Castellammare del Golfo: Gregory Bongiorno, denuncia gli estortori, tre arresti

Presidente di Confindustria Trapani denuncia le estorsioni: tre arresti

TRAPANI. Estorsione e tentata estorsione aggravate dalla modalità mafiosa ai danni del presidente di Confindustria di Trapani, Gregorio Bongiorno. Con queste accuse gli agenti della Squadra Mobile di Trapani hanno eseguito nella notte tre ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Palermo. I provvedimenti cautelari sono stati notificati a Mariano Asaro, 57 anni, ritenuto dagli inquirenti come un esponente di spicco di Cosa Nostra del Trapanese; Gaspare Mulè, 46 anni e Fausto Pennolino di 51, entrambi sorvegliati speciali. Tutti sono originari di Castellammare del Golfo. Vittima del racket è stato Bongiorno, imprenditore di Castellammare del Golfo, nel settore della raccolta dei rifiuti ed attuale presidente dell’associazione industriale di Trapani.
Bongiorno, dopo aver subito per anni le richieste estorsive di diversi esponenti della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, ha denunciato tre persone che a partire dal 2005 e sino a pochi giorni fa hanno preteso il periodico versamento di ingenti somme di denaro per soddisfare i bisogni dell’associazione mafiosa. Nel dicembre del 2005 era stato costretto, sostengono gli investigatori, a versare 10 mila euro a Mulè, che si era presentato quale rappresentante dei boss. Le pressioni estorsive sono proseguite fino ai giorni scorsi. Gli indagati, sono stati già tutti condannati per il loro organico inserimento nell’associazione mafiosa Cosa Nostra, a seguito di sentenza emessa dal gup di Palermo il 24 marzo 2009.

dal GDS

Trapani, chiedono il pizzo con gli arretrati

Il leader di Confindustria denuncia: 3 arresti

Giovedì 05 Settembre 2013 – 07:04 di Rino Giacalone

Il leader degli industriali trapanesi, Gregory Bongiorno, denuncia i propri presunti estorsori: “Non facevano richieste da sei anni, adesso volevano che saldassi tutto”. Blitz della Mobile a Castellammare: in manette anche il boss Mariano Asaro.

Il presidente di Confindustria Trapani Gregory Bongiorno subisce una richiesta di “pizzo” da 60 mila euro, la denuncia e fa arrestare tre presunti mafiosi del suo paese, Castellammare del Golfo. Le manette la scorsa notte sono scattate ai polsi di tre soggetti già conosciuti per le loro presunte scorribande nella Cosa nostra castellammarese. Si tratta di Gaspare Mulè, 47 anni, Fausto Pennolino, 51 anni e Mariano Asaro, 57 anni, il personaggio più noto della mafia di Castellammare del Golfo. Asaro attualmente è detenuto per una condanna definitiva a proposito di mafia ed estorsioni con fine pena segnato nel 2024, e ha quindi ricevuto in cella la notifica del provvedimento. Erano in stato di libertà Mulè e Pennolino e adesso sono tornati in cella: anche loro negli anni passati sono stati coinvolti in retate antimafia.

Le indagini sono state condotte dalla Squadra Mobile di Trapani e dirette dal vicequestore Giovanni Leuci. Sono stati i poliziotti trapanesi a eseguire gli arresti di Mulè e Pennolino e alcune perquisizioni. Il provvedimento di arresto è stato firmato dal gip Jannelli su richiesta dei pm della Dda di Palermo Principato e Marzella. È stata una indagine-lampo quella condotta dalla Mobile trapanese: agli arresti di Asaro, Mulè e Pennolino – accusati di estorsione e tentata estorsione con l’aggravante della modalità mafiosa – i poliziotti sono giunti ad appena un mese dalla denuncia presentata dall’imprenditore. Imprenditore del settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti, l’Agesp, Gregory Bongiorno – da pochi mesi eletto presidente di Confindustria Trapani – si è ritrovato protagonista di una scena perfettamente uguale a quella proposta da Ficarra e Picone nel film “La Matassa”. La scorsa estate ha raccontato di essere stato affrontato da Gaspare Mulè che senza tanti giri di parole gli avrebbe fatto presente che doveva pagare la “tassa” alla mafia, 10 mila euro. Ma non solo: Bongiorno avrebbe dovuto pagare gli “arretrati”, quelli per gli anni in cui i mafiosi, in carcere, non avevano potuto riscuotere il “pizzo” e quello per gli anni in cui durante la malattia della madre, titolare dell’azienda prima di Bongiorno e da poco deceduta, non avevano avanzato alcuna richiesta: “Noi abbiamo avuto rispetto per la salute di tua madre, ma adesso devi darci anche questi arretrati”.

