Operazione Crimiso, le condanne

Nove condanne ed un’assoluzione nel processo a carico dei protagonisti dell’operazione antimafia denominata Crimiso.
La pena maggiore, otto anni e due mesi, è stata inflitta a Michele Sottile pregiudicato di Castellammare del Golfo del 1962 già sorvegliato speciale di P.S. Otto anni di reclusione ciascuno, invece, per Antonino Bonura pregiudicato per mafia, già Sorvegliato Speciale di P.S., imprenditore di 50 anni ritenuto il nuovo capo della famiglia mafiosa di Alcamo, e Vincenzo Campo procacciatore d’affari pregiudicato di Alcamo del 1968. Sei anni e sei mesi di reclusione sono stati inflitti a Nicolò Pidone dipendente stagionale del Corpo Forestale di Calatafimi del 1962. Sei anni per Sebastiano Bussa pregiudicato castellammarese del 1975 già Sorvegliato Speciale della P.S. e Rosario Leo mprenditore agricolo pregiudicato di Vita (TP) del 1969, mentre cinque anni e due mesi sono stati inflitti a Giuseppe Sanfilippo operaio pregiudicato di Castellammare del Golfo del 1983. Quattro anni e quattro mesi infine per Vincenzo Bosco operaio castellammarese del 1963 e quattro per Salvatore Mercadante allevatore di Castellammare del Golfo del 1985.
Antonino Bosco è stato invece assolto.
Gli imputati erano accusati di una serie di estorsioni e danneggiamenti. Secondo gli investigatori, dopo i numerosi arresti operati dalle forze dell’ordine la mafia alcamese s’era riorganizzata riprendendo il controllo del territorio. A capo del mandamento era stato chiamato, quale reggente, Antonino Bonura.
Le indagini hanno consentito, oltre che di ricostruire l’organigramma delle famiglie, di individuare gli autori di una serie di estorsioni e danneggiamenti.
I Comuni di Castellammare e Calatafimi, Confindustria Trapani, la Federazione Italiana, le Ass. antiracket di Alcamo, Castellammare e Marsala, Addio Pizzo, il Centro studi Pio La Torre, Castello Libero Onlus e due parti offese si sono costituiti parte civile.
Il giudice ha condannato gli imputati anche al risarcimento dei danni rimettendo le parti in sede civile per la quantificazione del danno.

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Operazione Crimiso: volevano uccidere un giudice ?

Operazione Crimiso. Intercettazione in carcere, giudice sotto tutela

Il giudice per le indagini preliminari Giangaspare Camerini è stato posto sotto tutela per una conversazione intercettata in carcere tra alcuni presunti mafiosi della cosca di Alcamo e Castellammare del Golfo. L’intercettazione non è chiarissima e il senso non è unico ma la preoccupazione è forte. Nella conversazione tra un detenuto e un suo familiare si ricorda che “se il giudice si assentasse il giorno in cui dovrà decidere se rinviare a giudizio gli imputati, gli arrestati tornerebbero liberi”.
Secondo quanto emerso, i due interlocutori facevano inoltre riferimento alla possibilità di un incidente o di qualche evento che potrebbe impedire al giudice Camerini di andare in udienza. Per evitare pericoli, il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza ha quindi disposto l’assegnazione di una blindata e di una protezione per il giudice. Sull’episodio ora indaga la Squadra Mobile di Trapani che assieme alla sezione Criminalità Organizzata e ai commissariati di Alcamo e Castellammare, aveva condotto l’inchiesta sulla cosca alcamese. Si tratta dell’operazione Crimiso.
Tra le accuse contestate, associazione mafiosa, incendio, minacce, estorsione, violazione della sorveglianza speciale. L’inchiesta è coordinata dai pm della Dda di Palermo Carlo Marzella, Pierangelo Padova e Paolo Guido e dal procuratore aggiunto Teresa Principato. Il Gup Camerini, titolare di processi di mafia, aveva chiuso nel gennaio scorso un procedimento contro la mafia di Pagliarelli riguardante gli uomini di Gianni Nicchi. Nelle scorse settimane un altro allarme era venuto fuori sempre grazie alla intercettazioni in carcere: il pm Francesco Del Bene era finito al centro di conversazioni tra uomini della Noce. Stesso discorso per il pm Nino Di Matteo, oggetto di ripetute lettere anonime con minacce.

