanno poi aperto i concerti di Giuliano Palma, Teresa De Sio, Caparezza e Negramaro.

Qui gli Akkura in “Passi Lenti” dal vivo ad Ustica nel 2007

 
Toti Poeta è un cantautore nato a Barcellona Pozzo di Gotto nel 1980, ha pubblicato “Lo stato delle cose”.

Qui Toti Poeta in “Terre Libere

Domenico Henrik Sterrantino, detto Mimì, nasce ventitrè anni orsono a Castelmola, ridente paesino arroccato sopra Taormina. Dal padre, cantautore folk, assorbe la passione per la musica e per la chitarra: dalla madre, svedese, prende quel tocco cosmopolita che gli permette di affiancare alla passione per la musica dei cantautori folk siciliani, l’amore per la musica internazionale. Passa ore ed ore ad ascoltare di tutto: dal rock al balcanico, dai canti popolari al jazz, dal taraf ai cantautori italiani. A diciannove anni inizia a comporre brani suoi, rielaborando le influenze musicali in maniera originalissima, dando vigore alla sua composizioni con la sua voce profonda e caldissima. Nell’estate 2006 viene notato dalla Malintenti che decide di puntare su di lui. A dicembre registra una demo di 15 canzoni. Nel febbraio 2007 esce il suo primo Ep, “Mimì Sterrantino”, che in meno di sei mesi viene letteralmente polverizzato: a breve la seconda tiratura. Gli vengono riconosciuti diversi premi di critica, e si esibisce in più di 50 occasioni, ammaliando spettatori e addetti ai lavori. I suoi brani vibrano dello spirito contestatario della migliore tradizione cantautoriale italiana, della poesia dei grandi, della magia creativa di una mente pura schierata contro gli obbrobri della società contemporanea.

Mimì Sterrantino qui in un concerto a Bovalino

 

Sabato 13 settembre in Corso Garibaldi a partire dalle 22,00 sempre per “MUSIC ON STAGE” si esibiranno Marta Sui Tubi e Deka e I Giostrai

