Pagine di storia, i Templari a Trapani e in provincia

Credo vi sarà gradita la riproposizione di un pregevole articolo di Elio D’Amico, pubblicato su “La Sicilia” di oggi, che illustra la presenza dei cavalieri Templari a Trapani e in provincia

I segni dei templari in città

Nel rosone della chiesa di S. Agostino e nella storia del simulacro della Madonna

Ma i Cavalieri si presume che abbiano avuto insediamenti anche a Mazara e a Castellammare

La vita e l’attività dei Cavalieri Templari sono certamente tra le pagine più misteriose dell’umanità: ai misteri che hanno avvolto gli oltre duecento anni della loro esistenza, si è aggiunta la distruzione di tutti i documenti cartacei relativi all’Ordine, distruzione avvenuta dopo che i Cavalieri sono stati considerati eretici, imprigionati e condannati a morte.

Fondati nel 1118 da Ugo De Payns ed altri 8 Cavalieri, nel 1127 ottengono la “Regola” da Bernardo da Chiaravalle e nel Concilio de Troyes ottengono il riconoscimento papale a cui – solamente – debbono obbedienza.
Insediati a Gerusalemme nelle stalle dell’antico Tempio di Re Salomone, si dice che passassero il tempo a scavare nei sotterranei alla ricerca dei Misteri del Tempio e che in queste ricerche avessero trovato documenti così importanti da stravolgere l’ordine della Chiesa; per tale motivo venivano successivamente avversati (ma anche per essere divenuti una potenza economica superiore persino al Re di Francia) finchè nel 1312 vengono dichiarati eretici, imprigionati ed inviati al rogo. Ma i misteri dei Templari non sono morti con essi, e continuano ad interessare storici laici e cattolici.
Essi si insediarono in tutta Europa, dall’Italia alla Scozia, ma ben poco si sa dei loro insediamenti in Sicilia; tuttavia doveva essere certamente una presenza massiccia se nel 1312 il Papa Clemente V chiede ai Vescovi delle tre Diocesi siciliane – Val di Mazzara, Val di Noto e Val Demone – di fare un inventario dei beni templari affinché si potesse procedere al loro sequestro.

Due furono gli insediamenti principali dei Templari in Sicilia: a Messina e a Trapani, i due principali porti militari della Sicilia, punto di passaggio per i pellegrini diretti in Terrasanta.
In entrambi le città si insediano a ridosso del porto: a Trapani, come scrive il Pirri nel 1733, i Templari si insediano nella chiesa di Santa Maria del Tempio, con annesso ricovero dei pellegrini; ciò avviene nel 1140, dopo che il Papa Innocenzo II (Cistercense come Bernardo da Chiaravalle), ritira la scomunica al Re di Sicilia Ruggero II.
La presenza dei Templari è visivamente confermata nel rosone della chiesa (oggi dedicata a Sant’Agostino) che nella parte interna presenta i simboli delle tre religioni monoteistiche – cristiana, islamica ed ebraica – espressione tipica della filosofia templare; dopo il 1312 la chiesa, come quasi tutti i beni templari, passa ai Cavalieri di Malta, che la ribattezzano dedicandola a San Giovanni Battista.
Il passaggio dei beni dai Cavalieri del Tempio a quelli di Malta fu una delle cause della distruzione, da parte di quest’ultimi, di tutti i documenti cartacei relativi ai Templari, affinché si perdesse traccia della memoria storica della proprietà, per evitare possibili rivendicazioni future.

Significativo il contributo dato dai Templari trapanesi alla guerra dei Vespri: a Trapani, protetto dalla flotta templare, Pietro d’Aragona si rifugia prima di partire per la sfida decisiva con Carlo d’Angiò a Bordeaux, e da Trapani da il comando di arrestare il ribelle Gualtiero da Caltagirone.
Altro legame con la città è il simulacro della Madonna di Trapani, giunta da Cipro su una nave templare guidata dal Cavaliere Guerreggio e da questi alloggiata presso la Chiesa della Madonna del Parto dei Carmelitani; la leggenda, poi, farà rimanere per sempre la statua a Trapani, custodita, appunto dai Padri Carmelitani.
Queste sono le tracce certe lasciate sul territorio dai Cavalieri Templari; ma si presume che essi abbiano avuto insediamenti almeno anche a Mazara del Vallo e a Castellammare del Golfo.
In quest’ultima città, nella chiesa della Madonna del Rosario, la cui costruzione inizia nel 1093, nella facciata, a fianco ad un bassorilievo della Madonna con Bambino, spicca una chiara croce templare, segno che, in qualche modo, la chiesa doveva essere legata all’Ordine.
Ancora più labili i legami con Mazara del Vallo, suffragati soltanto dal fatto che i Cavalieri non potevano mancare dal porto più vicino all’Africa, supposto inizio della Via Francigena che legava le Abbazie di Santiago de Compostella e di Canterbury alla Terrasanta.

