Castellammare del Golfo – Sequestrato l’impero del “cassiere” della mafia

L’imprenditore Saracino. raggiunto da provvedimento per 20milioni di beni, è in carcere dal 2004

Castellammare del Golfo (Tp), 05.03.2010 – Il “cassiere” della mafia castellammarese, ma anche il “ministro” dei Lavori Pubblici e delle “Finanze” delle cosche di Castellammare ed Alcamo. Questo secondo i giudici che lo hanno condannato in via definitiva è stato l’imprenditore Mariano Saracino, 63 anni, che adesso è stato raggiunto da un provvedimento di sequestro di beni per 20 milioni di euro. L’esecuzione è legata al pronunciamento del Tribunale delle misure di prevenzione di Trapani, a censire i beni e a provarne la provenienza illecita sono state le indagini della Dia (direzione investigativa antimafia) di Trapani, coordinate dalla Procura antimafia di Palermo. Saracino era stato raggiunto da due distinte richieste di sequestro, quella per l’appunto della sezione di Trapani della Dia e l’altra avanzata dal pool di magistrati della Dda di Palermo che fanno parte del dipartimento di criminalità economica coordinato dal procuratore aggiunto Roberto Scarpinato.

Il sequestro ha riguardato ditte individuali e società di capitali, appezzamenti di terreno, fabbricati, veicoli industriali, autovetture, denaro liquido posto su conti correnti. Cemento, edilizia, immobili, residenze estive, costituivano l’impero dell’imprenditore che è in carcere dal 2004, da quando è diventata definitiva la sua condanna a 10 anni per associazione mafiosa.I sigilli sono stati apposti al 30 per cento del capitale sociale non chè al complesso dei beni aziendali della Calcestruzzi Castellammare srl, di Castellammare del Golfo; al capitale sociale e al complesso dei beni delle società Scopello Costruzioni, Cosi e Del Ponte, tutte operanti nel settore delle costruzioni edili di Castellammare del Golfo; al 49 per cento della società Cereve snc, operante nel settore della revisione e riparazione di veicoli industriali; l’intero patrimonio della società Maxim’s Bar di Filippazzo G. & c. snc di Castellammare del Golfo (somministrazione alimentare); alle imprese intestate allo stesso Saracino e alla moglie Caterina Sottile operanti nei settori edile e agricolo; ad otto appartamenti, dieci unità immobiliari destinate ad attività commerciali ed uffici ubicati a Castellammare nonchèp a venti unità immobiliari destinati a magazzini e depositi di vario genere detenuti in diverse località del trapanese, ed ancora sei villini che si trovano nella zona residenziale di Scopello, 30 terreni molti con destinazione urbanistica edificabile tra Castellammare, Scopello e Guidaloca. Del sequestro fanno altresì parte fondi agricoli con fabbricati rurali sempre nel circondario castellammarese, venti veicoli e conti correnti presso diversi istituti di credito.

Il nome dell’imprenditore Mariano Saracino è legato a diverse indagini antimafia nel tempo condotte nel trapanese (in particolare Arca e Tempesta), finito con il trovarsi a capo di una cordata di imprenditori che dapprima con il sostegno e poi in rappresentanza di Cosa Nostra hanno dato nel tempo l’”assalto” ai lavori pubblici, ma anche garantito alla mafia una serie di copertura, a proposito di latitanze come quelle del calibro dell’ex capo mafia di San Giuseppe Jato Giovanni Brusca

di Rino Giacalone

da Liberainformazione.org

Update

“Nell’ambito dell’operazione condotta stamani, la Dia di Trapani ha sequestrato beni per oltre 20 milioni all’imprenditore di Castellammare del Golfo (Trapani), Mariano Saracino, già condannato per associazione mafiosa. Il provvedimento è stato eseguito su disposizione della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani che ha accolto la richiesta della Dda di Palermo e della stessa Dia. A Saracino sono stati sequestrati quote societarie, imprese individuali, 8 appartamenti, 10 unità immobiliari destinati ad attività commerciali, 20 unità immobiliari destinati a magazzini, 6 villini, 30 appezzamenti di terreno edificabile, 4 fondi agricoli, 20 autoveicoli e disponibilità finanziarie depositate nei diversi istituti di credito.

