Diarioelettorale sta con Giacomo Di Girolamo

Scrive Giacomo Di Girolamo:

Il Comune di Marsala ritiene che io sia lesivo per la sua immagine. Non per una cosa che ho scritto, ma per le cose che scrivo.
Il Comune di Marsala si sente danneggiato da me.
Il Comune di Marsala mi chiede i danni.
Il Sindaco di Marsala, Giulia Adamo, mi sta dicendo chiaramente – a nome di tutti – che io non sono cittadino marsalese gradito.
50.000 euro non è una richiesta di risarcimento danni. E’ un cazzotto nei denti. Coscienze meno pelose avrebbero chiesto almeno dieci volte tanto, se davvero ci tengono all’immagine della città che io avrei danneggiato, o si sarebbero tutelate in sede penale, con un processo, delle prove, dei giudici.
50.000 euro è il ticket che si paga ad un tentativo di lobotomia dell’informazione libera a Marsala. Perchè, è evidente, è un richiesta che, se passa, è destinata a gambizzare me, il mio lavoro, la nostra redazione.
50.000 euro è il prezzo che si paga per scrivere notizie anzichè fare fusa.
E credo che paghiamo di più proprio questo, il fatto che spingiamo a pensare, che solleviamo dubbi. Lo abbiamo fatto sempre. Quando c’era Sindaco Galfano (centrosinistra), Carini (centrodestra), e ora Adamo (centro del mondo). A Carini abbiamo rovinato la vita, letteralmente. Ma era un gran signore, un incassatore di altri tempi. Oggi con lui ci ridiamo su. Negli stessi anni in cui lui era Sindaco della città io per per Giulia Adamo il miglior giornalista di Marsala, vanto da esporre nelle conversazioni con gli amici, pezzo aggiunto della sua argenteria.

L’azione legale del Sindaco Adamo è ancora più pesante perchè figlia di una concezione assoluta del potere.

maggiori dettagli sulla vicenda qui e qui

A Mazara del Vallo dopo la bocciatura del bilancio si va verso la sfiducia del Sindaco

Prima gli hanno bocciato il bilancio ed ora si preparano a sfiduciarlo con una mozione di sfiducia nei suoi confronti che, se approvata, porterebbe al decadimento di sindaco e consesso.

Lui, il sindaco di Mazara del Vallo onorevole Nicola Cristaldi, co-coordinatore provinciale del partito di Berlusconi assieme al senatore Antonio D’Alì, da un lato accetta la sfida e dall’altro manifesta le sue paure assumendo un atteggiamento minaccioso:

“Prendo atto della decisione dell’opposizione di presentare in Consiglio Comunale la mozione di sfiducia, derivante dal fatto che la stessa opposizione ha in Consiglio Comunale la maggioranza. Tale maggioranza altro non è che il frutto di un escamotage tendente a rendere vana la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini mazaresi che con quasi il 70% dei consensi ha votato per Cristaldi e per il suo programma. L’ opposizione – continua Cristaldi – ha ottenuto 21 consiglieri su 30, sufficienti per presentare ed approvare una mozione di sfiducia nei confronti della mia Amministrazione. Nessuno però pensi di fare il furbetto, immaginando di presentare una mozione di sfiducia certo di non avere i numeri necessari per farla approvare. In tal caso – conclude il Primo Cittadino – la mia coalizione sarebbe pronta, in linea tecnica, ad andare in soccorso dell’opposizione per il raggiungimento dei voti necessari. In guisa tale che si vada a nuove elezioni nelle quali potrò dire che oltre alla mia elezione è necessario votare per i consiglieri della coalizione che mi sostiene

L’iniziativa della mozione di sfiducia è stata accolta favorevolmente dal consigliere provinciale dell’Mpa progetto Sud, Silvano Bonanno, secondo cui “la difficile situazione politico-amministrativa” in città “impone una scelta obbligata”, cioè che si svolgano nuove elezioni. Bonanno auspica, quindi, “che tutti i consiglieri comunali firmino la mozione di sfiducia al sindaco Cristaldi”.