Elio D’Amico per La Sicilia

Mazara una notizia buona ed una cattiva

Quella buona è che entro il prossimo mese di giugno l’ex tonnara trapanese di Capo Granitola diventerà uno dei poli della ricerca scientifica marina dell’Italia meridionale.

Gli edifici – per secoli utilizzati come tonnara di ritorno – ospiteranno un centro di ricerca del CNR, legato alle attività già svolte a Mazara del Vallo dall’Istituto per l’Ambiente Marino e Costiero.

Nel 2003, il complesso edilizio venne acquisito dall’assessorato regionale al Turismo; successivamente, il Cipe ha stanziato cinque milioni di euro per le opere di ristrutturazione.
 
Una parte dell’ex tonnara sarà destinata a polo turistico, dotato di struttura alberghiera e di un porticciolo.

La parte più rilevante del progetto prevede l’attivazione dei laboratori per la ricerca e la didattica del CNR.

Quello di Capo Granitola sarà uno dei 6 poli di ricerca marina presenti a sud di Napoli.

E’ prevista l’attivazione di sezioni e laboratori di ricerca in bioacustica, acustica marina, ecologia e biologia della pesca e biologia molecolare.

Nella nuova sede lavoreranno una cinquantina fra ricercatori, docenti di ruolo e personale amministrativo.

In base ad una convenzione siglata nei mesi scorsi fra ‘Italia Navigando’ ed il CNR, parte delle attività svolte all’interno dell’ex tonnara sarà infine dedicata alla promozione di mostre e seminari scientifici.

Ed ora quella cattiva

Truffa ai danni dell’Ato Belice Ambiente tra il 2004 ed il 2006.
Indagata la passata gestione e l’ex presidente della società Emanuele Cristaldi già presidente del Consiglio Provinciale di Trapani per AN e cugino del deputato Nicola Cristaldi.

La guardia di Finanza di Marsala ha scoperto un truffa di 400 mila euro ai danni dell’Ato Belice Ambiente.

Circa 400 mila euro che sono stati pagati dai cittadini di Campobello di Mazara, Castelvetrano, Gibellina, Mazara del Vallo, Partanna, Petrosino, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Santa Ninfa e Vita, in quanto per come detto dal tenente colonnello della Guardia di Finanza Maurizio Pagnozzi: “Le somme di denaro ingiustamente elargite dall’ATO 2 “Belice Ambiente” hanno sicuramente determinato una lievitazione della tariffa d’igiene ambientale”.

Secondo quanto scoperto durante le indagini otto imprese avevano incassato somme superiori al dovuto e erano stati, stipulati contratti di locazione, per un costo di 70 mila euro, per il ricovero dei mezzi nonostante il comune di Mazara avesse offerto in comodato il proprio autoparco.

Tre le ordinanza di misura cautelare (divieto di esercitare l’attività di impresa per due mesi) per altrettanti imprenditori di Mazara del Vallo,

Si tratta di Vincenza Billardello, 56 anni, titolare della ditta “Sicilia Verde”, Giuseppe Chiaramonte, 40 anni, titolare di una ditta individuale che porta il suo stesso nome e cognome ed Antonino Pipitone, 54 anni, rappresentante legale della “Ecotecnica srl” tutte di Mazara del Vallo.

Sei i decreti di sequestro preventivo, alle imprese già citate si aggiungono la “Società Cooperativa a responsabilità limitata “Ecologica Juvenes”, la “Edilchia srl” ed il Consorzio Servizi Ecologici Ambientali, anche queste di Mazara del Vallo.

Dodici le informazioni di garanzia nei confronti di imprese e soggetti operanti nel settore della raccolta e smaltimento di rifiuti solidi urbani per truffa aggravata, abuso d’ufficio e tentata estorsione.
 
L’inchiesta è stata avviata nel 2007 e riguarda la gestione dell’Ato 2 Belice Ambiente nel periodo compreso tra il 2004 e il 2006, durante la presidenza di Emanuele Cristaldi, destinatario di uno delle 12 informazioni di garanzia e che era affiancato da un consiglio di amministrazione con 9 componenti.
 
