Città del sale, c’è stata una strage di migranti, non è Trapani

C’è una cittadina francese in Provenza che ha conservato interamente la cinta di mura medievali, Aigues-Mortes si chiama, ed è oggi un’importante meta turistica. Pensate che l’accesso automobilistico alla parte della città interna alle mura è strettamente regolamentato e tutti i punti di ingresso richiedono il pagamento di un biglietto di ingresso. Questo fa sì che il traffico automobilistico sia estremamente ridotto e che la qualità della vita dei suoi abitanti ne sia preservata.
Il nome di Aigues-Mortes le deriva dalle paludi e dagli stagni che la circondano.
La principale industria di Aigues-Mortes è legata alla produzione di sale marino.
Alle porte della città sono presenti le “Salins du Midi” che con le altre presenti in Camargue rappresentano il primo centro di produzione della Francia.

9782213636856-43df7Nell’agosto del 1893 Aigues-Mortes fu teatro di uno scontro tra operai francesi e italiani, tutti impiegati nelle saline di Peccais, che ben presto degenerò in un vero e proprio “pogrom” contro gli italiani in una esplosione incontrollata di violenza xenofoba.
Il bilancio finale delle vittime per diverse ragioni, non fu mai accertato con sicurezza, si va da un minimo di nove morti secondo le stime ufficiali, riportate dalla stampa francese, alle 50 vittime di cui parlò il Times di Londra.Secondo altre fonti le vittime potrebbero essere state centinaia. La tensione che ne seguì sul piano diplomatico all’epoca fece sfiorare la guerra tra i due paesi.

Ad Aigues Mortes in quell’agosto del 1893, si trovava stanziata una nutrita colonia di operai italiani che avevano trovato occupazione nelle saline di Perrier e Peccais.
Gli operai italiani erano preferiti ai francesi perché meno sindacalizzati e disposti ad accettare paghe inferiori pur di poter lavorare.
Il lavoro in salina era particolarmente duro e scarsamente remunerato.
Prima bisognava pulire il terreno e livellarlo, quindi a maggio si introduceva l’acqua salmastra.
A giugno poi il sole faceva evaporare l’acqua ed allora si frantumava il sale, se ne facevano mucchi, si trasportava il sale lasciato a riposare tra i mucchi verso altri mucchi, più grandi dei primi, e si ricoprivano di paglia e tegole.

Da secoli l’estrazione del sale era occupazione riservata quasi esclusivamente agli ex-galeotti, ma proprio nel 1893 la Compagnia delle saline aveva assoldato 600 italiani e 150 francesi, anche se di questi ultimi se ne erano presentati 800, gli italiani vennero preferiti perchè pur di lavorare accettavano una paga sensibilmente inferiore rispetto ai francesi.

La giornata di lavoro durava undici ore, dalle sei alle sei con un’ora di riposo per asciugarsi, mangiare un pezzo di pane. Il lavoro era a cottimo. Uno bravo poteva fare fino a 12 franchi, ma molto dipendeva dalla squadra, infatti gli operai erano organizzati in squadre e le squadre erano organizzate per nazionalità. Se si rallentava il ritmo era l’intera squadra a perderci, e allora il salario poteva scendere a 9 franchi.
Se una squadra francese intralciava una squadra italiana, gli italiani facevano luccicare i coltelli.
Gli italiani venivano in prevalenza dal Piemonte, ma anche dalla Lombardia, dalla Liguria, dalla Toscana.

