Sospesi tra il dire ed il fare abbiamo fatto il nove di novembre 2014

Nel frattempo che “gli anni passano, i bimbi crescono, le mamme imbiancano *” noi ci godiamo lo spettacolo solenne e magnifico dell’immobilità !

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* La citazione è tratta dalla celebre canzone “Tutte le mamme” presentata al Festival di Sanremo del 1954, qui nell’esecuzione di Giorgio Consolini.

Per ulteriori informazioni sul porto di Castellammare del Golfo invece e sulle vicende relative alla sua costruzione, cliccate
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“Uno di questi ha una cava a Castellammare e dice di essere già a posto”

Non è che si stia parlando di stretta attualità (ma visto che si parla anche di CO.VE.CO forse si), ma era il primo febbraio del 2008 quando Alessandra Ziniti in un articolo su “La Repubblica“, relativo agli interessi dei Lo Piccolo citava un appunto rinvenuto dagli investigatori e relativo ai lavori del porto di Castellammare: “Lavoro porticciolo di Castellammare è di 24 milioni. Le imp sono Stf – Co.Ve.Co – Co.ge.m. Uno di questi ha una cava a Castellammare e dice di essere già a posto“.
I lo piccolo Salvatore e Sandro, padre e figlio erano finiti in manette nel novembre del 2007 sorpresi dalla polizia in una villetta a Giardinello, tra Cinisi e Terrasini, nel palermitano. Salvatore Lo Piccolo, latitante dal 1983, era ritenuto all’epoca al vertice di Cosa Nostra palermitana e non solo. Con loro tra gli altri fu catturato quel Gaspare Pulizzi che di li a poco sceglierà di collaborare con gli investigatori e di cui avete potuto leggere dichiarazioni relative ai lavori del porto di Castellammare qui.

Le mani di Lo Piccolo sugli hotel
Prusst, appalti comunali, finanziamenti regionali. La holding imprenditoriale che faceva capo a Salvatore Lo Piccolo lavorava in tempo reale e con meccanismi collaudati. E al boss non era certo sfuggito il business dei tanti alberghi progettati o in via di realizzazione in città e nell’ intera provincia. Nel suo archivio, al quale da quasi due mesi lavora alacremente il pool di magistrati (Domenico Gozzo, Gaetano Paci e Annamaria Picozzi), coordinato dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo, se ne trova più di una traccia. A uno dei suoi uomini soprannominato “Trottola”, Lo Piccolo, ad esempio, aveva affidato il compito di seguire l’ iter di realizzazione di un albergo il cui progetto è incluso in uno degli ultimi Prusst approvati. «Il signor Alagna per albergo vicino la statua della libertà», è l’ appunto annotato in un “pizzino” nel quale c’ è un riferimento anche ad un lavoro fuori provincia, l’ acquedotto di Gela. E basta controllare i progetti di nuovi alberghi approvati in città per trovare puntuale riscontro in un hotel a quattro stelle che la società “Nuovi Orizzonti II” deve realizzare in un’ area compresa tra Piazza Vittorio Veneto e via Croce Rossa, appunto “vicino la statua della libertà”, come scritto nel “pizzino”. Con il titolare di un vecchio albergo dell’ hinterland, invece, gli uomini del boss avevano qualcosa a che dire per via di una nuova iniziativa sfuggita al loro controllo. Ecco l’ appunto: «Ma in che rapporti ci siete con il proprietario dell’ hotel Porto Raisi? Perché sta facendo un fabbricato a Malaspina e fa discorsi da sbirro». Così, i picciotti del racket definiscono chi pensa di respingere le loro richieste. Ed ecco infatti subito dopo esplicitato il “problema” da risolvere. «Un certo Marchese sta facendo un fabbricato a Malaspina e quando i ragazzi gli hanno detto che si doveva mettere a posto voleva chiamare i carabinieri». A Sandro Lo Piccolo, invece, viene posto un altro problema su un altro albergo, questa volta a San Vito Lo Capo, di pertinenza di un costruttore palermitano. «Per figlioccio Sandro», è l’ intestazione dell’ appunto poi cancellato con delle croci come se fosse già stato “evaso”: «Chiedere al costruttore Amato di Corso Calatafimi il perché non gli ha voluto più affittare l’ albergo che ci ha a San Vito Lo Capo a quella persona di Resuttano. (ok) a due appartamenti soltanto». Dagli alberghi agli appalti pubblici. I Lo Piccolo erano estremamente aggiornati su tutti i bandi emessi dalle pubbliche amministrazioni, sulle cifre degli appalti e ovviamente sulle ditte aggiudicatarie. Sul progetto di riqualificazione del parco della Favorita, ad esempio, avevano già messo gli occhi come si evince da questo appunto: «Mi. cos. srl + G.C. Costruzioni Società Generali costruzioni S.a.s devono fare nel Parco della Favorita 2,4 milioni di euro per illuminazione, acquedotto, fognatura più la sistemazione dell’ immobile della protezione civile». E sotto, un appunto su ditte e forniture: «Interessa NN. Belm. Mezz. 1 escavatore + 2 camion, attendo risposta». Nel calepino degli esattori ci sono molti altri appalti: «Lavoro porticciolo di Castellammare è di 24 milioni. Le imp sono Stf – Co.Ve.Co – Co.ge.m. Uno di questi ha una cava a Castellammare e dice di essere già a posto».
ALESSANDRA ZINITI”

