Il “movimento dei forconi” e “American Gothic”

ovvero

Della difficoltà di leggere “il forcone” e ciò che ci sta intorno.

Metafora ed icona, della difficoltà di lettura, del siculo “movimento dei forconi”, è forse il celebre olio “American Gothic”, un dipinto del 1930, eseguito dall’artista statunitense Grant Wood, nato nell’ Iowa ma di formazione europea.

Il dipinto raffigura un agricoltore che regge un forcone e la figlia, ma questa è già la prima ambiguità, la donna rappresentata potrebbe anche non essere la figlia ed essere invece la giovane moglie.
I soggetti, (lui, lei ed il forcone) stanno davanti ad una icona nell’icona, una casetta di legno nel tipico stile rurale americano detto “Carpenter Gothic”.

Tra tutte le immagini celebri della storia dell’arte, sono poche quelle che hanno raggiunto lo status di icone culturali.
In cima a questa lista sono: “La Gioconda” di Leonardo da Vinci, “L’urlo” di Edvard Munch, e appunto “American Gothic” di Grant Wood.
Queste immagini sono state inesorabilmente copiate, parodiate e riprodotte in ogni forma immaginabile ed inimmaginabile.
Dai manifesti alle cravatte alle bambole gonfiabili in grandezza naturale le variazioni sono state infinite.
In uno degli “store” di un museo ci si può imbattere in un piccolo flip-book, in cui “Gotico Americano” a poco a poco si trasforma in “L’urlo”, come dire compri due e paghi uno !

Ma come e perché questa immagine è diventata un’icona ?

La storia del dipinto

Grant Wood, mentre percorreva in auto la città di Eldon nello stato dell’Iowa affascinato dalla piccola casa, dipinta di bianco, decise di dipingerla assieme a “quel tipo di persone che mi sarei potuto immaginare come abitanti di quella casa.“.
Chiese alla sorella Nan di fargli da modella, facendole indossare un pesante abito coloniale simile a quelli della tradizione americana del XIX secolo, grembiule ornato di rickrack e già obsoleto nel 1930.
Come modello per il contadino, Wood scelse il proprio dentista, Byron McKeeby da Cedar Rapids (Iowa), che vestì con una giacca nera, camicia senza colletto, volto sbarbato, e salopette di jeans.
In una mano, McKeeby tiene un forcone a tre punte, Il forcone è elemento centrale e la sua sagoma viene riecheggiata nelle pieghe dell’abito dell’uomo, nelle finestre della casa e addirittura nella struttura del volto del contadino.
Ogni elemento venne dipinto separatamente e i modelli posarono separatamente e non sostarono mai di fronte alla casa.

Grant Wood portò il dipinto ad un concorso bandito dallo Art Institute of Chicago.
I giudici non lo apprezzarono particolarmente, ma uno dei finanziatori del museo li convinse ad assegnargli la medaglia di bronzo e i 300 dollari di premio.
Lo stesso mecenate convinse il museo d’arte a comprare il dipinto.
L’immagine presto cominciò ad essere riprodotta dai giornali, prima dal “Chicago Evening Post” e dopo da quelli di New York, Boston, Kansas City, ed Indianapolis, spesso con la didascalia, “un agricoltore dello Iowa e sua moglie“.

Molti tra gli abitanti dell’Iowa si sentirono offesi dall’essere rappresentati come: “magri, lugubri e puritani fondamentalisti“.
Vi fu chi minacciò Wood di spaccargli il dipinto, che è su tavola, in testa e chi di staccaregli le orecchie a morsi.

Scosso dalle critiche Wood rispose di non aver voluto dipingere una caricatura degli abitanti dell’Iowa ma una rappresentazione universale degli americani.
La sorella Nan, forse imbarazzata dall’ essere rappresentata come la moglie di un uomo col doppio dei suoi anni, dichiarò che il dipinto raffigurava un uomo con sua figlia, ma Wood rimase vago su questo punto.

La critica

I critici quali Gertrude Stein e Christopher Morley, che avevano un’opinione positiva sull’opera, vedevano in essa una satira della vita nelle realtà rurali o piccole città americane.
Come spiegato da Biel: “American Gothic è apparso ai suoi spettatori dapprima come l’equivalente visivo della rivolta contro il genere provinciale degli anni tra il 1910 e 1920 della letteratura americana”. Si pensò che il quadro facesse parte di quella corrente, allora in ascesa, di rappresentazioni critiche dell’America rurale che seguiva le tracce del quadro “Winesburg, Ohio” di Sherwood Anderson, o dei romanzi “Main Street” e “The Tattooed Countess”, rispettivamente di Sinclair Lewis e Carl Van Vechten.

Ma pochi anni dopo, quando la nazione era sprofondata nella Grande Depressione, la pittura di Wood si cominciò a vederla in una luce diversa.
“Gotico americano” non venne più inteso come una satira, ma come espressione celebrativa del nazionalismo populista, il dipinto venne considerato allora come una rappresentazione dell’incrollabile spirito dei pioneri americani.
I critici esaltarono il contadino e sua moglie come incarnazioni costanti di virtù americane e dello spirito pionieristico.
Wood favorì questa lettura revisionista rinunciando alla sua vita da bohémien a Parigi per unirsi a pittori regionalisti popolari del Midwest come John Steuart Curry e Thomas Hart Benton, gli “artisti in tuta”, che si rivoltavano contro il predominio dei circoli artistici della East Coast.
Wood assunse allora una vena anti-intellettuale e “ruspante” affermando: “Tutte le buone idee che ho avuto mi sono venute mentre stavo mungendo una mucca”.

