Marcel Duchamp in mostra da Parigi a Castellammare del Golfo

Dopo avere celebrato tutti insieme appassionatamente l’elezione del “quasi” concittadino Sergio Mattarella alla più alta carica dello Stato, la nostra cittadina si prepara, in previsione della prossima stagione turistica, a stupire tutti portando a segno un altro colpo da veri maestri della cultura e della comunicazione, la mostra dei ready-made, sculture e installazioni di Marcel Duchamp, certo non necessariamente originali, che nel falso qui non siamo secondi a nessuno.

Si dice che come per la mostra al Centro Pompidou di Parigi dello scorso anno anche qui ci sarà il celebre “Fontana” un orinatoio di produzione commerciale firmato e rinominato  (potrebbe mancare in una mostra a Castellammare del Golfo ?) e non mancherà “La ruota di bicicletta” (anche in questo caso una sorta di simbolo di ciò che rimane di una bicicletta dopo il suo uso nelle strade della “ridente” cittadina del Golfo).
Non ci saranno invece tele quali: “Nudo che scende una scala“, “Il passaggio dalla vergine alla sposa“, “La Sposa messa a nudo dai suoi Scapoli, anche” per non urtare la suscettibilità del clero locale, così come per i medesimi motivi non ci sarà il modellino dell’ultima opera di Duchamp, realizzata in segreto tra il 1946 e il 1966 ed intitolata “Etant donnés:1. la chute d’eau, 2. le gaz d’eclairage” (trad. “Essendo dati: 1. La cascata d’acqua, 2. L’illuminazione a gas”), un’installazione tridimensionale composta da una porta di legno dalla cui fessura si può intravedere il corpo di una donna nuda distesa su un letto di ramoscelli secchi con una lampada a gas in mano e con le gambe divaricate, che anche solo per la parte relativa a “L’illuminazione a gas”, per l’evidente analogia (cercata dall’autore ?) con la nuova illuminazione pubblica di Castellammare del Golfo, avrebbe meritato di esserci.

Già attivi e all’opera dei “pontieri” i quali tenteranno di avere per la mostra l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica.

Orinatoio-Marcel_Duchamp

Il «ready-made» dal titolo «Fontana» rappresenta il momento di maggior provocazione dell’opera di Duchamp. Nel 1917 egli era negli Stati Uniti e in quell’anno, sul modello del Salon des Indépendants, venne creata la Society of Independent Artists. Duchamp faceva parte del direttivo di questa associazione. Alla mostra organizzata dal gruppo poteva partecipare chiunque, pagando sei dollari, ed esponendo al massimo due opere.

Duchamp mise in atto la sua provocazione in incognito. Presentò alla giuria della mostra un orinatoio firmandolo con lo pseudonimo R. Mutt. La giuria non capì e, sull’imbarazzo di come considerare la cosa, non fece esporre il pezzo.

Una fotografia dell’opera fu tuttavia pubblicata sulla rivista «The Blind Man», edita dallo stesso Duchamp, il quale, fingendo di difendere l’ignoto autore dell’opera, scrisse: «Non è importante se Mr. Mutt abbia fatto Fontana con le sue mani o no. Egli l’ha SCELTA. Egli ha preso un articolo ordinario della vita di ogni giorno, lo ha collocato in modo tale che il suo significato d’uso è scomparso sotto il nuovo titolo e il nuovo punto di vista – ha creato un nuovo modo di pensare quell’oggetto».

L’orinatoio originale utilizzato da Duchamp stranamente andò smarrito quando fu smontata la mostra nel 1917. Solo nel 1964 Duchamp autorizzò una replica di quel suo «ready-made» che fu acquistata dal collezionista milanese Arturo Schwarz. Da qualche anno esso è esposto nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

da Francesco Morante

bicicletta

La Ruota di Bicicletta

etant-donnes-baquie

Etant donnés:1. la chute d’eau, 2. le gaz d’eclairage

Castellammare del Golfo: si ripropone la mostra fotografica “Qui stiamo tutti bene, così spero di te…” rivista ed ampliata