L’attuale amministratore unico della “Belice Ambiente Francesco Truglio nel sottolineare che la sua gestione è fuori dall’indagine attende fiducioso che si faccia piena chiarezza sulla vicenda.

“Nel 2006, una volta insediatomi, la prima emergenza che abbiamo affrontato, insieme ai sindaci, è stata quella di tipo finanziario della società.

Ci siamo così resi conto che la società spendeva circa 3 milioni di euro all’anno per il noleggio di autocompattatori e siamo così intervenuti in tale settore riducendo drasticamente i costi.

Durante la fase di riduzione del nolo abbiamo introdotto meccanismi di controllo delle prestazioni che hanno comunque consentito un risparmio notevole di spesa, restituendolo poi ai cittadini abbattendo la tariffa. I numeri sono significativi.

Al 30 settembre del 2006 la società utilizzava 48 mezzi a nolo, al 30 settembre del 2008 soltanto 3.

Dal 13 marzo il servizio verrà, invece, svolto totalmente in house.”

Mafia, antimafia, Sgarbi, l’eolico a Salemi e Mazara e la Borsellino

... nel senso che tutti gli elementi del titolo, dalla polemica tra mafia ed antimafia, alla mafia dell’eolico denunciata da Vittorio Sgarbi sindaco di Salemi, alla polemica (priva di senso) della Borsellino con Sgarbi sui professionisti dell’antimafia, trovano credo risolutiva risposta in questa operazione di cui riferiscono oggi l’AGI e l’ANSA:

(AGI) – Trapani, 17 feb. –

Le mani della mafia sull’eolico.

Un patto tra fedelissimi del superlatitante Matteo Messina Denaro, politici, burocrati e imprenditori siciliani, campani e trentini per speculare sull’affare dell’energia pulita in Sicilia.

Otto le ordinanze di custodia cautelare eseguite all’alba da agenti della Squadra mobile e carabinieri del Reparto operativo provinciale di Trapani, al termine di complesse indagini sulle dinamiche politiche e imprenditoriali riguardanti la realizzazione di parchi eolici in Sicilia.

I provvedimenti sono stati emessi dal Gip di Palermo, Antonella Consiglio, su richiesta dei Pm della Procura antimafia Ambrogio Cartosio e Piero Padova, nei confronti di politici, imprenditori e funzionari del Comune di Mazara del Vallo, oltre ad alcuni pregiudicati mafiosi, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, corruzione e violazione della legge elettorale.

Nell’operazione, denominata “Eolo”, sono stati impegnati oltre cento tra poliziotti e carabinieri, per arresti eseguiti in provincia di Trapani (Mazara del Vallo, Marsala, Trapani e Castelvetrano), nonche’ a Sala Consilina (Salerno) e a Trento.

Gli ordini di carcerazione riguardano: Giovan Battista Agate, di 66 anni, pluripregiudicato mafioso di Mazara del Vallo, fratello del piu’ noto Mariano Agate; Luigi Franzinelli, 64 anni, imprenditore di Trento; Vito Martino, imprenditore mazarese di 41 anni, gia’ assessore e consigliere comunale di Forza Italia; Melchiorre Saladino, 60 anni, imprenditore di Salemi (Trapani), ritenuto contiguo a Matteo Messina Denaro; Giuseppe Sucameli, mazarese di 60 anni, gia’ architetto del Comune di Mazara del Vallo, attualmente detenuto per associazione mafiosa. Altri tre sono stati posti agli arresti domiciliari: Baldassare Campana, mazarese di 60 anni, responsabile dello Sportello unico attivita’ produttive del Comune di Mazara del Vallo; Antonino Cottone, mazarese di 73 anni, imprenditore e gestore della “Calcestruzzi Mazara”; Antonio Aquara, 50 anni, imprenditore di Ottati (Salerno).

Gli arrestati, a vario titolo, avrebbero consentito alla famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, il controllo di attivita’ economiche, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici nel settore della produzione di energia elettrica mediante impianti eolici, anche attraverso lo scambio politico-mafioso di voti.

Inoltre, con la complicita’ di ignoti pubblici ufficiali in servizio al Comune di Mazara del Vallo, avrebbero rivelato notizie sottoposte a segreto d’ufficio, riguardanti uno schema di convenzione per la realizzazione di un parco eolico a cura della societa’ “Enerpro”; in particolare, il documento, temporaneamente asportato dalla cassaforte che lo custodiva, sarebbe stato reso noto agli amministratori della societa’ concorrente “Sud Wind S.r.l.”, affinche’ quest’ultima potesse presentare una convenzione analoga, ma a condizioni piu’ vantaggiose.