Castellammare pontili al castello: non è mica finita qui !

Perchè se è pur vero che il sindaco Coppola è “amareggiato” è anche vero che le decisioni conclusive, (revoca, annullamento, diniego ? Perchè qui qualcuno qualcosa ha rilasciato a torto o a ragione con tutte le eventuali conseguenze giuridiche), dovranno essere prese con altra conferenza di servizi il 23 aprile, e sembra di capire che le stesse conclusioni siano condizionate dalla ri-ri-ri-ri-ri-ri-ripresa dei lavori del porto, il che è tutto dire.

Il sindaco Coppola si dice anche “amareggiato per le insinuazioni e le accuse”, nei suoi confronti, “dal gruppo consiliare Cambiamenti”. E conclude: “Il demanio regionale prende atto di quanto convenuto e si impegna a verificare, anche acquisita la certezza della consegna delle aree oggetto di intervento in appalto relativo alla messa in sicurezza del porto, la possibilità di sospendere i procedimenti non ancora conclusi, pertinenti lo specchio d’acqua portuale. Il 23 aprile si terrà un’altra conferenza di servizi dove saranno prese le decisioni conclusive”.“. da GDS.IT

D’altra parte sembra ancora di capire che non essendosi dotato questo Comune del Piano di Utilizzo del Demanio MarittimoPUDM (o almeno a questa conclusione arrivo io da cittadino che ne cerca un qualche segno della sua presenza sul sito istituzionale), l’ARTA è da supporre agisca ai sensi del punto 6 del suo Decreto del 4 luglio 2011 con il quale si stabilisce un regime provvisorio:

6.  Regime  transitorio
Nelle  more  dell’approvazione  dei  piani  di  utilizzo,  ai  sensi  dell’art. 4, legge  regionale n.  15 del  2  dicembre  2005,  nuove concessioni  demaniali  marittime  potranno  essere  rilasciate  previa  sottoscrizione  di  apposita  clausola,  con  la  quale  il  concessionario si  impegni  ad  adeguare  la  propria  struttura  alle  previsioni  del  piano  nei  modi  e  nei  termini  in  cui  sarà  approvato  dall’ARTA,  e  di  non vantare  alcun  diritto  al  rinnovo  del  titolo  concessorio  ove  l’attività  e/o  struttura  che  ne  forma  oggetto  non  risulti  più  prevista  nel  piano  stesso  o  non  sia  più  comunque  compatibile  con  questo.
Le  concessioni  rilasciate  ai  sensi  del  comma  precedente  devono  rispettare  i  parametri  e  le  disposizioni  contenute  nelle presenti  linee  guida.

A prescindere da tutte le altre considerazioni di natura ambientale e storiche è curioso tuttavia come lo stesso decreto, nella parte seconda, la dove fissa gli indirizzi metodologici, raccomandi che:

In  generale,  i  porti  turistici  non  devono  essere  concepiti  e  gestiti  come  posteggi  di  barche  di  proprietà  dei  residenti, ma devono  rappresentare  una  attrattiva  per  incentivare  flussi  turistici  che  accedendo  dal  mare,  inizino  itinerari  di  fruizione  turistica non  limitati  alle  attrattive  costiere,  ma  che  spazino  su  tutti  i  segmenti  che  compongono  l’offerta  turistica  dell’isola,  da  quello culturale,  a  quello  enogastronomico,  dai  circuiti  tematici  alle  tradizioni  etnoantropologiche.

Evidentemente per i funzionari regionali la normativa continua ad essere come la pelle di quelle parti lì… elastica.