Il Partito democratico, in una nota firmata dal presidente Giovanni Palermo, dalla Agate e da Asaro ha ribadito “la propria linea atta a dimostrare il fallimento politico e amministrativo dell’amministrazione guidata dal sindaco Nicola Cristaldi e propedeutica all’apertura di una nuova fase di costruzione e di guida di una seria alternativa all’attuale amministrazione”.

«Non si può più permettere che la nostra città continui ad essere prigioniera del mal governo. Ci faremo promotori e primi firmatari di una mozione di sfiducia al sindaco di Mazara del Vallo. Dimostreremo il fallimento politico e amministrativo dell’amministrazione Cristaldi e la nostra azione sarà propedeutica all’apertura di una nuova fase di costruzione e di guida di una seria alternativa all’attuale amministrazione» è quanto hanno dichiarato i dirigenti del Partito Democratico nell’annunciare l’intenzione di presentare la mozione di sfiducia.

Si resta in attesa di capire se anche il resto delle forze di opposizione in consiglio farà le medesime valutazioni, già nei mesi scorsi alcuni consiglieri dell’opposizione, avevano iniziato a raccogliere le firme per una mozione di sfiducia ma poi non se ne fece nulla.

Giova ricordare che qualora passasse in consiglio comunale la mozione di sfiducia, si andrebbe a nuove elezioni amministrative per la decadenza del sindaco e dell’intero consiglio comunale.

E nel frattempo un altro sindaco del Pdl il marsalese Renzo Carini è sotto sfiducia e quello di Castellammare del Golfo non sembra proprio stare tanto bene.

A marsala benchè fosse stata annunciata dall’opposizione, la mozione di sfiducia per il sindaco è arrivata direttamente dalla maggioranza alla vigilia del bilancio preventivo, presentata dai consiglieri Flavio Coppola, Antonino Genna, Rosanna Genna, vice presidente del consiglio comunale, e Nino Alagna.
L’atto è stato depositato in segreteria e il primo firmatario Flavio Coppola ha invitato gli altri consiglieri a firmarla.

Chi guarda da fuori provincia potrebbe anche ritenere che la barca berlusconiana in provincia di Trapani abbia cominciato ad imbarcare acqua e che rischi di affondare.

E’ probabile che non abbia torto, tuttavia per esserne certi consigliamo di attendere l’avvistamento dei primi topi che lasciano la nave.

Come commento non-commento finale vi beccate il trailer originale di “El Topo” di Alejandro Jodorowsky (Messico 1970) che ebbi modo di vedere al mitico Cinema Finocchiaro di via Roma a Palermo nei primi anni 70′.

 

***

Alejandro Jodorowsky

nacque nel 1929 in Cile, figlio di immigrati ebreo-ucraini.
Si trasferì nel 1953 a Parigi, dove fondò con Fernando Arrabal e Roland Topor il movimento di teatro Panico.
Jodorowsky è stato per diverso tempo allievo ed assistente di Marcel Marceau, fino ad arrivare ad esserne il più stretto collaboratore. Per Marceau scrisse Il fabbricante di maschere, La Gabbia, Il divoratore di cuori, La sciabola del samurai e Bip venditore di ceramica.
Oltre che direttore di teatro, è autore di pantomime e pièce teatrali, di romanzi e fumetti.

La notorietà di Jodorowsky però è dovuta in larga parte ai film da lui diretti, dei quali ricordiamo Il paese incantato, dall’omonima opera per il teatro di Fernando Arrabal, El Topo (1971) che lo rivelò al pubblico internazionale, La montagna sacra (1973) e Santa sangre-Sangue santo (1988).
El Topo e La montagna sacra, in cui apparve anche come interprete, sono caratterizzati da un surrealismo provocatorio, grondante di orrori e magia. S
anta Sangre segnò il suo ritorno al cinema dopo alcuni anni di inattività. Il film, ispirato ad una storia vera, è carico di motivi psicanalitici.
Ritorna al cinema con Tusk, nel 1979, un curioso lungometraggio girato in India.
Sfortunatamente il produttore di Tusk fece bancarotta e Jodorowsky versò un periodo decisamente poco felice, arrivando suo malgrado a chiedere retribuzioni per la lettura dei tarocchi.
Nel 1991 ha girato Il ladro dell’arcobaleno con Peter O’Toole e Omar Sharif; nel 2005 ha interpretato Ludwig van Beethoven in Musikanten di Franco Battiato e successivamente, nel 2007 è tornato a recitare per l’artista catanese in Niente è come sembra.