Sarà inaugurata domani sabato 3 agosto alle ore 18,00 nel Salone della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Corso Garibaldi n°67 a Castelllammare del Golfo, la mostra fotografica “Qui stiamo tutti bene, così spero di te…“, “note ed immagini per la creazione di un museo dell’emigrazione castellammarese“.
Già proposta lo scorso anno a settembre in contemporanea al PLAS, la manifestazione artistico-musicale che tanti visitatori attraeva nella cittadina marinara, verrà ora riproposta in una versione rivista ed ampliata, (sono state aggiunte altre quindici immagini), al numeroso ed internazionale pubblico dell’estate castellammarese.
Le ottantasette immagini che vengono proposte sono state selezionate dall’architetto Camillo Galante, curatore della mostra, del catalogo e delle note.
La mostra, così come le note, sono da intendere come “frammenti” della storia dell’emigrazione castellammarese”, frammenti di una storia che è ancora tutta da indagare, scrivere e descrivere.
Pur trattandosi di una mostra legata al tema dell’emigrazione, la mostra non presenta immagini della “partenza dei bastimenti”, degli abbracci, degli addii e delle lacrime, ne del “viaggio”, e dei suoi accessori, valigie di cartone, passaporti, biglietti, locandine delle compagnie di navigazione, tutti ingredienti d’obbligo di ogni mostra sull’emigrazione, quanto piuttosto le immagini di coloro che son partiti e di coloro che sono rimasti.
In prevalenza si tratta di fotografie, della prima metà del 900′.
Immagini di uomini, donne e bambini, singoli o gruppi, che hanno costituito il cosidetto “collante affettivo” per coloro i quali erano costretti a separarsi per cercare fortuna migrando verso lidi lontani.
Di tali immagini l’unica divisone che può tracciarsi è tra quelle che ritraggono chi è rimasto e quelle che ritraggono chi è partito.
Foto mandate ai parenti, foto mandate agli amici.
Foto “minori”, di autori spesso ignoti, ma che in qualche caso riecheggiano pose ed ambienti dei grandi maestri della fotografia e che richiamano alla mente ambientazioni cinematografiche.
Della mostra, realizzata dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso è stato realizzato un catalogo che oltre a raccogliere le foto fornisce un altro “frammento”, una sintetica documentazione della stagione della costituzione delle Società di Mutuo Soccorso (ben quattro) castellammaresi in America nel corso del primo novecento.
Per l’edizione 2013 della mostra è stata anche realizzata una appendice a tale catalogo scaricabile online che va ad integrare l’originario catalogo.
La mostra rimarrà aperta al pubblico nei locali della Società Operaia di Mutuo Soccorso tutti i giorni fino al 18 agosto

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Avete visitato la Mostra in corso a Trapani su “I grandi capolavori del corallo” ?

Se ancora non l’avete vista, ricordate che avete tempo fino al 30 giugno.

Io ci sono stato oggi e, per quel che vale, vi dico che è una mostra da non perdere.

La mostra è proposta al Museo Pepoli di Trapani e riunisce capolavori assoluti dell’antica arte del corallo sviluppatasi per secoli in Sicilia, ed in particolare a Trapani, luogo dove la realizzazione di manufatti in corallo raggiunse le vette più alte della bellezza e della maestria artistico-artigianale.

I nuclei principali delle opere in mostra testimoniano la ricchezza e la qualità di alcune collezioni fondamentali del settore. Quelle della Banca di Novara, dello stesso Museo Pepoli di Trapani, della Fondazione Whitaker, del Museo Diocesano di Monreale e di altre raccolte pubbliche nonchè pezzi singoli, proprietà di collezionisti privati italiani e stranieri.

Intorno alla pesca del corallo con le “coralline” nei fondali delle Egadi, sul banco skerki e intorno all’isola di Tabarca si sviluppò a Trapani un commercio florido. Si ebbe allora una vera e propria “corsa al corallo” che ha rischiato di far scomparire per sempre le colonie più facilmente raggiungibili.

Nel periodo della floridezza di tale commercio a Trapani sorsero numerose botteghe artigiane che crearono capolavori di grande valore artistico. Gioielli, ma anche calici, ostensori, crocifissi, reliquari, presepi, scrigni, calamai, saliere e soprattutto elementi di raffinato arredo: specchiere, tavoli da gioco, cornici, sino a monumentali trumeaux destinati a case principesche e regge, talvolta utilizzati come doni di Stato.

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Note ed immagini per la creazione di un museo dell’emigrazione castellammarese

Mostra fotografica “Qui stiamo tutti bene, così spero di te..

