Ma si può ?

La Stampa online riferisce che durante il dibattito sulla fiducia di ieri sera alla Camera, un deputato del Pdl ha urlato al ministro Giarda: “Apra le orecchie !“.

Il Ministro Piero Giarda

Il Ministro Piero Giarda

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C’è una Trapani che non ne può più !

E l’ha rappresentata bene ieri a Roma l’imprenditore Sandro Catalano, presidente dell’ANCE giovani (Associazione Nazionale Costruttori Edili) di Trapani contestando il ministro Altero Matteoli e rivelando con la sua contestazione, a quanti ancora si illudono in quanto alle prospettive di sviluppo di questo paese, che “il re è nudo”.

Roma, 28 set. – (Adnkronos/Ign) – Contestazione all’assemblea dell’Ance nei confronti del ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli. Mentre il titolare del dicastero di Porta Pia elencava, nel suo intervento dal palco gli interventi e le misure messe in atto dal governo, sul fronte delle infrastrutture, la platea ha cominciato a rumoreggiare e fischiare e molti dei partecipanti hanno lasciato la sala. ”Usciamo, vergogna, basta”, hanno urlato alcuni costruttori all’indirizzo del ministro Matteoli. ”Mi rendo conto -ha quindi detto Matteoli- del momento difficile. Sono abituato a ben altro”.
”Questo e’ uno stato d’animo degli imprenditori in un periodo di scarsita’ di risorse. Le imprese sono in difficolta’ e hanno tutta la mia comprensione” ha detto poi il ministro.

Al termine dei lavori dell’assemblea, e’ stato proprio uno dei contestatori a spiegare le motivazione della protesta cosi’ plateale. ”Il ministro- ha detto Sandro Catalano, presidente dei Giovani dell’Ance di Trapani- e’ venuto senza sapere di cosa doveva parlare. E’ venuto qui senza portare risposte e proposte. Qui non c’e’ niente per il futuro, per la crescita. Le imprese rischiano di fermarsi”.

Matteoli dal canto suo ha replicato spiegando che soldi per la realizzazione di nuove infrastrutture non ce ne sono; le leve sulle quali agire su questo fronte sono quelle della defiscalizzazione e semplificazione. ”Soldi non ce ne sono- ha detto il ministro lasciando la sala al termine del suo intervento- il finanziamento avviene attraverso la defiscalizzazione e semplificazione. Le risorse sono indirette ma sono sempre risorse” ha sottolineato il ministro annunciando anche che incentivi fiscali sono previsti anche per il Piano Citta’.

Il tempo e’ scaduto e il decreto Sviluppo e’ l’ultima chance di credibilita’ – ha avvertito il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, nella sua relazione all’assemblea dell’associazione. ”Sui pagamenti alla imprese da parte della Pa e sul dl Sviluppo non ci faremo prendere in giro. Protesteremo in maniera civile perché non sopportiamo di non essere ascoltati”. ”Il tempo e’ scaduto, facciamo sul serio – ha concluso Buzzetti- non vogliamo entrare nei meccanismi della discussione politica ma il decreto Sviluppo e’ l’ultimo elemento di credibilita’ che diamo”.

da ADNKRONOS

Un governo inaffidabile … sempre !

Questa volta la prima a far notare la presenza dell'”infiltrato”, nella forma di norma che serve ad incentivare ed a favorire il malaffare, è stata la ministra all’ambiente Stefania Prestigiacomo, ma state pur certi che nei prossimi giorni non si mancherà di rilevare tra le righe del provvedimento l’immancabile norma salva premier e/o aziende del premier.
Nel frattempo, Tonino Di Pietro, (che continua a godere pervicacemente dei privilegi della casta) rimane abbagliato dagli specchietti dell’abbassamento dei costi della politica e vede nella manovra luci ed ombre. Chiamate l’oculista !

Il ministro Prestigiacomo attacca: dalla manovra un grave regalo alle ecomafie

ROMA – «Gravissima l’inaspettata norma contenuta nella manovra che cancella il Sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti. Un vero e proprio regalo alle ecomafie», attacca in serata il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.

Secondo il ministro il sistema Sistri «avrebbe consentito il controllo e la movimentazione di tutti i rifiuti speciali nel Paese che rappresentano l’80% di quelli prodotti. La tracciabilità dei rifiuti è un obbligo comunitario e tutti sanno che l’attuale sistema cartaceo consente frodi e abusi e non è in grado di fornire in tempo reale, tanto al ministero dell’Ambiente quanto alle forze dell’ordine, un quadro della movimentazione dei rifiuti. I dati nazionali disponibili hanno un ritardo di due anni».