El Topo

In spagnolo, “la talpa” è un film violento e allegorico, diretto, scritto e interpretato da Jodorowsky.
Il film, considerato un cult movie, è caratterizzato da strane vicende e strani personaggi, dall’impiego di attori mutilati e nani, da grandi dosi di simbolismo cristiano e di filosofia orientale.
Il protagonista del film, El topo, è alla ricerca incessante del senso della sua vita.
Tutta la complessa trama la trovate qui

Guida Blu 2011, San Vito lo Capo c’è, Castellammare può attendere

Come è noto le spiagge migliori d’Italia vengono identificate e promosse in quanto tali ogni anno da Legambiente e Touring Club Italiano ed inserite nella “Guida Blu” annuale.

Quest’anno quattordici località hanno ottenuto il massimo dei voti ed hanno avuto assegnate le “cinque vele“.

Tra queste quattordici ben tre sono siciliane: l’isola di Salina, Noto e San Vito lo Capo.

L’Isola di Salina in provincia di Messina nell’arcipelago delle Eolie con i tre Comuni di Santa Marina Salina, Leni e Malfa occupa addirittura il secondo posto nella classifica generale.
Anche quest’anno le Amministrazioni comunali hanno portato avanti numerose iniziative di salvaguardia ambientale incrementando la raccolta differenziata, il verde pubblico, la pulizia delle spiagge e dotandosi di sistemi sempre più efficaci di certificazione ambientale.
Tutte le strutture turistiche hanno fatto della qualità un’occasione di rilancio ed è stata realizzata anche un’isola ecologica a scomparsa, l’unica delle Eolie, capace di accogliere oltre 30 tonnellate di rifiuti differenziati.

San Vito lo Capo occupa il sesto posto in classifica.
Qui il Comune ha puntato da tempo su una corretta politica di valorizzazione e delocalizzazione dell’attività turistica dando vita al progetto Baia Santa Margherita, una vasta area tra le riserve del Monte Cofano e le zone di preriserva dello Zingaro, dove non è consentita la circolazione veicolare privata ed è possibile recuperare il rapporto con una natura ancora incontaminata.
San Vito è anche il territorio siciliano con il numero maggiore di strutture turistico-ricettive fornite di certificazione Ecolabel europea, dove si è riusciti a recuperare una costa di oltre 2 chilometri da destinare esclusivamente alla libera balneazione.
A San Vito lo Capo vige il divieto di fumo in spiaggia e la promozione di iniziative e manifestazioni di pregio, al di fuori della piena stagione estiva, è un’altra delle buone pratiche che la caratterizza. Tra queste il Festival del cous cous e quello degli Aquiloni.

Noto la capitale del barocco siciliano è decima in classifica.
La cittadina è in prima linea nella lotta all’abusivismo edilizio e contro la privatizzazione del demanio.
Noto vede in costante crescita la raccolta differenziata.
Ha aumentato la fruizione dei beni culturali con nuove sale al museo civico e nuovi siti.
Ha ripreso il controllo pubblico, comunale, degli impianti idrici e fognari dopo appena due anni di gestione privata.
E’ in attesa dell’istituzione di due aree marine protette: isola di Capo Passero e Vendicari, già al centro di una suggestiva riserva regionale.

Tra le altre località siciliane premiate Favignana e Siculiana con “quattro vele“, “tre vele” per Pantelleria, Lampedusa e Linosa, Ustica, Custonaci, Menfi, Campobello di Mazara, Modica, Sciacca, Brolo, Taormina, Cefalù, Marsala e Sant’Agata di Militello.