L’icona

La prima constatazione che “American Gothic” era ormai da considerare un’icona, si ebbe nel 1942 quando il fotografo Gordon Parks realizzò a Washington una fotografia raffigurante una donna nera delle pulizie in piedi con una scopa di fronte a una grande bandiera americana e chiamò l’immagine provocatoriamente “American Gothic”.

Da allora, “American Gothic” è una delle immagini più riprodotte e più parodiate.
Varianti del dipinto di Wood sono apparsi in spettacoli di Broadway (The Music Man), film (The Rocky Horror Picture Show, Una notte al museo, La fuga), campagne di marketing (Saks Fifth Avenue, Corn Flakes Paese, e Newman Organics, solo per citarne alcuni), show televisivi (Green Acres, The Simple Life, Dexter), pornografia (Playboy e Hustler), e in milioni di fotomontaggi in cui due persone vengono viste frontalmente, e uno appare in possesso di un oggetto vagamente allusivo al forcone.
Molti artisti hanno sostituito i personaggi del quadro con coppie famose e la casa sullo sfondo con costruzioni note.
Citazioni e parodie del quadro appaiono regolarmente in cartoline, riviste, pubblicità, fumetti e trasmissioni televisive.

E allora ?

Dice KyraCollins qui

La cosa sicura è che in ogni epoca del Novecento americano “American Gothic” assunse un ruolo ben definito e sempre diverso a seconda delle circostanze storiche, più o meno drammatiche, fino a diventarne metafora dipinta.

E questo dovrebbe chiudere il cerchio, tuttavia non può omettersi (le risposte al come ed al perchè non può omettersi e le relative conclusioni le lascio a voi) l’interpretazione che di American Gothic dà Adnan Salem il quale rende i personaggi in forma di “zombie” con tanto di cervello infilzato nel forcone.

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“Di Pane in Pasta” a Castellammare del Golfo

Un viaggio negli antichi sapori mediterranei con maestri panificatori e chef, musica degustazioni e laboratori del pane e della pasta.

L’appuntamento con la qualità, la tipicità e i sapori delle tradizioni del pane e della pasta è fissato per l’8 e il 9 Agosto 2009 a Castellammare del Golfo (negli spazi del Castello Arabo- Normanno, Piazza Castello, Piazza Matrice) per la prima rassegna “Di Pane In Pasta”, organizzata dalla Fondazione Annalisa Buccellato e l’omonimo Museo Etno-Antropologico, in collaborazione con il Comune di Castellammare del Golfo, Regione Siciliana (Assessorato Agricoltura e Foreste), Provincia Regionale di Trapani.

Un affascinante e articolato viaggio con il pane e la pasta. I protagonisti saranno donne del luogo, maestri panificatori, esperti chef, enogastronomi, giornalisti, studiosi, scrittori.

Relatori del convegno di apertura dal titolo “Pane, Pasta e dieta mediterranea” previsto per le ore 17,30 presso la sala conferenze del Castello Arabo- Normanno di Castellammare del Golfo saranno: Oretta Zanini De Vita, giornalista e storica dell’enogastronomia, Mario Liberto, funzionario dell’Assessorato Agricoltura e Foreste, esperto eno-gastronomo, Mary Taylor Simeti, giornalista – scrittrice, Cinzia D’agate, medico e presidente Associazione Italiana Celiachia Sicilia, Giuseppe Russo, biologo nutrizionista, dirigente del Consorzio di Ricerca G.P. Ballatore, Luciano Cessari, CNR-ITABC, esperto di mulini ad acqua e sistemi idraulici nel Mediterraneo, Gaetano Basile, giornalista, scrittore. Moderatore del convegno sarà Alfredo Tesio, giornalista e scrittore.

All’ expo che accompagnerà la kermesse castellammarese partecipano: il pastificio artigianale Campo, l’ Associazione Libera di Castellammare, l’Associazione Italiana Celiachia, per la Sicilia del gusto – pane cena di Caccamo (panificio Briciole di Pane) pani di casa di Roccapalumba (panificio Ganci Peppino & c. snc) pasta Valledoro srl, (pastificio Valledolmo) pane di casa di Lentini, focacce cuddurun (panificio Rosa Nipitella). Presente anche il Salumificio Armetta, il Pane Nero di Castelvetrano e il pane di Lentini. Tra i panifici di Castellammare del Golfo : Zanca , Domingo e Cacioppo.

I laboratori live saranno allietati dallo chef – artista del cibo trapanese Peppe Giuffrè, che con la sua officina gastronomica itinerante darà vita ad un vero e proprio teatro – cucina e da Gaetano Basile giornalista, viaggiatore colto e divulgatore di tutto ciò che è cultura siciliana, che parlerà di pane e pasta con toni lievi, talora graffianti, mai seriosi.

Insieme, metteranno idealmente in scena uno spettacolo di gestualità e fragranze, preparando il pane e la pasta davanti al pubblico e raccontando le diverse tecniche, l’evoluzione e le tradizioni.

Per i due giorni della rassegna si potrà visitare il Museo etno – antropologico, la mostra fotografica “Il Prima e il Dopo” su Castellammare del Golfo, e l’esposizione di pani sacri nella Chiesetta della “Madonna di l’Agnuni”

Gli spettacoli musicali serali saranno vivacizzati dagli Ottoni Animati, band trapanese che eseguirà brani delle più belle canzoni del panorama musicale siciliano e nazionale in chiave etnico-bandistico-popolare, dal gruppo Folkloristico della Cordella. Non mancherà la musica sacra con il concerto “Diamoci delle Arie” a cura della Parrocchia Santuario Maria SS. del Soccorso.

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