Non solo.

Tramite l’imprenditore di Salemi, Melchiorre Saladino, e con il concorso di altri pubblici ufficiali non ancora identificati, Vito Martino (prima da assessore, poi da consigliere comunale di Mazara del Vallo) e Baldassare Campana (nell’esercizio delle funzioni di responsabile dello Sportello unico attivita’ produttive del Comune di Mazara del Vallo), avrebbero “costantemente e ripetutamente favorito la societa’ Sud Wind S.r.l. nella stipula di una convenzione con il Comune di Mazara del Vallo – affermano gli investigatori – per la realizzazione di una centrale eolica per la produzione di energia elettrica, stabilendo una transazione corruttiva con Antonino Aquara e Luigi Franzinelli, rispettivamente amministratore unico e socio della Sud Wind S.r.l, ricevendo cospicue somme di denaro e autovetture di lusso”.

AGI

ANSA

MANI DEI BOSS SULL’EOLICO, ARRESTATI IMPRENDITORI E POLITICI

TRAPANI – I boss mafiosi avrebbero messo le mani sulla realizzazione dei parchi eolici in Sicilia. E’ quanto emerge dall’inchiesta che stamani ha portato all’arresto di imprenditori e politici trapanesi. Si tratta di otto provvedimenti cautelari emessi dal gip del tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia, Piero Padova e Gino Cartosio. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del Reparto operativo di Trapani e dagli agenti della polizia di Stato in servizio alla Squadra mobile di Trapani.

L’indagine mette in luce le dinamiche politiche e imprenditoriali che si sarebbero formate in questi anni per la realizzazione di “parchi eolici” in Sicilia, in particolare nel trapanese.

L’operazione antimafia che stamani ha portato all’arresto di otto persone, fra cui un imprenditore di Trento, si basa sui risultati delle indagini condotte da polizia e carabinieri di Trapani su una serie di progetti per la realizzazione di vari impianti eolici nel Trapanese. L’indagine é stata denominata “Eolo”, ed analizza le dinamiche politiche e imprenditoriali che, in particolare, hanno spinto l’amministrazione comunale di Mazara del Vallo (ma anche altre amministrazioni locali) ad optare per un programma di progressiva espansione dell’energia eolica.

Alla base dell’inchiesta vi è un’imponente attività d’intercettazione. Il risultato più rilevante consiste nell’aver appurato che l’attività illegale di imprenditori e politici avrebbe avuto un imprimatur mafioso. I boss avrebbero controllato gli affari sull’energia alternativa, anche mediante l’affidamento dei lavori necessari per la realizzazione degli impianti eolici (scavi, movimento terra, fornitura di cemento e di inerti) per un affare di centinaia di milioni di euro ai quali si aggiungono, per la stessa entità, gli ingenti finanziamenti regionali di cui le imprese hanno beneficiato.

ANSA

Recoplastica di Torino e Belice Ambiente aprono un “ECOPUNTO” a Mazara

Aprirà tra circa un mese a Mazara in contrada Serroni all’interno del centro di raccolta di Belice Ambiente, il primo «negozio-comprarifiuti» a livello regionale.

Il progetto sperimentale dell’ECOPUNTO, così si chiama il “negozio -comprarifiuti” assolverà una finalità quadrivalente: ambientale, occupazionale, culturale e sociale.

A gestire l’ecopunto sarà l’azienda torinese Recoplastica Srl che ha siglato con Belice Ambiente, l’assessorato regionale al Territorio ed Ambiente, il protocollo d’intesa per la fase sperimentale del servizio che avrà la durata di tre mesi. Il protocollo prevede l’apertura di 21 negozi in altrettanti comuni della Valle del Belice.

Il protocollo è il primo che un Ato siciliano firma con l’azienda piemontese.

I cittadini-utenti che porteranno presso l’ecopunto, le frazioni nobili della differenziata (carta/cartone, plastica, vetro, alluminio e ferro) potranno essere pagati in contanti.

In alternativa attraverso il conferimento delle materie prime secondarie, alle quali sarà riconosciuto un corrispettivo economico in base alla quotazione del borsino quotidiano del Conai, potranno usufruire di uno sconto sulla tariffa d’igiene ambientale della Belice Ambiente.

