In crisi i rapporti tra Marocco e Spagna a causa di Aminetou Haidar

Aminetou Haidar, l’impegnata attivista saharawi (Sahara Occidentale) di 43 anni che ha fatto della casua del suo popolo una ragione di vita, è stata arrestata agli inizia di novembre all’aeroporto di El Aaiun dalla polizia marocchina ed è in sciopero della fame dal 15 novembre.

Secondo Rabat la donna aveva “rifiutato di compiere le normali formalità di polizia e aveva rinnegato la sua nazionalità marocchina”.

In pratica, arrivata in aereo a El Aaiun, “capitale” del Sahara Occidentale, si è dichiarata cittadina sahrawi costretta al possesso temporaneo di passaporto marocchino.

Ed è scatatta l’espulsione ed il ritiro del passaporto.

Il governo marocchino ha passato la patata bolente alla Spagna imbarcandola per l’aereoporto di Lanzarote alle Canarie da cui la donna proveniva.

In seguito alla pressione dell’opinione pubblica spagnola a favore di Haidar, il ministro degli esteri spagnolo Miguel Ángel Moratinos ha chiesto al governo marocchino di restituire il passaporto all’attivista e di consentirle di rimpatriare.

Il re Mohamed VI ha risposto indirettamente a questo appello spiegando che l’opinione pubblica marocchina è contraria al rimpatrio di Haidar e ha rifiutato la richiesta spagnola.

Nel frattempo la militante saharawi ha iniziato lo sciopero della fame giunto al 25° giorno. I giorni e le settimane passano e nelle ultime ore è stata ventilata la possibilità da parte delle autorità marocchine di imporle un nutrimento forzate per via endovenosa, dato il suo stato di salute.

Il suo avvocato, Inés Miranda, ha reso noto che come ogni trattamento che vada contro la sua volontà, viste le piene facoltà che ancora possiede l’attivista, si inscrive nei reati penali previsti dai codici internazionali.

Il giudice di guardia di Arrecife, Lanzarote, Jerónimo Alonso, ha quindi imposto di non trasferirla di forza nel centro ospedaliero, come era stato invece preventivato i giorni precedenti.

Il Marocco mi espelle e la Spagna mi sequestra. Ho cominciato uno sciopero della fame e ritengo che le autorità spagnole siano responsabili di quello che mi succederà”, ha detto Aminatou Haidar.

Haidar resta dunque nella prigione dell’areoporto di Lanzarote alle Canarie, determinata a proseguire con lo sciopero della fame finché non le sarà concesso di tornare in Marocco, anzi nel Sahara Occidentale.

Lo scrittore José Saramago ha scritto una lettera a Aminatou Haidar

Cara Aminatou Haidar,

se fossi a Lanzarote sarei al tuo fianco. E non perché tu sia una militante separatista, come ti ha definito l’ambasciatore del Marocco, ma esattamente per il contrario: credo che il pianeta sia di tutti e tutti abbiamo il diritto al nostro spazio per poter vivere in armonia. Credo che i separatisti sono quelli che separano le persone dalla loro terra, le cacciano, cercano di sradicarle perché, divenendo qualcosa di diverso da quello che sono, gli uni acquisiscano maggior potere e gli altri perdano la loro auto-stima e finiscano per essere inghiottiti dalla sopraffazione. Il Marocco con il Sahara viola tutte le regole della buona condotta. Disprezzare i sahrawi è la dimostrazione che la carta dei diritti umani non ha valore nella società marocchina, che non protesta per quello che si fa con i suoi vicini; ed è, soprattutto, l’evidenza che il Marocco non rispetta se stesso: chi è sicuro del suo passato non ha bisogno di espropriare chi sta al suo fianco per esprimere una grandezza che mai nessuno gli riconoscerà. Perché se il potere del Marocco riuscirà a piegare i sahrawi, quel paese, per altri versi ammirevole, avrà ottenuto la più triste delle vittorie, una vittoria senza onore, per nulla luminosa, acquisita sulla vita e sui sogni di tanta gente che voleva vivere in pace nella sua terra e con i suoi vicini per fare del continente, tutti insieme, un luogo più abitabile.

Cara Aminatou Haidar: hai dato un esempio valoroso riconosciuto in tutto il mondo. Non mettere in pericolo la tua vita perché davanti a te hai ancora da combattere molte battaglie, e tu sei necessaria. Noi, tuoi amici, amici del tuo popolo porteremo il testimone in tutte le sedi necessarie. Al governo di Spagna chiediamo che mostri sensibilità. Con te, con la tua gente. Sappiamo bene che i rapporti internazionali sono molto complicati, ma sono passati molti anni da quando è stasta abolita la schiavitù delle persone e dei popoli. Non si tratta di umanitarismo: le risoluzioni delle Nazioni unite, il diritto internazionale e il senso comune stanno da una parte sola, e questo in Marocco e in Spagna lo sanno.

Lasciamo che Aminatou ritorni a casa con il riconoscimento del suo valore, alla luce del sole, perché sono le persone come lei che danno personalità al nostro tempo, e senza Aminatu tutti saremmo più poveri. Il problema non ce l’ha Aminatou, ce l’ha il Marocco. E può risolverlo, dovrà risolverlo, e non rispetto a una fragile donna ma a tutto un popolo che non si arrende perché non può capire né la irrazionalità né la voracità espansionista, propria di altri tempi e di altri livelli di civilizzazione.

Un abbraccio molto forte, cara Aminatou Haidar.

José Saramago, 22 novembre 2009

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