Bongiorno ha perciò deciso di rivolgersi alla magistratura denunciando sia l’episodio appena vissuto, sia tutti quelli precedenti, dicendo anno per anno, a cominciare dal 2005, quanto era stato costretto a pagare all’associazione mafiosa di Castellammare del Golfo, “tassa” fissa, 10 mila euro l’anno. Ha anche ricordato che in una occasione, a Pasqua del 2007, fu portato da Fausto Pennolino ad incontrare Mariano Asaro e in questa occasione gli sarebbe stato detto come doveva comportarsi per la consegna del denaro e a chi doveva farlo avere. In quella occasione, secondo la versione di Bongiorno, gli fu fatto uno scontro: dovette sborsare “solo” 5 mila euro.
Dal 2007 al 2013, invece, le richieste si sono interrotte. Nel frattempo, infatti, la Dia aveva fatto una retata arrestando anche i tre presunti estorsori di Bongiorno, ma per reati diversi. All’inizio di agosto 2013, però, Mulè, appena scarcerato, si sarebbe presentato chiedendo a Bongiorno di pagare il pizzo per l’anno in corso e per tutti gli anni in cui nessuno di loro si era potuto presentare a riscuotere il denaro. In soldoni ben 60.000 euro, ovvero 10.000 euro all’anno, dalla Pasqua del 2007 all’agosto 2013.

A questo punto l’imprenditore ha denunciato. Segnale certamente importante. Confindustria da anni si è aperta alla collaborazione con la magistratura. A Trapani, annotano i magistrati, gli imprenditori hanno denunciato il pizzo ma spesso solo dopo che gli investigatori scoprivano la richiesta estorsiva, limitandosi perciò a confermare ciò che già si sapeva. Adesso accade che l’imprenditore, in questo caso proprio il presidente di Confindustria, si è presentato spontaneamente al poliziotto per denunciare la richiesta di denaro e non da parte di balordi ma da parte di soggetti “pesantemente “ mafiosi. Ad Asaro, infatti, viene attribuito un ruolo da capo mafia e mente dell’estorsione.

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Leader di Confindustria denuncia gli estorsori
scattano tre arresti nel Trapanese

Gregorio Bongiorno, presidente dell’associazione degli imprenditori, pagava il pizzo dal 2005. In manette tre uomini della cosca di Castellammare del Golfo
di LAURA SPANO’

Leader di Confindustria denuncia gli estorsori scattano tre arresti nel Trapanese

Tre arresti a Castellammare del Golfo per una richiesta estorsiva mafiosa da 60 mila euro. Vittima del “pizzo” un nome eccellente dell’imprenditoria trapanese, Gregorio Bongiorno, 38 anni, presidente di Confindustria di Trapani dall’anno scorso. Bongiorno si è rivolto alla magistratura per denunciare gli emissari della mafia castellammarese: assieme alla sorella è titolare dell’Agesp, una società che si occupa in Sicilia e in altre zone d’Italia di raccolta e smaltimento di rifiuti. I destinatari dei provvedimenti sono Mariano Asaro (raggiunto in carcere dalla nuova misura restrittiva), “pezzo da 90” della mafia della zona, e due suoi bracci operativi, Gaspare Mulè, 47 anni e Fausto Pennolino, 51 anni. Sono stati Mulè e Pennolino in circostanze diverse a presentarsi a Bongiorno per chiedere la “tassa” del racket.

Dell’azienda, fondata nel 1971 dal padre Vincenzo Bongiorno, ucciso 18 anni dopo in un omicidio di mafia, Bongiorno si occupa dal 2005, anno successivo alla morte della madre, Girolama Ancona, che aveva ereditato dal marito la gestione dell’Agesp e che in fin di vita aveva rivelato al figlio le difficoltà provocate dalle pressioni mafiose. La donna, che nel 2000 aveva denunciato e fatto arrestare l’estorsore Mariano Saracino, non avrebbe voluto che i figli ereditassero a loro volta la società proprio per le traversie subite fino a quel momento. Un incubo iniziato allora, quando Bongiorno sarebbe stato costretto da Gaspare Mulè a elargire alla ”famiglia” 10.000 euro, pretese perche’ la madre dell’imprenditore, Girolama Ancona, oggi deceduta, aveva mancato di pagare determinate quote estorsive.

Una nuova richiesta a Pasqua del 2007 quando Fausto Pennolino, titolare di un ristorante castellammarese, avrebbe accompagnato l’imprenditore al cospetto del boss Asaro per una nuova tangente: stavolta Bongiorno avrebbe versato 5.000 euro agli indagati. Dopo una ”quiete” di tre anni in coincidenza con la carcerazione dei tre presunti estorsori, ad agosto scorso una nuova ”visita” di Mule’, frattanto scarcerato, e un’altra richiesta cospicua per saldare gli ”arretrati”: 60 mila euro, 10 mila per ogni anno che l’imprenditore non avrebbe pagato, dalla Pasqua del 2007 ad agosto scorso. Stavolta, Bongiorno, che da maggio e’ alla guida di Confindustria Trapani, ha deciso di non sottostare alle pressioni estorsive e si e’ rivolto agli inquirenti: nello scorso agosto ha raccontato tutto al dirigente della squadra mobile di Trapani, Giovanni Leuci. In poco meno di un mese le indagini sono state chiuse e la Procura antimafia di Palermo ha chiesto e ottenuto dal gip l’ordinanza di …

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Di seguito alcuni passaggi di un’intervista di Claudio Reale a Gregory Bongiorno e pubblicata integralmente su Live Sicilia

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Perché non aveva denunciato prima?
Veda, per esperienza… ora lo posso dire: per esperienza diretta questo genere di cose va metabolizzato. Alla fine del 2007 c’è stato il codice etico di Confindustria Sicilia e via via, in me, nasceva questo desiderio di ribellarmi. Poi, dalla fine del 2007, non ho avuto più questa gente fra i piedi”.

Fino a un mese fa.
Questa persona è venuta e ho deciso di dare un taglio definitivo”.

