Fosse stato alle Egadi sarebbe … (2)

Quella cosa scura che vedete, parte in mare e parte sulla terraferma, è sempre la “macchia” di petrolio al largo della Louisiana di cui a questo post ma il giorno 13 maggio, sovrapposta alla Sicilia alla medesima scala sempre grazie all’applicazione sviluppata da Paul Rademacher

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Fosse stato alle Egadi sarebbe …

Se la chiazza di petrolio della Louisiana fosse il risultato della fuoriuscita del petrolio da uno dei prossimi pozzi off-shore (si perchè prima o poi il pozzo lo fanno !) in programma al largo delle isole Egadi, sapresti rappresentare quanto sarebbe grande questa distesa di petrolio rispetto alla Sicilia ?

Ed ancora sapresti calcolare (in euro o in dollari, scegli tu) quanto sarebbe il danno ? E sapresti calcolare quanti anni occorrerebbero per rimediare al danno ?

Scommetto che ben pochi sapreste rispondere e sopratutto ben pochi vi siete fatti un’idea di quanto accaduto.

Quella cosa scura che vedete, parte in mare e parte sulla terraferma, è la “macchia” di petrolio al largo della Louisiana il giorno 6 maggio, sovrapposta alla Sicilia alla medesima scala grazie all’applicazione sviluppata da Paul Rademacher

grazie a Il post

Petrolio, dalla Louisiana alle Egadi ?

Accade che il petrolio sta per distruggere le coste della Louisiana. Il mandante è la BP, il sicario la piattaforma Deepwater Horizon, l’arma una chiazza nera di 200 chilometri. La BP ha nascosto l’entità della catastrofe con false comunicazioni.
5.000 barili al giorno in mare, fino ad oggi 5,6 milioni di litri. Si può quasi fare il pieno della macchina direttamente dalla spiaggia.
La petroliera Exxon Valdes, in Alaska, riversò in mare “solo” 41 milioni di litri. L’ecosistema costiero della Florida rischia di scomparire insieme ai gamberi e a ogni specie animale per una generazione.
a BP sosterrà i costi, così ha detto, ma quali costi? Quanto vale la distruzione della Terra? Uno dei più grandi disastri ecologici della Storia? Cento BP, mille BP? Chi deciderà il valore? La Borsa di Wall Street?

Secondo il Washington Post, il disastro del Golfo del Messico potrebbe ripercuotersi sul piano nazionale di perforazioni off shore che l’amministrazione Obama aveva lanciato poche settimane fa.

E da noi ?

Di seguito due post di Peppe Croce per Ecoblog.it fanno il punto su quanto detto precedentemente in questo post a proposito delle esplorazioni alla ricerca del petrolio off shore nel canale di Sicilia

Petrolio off shore: continuano le esplorazioni a largo di Pantelleria 13/aprile

Non c’è solo la britannica Northern Petroleum tra le aziende che stanno scandagliando il Canale di Sicilia in cerca di petrolio e gas naturale. In queste settimane anche l’australiana AuDax sta effettuando esplorazioni sismiche tridimensionali per capire se c’è, e quanto, petrolio sotto i fondali a largo di Pantelleria.

E, a quanto pare, di petrolio ce n’è abbastanza da far gola anche ad altre società internazionali: la stessa AuDax, infatti, comunica che ha appena ceduto il 10% dei diritti di estrazione che possiede nell’area del permesso G.R15.PU a Bombora Energy Pty Ltd. Bombora, in cambio, pagherà il 15% dei costi di esplorazione e cederà ad AuDax le sue quote di un altro pozzo petrolifero.

Sembrerebbe, quindi, che dalle esplorazioni si debba passare a breve alle perforazioni vere e proprie. Sembrerebbe anche, di conseguenza, che le preoccupazioni già espresse in occasione delle esplorazioni di Northern Petroleum da parte del sindaco di Favignana e del senatore D’Alì siano fondate.

Nel frattempo, tra l’altro, le trivelle proseguono la propria marcia in Sicilia anche in terra ferma, come dimostra il recente caso di Eni che, nel bel mezzo della campagna ragusana, sta costruendo delle cisterne e, molto probabilmente, si prepara a perforare un nuovo pozzo.

