Sequestro di beni per 45 milioni di euro a Mariano Saracino e Giuseppe Pisciotta

La DIA (Direzione investigativa Antimafia) di Trapani ha confiscato beni per oltre 45 milioni di euro riconducibili ai due imprenditori di Castellammare del Golfo, Mariano Saracino, di 65 anni, e Giuseppe Pisciotta di 69 anni, già soci nella gestione di imprese per la realizzazione di costruzioni edili e per la produzione e commercio di conglomerati cementizi.
Mariano Saracino già definito “cassiere della mafia”, è ritenuto a disposizione della famiglia di Castellammare del Golfo ma anche dell’area palermitana, poiché avrebbe messo a disposizione I propri immobili per nascondiglio di latitanti e per riunioni di mafia. L’imprenditore è stato più volte condannato, con sentenze passate in giudicato, per associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione e altro.
Il Saracino, dicono le risultanze processuali, ha svolto la sua attività imprenditoriale sfruttando il cosiddetto “metodo mafioso”, attraverso l’illecita ingerenza nel settore degli appalti pubblici.
Oggetto della confisca imprese, immobili, terreni, veicoli e altri beni.

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Sequestro di beni da parte della DIA a Castellammare del Golfo

Beni per un valore di oltre 30 milioni di euro sono stati sequestrati dalla DIA (Direzione investigativa antimafia) di Palermo all’imprenditore edile Giuseppe Pisciotta, 68 anni, di Castellammare del Golfo.
Secondo la Dia : “PISCIOTTA Giuseppe ha potuto espandere la propria attività imprenditoriale grazie ai “favori” di cosa nostra, sfruttando il legame ininterrotto con il suo socio in affari SARACINO Mariano, cl.1947, mafioso, in atto detenuto; nonché le potenzialità del “metodo mafioso”, attraverso l’illecita ingerenza nel settore degli appalti pubblici”. Secondo i magistrati anzi il Pisciotta in certi casi era “mero prestanome” di Saracino, come nel caso delle quote della Calcestruzzi Castellammare Srl, la cui confisca è stata disposta nel 2009 al termine del processo a carico di Saracino e Diego Melodia, della famiglia mafiosa di Alcamo.
Il provvedimento e’ stato emesso dal tribunale di Trapani, su proposta del direttore della Dia, Alfonso D’Alfonso.
Sono state sequestrate alcune societa’, molti terreni, beni immobili, depositi bancari e veicoli.
Nella stessa giornata si celebrava a Castellammare la Patrona ed il suo miracolo del 1718.

Castellammare del Golfo – Sequestrato l’impero del “cassiere” della mafia

L’imprenditore Saracino. raggiunto da provvedimento per 20milioni di beni, è in carcere dal 2004

Castellammare del Golfo (Tp), 05.03.2010 – Il “cassiere” della mafia castellammarese, ma anche il “ministro” dei Lavori Pubblici e delle “Finanze” delle cosche di Castellammare ed Alcamo. Questo secondo i giudici che lo hanno condannato in via definitiva è stato l’imprenditore Mariano Saracino, 63 anni, che adesso è stato raggiunto da un provvedimento di sequestro di beni per 20 milioni di euro. L’esecuzione è legata al pronunciamento del Tribunale delle misure di prevenzione di Trapani, a censire i beni e a provarne la provenienza illecita sono state le indagini della Dia (direzione investigativa antimafia) di Trapani, coordinate dalla Procura antimafia di Palermo. Saracino era stato raggiunto da due distinte richieste di sequestro, quella per l’appunto della sezione di Trapani della Dia e l’altra avanzata dal pool di magistrati della Dda di Palermo che fanno parte del dipartimento di criminalità economica coordinato dal procuratore aggiunto Roberto Scarpinato.

Il sequestro ha riguardato ditte individuali e società di capitali, appezzamenti di terreno, fabbricati, veicoli industriali, autovetture, denaro liquido posto su conti correnti. Cemento, edilizia, immobili, residenze estive, costituivano l’impero dell’imprenditore che è in carcere dal 2004, da quando è diventata definitiva la sua condanna a 10 anni per associazione mafiosa.I sigilli sono stati apposti al 30 per cento del capitale sociale non chè al complesso dei beni aziendali della Calcestruzzi Castellammare srl, di Castellammare del Golfo; al capitale sociale e al complesso dei beni delle società Scopello Costruzioni, Cosi e Del Ponte, tutte operanti nel settore delle costruzioni edili di Castellammare del Golfo; al 49 per cento della società Cereve snc, operante nel settore della revisione e riparazione di veicoli industriali; l’intero patrimonio della società Maxim’s Bar di Filippazzo G. & c. snc di Castellammare del Golfo (somministrazione alimentare); alle imprese intestate allo stesso Saracino e alla moglie Caterina Sottile operanti nei settori edile e agricolo; ad otto appartamenti, dieci unità immobiliari destinate ad attività commerciali ed uffici ubicati a Castellammare nonchèp a venti unità immobiliari destinati a magazzini e depositi di vario genere detenuti in diverse località del trapanese, ed ancora sei villini che si trovano nella zona residenziale di Scopello, 30 terreni molti con destinazione urbanistica edificabile tra Castellammare, Scopello e Guidaloca. Del sequestro fanno altresì parte fondi agricoli con fabbricati rurali sempre nel circondario castellammarese, venti veicoli e conti correnti presso diversi istituti di credito.