Castellammare del Golfo è tra i Comuni a vocazione turistica del PO FESR 2007/2013

Con il decreto assessorale n. 38/Gab. del 28 agosto 2010, dell’ ASSESSORATO AL TURISMO, ALLO SPORT E ALLO SPETTACOLO della Regione Sicilia è’ stato approvato il Piano Settoriale che costituisce lo strumento di programmazione per l’individuazione delle località a vocazione turistica (individuazione cio’è dei territori che hanno acquisito un riconosciuto “livello di turisticità”), e riferibile a tutte le linee di intervento del PO FESR 2007 – 2013 di competenza dell’Assessorato al Turismo.
In particolare il piano ha un’importanza fondamentale ai fini dell’utilizzo e della destinazione dei fondi dell’Asse 3 del PO FESR 2007/2013, “Valorizzazione delle identità culturali e delle risorse paesaggistico-ambientali per l’attrattività turistica e lo sviluppo” e dell’Obiettivo Specifico 3.3. relativo alle misure volte a: “Rafforzare la competitività del sistema turistico siciliano attraverso l’ampliamento, la riqualificazione e la diversificazione dell’offerta turistica ed il potenziamento di investimenti produttivi delle filiere turistiche“.

Le località inserite nel Piano sono:

Agrigento, Sciacca, Licata, Menfi, Lampedusa e Linosa, Siculiana, Porto Empedocle, Cattolica Eraclea, Aragona (provincia di Agrigento);

Caltanissetta, Gela, Mussomeli, Mazzarino, Butera (provincia di Caltanissetta);

Catania, Acireale, Caltagirone, Adrano, Paterno’, Bronte, Riposto, Nicolosi, Linguaglossa, Zafferana Etnea, Castiglione di Sicilia, Randazzo, Aci Castello (provincia di Catania);

Enna, Piazza Armerina, Aidone (provincia di Enna);

Milazzo, Patti, Sant’Agata di Militello, Capo d’Orlando, Taormina, Lipari, Giardini Naxos, Santa Teresa Riva, Gioiosa Marea, Brolo, Santo Stefano di Camastra, Santa Marina Salina, Leni, Malfa, Sant’Alessio Siculo, Letojanni, Forza D’Agro’, Piraino, Motta Camastra, Savoca, Alcara li Fusi, Roccalumera, Torrenova, Tripi (provincia di Messina).

Palermo, Bagheria, Monreale, Termini Imerese, Cefalu’, Terrasini, Castelbuono, Balestrate, Petralia Soprana, Ustica, Piana degli Albanesi, Collesano, Castellana Sicula, Campofelice di Roccella, Cinisi, Capaci (provincia di Palermo);

Ragusa, Ispica, Vittoria, Modica, Pozzallo. Santa Croce Camarina, Scicli (provincia di Ragusa);
Siracusa, Noto, Avola, Palazzo Acreide, Sortino, Augusta, Solarino, Canicattini Bagni (provincia di Siracusa);

Trapani, Marsala, Mazara del Vallo, Erice, Castellamare del Golfo, Campobello di Mazara,Calatafimi Segesta, Pantelleria, Favignana, San Vito Lo Capo, Custonaci, Salemi, Gibellina, Castelvetrano (provincia di Trapani).

Civati in viaggio sulle orme di Garibaldi

Pippo Civati è in viaggio, un viaggio dal nord al sud, dal basso verso l’alto, come dice lui, sulle vie dell’Unità d’Italia nel tentativo di reinventare la politica dei giorni a venire.
Forse nemmeno ne avrei parlato, poi la lettura di questo articolo di cui vi riporto solo un brano mi ha convinto a comunicarvi che, se volete, il 22 agosto potrete incontrarlo a Calatafimi Segesta ed il 23 a Mazara e Marsala. Perchè saranno passati 150 anni ma rimane il fatto che … “Qui si fa l’Italia o si muore !”

