Elezioni regionali 2010 sondaggio Euromedia Research Piemonte – Lombardia – Lazio – Puglia

Sondaggio Politico-Elettorale

VERSO LE REGIONALI

Pubblicato il 12/3/2010. Autore: Euromedia Research (Ghial Media Srl)

Committente/ Acquirente: Panorama. Diffuso e pubblicato da Panorama il giorno 12 marzo 2010 (pag. 30)

Criteri seguiti per la formazione del campione: Le interviste sono state effettuate su un campione stratificato per sesso, età e dislocazione territoriale dei residenti in 4 Regioni che andranno al voto alle prossime elezioni regionali (Piemonte, Lombardia, Lazio, Puglia)

Metodo di raccolta delle informazioni: Interviste telefoniche – metodologia C.A.T.I.

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento: 1.000 casi per ciascuna regione; popolazione residente nelle 4 regioni (Piemonte, Lombardia, Lazio, Puglia) di 18 anni e oltre, di entrambi i sessi appartenenti a qualsiasi condizione sociale, residenti in famiglie con il telefono (Fonte ISTAT – 2009)

Data in cui è stato realizzato il sondaggio: Tra il 08/03/2010 ed il 09/03/2010

QUESTIONARIO

QUESITO n.1

Domanda : Se ieri si fossero tenute le elezioni per eleggere il Presidente di Regione, Lei a quale dei seguenti candidati avrebbe dato la Sua preferenza? .

Risposta:

REGIONE PIEMONTE Roberto Cota (PDL+Lega Nord+altri di centrodestra): 47.1% (MIN 44.0% – MAX 50.2%) Mercedes Bresso (PD+IDV+UDC+altri di centrosinistra): 49.1% (MIN 46.0% – MAX 52.2%) Altri: 3.8% (MIN 2.6% – MAX 5.0%) INDECISI: 23.0%

REGIONE LOMBARDIA Roberto Formigoni (PDL+Lega Nord+altri di centrodestra): 54.5% (MIN 51.4% – MAX 57.6%) Filippo Penati (PD+IDV+altri di centrosinistra): 35.7% (MIN 32.7% – MAX 38.7%) Savino Pezzotta (UDC): 5.8% (MIN 4.4% – MAX 7.2%) Altri: 4.0% (MIN 2.8% – MAX 5.2%) INDECISI: 19.2%

REGIONE LAZIO Renata Polverini (PDL+UDC+altri di centrodestra): 48.2% (MIN 45.1% – MAX 51.3%) Emma Bonino: (PD+IDV+altri di centrosinistra): 49.7% (MIN 46.6% – MAX 52.8%) Altri: 2.1% (MIN 1.2% – MAX 3.0%) INDECISI: 26.8%

REGIONE PUGLIA Rocco Palese (PDL+altri di centrodestra): 43.5% (MIN 40.4% – MAX 46.6%) Nichi Vendola (PD+IDV+altri di centrosinistra): 46.7% (MIN 43.6 % – MAX 49.8%) Adriana Poli Bortone (UDC+Io sud): 8.8% (MIN 7.0% – MAX 10.6%) Altri: 1.0% (MIN 0.4% – MAX 1.6%) INDECISI: 24.8%

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“Formigoni è ineleggibile” ora lo dice anche Pezzotta (Udc)

Sono tra le elezioni più contestate della storia repubblicana, queste regionali del 2010.

Elezioni per il rinnovo dei condigli regionali e dei governatori delle regioni, il cui esito finale è sempre più nelle mani del giudizio di una qualche corte, di un qualche tribunale, e sempre meno nelle mani degli elettori. E ciò si badi bene non tanto per invadenza dei giudici, quanto per un mix di incapacita, arroganza e/o assenza o rifiuto del rispetto di un minimo di regole condivise da parte della classe politica.

Il quadro è quello di un paese allo sbando e smarrito. Un paese in cui sembra che nessuno si interroghi, e meno che meno, tenti di dare risposte alle reali preoccupazioni dei suoi abitanti, che si riassumono in misura prevalente nella paura per la perdita del lavoro e nella preoccupazione di non trovarlo.

Tema quello del lavoro e dello sviluppo che resta ancora fuori dalla campagna elettorale, che vede tutte le forze in campo impegnate ad evitare ogni confronto sull’argomento e quando sollecitati a buttarla in rissa.