L’obiettivo è aumentare la raccolta differenziata e ridurre così il conferimento dei rifiuti in discarica.

Il nuovo sportello in fase sperimentale, insieme ai sistemi già avviati nell’Ambito, continua la proposta di “buone pratiche” sul territorio, favorendo un approccio diverso coi rifiuti, intesi ora come “risorsa“.

L’obiettivo è quello di incrementare del 20% la raccolta differenziata nel territorio mazarese che si trova oggi già al 19%.

Un altro “ECOPUNTO” sarà aperto prossimamente a Salemi.

La fase di sperimentazione nei comuni del Belice, è funzionale ad un accordo per portare il progetto su tutto il territorio Regionale, con le maggiori garanzie di funzionamento possibli.

Maria Giovanna Maglie un assessore con l’elmetto

Su “Il Giornale” di oggi la giornalista Maria Giovanna Maglie in un lunghissimo articolo dal titolo “Io, assessore gentildonna sul fronte Sud“, ricostruisce la sua nomina ad assessore nella Giunta della Provincia Regionale di Trapani presieduta da Mimmo Turano.

Interessanti e spesso condivisibili molti dei passaggi del lungo articolo: dalla constatazione della necessità di interventi a favore del paesaggio, alle notazioni sul campanilismo di centri quali Alcamo,Mazara e Marsala, ed ancora al rinnovo della polemica con Piera Maggio. Infine ampio spazio per la descizione dell’attività di Progetto Innocenti in favore della riapertura del caso relativo alla Strage di Alcamo Marina, e per finire dei brevi cenni sui progetti in itinere per il suo assessorato.

Io, assessore gentildonna sul fronte Sud

di Maria Giovanna Maglie

Assessore sì, mi sono detta, ma prima sempre giornalista e gentildonna. Che sia il Friuli o la Sicilia, io non cambio approccio e non intendo adattarmi a nessuna regola occulta che non sia di quelle che riconosco dentro di me, mentre me ne sto sotto qualche cielo stellato. L’offerta è arrivata alla fine di luglio, in mezzo c’era stata l’elezione di Vittorio Sgarbi a sindaco di Salemi, borgo piccolo ma interessante della provincia di Trapani. Lui si è portato un po’ di bella gente, sembrava un incrocio tra le reminiscenze dell’estate romana del Nicolini che fu, e un presente incerto del quale non si sa ancora quale profitto poter trarre d’autunno, ma pieno di speranza. Certo c’è finalmente attenzione per un posto di solito ignorato, essendo la provincia di Trapani l’ultima d’Italia, bellissima e negletta.

Ho ricevuto una telefonata del presidente eletto della Provincia, Mimmo Turano, mi offriva l’assessorato alla Cultura come indipendente, un tecnico, scelto dal suo partito, l’Udc. Ho accettato la sfida, non per noia, quella di andare a vedere come si amministra la cosa pubblica in Sicilia e se sono capace di fare qualcosa di buono anziché solo denunciare. La prima volta che sono andata a Selinunte, cittadina estiva attaccata al parco e ai templi, dall’alto della terrazza di un albergo non sono riuscita ad apprezzare né la bellezza e né la vista, che sono superbe, perché tutto mi sembrava ricoperto dalla bruttura delle case abusive, dei serbatoi dell’acqua, dei fili della luce e del telefono che penzolano liberi da una parte all’altra della strada, invece di essere, come per legge, interrati. Di chi è la colpa? Del Comune di Castelvetrano? Dell’Enel? Della Telecom? Si attende risposta.

La sensazione generale è di precarietà e bruttezza, un paesino che potrebbe assomigliare a quelli più rappresentati nelle nostre cartoline turistiche è invece sporcato e depresso senza speranza. Il parco archeologico non sta meglio: i templi non illuminati, il percorso stradale accidentato, nessuno cura le piante, nessun disabile vi ha accesso, un’ora prima del tramonto si chiude. Il progetto di trasformare un tale disastro non è difficile, ho capito presto che molti privati e sponsor parteciperebbero, ma ci sono resistenze potenti da vincere. Le sovraintendenze in Italia di solito amano che tutto resti com’è, anche in putrefazione.

A Marsala c’è un’atmosfera più vivace. Credo che questa provincia, ampia e poco popolata, meno di 600mila abitanti con 24 comuni, si possa considerare come una città di dimensioni medio grandi. Ma è una teoria difficile da far passare se intendi fare qualcosa per la cultura e organizzare grandi eventi, perché qui regna un campanilismo spietato, e quel che succede ad Alcamo non c’entra niente con quel che succede a Mazara del Vallo.