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Mi scusi se torno su questo tasto, ma questa conversazione è molto franca ed è giusto fare luce su ogni punto: lo consiglierebbe anche al Gregory Bongiorno di sei anni fa?
La scelta giusta è quella di oggi, non quella di sei anni fa. Si sono create le condizioni per non rimanere da soli, e si sono create per chiunque. Anche perché, mi faccia aggiungere questo tassello, bisogna ringraziare le forze dell’ordine e i magistrati della Dda di Palermo. Ho notato un clima differente anche con gli interlocutori istituzionali: il fatto di avere al proprio fianco persone che sostengono umanamente questa scelta, mi creda, è importante”.

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Stavo dicendo: oltre alla solidarietà, qualcuno ha rievocato quel giorno del 1989 in cui suo padre fu ucciso. “Era contiguo a Cosa nostra”, si disse allora e si è continuato a dire ieri e oggi.
Guardi, quello che le posso dire è che allora avevo 14 anni. Purtroppo di questa storia, che come lei comprenderà ha creato molto dolore alla mia famiglia, io e mia sorella sappiamo molto poco. È così perché abbiamo avuto una grande madre, che ci ha tenuti al riparo da quella vicenda e che nel 2004 ha anche trovato la forza di denunciare il racket. Di più, francamente, non le so dire”.

Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (26)

Udienza del 28 marzo 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Vengono esaminati i testi Luogotenente Beniamino Cannas e Carla Rostagno, sorella di Mauro Rostagno.

Per il Luogotenente Beniamino Cannas è il secondo confronto in questo processo dopo quello con Chicca Roveri.

Il pm Del Bene chiede se Cannas ricordi un incontro del 1992 con Carla Rostagno.
La risposta è affermativa, l’incontro avvenne su richiesta della signora Carla Rostagno, presso il nucleo operativo in maniera informale e non fu redatto verbale.
Come suo “modus operandi” redasse una relazione, un appunto che è stato prodotto in precedenza, nella seconda udienza, e che era stato prodotto anche al pm Garofalo, nel 1996.
“Mi chiese se era vero che avessi degli ottimi rapporti, rapporti amicali con il fratello, io risposi in maniera forte, che ci si vedeva ogni tanto, che veniva in caserma qualche volta, poi mi chiese come mai Graffeo prima riconosciuto, poi invece non se ne fece nulla, come mai uscì fuori dalla scena, poi esternò dubbi circa su Cardella, dicendo che secondo lei conosceva qualcosa rispetto ai propositi criminali, ma non fece nulla per evitare l’omicidio.”.
“Lei era informatissima, era informata su tutto perchè venne lì dicendo che aveva sentito altri, si era confrontata con altri, mi parlò dello stato delle indagini, che erano trascorsi quattro anni e come mai dopo quattro anni non si era venuti a capo di nulla, perchè la pista interna, perchè solo la droga”.

Il pm Del bene chiede notizie sulla presenza di Francesco Cardella la sera del delitto, sul viaggio da Milano a Palermo, se sono stati fatti accertamenti.
Con Carla Rostagno su questi temi vi fu solo uno scambio di opinioni, di supposizioni, di ipotesi.
Era una sua supposizione, quella dell’esistenza di una qualche carta particolare che avesse consentito l’imbarco del Cardella rapidamente senza particolari attese, ma non suffragata da indagini ed accertamenti.

La signora in sua presenza non prendeva appunti

Nella comunità Saman io non entrai.

Lei (Cannas) parlò di una perqusizione da lei fatta nella stanza di Rostagno?
“Lo escludo – risponde – perchè non l’ho fatta”.

Il pm chiede se tra le attività di indagine svolte dall’arma dei carabinieri, nell’immediatezza dell’omicidio, ebbe a riferire alla signora Rostagno di accertamenti relativi a guanto di paraffina nei confronti di alcuni soggetti che potevano essere indiziati del delitto ?
“Non ho partecipato personalmente a nessuna attività del genere e che mi risulti non credo siano stati fatti guanti di paraffina”.
E quindi non ebbe a riferire alla signora Rostagno di una attività in tal senso nei confronti di un certo Saverio Barbera?
“Parlammo dell’escussione di Barbera” ma non mi risulta che venne fatto guanto di paraffina.
L’indagine fu fatta da altri, “se non sbaglio si” ci fu una attività di sommarie informazioni, se ne occuparono il maggiore Montanti e il maresciallo Santamauro, difensore di Barbera era l’avvocato Vito Galluffo che è qui.
Bisognerebbe chiedere a Montanti o a Santamauro.
Ma il generale Montanti dice che lui testualmente era un passacarte.
Quando il comnandante del nucleo operativo dice una cosa di questo genere, “Una cosa di questo genere è abberrante”, senza polemica, “lui era dirigente l’attività” risponde Cannas.

Con la signora Rostagno affrontaste I redazionali di Mauro Rostagno ?
Parlarono di diversi punti, era una sorta di “confronto”.

A proposito del confronto di oggi, il Cannas, lamenta quindi di essere stato oggetto di “proditori” attacchi e di avere subito un danno d’immagine ad opera di alcune cronache giornalistiche.