I Marta Sui Tubi nascono come duo, formato da Giovanni Gulino (voce) e Carmelo Pipitone (Chitarra). Originari di Marsala si trasferiscono per qualche anno a Bologna. Con un bagaglio di una trentina di brani inediti e qualche cover (Violent Femmes, Nick Drake, Gomez) suonano per tutto l’inverno del 2002 nei pub di Bologna coinvolgendo un numero sempre crescente di ascoltatori, che li segue in ogni concerto. All’inizio del 2003 i Marta sui tubi registrano 11 canzoni in low fi con un microfono e le inviano a Fabio Magistrali che, entusiasta, accetta il ruolo di produttore artistico. Una volta ultimate le registrazioni la band firma per Eclectic Circus Records che pubblica il disco a fine novembre 2003 presentandolo al MEI. All’inizio del 2004 Enrico Silvestrin ascolta il loro cd e ne rimane letteralmente folgorato, invitandoli a sedersi nel prestigioso salotto di brand new, mentre il video di “Stitichezza Cronica” passa ripetutamente su Mtv. Nello stesso periodo la famiglia si allarga con l’inserimento alla batteria di “potente” Ivan Paolini. Da gennaio 2004 in poi i Marta iniziano una fitta tournee in giro per i palchi di tutta Italia, mentre il disco “muscoli e dei” continua a riscuotere successo tra il pubblico e la critica specializzata. In piena estate girano il Videoclip di “Vecchi Difetti”, di nuovo insieme al loro regista di fiducia, Fabio Luongo. Anche questo video riscuote un consenso tale da vincere al MEI il premio come miglior soggetto. Al MEI i Marta vengono anche premiati come miglior gruppo indipendente italiano. Ciò che colpisce dei Marta Sui Tubi sono innanzi tutto le loro canzoni, innovative nei testi e nella musica e la superba tecnica individuale vocale di Giovanni e chitarristica di Carmelo. Dopo oltre 100 date live, i Marta sui Tubi si fermano e, nel marzo del 2005, entrano in studio, anzi in una cascina, con Marco Tagliola, già produttore di artisti del calibro Di Vinicio Caposella e Nada. Tra Marco e i Marta si instaura subito un ottimo feeling, che permette di registrare e mixare in soli 18 giorni il nuovo album. E’ ad ottobre 2005 che il secondo album dei Marta sui Tubi vede la luce, intitolato “C’è gente che deve dormire” (V2/Eclectic Circus) vede la partecipazione di diversi “nomi” della musica italiana quali: Bobby Solo, Moltheni, Paolo Benvegnù, Sara Piolanti e altri ancora.. Il disco viene anticipato dal singolo “Perchè Non Pesi Niente”, di cui viene anche realizzato un video che passa su tutte le tv musicali e lancia definitivamente questo nuovo capitolo del trio siciliano. Con la critica che accoglie con entusiasmo il disco ed il pubblico in trepidante attesa, comincia il lungo tour di “C’è Gente Che Deve Dormire”.Tantissimi concerti, parecchi sold-out, un’ indimenticabile esibizione ad Arezzo Wave e la certezza che i Marta sui Tubi sono una delle migliori live band in circolazione. Sul versante discografico i Marta sui Tubi hanno fatto uscire a Maggio 2006 il singolo de “L’Abbandono” , premiato al MEI 2006 come “Miglior Video”, poi a ottobre 2006 esce “Via Dante” terzo estratto dall’album, del quale è stato realizzato un folle video che proietta l’attività della band nel 2007. Infatti i live crescono a dismisura, passando dalle date infuocate in Sicilia dove si supera il migliaio di persone, ai ghiacci, con concerti all’interno di igloo a 3200 metri sul livello del mare. Una nuova svolta arriva proprio da questi 2 concerti fatti in Val Senales, dentro un igloo; la particolarità di questi concerti, oltre la difficoltà nel raggiungere la location è quella di utilizzare strumenti musicali di ghiaccio. I marta sui tubi sfruttano al meglio questa occasione l’occasione e nel febbraio 2007 Viene registrato in val senales il Video di “Cenere”. Il tour continua incessantemente per tutta l’estate 2007 e si chiude a ottobre all’Estragon di Bologna con l’evento Speciale “A Letto Con Marta!” nel quale la band si supera, portando una spettacolare scenografia sul palco che riproduce il caldo focolare casalingo. A Conclusione del tour, I Marta Sui Tubi consacreranno il loro successo pubblicando un DVD intitolato “Nudi E Crudi” a inizio aprile 2008, un diario visivo degli ultimi mesi passati in tour e presenteranno il video del nuovo singolo “l’unica Cosa”. Per l’autunno 2008 è prevista l’uscita del nuovo disco, ma prima troveremo i Marta Sui Tubi, Giovanni Gulino e Carmelo Pipitone, nella serie televisiva della RAI “L’Ispettore Coliandro” dei Manetti Bros e Carlo Lucarelli; i due musicisti interpreteranno due mafiosi.

Marta sui tubi in “Cenere

Di Deka si dice in giro che non suonava più, non faceva più niente. Desaparecido, ho visto pure i cartelli in giro ché lo stanno cercando. Sparito dalla scena. Ma corre voce che stia tramando qualcosa con Lento, DJ Koma e Adubjihad, una cosa tipo dub-elettronica, I giostrai mi pare o qualcosa di simile. Forse anche qualcosa da solista, boh. Non lo so,.io l’ultima volta che ho sentito qualcosa di suo è stato nel 2006, ti ricordi, che aveva collaborato con Lorré a diversi brani di Lumie di Sicilia. E ancora prima avevano lavorato insieme a quel progetto reggae, La Putia mi pare che fosse, nel 2002, che l’anno dopo è uscito pure l’EP – me l’avevano prestato e non era niente male, ero pure andato a vedere qualche live durante il tour. E nello stesso periodo aveva fatto quella demotape elettronica con Larsen, La conca, non so se l’hai sentita. Sì ma io lo conosco da quando era piccolo, a 8 anni gli era presa questa fissa delle poesie e la maestra ne aveva letta una in classe, mi pare che l’avesse pure fatta pubblicare da qualche parte, non ti dico quanto l’abbiamo preso per il culo. Però lui ha sempre continuato a scrivere, e poi ha cominciato a farlo in musica – c’è stato un anno, forse il ’94, che girava sempre con la penna in mano e i Sangue Misto o i Next Diffusion nelle cuffie. Poi qualche tempo dopo ha creato il 5° Ghetto con Fobia e Brass, li conosci? Sono stati almeno quattro anni insieme e hanno portato avanti diversi progetti, un paio di demo sicuro, lui me le aveva fatte ascoltare, Carico di Rottura e Netdirectorycrew. Sì poi dal vivo erano forti, erano pure riusciti a infilarsi in quella compilation nazionale, Teste di Vinile. E dopo sempre con Fobia e con Lento e Patagarro avevano fatto CSCS Pigghialo e si erano dedicati ai live, insomma, quattro cose le ha fatte.

