Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (30)

Udienza del 30 maggio 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Dopo gli adempimenti preliminari, l’udienza comincia con l’audizione di Andrea Marcenaro, giornalista, in qualità di teste

Pone le domande l’avvocato Lanfranca parte civile per Carla Rostagno.

Il teste riferisce che ha conosciuto Mauro Rostagno, perchè mlitavano entrambi nel movimento studentesco prima e nella stessa organizzazione politica, Lotta Continua, dopo.
Ebbe modo di conoscere bene Mauro Rostagno per l’attività politica svolta in Sicilia per un paio d’anni, Marcenaro era a Catania, Mauro era a Palermo.
Mauro Rostagno aveva responsabilità regionale.
La permanenza in Sicilia fu negli anni tra il 74 e il 76.
Mauro non l’ha poi rivisto in modo regolare.
Certamente, si rividero a Roma, poi Mauro andò in India, quando tornò si videro a Saman nell’agosto del 1988.
“Venimmo qui a Saman, mia moglie io e mio figlio” e passammo qualvhe giorno a Saman”.
Parlammo anche della sua attività era una persona contenta impegnatissima, molto tesa in questo lavoro nuovo che stava facendo.
Mi portò a Rtc.
Ci vedemmo forse un mese, 25 giorni prima del delitto.

“Era difficile non farsi colpire da Mauro qualsiasi cosa facesse”
Mi colpì l’attenzione che lui metteva nelle cose che gli interessavano davvero.
La questione antimafiosa era al centro del suo impegno.

“Mi accennò a una serie di rapporti che manteneva con fonti anche istituzionali che gli garantivano flussi di notizie importanti”, ma non scendemmo nel dettaglio
Mi parlò dello scandalo del quale si stava interessando dell’Ente fiera del Mediterraneo di Marsala.
Era un ente messo in piedi dal comune di Marsala che doveva avviare iniziative culturali.

Mi portò Mauro a Rtc, in giro per la televisione.
Lui era affascinato anche dalla tecnica che doveva mettere insieme per fare i servizi“.
Chiaccherammo del tempo che lì lo impegnava, faceva a tempo pieno il giornalista.

Ero lì quando lui fece in diretta un intervento non ricordo su cosa.
Mi presentò qualche ragazzo che lavorava con lui, certamente.

Parlammo certamente, dei servizi che faceva, ma non ne ricordo qualcuno in particolare.
Ricordo del suo entusiasmo accompagnato da una tensione seria.

Durante un viaggio in macchina da soli senza familiari, Mauro mi fece capire che il lavoro che svolgeva lo svolgeva con entusiasmo ma non inconsapevole rispetto a possibili ritorsioni.

Ricordo che rifletteva seriamente sulla possibilità che da questo lavoro potessero sfociare situazioni pericolose, è un fatto che ho colto ma che non posso completare con situazioni precise.
Marcenaro parla di “sensazione netta” che ha colto.

Mauro era consapevole che lui da giornalista stava rappresentando una novità per Trapani.
Era talmente evidente l’aspetto di novità del lavoro di Mauro che si capiva immediatamente.
Mi ricordo che chiaccherando con le persone queste si mostravano molto colpite del lavoro di Mauro e che riferivano che accendeva l’interesse della città.
“Questo era clamorosamente evidente”.

Marcenaro risponde adesso alla domanda del pm Del Bene.
Certamente abbiamo visto dei servizi suoi in quei giorni.
Il linguaggio usato era quello di Mauro colto, e vivace, molto diretto.
“Ho davanti a me la sua faccia mentre lo fa, abbiamo visto il suo lavoro lì”.

Domanda dell’avv. Esposito per Saman.
Io e Mauro eravamo molto amici.
Non mi parlò mai di preoccupazioni legate all’ambiente di Saman.
Ho conosciuto Cardella in quel periodo, attraverso Mauro.
Mauro non mi parlò mai di contrasti con lui, seppi da Chicca che c’erano stati dei contrasti tra Rostagno e Cardella per la gestione di Saman, ma non più di questo.
Solo una volta ho accompagnato Mauro da Saman a Rtc.
Per una strada che non entrava nel cuore della città.

Avv. Greco parte civile sindacato giornalisti
Non ricordo se i contrasti con Cardella li seppi mentre ero qui o dopo ma quei contrasti per come mi furono riferiti erano dovuti a scontri di personalità, non ebbi maggiori dettagli. Ho conservato questo ricordo di un conflitto.

Avv. Crescimanno ordine dei giornalisti.
Cardella l’ho conosciuto solo venendo qui.
Sono rimasto qui due o tre giorni.
Cardella c’era.
Consumammo i pasti con Mauro e Chicca, non con Cardella.
Può essere che Cardella l’avessimo incontrato solo la prima sera e poi lui sia partito.
“Magnifici” i rapporti tra Mauro e Chicca Roveri, in quei giorni non hanno nemmeno litigato.
La struttura era molto bella, gradevole e con più edifici. Noi stavamo nell’edificio dove stavano Mauro e Chicca.
Non sa se l’intervista a “King” fosse stata fatta prima o dopo la sua visita.

Indagini sul delitto Calabresi.
Lui era fuori dalla grazia di Dio per l’arresto di Sofri e per l’accusa fatta agli altri“, mi aveva manifestato l’intenzione di andare a Milano a deporre, la visita mia a Trapani è successiva alla comunicazione giudiziaria da lui ricevuta. “Lui era molto sorpreso che una cosa così fosse accaduta”, sia il coinvolgimento suo sia l’arresto di Sofri e degli altri.
Rostagno riteneva che Sofri e compagni non potessero avere responsabilità nel delitto Calabresi.
Rostagno aveva intenzione di “rispondere alle notizie che venivano date” a proposito delle indagini per dire che non erano vere.
“L’accusa fu che l’esecutivo di Lotta Continua si fosse riunito per decidere il delitto Calabresi” (la riunione di un organismo assembleare di oltre 15 persone che si riunisce per decidere a maggioranza un omicidio), lui voleva reagire dicendo che la notizia data come vera era grottesca.
La nostra vita dentro Lotta Continua fu quella di centinaia di persone unite da rapporti di amicizia.
A Rtc andammo con la macchina di Rostagno. Noi eravamo venuti certamente in macchina dopo aver fatto un giro in Sicilia.
Ricordo una strada di campagna asfaltata in cui Mauro picchiava sull’acceleratore in modo notevole, (andava abbastanza veloce) poi che si attraversava un centro abitato.