Ebbe modo di parlare delle inchieste del fratello su logge massoniche ?
Risposta affermativa, “anche perchè era un argomento vivo allora”.
Ricorda se tra le logge l’argomento trattato fu quello delle indagini sul centro Scontrino ?
Certamente “le logge massoniche erano all’interno del centro Scontrino” che faceva da paravento.
La signora Rostagno era informata di questi temi o fu lei ad informarla ?
No, lei era informata, già sapeva, ed io ho dato il mio contributo.
Sempre a proposito del centro Scontrino, aveste modo di parlare di L’Ala ?
“L’Ala Natale era nella loggia C, può darsi che ne abbiamo parlato,” il suo nome uscì fuori come componente della loggia coperta”, “c’era Asaro Mariano ed altri”

Il nominativo di Natale L’Ala, fu introdotto spontaneamente dalla signora Rostagno oppure fu lei che illustrando la loggia massonica Scontrino indicò questo nominativo ?
Non ricorda se andò in un modo o nell’altro.

A fronte della contestazione da parte del pm che la signora Rostagno veniva dal Nord e che era difficile potesse tirar fuori il nome di Natale L’Ala, il Cannas fa rilevare che “la signora Rostagno addirittura si licenziò per seguire la vicenda del fratello, venne a Trapani e si documentò in maniera analitica”, “giornalisticamente si è parlato di tuttoe quindi il nome di L’Ala era già circolato, era noto, resta il fatto quindi che “non posso essere preciso” se nella circostanza fu il Cannas o fu la signora Rostagno a tirare fuori il nome di L’Ala.

Lei ha riferito alla signora Rostagno di un incontro che Natale L’Ala ebbe con il fratello ?
Cannas dice che il L’Ala Natale fu cennato nelle sommarie informazioni.

Fu lei a riferire alla signora Rostagno che Mauro Rostagno dopo quell’incontro era rimasto sconvolto ?
Al teste non risulta l’incontro.

Rostagno in un colloquio avuto con lui dopo un redazionale, gli parlò di due conviviali a cui partecipò Licio Gelli in provincia di Trapani avvenuti l’uno in “casa di Agate Mariano”, poi precisò che era Campobello di Mazara ed accennò a L’Ala Natale, “Io questo so”.

Sa se l’argomento trattato tra Natale L’Ala e Mauro Rostagno erano i miliardi che c’erano dietro le logge massoniche ?
Risponde Cannas, “Qundi, lei da per certo che Natale L’Ala si incontra con Rostagno, discutono e parlano di miliardi ?”

Il pm del Bene, risponde,  “no”, anche del Centro Scontrino, e Rostagno rimane sconvolto per quanto appreso, per questo aspetto, del giro di molti soldi nell’ambito delle logge massoniche.
Il Cannas ribadisce che è quanto risulta nel verbale di sommarie informazioni, quanto di sua conoscenza, “quella è stata l’unica volta che parlammo di L’Ala Natale”.

E’ il turno del pm Gaetano Paci

Al di la del giudizio su Montanti, le indagini sull’omicidio Rostagno, nell’immediatezza del delitto da chi furono condotte ?
Per ciò che è dato sapere dalla lettura degli atti, dal Montanti e dal maresciallo Santamaura.

Quindi il Montanti, non è stato solo un “passacarte” ?
“Bisogna conoscere il soggetto, definirsi così è mortificante per me che indosso in maniera onorevole – spero – una divisa”.

“Lui comandava il reparto operativo, come lo comandava è un problema suo”, ma se l’attività l’ha fatta male o l’ha fatta bene io questo non lo so. “Le posso dire che lui era il comandante del reparto”.

Ma aldi là dei ruoli formali ?
Io mi occupavo allora di un altro omicidio, ero dietro ad un altro omicidio” e riferivo al mio comandante diretto che era allora il maresciallo Sotgiu, comandante del nucleo operativo, sull’attività dell’omicidio Rostagno, le cose che sapevo, che sentivo, le riferivo a Sotgiu, che a sua volta informava il comandante del reparto operativo”. “Le indagini, dal mio punto di vista le facevano, Santamauro e Montanti”.

Il tribunale di Trapani era un colabrodo, nell’ufficio corpi di reato furono violati i sigilli delle scatole che contenevano i documento del centro studi Scontrino, “feci una nota al giudice istruttore Patronaggio”.
L’attività di indagine portò alla conclusione che c’era stato un trasloco e proprio quei plichi vennero violati, e tolti i sigilli.

Il tribunale poi era infiltrato. “La situazione non era idilliaca”.
C’erano quindi rapporti diretti con i Pm.

Qui successe di tutto durante l’indagine sulla massoneria, qui venne il pm Taurisano “una sorta di valvola impazzita nel senso buono del termine”, noi lavoravamo a stretto contatto con il dottor Taurisano, e fu soggetto a minacce, fu soggetto ad atti vandalici. Una volta gli aprirono il cassetto della scrivania del suo ufficio, “e non so se scomparve un provvedimento di Michele Mercadante, Asaro ed altri” “avevamo attività tecnica nei confronti di costoro e sparirono”,  si diedero latitanti e furono arrestati dallo stesso Cannas in territorio di Calatafimi nel 97′.
In questo contesto al Csm, essendo oggetto di un provvedimento disciplinare (in 11 punti) il dottor Taurisano, andai a dire che cosa era il Tribunale di Trapani.

Il pm Paci torna a chiedere dell’incontro con il boss di Campobello Natale L’Ala.
Il Cannas conferma di non avere mai saputo nulla di questo incontro ed esclude di avere riferito tale circostanza alla Rostagno.