Così la questione, anche per il fururo, continuerà ad essere questa: “Savino Pezzotta ricorda: «Ricordiamo che Formigoni è ineleggibile, la legge vieta il terzo mandato consecutivo a suffragio diretto».” .

Ma anche l’altra questione,  se la lista del Pdl a Roma andava riammessa o meno, se era questionre di forma o di sostanza, di incapacità o di democrazia, ci accompagnerà per anni.

Il TAR Lombardia concede la sospensiva alla lista Formigoni

Mentre si attendeva la sentenza, la protesta punteggiava le vie e le piazze della città.
Manifestazione contro l’approvazione del decreto interpretativo deciso per risolvere il caos liste in Lombardia e Lazio. Decine di persone si sono fermate di fronte alla Prefettura bloccando il traffico per far sentire le loro ragioni e ribadire la propria contrarietà al decreto.

Alla guida dei manifestanti, che sventolano bandiere di Rifondazione comunista, del Partito socialista europeo, del Cub e del popolo viola, c’era Vittorio Agnoletto, candidato presidente in Lombardia per la Federazione della Sinistra. Alcuni manifestanti, compreso lo stesso Agnoletto, si sono seduti a terra sulla strada di fronte alla prefettura incatenandosi simbolicamente e mostrando un volantino listato a lutto per “la morte della democrazia”.

Se chi governa emana norme fuorilegge per favorire la sua parte politica

si può chiamare “golpe” ?

Il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri, secondo quanto riferiscono fonti di maggioranza, ‘sanerebbe’ sia la situazione del Lazio sia la situazione della Lombardia.

Sembra che il cosidetto decreto interpretativo preveda all’art.1 che il diritto all’elettorato attivo e passivo sia preminente rispetto alle formalità.
All’art.2 che ci sono 24 ore di tempo, a partire dall’accettazione delle liste, per sanare le eventuali questioni di irregolarità formale.
Una norma transitoria sembra che stabilisca che – solo ed unicamente per quanto riguarda le elezioni regionali che si terranno in Lazio e Lombardia – lo start delle 24 ore sia da intendersi non dal momento di accettazione delle liste, ma da quello di attuazione del decreto.
Infine, all’art.3 si stabilisce che con ogni mezzo di prova si potrà dimostrare di essere stati presenti nell’ufficio competente al momento della chiusura della presentazione delle liste.

Insomma si tratterebbe proprio di un decreto “ad listam”.

Per il governo sarà comunque un percorso accidentato.

Una legge vieta espressamente una misura di questo tipo. E’ quella del 1988 sul potere normativo del governo.

L’articolo 15 secondo comma, della legge n.400 del 23 agosto stabilisce infatti che il governo non può provvedere nelle materie indicate nell’articolo 72, il quarto comma della Costituzione (materia costituzionale e elettorale), recita :”La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi”.”.

Diversi poi sono i poteri di intervento dello Stato nelle due regioni.

La modifica costituzionale del 2001 ha messo le Regioni sullo stesso piano dello Stato ed ha assegnato ad esse il potere di legiferare sulle elezioni regionali.
La legge costituzionale 22 novembre 1991, n. 1 e la legge 5 giugno 2003, 131 (art. 10, comma 2, lett.f.) dispongono che i comizi elettorali sono convocati dal Rappresentante dello Stato nella Regione (il Prefetto) fino a quando le Regioni non abbiano disposto diversamente.
La Lombardia NON lo ha fatto, quindi le elezioni sono state convocate dal Prefetto di Milano il 2 febbraio 2010.
La Regione Lazio, invece, con legge regionale n. 2 del 2005 ha provveduto a disciplinare le elezioni regionali, tanto è vero che le prossime elezioni del 28 marzo sono state convocate dal Presidente reggente della Regione Lazio il 26 gennaio 2010.

E infatti vi è già chi sostiene che: “Un decreto legge non può disciplinare nemmeno in via interpretativa il procedimento elettorale regionale perchè si tratta di materia di competenza esclusiva delle Regioni ai sensi del nuovo art. 117 della Costituzione”. Ad affermarlo è l’avvocato Gianluigi Pellegrino, legale del Movimento Difesa del Cittadino. “Si tratta – aggiunge il legale – di una ragione di manifesta incostituzionalità del decreto nella parte in cui pretende di incidere sul procedimento per le elezioni regionali in corso. Che la materia del procedimento elettorale per il rinnovo dei consigli regionali, sia di competenza esclusiva del legislatore regionale lo ha già detto la Corte costituzionale sin dal 2003 (sentenza n. 196)”.