Domande dell’avvocato Vito Galluffo difensore di Mazzara.
Oggi non ricordo di cosa parlammo, mi parlò di cose specifiche, ma non ricordo.
E’ possibile mi parlasse di traffico di armi, ma non ricordo.
Durante il percorso, mi pare di ricordare che c’erano tratti di campagna aperta, ma non mi colpì particolarmente.
Dell’esecutivo di Lotta Continua per quanto ricordo, ne faceva parte Mauro, Pietrostefano, Sofri, Boato, una struttura di una ventina di persone.
Tutti in qualche modo all’epoca erano indagati o informati.
Mauro voleva provare la sua estraneità, ma dare anche la sua versione.
Mauro chiese più volte di essere sentito, e lo dichiarò pubblicamente, ed era molto stupito di non essere stato convocato, ma non fece in tempo perchè la morte arrivò prima.
Marco Boato certamente intervenne più di una volta pubblicamente a proposito di questa richiesta di Mauro di essere sentito dai magistrati di Milano.
Lo stato d’animo “era un po’ letteralmente di sorpresa e di rabbia”.
Con l’avvocato Pisapia si conoscevano, ma non ricordo suoi interventi, forse era il suo avvocato, con l’avvocato Canestrini.
Non sa se Pisapia ebbe contatti con i magistrati.
Noi dormivamo a Saman al “Gabbiano”, e la sera abbiamo cenato li, Mauro Rostagno, credo dormiva li.
Non mi pareva una persona “in punizione”

Domande del Presidente Pellino
Salvatore Vassallo giornalista di Rtc ha riferito di avere appreso da lei di uno sfogo di Rostagno con lei circa la situazione di Marsala.
Io ricordo che qualche tempo dopo la morte di Mauro andai a Marsala per fare un servizio, certo lo spunto mi venne dalle parole di Mauro.
Oggetto dello sfogo ?
Non ricordo più, adesso non lo ricordo più.
La questione di Marsala era legata ad un traffico di droga che riguardava la Saman di Marsala.
“Lo escludo, questo lo escludo”, non sapevo nemmeno che c’era una sede di Saman a Marsala, lo apprendo ora.
Io scrissi un articolo sul senatore Pietro Pizzo e sull’Ente fiera del Mediterraneo, su questo si, ma di altro su Marsala non ho scritto.
E’ un articolo del 1988 qualche mese dopo la morte di Rostagno, dicembre 1988.

Avv. Galluffo chiede di potere avere copia dell’articolo che il teste Marcenaro mostra di possedere.

A domanda del Pm del Bene Marcenaro, smentisce il dialogo con Vassallo in quei termini, “io non sapevo proprio che esistesse una comunità Saman a Marsala”.
Ha avuto mai la disponibilità di un immobile a San Vito lo Capo.
No
Ma a san Vito lo Capo ci sono stato, in casa di Vincino che ha una casa stupenda sula tonnara.

L’Avvocato Lanfranca legge l’articolo e fa notare che scrisse lì del figlio di Vito Mazzara che era consigliere comunale del Psi a Custonaci punto di riferimento di Pietro Pizzo.
Non ricorda la fonte di questa informazione

Il teste viene congedato.

In aula ora l’onorevole Gioacchino Vizzini ex deputato regionale del Pci.

Il teste risponde all’avvocato Lanfranca.
Deputato regionale tre volte dal 1976 al 1991 eletto a Trapani.
Segretario provinciale del Pci nel 1966 e 1967.
Vizzini dice di conoscere Trapani abbastanza bene, impegnato qui per lunghissimo periodo.
Qui incaricato da Pio La Torre da vivo ottimi rapporti con Pio La Torre: “non avevo bisogno che l’amazzassero per dire che era una persona di valore”.

Ho conosciuto Mauro, ero deputato regionale nel periodo, “era un rapporto politico” nella dimensione trapanese, aveva un rapporto nuovo con il Pci, aveva un rapporto di dialogo di confronto e questo rapporto si estendeva con un gruppo di persone della federazione ed era un rapporto continuo.
Non era l’obiettivo di portare Rostagno nel Pci ma di creare un’area progressista e di cambiamento. Trapani è particolare, c’è stagnazione, “controllo della vita pubblica molto forte”, il nostro proposito era rivolgerci alle forze che avvertivano necessità di cambiare per aggregarle.
Trapani in quegli anni 80′ “era una città dominata da un potere visibile”.
“Se uno non ha la capacità di vederlo diventa un potere occulto” ma non era così. Era un potere diretto che dominava tutto e alla luce del sole, informazione, attività pubblica, informazione era affidata a voci canoniche.
“Se dovevo parlare di mafia nessuno mi ospitava”.”se volevo parlare di Roma erano a disposizione” ma per parlare di Trapani non c’era accoglienza.
E questo non avveniva solo in campagna elettorale, avveniva ogni giorno “era la regola”
Rostagno invece “ti cercava per discutere anche in contraddittorio in polemica”.
Non era come i giornalisti di oggi che non fanno le domande che non vanno fatte.
“Quelli che avvertivano la novità” di Rostagno non erano pochi.

Se volevo parlare di mafia, fatti amministrativi, Tele Scirocco non mi invitava, Rostagno e Rtc si.
Io ho partecipato a Rtc a diverse trasmissioni fino a due giorni prima che venisse ucciso, una intervista su una interpellanza a proposito di un bilancio parallelo del comune di Trapani per un importo 25 miliardi di lire circa.
Questo debito venne fuori perché la legge nazionale obbligava a denunciare i debiti fuori bilancio. E qui cominciò un balletto incredibile, impressionante, sulle cifre di questo bilancio parallelo, il comune mise in vendita formalmente I beni comunali per ripianare il debito.
Rostagno ne parlò in tv “avvertì molto il rilievo della cosa”, all’epoca c’era Canino deputato Dc di Trapani e assessore enti locali, da me invitato a fare un’ispezione a Trapani, Canino scappò dall’Ars per non parlare, e sono passati anni per potere discutere di questo argomento in Parlamento.
Dopo tanto tempo, fu mandato una specie di ispettore.

Vizzini parla quindi dell’interpellanza sull’Ente teatro di Marsala Mothia 88, costo 1 miliardo e mezzo di lire, ci fu una indagine della magistratura ,il presidente dell’ente teatro, Licari consigliere comunale socialista, tentò di corrompere due carabinieri, fu arrestato. La storia fu tirata fuori da Rostagno, la mia interpellanza fu successiva.
“Rostagno a certuni faceva venire il bruciore di stomaco, ogni giorno ce ne era uno con garbo con intelligenza”.

A Trapani avvengono cose gravi di rilievo nazionale, mi riferisco alll’attentato al giudice Palermo, non si era ancora seduto, era qui da pochissimi mesi.
Il giudice Giacomelli, Iside 2 loggia massonica, il coinvolgimento di Canino.
“Rostagno conduceva una campagna persistente”, con garbo ma persistente.

Si occupava del delitto Lipari, un argomento tabù.
Dobbiamo essere grati a Rostagno, “ha svolto un ruolo utile per noi, poteva tranquillamente fare il giornalista come gli altri”.
Cosa gliene veniva ?

Io escludo che qualcuno uccida uno senza fare degli avvertimenti
“Rostagno ha resistito” anche a questi avvertimenti, ed io gliene sono grato, ha fatto qualcosa utile anche per me.

Iside 2: ricorda di altri nomi iscritti, chiede l’avv. Lanfranca.
Nella loggia C riservata c’erano personaggi selezionati che erano pluri-pregiudicati ma anche alti funzionari del comune, qualcuno che aspirava a fare il deputato e non ci riusci.
C’era Calabrò, uomo coinvolto nell’attentato al giudice Palermo, persone con curriculum solido con precise credenziali.