È soprattutto un problema di simboli. E di immaginario. Lo scrive Massimiliano Panarari in un libro che andrebbe distribuito a tutti i democratici sparsi per il Paese. «Mi pare ci siano due temi fondamentali, e non più aggirabili», mi dice Massimiliano. «Sono temi della sinistra, fanno parte del suo dna». Massimiliano è chiaro: «Prima di tutto, la partecipazione, il bisogno di riportare a intervenire e a dire la propria i nostri concittadini e le nostre concittadine e, in particolare, le giovani generazioni che la gerontocrazia e i tratti da Antico regime di questo nostro Paese tengono fuori dai processi e, soprattutto, dalle sedi decisionali». E già basterebbe. Ma poi Massimiliano rincara la dose: «La cultura nella nostra epoca, postmoderna e liquida, si intreccia strettissimamente con l’immaginario, con la dimensione simbolica, della conoscenza e delle mentalità. Uno dei (tanti) problemi che ci troviamo a dovere affrontare consiste proprio nel fatto che l’immaginario di moltissimi italiani, purtroppo, è stato occupato in modo “militare” da un’egemonia sottoculturale che li induce ad abbracciare in modo quasi inconsapevole la visione di una brutta destra egoista, socialmente darwiniana e insofferente alle regole della convivenza civile».

È il campo di gioco che è già concepito a immagine e somiglianza della destra. E noi fatichiamo: «Fare politica nei nostri tempi significa proprio generare culture e immaginari nuovi, e in linea con le nostre idealità».

Prendete i giovani, ad esempio. Nel Risorgimento erano tutti ventenni. I trentenni erano già leader di una certa esperienza. E noi siamo qui a parlare non dei giovani elettori, ma dei giovani dirigenti del Pd. Come se il problema fosse questo. E i giovani-non-dirigenti non si sa come coinvolgerli, lo ripetiamo in ogni riunione, a ogni convegno. E allora andiamo a Torino. Pensando ai moti del 1821, al «mobilitiamoci» di casa nostra e, magari, al Move On che ha aperto la strada ai democratici americani.

Per convincere i giovani, bisognerebbe unire il giorno e la notte. I sogni e la realtà. Nell’epoca della classe creativa tutto ciò ha un significato anche economico.

*** – il grassetto è mio

“HELIOS” un risarcimento milionario

Una sentenza della Corte dei conti condanna gli ex soci per una truffa con la legge 488 volta alla realizzazione di una struttura turistica

Castellammare. La mannaia della Corte dei conti si abbatte sugli ex soci della Helios snc, al centro di una truffa milionaria con la legge 488 per la realizzazione di una struttura turistica e ora avviata verso il fallimento. I giudici della Sezione giurisdizionale hanno emesso una pesante condanna di risarcimento: Antonino Bonomo, 60 anni, originario di Marsala ma residente a Petrosino, che della Helios fu anche amministratore e rappresentante legale, dovrà restituire al ministero delle Attività produttive 375.000 euro; i figli Francesco, 36 anni, e Giovanni, di 32 anni, rispettivamente 312.000 e 187.500 euro; il rappresentante della Helios, infine, dovrà pagare altri 375.000 euro.
«Alla luce di quanto esposto il Collegio – si legge nelle motivazioni – ritiene provata la condotta dolosa dei convenuti che risultano avere creato i falsi presupposti per ottenere un finanziamento che non hanno utilizzato ai fini per il quale lo stesso era stato concesso, bensì per arricchire i propri conti».
La vicenda prende le mosse dalle indagini, svolte dalla Finanza di Marsala, sui finanziamenti ottenuti dalla Helios per realizzare un complesso alberghiero. Le fiamme gialle accertarono che l’immobile che la società avrebbe dovuto realizzare ex novo era già esistente fin dagli anni ’90 non a Castellamare del golfo, come previsto dal progetto originario, ma a Kartibubbo. La Helios si era limitata a rifinire e ristrutturare un immobile per il quale, tra l’altro, era stata avanzata una richiesta di sanatoria edilizia. E lo fece «gonfiando» le fatture emesse per forniture di beni e servizi per poi utilizzare la liquidità per finanziare gli aumenti di capitale. Il denaro finiva sui conti dei tre soci direttamente o attraverso «girate» a falsi fornitori. Il 18 agosto 2004 finirono in manette Antonino Bonomo, ritenuto la «mente» dell’operazione, i due figli e altre 5 persone, tra cui l’imprenditore Giovanni Bolognino e l’amministratore della società «Il Cormorano», Orsola Sciortino. In primo grado Antonino Bonomo e Bolognino sono stati condannati a tre anni e due anni e due mesi. La Sciortino ad un anno e quattro mesi. Francesco e Giovanni Bonomo hanno patteggiato un anno di reclusione. Il 5 aprile 2007 il gip di Marsala ha disposto la confisca dei beni già sequestrati alla Helios e ai soci due anni prima. Ma l’amministratore giudiziario, il commercialista palermitano Alessandro Scimeca ha evidenziato una situazione finanziaria disastrosa: patrimonio immobiliare inesistente, passività per quasi 2,5 milioni di euro, perdite di bilancio per 5 milioni.
Antonio di Giovanni