Decreto interpretativo è il suo nome

E’ una controffensiva che parte dal “Decreto interpretativo” per arrivare al cuore del “potere rosso”.

Decreto interpretativo è il nome che si appresta a dare il Consiglio dei Ministri al provvedimento con il quale si tenterà di sanare le tre (si ai letto bene lettore, non due ma tre) situazioni problematiche per lo svolgimento di questa tornata elettorale regionale.
Il provvedimento conterrà misure atte a sanare la situazione determinatasi con l’estromissione della lista Pdl nel Lazio e con il listino di Formigoni in Lombardia, e con queste, l’interpretazione autentica, o sarebbe meglio dire riveduta e corretta, dell’articolo 2, comma 1, lett. f) della Legge 2 luglio 2004 n. 165.

In tal modo per il fatto stesso che nel provvedimento sia inserita l’interpretazione della legge sul terzo mandato il Pd sarà fatto entrare nella partita di coloro che sono nella condizione di avere necessità del provvedimento per salvaguardare i possedimenti dell’Emilia Romagna, in cui concorre per il terzo mandato consecutivo, Vasco Errani del Pd.

Dalla “non partecipazione” alla soluzione della questione liste in Lombardia e nel Lazio, il Pd verrebbe messo nelle consizioni di perdere, (anche temporaneamente), dopo Bologna la regione Emilia Romagna.

In poche parole un attacco al cuore del sistema.

Vuoi vedere che dietro questa cosa ci sarà il solito Calderoli ?

Non ci posso credere !

ASCA) – Milano, 4 mar – Le porte del Tar lombardo erano gia’ chiuse da 10 minuti quando l’avv. Luca Giuliante, legale rappresentante del listino Formigoni, si e’ presentato davanti ai cancelli del tribunale amministrativo regionale per presentare il ricorso contro la sentenza della Corte d’Appello che esclude dalla competizione elettorale il listino dell’attuale governatore. L’orario di chiusura del Tar e’ fissato alle ore 13, e a quell’ora sono stati chiusi come di norma gli uffici amministrativi, cosi’ i legali per farsi aprire hanno dovuto telefonare al personale del Tar per avere accesso agli uffici. Non e’ ancora chiaro se il ricorso verra’ accettato nonostante i dieci minuti di ritardo rispetto all’orario previsto.

Lazio e Lombardia: aspettando il TAR

In Lombardia siamo di fronte ad una lista con un numero cospicuo di firme in meno, nel Lazio addirittura all’assenza della lista, mi chiedo e chiedo a voi persone di buon senso, ma cosa potranno mai dire di diverso da queste due lapalassiane verità, i rispettivi Tribunali Amministrativi a cui Formigoni da un lato, e il Pdl del Lazio dall’altro,  intendono rivolgersi ?

Le sentenze, in entrambi i casi, sono scontate e non potranno che confermare queste due banali verità.

Di fronte al fatto che mancano 250 firme, che la lista non è stata sottoscritta dal numero necessario e sufficiente alla sua presentazione, cosa può dire il Tribunale Amministrativo ? Intanto ammetto la lista e poi dopo le elezioni si vedrà ?  Questo sì sarebbe un atto eversivo, visto che è la legge a prevedere, senza eccezione alcuna, un numero ben determinato di firme regolari per l’ammissione della lista.

Di fronte al fatto che una lista non è stata presentata, che non è stato redatto nessun verbale di consegna entro il termine fissato, in definitiva che la lista per cui è stato presentato il ricorso, agli atti non esiste, cosa mai potrà stabilire di nuovo il Tribunale amministrativo ?

In funzione di porre riparo a quale imgiustizia e di chi insomma i Tribunali amministrativi dovrebbero agire, se hanno fatto tutto da soli, dalle firme non valide alla mancata presentazione della lista nei tempi fissati, gli stessi ricorrenti ?

In un paese serio, in una democrazia matura di tradizione occidentale, si va alle elezioni senza drammi, e chi ha sbagliato provvede serenamente a mettere in atto le opportune contromisure per non sbagliare in futuro.

In Italia invece, tocca leggere che un tizio, il quale ha la reponsabilità del Ministero della Difesa dichiara: ” Non rispondiamo delle nostre azioni”, e ti chiedi allora che paese siamo e in che mani siamo.