Figuriamoci a Marsala, che è più grande di Trapani, 100mila abitanti contro 70mila, e mal digerisce di non essere il capoluogo di provincia. A Marsala arrivarono gli inglesi due secoli fa e i loro cognomi suonano ancora, l’isola di Motia fu la dimora dei Whitaker, oggi è un museo e una fondazione. È tenuta bene. Sarebbe bello percorrere di nuovo il cammino delle carrozze verso l’isola con la bassa marea. Qui o si fa il turismo o si muore, vale per l’intera provincia. Il Marsala era il liquore dei circoli esclusivi londinesi e s’arrabbia che oggi ci sia posto solo per il Porto. Gli imprenditori di vino denunciano la crisi. Con Fabio Hopps, un discendente anglo siculo, parliamo, nel suo baglio, magnifica casa di campagna, di una settimana di promozione a Londra proprio nei circoli esclusivi che sembrano aver dimenticato la Sicilia occidentale. Produttori di vino, sono bravi imprenditori e affrontano la crisi con grinta, si chiamano Rallo, Fazio, De Bartoli, Foraci, Hopps.

A una che vuole fare l’assessore rimanendo giornalista, qualche guaio capita subito. Prima ci sono stati il viso dell’arme e le dichiarazioni ostili di una sparuta opposizione di sinistra, che predilige l’ostentazione della sicilianità contro l’arrivo della straniera, senza riuscire a spiegare bene cosa questo concetto voglia dire di positivo, poi le critiche a un articolo scritto per il Giornale. Due settimane fa ho preparato una Vie en rose sulla scomparsa di Denise Pipitone e sul comportamento sicuramente anomalo di sua madre, Piera Maggio, che, dal momento del rapimento, lancia in tv messaggi trasversali a qualche buon intenditore. So come si scrive un articolo senza tema di querela, soprattutto non saprei scrivere un articolo offensivo della dignità di una donna. Però qualche personaggio folkloristico dell’opposizione, di quelli che di solito di Piera Maggio parlano malissimo, ha deciso che io ho offeso i mazaresi e la povera signora, e ha chiesto, bum, le mie dimissioni. In questi casi il localismo segue di corsa: giornaletti locali si scaldano, qualche esponente di maggioranza si accoda per piaggeria. Nessuno ha il brandello d’onestà che serve per dire che ho scritto un millesimo di quel che tutti qui dicono.

Il presidente della Provincia, Mimmo Turano, e l’assessore Baldassarre Lauria, fanno gli avvocati di Progetto Innocenti un’organizzazione non governativa che si occupa di casi giudiziari controversi e di tutela dei diritti umani. Sono dei veri garantisti e sono decisi a ottenere la riapertura di un caso e la revisione di un processo. È la famosa strage di Alcamo Marina, 29 ottobre 1989, quando furono uccisi due carabinieri, Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta. Il presunto colpevole, Giuseppe Gulotta, è stato sottoposto a otto processi, con alterne assoluzioni e condanne. È un processo indiziario, ma ha fatto 22 anni di galera e si è fatto vecchio aspettando giustizia. È una brutta storia: lui e un altro arrestato, Giuseppe Vesco, sono stati sottoposti a torture. Vesco lo hanno bendato, costretto a ingerire acqua e sale con un imbuto mentre gli provocavano scariche elettriche sul corpo. È finito suicida, un suicidio dubbio. Gulotta era ammanettato a un termosifone e veniva picchiato con violenza. La Procura della Repubblica di Trapani poche settimane fa ha notificato un avviso di garanzia ai carabinieri ancora vivi di quell’epoca per lesioni, falsa testimonianza e simulazione processuale. La storia intera sta sul sito di Progettoinnocenti.it, insieme a un video di Rai Tre. Anche queste sono storie siciliane. Mi piacerebbe per la prossima primavera organizzare un festival della nostra storia recente sul modello del Festival della letteratura di Mantova, e mi piacerebbe che a Selinunte, un pochino ripulita e illuminata, ma anche a Segesta, che ha un teatro più piccolo ma bello quanto quello di Siracusa, si tenesse una stagione teatrale degna della bellezza dei posti. Sono un’illusa? Vedremo alla prossima puntata, ma sempre prima giornalista e poi assessore.

Il Giornale