Sicilia, per la serie “il più sano c’ha la rogna”

Due notizie ci ricordano tra ieri ed oggi che in Sicilia ci sono anche degli imprenditori, e che imprenditori !

1)

13/03/2012 –

Riciclaggio, indagine internazionale: coinvolto un armatore palermitano

Decine di perquisizioni sono in corso in Italia, Spagna, Lussemburgo, Polonia, Finlandia, Dubai e Monaco per una frode fiscale da oltre 100 milioni. L’imprenditore siciliano Pietro Barbaro avrebbe simulato la compravendita di 6 navi dalla Corea

PALERMO. Decine di perquisizioni sono in corso in Italia, Spagna, Lussemburgo, Polonia, Finlandia, Dubai e Monaco nell’ambito di un’indagine internazionale su una frode fiscale e un maxiriciclaggio di oltre 100 milioni di euro. L’inchiesta è coordinata dall’autorità giudiziaria olandese e coinvolge società di vari Paesi europei.L’inchiesta è partita dall’Olanda dove è stata scoperta una società che «vendeva» false fatture ad aziende di tutta Europa – 12 solo in Italia – e, in cambio intascava percentuali sui rimborsi fiscali e sulle somme evase dagli acquirenti.

Gli imprenditori, dunque, facevano risultare costi per acquisti e operazioni mai sostenute – a Palermo ad esempio l’armatore Pietro Barbaro avrebbe simulato la compravendita di 6 navi dalla Corea -, pagavano la società olandese che aveva fatto avere loro le finte fatture, poi spostavano le somme guadagnate in paradisi fiscali come Dubai, la Svizzera e Monaco. Successivamente i soldi «rientravano» in Italia come capitale costitutivo di nuove società.

Un meccanismo complesso che, secondo indiscrezioni, è stato svelato agli inquirenti olandesi da uno dei due titolari della società che vendeva le false fatture dopo che il socio è fuggito all’estero con il denaro ottenuto dalla maxi frode. L’inchiesta in Italia è stata condotta dalla Guardia di Finanza che ha eseguito perquisizioni in Sicilia, Liguria, Toscana, Lombardia, nel Lazio, in Sardegna e in Emilia-Romagna. A livello internazionale l’indagine è stata coordinata da Eurojust.

da GDS.it

2)

In bilico i 5 miliardi di mister Valtur

La Dia: prestanome di Messina Denaro

Passato al setaccio dagli investigatori il patrimonio di Carmelo Patti: secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe emersa “una inquietante sperequazione fra redditi e investimenti”. Chiesto dalla Direzione antimafia il sequestro dei beni

di SALVO PALAZZOLO

Si preannuncia già uno dei processi più movimentati degli ultimi anni, perché la posta in gioco è altissima, quasi da record: cinque miliardi di euro, a tanto ammonta il patrimonio che il direttore della Direzione investigativa antimafia chiede di sequestrare. È l’impero economico di Carmelo Patti, il settantottenne imprenditore di Castelvetrano che dal 1998 è il patron di Valtur, la più famosa azienda italiana del turismo.

Le indagini della Dia di Palermo muovono un’accusa pesantissima nei confronti di Patti: essere referente e prestanome del superlatitante Matteo Messina Denaro, di Castelvetrano pure lui. La prima udienza del processo è fissata per il 20 aprile, davanti alla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani. Si può già immaginare un confronto serrato fra la Procura, da poco guidata da Marcello Viola, e il pool di avvocati difensori.

Ci sono tre collaboratori di giustizia a chiamare in causa il patron di Valtur per presunti rapporti con esponenti mafiosi del Trapanese: Nino Giuffrè, l’ex fidato di Bernardo Provenzano; Angelo Siino, che negli anni Ottanta era il “ministro dei Lavori pubblici” di Cosa nostra; e Giovanni Ingrasciotta, conoscitore di molti segreti del clan di Messina Denaro. Siino sarebbe stato addirittura testimone di un incontro fra il cavaliere Patti e Francesco Messina Denaro, il padre di Matteo.

Negli ultimi mesi gli investigatori della Dia di Palermo hanno passato al setaccio il patrimonio dell’imprenditore siciliano:
secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe emersa “una inquietante sperequazione fra redditi e investimenti”. La Dia aveva sollecitato il sequestro immediato dei beni di Patti, ma il Tribunale non ha accolto la richiesta, ritenendo necessario fissare l’inizio di un procedimento in camera di consiglio.

Per Patti ci sono guai giudiziari anche a Palermo: l’imprenditore risulta indagato dai pm Paolo Guido e Marzia Sabella per favoreggiamento aggravato nei confronti di Messina Denaro. All’indomani del blitz “Golem 2”, nel 2010, subì anche una perquisizione. C’era un elemento, più di tutti, che incuriosiva i magistrati: uno dei collaboratori più stretti di Patti era il fratello della compagna di Messina Denaro, Michele Alagna.

L’impero che la Dia chiede adesso di sequestrare è costituito dalla maggioranza di alcune società che gestiscono una ventina di villaggi turistici della Valtur, ma anche da abitazioni, terreni nella provincia di Trapani e a Robbio, in provincia di Pavia, dove Patti risiede ormai da anni.

