Castellammare del Golfo, è morto Giovanni Bosco, l’artista povero

Su Giovanni Bosco un bel ricordo di Enzo Di Pasquale su “La Sicilia” di oggi:

È morto l’artista povero

Castellammare . È spirato, dopo una lunga malattia Giovanni Bosco, l’uomo dei «venti centesimi», la persona più estrosa di Castellammare.

Aveva 61 anni. La sua vita è stata segnata da miseria, pazzia, elettroshock, dolore. Il tutto confluiva nella sua personalissima arte bizzarra. Colpi di pennello ovunque: sui muri scrostati, nei prospetti di vecchie case, sulle strade, su cartone, talvolta su tela. Viveva in una casa angusta, un bugigattolo adornato dai suoi strani schizzi.

Giovanni Bosco ha sempre vissuto a Castellammare elemosinando venti centesimi. A un certo punto della sua vita dolorosa, viene notato dal pittore Giovan Battista Di Liberti. Riconoscendo il talento naturale e il linguaggio eversivo della sofferenza, il ritrattista lo invita nel suo studio-bottega. Gli consegna tavolozza, tele e pennelli, vernici, pennarelli. Così Giovanni inizia a creare il proprio repertorio originalissimo. I muri sbrecciati delle vecchie case del paese diventeranno le pagine della sua storia.

Il tutto viene sintetizzato in un bellissimo documentario realizzato dai ragazzi della «Zep», Carlo Di Pasquale, Salvatore Bongiorno, Claudio Colomba, Giovanni Navarra, Peppe Cacciatore, Vito Ingoglia, fanno di Bosco un «artista incompreso», lo chiameranno «Il dottore di tutto».
A partire da queste immagini si interesseranno di Giovanni Bosco a livello europeo. Se ne occupano il collettivo «Animala Vagula» di Parigi, «L’art Brut» di Losanna, la storica dell’arte Teresa Maranzano, curatrice del museo di Ginevra, Eva Di Stefano della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo.

Le sue opere sono state recentemente acquistate da Lucienne Peiry, che le ha acquistate per il museo di Losanna dedicato all’«Art Brut». «Giovanni ha saputo creare – scrive Eva Di Stefano dell’osservatorio Outsaider Art dell’Università di Palermo – un proprio sistema figurativo di sagome colorate a partire da un personaggio che compare in grandezze diverse sui muri e nelle opere su carta o cartone, e che probabilmente rappresenta un suo alter ego, «un cristiano» dice lui, un tizio cioè.

Accanto alla sua porta di casa questa figura corazzata ha probabilmente anche una funzione apotropaica, è uno scacciademoni. Ma, il «pupo», che ha un corpo stilizzato in uno schema geometrico iscrivibile in un quadrato e appare come una singolare combinazione di figura azteca e di guerriero extraterrestre, in realtà è soprattutto una sorta di mappa anatomica, dove spesso su ogni singolo elemento che lo compone è indicato anche il nome: testa, fronte, naso, bocca».

Giovanni Bosco era nato a Castellamare il 3 marzo 1948 da una madre diciottenne, ma già vedova del primo marito da cui aveva avuto una figlia, va a scuola fino alla seconda elementare e poi lavora col padre, di cui resta orfano ancora ragazzo. Non gli spettano che povertà ed emarginazione, un temperamento vivace che si fa sempre più scontroso e solitario, alcune occupazioni saltuarie anche come barista, un futuro da disadattato.

Nel carcere di Trapani, dove trascorre due anni, è sfiancato dalle angherie dei compagni e quando nel 1976, durante il soggiorno obbligato a S. Benedetto del Tronto, apprende che due giovanissimi fratelli, ladruncoli da poco, sono stati ammazzati da qualcuno a cui avevano arrecato disturbo, ha una crisi psicotica e viene ricoverato in manicomio.

Lo scorso gennaio gli era stato dedicato un convegno internazionale dal titolo «Il pastore che dipingendo ha conquistato il mondo dell’arte» organizzato da Zep, osservatorio Outsider Art, con la fondazione Orestiadi di Gibellina.

Rimangono di lui varie opere sui muri, l’ultima il grande ovale rosso e nero alla villa comunale dipinto in ottobre in occasione del suicidio del fratello: un fiammeggiante sigillo yin e yang per un incomprensibile commiato.

«La morte di Giovanni Bosco – ha detto il sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi – è l’interruzione di un esperienza nella quale vita ed arte si sovrappongono. Finendo la sua vita, è l’arte a patire una mutilazione, l’interruzione di una continuità che non era artificio ma necessità vitale».

di Enzo Di Pasquale

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Chi semina miseria raccoglie la collera

I francesi l’hanno rifatto. All’insegna dello slogan, “Chi semina miseria raccoglie la collera”, i dipendenti hanno sequestrato il direttore di un’azienda chimica. Una decina di giorni fa si era avuto il sequestro dell’amministratore delegato della Sony

Crisi, i manager nel mirino dei lavoratori disperati

In Francia i dipendenti sequestrano il direttore di un’azienda chimica. Solo una decina di giorni fa il rapimento dell’amministratore delegato Sony

«Chi semina miseria raccoglie la collera»: dice tutto, questo slogan della manifestazione francese del 19 marzo, sullo stato d’animo di tanti cittadini di fronte alla crisi. A raccogliere, sono manager e governanti. Quel cartello in particolare veniva sbandierato a Clairoix, per protesta contro la tedesca Continental che chiude una fabbrica di pneumatici senza preavviso: millecento i francesi licenziati. La gente di Clairoix è anche oggi in strada, mentre una delegazione è stata ricevuta all’Eliseo a Parigi dove il presidente, Nicolas Sarkozy, cerca di arginare la rabbia; ma i sindacati si sono detti «delusi». Il malcontento contro i presunti ’leader’ e la loro mancanza di risposte adeguate alla crisi si respira negli Stati Uniti e in tutta Europa, anche nessun paese scende in piazza tanto quanto la Francia, dove il 19 marzo erano in milioni a protestare in tutta la nazione. Rabbia contro i dirigenti delle imprese che si foderano le tasche mentre varano piani sociali, e contro i capi di governo che non sembrano avere strategie né chiare né omogenee per uscire dalla crisi.