barnaba-morte-italiani-libro_106367Il 16 agosto del 1893, a poche ore dall’inizio, accade che un uomo litiga con un altro uomo. Sono un francese e un italiano. Poi ancora un litigio. Ancora un una volta tra un italiano e un francese. Durante l’ora di pausa uno degli italiani, uno di Torino, si alza, s’asciuga il sudore della fronte e si dirige verso una tinozza d’acqua dolce. L’uomo slega il fazzoletto dal collo e lo immerge nella tinozza. Ha bisogno di refrigerio, di acqua dolce, ma l’acqua dolce in quell’ambiente è preziosa. Uno dei francesi, gli dice qualcosa. Il torinese che dice che se ne infischia di lui e dei suoi compagni. E scoppia la rissa, si brandiscono coltelli, pale. Il torinese, che con il coltello ci sa fare, ferisce uno degli uomini che lo hanno aggredito.
Poi accade che un francese lancia una pietra nella baracca degli italiani. Allora una delle baracche in cui dormono i francesi viene circondata dagli italiani.
Qualche operaio francese riesce a correre via, verso la città, verso Aigues-Mortes per informare le autorità di polizia. Il giudice di pace viene informato dei fatti.
In città, intanto, si sparge la voce di un massacro compiuto dagli italiani.
Scatta la psicosi collettiva alimentata dalla xenofobia. Così si organizza una folla. Gli operai italiani, ora sparsi per le stradine del centro di Aigues-Mortes, corrono e si nascondono.
Verso le tre del pomeriggio il banditore verrà ingaggiato per bandire gli italiani, e una folla inferocita di francesi lo seguirà urlando lungo i vicoli della città del sale.
Le forze dell’ordine è come non esistessero. In città, a quell’ora, ci sono solo sei gendarmi e quindici doganieri a fronteggiare un migliaio di francesi scatenati nella caccia all’uomo, presi a sassate, sgozzati o trafitti dai forconi. Donne, ragazzini e adulti si lanciano sui corpi. Ci sono anche i cecchini, piazzati dietro agli alberi. Cadono in molti, quel giorno, nella notte e l’indomani. Colpiti dalle pallottole, dalle pale. Tutti coloro che si fermano vengono uccisi.

Maurice Terras, il primo cittadino del paese, dopo avere ottenuto che i padroni delle saline, sotto il crescente rumoreggiare della folla, licenziassero gli immigrati fece affiggere un comunicato: “Il sindaco della città di Aigues-Mortes ha l’onore di portare a conoscenza dei suoi amministrati che la Compagnia ha privato di lavoro le persone di nazionalità italiana e che da domani i vari cantieri saranno aperti agli operai che si presenteranno. Il sindaco invita la popolazione alla calma e al mantenimento dell’ordine. Ogni disordine deve infatti cessare, dopo la decisione della Compagnia“.

Non fu così e alla fine, ufficialmente ci furono quattordici morti di cui nove sono stati riconosciuti. Le testimonianze però parlano di cifre diverse. Tra i cinquanta e i novanta, morti nei letti dei fiumi, morti sul sale,.morti nelle baracche, morti in città.

Il secondo manifesto, fatto affiggere dal Sindaco dopo la strage, recita: “Gli operai francesi hanno avuto piena soddisfazione. Il sindaco della città di Aigues-Mortes invita tutta la popolazione a ritrovare la calma e a riprendere il lavoro, tralasciati per un momento. (…) Raccogliamoci per curare le nostre ferite e, recandoci tranquillamente al lavoro, dimostriamo come il nostro scopo sia stato raggiunto e le nostre rivendicazioni accolte. Viva la Francia! Viva Aigues-Mortes!“.

Maurice Barrès in un articolo dal titolo “Contre les étrangers” pubblicato su Le Figaro, scrisse: “il decremento della natalità e il processo di esaurimento della nostra energia (…) hanno portato all’invasione del nostro territorio da parte di elementi stranieri che s’adoprano per sottometterci” e Le Mémorial d’Aix scrisse che gli italiani: “presto ci tratteranno come un Paese conquistato” e “fanno concorrenza alla manodopera francese e si accaparrano i nostri soldi“, e “la presenza degli stranieri in Francia costituisce un pericolo permanente, spesso questi operai sono delle spie; generalmente sono di dubbia moralità, il tasso di criminalità è elevato“, e La Lanterne scrisse: “Contro un’orda di affamati che a casa loro languiscono nella miseria” proprio come ci capita di leggere troppo spesso su Facebook a proposito dei migranti in transito per l’Italia.

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Cerchi lavoro ? Nonostante i tempi, qui assumono !

E a tempo indeterminato !