«A parole sosteniamo di voler risolvere il problema dei rifiuti che vede mezza Italia in emergenza ma poi facciamo i regali alla criminalità organizzata in nome della semplificazione amministrativa che però stavolta obbligherà le imprese, nel terzo millennio, a usare china e carta anzichè il computer. Mi appello al senso di responsabilità di tutti affinchè si possa correggere questo clamoroso autogol».

Il ministro sottolinea quindi che «le imprese sane e le associazioni di categoria non hanno mai chiesto di cancellare il Sistri ma hanno chiesto modifiche e gradualità nell’entrata in vigore. Tutte richieste che sono state accolte. Buttare ora il bambino con l’acqua sporca – conclude il ministro – è un colpo alla legalità e alla lotta alla criminalità».

Venerdì 12 Agosto 2011 – 23:26″

Da Il Messaggero

Di Pietro a Maroni: “perchè la polizia per i pastori sardi e i soldi pubblici per gli allevatori leghisti ?”

Qui, si sarà capito, non si è proprio, per mille ragioni che non sto a spiegarvi, dei “fans” di Antonio Di Pietro. Ma quando l’ex giudice interviene in questo modo, in assenza (al solito) di interventi della stessa rilevanza da parte del maggior partito della sinistra, non si può che sottolinearlo condividendo con voi la notizia:

Di Pietro a Maroni, una buona domanda: perchè la polizia per i pastori sardi e i soldi pubblici per gli allevatori leghisti?

Una buona domanda o almeno una domanda “pertinente”, cioè precisa e doverosa. L’ha polemicamente rivolta Di Pietro a Maroni, ma la vis polemica non rende la domanda meno ben posta: “Perché di fronte a due vertenze, a due industrie del latte, il ministro degli Interni applica due misure? Perché per i pastori sardi vale la regola dell’estrema durezza e invece gli allevatori del Nord sono stati ripagati dalla Lega con l’accollo a carico dello Stato delle multe per la violazione delle quote latte?”.

A Civitavecchia i pastori sardi che provenivano dall’isola sono stati bloccati, anche con le cattive, dalla polizia perchè non portassero la protesta a Roma e non mettessero in atto azioni clamorose. Il tutto in nome dell’ordine pubblico. Di Pietro non concede al ministro Maroni il beneficio dell’inventario, non prende in esame la possibilità che l’ordine pubblico fosse realmente messo in discussione dalla “marcia” dei pastori sardi. Prendiamo invece per plausibile l’ipotesi sulla quale si è mossa la forza pubblica, ammettiamo l’ipotesi che i pastori andassero fermati.

Resta però buona la domanda: perché i pastori sardi bloccati e gli allevatori del Nord lasciati per mesi liberi di bloccare loro autostrade e città? Perchè l’azione pubblica degli allevatori del Nord, neanche tutti, contro una legge di Stato è stata consentita? Perché il loro rifiuto di pagare è diventato legge di Stato, perché il fisco, cioè noi tutti, abbiamo dovuto pagare quel che gli allevatori leghisti non hanno voluto pagare, perché a quelli del Nord sono stati dati soldi perché stessero buoni e ai pastori sardi è stato dato un blocco di polizia? Buona domanda che, purtroppo, contiene già la risposta: perché quelli del Nord Si e quelli invece sardi? No, perché quelli leghisti e gli altri no.

da Blitzquotidiano.it

Francesco Costa vs. Marco Travaglio

Il testo che segue è la conclusione di un articolato post di Francesco Costa, in cui si analizza e si confutano gli argomenti e le “verità” di cui si fa portatore Marco Travaglio in un suo recente articolo:

Travaglio scrive che il Senato ha deciso di “abolire” il processo a Mastella: non è vero, e semmai è stata la procura di Santa Maria Capua Vetere ad “abolire” una legge costituzionale, infischiandosene come un Berlusconi qualsiasi. Prima balla.