E’ un legame antico quello fra l’imprenditore di Castellammare del Golfo, Mariano Saracino, e Cosa nostra. Già nella seconda metà degli anni Ottanta Saracino sarebbe stato il punto di riferimento dell’allora reggente del mandamento mafioso Filippo Melodia, di cui avrebbe anche coperto la latitanza. Nell’aprile dell’89 Melodia viene assassinato. Il ruolo di comando passò successivamente nelle mani di Gioacchino Calabrò, Giuseppe Ferro e Antonino Melodia. I rapporti fra Saracino e i nuovi capi sarebbero stati costanti. L’imprenditore viene arrestato la prima volta nell’88 per falsa testimonianza e favoreggiamento nel processo sulla strage di Pizzolungo. Nel 2000 finisce di nuovo in carcere. Secondo l’accusa, aveva fornito rifugio ed assistenza a latitanti del calibro di Giovanni Brusca, Vincenzo Milazzo e Nicolò Scandariato. In immobili di sua proprietà si sarebbero svolti anche dei summit di mafia. Per queste vicende Saracino è stato condannato a due anni con sentenza definitiva. Nel 2001 la richiesta di sequestro preventivo del suo patrimonio viene respinta. Tre anni dopo l’imprenditore viene raggiunto da un terzo ordine di arresto per associazione mafiosa, estorsione e danneggiamenti. I magistrati gli contestano che, attraverso la società Calcestruzzi Castellammare srl e grazie all’intermediazione del boss Giuseppe Ferro, si sarebbe aggiudicato la fornitura del cemento necessario per la costruzione dello svincolo autostradale di Alcamo. Una vicenda per cui è stato condannato a dieci anni di carcere. “Oggi siamo riuciti a chiudere il cerchio investigativo – ha spiegato in conferenza stampa, il capitano della Dia di Trapani, Giuseppe Di Sclafani-. In passato le richieste di sequestro erano state respinte. Mancavano i riscontri necessari che abbiamo trovato con un lavoro lungo e difficile”.”

da Siciliainformazioni

Castellammare turismo: come ci vedono gli altri

“… Se ancora a Balestrate è possibile trovare qualche spiaggia libera, a Castellammare del golfo i lidi hanno colonizzato tutta la costa. ‘Sono venuto con gli amici da San Giuseppe Jato, – racconta Giacomo Incao, operaio di 26 anni – siamo dei veri e propri pendolari del mare. L´acqua è superiore rispetto a Balestrate e i lidi hanno prezzi abbordabili, in media 10 euro per due persone’. A lanciare l´allarme sulla penuria di turisti è Bartolomeo Lanzarone, 43 anni, istruttore di fitness, da Alcamo: ‘Nei giorni feriali qui è raro trovare persone, specialmente forestieri. Mancano le strutture adatte a riceverli‘. Della stessa opinione Annalisa Mirotta, 35 anni, impiegata: ‘Rispetto alla costiera adriatica, dove sono stata in vacanza, mancano i servizi‘. Davide Scarciotta, 40 anni, funzionario, preferisce fare qualche chilometro in più piuttosto che portare la moglie incinta a Mondello: ‘La costa palermitana è invivibile’.

L´unico sito che non ha risentito del calo di turisti è Guidaloca, frazione di Castellammare. Il lido Vida Loca lavora soprattutto nei giorni feriali e, complice la vicinanza con Trapani, è meta privilegiata da molti turisti stranieri. Anche qui il commissariamento del comune ha rovinato la stagione dal punto di vista dell´organizzazione di eventi. Giosuè Miceli, 27 anni, bagnino in vacanza, commenta: ‘Preferisco i ciottoli alla sabbia. Se non fosse per la mancanza di vita notturna, non avrei problemi a dimenticare Mondello». Accoccolati in riva al mare, Roberta Bongiorno, 22 anni, e Antonino Di Giovanni, 26, si godono il suggestivo paesaggio delle scogliera incorniciata dalla macchia mediterranea: ‘Sarebbe un angolo di paradiso – commentano – se ci fosse più attenzione alla pulizia‘ …”

da La Repubblica del 23/07/2008