Traduzione del testo dello spot in italiano:

“Quante promesse ti hanno fatto?
Quante non se ne sono realizzate?
Io non ti prometto uno stipendio alto.
Ti prometto un posto fisso.
Non ti prometto che sarà sempre come il primo giorno.
Ti prometto che non ti mancheranno mai le forze.
Non ti prometto che tutti i tuoi colleghi resisteranno.
Ti prometto che si può arrivare fino alla fine.
Non ti prometto persone importanti.
Ti prometto persone che non sanno quanto valgono.
Non ti prometto che faranno caso a ciò che dici.
Ti prometto che lo vorrai ripetere molte volte.
Non ti prometto la comprensione di quelle che ti circondano.
Ti prometto che saprai che hai fatto il giusto.
Non ti prometto che ti chiederanno aiuto.
Ti prometto che avranno bisogno di te.
Non ti prometto una decisione facile.
Ti prometto che non te ne pentirai mai.
Non ti prometto un lavoro perfetto.
Ti prometto di far parte di un progetto indimenticabile.
Non ti prometto che raccoglierai sempre risultati.
Ti prometto che il tuo lavoro darà molti frutti.
Non ti prometto che avrai grandi lussi.
Ti prometto che la tua ricchezza sarà eterna.
Non ti prometto che riuscirai sempre ad essere coraggioso.
Ti prometto che il tuo amore sarà più forte della paura.
Non ti prometto che potrai chiudere con il dolore, la sofferenza e l’ingiustizia.
Di prometto che ovunque sarai potrai confidare nella speranza.
Non ti prometto il riconoscimento da parte del mondo.
Ti prometto che le tue parole saranno incisive.
Non ti prometto certezze umane.
Ti prometto la certezza di quello che hai scelto.
E ti prometto che darai da mangiare al mondo.
Unirai cuori.
Aiuterai i sofferenti.
Cresimerai coloro che vogliono essere forti.
Sperimenterai con loro la vera felicità.
Immergerai gli uomini nella verità.
E sarai sacerdote, testimone di Gesù Cristo.
Non ti prometto una vita di avventure.
Ti prometto una vita appassionante.

*** PS – Questo video, realizzato e diffuso in Spagna per la “Campagna del giorno del Seminario” dalla “Comisión Episcopal de Seminarios y Universidades” della “Conferencia Episcopal Española” in Italia ho qualche dubbio che in questa forma, al limite della “ricerca di personale”, potrebbe essere considerato legale, in quanto evidentemente, la medesima ricerca,  rivolta solo a persone di sesso maschile.

Italiani, come va il PIL ?

Andamento del PIL italiano

Andamento del PIL italiano

Vi basti al momento sapere che questo è il grafico dell’andamento del PIL italiano dal 1980 al 2010.
Tanti governi si sono succeduti in questi trenta anni. Governi di pentapartito, di emergenza, di destra di centro, di sinistra, e guidati da politici, tecnici e salvatori della patria.

Eppure il grafico certifica senza possibilità di dubbio il continuo, certo ed inesorabile declino di questo paese.

Eppure in questi trenta anni sono state individuati di volta in volta tanti “nemici della crescita”, dalla scala mobile, all’alto costo del lavoro, alla mancanza di flessibilità .

Eppure nonostante i blocchi, della scala mobile e delle dinamiche salariali, e la precarizzazione e la continua erosione dei diritti acquisiti dai lavoratori nei decenni precedenti il risultato tuttavia è questo, ed è da ritenere che la discesa non sia finita !

I nuovi “medici” ora dicono che sono necessari licenziamenti ed ulteriore precarizzazione.

C’è ancora qualcuno che è disposto a crederci ?

Tutto fa pensare di si !

Tuttavia per coloro che vogliono saperne di più consiglio la lettura di questo articolo che mi auguro aiuterà a comprendere perchè in realtà non siamo dentro una crisi più o meno congiunturale, ma dentro i cambiamenti sistemici propri di una fase storica.

E per quelli che masticano l’inglese quest’altro pezzo.