Riconosco a Rostagno “il merito di avere portato a conoscenza dei trapanesi questi elementi, non tacendo”, fatti che non sarebbero stati conosciuti, con campagna seria e insistente sulla commistione di interessi tra Canino e la loggia sono state dette cose essenziali, “altri hano taciuto”.

L’avv. Lanfranca cita intervista in tv fatta da Rostagno dove l’on Vizzini parlava di alleanze oscure che ritornano e di vento di normalizzazione.
Massonerie segrete e deviate sono state trovate anche altrove ma l’unico commissario che ha pagato è stato il commissario di Ps, Montalbano che a Trapani aveva scoperto la Iside 2, retrocesso e in seguito credo abbia lasciato il servizio.
Giammarinaro da operatore dell’edilizia, diventa specialista della sanità, un precursore di Aiello.
“A Trapani cosa nostra è stata legalizzata”.
Erasmo Garuccio negò l’esistenza stessa della mafia.
Qui non si muoveva foglia, senza accettazione delle regole mafiose.
Per questo distinguo Trapani dalle altre città anche della stessa provincia, quale Marsala per esempio.
Se serve uccidere il magistrato qui a Trapanni si ammazza.
Ciaccio Montalto era un “marziano” ed è morto.
Questi giudici non sono diventati gli eroi di Trapani, su loro è scesa una cappa di oblio.
Quando la CISL esprimeva Cangelosi, era una cosa diversa, una persona perbene. Non faccio di tutta l’erba un fascio.

Domande ora del pm Paci
Come Pci avevamo sensazione che eravamo osservati da qualche organizzazione, e in modo illegale, che qui a Trapani ci fosse una attività che attenzionava noi lo avevamo capito.

C’erano stati segnali specifici sulla presenza di un aereo che portava armi.

Il Pm osserva che di Gladio o di Stay-behind se ne parla per la prima volta nel 1991 e quindi chiede quando con Rostagno si parlava di queste cose di cosa si parlava di preciso.
Vizzini ribadisce di parlare di una attenzione antica, radicata, del suo partito a guardarsi attorno, erano anni difficili segnati da forte contrapposizione e discriminazioni, noi non sapevamo che chi ci osservava si chiamasse Gladio o diversamente, ma che c’erano attenzioni su di noi a Trapani, e a Palermo su La Torre, eravamo sicuri.
Ne parlava di queste cose con Pio La Torre ?
Si, La Torre sapeva, e non erano attività solo recenti.

Come PCI, facemmo delle indagini in via riservata a proposito dell’aereo, della pista, o delle armi.
Ho parlato di quel misterioso aereo con Rostagno, dell’aeroporto di Kinisia, di armi non so.
All’epoca raccogliemmo questa segnalazione di un episodio, il movimento di un aereo su quella pista.
Rostagno ne era a conoscenza e la mia impressione è che lui avesse visto l’aereo e memorizzata la cosa.
Ho visto che la stessa organizzazione in tempi successivi ha confermato che c’era un aereo e che questo aereo è atterrato qui.
Rostagno era molto interessato, ma fu molto prudente.
Il colloquio avvenne mesi prima della sua morte, e la ragione per cui ci siamo incontrati, forse nei locali di Rtc non era questa.

Pm del Bene
Canino ha protetto gli interessi di questi amministratori (quelli del bilancio parallelo), perchè non pagassero.
Di mafia a Trapani non se ne doveva parlare, Ne parlai con l’allora procuratore di Trapani Lumia e vidi il procuratore che si contorceva sulla sedia.
Era un’epoca, un fatto culturale. Può oggi sembrare incomprensibile, ma allora era un tabù il parlare di mafia.

L’Avvocato Esposito chiede di Canino
Rostagno le parlò mai di avere visto un aereo che scaricava armi.
Vizzini, io non posso ricordare una chiaccherata di 22 anni e mezzo fa (nei dettagli), ma io non ho dubbi, ho parlato di questo con Rostagno.
Io riferii la cosa al partito, come “anche Mauro Rostagno dice”, questa cosa dell’aereo non mi sembrò una forzatura.

Avvocato Crescimanno
Con Rostagno abbiamo parlato di questo (dell’aereo), le nostre fonti erano le più impensabili, l’aereo lo hanno visto, e ciò vuol dire che c’era. E lo hanno visto una volta sola, dove andava non lo sappiamo.
L’avvertimento a Rostagno veniva da tutti coloro che erano disturbati dall’attività di Rostagno.
Molto fastidio in molti dall’attività di Rostagno.
Una parte della città era contenta, ed una parte era scontenta, come per L’Ora, giornale che non c’è più, e di cui ora parlano tutti bene.

Avvocato Francesco Greco
L’aereo era un aereo civile o militare ?
Un piccolo aereo civile.
Mi segnalarono Kinisia.
Il PCI era l’unico partito all’opposizione a Trapani.
La storia di Marsala è diversa, ha avuto per lunghissimi periodi amministrazioni di sinistra, poi è prevalso il vento craxiano, e in questo quadro si iscrive la vicenda dell’Ente teatro di Marsala. Il riferimento in quel periodo era principalmente Pietro Pizzo, ma c’era anche Egidio Alagna e ognuno era diverso dagli altri.
Conosceva Burgarella l’editore di Rtc ?
Si, l’attività della televisione veniva seguita molto dalla signora Ingrasciotta la moglie.

Domande dell’avvocato Vezzadini
Sul fatto che di mafia si parlava solo a Rtc, chiede se ricorda le trasmissioni che faceva un giornalista di nome Bologna.
Si, Tele Scirocco risponde Vizzini, era una televisione diffusa che “aveva una collocazione molto prudente”, non affrontava molto questi temi, non amava farlo.
A Tele Scirocco si affrontavano temi di politica, di attualità ?
Tele Scirocco era una televisione molto importante, Bologna era un giornalista attivo e combattivo.
La televisione era molto presente nella vita cittadina, era più diffusa rispetto a Rtc.
L’avvocato Vezzadini chiede se Bologna andava in tv a parlare di mafia.
Non ricordo e se non ricordo è forse perché non ne parlava.
Da quanto tempo Tele Scirocco era attiva ?
Da anni.
All’aeroporto di Kinisia, c’è mai stato personalmente in quegli anni?
No, so dove è, ma non ci sono stato, la pista di Kinisia non è in uso dalla fine della guerra.

Avvocato Ingrassia avvocato difensore di Virga
Domanda ancora su aereo Chinisia e sulla difesa del Pci da attacchi esterni
Adottare cautele ed essere prudenti era la regola in un partito organizzato.
Perchè un piccolo aereo civile che atterra a Chinisia suscita attenzione nel gruppo dirigente del PCI ?
Non era il piccolo aereo che suscitava attenzione, ma l’insieme di piccoli segnali.
In se non suscitava sul momento chissà quale allarme, ma veniva registrato, come parte di un insieme di fatti.