Qui Deka ed I Giostrai si esibiscono alla facoltà di Architettura della Università degli studi di palermo per il tour de forst.

 

Infine Domenica 14 settembre, sempre in Corso Garibaldi a partire dalle ore 23,00 per “MUSIC ON STAGE” nell’ordine si esibiscono, Skanzafatike, Look for a reason, Mad man, By Jove !, Cottonfield olders e
HIDRIA band palermitana il cui stile è frutto di diverse contaminazioni, dal jazz al pop, dal tango alla polka, ed è composto da Eugenio Piccilli, Giada Lo Vecchio, Dario Ammirata e Bartolo Costanzo

Qui una Esibizione live di “Hidria” a Trapani

Castellammare del Golfo – Le opere di Giovanni Bosco in mostra al PLAS

Fa piacere che in occasione di PLAS (Per le antiche scale), i curatori della manifestazione si siano ricordati di Giovanni Bosco e dei suoi lavori.
Credo che ciò dimostri sensibilità umana, e capacità di riconoscere valori e risorse sul territorio, oltre l’ovvio e gli obsoleti canoni del becero conformismo imperante.

Avere dedicato a Giovanni Bosco la MostraU VIPARICCHIU“, nella Via Marcantonio per tutti i giorni della manifestazione, ed una conferenza nella giornata di Venerdì alle ore 19,00 sempre nella via Marcantonio, su “Art Brut tra valorizzazione e riconoscimento” è pertanto a mio modesto avviso opera meritoria.

Nell’invitarvi a visitare la mostra e partecipare numerosi alla conferenza, ripropongo qui la recensione che pubblicai su “Castellammare Online Community”, e non più online, in occasione della mostra dei lavori di Giovanni Bosco tenutasi dal 22 al 28 luglio 2004 nella Sala Polivalente di Corso Bernardo Mattarella (ex chiesa di Maria SS. degli Agonizzanti) di Castellammare del Golfo.
In quella occasione furono esposte circa cento opere di piccolo formato, (per la gran parte pastelli su carta, ma anche oli su tela grezza).
 
A seguire poi un interessante saggio di Andrea Mazzoleni, “Riflessioni sull’arte Brut”.
 
Chi è Giovanni Bosco e perchè è interessante questa mostra ?
A mio parere Giovanni Bosco è da inquadrare come un “espressionista contemporaneo”.
E’ stato detto che l’espressionismo, una tendenza sorta agli inizi del secolo scorso, a cui parteciparono artisti di diversi paesi, è tuttavia una costante dell’arte, che si rivela sostanzialmente alla stessa maniera, nell’arte preistorica, tra gli Incas, nella Grecia arcaica, nell’arte medievale o in quella del XVII secolo.

Nelle sue opere Giovanni Bosco racconta le fantasie della propria vita interiore, parla dei suoi sogni, lascia fluttuare l’ immaginazione attraverso il piccolo limitato, ma tragico mondo conosciuto, in ciò che vede e ha visto.
Egli vede altre cose, e queste cose diverse da ciò che noi vediamo normalmente gli appaiono  sotto un aspetto fantastico, come un’altra realtà, una realtà che sostituisce la realtà e poco importa se tale realtà davvero esiste.