da TeleOccidente

altro sull’Operazione Crimiso qui, qui, qui, ma anche qui e qui

Operazione Crimiso: Il Comune di Castellammare del Golfo tra le parti civili

Udienza preliminare Processo Crimiso” :
Accettata dal Giudice Camerini la richiesta di Costituzione di Parte Civile dell’Associazione Antiracket e Antiusura Alcamese.

Si è svolta oggi, 09 maggio 2013 presso l’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, alle ore 10,00 davanti al giudice Giangaspare Camerini, l’Udienza Preliminare che cerca di far luce sulla nuova mafia di Alcamo e Castellammare del Golfo, a carico di Bonura Antonino, Bosco Antonino, Bosco Vincenzo, Bussa Sebastiano, Campo Vincenzo, Leo Rosario Tommaso, Mercadante Salvatore, Pidone Nicolò, Rugeri Diego detto “Diego u’ nicu”, Sanfilippo Giuseppe e Sottile Michele, arrestati circa un anno fa durante l’operazione antimafia denominata “Crimiso.”
Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata, incendio, violazione di domicilio aggravata e violazione delle prescrizione derivanti dalla Sorveglianza Speciale di P.S..
I sopra citati sono accusati di fare parte di Cosa Nostra e di gestire gli affari del mandamento di Alcamo, storicamente composto dalle famiglie di Alcamo, Castellammare del Golfo e Calatafimi e accusati di acquisire in modo diretto e indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, di autorizzazioni, appalti e servizio pubblici.

La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, guidata dal Procuratore Aggiunto Teresa Principato e dai Sostituti Carlo Marzella, Paolo Guido e Pierangelo Padova aveva chiuso l’inchiesta che si è conclusa con i rinvii a giudizio per le persone ritenute appartenenti alle cosche del mandamento di Alcamo, ha fatto luce su una spaccatura apertasi all’interno della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo dopo gli arresti dei vertici, alcuni anni fa, nelle operazioni Tempesta I e II. Secondo gli inquirenti, tale spaccatura poteva portare ad una vera e propria faida interna alle cosche di Alcamo e Castellammare.

E’ stata accettata la richiesta di costituzione di Parte Civile inoltre per il Comune di Castellammare del Golfo, Confindustria Trapani, Associazione Antiracket Castellammare del Golfo, Castello Libero, FAI, Centro Studi ed iniziative Pio La Torre, Addiopizzo, Associazione Antiracket di Marsala, il Sig. Buscemi ed il Sig. Impastato.

Dallo status della pagina Facebook dell’Associazione Antiracket ed Antiusura di Alcamo

Castellammare del Golfo, Consiglio Comunale: l’antimafia non abita qui !

Leggo su “La Sicilia” di ieri (6 settembre 2012) a pagina 32:

Castellammare

Una commissione speciale
per vigilare sui lavori al porto

Castellammare. Si sono insediate le due commissioni speciali costituite nelle ultime sedute consiliari Lavori del porto e Revisione dello Statuto e Regolamento Consiglio Comunale”. Della prima ne fanno parte Domenico Bucca (Pdl), Lorena Di Gregorio (Udc), Salvatore Galante (Pd), Girolamo Genna (Misto), Antonio Mercadante (Fli), Maurizio Paradiso (Castellammare Democratica Unita), Simone Scaraglino (Generazione Castellammare) e sono stati eletti rispettivamente presidente e vice Lorena Di Gregorio e Domenico Bucca mentre Antonio Mercadante è stato nominato portavoce.
Della commissione speciale per la revisione dello Statuto e regolamento consiliare ne fanno parte Daniela Blunda (Udc), Paola Ciaravino (Pdl), Sebastiano Cusenza (Fli), Piero Colomba (Generazione Castellammare), Santo Mattarella (Castellammare Democratica Unita), Giuseppe Norfo (Misto), Giovanni Portuesi (Pd) e sono stati eletti rispettivamente presidente e vice Sebastiano Cusenza e Giovanni Portuesi. Quest’ultima avrà il compito entro la fine dell’anno di adeguare statuto e regolamento consiliare alle nuove norme varate dagli organi legislativi nazionali e regionali in modo da dare al consiglio che si insedierà il prossimo anno, strumenti di riferimento aggiornati.
La commissione speciale “lavori del porto” avrà il compito di tenere sempre viva l’attenzione sui lavori che si sono fermati dopo il sequestro del 2010 e porre in essere tutte quelle iniziative utili alla ripresa. Al riguardo per giovedì mattina è già stato predisposto un incontro all’assessorato regionale Opere Marittime con il responsabile del procedimento ing. Pirrone.

Si, vabbè, però…

non so voi, ma io penso che un comunicato così lo si poteva fare trenta anni fa, non nel 2012.

Dal massimo rappresentante del consesso cittadino, ci si attendono considerazioni intorno al coinvolgimento nell’inchiesta di un componente del consiglio comunale, nonchè membro (seppur autosospeso) del suo partito.

Tutto il resto è fuffa !

“Comunicato stampa

a seguito dell’operazione “CRIMISO” della Polizia di Stato
CASTELLAMMARE NON E’ QUESTA!

Il Consiglio Comunale di Castellammare del Golfo, colpito con sgomento dalle notizie di cronaca di questi giorni, ripudia fermamente questi atti mafiosi portati alla luce dalle Forze dell’Ordine ai quali esprime gratitudine per il lavoro di “pulizia” svolto, per non aver mai abbassato la guardia e per la forza che continuano a darci nello sperare in un futuro liberi dalla morsa della mafia.

Il prossimo passo spetta a noi Castellammaresi per cambiare quelle condizioni che favoriscono il proliferare delle criminalità organizzate.

Il Consiglio Comunale ricorda che fin da subito, dal suo insediamento, dietro invito dell’Associazione Antiracket ed Antiusura di Castellammare del Golfo, ha creato un Regolamento a sostegno delle vittime del racket e dell’usura con relativa costituzione di un capitolo di spesa per sostenere le vittime e tutti coloro i quali denunciano questi atti mafiosi collaborando con la Polizia di Stato a fare “pulizia”.

Ma il nostro lavoro non può limitarsi a questo; è chiaro che la forte disoccupazione e la crisi economica mondiale non è di aiuto in quanto è scientificamente provato che con l’aumento della disoccupazione, e del conseguente disagio economico e sociale, aumenta progressivamente la delinquenza comune ed organizzata.

L’aumento della disoccupazione rende più facile, alle organizzazioni mafiose, procurarsi manovalanza.

Castellammare del Golfo custodisce da tempo una delle possibili soluzioni che può aiutare a far mancare la manovalanza alla mafia; questa soluzione si chiama “Porto di Castellammare”.

Avere il porto turistico ultimato darebbe inevitabilmente uno slancio all’economia non solo di Castellammare del Golfo ma dell’intero circondario.

E proprio sulla questione porto presto verrà ritrattato in Consiglio Comunale tale tema quale ultimo atto di una commissione consiliare speciale che tanto si è spesa per illuminare numerosi lati oscuri di una vicenda divenuta sicuramente non trasparente.

Il Consiglio Comunale di Castellammare del Golfo nell’esprimere il proprio plauso alla Magistratura ed alle Forze dell’Ordine, invita tutti quanti – ognuno per la propria parte – a lavorare per ridurre fino all’annientamento il facile recupero di manovalanza criminale contribuendo a sbloccare i lavori del porto, ritenuto strumento indispensabile per il rilancio dell’economia e la diminuzione della disoccupazione.

Il Presidente del Consiglio

F.to Giuseppe Cruciata