E’ il turno delle parti civili

Le domande dell’avvocato Lanfranca sono concentrate sulla vicenda della presenza di Gelli a Trapani, questa notizia l’ha approfondita ?
“Già era stata approfondita” e “c’è un rapporto giudiziairo del 22 giugno ’86 o ’87 dove noi [carabinieri] parlammo, per noi era certa la presenza di Gelli, certa ma non documentata“, nel senso che “la presenza fisica non l’abbiamo mai provata”, ma da uno scritto analitico da un “diario di bordo” “redatto da Tranchida Pietro [massone], ci fu una riunione, un’agave come la chiamano loro, conviviale, a Paceco c’erano presenti dei soggetti e si parlò della venuta in Trapani di Salvini, Gelli, e Parenti, Parenti che è un cardinale ortodosso, e Salvini che era un gran maestro venerabile.
Gelli fu sentito a Parma, nel carcere di Parma, smentì disse che qui non c’era mai stato, per noi investigatori, comunque c’erano tutti i presupposti che fosse venuto qui, per noi era certo, ma chi avesse incontrato non lo sappiamo.

L’avvocato Lanfranca chiede di un verbale di sommarie informazioni reso da Mauro Rostagno nel febbraio dell’88’ sulle sue scoperte a proposito di mafia e massoneria.
Dice Cannas che quando Rostagno gli disse che non ricordava la fonte capi che non voleva dirglielo.
Rostagno gli parlò di una indagine giornalistica, Cannas chiese chi gli aveva dato le notizie, Rostagno gli disse di non ricordare e se l’avesse ricordato glielo avrebbe detto, poi non si sono più visti.

Nel momento in cui Rostagno gli fece i nomi dei soggetti su mafia e massoneria lei è possibile che non disse nulla?
Nessun consiglio sebbene vi fossero atteggiamenti di simpatia tra lei e Mauro?
C’era poco da commentare su Agate Mariano e Natale L’Ala”, il processo a Agate Mariano, che Rostagno aveva seguito, era precedente a questo colloquio e Natale L’Ala non è che allora fosse in auge dal punto di vista mafioso.

All’esito della sua indagine su Iside 2, la visita di Gelli trovò nelle sue indagini un perchè ?
Cannas ribadisce che l’esito è nella Cnr, non si hanno certezze della presenza.

“Palazzolo Giuseppe nel corso di quelle indagini riferì che lui ebbe mandato, da parte del professore gran maestro Giovanni Grimaudo, di portare una lettera a Gelli ad Arezzo. Siccome Palazzolo non credeva nella massoneria trapanese”, “aprì la lettera e lesse che c’era un invito per l’inaugurazione del tempio massonico”, “tra fine 81′ ed 82′, al centro studi Scontrino inaugurarono”, “la cosa strana è che Palazzolo aveva una attività commerciale ad Arezzo”, questo ha fatto ritenere che Gelli venne ma non è stato provato. Furono fatti accertamenti negli alberghi senza riscontri, ma si seppe anche che probabilmente erano stati ospitati in ville di pertinenza dei fratelli massoni, sicuramente il vice di Gelli è venuto, questo è documentato, mentre la presenza di Gelli no.

Interviene l’avvocato Carmelo Miceli.
Le cene mafia e massoneria a casa di Agate quando avvennero ?
“Tra l’81 e l’82”.
E la rilevanza di questi fatti al 1988 ?
Cannas risponde che si trattava di scoperte già documentate dagli stessi investigatori.
“Quel che è stato detto è stato scritto” nel verbale di sommarie informazioni, relativamente all’incontro con Rostagno.

L’avvocato Vito Galluffo chiede relativamente alle indagini sulla loggia Scontrino, attraverso quali elementi e circostanze è riuscito a ricostruire gli appartenenti alle logge segrete o coperte.
Cannas riferisce che c’è un ventaglio di elementi. Inizialmente delle indagini se ne occupava la squadra mobile che acquisì tantissima documentazione, appunti, elenchi ufficiali, agende, e dai verbali delle sedute, accorgendosi che i conti non tornavano, tra registrati alle logge ufficiali e ciò che si è trovato. C’erano 253 nominativi divisi in sei logge e in più c’era questa loggia C, che non risultava da nessuna parte, se non in una agenda sequestrata a Grimaudo”.
Avvocato Galluffo, “Quindi i nomi di Asaro e di L’Ala non erano in una agenda o in un elenco, come loggia segreta ?”
“Non c’è un elenco di una loggia segreta, se no non è segreta la loggia”.
Avete avuto voi un riscontro oggettivo che Asaro Mariano e Natale L’Ala fossero parte di quella loggia si o no ?
“Non si può rispondere con un si o un no”, la risposta è che c’era una agenda in possesso del gran maestro venerabile dove tra tanti appunti interessanti c’era un appunto relativo alla loggia C con tutti i nominativi, una serie di nomi, “tutti uno dietro l’altro incasellati”.
L’avvocato Galluffo eccepisce che a memoria sua c’era una agenda con tutta una serie di nomi, ma appunti relativi a una loggia C, non ne ricorda.
Cannas ribadisce di un loggia C “virgolettato” nell’agenda e sotto i nominativi.