Ecco, la crisi è a questo punto, parola di Romano Prodi

Così siamo diventati il bersaglio dei mercati

ROMA – Da anni i mercati ballano, da anni la speculazione impazza, da anni si pensa a grandi riforme del sistema bancario e finanziario mondiale e non accade nulla. L’opinione pubblica se la prende con quattro o cinque «cattivi», cioè con le grandi banche internazionali che, nella speculazione, hanno più goduto che sofferto.

Questa irritazione è giusta ma il problema è assai più vasto e più grave. Si calcola infatti che oggi vi siano oltre 12 mila miliardi di euro parcheggiati nel sistema bancario «ombra», cioè in fondi non controllati e non regolamentati o regolamentati in modo insufficiente. Questi fondi per definizione lavorano a breve, cioè corrono incessantemente di qua o di là e sfruttano la cosiddetta «leva finanziaria» mobilitando quantitativi di denaro molto superiori a quelli che posseggono. Con uno scommettono su cento.

È noto che nelle scommesse si punta sull’aspettativa del risultato e il risultato è più sicuro quando gli operatori finanziari «ombra» si muovono in gregge, con la dimensione e la velocità che l’automatismo dei moderni sistemi di informazione rende possibile. In poche parole i loro computer scattano tutti insieme, comprano e vendono gli stessi titoli e forzano in tal modo il compimento delle aspettative. Un processo che viene magistralmente sintetizzato nell’ultimo documento del Pontificio consiglio della Giustizia e della Pace, in cui si condanna un sistema che tende a «minimizzare il valore delle scelte dell’individuo umano concreto che opera nel sistema economico-finanziario, riducendo queste scelte a mere variabili tecniche».

Mi rendo conto che sono stato costretto a descrivere il funzionamento di un sistema finanziario internazionale degradato e deteriorato. Un sistema che provoca crescenti ingiustizie tra ricchi e poveri spostando tutto il reddito verso il capitale (e chi lo gestisce) e non verso il lavoro. Un sistema che impoverisce l’intera economia mondiale togliendo immense risorse al cammino produttivo dell’economia stessa. Un sistema in cui i cervelli migliori vengono impiegati nelle banche d’affari per scommettere e non nelle imprese o nei laboratori per produrre o per innovare. Se queste risorse fossero dirette verso investimenti produttivi faremmo ben presto ad uscire dalla crisi. Purtroppo le cose non stanno così: siamo entrati in crisi per opera di questo capitalismo speculativo e non riusciamo a uscirne per lo stesso motivo.

In questo capitalismo estremo la scommessa del computer diventa addirittura un gioco quando si punta su un bersaglio grande, debole e lento a muoversi, quando cioè si spara sulla Croce Rossa. Tutto ciò spiega con la massima chiarezza perché il sistema bancario «ombra» abbia scelto come principale bersaglio l’Italia e non la Spagna, nonostante la nostra economia sia molto più robusta e il nostro deficit molto inferiore. Deve fare riflettere il fatto che, anche se in Spagna la disoccupazione supera il 21%, i buoni del Tesoro degli amici iberici sono acquistati a tassi di interesse molto inferiori ai nostri.

Questo si spiega solo con il fatto che, indicendo con prontezza nuove elezioni, la Spagna ha dato prova di volere affrontare alle radici il problema del futuro e ha, almeno temporaneamente, posto freno alle aspettative negative. Non si sa quanto questo possa durare ma il botteghino delle scommesse in Spagna è temporaneamente chiuso.
In Italia invece, proprio mentre si pensava di tornare da Bruxelles rassicurati da una rinnovata solidarietà europea, si è dovuto assistere alla peggiore asta dei Buoni del Tesoro decennali da quando esiste l’euro, con tassi che hanno superato il 6 per cento. La Bce continua ad aiutarci ma, di fronte elle aspettative negative da parte dei fondi che corrono per il mondo, non c’è Bce che tenga.

