Ma che milazzismo vogliono solo far fuori l’UDC

Mi sono chiesto a lungo se un “fedelissimo del capo“, quale è Gianfranco Miccichè, potesse nutrire ambizioni le quali potessero, anche solo minimamente, rischiare di entrare in collisione con i disegni del capo, ed ho concluso che non era e non è possibile.

Ciò detto la crisi annunciata (prima) e l’accelerazione di questi ultimi giorni, del governo regionale di Raffaele Lombardo, trovano spiegazioni che riconducono allo scenario nazionale ed al disegno berlusconiano di una sempre maggiore autosufficienza del “suo” Pdl.

Fallito il tentativo di eliminazione su scala nazionale dell’ UDC nel 2008, grazie anche al forte radicamento in Sicilia, nonostante la concorrenza di Raffele Lombardo e dell’Mpa, si era programmata da parte del capo e dei suoi fedelissimi l’attacco alla roccaforte dell’UDC, con un’azione che doveva far leva sulla progressiva alimentazione dell’esasperazione di Raffaele Lombardo (sbarramento, corsa ad handicap per le europee, negazione dei fondi FAS, immobilismo della giunta) che avrebbe dovuto portarlo ad una sempre maggiore insofferenza verso tutto e tutti, dopo la consultazione per le europee che lo avrebbe visto sconfitto, (e se non sconfitto, quanto meno ridimensionato rispetto alle politiche anche l’UDC) e ad una crisi il cui risultato avrebbe dovuto essere  una accentuazione del peso del Pdl in giunta e un ridimensionamento di UDC ed Mpa, oltrechè dello stesso Raffaele Lombardo.

Ma si sa non sempre le cose vanno per come debbono andare.

La questione “Veronica”prima, e la questione “Noemi” poi, unite alle voci, confermate da alcuni sondaggi, i quali mostravano spostamenti, orientati dalle gerarchie ecclesiastiche in alcune zone del paese, dal Pdl all’UDC, quasi a volere lanciare un segnale forte ed un ammonimento al cavaliere, hanno determinato l’accelerazione ed il cambio di strategia in Sicilia.

Chiamato Raffaele Lombardo, Gianfranco Miccichè ha dovuto convincerlo della bontà della operazione di questi giorni e della convenienza che ne sarebbe derivata per lui.

Naturalmente ha dovuto garantirgli a priori il raggiungimento del 4% alle europee, in modo che possa continuare a presentarsi da vincitore presso i suoi, presso l’elettorato di riferimento e presso quanti in questo periodo si saranno esposti avventatamente e dovranno battere strategicamente in ritirata, e cosa che conviene ad entrambi, anche verso le truppe in rotta dall’UDC.

Quanto ai cosidetti “vertici” del partito, all’oscuro di ciò che è noto al capo, fanno la parte che tocca fare ai “vertici”, e quindi intimano, auspicano, disapprovano ecc. ecc.

Poi alla fine “Lui” uscito comunque e nonostante vincitore dalle europee, li ripagherà tutti.

Fantapolitica ?

Provateci voi a dare spiegazioni più convincenti.

Ho visto un re, no anzi un “imperatore”, no anzi un “papi”

Dice l’ultima moglie, del nostro senza alcun dubbio religiosissimo ed osservante dei dettami della chiesa in materia di morale e famiglia nonchè eccellentissimo Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l’ex attrice Veronica Lario che le giovani e belle donne promosse a candidate per le prossime elezioni europee nelle liste del Pdl per la loro avvenenza e per le loro relazioni sociali, sonoil divertimento dell’imperatore“, ed anche “ciarpame senza pudore“.

Molti in queste ore si sono posti il problema del significato della parola “ciarpame“, la spiegazione dicono sia questa: un insieme di ciarpe, dove ciarpa è un oggetto vecchio, che non serve più a nulla.

Veronica Lario poi si dice “sorpresa” della partecipazione del marito ad una festa domenica notte a Napoli per i 18 anni di una ragazza: «La cosa mi ha molto sorpreso, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo compleanno dei suoi figli pur essendo stato invitato».

Da parte sua Noemi, la festeggiata,  che è alta alta, bionda bionda e ha il viso di bambina chiama “papi” Silvio Berlusconi, e dice che “un regalo più bello papi non poteva farmelo. Quando l’ho visto non riuscivo a crederci, sono stata troppo felice“.

Anche la mamma di Noemi, che si chiama Anna e pure lei è bionda e pure lei è stata molto felice della visita, quando parla di Berlusconi dice “papi”.

E aggiunge che “le malignità le dicano pure se vogliono, tanto noi siamo molto religiosi e ci affidiamo al Signore”.

Le affermazioni della Lario, per qualcuno  sembrano confermare le deduzioni dell’ex Fi, senatore e giornalista Paolo Guzzanti il quale gia in passato a seguito di alcune nomine ministeriali parlò di “mignottocrazia”.

La candidatura di quelle che la stampa inglese chiama “le ragazze di Silvio” esce in tal modo dal folklore politico per diventare sostanza della “res publica”.

La questione, non riguarda più solo una coppia famosa, una moglie, una madre, una donna, e un suo marito Presidente del Consiglio esuberante e disinvolto nelle relazioni interpersonali.

La questione che Veronica Lario pone a tutti è “se il 7 giugno gli italiani troveranno in lista le ragazze di Silvio”, voteranno o no per assicurare “il divertimento dell’imperatore”, o si renderanno artefici della sua tristezza, con possibile grave nocumento per le sorti del paese ?