Domanda dell’avvocato Galluffo sul bilancio parallelo della città di Trapani.
Vizzini risponde ribadendo in parte le precedenti dichiarazioni.
In particolare il cosidetto bilancio parallelo era una sommatoria di spese fuori bilancio, fatte con il meccanismo della massima urgenza e su cui il Comune a detta di Erasmo Garuccio pagava il 16% di interessi. A denunciare la cosa fu l’assessore al bilancio Bartolo Pellegrino il quale parlò di 25 miliardi di debiti.

Il Presidente Pellino chiede delucidazioni sulla intervista a proposito del bilancio parallelo.
Vizzini racconta che Rostagno diede notizia della sua interpellanza all’Ars, che nessuno in precedenza aveva commentato e rilanciò l’appello alla chiarezza sulla questione.
Dopo l’appello di Rostagno, io vado in assemblea, l’assessore socialista Lombardo, era d’accordo che Canino dovesse rispondere, l’assessore Canino si sottrae, una volta in aula scappò. Dopo mesi mandò un certo ispettore De Vita, nel frattempo una legge nazionale sanò la cosa.

Aereo a Chinisia, lei informò il gruppo dirigente Pci e riferì questa notizia, come apprese la notizia ?
Il fatto non assunse rilievo di un fatto straordinario che in quanto tale si memorizza, era un dettaglio che eventualmente sommato ad altri fatti avrebbe mostrato che c’era una situazione di tensione.
Purtroppo non ricordo chi me ne parlò.
Penso qualcuno che abitava lì.
Non era una persona importante, un giornalista, il fatto finì lì.
Oggi questi fatti assumono rilievo, sarei contento di potere dire chi fu a parlarmene.
Credo che fosse un abitante della zona
Io ricordo Mauro molto vigile a queste cose che si muovevano al di fuori di una logica legale.

Fine dell’audizione del teste Vizzini

Entra il teste Michele Monreale all’epoca operatore di Rtc

Conduce l’interrogatorio l’avvocato Lanfranca

Monreale racconta di essere arrivato a Rtc nel settembre del 1987 come aiuto operatore, poi nell’ultimo periodo di vita di Rostagno è stato operatore.
Era lui che faceva le immagini al processo Lipari assieme a Gianni Di Malta e altri servizi.
Tra gli episodi degni di nota ricorda che qualche giorno prima della moprte di Rostagno, tornando dal fare un servizio stavano andando a Rtc, guidava il Monreale, e stava prendendo la dorsale Zi.
Mauro Rostagno gli disse di prendere per via Virgilio, “perchè lì vediamo più gente”.
Col senno di poi mi sono chiesto perché mi ha consigliato di cambiare strada.
Magari ho pensato poi dopo il delitto che era per la sua sicurezza fare un’altra strada ma non so se ha mai ricevuto minacce.
La sua stanza prima era sempre aperta e poi negli ultimi tempi era chiusa a chiave.
Durante il processo Lipari ricorda due episodi, uno glielo ha riferito Di Malta. Agate gli disse di riferire a quello con la barba di non dire minchiate, durante una pausa del processo.
In un’altra occasione l’Agate rimproverò Di Malta per avere ripreso i bambini, (la figlia) che era in aula.
A me queste cose sono state riferite non le ho sentite con le mie orecchie, sebbene fossi con Di Malta in aula lo vidi andare verso Agate e parlare con lui, quando tornò gli chiesi cosa gli avesse detto.
Sul primo episodio però non è certo che fu Di Malta a raccogliere quello sfogo contro Rostagno da parte di Agate, potrebbe essere stato forse Massimo Coen.

Domanda del Pm Del Bene
Rostagno sapeva usare una telecamera ?
Io non l’ho visto mai usare una videocamera

Domanda dell’Avv. Galluffo.
Per un periodo Rostagno non chiudeva la stanza a chiave, lo cominciò a fare qualche tempo prima della sua morte.

Domanda presidente Pellino.
Accompagnò Di Malta nel 1988 a fare riprese dall’alto in elicottero per un’operazione militare ?
Non credo, io su un elicottero ci salii anni dopo quando ero a Telesud.

Domanda dell’avvocato Galluffo
Quante volte è salito su un elicottero,
Quattro-cinque volte, con Telesud, la prima volta forse nel 1994, poi in data successiva poi durante l’Americas Cup e quindi un’altra volta più recentemente.

Ancora domande del Presidente Pellino
Appresi della morte di Rostagno, mi chiamò a casa il mio responsabile tecnico di allora Rocco Messina, dicendomi che dovevo andare subito in sede perché avevano sparato a Mauro.
Io avvisai un’altra emittente locale dove c’era Gianni Di Malta e siamo andati a Rtc.
Io sono andato all’obitorio dell’ospedale di Trapani, dove ho fatto anche il riconoscimento della salma perché non c’erano parenti.
A Rtc vide l’ufficio di Rostagno, la porta era aperta o chiusa?
Non ricordo, risponde il teste, c’era confusione.
Prendeste una macchina per le video riprese ?
No, sono andato all’obitorio.
Le immagini del luogo del delitto non sono immagini di Rtc, sono immagini di Telescirocco.

Udienza chiusa e rinviata al 13 giugno.

Tutta l’udienza su Radio Radicale

La precedente udienza del 23/05/2012 la trovate qui

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Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (16)

Udienza del 28 settembre 2011 (la prima dopo la pausa estiva) del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza viene esaminata la teste: Carla Rostagno.

Wilma De Federicis che avrebbe dovuto essere la prima teste risiede all’estero e non è presente.

Il secondo teste Ambrosino Lucio Carmine è deceduto e si decide di acquisirne i verbali.

Carla Rostagno, è esaminata dal Pm Francesco Del Bene, ricorda che Mauro si trovava a Trapani dal 1981, quale responsabile con Francesco Cardella e Chicca Roveri della comunità Saman.

Rostagno e Cardella dice la teste erano due intelligenze che si incontravano e si divertivano a inventare determinate cose. I rapporti tra i due sono stati buoni.
Cardella era una persona decisamente affascinante.
Mauro [di Cardella] non parlava in modo ossequioso, la prima volta che ne parlò a lei fu in modo divertito, con tono divertito, non ossequioso, al massimo paritario.

Buono anche il rapporto tra la Chicca Roveri e Mauro.
Quando Mauro tornò dall’India lei lo reincontrò per la prima volta nell’estate del 1981. Lei era in vacanza a San Vito e andò a Lenzi, vi tornò nel 1983 e poi nel 1985, in seguito non ebbe più occasione di tornare se non il 27 settembre del 1988, l’indomani dell’omicidio.

Non c’era tensione dentro la comunità, dapprima nell’ 81′ era una comunita dei cosidetti “arancioni”, poi nell’ 83′ era già una comunità di recupero per i tossicodipendenti.
L’impegno contro la droga Mauro se lo portava appresso da anni. Non era un proibizionista, anche se con lei non ha mai sviluppato questo argomento più di tanto tuttavia riteneva che: “la droga può essere leggera ma la storia è sempre pesante”.