Travaglio scrive che tale “abolizione” sarebbe avvenuta perché secondo il Senato Mastella avrebbe compiuto i presunti reati nell’esercizio delle sue funzioni. Il Senato chiede invece proprio di potersi esprimere “sulla ministerialità delle condotte”, come prevede la legge. Seconda balla. (tra l’altro, se la “ministerialità” dovesse essere accertata, l’effetto sarebbe l’aumento della pena, non la cancellazione del processo)

Travaglio scrive che la decisione è stata votata da tutti i partiti “tranne l’IdV”. L’IdV invece ha votato la proposta esattamente come tutti gli altri, sia in commissione che in aula, definendola tra l’altro “ineccepibile”. Terza balla.

Io non leggo Travaglio tutti i giorni, non ce la faccio: non ho il tempo di leggere tutto quello che vorrei e quindi mi tocca fare una certa selezione. Mi accorgo di obbrobri del genere solo quando mi ci imbatto per caso o qualcuno gentilmente me li segnala. Chissà quante altre ne spara, con la stessa sfacciata sicumera, senza che se ne accorga nessuno.

tutto il post lo trovate qui

Castellammare del Golfo depura !

Forse in Europa non sanno che il comune di Castellammare del Golfo ha una popolazione superiore ai 15.000 abitanti, forse non sanno che sversa i liquami direttamente in mare senza alcun trattamento oppure, altra ipotesi, l’inesistente sistema di depurazione delle acque reflue del comune di Castellammare del Golfo è inserito in un qualche altro aggregato con diversa denominazione.
Resta il fatto che il Comune di Castellammare del Golfo, in quanto tale, non è elencato tra i 178 con popolazione superiore ai 15.000 abitanti (di cui ben 74 in Sicilia pari al 42%) non in regola con la
direttiva 91/271 della comunità europea sulle acque reflue.

L’Italia infatti è stata deferita, assieme alla Spagna (che, pero’, ha solo 38 Comuni non conformi rispetto ai nostri 178), dalla commissione europea alla Corte di giustizia dell’Unione europea in merito a due casi di violazione della normativa sul trattamento delle acque reflue urbane in base alla quale entro il 31 dicembre 2000 i due paesi avrebbero dovuto predisporre sistemi adeguati per il convogliamento e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15mila abitanti.

Nonostante gli avvisi già inviati dal governo di Bruxelles chiedendo di mettersi in regola, sono tante le città a non essersi ancora dotati di un impianto di trattamento delle acque reflue conforme alle norme dell’unione europea.
178 Comuni, o centri urbani, è un numero enorme, considerato che le prescrizioni comunitarie risalgono a ben 19 anni fa e che la legge Merli sulla tutela delle acque dall’inquinamento e’ del 1976 vale a dire risalente a 34 anni fa!
L’Italia, dunque, primeggia per inadempienza sia alle proprie leggi che a quelle comunitarie.

In Sicilia poi, per come afferma “Il Quotidiano di Sicilia“:

Tra i 178 centri urbani nel mirino della Commissione spiccano alcuni comuni importanti – principalmente meridionali – e soprattutto Palermo e Messina, probabilmente le città più rilevanti assieme Reggio Calabria e Caserta. Un dato che non stupisce visto che da diversi anni la città di Palermo si trova in fondo alle classifiche nazionali per impianti di depurazione. Ma il capoluogo regionale e la città dello stretto sono la punta di un iceberg che affonda nella mala gestione regionale diffusa un po’ ovunque in merito alla depurazione delle acque reflue. La Sicilia in media infatti può “vantare” uno dei servizi peggiori a livello nazionale.

Sul fronte degli impianti di depurazione – a Catania solo 200mila persone sono servite dal servizio depurazione e Palermo depura solo il 33% delle sue acque – l’Isola mantiene una capacità pari a 5,5 milioni di Abitanti equivalenti, unità di misura utilizzata nel campo della depurazione.

Riportiamo, di seguito, l’elenco dei Comuni inosservanti suddivisi per Regioni tra le quali, come detto, eccelle la Sicilia con 74 Comuni su 178, pari al 42%; segue la Calabria con 32, pari al 18%; poi la Campania con 23, 13%; la Liguria con 19, 11%; la Puglia con 10, 6%, ecc.
Da notare che le tre regioni del Sud, Sicilia, Calabria e Campania, hanno 129 Comuni sui 178 sotto accusa, pari al 73% del totale.