Il nome dell’imprenditore Mariano Saracino è legato a diverse indagini antimafia nel tempo condotte nel trapanese (in particolare Arca e Tempesta), finito con il trovarsi a capo di una cordata di imprenditori che dapprima con il sostegno e poi in rappresentanza di Cosa Nostra hanno dato nel tempo l’”assalto” ai lavori pubblici, ma anche garantito alla mafia una serie di copertura, a proposito di latitanze come quelle del calibro dell’ex capo mafia di San Giuseppe Jato Giovanni Brusca

di Rino Giacalone

da Liberainformazione.org

Update

“Nell’ambito dell’operazione condotta stamani, la Dia di Trapani ha sequestrato beni per oltre 20 milioni all’imprenditore di Castellammare del Golfo (Trapani), Mariano Saracino, già condannato per associazione mafiosa. Il provvedimento è stato eseguito su disposizione della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani che ha accolto la richiesta della Dda di Palermo e della stessa Dia. A Saracino sono stati sequestrati quote societarie, imprese individuali, 8 appartamenti, 10 unità immobiliari destinati ad attività commerciali, 20 unità immobiliari destinati a magazzini, 6 villini, 30 appezzamenti di terreno edificabile, 4 fondi agricoli, 20 autoveicoli e disponibilità finanziarie depositate nei diversi istituti di credito.

E’ un legame antico quello fra l’imprenditore di Castellammare del Golfo, Mariano Saracino, e Cosa nostra. Già nella seconda metà degli anni Ottanta Saracino sarebbe stato il punto di riferimento dell’allora reggente del mandamento mafioso Filippo Melodia, di cui avrebbe anche coperto la latitanza. Nell’aprile dell’89 Melodia viene assassinato. Il ruolo di comando passò successivamente nelle mani di Gioacchino Calabrò, Giuseppe Ferro e Antonino Melodia. I rapporti fra Saracino e i nuovi capi sarebbero stati costanti. L’imprenditore viene arrestato la prima volta nell’88 per falsa testimonianza e favoreggiamento nel processo sulla strage di Pizzolungo. Nel 2000 finisce di nuovo in carcere. Secondo l’accusa, aveva fornito rifugio ed assistenza a latitanti del calibro di Giovanni Brusca, Vincenzo Milazzo e Nicolò Scandariato. In immobili di sua proprietà si sarebbero svolti anche dei summit di mafia. Per queste vicende Saracino è stato condannato a due anni con sentenza definitiva. Nel 2001 la richiesta di sequestro preventivo del suo patrimonio viene respinta. Tre anni dopo l’imprenditore viene raggiunto da un terzo ordine di arresto per associazione mafiosa, estorsione e danneggiamenti. I magistrati gli contestano che, attraverso la società Calcestruzzi Castellammare srl e grazie all’intermediazione del boss Giuseppe Ferro, si sarebbe aggiudicato la fornitura del cemento necessario per la costruzione dello svincolo autostradale di Alcamo. Una vicenda per cui è stato condannato a dieci anni di carcere. “Oggi siamo riuciti a chiudere il cerchio investigativo – ha spiegato in conferenza stampa, il capitano della Dia di Trapani, Giuseppe Di Sclafani-. In passato le richieste di sequestro erano state respinte. Mancavano i riscontri necessari che abbiamo trovato con un lavoro lungo e difficile”.”

da Siciliainformazioni

Vai con lo spot !

L’agenzia giornalistica ADN Kronos ha pubblicato nella sua versione “international” la notizia dell’arresto a Milano di Mariano Saracino, nato a Castellamare del Golfo, già arrestato nel 2004, nel corso dell’o perazione “Tempesta”, nella quale erano finiti in carcere 23 affiliati di “Cosa Nostra”.

Al 62enne erano stati concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute, nonostante fosse accusato di 416 bis per associazio­ne mafiosa. Finite le indagini, il processo, con le due condanne in primo e secondo grado.

L’appuntamento finale con la giustizia, quello defi­nitivo, era in programma per lo scorso mercoledì, con la decisione della Cassazione.

Ma proprio il giorno prima, martedì 24 febbraio, il 62enne aveva lasciato la Sicilia alla volta di Milano.

Intervento chirurgico al cuore, aveva spiega­to, e il Tribunale aveva rilasciato il permesso.

Ma la data dell’opera­zione, in concomitanza con la de­cisione della Cassazione, aveva allar­mato gli agente della Mobile di Trapani i quali hanno sospettato che Saracino volesse lasciare l’Italia prima che la Cassazione rendesse definitiva la condanna.

Italy: Mafia ‘treasurer’ arrested in hospital

Trapani, 26 Feb. (AKI) – Police on Thursday arrested the Sicilian mafia’s suspected ‘treasurer’ Mariano Saracino at a hospital in the northern city of Milan. Saracino was detained after being sentenced to ten years jail by a court on Wednesday in the western port city of Trapani for mafia association and extortion.

Anti-mafia investigators describe Saracino as ‘treasurer’ for the Sicilian mafia’s fugitive boss in Trapani, Matteo Messina Denaro.

Saracino had continued to administer mafia funds since he was put under house arrest in 2004 on health grounds, investigators allege.

Mafia clans in the Trapani area reportedly referred to him as their ‘finance minister’.

Saracino, who has previous criminal convictions, had checked into Milan’s San Raffaele hospital for a heart procedure and was discharging himself from the hospital when police arrested him.

Messina Denaro, in his mid-forties, has been on the run since 1993. He is considered one of the new leaders of the Sicilian mafia since the arrest of jailed mafia ‘boss of bosses’ Bernardo Provenzano in 2006.

He has been sentenced in absentia to life in jail for his role in mafia bombings in Rome, Florence and Milan.”