A Piazza San Giovanni è successo qualcosa

Eccellente ed utilissima per comprendere ciò che è accaduto e perchè accadrà ciò che è inevitabile che accada, l’analisi di Marco Giusti esperto di comunicazione, critico cinematografico, autore televisivo e regista che è possibile leggere interamente su Dagospia e di cui riporto qui uno stralcio.

Grillo, alla fine, ha avuto gioco facile, ha dribblato tutti e ha segnato a Piazza San Giovanni, lasciando Ezio Mauro a Fabio Fazio per il dopo festival, cacciando a suo modo giustamente tutti i giornalisti italiani dal palco (come avrebbe fatto un Moretti), scatenando l’evento che tutti noi, dentro al cuore, sapevamo possibile e volevamo così.

Il ritorno di un sogno, di una speranza. Che non ci hanno certo dato le campagne elettorali di Bersani, la più grigia, o di Monti, la più inutilmente ricca, o di Ingroia, la più vecchia, o di Berlusconi, la più divertente, perché tutta costruita al di dentro di una strategia televisiva, ma la più limitata essendo ormai la tv uno strumento che comunica quasi esclusivamente coi vecchi.

Grillo, a San Giovanni, ha distrutto l’immagine di Crozza a Sanremo, lui sì è un vero stand-up commedia, ha inglobato dentro un evento televisivo, perché questo era, tutta la grande comunicazione da primo maggio comunista, Benigni e Berlinguer, attaccando pesantemente il PD e Bersani esattamente come fece tanti anni fa a Sanremo con Craxi e i Socialisti.

Anche se è un paese strano, ancora scosso dalla vittoria di Marco Mengoni al Festival, dal goal di Totti alla Juventus, dal richiamo incredibile di Siani al cinema, dove nell’unico reality politico che abbiamo fatto si è preferito Bersani a Matteo Renzi, l’unico in grado di poter competere in tv con Berlusconi e sul palco con Grillo, dove dopo vent’anni di berlusconismo e un anno di montismo non siamo ancora usciti dalle nostre prigioni, è stata una campagna elettorale meravigliosa. E qualcosa è davvero cambiato.

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I Sindaci graditi

L’annuale classifica di gradimento dei sindaci de “Il Sole 24Ore” vede in testa Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, al suo secondo successo in solitaria, dopo quello ottenuto cinque anni fa quando tre salernitani su quattro risposero un «sì» convinto all’ipotesi di rivotarlo in caso di elezioni.

Al secondo posto Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, nonostante i problemi gravissimi che attaraversano la città, e al terzo Marco Zambuto sindaco di Agrigento, che sale sul terzo scalino del podio nazionale con un rotondo 70%, non troppo sotto al 74,7% mietuto nelle urne, quando fu rieletto.

Qui una ampia intervista de “La Zanzara Radio24” del 13 novembre 2012 al sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, su: Monti, Grillo, i “pollai”, Teo Teocoli presidente del Consiglio, il generale Petraeus, la lista arancione e la povera gente.

Fai la tua “Scelta cinica” con Monti

E’ di pochi giorni fa, il 28 dicembre, una circolare dell’INPS, la 149 con la quale al punto 1.3 si comunica che:

“Per l’anno 2013 il limite di reddito per essere considerati “a carico”, ai fini della concessione del trattamento pensionistico agli orfani maggiorenni inabili di dipendenti o pensionati pubblici, è pari all’importo annuo di € 16.127,30.
Tanto si comunica, atteso che per l’accertamento del requisito del “carico”, ai fini della liquidazione della pensione ai superstiti, a decorrere dal 1° novembre 2000 è utilizzato il criterio stabilito per il riconoscimento del diritto a pensione nei confronti degli invalidi civili totali.”.

Uscendo dal burocratese e tornando alla realtà degli umani, quella fatta di carne e di ossa, che significa questo ?

Che un disabile, se è in una famiglia nella quale entrano poco più di 1000 euro lordi al mese (che diventano circa 700 al netto delle tasse) non ha più diritto all’ assegno di invalidità, che nel caso specifico significava appena 275,87 euro al mese in più.

Ovvero se uno dei due è invalido, steso in un letto, magari attaccato alle bombole o alle flebo e l’altro guadagna intorno ai mille euro al mese, che ripeto, togliendo le tasse diventano circa settecento, beh, con questa cifra entrambi possono, per Monti e la Fornero (ma anche per gli altri “distratti” che hanno approvato i loro iniqui provvedimenti economici), cavarsela e vivere comunque.