Il presidente Pellino chiede di Tranchida Pietro e del “diario di bordo”.
“Tranchida Pietro era un componente della loggia massonica… e nelle perquisizioni fatte allora trovammo delle agende, diverse agende per anno, ed erano dei diari di bordo, cio’è scriveva analiticamente tutti i giorni tutto ciò che succedeva”, per noi quindi “è stato semplice fare dei riscontri”.
In uno di questi, datato 14 gennaio, lui aveva scritto dei nomi dopo di che sotto un argomento “Visita a Trapani, Gelli, Parenti e Salvini”.
Era politicamente impegnato nel comune di Paceco.

Presidente Pellino, a proposito della scritta trovata nell’agenda del maestro venerabile della loggia C “lei il nella deposizione del 15 giugno cita una sigla “Loggia 20AMIC C”.
“Si io ricordo loggia C, per certo, AMIC era una sigla che significa Associazione Mutilati ed Invalidi Civili, che era di quelle attività di cui si occupava il Centro Scontrino. All’interno del Centro Studi Scontrino facevano diverse attività”.
Cannas, consultati gli atti fa rilevare che l’appunto “20AMIC C”, è quella del Tranchida.

Quindi il riferimento alla loggia C è in tutte e due le agende chiede il presidente Pellino.
“Si”, “noi abbiamo nel diario di bordo di Tranchida Pietro” una scritta, che viene letta dal Cannas, e l’appunto “20AMIC C”, e una nota con nominativi e elenco di “personalità da ospitare”, “Parenti, Gelli, Salvini”.

Nell’agenda di Grimaudo troviamo la dicitura “Loggia C” ed elenco di nominativi “Libella Giuseppe, Cammara Giacomo, Filippi Rosolino, ucciso a d Alcamo, Polizzi Giuseppe, pregiudicato per associazione per delinquere, furto rapina ed altro, Cremona Nino, Mancino Salvatore di Castellammare del Golfo, nato nel 1915 soppresso in Gambassi, indiziato mafioso, Adria Lillo, Signorello Nicolò, Nizzola Giuseppe, Gerardi, L’Ala Natale nato a Campobello con vari precedenti, Chittaro con il numero di telefono, D’Anna con il numero di telefono, Gavini, poi c’era un nome illeggibile, però dall’utenza telefonica risaliamo al dottor Bulgarella Ignazio, Largo Franchi Trapani, Sciacca Vincenzo, Soldano Giovanni che era un 31, un gradino sotto il maestro venerabile, capo ripartizione del comune di Trapani”

Presidente Pellino, “quando avete ritrovato questa agenda, la perquisizione a quando risale ?”
“La perquisizione domiciliare a casa di Grimaudo risale al 13 novembre 1986”

Ritornando all’agenda Tranchida, dove voi trovate scritto personalità da ospitare, trovate proprio i nomi di queste personalità, tra cui Gelli, non è una vostra deduzione ?
“Si”, non è una deduzione.

Il verbale di sommarie informazioni, e l’incontro con Mauro Rostagno, avvenne quando si ebbe notizia di un redazionale di Mauro Rostagno ?
“Si il dottore Nunzio Trovato mi chiamò per sentire il Mauro Rostagno” in merito ad un redazionale che Mauro Rostagno fece sulla vicenda massoneria.

L’avete acquisito questo redazionale ?
“Io fui incaricato per sentire, verbalmente delegato per sentire Rostagno” e non so se è stata mai acquisita la registrazione.

Avvocato Miceli

Chiede dell’elenco di nomi tra i quali ha citato il Filippi Rosolino, se ricorda i particolari di questo omicidio avvenuto ad Alcamo dentro l’Ospedale e se ricorda se il Filippi doveva essere sentito come teste in qualche procedimento.
“No”, non ricorda.

Alla luce del riesame appena concluso del teste, il pm ritiene che il contrasto tra le dichiarazioni della signora Carla Rostagno e quelle del Cannas non sia stato appianato e chiede il confronto. La corte si ritira quindi per decidere e rientra ammettendo il confronto.

Il presidente Pellino spiega il confronto e indica le circostanze, ovvero Carla Rostagno avrebbe appreso, in occasione di un colloquio con il luogotenente Cannas, che Cannas che nell’immediatezza del delitto avrebbe fatto un sopralluogo nella camere del fratello, Cannas nega la circostanza.

Carla Rostagno ha appreso da Cannas di “guanto di paraffina”, e di attività tecniche su Pasquale Barbera circa un omicidio commesso a Paceco. Cannas nega la circostanza.

Infine, Cannas avrebbe detto a Carla Rostagno che da Mauro Rostagno aveva saputo di un incontro con “Natale L’Ala dal quale sarebbe uscito sconvolto” e che l’incontro riguardava la Iside 2, anche su questa circostanza Cannas dice di no.

Qesti punti su cui la Corte ha registrato il contrasto.

Carla Rostagno dichiara che quando si incontrava con qualcuno prendeva immediatamente degli appunti.
“io sono andata da lui in assoluta fiducia”, “Mauro lo considerava un suo amico”, come da dichiarazione di Gianni Di Malta, e andai da lui “per sapere cosa era successo quel pomeriggio dell’agosto dell’incontro in via Torrearsa”, quando Mauro gli disse che gli avevano regalato un mese di vita, lui negò, me la presentò in altro modo, parlammo a lungo fu lui ad aprire certi scenari e presi questi appunti, lui mi disse “feci immediatamente un’ispezione nella camera di Mauro”, io so che “ci furono due ispezioni nella camera di Mauro, una dei carabinieri e una della polizia”.