E’ da dire comunque che l’elenco sulla base del quale è stata avviata la procedura di infrazione appare non aggiornato, approssimativo e lacunoso, non solo rispetto alla realtà del comune di Castellammare del Golfo, ma anche rispetto ad altre realtà, il che è forse un indice delle carenze burocratiche che si annidano anche in sede europea.

In ogni caso si aspetta ora una risposta del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Stefania Prestigiacomo, che dovrà spiegare i motivi del ritardo nella ricezione della direttiva nonché quali provvedimenti intenderà adottare per risolvere la questione ed evitare la condanna dell’Ue.

Italian Agglomerations

1 Castel di Sangro Abruzzo
2 Chieti Abruzzo
3 Gissi Abruzzo
4 Lanciano -Castel Frentano Abruzzo

5 Acri Calabria
6 Siderno Calabria
7 Bagnara Calabra Calabria
8 Bianco Calabria
9 Bisignano Calabria
10 Bova Marina Calabria
11 Brancaleone Calabria
12 Cassano allo Ionio Calabria
13 Castrovillari Calabria
14 Crotone Calabria
15 Santa Maria de Cedro Calabria
16 Filadelfia Calabria
17 Gioia Tauro Calabria
18 Lamezia Terme Calabria
19 Luzzi Calabria
20 Melito di Porto Salvo Calabria
21 Mesoraca Calabria
22 Monasterace Calabria
23 Montebello Jonico Calabria
24 Montepaone Calabria
25 Motta di san Giovanni Calabria
26 Portigliola,Ardore, Sant’Ilario Calabria
27 Reggio Calabria Calabria
28 Rende Calabria
29 Rossano Calabria
30 San Roberto, Fiumara, Campo Calabro Calabria
31 Scalea Calabria
32 Scilla Calabria
33 Sellia Marina Calabria
34 Soverato Calabria
35 Strongoli Calabria
36 Villarosa Calabria

37 Afragola Campania
38 Nola Campania
39 Ariano Irpino Campania
40 Avellino Campania
41 Battipaglia Campania
42 Benevento Campania
43 Capaccio Campania
44 Capri Campania
45 Caserta Campania
46 Mercato, Sanseverino Campania
47 Torre del Greco Campania
48 Aversa Campania
49 Ischia Campania
50 Casamicciola Terme Campania
51 Forio Campania
52 Massa Lubrense Campania
53 Napoli Est Campania
54 Napoli Nord Campania
55 Napoli Ovest Campania
56 Vico Equense Campania
57 Salerno Campania
58 Montesarchio Campania

59 Cervignano del Friuli Friuli Venezia Giulia
60 Monfalcone Friuli Venezia Giulia
61 Trieste – Muggia – S. Dorligo Friuli Venezia Giulia

62 Frascati Lazio
63 Zagarolo Lazio

64 Albenga Liguria
65 Borghetto Santo Spirito Liguria
66 Camisano Liguria
67 Finale ligure Liguria
68 Genova – Pegli Liguria
69 Genova – Ora/Volti Liguria
70 Genova – Sestri Ponente Liguria
71 Genova – Val Polcevera Liguria
72 Genova – Darsena, Quinto Liguria
73 Imperia Liguria
74 La Spezia Liguria
75 Margherita Ligure Liguria
76 Quinto Liguria
77 Rapallo Liguria
78 Recco Liguria
79 Riva Ligure Liguria
80 Sanremo Liguria
81 Sestri Ponente Liguria
82 Ventimiglia Liguria

83 Fermo Marche
84 Tolentino Marche

85 Campobasso1 Molise
86 Isernia Molise

87 Carmiano Puglia
88 Casamassima Puglia
89 Casarano Puglia
90 Manduria Puglia
91 Monte S. Angelo Puglia
92 Porto Cesareo Puglia
93 Salice Salentino Puglia
94 S. Giovanni Rotondo Puglia
95 San Vito dei Normanni Puglia
96 Squinzano Puglia
97 Supersano Puglia
98 Vernole Puglia
99 Taviano Puglia