Certo ciò vale, dice la circolare, solo per quei disabili figli maggiorenni di dipendenti pubblici che, avendo perso uno dei genitori, avevano diritto a una pensione di reversibilità, i quali non sono tantissimi, ma anche fosse solo uno in tutta Italia in queste condizioni, resta il fatto che si tratta di una misura cinica ed iniqua.

Una misura in stile Monti.

L’ha detto o non l’ha detto ? L’ha detto !

Beppe Grillo a Palermo: “La mafia non ha mai strangolato il proprio cliente, la mafia prende il pizzo al 10%. Qui siamo nella mafia che ha preso un’altra dimensione, strangola la propria vittima”

Ma ha detto anche altre cose.

Monti in Asia, prima che sia troppo tardi

Romeo Orlandi

Nella globalizzazione non si possono imputare responsabilità alla concorrenza, alla tecnologia giapponese, alla ricerca coreana, alla manifattura cinese. Sul banco degli imputati va invece posto chi, con poche eccezioni, ha avuto responsabilità di guida e di indirizzo. Invece di studiare i successi asiatici, è risultato più conveniente lanciare allarmi, denigrare la qualità dei prodotti, lamentare il pericolo giallo in qualsiasi paese fosse applicabile.
Dall’altra parte del mondo si studiavano soluzioni, si brevettavano prodotti, si creavano modelli. Non avremmo dovuto imitarli, ma almeno comprenderli. Invece è prevalsa la retorica nazionale del “piccolo è bello”. Paesi con minori tradizioni industriali come la Cina e la Corea inanellavano successi di qualità e quantità, proprio mentre in Italia si teorizzava l’inimitabilità dei nostri beni di consumo e il compiacimento delle economie di nicchia.

Tutto l’articolo qui

Hat-tip Alberto Forchielli

La Cina ci è vicina

Parafrasando banalmente il titolo del film di Bellocchio possiamo dire che dopo la visita della cancelliera tedesca Angela Merkel in Cina dei giorni scorsi, la Cina sia più disponibile ad impegnarsi nell’opera di salvataggio dell’eurozona.

La visita di tre giorni è cominiciata con un incontro con il premier cinese Wen Jiabao, a cui Merkel ha detto che la moneta unica ha reso l’Europa più forte, affermando poi che l’accordo raggiunto all’ultimo vertice di Bruxelles consentirà maggior trasparenza e disciplina di bilancio per tutti gli stati che lo hanno sottoscritto.

La Merkel, soprattutto con il suo omologo cinese, ha chiesto in primo luogo l’impegno della Cina ad aiutare l’Europa a sollevarsi dalla crisi economica. Lo stesso Wen Jiabao ha sottolineato come per l’Europa sia prioritario ed urgente risolvere la crisi e come la Cina stia valutando l’opportunita’ di una sua maggiore partecipazione nel Fondo europeo di stabilita’ finanziaria anche se, ha detto, “la Cina non ha l’intenzione ne la capacita’ di acquistare l’Europa”, in particolare la Cina sta mettendo in conto un possibile coinvolgimento diretto nei due fondi europei di salvataggio, l’EFSF e l’ESM.

Alberto Forchielli, di Osservatorio Asia, in un’intervista a Claudio Landi, per “L’ora di Cindia“, fa notare il rilievo che è stato dato dalla stampa cinese al ruolo esercitato da Mario Monti per rassicurare sulla stabilità dell’Italia e quindi dell’eurozona e quanto questo sia stato determinante per la ripresa dell’apertura del portafoglio cinese verso l’Europa e quindi per il successo della missione della Merkel.

Infine particolarmente interessante per comprendere l’intensità delle relazioni tra Cina e Germania questo pezzo di AGI.News:

