Scontro Sonia Alfano (Idv) vs. Licia Ronzulli (Pdl) al Parlamento Europeo – video

“Please respect !” disse il presidente di turno Stavros Lambrinidis rivolgendosi alla Pdl Licia Ronzulli.

E il termine “vajassa” sbarcò al Parlamento europeo pronunciato da Sonia Alfano nei confronti di Licia Ronzulli.

A fronteggiarsi infatti oggi pomeriggio nell’emiciclo di Strasburgo erano le europarlamentari dell’Idv Sonia Alfano e la Pdl Licia Ronzulli.
La prima ha dato della «vajassa» alla seconda e quest’ultima ora giura che la querelerà.
La scintilla è scattata al momento della dichiarazione di voto sulla relazione sulla Carta dei diritti fondamentali della Ue.
È il turno della Alfano, che condanna “le costanti violazioni della Carta da parte del governo italiano”, riferendosi “all’accordo Italia-Libia”, alla cosidetta “legge bavaglio”, ai “processi che hanno visto implicato il premier” e “all’acquisto di deputati”. “Il 9 dicembre – insiste Sonia Alfano – il Parlamento europeo festeggiava la giornata contro la corruzione, ieri il Parlamento italiano ha lanciato la prima giornata per la corruzione dei deputati”.
Licia Ronzulli non ci stà, urla “non è vero, non è vero”, interrompendo la collega che risponde con “Stai zitta”, ma la Ronzulli continua fino a prendersi una solenna un’ammonizione da parte del presidente di turno dell’emiciclo, il greco Stavros Lambrinidis.
All’insistenza della Ronzulli la Alfano fa notare che: “Le vajasse sono arrivate anche al Parlamento europeo”.
“Mi ha dato della vajassa e la querelo”, è l’ultima parola della Ronzulli.

L’Italia un paese sempre più nelle mani degli oligarchi

Negli USA il 4 novembre si vota per eleggere il presidente, anzi si sta già votando, e si stima che il 3 novembre avrà già votato un terzo degli elettori poichè il voto anticipato è consentito in trentuno stati.

Contrariamente a ciò che si pensa dalle nostre parti Barack Obama e John Mccain non sono gli unici candidati, ma ai due sono da aggiungere una decina di altri candidati le cui uniche possibilità sono quelle di giocare un qualche ruolo, in negativo, in qualcuno degli stati in bilico, a danno di questo o quello dei due maggiori candidati.

L’esistenza di due forti aggregazioni,(democratici e repubblicani), in grado di schiacciare qualsiasi aspirazione dei cosidetti “indipendenti” tuttavia non ha mai messo in discussione come diritto costituzionale la scelta dell’uomo prima che del partito.     

In Italia invece.

L’iter parlamentare della nuova legge elettorale per le europee va avanti, trattata sui media quasi come una questione secondaria, senza che se ne parli abbastanza e che se ne metta in discussione l’alterazione della natura stessa della nostra democrazia..

Siamo sempre più europei, dipendenti dalle istituzioni europee a cui più o meno consapevolmente abbiamo ceduto nel tempo una parte sempre maggiore della sovranità nazionale, e ciò che si sta esaminando sarà lo strumento principe per mezzo del quale il popolo italiano dovrà decidere gli uomini e donne che intende delegare in sua vece al Parlamemto Europeo.

Se ne parla poco e non si dice abbastanza che tolgono la possibilità di esprimere la preferenza per “tizio” piuttosto che per “caio”, così come è stato già fatto per il Parlamento nazionale, aumentando il potere di cui già gode l’oligarchia ed allontanando sempre di più gli elettori dagli eletti (o per meglio dire, dai nominati).