Ci vorrebbero gli eurobonds perché, con la loro grande dimensione e la solidarietà dell’Europa, fornirebbero a tutti una protezione insuperabile. Gli eurobonds però non ci sono e, nonostante i passi in avanti dell’ultimo vertice di Bruxelles, non ci saranno per un pezzo perché, nell’attuale stagione politica, la solidarietà europea continua ad essere tardiva e insufficiente di fronte alle dimensioni della crisi.
Dobbiamo quindi essere soprattutto noi italiani, con una strategia credibile, a fare cambiare bersaglio ai grandi scommettitori. Non è compito delle presenti riflessioni indicare se questo necessario cambiamento debba esprimersi attraverso nuove elezioni o attraverso un nuovo governo, ma è indubitabile che la fiducia del sistema finanziario internazionale nei confronti del governo esistente è impossibile da ricostruire. Anche se le frecce vengono tirate da mano indegna è saggio e doveroso spostarsi dal bersaglio.

Romano Prodi

da Il Messaggero

NB. – il neretto è di Diarioelettorale

A proposito della protesta di Paola Caruso, ancora una volta con parole di altri

piti scrive: 17 novembre 2010 – 12:51:04

“Di offensivo c’è come si fanno leggi ipocritamente volte a sfruttare e ricattare chi lavora e poi lo si nega. E non sono parole da rottame leninista. Se anche il governatore di Bankitalia dice che il precariato è eccessivo, non credo sia per sue antiche nostalgie da descamisado.
In realtà, una parte non marginale della sottrazione di diritti ai lavoratori è frutto di un odio di classe totalmente svincolanto dalle necessità di gestione d’impresa.
Poi, ci sono quelli che più li freghi e più dicono che va bene e non ci sono altenative. E’ un modo come un altro per tutelarsi psichicamente, sposare il punto di vista della pallottola che ti sta per colpire.
Dopodichè, di Paola Caruso so zero, e magari è una mitomane millantatrice, ma ciò che denuncia è sacrosanto.”

commento al pezzo di Marco Simoni “Paola Caruso e l’emergenza nazionale” su “Il Post

A proposito del messaggio del Papa alla Gioventù: avevamo visto giusto !

infatti relativamente a quanto avevamo scritto qui, oggi Il Corriere conferma:

“AVVENIRE”: «MESSAGGIO SPACCIATO COME UN INVITO ALLA PRECARIETÀ»
Il Papa e la polemica sul posto fisso: «Altri esaltano mobilità dei giovani»

Benedetto XVI critica le interpretazioni date dai media al suo intervento: «La Chiesa dice di essere radicati e saldi»

Benedetto XVI (Ansa)MILANO – Benedetto XVI non ha gradito le interpretazioni date dai media al suo messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù 2011, estrapolando una frase che accennava al tema del posto fisso. Se non la Chiesa, «chi oggi propone ai giovani di essere “radicati e saldi”? Piuttosto si esalta l’incertezza, la mobilità, la volubilità – spiega Benedetto XVI -. Tutti aspetti che riflettono una cultura indecisa riguardo ai valori di fondo, ai principi in base ai quali orientare e regolare la propria vita».
RADICI – «In realtà – aggiunge il Pontefice – io stesso, per la mia esperienza e per i contatti che ho con i giovani, so bene che ogni generazione, anzi, ogni singola persona è chiamata a fare nuovamente il percorso di scoperta del senso della vita. Ed è proprio per questo che ho voluto riproporre un messaggio che, secondo lo stile biblico, evoca le immagini dell’albero e della casa». Secondo il Papa, «il giovane, infatti, è come un albero in crescita: per svilupparsi bene ha bisogno di radici profonde, che, in caso di tempeste di vento, lo tengano ben piantato al suolo».

AVVENIRE – Anche il quotidiano Avvenire, in un editoriale del direttore Marco Tarquinio, stigmatizza gli articoli dei giornali in cui «il messaggio del Papa viene spacciato come un invito alla precarietà». Nella lettera ai giovani, ricorda il quotidiano della Cei, il Papa «accenna alla domanda del posto di lavoro e di un terreno sicuro sotto i piedi, sottolinea che allo stesso tempo la gioventù rimane comunque l’età in cui si è alla ricerca della vita più grande. Allo stesso tempo. Tra virgolette». Inoltre, il Pontefice parla del «lavoro come problema grande e pressante», un concetto che – denuncia Avvenire – nelle cronache «scompare».

