Quando si dice essere portatori degli interessi dei più deboli

Il ministro della difesa in carica Ignazio La Russa, durante una conferenza stampa al Salone aerospaziale di Farnborough, annuncia di rinunciare all’acquisto di 25 aerei EUROFIGHTER: “Abbiamo deciso, d’intesa con le forze armate, la riduzione di venticinque Eurofighter’ e cioe’ tutta la cosiddetta tranche 3B, ‘il che vuol dire un risparmio’ per l’erario di ‘due miliardi’”.

Al programma del caccia europeo Eurofighter, che comprende quattro nazioni, partecipa con una quota industriale del 36 per cento, il gruppo Finmeccanica.

Insorge l’opposizione.

“Non abbiamo nulla in contrario alla verifica dei sistemi d’arma: anzi, è proprio ciò che abbiamo chiesto con una recente mozione parlamentare. Tuttavia, non può essere il ministro della Difesa l’unico a decidere cosa tagliare e cosa acquistare“, afferma perentorio Antonio Rugghia, capogruppo del Pd nella commissione Difesa, il quale aggiunge: “La programmazione dei sistemi d’arma è una cosa seria e va discussa all’interno delle scelte sul modello di Difesa che solo il Parlamento è chiamato a prendere”.

Eurofighter ed accessori

Eurofighter Typhoon ed accessori

Quanto amore nel Partito dell’Amore

IL PREMIER INTERVIENE SULL’AGGRESSIONE. E IL MINISTRO:«NULLA DI POLITICO»

Rissa tra i dirigenti del Pdl – Berlusconi invita alla calma
La Russa: «È sottobosco». Podestà: «Si tratta di nervosismi pre-elettorali»

MILANO – «Sarà stata «mezza sberla», come minimizza il ministro Ignazio La Russa. Ma ne è stato informato anche il premier Silvio Berlusconi che, stando a quelli che poi lo hanno sentito, non sarebbe stato contento dell’episodio. Il match avvenuto in viale Monza, che ha avuto per protagonisti il consigliere provinciale Gianni Stornaiuolo e il responsabile dell’organizzazione Doriano Riparbelli, ha lasciato imbarazzi e strascichi polemici. Riparbelli, l’aggredito, continua a tenere la bocca cucita. L’altra sera, però, è andato ad Arcore insieme al fidato consigliere del premier, Giancarlo Serafini, per riferire su quanto accaduto. Berlusconi avrebbe raccomandato di non dare risalto alla vicenda: anche perché, come lui stesso ha ammesso sfogandosi durante il pranzo di domenica per i 90 anni di Don Verzè, già al partito non hanno fatto buona pubblicità le vicende legate agli arresti di alcuni amministratori locali e il pasticcio sulle liste. Figuriamoci le risse.

Il ministro Ignazio La Russa, presente l’altra sera nella sede del Pdl di viale Monza anche se in una stanza diversa da quella trasformatasi in un ring, getta secchiate d’acqua sul fuoco: «Non c’è nulla di politico in quella vicenda, sono cose personali fra di loro». In realtà, stando alle ricostruzioni, l’alterco sarebbe stato scatenato da un rimprovero mosso proprio da La Russa sull’organizzazione di gazebo elettorali e della manifestazione del 25 marzo prossimo. «Assolutamente no — insiste il ministro — anche perché mi sono informato e mi risulta che i due si siano già chiariti e abbiano fatto pace. Sono questioni di sottobosco che non mi interessano e che non minano assolutamente l’unità del partito». Su questo, La Russa è categorico: «Lavoriamo in totale armonia con il coordinatore Guido Podestà e l’alleanza con il presidente Formigoni è saldissima». Anche Podestà, dal canto suo, sceglie la linea del basso profilo pur ammettendo che «all’interno di un partito ci possono essere momenti di tensione, soprattutto quando scatta il naturale nervosismo pre-elettorale». A chi però legge questo episodio come l’ennesima prova del fatto che la fusione fra An e Fi in Lombardia non sia ancora perfettamente riuscita e che ci sia qualche protagonismo di troppo da tenere a bada, Podestà replica seccamente: «Il processo di integrazione va avanti e quanto accaduto l’altra sera è già stato dimenticato».

Elisabetta Soglio 17 marzo 2010

da Corriere.it

Lazio e Lombardia: aspettando il TAR

In Lombardia siamo di fronte ad una lista con un numero cospicuo di firme in meno, nel Lazio addirittura all’assenza della lista, mi chiedo e chiedo a voi persone di buon senso, ma cosa potranno mai dire di diverso da queste due lapalassiane verità, i rispettivi Tribunali Amministrativi a cui Formigoni da un lato, e il Pdl del Lazio dall’altro,  intendono rivolgersi ?

Le sentenze, in entrambi i casi, sono scontate e non potranno che confermare queste due banali verità.

Di fronte al fatto che mancano 250 firme, che la lista non è stata sottoscritta dal numero necessario e sufficiente alla sua presentazione, cosa può dire il Tribunale Amministrativo ? Intanto ammetto la lista e poi dopo le elezioni si vedrà ?  Questo sì sarebbe un atto eversivo, visto che è la legge a prevedere, senza eccezione alcuna, un numero ben determinato di firme regolari per l’ammissione della lista.

Di fronte al fatto che una lista non è stata presentata, che non è stato redatto nessun verbale di consegna entro il termine fissato, in definitiva che la lista per cui è stato presentato il ricorso, agli atti non esiste, cosa mai potrà stabilire di nuovo il Tribunale amministrativo ?

In funzione di porre riparo a quale imgiustizia e di chi insomma i Tribunali amministrativi dovrebbero agire, se hanno fatto tutto da soli, dalle firme non valide alla mancata presentazione della lista nei tempi fissati, gli stessi ricorrenti ?

In un paese serio, in una democrazia matura di tradizione occidentale, si va alle elezioni senza drammi, e chi ha sbagliato provvede serenamente a mettere in atto le opportune contromisure per non sbagliare in futuro.

In Italia invece, tocca leggere che un tizio, il quale ha la reponsabilità del Ministero della Difesa dichiara: ” Non rispondiamo delle nostre azioni”, e ti chiedi allora che paese siamo e in che mani siamo.

Il ministro della difesa Ignazio La Russa: “Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto.”

“Non vorrei fare la parte dell’eversivo – dice il ministro della Difesa Ignazio La Russa – ma lo dico chiaro e tondo: noi attendiamo fiduciosi i verdetti sulle nostre liste, ma non accetteremo mai una sentenza che impedisca a centinaia di migliaia di nostri elettori di votarci alle regionali. Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto”.

Dopo queste dichiarazioni daparte del Ministro della Difesa della Repubblica Italiana, in un paese normalmente democratico, l’opposizione politica ne avrebbe chiesto le dimissioni in parlamento e il Presidente della Repubblica lo avrebbe convocato immediatamente per chiarimenti.

Ma si sà non siamo affatto un paese normalmente democratico !