da La Sicilia di domenica 23 maggio 2010

Il Corriere dice che Turano disse … “La Provincia non ha uscito una lira”

che poi è solo una delle perle contenute nell’articolo di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, pubblicato ieri sul Corriere della Sera dal titolo, “Marsala il porto e il vino, due leggende divorate dal tempo“.

Scrivono Stella e Rizzo: “Ma come poteva il sindaco pidiellino marsalese, Renzo Carini, rinunciare a una «sua» regata dopo lo scherzetto fatto dai cugini di Trapani? Mettetevi al posto suo: apre il giornale e scopre che Mimmo Turano, il presidente della Provincia, si è inventato la Garibaldi Tall Ships Regatta 2010 e che il comunicato ne parla come del «fastoso evento che celebrerà il centocinquantesimo anniversario dello sbarco dei Mille a Trapani ». Minchia! A Trapani? Garibaldi a Trapani? Non bastasse, salta fuori che la regata costa un milione e 200 mila euro. «La Provincia non ha uscito una lira – spiega Turano festeggiando l’Unità d’Italia con un catastrofico scivolone in italiano -. Si tratta di soldi della Comunità Europea ». Non è del tutto vero, accertano i cronisti: la metà li mette proprio la Provincia. Non bastasse ancora, rivela Marsala.it, «la Provincia ha pagato 250.000 euro per la pubblicazione di un link sulle pagine del sito della compagnia Ryanair». Caruccio.

ed ancora “Diciassette persone sono finite sotto processo per un’inchiesta su un caso di «presunto» abusivismo sull’Isola Lunga, all’interno della meravigliosa Riserva delle Isole dello Stagnone, celeberrimo per i paesaggi segnati dai mulini a vento e per Mozia, antica colonia fenicia. Perché «presunto»? Perché, formalmente, i pesanti ritocchi (diciamo così) a certi fabbricati preesistenti destinati a diventare un hotel esclusivo avevano avuto il via libera perfino del «Consiglio Provinciale Scientifico delle riserve e del patrimonio naturale della provincia di Trapani», i cui membri presenti a quella seduta (tranne l’unico che si astenne) si ritrovano oggi tra gli indagati. Una storia singolare. Con il responsabile della Lega Italiana per la Protezione Uccelli, Antonio Provenza, che dichiara come «una struttura ricettiva di tipo turistico potrebbe considerarsi come un fattore positivo contribuendo a proteggere l’ambiente» e che «la presenza dell’uomo non è un danno per gli animali, purché l’uomo non faccia la bestia». E con i principali protagonisti pubblici, cioè la Provincia e il Comune di Marsala, che non si costituiscono parte civile. Come mai? Perché quel nuovo resort, secondo il sindaco, «ha impreziosito il panorama». No, rispondono gli oppositori: perché dietro l’operazione immobiliare c’è Giacomo D’Alì, cugino di Antonio, senatore del Pdl. Di chi parliamo? Risponde Amici come prima. Storie di mafia e politica nella Seconda Repubblica di Francesco Forgione: «A Trapani tutto ha a che fare con loro: sono proprietari delle storiche saline, sono presenti in una miriade di società finanziarie e gestiscono una rete di attività economiche. È loro anche la squadra di basket, da sempre in serie A, e controllano una grossa quota societaria del Trapani Calcio. Anche il bellissimo palazzo settecentesco sede della Provincia regionale, nel centralissimo corso Fardella, si chiama Palazzo D’Alí. Ma, soprattutto, sono stati per decenni i proprietari della Banca Sicula, il terzo istituto bancario della Sicilia…». Insomma: gente abituata da un paio di secoli a cenare con posate d’argento e bere in bicchieri di cristallo.“,