INGIUSTIZIE – Futuro dei giovani, ingiustizie sociali e crisi occupazionale sono stati i temi al centro della Preghiera dei fedeli alla messa celebrata dal Papa a Carpineto Romano: «Per il nostro Paese che sembra incapace di formare alla vita, specialmente le giovani generazioni», «per il mondo di oggi, segnato come ai tempi di Leone XIII da nuove e stridenti ingiustizie sociali ed economiche». Si è pregato poi «per la difficile situazione occupazionale che attraversa la Ciociaria, perché i responsabili della cosa pubblica e delle imprese sappiano trovare soluzioni adeguate sempre nella dignità della persona». Infine, si è pregato per le vocazioni e per il Papa.

da Corriere.it

L’ Italia è un paese in cui si manipolano anche le parole del Papa

Parecchi quotidiani, anche tra i maggiori, e tra questi “La Repubblica” e “La Stampa” portano oggi nei loro titoli questa affermazione “Il posto fisso non è tutto, cercate Dio“, (La Stampa) e “Papa ai ragazzi: il “posto fisso” non è tutto“, (La Repubblica), con riferimento al messaggio di Papa Benedetto XVI ai giovani in occasione della Giornata mondiale della gioventù.

L’affermazione attribuita al Papa è una gigantesca bufala.

Da una mia piccola indagine (seguita all’ovvia indignazione di fronte a siffatta affermazione) risulta che a lanciare la bufala è stata l’ANSA che ha titolato in questa maniera errata, “Papa a giovani: posto fisso non e’ tutto, cercate Dio“, ponendo tra virgolette ciò che nel messaggio non è espresso affatto in questa forma, ne tanto meno ha anche solo lontanamente il significato che chi legge è portato ad attribuire a quelle poche ma essenziali parole.

Per la precisione nel messaggio non esiste affatto la parola “fisso”, se non come parte della parola “Crocifisso” ed il senso stesso del ragionamento intorno al lavoro è tuttaltro che ciò che si lascia intendere con quei titoli.

Naturalmente dovete provare per credere, il messaggio integrale originale lo trovate qui: L’Osservatore Romano

Sarebbe interessante a questo punto capire se chi ha lanciato la bufala lo ha fatto per pura e semplice sciatteria o intenzionalmente in una consapevole opera di disinformazione tesa a far passare l’idea che anche la Chiesa appoggia le politiche di precarizzazione del lavoro propugnate in Italia sia dalla destra “populista” che è oggi al governo, che dalla destra “cosidetta seria” che aspira a sostituirla.

A che punto è la notte ?

Non ho nemmeno voglia di commentare ulteriormente il rituale “fuori di testa” del Presidente del Consiglio, ne spendere le solite trite e ritrite considerazioni sull’assenza di scrupoli e di senso della legalità di quest’uomo.
Per quanti fossero interessati dò solo due link a due articoli non de “La Repubblica” o de “L’unità”, ma di quell’altro pericoloso e sovversivo foglio che è il “Corriere della Sera”. I link sono questo e questo e mostrano da un lato l’inadeguatezza al ruolo di statista dell’uomo e dall’altro in che misura l’azione di governo sia ormai assorbita in maniera esclusiva dalle proprie personali vicende.

Nel frattempo l’Istat ci informa che almeno 11 milioni di cittadini italiani sono disinteressati alle vicende politiche. Sondaggi, studi e analisi indicano poi che il primo problema per gli italiani è di gran lunga il lavoro, la sua mancanza, la perdita di fiducia delle famiglie nel futuro, la percezione dell’assenza di ogni e qualsiasi disegno strategico per la ridefinizione del ruolo economico dell’Italia nell’ambito dei cambiamenti necessari indotti dalla globalizzazione.
Ma su questi temi centrali si assiste alla assenza di iniziative da parte del governo e a una complessiva deresponsabilizzazione di tutte le forze politiche.

Il cittadino, alla disperata ricerca di interlocutori su questi problemi, continua a non trovarli. Deluso ma non rassegnato, rimane li a chiedersi, a che punto è la notte ?

Riforme, riforme, riforme !