100 Aci Castello Sicilia
101 Aci Catena Sicilia
102 Adrano Sicilia
103 Agrigento e periferia Sicilia
104 Augusta Sicilia
105 Avola Sicilia
106 Bagheria Sicilia
107 Belpasso Sicilia
108 Biancavilla Sicilia
109 Bronte Sicilia
110 Caltagirone Sicilia
111 Campobello di Mazara 1 Sicilia
112 Capo D’Orlando Sicilia
113 Castelvetrano 1 Sicilia
114 Triscina Marinella Sicilia
115 Cefalù Sicilia
116 Acireale + altri Sicilia
117 Caltanissetta – S.Cataldo Sicilia
118 Carini + ASI Palermo Sicilia
119 Catania+altri Sicilia
120 Furnari Sicilia
121 Giardini Naxos Sicilia
122 Consortile Letojanni Sicilia
123 Giarre, Mascali, Riposto+altri Sicilia
124 Misterbianco e altri Sicilia
125 Pace del Mela Sicilia
126 Consortile Paterno’ + Ragalna Sicilia
127 Piraino Sicilia
128 Pozzallo Sicilia
129 Priolo Gargallo Sicilia
130 Ragusa Sicilia
131 Roccalumera Sicilia
132 Consortile S.Agata di Militello Sicilia
133 Scordia, Militello Val di Catania Sicilia
134 Trapani-Erice Sicilia
135 ConsortileTorregrotta Sicilia
136 Favara Sicilia
137 Favignana Sicilia
138 Gioiosa Marea Sicilia
139 Gravina di Catania Sicilia
140 Carlentini Sicilia
141 Marsala Sicilia
142 Mazara del Vallo Sicilia
143 Menfi Sicilia
144 Messina 1 Sicilia
145 Messina Sicilia
146 Messina 6 Sicilia
147 Milazzo Sicilia
148 Misilmeri Sicilia
149 Modica Sicilia
150 Monreale Sicilia
151 Niscemi Sicilia
152 Palagonia Sicilia
153 Palermo + fraz limitrofe Sicilia
154 Palma di Montechiaro Sicilia
155 Partanna 1 Sicilia
156 Patti Sicilia
157 Porto Empedocle Sicilia
158 Marina di Ragusa Sicilia
159 Ribera Sicilia
160 Riesi Sicilia
161 Rometta Sicilia
162 Rosolini Sicilia
163 San Cataldo Sicilia
164 San Giovanni la Punta Sicilia
165 Santa Croce di Camerina Sicilia
166 Santa Flavia Sicilia
167 Sciacca Sicilia
168 Scicli Sicilia
169 Termini Imerese Sicilia
170 Trabia Sicilia
171 Tremestieri Etneo Sicilia
172 Vittoria Sicilia
173 Scoglitti Sicilia

174 Campiglia Marittima Toscana
175 Follonica Toscana
176 Piombino Toscana
177 Seravezza Toscana

178 Vicenza Veneto

Castellammare del Golfo – Sequestrato l’impero del “cassiere” della mafia

L’imprenditore Saracino. raggiunto da provvedimento per 20milioni di beni, è in carcere dal 2004

Castellammare del Golfo (Tp), 05.03.2010 – Il “cassiere” della mafia castellammarese, ma anche il “ministro” dei Lavori Pubblici e delle “Finanze” delle cosche di Castellammare ed Alcamo. Questo secondo i giudici che lo hanno condannato in via definitiva è stato l’imprenditore Mariano Saracino, 63 anni, che adesso è stato raggiunto da un provvedimento di sequestro di beni per 20 milioni di euro. L’esecuzione è legata al pronunciamento del Tribunale delle misure di prevenzione di Trapani, a censire i beni e a provarne la provenienza illecita sono state le indagini della Dia (direzione investigativa antimafia) di Trapani, coordinate dalla Procura antimafia di Palermo. Saracino era stato raggiunto da due distinte richieste di sequestro, quella per l’appunto della sezione di Trapani della Dia e l’altra avanzata dal pool di magistrati della Dda di Palermo che fanno parte del dipartimento di criminalità economica coordinato dal procuratore aggiunto Roberto Scarpinato.

