Aldo Busi senza peli sulla lingua … su Silvio Berlusconi e non solo

attenzione la registrazione è del 14 aprile, prima che venisse pronunciata la sentenza Thyssen.

Berlusconi ce l’ha piccolo

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Porto di Castellammare del Golfo, notizie brutte … ma veramente brutte

Su La Sicilia di ieri 8 gennaio 2011 a pagina 31, Rino Giacalone fa il punto sulle indagini relative all’uso di cemento depotenziato nella realizzazione dei lavori di ampliamento e messa in sicurezza del porto di Castellammare del Golfo.
“Oggi dice – il giornalista – c’è di nuovo che il cemento depotenziato non sarebbe stato usato solo per la costruzione dei massi frangiflutti, ma anche nella realizzazione delle banchine.”:

Castellammare. L’indagine sul cemento depotenziato usato per i lavori di trasformazione dell’approdo «Il porto non è in sicurezza»

Sabato 08 Gennaio 2011

Castellammare. Si allarga l’inchiesta sul probabile uso di cemento depotenziato per il nuovo porto di Castellammare del Golfo. E si affaccia sempre più prepotentemente l’ombra della mafia su questi stessi lavori. L’indagine, condotta dalla Finanza e coordinata dalla Procura di Trapani, è datata e portò al sequestro di parte del cantiere. Oggi c’è di nuovo che il cemento depotenziato non sarebbe stato usato solo per la costruzione dei massi frangiflutti, ma anche nella realizzazione delle banchine. Questo sarebbe il risultato dei carotaggi fatti eseguire dalla magistratura, apposta per valutare se si tratta davvero di «cemento depotenziato». E le conferme in questo senso sarebbero arrivate, e non solo per i massi: sembra, che siano stati trovati cubi di cemento composti «a regola d’arte» e che sarebbero serviti all’epoca dei collaudi, per dimostrare che tutto era a posto. E invece non sarebbe proprio così.
L’ipotesi di accusa per gli indagati, titolari delle società appaltatrici, tecnici, è quello di frode nelle pubbliche forniture. L’appalto ammonta a 40 milioni di euro.

A coordinare l’indagine è il pm Anna Trinchillo, ma di porto di Castellammare del Golfo si parla anche nell’indagine antimafia «Cosa Nostra resort», oggi a dibattimento (pm Andrea Tarondo) e nella quale maggiore imputato è l’imprenditore valdericino Tommaso Coppola. Questi durante il dibattimento ha detto che prima del suo arresto, nel novembre 2005, l’imprenditore Ciccio Pace, arrestato con lui, e condannato per essere il «padrino» della mafia trapanese, gli offrì la possibilità di fare forniture per i lavori al porto di Castellammare che all’epoca non erano stati ancora nè banditi nè aggiudicati, ma la «mafia» già era capace ad interessarsene.

Mesi dopo l’appalto fu aggiudicato ad una associazione di imprese costituita dal «Consorzio Veneto Cooperativo» (Co.Ve. Co), di Marghera, dalla Cogem di Alcamo e dalla «Co.Me. Si.» di Palermo. Ancora Coppola durante il processo ebbe a dire di essere stato avvicinato da un tecnico della Comesi, che all’epoca si occupava di lavori pubblici nel centro storico di Trapani, e questi gli disse che già sapeva che lui, Coppola, avrebbe fatto le forniture per i lavori a Castellammare.
Degli stessi lavori ha parlato anche un pentito, l’ex braccio destro dei mafiosi Lo Piccolo di Palermo, Gaspare Pulizzi; ha svelato che la cosca di Alcamo per conto di Matteo Messina Denaro si mosse per far si che le forniture di cemento sarebbero dovute arrivare dall’impresa D’Arrigo di Partinico. All’epoca i mafiosi avrebbero anche parlato del condizionamento dei lavori di recupero della Chiesa dei Gesuiti di Alcamo, condotti dall’impresa Millennium di Monreale.
C’è anche il capitolo «politico». Dal carcere Coppola avrebbe cercato la «politica» per farsi confermare le forniture «promesse» dal capo mafia Ciccio Pace.
R. G.

da “La Sicilia

Per ulteriori informazioni sul porto di Castellammare del Golfo e sulle vicende relative ai lavori di costruzione, cliccate qui, qui, qui, qui, qui, qui, ed anche qui