Cannas interviene dicendo che “questo mi è nuovo”.
Carla Rostagno dice che a quella della questura era presente Massimo Cohen e a quella dei Carabinieri Saverio Manoliti, e due persone che fanno questa perquisizione,”alle 24 quattro ore dopo l’omicidio”.

Cannas interviene per chiedere “la prima chi la fa ?”, i carabinieri o la polizia ?
Carla Rostagno risponde di non saperlo dire, che ha letto gli atti e sa che sono state fatte due perquisizioni.
Cannas dice “io non sono presente in nessuna delle due, e non posso essere presente in nessuna delle due perquisizioni”.

Carla Rostagno dice che Cannas gli disse “io andai a Paceco a fare il guanto di paraffina a Saverio Barbera, mi pare che si chiami, per la vicenda dell’omicidio di Cusumano, Salvatore Cusumano”, un omicidio che aveva toccato particolarmente Mauro che aveva ricevuto una lettera di insulti, perche poi si è ritenuto che non fosse il Barbera il responsabile della morte di Salvatore Cusumano.
“Quindi lei mi disse andai immediatamente a Paceco a fare il guanto di paraffina”.

In quegli anni la Rostagno raccoglieva più infomazioni possibili per capire, e scriveva, scriveva immediatamente, appena uscita dai colloqui.
In quell’incontro parlarono della dinamica, della droga dentro la comunità, di Francesco Cardella e che forse perchè riferito da altri che “sicuramente Cardella si era fatto un’idea di come erano andate le cose”, e a proposito del Cardella chiese se aveva controllato “la versione di Bartolo Pellegrino con Cardella”, “la possibilità di imbarco immediato sull’aereo per Palermo” e “lei mi disse che Cardella aveva un pass, mi disse, una carta speciale, tantè che si imbarcò senza prenotazione e senza biglietto“, lo disse Cardella.
Interviene Cannas, “questa è una deduzione successiva che ha detto lei” perchè fino adesso noi parliamo, “perquisizione io non ne ho fatta“, “sicuramente nel nostro colloquio abbiamo parlato di ciò che si era verificato”, “io non c’ero la sera a Paceco, non ero presente quando fu fatta l’escussione di Saverio Barbera” “Santomauro andò a sentire Saverio Barbera”, non ho mai parlato di guanto di paraffina, non l’ho fatto.

Dice la Rostagno “lei mi parla di questo pass”.
Qui la Rostagno tira fuori la circostanza che c’era un altro testimone dell’ incontro Pellegrino-Cardella in aeroporto, il dottor Boris che era con Pellegrino in aeroporto a Milano (Cardella sarebbe giunto in aeroporto 15-20 minuti prima del decollo per partire verso Palermo, e qui avrebbe parlato con Bartolo Pellegrino, sostiene Bartolo Pellegrino, invece Cardella sostiene che giunto in aeroporto all’ultimo minuto, si parlarono con Bartolo Pellegrino a Punta Raisi) e che Cannas avrebbe sentito il Bartolo Pellegrino e avrebbe redatto un verbale di sommarie informazioni.
Cannas sostiene invece di non avere sentito Bartolo Pellegrino.

La signora Rostagno chiede “come è che nessuno mai tira fuori che c’è un terzo testimone che poteva dire che la versione di Bartolo Pellegrino o di Francesco Cardella era vera ?”
“C’era il dottor Boris che era il rappresentante di una ditta di smaltimento dei rifiuti a Trapani, in compagnia di Bartolo Pellegrino, lo dice Bartolo Pellegrino” che è l’unico che può confermare la versione di Francesco o di Bartolo Pellegrino.
Cannas chiede “quando è stato sentito Bartolo Pellegrino ?”
Carla Rostagno consulta i suoi appunti e risponde “1989 22 novembre a Trapani” e citando “noi sottoscritti brigadiere Beniamino Cannas e carabiniere Vincenzo Passafiume”.
Cannas rileva che “perfetto”, “dopo un anno e mezzo”, “sicuramente sarò stato delegato da qualcuno”, “non è nell’immediatezza”.

Carla Rostagno “Quando viene fuori il nome del dottor Boris, che tra l’altro era uno che si occupava dell’impianto di riciclaggio a Trapani”, in compagnia di Bartolo Pellegrino, “nessuno sente il dottor Boris ?”
Cannas consultato l’appunto della Rostagno, fa rilevare che il verbale di sommarie informazioni, in precedenza citato, è un atto delegato, firmato dal dottor Franco Messina, che chiedeva di sentire il Bartolo Pellegrino, e loro lo sentirono.

Il presidente Pellino chiede se il luogotenente Cannas le parlò di avere fatto questa attività

No“, “Parlando del pass di Cardella, io mi riguardo di nuovo le carte, per l’ennesima volta, ed allora mi dico, si vabbè, lui aveva questa carta per imbarcarsi velocemente”

Presidente Pellino, “il luogotenente glielo disse come dato accertato o come ipotesi ?

Carla Rostagno, dice “Io ho scritto, lui mi disse“, “Francesco Cardella aveva un pass
Cannas “che ne abbiamo parlato, sicuramente, che l’abbia dato per certo, no”, “perchè non l’abbiamo mai accertato”, “non posso aver detto a lei con sicurezza”.

