A proposito di informazione, Stefano Cucchi per esempio

La vicenda emblematica del male di cui è pervaso il nostro sistema informativo è quella di Stefano Cucchi, riportata con colpevole ritardo da parte di tutti i mezzi d’informazione, ad eccezione del Manifesto e di Radio Radicale.

Stefano è stato fermato dai Carabinieri di Roma qualche giorno fa per il possesso di pochi grammi di marijuana ed è morto in conseguenza dell’interrogatorio, da solo come un cane, senza aver potuto incontrare i parenti, con la faccia tumefatta, qualche vertebra rotta e la mandibola frantumata.

Cucchi

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Ora circolano in rete le immagini che non lasciano dubbi sulla natura dell’interrogatorio.

Dice Luigi Manconi dell’associazione “A buon diritto”:

E’ inconfutabile che il corpo di Stefano Cucchi, gracile e minuto, abbia subito a partire dalla notte tra il 15 e 16 ottobre numerose e gravi offese e abbia riportato lesioni e traumi. E’ inconfutabile che Stefano Cucchi, come testimoniato dai genitori, è stato fermato dai carabinieri quando il suo stato di salute era assolutamente normale ma già dopo quattordici ore e mezza il medico dell’ambulatorio del palazzo di Giustizia e successivamente quello del carcere di Regina Coeli riscontravano lesioni ed ecchimosi nella regione palpebrale bilaterale; e, la visita presso il Fatebenefratelli di quello stesso tardo pomeriggio evidenziava la rottura di alcune vertebre indicando una prognosi di 25 giorni.

E’ inconfutabile che, una volta giunto nel reparto detenuti dell’ospedale Pertini, Stefano Cucchi non abbia ricevuto assistenza e cure adeguate e tantomeno quella sollecitudine che avrebbe imposto, anche solo sotto il profilo deontologico, di avvertire i familiari e di tenerli al corrente dello stato di salute del giovane: al punto che non è stato nemmeno possibile per i parenti incontrare i sanitari o ricevere informazioni da loro. Ed è ancora inconfutabile che l’esame autoptico abbia rivelato la presenza di sangue nello stomaco e nell’uretra.

E’ inconfutabile, infine che un cittadino, fermato per un reato di entità non grave, entrato con le proprie gambe in una caserma dei carabinieri e passato attraverso quattro diverse strutture statuali (la camera di sicurezza, il tribunale, il carcere, il reparto detentivo di un ospedale) ne sia uscito cadavere, senza che una sola delle moltissime circostanze oscure o controverse di questo percorso che lo ha portato alla morte sia stata ancora chiarita.

Qualcuno pensa che una delle trasmissioni che vanno per la maggiore tra quelle di approfondimento politico-sociale si occuperà di questa vicenda ?
Ma neanche per sogno.

Questo ciò di cui si occuperà Annozero tra poco:

giovedì 29 ottobre

Ricatti

Il caso Marrazzo e’ solo un affare privato, la vicenda di un uomo e delle sue debolezze per i trans o dimostra come la politica sia sotto ricatto? E di quella vicenda e’ stato chiarito tutto o ci sono ancora retroscena sconosciuti?
Una cosa e’ certa: dossier, veline, filmati sembrano essere diventate le armi della politica.
L’inchiesta di Stefano Bianchi, Corrado Formigli, Giulia Bosetti e Luca Bertazzoni ricostruira’ i passaggi piu’ importanti della vicenda Marrazzo, con i protagonisti e i testimoni della storia.
Ospiti in studio Debora Serracchiani del Partito Democratico, Francesco Storace, segretario de La Destra ed ex presidente della Regione Lazio prima di Marrazzo; i giornalisti Maurizio Belpietro, direttore di Libero, e Antonio Polito, direttore de Il Riformista.

E infine Marrazzo si dimise

Roma, 27 ott. (Adnkronos/Ign) – Piero Marrazzo ha rassegnato le dimissioni da Presidente della Regione Lazio, dopo lo scandalo che lo ha coinvolto. Lo comunica una nota dell’ufficio stampa della Regione. Intanto Marrazzo avrebbe lasciato la sua casa romana per prendersi qualche giorno di riflessione in un istituto religioso.
“Le mie condizioni personali di sofferenza estrema non rendono più utile per i cittadini del Lazio la mia permanenza alla presidenza della Regione Lazio – scrive Marrazzo, in una lettera inviata al presidente del Consiglio regionale Bruno Astorre e al vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino -. Comunico con la presente le mie dimissioni definitive e irrevocabili”. “A tutti coloro che mi hanno sostenuto e a quanti mi hanno lealmente avversato – prosegue Marrazzo – voglio dire che finché mi è stato possibile ho operato per il bene della comunità laziale. Mi auguro che questo mi possa essere riconosciuto al di là degli errori personali che posso aver commesso nella mia vita privata”.

Marrazzo, si dimetta please !

Non tanto per i suoi, non rivelati in precedenza, orientamenti sessuali, per come tuttavia e senza ipocrisie un uomo pubblico ha il dovere e l’obbligo morale di fare, quanto per non avere denunciato per tempo il ricatto.

E non ci si arrampichi sugli specchi del complotto e della barbarie della lotta politica, come fa D’Alema il quale dichiara: (ADNKRONOS)- “Trovo spiacevole queste forme di intrusione nella vita delle persone e ho l’impressione che ci sia un certo rischio di imbarbarimento”, per giustificare ciò che non è perdonabile al cittadino comune, figurarsi al reggitore della cosa pubblica.

Ma oggi ciò che si legge per esempio qui non lascia più spazio a dubbi di alcun tipo su quale sia l’unica cosa che Marrazzo deve fare e presto.

*** – A costo di attirarmi l’accusa di sciacallaggio, del solito “pierino”, rilevo per la cronaca che anche Marrazzo, come Bassolino è un sostenitore della mozione Pierluigi Bersani.