Monti in Asia, prima che sia troppo tardi

Romeo Orlandi

Nella globalizzazione non si possono imputare responsabilità alla concorrenza, alla tecnologia giapponese, alla ricerca coreana, alla manifattura cinese. Sul banco degli imputati va invece posto chi, con poche eccezioni, ha avuto responsabilità di guida e di indirizzo. Invece di studiare i successi asiatici, è risultato più conveniente lanciare allarmi, denigrare la qualità dei prodotti, lamentare il pericolo giallo in qualsiasi paese fosse applicabile.
Dall’altra parte del mondo si studiavano soluzioni, si brevettavano prodotti, si creavano modelli. Non avremmo dovuto imitarli, ma almeno comprenderli. Invece è prevalsa la retorica nazionale del “piccolo è bello”. Paesi con minori tradizioni industriali come la Cina e la Corea inanellavano successi di qualità e quantità, proprio mentre in Italia si teorizzava l’inimitabilità dei nostri beni di consumo e il compiacimento delle economie di nicchia.

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Hat-tip Alberto Forchielli

La jam session virtuale, anche questo è globalizzazione

Otto ragazzi con 5 strumenti musicali da 4 diversi continenti parlando 3 lingue per 1 sola canzone.
Una jam session virtuale con musicisti provenienti da tutto il mondo

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“Tea Party” chiama “Lega Nord”

Alcuni cartelli che possono essere visti nelle proteste dei “Tea Party”.

Creativi e sgrammaticati hanno dato luogo ad un nuovo “slang” della lingua inglese conosciuto come “Teabonics”.

E’ incredible (ma non tanto) quanto le tematiche e gli slogan usati somiglino a quelli della Lega Nord anche nelle imperfezioni linguistiche.

Voi dite che non si chiama ignoranza ma globalizzazione ?

Teabonics

A che punto è la notte ?

Non ho nemmeno voglia di commentare ulteriormente il rituale “fuori di testa” del Presidente del Consiglio, ne spendere le solite trite e ritrite considerazioni sull’assenza di scrupoli e di senso della legalità di quest’uomo.
Per quanti fossero interessati dò solo due link a due articoli non de “La Repubblica” o de “L’unità”, ma di quell’altro pericoloso e sovversivo foglio che è il “Corriere della Sera”. I link sono questo e questo e mostrano da un lato l’inadeguatezza al ruolo di statista dell’uomo e dall’altro in che misura l’azione di governo sia ormai assorbita in maniera esclusiva dalle proprie personali vicende.

Nel frattempo l’Istat ci informa che almeno 11 milioni di cittadini italiani sono disinteressati alle vicende politiche. Sondaggi, studi e analisi indicano poi che il primo problema per gli italiani è di gran lunga il lavoro, la sua mancanza, la perdita di fiducia delle famiglie nel futuro, la percezione dell’assenza di ogni e qualsiasi disegno strategico per la ridefinizione del ruolo economico dell’Italia nell’ambito dei cambiamenti necessari indotti dalla globalizzazione.
Ma su questi temi centrali si assiste alla assenza di iniziative da parte del governo e a una complessiva deresponsabilizzazione di tutte le forze politiche.

Il cittadino, alla disperata ricerca di interlocutori su questi problemi, continua a non trovarli. Deluso ma non rassegnato, rimane li a chiedersi, a che punto è la notte ?