Carla Rostagno risponde quindi alle domande sul lavoro di Mauro a Rtc.
L’editore era Puccio Bulgarella ma della tv se ne occupava la moglie Caterina Ingrasciotta.
Inizialmente Mauro si occupava di redazionali poi via via cominciò a interessarsi della quotidianità, dei problemi politici cittadini, la sporcizia che c’era in città, cercava di ridare una coscienza civica ai cittadini,mettendo insieme una mappa della criminalità locale, di capire come funzionavano gli amministratori pubblici, si interessava a capire che vento tirava e ne parlava in tv.
Di questa terra si era innamorato e combatteva con le armi che aveva, ossia con la parola.
Credo che non sapesse il pericolo che correva, non aveva forse la percezione.
Io cominciai ad avere una certa sensazione di paura quando ricordo che il figlio di una mia amica di origine trapanese che stava a Torino, venne a Trapani (forse luglio-agosto del 88′ per una quindicina di giorni), e quando tornò gli chiesi se aveva visto Mauro in televisione, mi disse, “parla troppo liberamente” raccogliendo evidentemente delle parole dette da altri.

Per quello che ho saputo dopo, le trasmissioni di mio fratello erano molto seguite.

Mi hanno detto, dice Carla Rostagno, che Rtc era l’unica tv che faceva una forte attività di denuncia.
Mauro era più avvincente, più chiaro, tra virgolette, più divertente e ironico.
So che Mauro si occupò del processo per il delitto del sindaco Vito Lipari, dove era imputato il capo mafia Mariano Agate, della Loggia Scontrino e quindi delle logge massoniche coperte, di una indagine sul bilancio parallelo occulto al comune di Trapani, su uno scandalo a Marsala dell’ente teatro mediterraneo.

Sono informazioni che non ho avuto subito dopo il delitto di Mauro, ma dall’anno successivo quando ho voluto cercare di capire di cosa si occupava Mauro a Trapani. Parlai con i ragazzi della tv, con il maresciallo Beniamino Cannas, con Gianni Di Malta, con gli avvocati Nino Marino e Salvatore Cusenza.

Beniamino Cannas era all’epoca maresciallo dei carabinieri a Trapani, Chicca le riferì di avere appreso da Mauro la famosa frase. La frase che le riferì Chicca fu che Mauro le avesse detto a metà agosto: “mi hanno regalato un mese di vita“.

Ne chiesi ulteriori spiegazioni a Cannas il quale mi raccontò di quello che aveva fatto dopo il delitto: di avere ricostruito la dinamica dell’omicidio dal suo punto di vista, che aveva fatto un’immediata ispezione nella camera di Mauro, di avere fatto un guanto di paraffina a un certo Pasquale [Salvatore] Barbera che era stato indagato per l’omicidio di Salvatore Cusumano (vicenda della quale Rostagno aveva parlato in tv), ma poi a quanto pare non era vero, mi disse che quella frase non era in quei termini, e l’aggiustò in modo diverso, fu molto fumoso nel colloquio, anzi mi disse che aveva capito male, mi ha negato la frase detta in quei termini.

Nello specifico so che fece un verbale su questo incontro con me, ma io da parte mia scrissi degli appunti sulle cose che lui aveva detto a me.

Mi disse che poco prima che Mauro morisse incontrò Natale L’Ala,(boss di Campobello di Mazara, ucciso negli anni 80) e che da quell’incontro uscì sconvolto.
Riferendo di quell’incontro in relazione all’interesse di Mauro per la loggia segreta Iside 2.
Il pm chiede se Cannas le parlò di interessi di Mauro per fatti di mafia.
La risposta di Carla Rostagno è un non ricordo, ma fa riferimento ai suoi appunti che potrebbero contenere qualcosa.
Non mi indicò alcuna pista seguita in particolare dai carabinieri.

Carla Rostagno viene autorizzata a leggere gli appunti di quell’incontro che sarebbe avvenuto nel 92′.
I quali vengono rapidamente letti e su cui forse sarebbero state opportune delle domande di approfondimento, sia da parte dei Pm che da parte delle difese e delle parti civili che però non ci sono state.
A proposito della Iside 2 Mauro aveva incontrato Natale L’Ala e da quell’incontro uscì sconvolto convinto che c’era un grosso giro di miliardi.
Cannas le disse inoltre che Cardella aveva una carta speciale che gli permetteva di salire in aereo senza prenotazioni.

Carla Rostagno riassume la ricerca che fece delle cassette contenenti le registrazioni degli interventi di Rostagno.

Ai primi di settembre del 1988 ascoltò per telefono il fratello, dopo che era uscita la notizia dell’indagine che riguardava anche lui per il delitto Calabresi. Non lo sentì come le altre volte, era un po’ sottotono, triste, gli chiese se c’era qualcosa che non andava, il senso della risposta fu che c’è sempre qualcosa che non va.
Seppe dopo che Mauro aveva contattato l’avvocato Canestrini e l’avvocato Giuliano Pisapia perché presto venisse sentito dal giudice Lombardi che lo aveva indagato per il delitto Calabresi.
Voleva capire perché era stato tirato per i capelli in quella storia.

Carla Rostagno riferisce che incontrò il giudice Lombardi che indagò Rostagno e ricorda di essere stata molto sgarbata.
Incontro sgarbato perché riteneva quella indagine sul fratello qualcosa di violento e ingiustificato, poi seppe dallo stesso Lombardi che la posizione di Mauro sarebbe stata archiviata, perché il pentito Marino non parlava di lui, ma tutto nasceva da una supposizione del pm Pomarici, che quella comunicazione giudiziaria doveva rimanere riservata e che invece divenne pubblica dopo una conferenza stampa di Boato.
Più persone mi hanno detto che Mauro era amareggiato per quella comunicazione giudiziaria, tra quelli che me ne parlarono Massimo Coen e Salvatore Cusenza.
Carla Rostagno riferisce di un incontro tra l’avv Giuliano Pisapia e il giudice Lombardi proprio per sollecitare che Mauro venisse sentito.
Ma Mauro non fu mai sentito.

Mauro a Rtc cominciò a lavorare forse perchè fu Francesco Cardella a proporlo a Bulgarella, qualcun invece racconta che fu Bulgarella a chiamarlo direttamente. Bulgarella e Cardella si dovevano conoscere già da ragazzi.

Bulgarella era soddisfatto del lavoro di Mauro, in particolare ricorda un articolo scritto subito dopo la morte di Mauro da Puccio Bulgarella e dedicato a Mauro, con espressioni che non si possono scrivere se non si sentono.

Parlando con Alessandro Riccomini, dice Carla Rostagno, questi le disse che all’epoca in cui Mauro lavorava a Rtc, c’era una qualche intenzione di estendere il bacino di Rtc a Palermo e Agrigento e di fare una sorta di gemellaggio con Tele Lombardia quella di Ligresti all’epoca.

Seguono tutta una serie di domande riguardanti la gestione della Comunità Saman.

Continua l’esame quindi il Pm Antonio Ingroia.