Carla Rostagno “io mi chiedo come ha fatto ad imbarcarsi così velocemente”
Cannas, riassume “la perquisizione non l’ho fatta io”, “non ho fatto il guanto di paraffina”

Carla Rostagno “Ma allora che cosa mi ha raccontato ?”, lasciamo perdere il pass, supponiamo che io abbia interpretato male, “sul guanto di paraffina me lo ricordo come se fosse ora”,”sulla perquisizione in camera di Mauro”, “sulla storia di Natale L’Ala le posso garantire al 100 per cento che lei mi disse ‘Mauro ebbe un incontro con Natale L’Ala e ne uscì sconvolto, dietro c’era un bel giro di miliardi‘”, intanto “non potevo pensare che quella cosa lei la dicesse soltanto a me”, “ero quasi certa che come minimo tutte queste cose le avesse riportate da qualche parte”.
“Quello che mi chiedo io oggi, sentendo tutte le udienze è, “come fa Mauro ad essere sconvolto da una storia di qualche giro di miliardi”, “non era un novellino che si sconvolgeva“.
Quello che poteva sconvolgerlo, mettendo insieme le cose “è da quel momento li in poi che Mauro comincia a dare dei segnali di paura” tutti segni che non erano da lui, “non era nel suo carattere, quello di fare esternazioni di questo tipo”, “Mauro ha paura”.
Cannas interloquisce “ma non la esterna a me”, “perchè se mi avesse detto cosa diversa, avrei agito in modo diverso”.
Carla Rostagno “Ma se disse a lei mi hanno allungato la vita di un mese”

Cannas “il guanto di paraffina non l’ho fatto, non c’ero, nel corso delle indagini sulla massoneria non risultarono giri di miliardi, c’erano raccomandazioni, tutta una serie di cose, ma non” miliardi e nemmeno milioni.

Carla Rostagno “lei mi disse che si incontrò con Natale L’Ala e ne uscì sconvolto”, “mi disse anche, dietro c’è un bel giro di miliardi” “quello che poteva sconvolgere Mauro era qualcosa d’altro, magari qualcuno gli disse che la sua eliminazione era già stata decisa, può darsi che Natale L’Ala gli dica questo, poi Natale L’Ala viene pure ammazzato ed io metto insieme un’altra cosa, quando Chicca parla nella sua deposizione, in primavera dell’anno scorso, dell’incontro con il procuratore Coci, lei sostiene ci sia anche lei [Cannas] e lei [Cannas] sostiene che non c’è”.
Interrompe Cannas “in divisa tra l’altro, che è una cosa fondamentale, perchè io dal 1980 al cinque febbraio del 1996 mai ho messo divisa”, “io avevo un rapporto pessimo con il procuratore Coci”.

“Ascoltando quella dichiarazione, Chicca racconta che fu un incontro informale con il procuratore Coci”, “nel senso che non fu verbalizato nulla e il procuratore Coci disse a lei [Cannas], ‘ma lei lo sapeva che Rostagno era in pericolo ?’ e lei dice, ‘io no’, e [Coci] ‘noi lo sapevamo’”.
Cannas interrompe per riaffermare che a quel colloquio non c’era e che non può avere detto niente di quanto sta riferendo la Rostagno.

Carla Rostagno, “ma se era sconvolto ?”
Il maresciallo Beniamino Cannas: “se [Mauro] mi avesse detto, hanno decretato la mia morte, da li non usciva”, (nel senso che non lo avrebbe fatto andare via da solo),”se mi avesse detto certe cose, le avrei scritto”.

Carla Rostagno ammette che, quella sulla carta che Cardella avrebbe avuto per imbarcarsi in aereo, possa essere stata solo una supposizione, ma “sul guanto di paraffina me lo ricordo come se fosse ora, sulla storia che fece immediatamente una perquisizione”, “sulla storia di Natale L’Ala”.
Cannas afferma che “se io lo avessi appreso l’avrei scritto, come ho fatto sempre”, “lei dice che io le ho detto di un incontro tra L’Ala Natale e suo fratello”, “non mi risulta e non posso averglielo detto”

La Corte prende atto che ognuno dei testi mantiene le proprie posizioni e dichiara il confronto concluso.

L’avvocato Ingrassia della difesa di Virga, chiede del rapporto con Monica Serra e sul perchè non poteva registrare i colloqui.
Carla Rostagno risponde che registrare quei colloqui avrebbe significato compromettere la genuinità di ciò che raccoglieva, e che faceva così con tutti.

Il pm Paci chiede se prima dell’incontro con Cannas avesse mai sentito parlare di “guanto di paraffina” o di “Natale L’Ala”
La Rostagno dice di avere conoscenza del termine “guanto di paraffina”, dai film, e di non avere mai sentito parlare di Natale L’Ala prima dell’incontro con Cannas.
Cannas interloquisce affermando che sicuramente di Natale L’Ala, se leggeva i giornali nazionali, ne avrà letto in precedenza all’incontro con lui.

L’avvocato Esposito, (parte civile Saman), rinuncia a citare i testi della sua lista.

L’avvocato Lanfranca cita Andrea Marcenaro, Monreale Michele e l’onorevole Ino Vizzini.

L’udienza è chiusa.

Prossime udienze l’ 11 ed il 18 aprile.

La precedente udienza del 14/03/2012 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

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