In Sicilia, negli ultimi dieci anni, sono state estratte milioni di tonnellate di petrolio: secondo i dati forniti dalla Regione il picco si è avuto nel 2003 con 735.907 tonnellate, per poi scendere fino alle 531.094 del 2008. Il gas naturale estratto, invece, si è sempre aggirato, nello stesso periodo, sulle 330.000 migliaia di metri cubi l’anno. Tutti numeri che, da qui a poco, potrebbero tornare a salire.

da Ecoblog.it

Petrolio off shore: Northern Petroleum scandaglia il Canale di Sicilia 22/marzo

Northern Petroleum, azienda inglese con sede a Londra specializzata nella ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, ha annunciato la fine delle operazioni di esplorazione sismica tridimensionale della parte occidentale del Canale di Sicilia. Tali operazioni, effettuate tramite alcune navi appositamente attrezzate, servono ad identificare le zone con il sottosuolo potenzialmente più ricco di petrolio o gas naturale e, in seguito, metterle in produzione.

Le esplorazioni di Northern Petroleum (per un totale di 1520 Km quadrati di fondali scandagliati) sono state eseguite per conto di Shell che è proprietaria di diverse concessioni per lo sfruttamento di idrocarburi in Sicilia, sia a terra che off shore che a breve diverranno altrettanti pozzi trivellati.

Le attività esplorative di Shell-NP hanno suscitato più di una critica. Tra i più preoccupati c’è il sindaco di Favignana e persino il Senatore D’Alì, presidente della Commissione Ambiente al Senato, già noto per le sue posizioni anti-Kyoto e per una controversa proposta di riforma del sistema dei parchi naturali. D’Alì, non molto tempo fa, ha persino presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente Prestigiacomo, degli Esteri Frattini e dello Sviluppo Economico Scajola per sapere cosa (e come) esattamente stesse cercando l’azienda londinese.

Gli ha risposto il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia, noto per le sue posizioni favorevoli al rigassificatore, a terra e non nel golfo, di Trieste e al ritorno al nucleare. Menia, ovviamente, ha escluso ogni rischio per l’ambiente perché esplorare non vuol dire per forza trivellare:

E’ da precisare, comunque, che la società Northern Petroleum non può procedere alla perforazione di un pozzo, né all’allestimento di un qualunque impianto di estrazione, visto che l’esecuzione di tali operazioni è possibile solo dopo aver ottenuto, da parte dei competenti uffici periferici della Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche del Ministero dello sviluppo economico e da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle altre amministrazioni statali interessate, l’ulteriore verifica di compatibilità ambientale e le ulteriori autorizzazioni specifiche

Resta da capire, invece, quale multinazionale del petrolio si metterebbe a spendere soldi per scandagliare un fondale che poi non può trivellare. Tanto che non l’ha bevuta nemmeno D’Alì che a Menia ha risposto:

Appare necessario fermare in partenza le attività di esplorazione tanto più quando le si vorrebbe svolgere nelle vicinanze delle aree marine protette; è auspicabile, pertanto, che il Ministero dell’ambiente sia maggiormente prudente nel dare il concerto per l’autorizzazione di tali attività.

da Ecoblog.it

Per l’eolico anche Maria Giovanna Maglie

La  costruzione di parchi eolici per integrare la produzione di energia in Sicilia, ha fatto scoppiare una polemica che ha diviso l’isola tra favorevoli e contrari e convinto il governatore Raffaele Lombardo a sospendere tutto in attesa dell’approvazione del piano energetico regionale.

Vittorio Sgarbi, da sindaco di Salemi, nei giorni scorsi aveva organizzato una conferenza stampa sul tema “ Pale eoliche e devastazione del paesaggio siciliano”, in un noto hotel di Palermo, nel corso della quale si era scagliato con violenza contro le pale eoliche, definite, “uno stupro per il paesaggio“, paragonabile “a quello di un pedofilo“, schierandosi a difesa del “paesaggio sacro” della Sicilia , “Segesta, Selinunte, sono scenari fuori dal tempo“, e non esitando a parlare di mafia dell’eolico.

In quella sede il Sindaco di Licata  Angelo Graci ha confermato il secco no della città  alla realizzazione di un impianto off shore lungo circa 20 chilometri su una superficie di circa 54 km. nel mare antistante Licata, ed al largo dei comuni di Butera e Gela, da parte di ENEL Produzione S.p.A. e dalla Moncada Energy Group s.r.l.

Alla conferenza hanno partecipato anche il Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, il presidente di Italia Nostra Carlo Ripa di Meana, il Presidente di Legambiente Mimmo Fontana, il Sindaco di Gela, Rosario Crocetta, Anna Schirò del Wwf Sicilia e l’arch. Mancini promotore di un coinvolgimento degli imprenditori dell’area sud- est dell’Isola, tutti posizionati sulla stessa lunghezza d’onda per quanto concerne i parchi eolici e gli impianti off shore

Al contrario favorevole con distinguo si è detto Oliviero Toscani il quale ha praticamente detto si a tali impianti, ma lontano dai templi e dalle zone paesaggistiche importanti ed interessanti e, comunque, frutto di un’attenta analisi delle priorità, ed definendo infine “di retroguardia” le polemiche sulla deturpazione del paesaggio, già fin troppo offeso, ha osservato, da abusivismi edilizi e concessioni concesse senza criterio.