FAZ, CINA PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELLA GERMANIA
(AGI) – Berlino, 2 feb. – In occasione della visita di Angela Merkel in Cina la ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’ rivela che ormai Pechino e’ diventato il primo partner commerciale della Germania, se si sommano il volume delle importazioni e delle esportazioni. La bilancia commerciale tedesca nei riguardi del Paese piu’ popoloso del pianeta rimane pero’ ancora negativa, con 80 miliardi di euro di importazioni dalla Cina nel 2011 ed esportazioni per 65 miliardi. Da nessun altro Paese al mondo la Germania importa piu’ merci di quelle prodotte nella terra di Confucio, larga parte delle quali e’ costituita ormai da apparecchi elettronici. Nel frattempo anche le esportazioni tedesche stanno crescendo con tassi altissimi, come conferma Jens Nagel, responsabile dell’Associazione delle industrie esportatrici tedesche (Bga), poiche’ “lo scorso anno l’export tedesco verso la Cina e’ aumentato di un quarto, quest’anno ci attendiamo una crescita a due cifre, forse il 15%”. Piu’ di un quarto delle merci tedesche esportate verso Pechino e’ costituito da macchinari e impianti, come rivela Oliver Wack, responsabile dell’Associazione dei produttori del settore (Vdma), poiche’ “da tre anni la Cina e’ diventata il piu’ importante mercato per i macchinari e gli impianti tedeschi”.
Un altro 25% delle esportazioni tedesche va messo sul conto dell’auto, con le case costruttrici germaniche che si sono gia’ assicurati il 20% del mercato cinese, mentre la percentuale e’ considerevolmente piu’ alta per le autovetture di lusso.
“Tre quarti delle macchine di lusso immatricolate nel 2010 in Cina sono di marca tedesca”, dichiara Matthias Wissmann, presidente dell’Associazione delle aziende automobilistiche tedesche. Negli ultimi 15 anni il numero di impianti di produzione di auto tedesche in Cina e’ quasi triplicato, arrivando a 190, mentre anche l’industria chimica germanica e’ presente sul posto con piu’ di 150 filiali produttive. In totale oltre 5mila aziende tedesche con oltre 220mila dipendenti operano ormai in Cina, che e’ diventata il Paese straniero con il maggior volume di investimenti tedeschi, pari a 18 miliardi di dollari all’anno. Nel frattempo un’azienda tedesca su due ha in progetto di costruire impianti produttivi in Cina, che e’ tuttavia attiva anche in senso contrario, poiche’ attualmente sul suolo tedesco ci sono 700 aziende cinesi con 6600 dipendenti. “I cinesi ci vedono come la porta d’ingresso in Europa”, dice Markus Hempel, responsabile per il mercato cinese di Germany Trade and Invest (Gtai), dal momento che “non hanno mai investito tanto in Germania come adesso“.

In conclusione non si può non rilevare il notevole titolo di “Libero“: “La culona è volata in Cina ma in Europa è ormai sola“… contenti loro !

Questo è un governo di destra !

Parla Michele Emiliano:

Il premier a me non mi imbroglia

L’intervista di Michele Emiliano, magistrato e sindaco Pd di Bari all’Opinione

di Pietro Salvatori

“Monti può imbrogliare Fazio, ma non me”. È durissimo Michele Emiliano, sindaco di Bari in quota Pd. Che non risparmia critiche al conduttore di Che tempo che fa: “Dovrei fargli qualche corso di interrogatorio di quelli seri. Come fare a far cantare qualcuno e a fargli dire la verità”. Ma va giù duro soprattutto sull’intervistato: “Ho avuto l’impressione che il presidente sia andato da Fazio cercando di dire il meno possibile. Perché non sembra aver condiviso nulla prima con le forze politiche, come mi conferma l’intervista di Bersani di ieri. Credo che voglia utilizzare il meccanismo dell’emergenza e della paura per imporre una linea teorica in gran parte legata ad una cultura economica profondamente di destra. Come ha ben detto Zagrebelsky qualche giorno fa, questo è un governo di destra, che sta facendo quello che il governo Berlusconi non ha avuto la forza politica di realizzare. È per questo che in realtà non si parla di politica, non si dice nulla di specifico sulle grandi questioni, non si pronuncia mai la parola Sud“.

Un governo così politicamente marcato ?

Il presidente del Consiglio, confidando sul fatto che sta facendo questo lavoro sotto copertura, come se fosse un agente provocatore, non ha alcuna intenzione di condividere nulla con l’opinione pubblica, proprio perché sta facendo quello che è nell’immaginario collettivo della destra finanziaria europea. Ovviamente con il volto da persona per bene qual è. Sta incarnando il vero spauracchio della sinistra europea e italiana. Fintanto che l’avversario della sinistra nostrana era Berlusconi, bastava fargli la guerra. Adesso c’è una persona per bene, ma è più di destra di Berlusconi: occorre fargli un’opposizione politica, linea che il centrosinistra fatica a portare avanti.