Da Roma a Palermo, da destra a sinistra, da Nord A Sud (isole comprese) è tutto un proclamare volontà di riforme. E non da ora. Chiunque in questi anni della “transizione al peggio”, sia arrivato al governo del paese non ci ha risparmiato la sua gran bella dose di proclami riformatori.
In verità, e sono già ben quindici anni dalle prime elezioni post “prima repubblica”, non è che di riforme questo paese ne abbia visto tante, ne che quelle poche o molte realizzate abbiano dato segni tangibili di cambiamenti in positivo di questo paese.

Le numerose riforme elettorali (trascurando i parziali benefici effetti in ambito locale) ci hanno consegnato un sistema semi-feudale di nomina dei deputati da parte dei capipartito, che è quanto di peggio sia stato mai prodotto nelle moderne democrazie occidentali per la selezione della classe dirigente.

Naturalmente la riforma è stata realizzata a maggioranza, ma con un non tanto sotterraneo accordo bipartisan con il principale partito di opposizione.

Le numerose riforme del mercato del lavoro (leggasi precarizzazione del lavoro), realizzate in principio dai governi di centrosinistra all’insegna dell’incremento della produttività ma proseguite con ancor più convinzione dai governi di centrodestra hanno generato ad oggi il massimo della disoccupazione in termini assoluti ed in tutte le aree del paese e azzerato le speranze di un lavoro vero e retribuito per generazioni di giovani condannati dalle mille forme assunte dal lavoro precario.

Le numerose riforme tese alla semplificazione delle procedure amministrative ed ad un moderno funzionamento della macchina burocratica dello Stato, delle regioni e degli enti locali, ad onta dei proclami del Bersani (liberalizzazioni) o del Brunetta (produttività della pubblica amministrazione) di turno, hanno continuato a dare esiti insignificanti per il cittadino comune e spesso hanno creato ulteriori complicazioni e vessazioni.

E l’elenco potrebbe continuare con Ricerca, Università, Scuola o Sanità per limitarci ai settori chiave per la vita e lo sviluppo.

“Riforme” solo un altro caso di “banalizzazione del termine”.

Vittorio Sgarbi assegna a Graziano Cecchini anche la delega alla Giustizia

Una nota Adnkronos ci informa che il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi, ha assegnato a Graziano Cecchini, già “assessore al Nulla” nella sua giunta, anche la delega alla Giustizia.

La decisione è maturata dopo che la magistratura ha condannato ieri Cecchini ad 8 mesi di reclusione per interruzione di pubblico servizio, il 16 gennaio 2008, quando, facendole scendere dalla scalinata di Trinità dei Monti, lanciò in Piazza di Spagna circa 500 mila palline colorate in un blitz pop-art.

Le palline di diverso colore, giallo verde e rosso invasero la piazza e determinarono l’interruzione del traffico degli autobus che quotidianamente percorrono quei luoghi.

Grottesca e assurda“, definisce Sgarbi la condanna del suo assessore.

Secondo il critico d’arte, Cecchini avrebbe dovuto invece essere premiato per avere fatto l’opera d’arte più importante in Italia, e riconosciuta al mondo, del Nuovo secolo e millennio: l’ arrossamento della Fontana di Trevi, finalmente tornata alla vita (d’altra parte, le mestruazioni, ne sono il segno) dopo essere stata soffocata dal turismo”.

Per Sgarbi, “il gesto di Cecchini fu letteralmente “fu-turista”, inquadrandosi nelle celebrazioni del Futurismo da intendersi anche come “Fu-Turismo”.
La condanna di Cecchini è una grave censura all’arte e una condanna della libertà, ma ringrazio la magistratura di Roma che ha ridato rilievo all’opera di Cecchini esposta nel Museo della Memoria, valorizzandola e fornendomi uno stimolo.
Da tempo – conclude il primo cittadino di Salemi – pensavo di ridurre a Cecchini le deleghe dell’assessorato al Nulla, per eccesso di impegno creativo”.

In virtu’ della condanna ad 8 mesi per avere creato un’opera d’arte globale e totale, Graziano Cecchini, e’ nominato assessore al Nulla e alla Giustizia.”

A quando la nomina di Sergio Cofferati “assessore al lavoro” ?