Castellammare del Golfo, dissequestrati i lavori per la messa in sicurezza del porto

Sembra proprio confermata la notizia del dissequestro del cantiere per la messa in sicurezza del porto di Castellammare del Golfo.
I sigilli erano stati apposti il 26 maggio dalla Guardia di Finanza, su disposizione della Procura della Repubblica di Trapani.
“La ripresa dei lavori per la messa in sicurezza del porto di Castellammare è una notizia che ci riempie di gioia. Le indagini della Procura della Repubblica di Trapani ovviamente proseguono ma il dissequestro del cantiere consente di mettere in sicurezza le opere già realizzate. Vogliamo un porto sicuro e, nel ringraziare la Magistratura per il dissequestro, avvenuto in tempi celeri, ed il Prefetto di Trapani, Dottor Stefano Trotta, per l’interessamento, ribadiamo la nostra collaborazione e fiducia agli inquirenti per il prosieguo delle indagini”, questo quanto dichiarato dal sindaco Marzio Bresciani, appresa la notizia del dissequestro del cantiere.

L’amministrazione comunale, appena insediatasi, aveva disposto il passaggio delle competenze riguardanti la gestione tecnico amministrativa dei lavori, all’assessorato regionale Lavori Pubblici. Il consiglio comunale, riunitosi in seduta straordinaria d’urgenza subito dopo il sequestro, aveva approvato un ordine del giorno con il quale, all’unanimità, esprimeva “massima fiducia all’operato della Magistratura”, il sindaco si impegnava a “costituirsi parte civile nel giudizio, qualora l’ipotesi di reato trovi conferma” ed il presidente Giuseppe Cruciata, per conto dei consiglieri comunali, chiedeva al Prefetto di Trapani “di fare proprio lo stato d’animo della cittadinanza, costernata per quanto emerso dalle indagini e fortemente preoccupata che il prolungarsi delle stesse pregiudichi il completamento delle opere, e timorosa che un ritardo considerevole nella ripresa dei lavori, comprometta la disponibilità delle somme stanziate e le opere già realizzate”. Pochi giorni dopo è stato convocato un consiglio comunale aperto al quale sono intervenuti i deputati Camillo Oddo e Livio Marrocco.

Nei video:

il porto prima dei lavori

e i lavori per la costruzione del porto

Sul rinvio a giudizio di Pino Maniaci di Telejato, dura presa di posizione della FNSI

(ASCA) – Roma, 30 mar – E’ stato disposto il rinvio a giudizio per Pino Maniaci, direttore dell’emittente televisiva ‘Telejato’ di Partinico (Palermo). L’accusa e’ di esercizio abusivo della professione giornalistica.

La Fnsi, in una nota, sottolinea come il fatto desti ”preoccupazione e scalpore” e ricorda che Pino Maniaci e’ ”da sempre impegnato contro la mafia”.

Che la magistratura se la prenda con il collega, e sottolineiamo collega, per un fatto burocratico di competenza dell’Ordine professionale ci pare assolutamente sproporzionato rispetto alla attivita’ svolta da Telejato e dal suo direttore in tema di antimafia. A riprova – aggiunge la Fnsi – ci sono le continue minacce ed intimidazioni che la tv e il suo direttore hanno subito in questi anni. Ora, che la magistratura abbia scoperto il segreto di pulcinella, e cioe’ la non iscrizione all’ordine nell’elenco dei pubblicisti di Pino Maniaci, ci pare grottesco: come se si volesse far passare il nostro collega alla stregua di persona inaffidabile e millantatrice. Avremmo francamente preferito che la magistratura magari avesse posto la propria attenzione a tutti quei fenomeni di irregolarita’ nel sistema dell’informazione che creano dovunque lavoro nero e preoccupanti casi di elementari violazioni contrattuali.

Al di la’ delle norme burocratiche, pero’, esiste l’articolo 21 della Costituzione che da’ il diritto a tutti i cittadini di esprimere la propria opinione e a maggior ragione ad un’emittente comunitaria come quella che dirige Maniaci. Ci auguriamo che il rinvio a giudizio a questo punto si concluda con un nulla di fatto Chiediamo comunque all’Ordine territoriale di valutare, pur nella sua autonomia, la possibilita’ di iscrivere il collega Maniaci nell’elenco pubblicisti nei modi e con le valutazioni che riterra’ piu’ opportune”.