La sua è una critica alla linea del Pd ?

Non mi pare di essere critico. L’intervista di Bersani sulla Stampa esprime una delusione assoluta. Il segretario del secondo azionista del governo che dice all’amministratore delegato che deve concordare un’agenda del lavoro parlamentare, perché si deve decidere insieme cosa fare, esprime la più profonda frustrazione.

C’è una parte del partito che sembra sostenere a spada tratta Monti, come testimonia il dibattito sviluppatosi su “Europa”.

Quanti saranno quelli che sostengono Monti, che si raccolgono intorno a Europa? Pochini. Stefano Menichini, il direttore, è un amico caro, ci prendiamo in giro. È che purtroppo io sono di sinistra e lui no.

La sinistra, con Bersani, che dice dunque al governo oggi ?

Più che al governo, parla all’elettore. E sta dicendo che noi stiamo subendo una serie di azioni da parte dell’esecutivo che pur non avendo particolare significato politico hanno un contenuto intrinseco proprio della destra finanziaria europea. Che è una cosa dignitosa, per carità, non è una cosa che la sera va girando a dare scandalo, ma quando governa sceglie un particolare tipo di composizione sociale e sostiene gli elettori dei ceti più legati alla finanza internazionale e ai grandi patrimoni, e meno al sistema produttivo di beni e servizi.

Perché il Pd ha avallato questa soluzione ?

Perché Monti è il presidente del Consiglio voluto da Napolitano.

Il Capo dello Stato avrà pur consultato Bersani.

Non credo proprio.

E dunque, per volere di Napolitano state ingoiando un governo più a destra di quello Berlusconi ?

In sostanza sì.

Un governo del quale tra l’altro lei rifiuta l’etichetta di “tecnico”.

Non esistono i governi tecnici. È una dichiarazione che non mi è piaciuta, quella di Monti in questa direzione. Una dichiarazione un po’ pietistica, cercando di sostenere le ragioni dei politici di professione. Potrei dirlo anche io, che faccio politica da nemmeno sette anni e sono un magistrato. Ma come fa il sindaco di Bari a dire di non essere un politico. Al pari, come fa il presidente del Consiglio, ex Commissario europeo a dire di non essere un politico? È un espediente mediatico, ma Monti è un politico, il più esperto e di lungo corso che esista in Italia.

Dunque gli chiedete un atteggiamento più responsabilmente politico? Condivisione di idee e proposte ?

Quello che doveva fare l’ha fatto. Mettendo tutto insieme nella manovra, ha massacrato la parte più debole del paese. E noi l’abbiamo pure votato…

Come va il rapporto tra governo ed Enti locali, visto che la questione rientra tra quelle toccate dalla manovra ?

Malissimo. In particolare con quelli del sud. È stato eliminato il fondo di perequazione, con un codicillo, come fanno gli assicuratori nelle polizze. Fondo previsto dall’articolo 119 della Costituzione, che deve essere finanziato per riequilibrare le differenze di trasferimenti diretti tra i comuni più ricchi e quelli meno ricchi. Quando Bari e Napoli hanno tentato di protestare, nella sostanza ci è stato detto: “Cercate di non alzare troppo la voce sennò sarà peggio ancora”.

Cosa chiedete in concreto a Monti ?

Che si vada il più presto possibile a elezioni. Possibilmente a maggio. Prima si vota meglio è. Se non lo facciamo lo spread arriverà alle stelle, nemmeno con Berlusconi aveva toccato quota 530. Non riesco a capire i media di sinistra che hanno messo Berlusconi sulla graticola, e adesso non dicono nulla. Serve un governo politico che parli all’Europa, non sarà una differenza di stile a fare la forza di Monti nel dialogo con Francia e Germania. Serve un uomo che vince con il 60% dei voti e va a Bruxelles a dire di fare gli eurobond e non giocare sul nostro debito pubblico. Ma serve un vero leader.

Cosa che Monti non è ?

Ovvio che non lo è.

E chi potrebbe essere? Bersani ?

Potrebbe, perché no? Al momento è la persona della quale personalmente – ed è tutto dire – io mi fido di più.

Con quale sistema elettorale, nel caso ?

Con una bella sfida tra un uomo e una donna in un collegio elettorale. In modo che quando arriva in Parlamento sono guai per tutti, perché non risponde solo al suo segretario, ma anche al proprio territorio.

da l’Opinione

Nb – Il grassetto è di Diarioelettorale