ma anche “Certo, la mafia delle stragi appare lontana. Le indagini giudiziarie raccontano però storie di inquietanti ambiguità. Impasti melmosi. Dice tutto un passaggio dedicato alla città capoluogo dal libro L’isola civile. Le aziende siciliane contro la mafia scritto da Serena Uccello e Nino Amadore: «Tutti sanno chi comanda in questa città che sembra di frontiera e, invece, è la capitale della mafia che conta, quella dei colletti bianchi, che non chiede il pizzo porta a porta in modo violento e invasivo, ma si lancia in articolate speculazioni economiche e finanziarie, lucrando sugli appalti pubblici e sui finanziamenti statali e comunitari. Se infatti Palermo è la capitale della mafia che si vede, ma anche dell’antimafia che risponde e agisce, Trapani è la capitale della mafia che riesce a farsi invisibile, così pulviscolare da permeare ogni corpo della società e delle istituzioni, annullando qualunque distinzione». Un’ambiguità tra il lecito e il «quasi lecito», la legalità e l’illegalità, la scorciatoia «innocente » e la sopraffazione feroce, con la quale i marsalesi devono fare i conti tutti i giorni.

tutto l’articolo lo trovate qui

Allevamenti di tonno rosso: una lenta agonia

la lettera al ministero

Tonno rosso allevatori in rivolta

Martedì 20 Aprile 2010 – Trapani

«Gli allevatori italiani, pur apprezzando lo sforzo che l’Amministrazione centrale sta facendo per risollevare il settore della pesca in generale e nello specifico quella per la cattura del tonno rosso, non possono assolutamente accettare di essere messi da parte proprio adesso dagli organi istituzionali, dopo che hanno raggiunto livelli altissimi di know how e lavorato su progetti nazionali e internazionali di riproduzione».

E’ questo l’incipit della lettera che Guido Maggio, presidente della New Eurofish di Marsala e dell’Associazione nazionale allevatori di tonno rosso del Mediterraneo, ha inviato a Francesco Saverio Abate, direttore generale della Pesca al ministero delle Politiche agricole. Si chiede un intervento in favore degli imprenditori italiani, in grave difficoltà per la decisione del governo di vietare agli italiani la pesca (”a circuizione”) dei tonni da allevare nelle grandi gabbie calate in mare. E in questo settore, l’azienda marsalese, con il suo impianto di fronte a Castellammare, è leader da diversi anni.

«Abbiamo investito tutte le nostre risorse economiche e non – scrive Maggio – impegnandoci nei confronti di istituti di credito, dell’Ue e dei governi locali e regionali con la presentazione di progetti di ampliamento e ammodernamento e puntando anche sul marchio di qualità e sull’internazionalizzazione dei prodotti (Fep 2007/2013) per il rilancio dell’intera filiera, creando speranza e occupazione per tantissime famiglie, di cui la maggior parte vive, da più di dieci anni, di questo lavoro».
Guido Maggio, pertanto, chiede ai rappresentanti istituzionali «quali misure intendono adottare in favore degli impianti di allevamento di tonno rosso (ancora attivi), i quali, pian piano, stanno morendo, creando gravissime ripercussioni occupazionali ed economiche che colpiranno, di conseguenza, anche le aziende di lavorazione e commercializzazione di questo pregiato prodotto”.