In Giovanni Bosco i pastelli e la carta divengono un mezzo di espressione, nessun tentativo di imitazione della natura.
Le forme acquisiscono un aspetto violento, totalmente libero, totalmente libero ed indipendente dalle costrizioni del mondo esterno e anche da qualsiasi problema di rappresentazione.
In lui scopriamo un colorista straordinario, i colori si distendono sulle superfici indipendentemente dagli oggetti che colorano, un colore senza sfumati, imprevisto e sorprendente.
Nell’insieme le sue opere si presentano quasi come reazione al nostro ordinario “ordine” di derivazione razionalista proprio del mondo occidentale, in una ricerca (cosciente ? e quanto ?) di restaurazione di un suo proprio “ordine” primigenio.

Quella di Giovanni Bosco non è arte popolare, non è “naifs” per intenderci, pur nella mancanza di conoscenza di regole artistiche o d’un tirocinio, pur essendo in alcune opere una visione semplice, immediata, poetica, della realtà in grado di compensare la mancanza di maturità intellettuale comunemente intesa, piuttosto potrebbe essere da qualcuno assimilata all’arte degli alienati mentali, così comune nei grandi artisti tra il XIX e il XX secolo, di coloro che guardano la realtà con spavento, di coloro per i quali la ragione sparisce e si spezzano i ponti dell’intendere, ma tuttavia in lui non appaiono dominanti lo strazio o l’angoscia, ne terribili rivelazioni, ma “normale” (?) visione schizoide della realta.

Credo che per Giovanni Bosco si può senz’altro dire con Henri Matisse (1869 – 1954) “Non è necessario che il pittore si occupi di particolari insignificanti; per questo c’è la fotografia, che lo fa molto meglio e più rapidamente. Non è più funzione della pittura il rappresentare fatti storici; s’ incontrano nei libri. Noi abbiamo un’opinione più alta della pittura: essa serve all’artista a esprimere le sue visioni interiori.”, ma per Giovanni Bosco vale anche quanto detto da Emil H. Nolde (1867 – 1955) “Le grida d’angoscia e di terrore degli animali perseguitavano l’ udito del pittore, e molto presto si realizzavano in colori, in un giallo stridulo il grido, in scuri toni  violetti l’ ululare dei gufi. I colori sono vibrazioni  come di campane d’argento e suoni di bronzo; annunciano  felicità, passione e amore, anima, sangue e morte.

 

Riflessioni sull’Art Brut

di Andrea Mazzoleni

Art Brut è un concetto introdotto dal pittore Jean Dubuffet alla fine della Seconda Guerra mondiale per identificare le opere d’arte create senza intenzione artistica o estetica, ma obbedendo piuttosto a un bisogno, a una pulsione creatrice o espressiva. Il pittore ideatore di questa corrente collezionò i disegni e i graffiti di bambini e di malati di mente e questa collezione oggi fa parte del museo dell’Art brut a Losanna, Svizzera.

L’art brut è piena di emozioni e racconta storie di vita, sempre forti e talvolta sconvolgenti: storie di dolore ed isolamento, dove l’arte è un’attività necessaria e quotidiana, e spesso una chiave di sopravvivenza alla reclusione e all’emarginazione. Come scrive Vojislav Jakic, a margine delle sue tele enormi «questo non è un disegno o una pittura: è una sedimentazione del dolore». Le biografie proposte dall’art brut sono inquietanti perché racconti in presa diretta dalle istituzioni totali, quelle che sequestrano le persone contro la loro volontà per una depressione o un accesso mistico, perché silenziose o troppo agitate.

Spesso e volentieri le mostre di Art Brut rappresentano la testimonianza diretta di persone che hanno attraversato il deserto della sofferenza umana e della solitudine sociale. Il processo creativo è anche però “situazione” che si basa sulla possibilità che ciascuno ha, in particolari condizioni ambientali “interne” ed “esterne”, di lasciare emergere contenuti ed immagini, di dare forma a materiale indefinito. Le osservazioni di E. Kris, la riflessione di J. Chasseguet-Smirgel sulla finalità riparatrice dell’attività creativa e, soprattutto, in un’ottica relazionale, il pensiero di D. Winnicott, con le nozioni di “oggetto transizionale” e di “spazio intermedio”, rappresentano utili punti di vista sul costituirsi del processo creativo e sulla potenzialità terapeutica dell’arte.