La rabbia è scoppiata anche in Scozia, dove la scorsa notte la casa di Edimburgo di Sir Fred Goodwin, il discusso ex amministratore delegato del Royal Bank of Scotland, è stata attaccata da alcuni vandali che hanno sfondato i vetri delle finestre e distrutto un’automobile. L’attacco è stato rivendicato da un gruppo sinora sconosciuto, «Bank Bosses are criminals» che in una mail minaccia: «l’attacco Godwin è solo l’inizio». L’ex numero uno dell’istituto finanziario crollato è al centro di aspre polemiche, dopo aver lasciato l’incarico con in tasca una pensione d’oro da quasi 17 milioni di sterline. Fu lui a pilotare le operazioni di acquisizione di quote dell’olandese Abn Amro nel 2007 che contribuirono a far crollare la banca scozzese. In Francia però i manager sono particolarmente nel mirino.

Dieci giorni dopo il rapimento dell’amministratore delegato della Sony, Serge Foucher, oggi i dipendenti dell’azienda chimica 3M hanno sequestrato il loro direttore industriale Luc Rousselet in un nuovo clamoroso caso di ’boss napping’, sequestro del manager, che riecheggia in questo momento in Francia anche nell’ultimo film di Benoir Delepine «Louise-Michel» in cui delle operaie ingaggiano un killer. Luc Rousselet, è stato chiuso a chiave nel suo ufficio ieri con l’intenzione di lasciarlo lì dentro fino a quando non metterà nero su bianco nuovi termini di congedo per 110 lavoratori allontanati dall’azienda per via della crisi. «Ci sono lavoratori che ce l’hanno con me e sapevo di essere a rischio» ha detto oggi Rousselet sfogandosi con i giornalsiti da dietro la porta del suo ufficio bloccata da un armadio. Con modalità simili il manager di Sony nei giorni scorsi era stato deportato per tutta una notte nelle Lande da parte di salariati insoddisfatti. Nel caso di Rousselet, a quanto raccontano i lavoratori, il ’boss’ avrebbe avuto tutta la notte per modificare i termini di liquidazione, senza però nessun esito. «Abbiamo avuto con lui discussioni per 17 ore fino alle tre del mattino ma senza arrivare a nessun risultato. Oggetto della negoziazione le indennità di licenziamento, un congedo di 24 mesi e garanzie per i dipendenti che restano in azienda. La 3M, colosso francese della chimica e casa farmaceutica, impiega 235 dipendenti.

La tattica dei «sequestri di alti dirigenti» era già stata sperimentata in Francia un anno fa nella fabbrica della Michelin di Toul in Meurthe-et-Moselle. Già nel 2007, in campagna elettorale per le presidenziali, l’attuale capo dello Stato Sarkozy martellava la necessità di limitare i cosiddetti paracaduti d’oro, gli scivoli milionari ai manager licenziati (e ritenuti a torto o ragione incapaci). Se nel 2007 pareva ancora un tema dagli accenti demagogici, adesso la crisi lo rende di bruciante attualità.”

da lastampa.it

Update (1)

Luc Rousselet, dirigente della filiale dell’americana 3M,
ha potuto lasciare l’ufficio dopo negoziati tra azienda e sindacalisti

Francia, liberato il manager tenuto in ostaggio dagli operai

PITHIVIERS (Francia) – E’ stato liberato in nottata il direttore della filiale francese dell’azienda farmaceutica americana 3M, sequestrato martedì pomeriggio da operai in sciopero nella fabbrica situata a Pithiviers, nella Francia centrale.

Il manager, Luc Rousselet, ha lasciato a mezzanotte e mezzo circa l’ufficio nel quale era stato confinato dagli operai, che contestano un piano di ristrutturazione che prevede il taglio di 110 posti di lavoro su un totale di 235.

La liberazione di Rousselet è avvenuta dopo diverse ore di negoziati fra delegati sindacali e rappresentanti dell’azienda, con un mediatore designato dalle autorità locali. I sindacalisti hanno riferito che è stato firmato un protocollo di accordo con la direzione di 3M-France e che i negoziati proseguiranno in giornata.

L’episodio di Pithiviers non è isolato nell’Europa e negli Stati Uniti scossi dalla crisi economica. Ieri a Edimburgo è stata assaltata la villa di sir Fred Goodwin, ex amministratore delegato della Royal Bank of Scotland da lui ridotta al fallimento. La responsabilità dell’azione è stata rivendicata da un gruppo che ha scelto come nome “Bank bosses are criminals” (“I dirigenti di banca sono criminali”) e ha promesso che “l’attacco a Goodwin sarà solo l’inizio”. Meno di due settimane fa in Francia, a sud di Bordeaux, era stato tenuto in ostaggio per una notte l’amministratore delegato della filiale Sony. E negli States il presidente Barack Obama sta cercando di tenere a freno la rabbia dei cittadini nei confronti dei manager della Aig che non hanno rinunciato ai loro cospicui bonus nonostante la compagnia assicuratrice sia stata salvata dal fallimento con i soldi dello Stato.

(26 marzo 2009)

da repubblica.it