Da qualche mese la Valtur è in amministrazione straordinaria: è stata la famiglia Patti a chiederlo al ministro dello Sviluppo economico per far fronte a un pesante indebitamento di 303,6 milioni l’anno, a fronte di un fatturato di circa 200 milioni. Così al timone dell’azienda sono arrivati tre commissari straordinari.

da La Repubblica

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Ad Alcamo in manette il re dei rifiuti

C’è anche l’alcamese Vincenzo D’Angelo, imprenditore del settore dei “rifiuti”, tra i 54 arrestati nell’ambito dell’operazioneGold Plastic” condotta dalla Guardia di Finanza a Taranto ma anche in altre regioni italiane.

Le cinquantaquattro ordinanze di custodia cautelare in carcere, sono state emesse nei confronti degli appartenenti ad un pericoloso sodalizio criminale “transnazionale”, dedito all’illecito traffico transfrontaliero di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, costituiti da materie plastiche, gomma e pneumatici fuori uso».

L’operazione, che ha interessato 13 regioni, costituisce l’epilogo di una attività investigativa avviata nell’aprile 2009 da guardia di finanza e Ufficio doganale, sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il tribunale di Taranto e, successivamente, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce. Gli investigatori, anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e telematiche, hanno ricostruito un traffico illecito di rifiuti speciali esportati dall’Italia verso diversi Paesi del sud est asiatico attraverso 1507 container, per un quantitativo complessivo di circa 34 milioni di chili, pari ad un illecito giro di affari dell’importo di oltre 6 milioni di euro. L’ammontare del traffico è stato determinato contabilizzando sia gli ingenti costi evitati per lo smaltimento dei rifiuti presso siti italiani autorizzati sia per i cospicui compensi percepiti in nero, anche su conti bancari esteri, da soggetti italiani.

Sono state eseguite anche numerose perquisizioni e sequestri preventivi di beni in 21 aziende, per un valore di oltre 6 milioni di euro.

Nei confronti degli arrestati (rappresentanti di società operanti nel settore del recupero e riciclaggio di rifiuti speciali, spedizionieri doganali e agenti di compagnie di navigazione), sono stati ipotizzati i reati di “associazione per delinquere transnazionale finalizzata all’illecito traffico di rifiuti” e “falsità ideologica in atto pubblico”.

La spedizione dei rifiuti speciali avveniva mediante la predisposizione di falsa documentazione commerciale e doganale riportante dati non veritieri in ordine alla tipologia del materiale, al paese di destinazione nonchè all’impianto di recupero finale, compromettendo pertanto la loro tracciabilità a tutela dell’ambiente. Nella maggior parte dei casi i rifiuti speciali non erano stati oggetto di alcun trattamento preliminare e potrebbero essere stati utilizzati come materia prima per la produzione di giocattoli, casalinghi, biberon e prodotti sanitari destinati alla commercializzazione sull’intero territorio nazionale ed europeo».

Sull’operazione “Gold Plastic” e sui precedenti fatti ed inchieste, che hanno visto coinvolto il re dei rifiuti alcamese Vincenzo D’Angelo un ottimo articolo di Rino Giacalone su Malitalia

Scoperto dalla Guardia di Finanza di Alcamo un traffico illecito di rifiuti

Maxi operazione contro il traffico illecito di rifiuti a Trapani

L’inchiesta “Amianto d’oro” ha portato all’arresto di un imprenditore. Le accuse: truffa aggravata, frode nelle pubbliche forniture e traffico di scarti pericolosi.

E ‘stato scoperto oggi in provincia di Trapani un maxi traffico illecito di rifiuti. Arrestato un imprenditore al quale è stata sequestrata l’azienda attiva nel ciclo dello smaltimento dei rifiuti. L’uomo è accusato di truffa aggravata, traffico di scarti pericolosi e frode nelle pubbliche forniture.

Le indagini rientrano nell’ambito dell’operazione “Amianto d’oro”, condotta dalla Guardia di Finanza di Alcamo e coordinata dalla Procura di Trapani. L’inchiesta era stata avviata già un anno fa dalla Tenenza di Alcamo e ha permesso di arrivare nella giornata di oggi all’amara scoperta. Rifiuti tossici e pericolosi venivano smaltiti in maniera illecita.

La ditta era la “Co.S.Mo.” di Emanuele Sanzone, una nota azienda operante nel settore degli scarti in provincia di Trapani. L’eliminazione dei rifiuti veniva attestata, dal 2003, mediante false documentazioni rilasciate dall’imprenditore che, nella realtà, si volatizzavano in luoghi e depositi non autorizzati, come le discariche già sequestrate dai finanzieri nei mesi precedenti. Tra gli scarti pericolosi risulterebbero alcune decine di tonnellate di oli pesanti, idrocarburi e migliaia di tonnellate di amianto.

Lo smaltimento illecito, reso possibile grazie alle operazioni di contraffazione di timbri che riproducevano loghi di alcune ditte autorizzate all’eliminazione dei rifiuti, ha permesso all’imprenditore di conseguire cospicui profitti, derivanti dal risparmio sui costi effettivi per lo smaltimento, con una notevole distorsione delle regole della concorrenza. Tra le gare d’appalto, di doverse centinaia di migliaia di euro a cui Sanzone avrebbe partecipato, ci sarebbero anche quelle di diversi Enti pubblici che avrebbero proprio affidato alla “Co.S.Mo” la bonifica dei rifiuti pericolosi.

La portata e gli effetti degli illeciti commessi sarebbero ancora da valutare sotto due aspetti: sotto il profilo dei danni, spesso irreversibili nell’ambiente e nella salute pubblica, e sotto il profilo del libero mercato e della leale concorrenza.

22/07/2010

da Libero-news