Chiede che tipo di frequenza di contatti aveva con suo fratello, se il fratello era riservato e quando seppe della cacciata di Mauro dal Gabbiano.

Carla Rostagno ripete che i contatti non erano frequenti e che suo fratello non era riservato.
Quando arriva a Saman il 27 settembre del 1988, incontra Maddalena e Chicca forse dopo i funerali, e le chiede di potere andare nella camera di Mauro. Questa le indicò dove era la stanza di Mauro e così seppe che non era nella struttura del Gabbiano riservata ai dirigenti della comunità.
Cercò, tempo dopo, di capire cosa era successo nell’ultima parte di vita di Mauro, e cominciò ad occuparsi del delitto del fratello.
Seppe della ragione dell’uscita di Mauro dal Gabbiamo sentendo così diverse persone, seppe della litigata tra Rostagno e Cardella e che Mauro era uscito dal Gabbiano, pare per una intervista al giornale King.
Ma secondo altri le ragioni potevano essere anche altre, come il fatto che Rostagno volesse accogliere Curcio in comunità, e Cardella non l’avesse presa bene.
Seppe così che c’erano stati degli scontri.
Lo sentì tra fine di agosto e i primi di settembre 1988, lo senti sotto tono, non era il solito, gli chiese se c’era qualcosa che non andava, e lui restò vago.
Crede che a quel tempo c’era stata già una sorta di sganciamento da Cardella sia in senso sociologico che economico,
Mauro a quanto pare voleva andare ad abitare altrove, fuori da Saman.
Chicca Roveri, riferisce Carla Rostagno, le disse che origine della lotte era l’intervista a King di Claudio Fava.

Carla Rostagno ricorda il fax inviato da Cardella a sua fratello e le circostanze del suo ritrovamento che riassume così: andando a vedere (primavera 91′ o 92′) a Saman il luogo dove abitavano Chicca e Mauro, dentro un armadio c’era una cassetta fatta a forziere che aveva sempre avuto un difetto, la parte sotto si staccava, così nel prenderlo in mano, si è staccata la parte sotto sono caduti dei fogli e in mezzo a quei fogli c’era il famoso fax che iniziava con quattro aggettivi criptici: “sostanzialmente falso, ingeneroso, inopportuno e pericoloso, per questo ti invito a lasciare il gabbiano e a sistemarti dove Chicca riterrà più opportuno ti auguro maggiore serenità, Francesco”.

Sui rapporti tra Chicca Roveri e Cardella crede che siano rimasti buoni, fino all’88 e per un certo periodo sono rimasti buoni fino a quando sono subentrate vicende economiche, Cardella se ne è andato, gli arresti, e crede da quel momento in poi Chicca si sia sentita scaricata.

Carla Rostagno riferisce, su sollecitazione del Pm Ingroia, dei colloqui con Monica Serra la quale la sera del 26 settembre 1988 era in auto con Mauro quando fu ucciso.
La prima volta si parlarono nell’ottobre del 91′ Monica mi disse che il sabato precedente con Di Malta (cameraman di Rtc) erano stati a Marsala e di un colloquio di Mauro con Canino (deputato regionale Dc) e Santoro (sindacalista Cisl), che sulla scrivania di Mauro fu messa una comunicazione giudiziaria, a Pizzo e a Canino, con sopra scritto “prova a dire un po’ anche questo”, che mi parlò di una cassettina chiusa di cartone, la videocassetta con su scritto “non toccare” che sono sparite e la frase che secondo lei qualcuno avvisò della loro partenza da Rtc: “perchè se no come fece la macchina degli assassini ad arrivare poco prima di noi ?“.
Mi disse però di non avere visto nessuno, non ha visto macchine davanti e dietro, ma non mi ha spiegato perché Mauro si fermò.
Mi disse che erano dei professionisti e che quel pezzo di fucile trovato sul luogo del delitto era stato lasciato apposta per depistare.
Mi consigliò di informarmi sul nome del montatore degli ultimi filmati di Mauro mai andati in onda e forse fatti sparire. Mi informai ed il soggetto si chiamava Rocco Messina il quale non ha mai risposto al numero di telefono che mi ha dato.
Che da qualche tempo c’era una macchina che seguiva Mauro, che lui aveva capito il pericolo ma che andava avanti lo stesso.
La sua attenzione [di Mauro] negli ultimi tempi si era spostata su Marsala.
Mi disse che Mauro era una variabile impazzita, non so riusciva più a controllare de sue dichiarazioni e le sue posizioni erano in netto contrasto con Francesco Cardella sia per la gestione della comunità che per la posizione da assumere sulla nuova legge sulla droga.
Poi mi disse una frase sibillina: “smetti di guardare la cornice e guarda al quadro”.
Su Saman mi disse che era una bel paravento e dietro c’era un grande giro di soldi.
Poi la incontrai nell’aprile del 95‘, sapeva degli arresti di Chicca e Francesco e mi ripete che “i tipi” erano già li ma non ricorda nessuna macchina parcheggiata e che non erano seguiti da nessuna altra macchina.
Disse che Mauro negli ultimi tempi era teso e nervoso, riferisce Carla Rostagno sempre leggendo gli appunti presi dopo i colloqui con Monica Serra.

Riferisce poi di un suo colloquio con Alessandra Faconti ex ospite della comunità, che aveva completato il percorso terapeutico, e che le disse pur tra tante esitazioni e paure di un incontro tra Mauro e il giudice Falcone, di documenti che andò a prendere al centro Impastato.
La Faconti le disse che non sapeva del perché Rostagno voleva incontrare Falcone, e non era per una intervista, ma perché Mauro voleva dire qualcosa a Falcone, ma Mauro sarebbe uscito deluso da quell’incontro con Falcone.
Carla Rostagno dice tuttavia di non avere mai avuto conferma diretta dell’incontro tra Mauro e Falcone se non dagli atti del processo.
Umberto Santino del centro Impastato mi disse che Mauro voleva ricostruire i delitti eccellenti in Sicilia, i traffici di droga, altre persone come Salvatore Cusenza mi disse che Mauro voleva ricostruire una mappa della criminalità trapanese.

Mauro si interessò ai lavori per gli aeroporti di Pantelleria e Birgi, dei lavori eseguiti dalle imprese dei cavalieri catanesi, e questo lo seppi dai fogli che mi diede l’avv. Nino Marino e dagli appunti di Mauro.