Il sequestro ha riguardato ditte individuali e società di capitali, appezzamenti di terreno, fabbricati, veicoli industriali, autovetture, denaro liquido posto su conti correnti. Cemento, edilizia, immobili, residenze estive, costituivano l’impero dell’imprenditore che è in carcere dal 2004, da quando è diventata definitiva la sua condanna a 10 anni per associazione mafiosa.I sigilli sono stati apposti al 30 per cento del capitale sociale non chè al complesso dei beni aziendali della Calcestruzzi Castellammare srl, di Castellammare del Golfo; al capitale sociale e al complesso dei beni delle società Scopello Costruzioni, Cosi e Del Ponte, tutte operanti nel settore delle costruzioni edili di Castellammare del Golfo; al 49 per cento della società Cereve snc, operante nel settore della revisione e riparazione di veicoli industriali; l’intero patrimonio della società Maxim’s Bar di Filippazzo G. & c. snc di Castellammare del Golfo (somministrazione alimentare); alle imprese intestate allo stesso Saracino e alla moglie Caterina Sottile operanti nei settori edile e agricolo; ad otto appartamenti, dieci unità immobiliari destinate ad attività commerciali ed uffici ubicati a Castellammare nonchèp a venti unità immobiliari destinati a magazzini e depositi di vario genere detenuti in diverse località del trapanese, ed ancora sei villini che si trovano nella zona residenziale di Scopello, 30 terreni molti con destinazione urbanistica edificabile tra Castellammare, Scopello e Guidaloca. Del sequestro fanno altresì parte fondi agricoli con fabbricati rurali sempre nel circondario castellammarese, venti veicoli e conti correnti presso diversi istituti di credito.

Il nome dell’imprenditore Mariano Saracino è legato a diverse indagini antimafia nel tempo condotte nel trapanese (in particolare Arca e Tempesta), finito con il trovarsi a capo di una cordata di imprenditori che dapprima con il sostegno e poi in rappresentanza di Cosa Nostra hanno dato nel tempo l’”assalto” ai lavori pubblici, ma anche garantito alla mafia una serie di copertura, a proposito di latitanze come quelle del calibro dell’ex capo mafia di San Giuseppe Jato Giovanni Brusca

di Rino Giacalone

da Liberainformazione.org

Update

“Nell’ambito dell’operazione condotta stamani, la Dia di Trapani ha sequestrato beni per oltre 20 milioni all’imprenditore di Castellammare del Golfo (Trapani), Mariano Saracino, già condannato per associazione mafiosa. Il provvedimento è stato eseguito su disposizione della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani che ha accolto la richiesta della Dda di Palermo e della stessa Dia. A Saracino sono stati sequestrati quote societarie, imprese individuali, 8 appartamenti, 10 unità immobiliari destinati ad attività commerciali, 20 unità immobiliari destinati a magazzini, 6 villini, 30 appezzamenti di terreno edificabile, 4 fondi agricoli, 20 autoveicoli e disponibilità finanziarie depositate nei diversi istituti di credito.

E’ un legame antico quello fra l’imprenditore di Castellammare del Golfo, Mariano Saracino, e Cosa nostra. Già nella seconda metà degli anni Ottanta Saracino sarebbe stato il punto di riferimento dell’allora reggente del mandamento mafioso Filippo Melodia, di cui avrebbe anche coperto la latitanza. Nell’aprile dell’89 Melodia viene assassinato. Il ruolo di comando passò successivamente nelle mani di Gioacchino Calabrò, Giuseppe Ferro e Antonino Melodia. I rapporti fra Saracino e i nuovi capi sarebbero stati costanti. L’imprenditore viene arrestato la prima volta nell’88 per falsa testimonianza e favoreggiamento nel processo sulla strage di Pizzolungo. Nel 2000 finisce di nuovo in carcere. Secondo l’accusa, aveva fornito rifugio ed assistenza a latitanti del calibro di Giovanni Brusca, Vincenzo Milazzo e Nicolò Scandariato. In immobili di sua proprietà si sarebbero svolti anche dei summit di mafia. Per queste vicende Saracino è stato condannato a due anni con sentenza definitiva. Nel 2001 la richiesta di sequestro preventivo del suo patrimonio viene respinta. Tre anni dopo l’imprenditore viene raggiunto da un terzo ordine di arresto per associazione mafiosa, estorsione e danneggiamenti. I magistrati gli contestano che, attraverso la società Calcestruzzi Castellammare srl e grazie all’intermediazione del boss Giuseppe Ferro, si sarebbe aggiudicato la fornitura del cemento necessario per la costruzione dello svincolo autostradale di Alcamo. Una vicenda per cui è stato condannato a dieci anni di carcere. “Oggi siamo riuciti a chiudere il cerchio investigativo – ha spiegato in conferenza stampa, il capitano della Dia di Trapani, Giuseppe Di Sclafani-. In passato le richieste di sequestro erano state respinte. Mancavano i riscontri necessari che abbiamo trovato con un lavoro lungo e difficile”.”

da Siciliainformazioni