Tra le varie possibilità di utilizzo degli oggetti mediatori quelli rappresentati dalle attività artistiche espressive hanno senza dubbio un’importanza centrale tanto che da più parti viene sottolineato come l’arte, nelle sue varie espressioni, stimola la relazione, crea un clima positivo, favorisce la ricerca personale. Attraverso il processo di mediazione rappresentato dall’attività espressiva si definisce infatti uno spazio personale per l’espressione di contenuti emotivi. Questo itinerario, unito alla riacquisizione di abilità che rappresentano un contatto con la realtà, all’inserimento nella realtà sociale e all’importante momento di risocializzazione tramite il gruppo, fa sì che l’uso di tecniche espressive in ambito psichiatrico rappresenti oggi un’insostituibile supporto per la presa a carico della relativa utenza.

L’utilizzo di attività quali il disegno, la pittura, la ceramica ecc. in psichiatria, dopo un primo periodo in cui venivano considerate divertimento ed evasione, si e sviluppato in modo strutturato con valenze terapeutiche a partire dagli anni ’40.

Numerosi studi ed osservazioni hanno permesso di identificare una serie di processi favoriti dall’utilizzazione di queste tecniche che possiamo raggruppare nel seguente elenco:

* lotta contro l’apragmatismo offrendo un’occupazione; * apporto di soddisfazioni narcisistiche che possono permettere di scoprire eventuali vocazioni artistiche; * sviluppo di modalità supplementari di espressione e comunicazione; * espressione di conflitti difficili da verbalizzare; * sviluppo di attitudini sociali mediate dal lavoro di gruppo; * realizzazione di alleanze terapeutiche; * accesso a simbolizzazioni attraverso i processi creativi.

In questa ottica occorre un atteggiamento degli operatori che sappia porsi come mediazione fra gli stimoli dell’ambiente e le realizzazioni tecnico-espressive, e d’altro lato sia in grado di creare i presupposti e stimolare l’interesse per un’attività con cui spesso i nostri utenti non hanno l’abitudine del quotidiano.

L’evoluzione dell’assistenza socio-psichiatrica e, in particolare, l’utilizzazione di strutture intermedie ha portato alla realizzazione di relazioni meno stereotipate con ruoli formali più “giocati” che “agiti” fra operatori ed utenti.

Per realizzare questa tipologia d’intervento è fondamentale per gli operatori agire, oltre che nell’attivazione delle abilità dell’utente, anche sulla variabile società individuando gli strumenti e gli itinerari più adatti a renderla il più possibile accogliente. Infatti e abbastanza facile, lavorando nel territorio, imbattersi nel rischio che, pur rimanendo all’interno del suo gruppo di appartenenza, non più materialmente espulso, il paziente psichiatrico rimanga ancora una volta isolato dal vivo dei rapporti interpersonali.

Importante diventa quindi utilizzare tutte le attività che, a partire dal contesto psichiatrico, tendono a favorire le relazioni e le comunicazioni con chi sta intorno e con la società, che, in generale, possono essere considerate come appartenenti al campo d’azione della socioterapia. La tecnica specifica ad ogni singola attività diviene così l’oggetto mediatore della relazione superando in questo modo le barriere create dal disagio psichico e dalle “regole istituzionali”.

Concludendo va però sottolineato che le tecniche socioterapeutiche sono però anche realizzate a partire dalle piccole cose quotidiane ed iniziano proprio da queste, stare vicino ad un paziente, aiutarlo nella cura di se, nelle attività di ogni giorno, e portarlo un poco alla volta verso competenze sempre più mature e socializzanti per rendergli il senso di persona viva e partecipe sono i migliori metodi operativi per la trasformazione del disagio relazionale espresso dagli utenti.

da AGORA VOX