Su richiesta di Ingroia, racconta quindi dell’incontro con Sergio Di Cori (settembre del 96′)il quale aveva contattato una giornalista, forse Valeria Gandus, che aveva avvisato i magistrati che arrivava dagli Stati Uniti per deporre sul delitto di Mauro, ed era disposto a rilasciare una esclusiva a La Repubblica, al giornalista Giuseppe D’Avanzo,.
Lo incontrai con Chicca Roveri in una saletta dell’aeroporto, Chicca le chiede come mai sapeva di cose che lei non sapeva, le rispose dicendo che Mauro non si fidava o non la voleva mettere in pericolo, non anticipò il contenuto.
Quando andammo a cena dopo, dopo che lui era stato sentito dai magistrati, e c’era Giuseppe D’Avanzo, era un torrente in piena, poi mi disse che questa storia, svilupperà la vanità di magistrati e giornalisti e metterà tranquilla lei e lei, indicando me e Chicca Roveri.
Nessuno ha mai confermato o mi ha detto della conoscenza tra Mauro e Di Cori e nemmeno la Roveri.
Una volta lui [il Di Cori] mi chiamò anche per chiedermi dei soldi, mi disse che aveva difficoltà economiche.
Il Pm chiede quindi dell’esclusiva dell’intervista a Repubblica. Carla Rostagno dice di non sapere se è mai uscita.

L’interrogatori viene ripreso dal pm Del Bene.

Chiede della scoperta del giro di droga tra ospiti della Saman.
Di una visita di Mauro presso un luogo di Villa Rosina di proprietà dei fratelli Mione dove sarebbero avvenuti i passaggi di sostanza stupefacente.

L’interrogatorio adesso è dell’avv. Lanfranca, parte civile.

Il 26 settembre del 1988 Carla Rostagno ricorda che quasi subì una sciabolata, non c’era più lui, non c’erano più radici, il fatto di dovere accettare quell’idea drammatica era un fatto pesante.
Ricorda che lavorava in una azienda dell’indotto Fiat.
Dopo il delitto di Mauro ho continuato a lavorare per un anno e mezzo, nel 90 si è licenziata perché volevo capire perché il fratello era stato ucciso, ha cercato di ricostruire quello che era successo, chi era stato che aveva deciso che lui non doveva più vivere.

Ricorda di un colloquio telefonico con una certa Rita Lipari e questa le disse che il suo compagno era uno degli angeli della notte a Saman, Mauro Moioli, mi disse che Mauro fece segnali con i fari dell’auto per avere alzata la sbarra d’ingresso a Saman.

Lanfranca chiede nuovamente dell’incontro con il maresciallo Cannas.

L’avv. Marino mi parlò che Mauro aveva anche contatti con due finanzieri, il capitano Borgia era uno di questi.

L’avvocato Galluffo chiede se la teste sapesse chi dormiva nel Gabbiano.
Cardella, Chicca e Mauro risponde Carla erano i fondatori della comunità. Negli altri locali c’erano i tossicodipendenti.

L’avvocato Galluffo chiede dell’uscita di Mauro dal Gabbiano.
Prima me ne parlò Chicca, ma, precisa, non era questo a crearmi problemi esistenziali. Chicca per quello che è il ricordo mi disse semplicemente che Mauro non dormiva più lì, la cosa mi colpì perché mi sembrò strana, ma al momento non era la domanda principe della mia vita, lei non mi disse altro, perchè io non le chiesi nulla.
Galluffo contesta alla teste un verbale a sua firma dove la ricostruzione dei fatti è diversa, come se Chicca aveva avuto imbarazzo a dirle dell’uscita di Mauro dal Gabbiano. Carla Rostagno ritiene che il verbale così come viene esposto cambia il senso delle cose da lei dette.
In quel periodo volevo capire perché era morto suo fratello non le interessava perché dormiva fuori dal Gabbiano.

Le domande dell’avv. Galluffo insistono su questo aspetto e le risposte della teste sono sempre le medesime.

In seguito parlando venne fuori che c’era stata una litigata che aveva fatto uscire Mauro dal Gabbiano.
Sui rapporti tra Cardella a Mauro, la teste ritiene che i rapporti si incrinarono dopo che era stata pubblicizzata la corrispondeza tra Mauro e Curcio e sulla intenzione di Mauro di fare venire a Saman Renato Curcio. Si tratta però sempre di vicende riferite a lei dopo il delitto.
La litigata con Cardella non è temporalmente collocabile secondo Carla Rostagno, secondo Riccomini a fine luglio, qualcun altro a settembre, la famosa intervista su King invece uscì ad agosto.

L’avv. Galluffo difensore di Vito Mazzara continua le domande chiedendo del fax.

Carla Rostagno rispondendo dice che un anno dopo il delitto trovò nascosto nell’armadio nella stanza di Mauro il famoso fax inviato da Cardella, era un originale, feci una fotocopia.

L’avv. Galluffo chiede se le pagine del fax erano una o due. Lei dice che la sorprese solo che quel fax cominciava con quei quattro aggettivi. Mi pare, dice, che era scritto a mano. Non ho avuto dubbi che fosse stato scritto da Cardella anche per la qualità delle parole usate, ma non l’ho ricondotto a Cardella per la grafia perché non conoscevo il suo stile di scrittura.

La difesa fa ancora contestazioni rispetto a verbali di interrogatrorio resi dalla teste, Carla Rostagno risponde negando il contenuto di quei verbali, di una ricostruzione di fatti non corretta.
Non nega comunque che l’uscita di Mauro dal Gabbiano lei stessa l’aveva letta come una punizione, lui, Mauro, credo che non l’abbia preso bene, ma se ne è fatto una ragione.

Sulla frase di Monica Serra, “smetti di guardare la cornice e guarda il quadro”, non capii cosa voleva dire, le chiesi di essere più chiara, ma non mi disse altro. Non legai questa frase alla dinamica del delitto.

L’avv. Galluffo fa ancora contestazioni per dichiarazioni di vecchi interrogatori.

Carla Rostagno ribadisce che era disorientata dalle parole dette dalla Serra, e che messa alle strette la Serra ad un certo punto le disse “guarda Luky” (Luciano Marrocco, uomo della comunità).

Carla Rostagno a domanda ancora dell’avv. Galluffo ricorda un incontro con Massimo Coen.

Nel verbale Carla Rostagno avrebbe detto che Coen era stato consigliato da Cardella e Roveri a non mettere in cattiva luce la Saman.
Oggi risponde dicendo che probabilmente quell’invito era rivolto all’indagine sullo spaccio di droga scoperto dentro la comunità.

Di Luciano Marrocco ne parlò anche Alessandra Faconti (ora deceduta) dicendo che questi aveva avuto pagate costose cure in Brasile e che era stato dopo ai Caraibi, sempre grazie a soldi resi da Roveri e Cardella.

La difesa si sposta sui rapporti tra Mauro Rostagno e Chicca Roveri. Se c’erano liti. Carla Rostagno ammette che un ospite di Saman le disse che Roveri era schierata con Cardella e per questo litigava con Mauro.

E’ il turno dell’avvocato Salvatore Galluffo difensore di Mazzara.

Le domande continuano a vertere sui rapporti tra Cardella e Mauro Rostagno e sulle liti dentro la comunità.

Carla Rostagno espone poi la sua convinzione relativamente al possesso di Mauro di cassette particolari contenenti immagini importanti le quali dovrebbero essere almeno due, una u-matic ed una vhs, se una se la portava appresso, un’altra sarà stata tenuta in un posto segreto.
Dice di sapere che fu trovata una chiave di una cassetta di sicurezza, ma quando fu fatto l’accertamento erano passati tanti anni, se qualcosa doveva sparire era stata fatto sparire. La chiave era relativa ad una cassaforte dentro Saman e la chiave era quindi nella disponibilità di chi si occupava di Saman.
Di Malta le disse che nessuno aveva mai aperto quella cassaforte.