Sarà inaugurata mercoledì 12 settembre alle ore 18,30 nel Salone della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Corso Garibaldi n°67 a Castelllammare del Golfo, la mostra fotografica “Qui stiamo tutti bene, così spero di te…”, note ed immagini per la creazione di un museo dell’emigrazione castellammarese.
Le immagini che saranno proposte sono state selezionate dall’architetto Camillo Galante, curatore della mostra, del catalogo e delle note.
La mostra, così come le note, sono solo “frammenti” della storia dell’emigrazione castellammarese”, frammenti di una storia che è ancora tutta da indagare, scrivere e descrivere.
Attività queste che la mostra intende stimolare nell’ ottica della valorizzazione dell’emigrazione castellammarese e del riconoscimento della necessità ed importanza della conservazione della memoria e del ricordo di tale pagina, non secondaria, della storia locale.
Pur trattandosi di una mostra legata al tema dell’emigrazione, la mostra non presenta immagini della “partenza dei bastimenti”, degli abbracci, degli addii e delle lacrime, ne del “viaggio”, e dei suoi accessori, valigie di cartone, passaporti, biglietti, locandine delle compagnie di navigazione, tutti ingredienti d’obbligo di ogni mostra sull’emigrazione che si rispetti, quanto piuttosto immagini di coloro che son partiti e di coloro che sono rimasti.
Si tratta in prevalenza di fotografie, della prima metà del 900′. Immagini di uomini, donne e bambini, singoli o gruppi, che hanno costituito il cosidetto “collante affettivo” per coloro i quali erano costretti a separarsi per cercare fortuna migrando verso lidi lontani. Di tali immagini l’unica divisone che può tracciarsi è tra quelle che ritraggono chi è rimasto e quelle che ritraggono chi è partito.
Si tratta dice il curatore di: “Rappresentazioni di se, nel reciproco tentativo di raccontarsi l’uno all’altro con la fotografia, di dare concreta testimonianza e senso a quel ‘qui stiamo tutti bene’ che era parte immancabile della comunicazione scritta, frammenti non sempre fedeli di realtà assai più complesse e contraddittorie“.
Sono foto di studio spesso, pose con il vestito buono delle grandi occasioni.
Quelle grandi occasioni che scandivano ed ancora scandiscono la vita di qua e di la dall’Atlantico.
Ci sono i bambini che crescono, la cresima, la figlia che si è diplomata, quel bravo ragazzo così piccolo un tempo ed ora cresciuto così bene, il matrimonio in grande stile con le “girls” , i “boys”‘ ed i paggetti.
Foto mandate ai parenti, foto mandate agli amici.
Foto “minori”, di autori spesso ignoti, ma che in qualche caso riecheggiano pose ed ambienti dei grandi maestri della fotografia e/o richiamano alla nostra mente ambientazioni cinematografiche.
La mostra rimarrà aperta al pubblico nei locali della Società Operaia di Mutuo Soccorso dal 12 al 18 settembre.
Della mostra, realizzata dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso e che ha il Patrocinio del Comune di Castellammare del Golfo, è stato realizzato un catalogo che oltre a raccogliere le foto fornisce un altro “frammento”, una sintetica documentazione della stagione della costituzione delle Società di Mutuo Soccorso (ben quattro) castellammaresi in America nel corso del primo novecento.

Carla Accardi artista

nata a Trapani

Carla Accardi (Trapani, 9 ottobre 1924) è una artista italiana, che con la sua pittura ha contribuito dal 1945 all’affermazione dell’astrattismo in Italia.

Artista tra le più originali dell’arte del secondo dopoguerra italiano. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Palermo, nel 1947, aderendo al formalismo, è stata co-fondatrice, con Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfilippo (che sposò nel 1949) e Turcato, dell’avanguardia artistica detta Gruppo Forma 1 di ispirazione marxista.
Avendo scelto il non-figurativo, nel 1954 crea dei lavori “autorigenerativi”, in cui dei segni bianchi si collocano su fondi neri, al fine di creare un'”antinomia spaziale”.

Nel 1977 partecipa alla Cooperarte, insieme agli artisti Getulio Alviani, Carmelo Cappello, Gianni Colombo, Antonio D’Agostino, Emilio Isgrò, Carlo Nangeroni, Mario Nigro, Luca Patella, Achille Perilli, Concetto Pozzati, Mimmo Rotella, Giulio Turcato e Nanda Vigo. La Coopertarte era una cooperativa di artisti “che cercava di esplorare nuove forme di rapporto e di confronto con il pubblico”. La prima mostra di questa esperienza si tenne al Centro Allende La Spezia il 26 febbraio 1977. La Cooperarte ha edito una cartella di 14 grafiche numerate da 1 a 100.
Nel 1996 è nominata membro dell’Accademia di Brera e nel 1997, fa parte della Commissione per la Biennale di Venezia, nel ruolo di consigliere.
Sue opere sono presenti nella Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma (GNAM) (SALA 19: “Evoluzione e approdi dell’arte Astratta”: Composizione, 1950, acrilico su tela), nella Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, al MUSMA (MUseo di Scultura contemporanea-MAtera) al Museo del Novecento di Milano e a La Salerniana di Erice.
Nel 1999 è stato pubblicato il Catalogo ragionato di Carla Accardi (Carla Accardi. Catalogo ragionato. Edizioni Charta srl, Testi di Germano Celant. Milano, 1999).