La lettera di Guido Maggio fotografa bene la situazione in cui versa il settore, che dopo alcuni anni vissuti in forte espansione vive adesso un momento di grande difficoltà. «Per i nostri impianti – dice – questa moratoria è una mazzata. Potremmo comprare i tonni da altri Paesi, ma è difficile, visto il momento di crisi e le scarse quantità di quote Iccat a disposizione degli altri gruppi comunitari, che hanno già fatto accordi con partner loro connazionali».
A. p.

da La Sicilia di oggi 20/04/2010

La “Ittica del Golfo” devolve in beneficenza il risarcimento per l’estorsione subita

Il procuratore della “New Eurofish Srl” di Marsala, Andrea Piccione, ha deciso di devolvere in beneficenza alla comunità terapeutica per tossicodipendenti “Il Faro” di Marsala, gli ottomila euro ricevuti dal ministero dell’Interno come copertura del danno subito per una estorsione da una società controllata, la “Ittica del Golfo”.
La “Ittica del Golfo” si era costituita parte civile nel procedimento penale contro gli estortori. A distanza di tre anni dalla sentenza, il Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso (istituito presso il ministero dell’Interno) ha liquidato la somma. L’assegno è stato materialmente girato a padre Antonio Cannatà, responsabile della comunità terapeutica.
Ai danni dell’Eurofish sono state ricostruite alcune vicende estoritive da parte degli inquirenti. La ditta è citata in un pizzino sequestrato ai Lo Piccolo al momento del loro arresto.

Campagna acquisti dell’Mpa in provincia di Trapani

Salvatore Rallo, eletto lo scorso anno con sole 254 preferenze nella lista di Italia dei Valori in qualità di consigliere alla provincia regionale di Trapani ha saltato il fosso ed ha aderito all’Mpa dichiarandosi vicino alle posizioni del deputato regionale Paolo Ruggirello.

È quindi passato dai banchi dell’opposizione a quelli della maggioranza. L’Idv non ha più rappresentanti in Consiglio. Il Mpa passa invece da sei a sette.

Anche a Marsala adesioni all’Mpa. Sono entrati a far parte del movimento il consigliere comunale Giacomo Urso (eletto con Uniti a Sinistra, poi transitato nell’ Udc)  e l’ex consigliere provinciale Walter Alagna (ex Pds, Pd, Italia dei Valori).

Ruggirello smentisce che si tratti di una campagna acquisti, quanto piuttosto, come per San Paolo di folgorazioni sulla via di Damasco, e dichiara che : “Non si tratta di una campagna acquisti, ma di un confronto serio e costruttivo con tanti esponenti politici, rappresentanti consiliari e delle amministrazioni che s’interrogano sul futuro del nostro territorio e trovano nel progetto autonomista un punto di riferimento concreto che guarda realmente agli interessi della Sicilia”.

 

*** San Paolo già Saulo

Era Saulo – Paolo- uno dei più agguerriti avversari della religione cristiana appena sorta. Egli perseguitava i seguaci di Cristo in modo assiduo ed il viaggio che aveva intrapreso per Damasco aveva appunto lo scopo di smascherare e imprigionare gli adepti della nuova fede.

Proprio mentre si stava recando in questa città fu avvolto da una luce ed udì una voce che gli disse “Saulo, Saulo, perché li perseguiti!”.

La voce era quella di Gesù che si domandava il perché di tanto accanimento.

Saulo si accasciò a terra quando si rialzò ed aprì gli occhi si rese conto di essere diventato cieco.

La voce gli aveva anche intimato di proseguire verso la città. Così Saulo fece: si recò a Damasco dove rimase per tre giorni.

Allora il Signore andò in sogno ad Anania, un cristiano che viveva in città, e gli disse di andare da Saulo e di guarirlo dalla sua cecità.

Anania conoscendo l’ostilità di quell’uomo per i cristiani chiese a Gesù perché avrebbe dovuto salvarlo ed egli gli rispose “Va, perché io ho scelto quest’uomo. Egli sarà utile per farmi conoscere agli stranieri, ai re e ai figli di Israele. Io stesso gli mostrerò quanto dovrà soffrire per me.”

Anania così obbedì al suo Dio e si recò da Saulo, impose le mani sui suoi occhi ed egli recuperò la vista.

Riprese le forse e fu battezzato alla religione di Gesù con il nome di Paolo.