L’avvocato Galluffo chiede poi relativamente ad una vicenda che vede protagonista il defunto Bettino Craxi che all’epoca in cui era presidente del Consiglio presso le autorità elvetiche avrebbe coperto un soggetto (mai condannato) per traffico di armi.
La figlia di questo soggetto anni dopo fu avvocato della Saman di Milano.

Anche l’avvocato Mezzadini, difensore di Vincenzo Virga, chiede dei contrasti tra suo fratello, Cardella ed altri esponenti della comunità.
Tra le altre cose Carla Rostagno riferisce che Massimo Coen avrebbe detto che Mauro era odiato dentro la comunità Saman.
Giovan Battista Genovese lo avrebbe apostrofato con minacce, perché allontanato dal ruolo di ‘angelo della notte’ dopo la scoperta del giro di droga dentro la comunità. “Te la farò pagare brutto bastardo, ti ammazzo” a cui Rostagno avrebbe risposto “Vedremo”.
Probabilmente a parlagliene, di questa circostanza, saranno state la Serra o la Faconti.

Carla Rostagno viene sollecitata quindi a riferire ancora del suo incontro con Monica Serra, questa le disse che l’auto dei killer arrivò “poco prima di noi”, allora, dice, le chiesi come facesse a sapere che quella macchina era arrivata poco prima.
Ora dice io non so se questo me lo dice, e siamo nel 1991, perché all’epoca si conoscevano alcune cose, io fino allo spasimo ho cercato di farmi spiegare questa cosa ma non mi disse nulla. La Serra le manifestò la convinzione che qualcuno da Rtc avrebbe avvertito i killer della partenza dell’auto con lei e Rostagno.

Anche l’avvocato Ingrassia, (difensore di Vincenzo Virga) pone domande sul colloquio del 1991 tra lei e Monica Serra. L’avvocato chiede se ci sono stati altri incontri, si, risponde Carla Rostagno, lei ha ripetuto sempre le stesse cose, che non c’era nessuna macchina che la seguiva, non so come faccia a dire che da Rtc partì una telefonata. E’ rimasta irrisolta la mia domanda come lei faceva a sapere che i killer erano arrivati poco prima al bivio di Lenzi dove fu commesso il delitto. Non escludo che lei potesse dire queste cose per conoscenza che aveva degli atti.

L’avv. Ingrassia sollecita la teste a ricordare il contrasto tra lui e Cardella sulla nuova legge sulla droga.
Niente di specifico viene riferito da Carla Rostagno, ma solo impressioni personali.

L’avv. Ingrassia riferisce di una dichiarazione di Massimo Coen, circa una colpa di Mauro che era quella di rovinare i rapporti tra Cardella e il partito socialista. La Rostagno conferma che questi rapporti col Psi c’erano, con Craxi in particolare, probabilmente i contrasti cui fa riferimento Coen si riferiscono a problematiche del Psi trapanese.

Relativamente ai rapporti tra il Genovese ed il Cardella la Rostagno aveva riferito che il Genovese rubò i soldi alla cassa della comunità per pagare la droga ad Oldrini.

Il presidente Pellino chiede notizie sul rinvenimento del famoso fax inviato da Cardella contro Rostagno.

Il presidente mostra la fotocopia del fax, lei conferma che è questo, i segni, le sotto,lineature non esclude che può averli messi lei dopo, il foglio non fu trovato in un sottofondo ma in fondo a quel forziere, l’originale fu rimesso al suo posto. Ho fatto solo una fotocopia.

Il presidente chiede se suo fratello condivideva le frequentazioni politiche di Cardella. Lei esclude che Mauro avesse le frequentazioni politiche come quelle di Cardella. A livello locale la sorella ricorda un rapporto intimo con l’allora consigliere provinciale Enzo Mauro che qualche giorno prima della uccisione di Mauro lo andò a trovare in comunità e gli disse: “abbracciamoci fin che siamo in tempo”.
Ricorda poi un brigadiere dei carabinieri che chiese a Mauro come va, e lui gli rispose “fin che ci lasciano vivere viviamo”. Carla Rostagno dice che ci sono alcuni segnali che si muovono attorno a Mauro e quello di pericoloso che è accaduto è certamente successo negli ultimi tempi ed è lì che io, dice, ho cercato di guardare.

Il presidente Pellino ricorda che in possesso di Mauro al momento del suo delitto c’era un libro, il principe di Macchiavelli con la dedica di Bettino Craxi, ma Carla Rostagno esclude che tra i due potevano esserci rapporti.

Mauro, secondo Carla Rostagno, una video camera amatoriale certamente sapeva usarla.

A proposito di Massimo Coen il presidente chiede quante volte lo incontrò. Una sola volta nel 1993 nel quale le disse di essere stato nella stanza di Mauro subito dopo l’omicidio, di prima non sa e non le parlò di riprese televisive.

Il Presidente chiede se ha mai sentito parlare di un certo Michele Monreale. La teste risponde affermativamente e che si trattava di uno che lavorava ad Rtc.

Il presidente chiede ancora del suo incontro con Cannas e dei temi affrontati. L’incontro di Mauro con il boss Natale L’Ala, me lo disse incidentalmente, dice Carla Rostagno. Quando andai a parlare con Paolo Borsellino, sapevo che la moglie di questi, nel frattempo ucciso, collaborava e chiesi a Borsellino di chiedere a questa Giacoma Filippello se sapeva qualcosa dell’incontro di mio fratello con suo marito. Conferma che Cannas le collegò l’incontro tra Mauro Rostagno e il boss mafioso alla vicenda della loggia segerta della massoneria Iside 2.

E riparlando del lavoro giornalistico del fratello, avendo visto i filmati che era riuscita a recuperare. Non era retorico, non aveva riguardi, scuoteva le coscienze, la colpì il modo con il quale li raccontava.

L’avvocato Greco (associazione della stampa), pone una domanda sul colloquio con Cannas, la teste conferma che il brigadiere le disse dell’incontro tra suo fratello e il boss mafioso e glielo disse in fondo al colloquio, come se non fosse importante.

L’avvocato Lanfranca (parte civile familiari Rostagno), sull’incontro con Enzo Mauro precisa che probabilmente poteva riferirsi al fatto che Mauro Rostagno voleva disegnare una mappa della mafia trapanese.

Controesame della difesa, avvocato Galluffo. Chiede notizie su questo Mauro politico trapanese il quale era Enzo Mauro, esponente del Psi, consigliere provinciale, genero del senatore del Psi, Francesco De Nicola, deceduto sembra per un tumore.

Qui la testimonianza termina.

La prossima udienza è fissata al 12 ottobre e successive il 19 e 26, in programma l’audizione dei testi: Linares e degli ispettori Palumbo e Pettorini.

La precedente udienza del 13/07/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

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