È presente alla Biennale di Venezia nel 1964 e nel 1988 con una sala personale, e nel 1995 partecipa alla mostra The Italian Metamorphosis al Guggenheim Museum di New York. Nel 1998 la sua città natale le ha dedicato una mostra antologica, “Carla Accardi: Opere 1947 – 1997”, a cura di Claudio Cerritelli, Renato Alongi e Vitalba Liotti e promossa dall’Associazione Officina.

da Wikipedia

51 opere di Giovanni Bosco in esposizione a Parigi nella Galleria di Berst Christian

La mostra in programma dal 18 marzo al 23 aprile 2011 ha per titolo “Giovanni Bosco dottore di tutto” e vedrà l’esposizione di 51 opere dell’artista castellammarese scomparso nel 2009 nei locali della Galleria di Berst Christian al 10 di Rue Chapon a Parigi.
Un catalogo di 120 pagine in francese,inglese ed italiano con testi di Eva Di Stefano e Jean-Louis Lanoux accompagnerà la mostra.
Il 5 aprile alle 19,00 avrà luogo la visione del film realizzato da Salvatore Bongiorno e dedicato a Giovanni Bosco, cui seguirà dibattito, con l’autore, Boris Piot e Jean-Louis Lanaux.

Questa la presentazione (in francese) della mostra:

Né en 1948, le sicilien Giovanni Bosco – d’abord berger puis ouvrier dans une carrière de marbre – sombra dans la psychose à la suite de l’assassinat de deux de ses frères. L’institution psychiatrique et la prison à laquelle il fut condamné un an à la suite, semble-t-il, d’un vol de bétail, ne lui ôtèrent ni son sourire désarmant, ni la propension à transformer son existence démunie en un acte de poésie pure. A Castellamare del Golfo, ses journées furent alors rythmées par les chansons populaires napolitaines et les peintures d’une inventivité rare qu’il exécutait sur les murs de sa ville ou sur des matériaux de fortune. Corps démembrés ou «surmembrés», serpenteaux et homoncules, cœurs céphaliques, mots et signes scandés dans l’intervalle du dessin, tel est l’alphabet pictural de Giovanni Bosco. Lorsque son génie est enfin reconnu, il est emporté par un cancer en 2009. Depuis, des historiens de l’art et autres spécialistes de l’art brut lui ont consacré des journées d’études et des analyses. Un film retraçant les derniers mois de sa vie a été produit par des étudiants qui furent parmi ses derniers véritables amis, tandis qu’un projet de restauration et de conservation de ses fresques est à l’étude. Alors qu’à la Collection de l’art brut, à Lausanne, une exposition est en préparation, nous sommes heureux de pouvoir proposer un ensemble représentatif des joyaux de celui qui se disait dottore di tutto et qui, lesté de tous les malheurs, avait trouvé dans l’art un remède absolu.“.

Il catalogo è sfogliabile qui.

Di Giovanni Bosco abbiamo scritto in precedenza  qui, qui, qui, qui qui qui e qui.

Viste per voi: le sculture di Angiola Tremonti

E’ stata inaugurata lo scorso 16 dicembre alla Galleria d’Arte Moderna di Milano la suggestiva mostra delle opere di Angiola Tremonti, pittrice, scultrice e designer, sorella del ministro dell’Economia. La mostra “Angiola Tremonti – Sculture 2000-2010“, sara’ aperta fino al 15 di ottobre alla Gam di via Palestro, nel centro di Milano.

L’esposizione, prodotta da Palazzo Reale e Galleria d’Arte Moderna, è curata da Luca Beatrice e presenta il ricco excursus creativo dell’artista milanese, il lavoro scultoreo dell’ultimo decennio dell’artista, un corpus realizzato con l’utilizzo di diversi materiali, quali: bronzo, acciaio e resina.

Angiola Tremonti predilige la scultura per esprimere un universo magico abitato da figure fiabesche: corpi femminili trasformati in alberi, conigli rappresentati con sembianze umane, e ancora, marmotte animate da una mano pensierosa.

Alle opere in bronzo e acciaio di grandi dimensioni collocate nel giardino e nel cortile della Villa Reale, si aggiungono le sculture in bronzo di medie dimensioni e in resina illuminata, allestite negli spazi espositivi interni.

Il giornalista e fotografo Domenico Asaro l’ha visitata per noi e ne ha tratto queste belle immagini.

foto Domenico Asaro

foto Domenico Asaro

foto Domenico Asaro

foto Domenico Asaro

foto Domenico Asaro

foto Domenico Asaro