Ieri poi con un articolo su “Il Giornale” si è dichiarata dalla parte dell’eolico anche Maria Giovanna Maglie, giornalista, nella sua veste di assessore alla Cultura della Provincia di Trapani.

dice la Maglie:

“Davvero le pale eoliche deturpano il paesaggio e non servono a produrre energia pulita, sia pur pochina rispetto al fabbisogno del Paese? Orbi come siamo rimasti per colpa dell’ideologia verde del nucleare che 30 anni fa sarebbe stato realizzabile con una spesa ragionevole, rischiamo oggi di continuare a ragionare in base a opposte fazioni e pregiudizi, e a giudicare pericolose le piccole soluzioni possibili.

In Sicilia il dibattito contro il sistema eolico ha due capipopolo illustri: il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi e, sia pur con qualche distinguo in più, il presidente della Regione, Raffaele Lombardo. «Gli impianti eolici – afferma Sgarbi – stanno producendo un solo risultato: le loro pale deturpano il paesaggio e “stuprano” il territorio. Ad esempio se da Francofonte volete vedere l’Etna… non la vedete, vedete solo delle pale che oscurano il paesaggio».

Per Raffaele Lombardo, così come sono state ideate e installate, «le pale eoliche sono una vera e propria violenza contro il territorio» e non sembrano produrre alcun beneficio reale. Il presidente della Regione vuole che «nelle fonti di energia rinnovabile vi sia sicurezza e convenienza. Ma guardando all’eolico ci domandiamo: la convenienza dov’e ? Mi pare che non sostituisca l’energia tradizionale, non vi sia alcun vantaggio di tipo finanziario e quindi alcuna convenienza». Il presidente non è convinto neanche del sistema fotovoltaico, su cui ha chiesto, prima di approvare il piano energetico regionale, approfondimenti e chiarimenti. Subito dopo però Lombardo si dichiara convinto che la strada delle rinnovabili «resta comunque una strada da percorrere perché l’unica in grado di garantire, attraverso un sistema di contributi di facile accesso, risparmi reali per tutti i cittadini. Ogni scelta deve però essere in grado di superare tutte le condizioni che devastano il territorio».

Più modestamente si oppongono a giudizi tanto netti un artista sperimentale e futurista come Graziano Cecchini, che dal suo laboratorio di Salemi addirittura firma pale eoliche artistiche disegnate in esclusiva per il Giornale, e ha pronto un piccolo team di architetti e creativi disposti a trasformare lo «stupro» in arredo contemporaneo; un fotografo e creativo doc come Oliviero Toscani, che le definisce provocatoriamente un oggetto mistico; e la sottoscritta, la quale nella Provincia regionale di Trapani fa l’assessore alla Cultura, e di stupri al paesaggio ne ha visti ben altri in questi ultimi mesi.

Sono più brutte le pale a vento o le case abusive sulla spiaggia di Triscina che nessuno riesce a far abbattere ?

Stuprano di più il paesaggio di Selinunte la selva di antenne paraboliche, i pali della luce e del telefono che penzolano a centinaia da una parte all’altra delle strade, i serbatoi d’acqua sui tetti delle case sul mare, il muro che circonda il parco archeologico ?

Certo, le pale, come gli impianti di fotovoltaico, non possono essere collocate ovunque, anche perché le dimensioni sono notevoli, da 50 a 105 metri di altezza. Tanto è vero che il mini eolico, pale da 15 a 25 metri, andrebbe incoraggiato, perché ha un impatto inferiore, e perché viene utilizzato direttamente dalle aziende che lo installano.

Gli impianti eolici, proliferati nell’ultimo decennio nella Sicilia occidentale, ma anche in Puglia e in Calabria, sono stati realizzati sulle direttive europee, collegate alle norme anti-inquinamento, che hanno indicato che un certo numero di kilowatt debba essere prodotto da impianti di energia alternativa-rinnovabile.

Quella indicazione è rimasta anche nell’accordo appena siglato sul clima a Bruxelles. Tanto varrebbe, allora, farsele piacere, installarle dove non chiudono la vista di un panorama, decorarle e abbellirle, pretendere che seguano un piano energetico realistico e concreto. Se diciamo sempre di no a tutto, finiamo come quel tizio che per campare continua a pretendere di mostrare il cadavere della nonna. La citazione è di Joyce, che ce l’aveva con Roma, ma vale sempre.

Quanto all’evocazione della mafia, non vale un giorno darla per morta e un altro a capo dell’impresa dell’eolico.”