Ancora su “Della cosa loro di Sicilia e della cosa nostra di Salemi”

Torno sull’argomento per segnalare altri elementi di conoscenza ed approfondimento, relativi alle due vicende segnalate nel post precedente.

Il primo elemento è che la figlia dell’assessore regionale Giovanni Ilarda, Giuliana, aveva già lavorato presso un assessorato regionale, quello retto allora dalla ex magistrata, (anche lei come il padre, e poi dici la casta), Agata Consoli, nel suo ufficio di gabinetto e con il precedente governo.
Per cui oggi vi è chi si chiede: “Viene tuttavia trascurato il fatto che Giuliana Ilarda avesse già lavorato, legittimamente, in un ufficio di gabinetto alle dipendenze di un assessore-magistrato, Agata Consoli. Non era certo l’unico congiunto di personaggi influenti. Gli uffici di gabinetto sono ospitali e generosi. E affidare a personale esterno incarichi a tempo determinato che potrebbero essere espletati da dirigenti regionali in servizio non è una consuetudine recente. Ma nessuno ha sollevato la questione in passato. Chissà per quale ragione ?“.

Il secondo elemento di riflessione lo trovate integralmente qui ed è la risposta del Presidente di Sos Italia Libera, Nino Ippolito, al giornalista Rino Giacalone, nel quale Nino Ippolito a parte le ovvie espressioni polemiche sul “giornalismo a tesi“, sulla “vigliacca considerazione fondata sul nulla“, sul “cronista saldamente incollato alla sua scrivania” e infine sulla “supponente ed imbarazzante aurea mediocritas“, contesta le affermazioni non dimostrate di Rino Giacalone:

“Spacciando per veri pressuposti completamente inventati, il cronista fa discernere una serie di considerazioni fuorvianti e volutamente ambigue. L’associazione regionale contro il racket e l’usura “Sos Italia Italia Libera”, costituita a Salemi circa un mese e mezzo fa, non ha mai chiesto l’utilizzo o l’assegnazione di terreni o immobili confiscati alla mafia, men che meno i terreni confiscati al mafioso Salvatore Miceli. Né, del resto, l’associazione ha manifestato l’intenzione di farlo, per il semplice fatto che non è tra i suoi compiti la gestione di terreni o l’esercizio di attività di natura economica.

Se solo Giacalone avesse esercitato il più elementare dovere del lavoro giornalistico, e cioè la verifica e il riscontro delle notizie, avrebbe appreso che i terreni da lui falsamente trasformati in oggetto di interesse da parte dell’associazione, sono stati ufficialmente chiesti in assegnazione dalla “Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus” presieduta da Piero Sardo (che sui terreni ha peraltro già fatto un sopralluogo) con sedi a Firenze e Bra, che intende impiantarvi dei campi sperimentali, e che il Comune di Salemi, già un mese fa, ha scritto alla Prefettura di Trapani manifestando l’intenzione di assegnarli proprio a questa prestigiosa istituzione.”

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Della cosa loro di Sicilia, e della cosa nostra di Salemi

Il caso è quella dell’assessore regionale Giovanni Ilarda e della figlia. La vicenda è stata raccontata dalle Agenzie di stampa e dai giornali ed è quella della assunzione in qualità di dirigente e per chiamata diretta con un contratto quinquennale da 75 mila euro lordi annui nell’ufficio di gabinetto dell’assessore ai Beni culturali Antonello Antinoro, della figlia Giuliana Ilarda 27 anni, dell’assessore regionale alla presidenza, del governo di Raffaele Lombardo l’ex magistrato Giovanni Ilarda.

L’indecenza è che negli organici della Regione siciliana sono già in servizio 2.320 dirigenti cosa questa che è stata oggetto di “osservazione“, a causa del numero, da parte della Corte dei Conti nella recente relazione annuale del 30 giugno 2008 e che quindi non si sentiva proprio l’esigenza di una nuova dirigente, tanto meno all’assessorato regionale ai Beni culturali, dove già prestano servizio 379 dirigenti. Chi deve controllare, verificare e probabilmente dare l’assenso per nuove assunzioni è proprio il papà della neo assunta l’assessore al Personale Giovanni Ilarda.

Dopo la tanta pubblicità data alla notizia infine Giuliana Ilarda, ha rinunciato al posto e ha rassegnato le sue dimissioni.

Il padre invece ha dichiarato udite, udite: “la mia azione di rigore, che ha prodotto in pochi mesi risultati incontestabili, ha toccato il nervo scoperto di chi vuole ancora continuare a massacrare la nostra terra con sprechi e clientele che si alimentano nell’illegalita’ e nel sottosviluppo che ho contrastato e continuero’ a contrastare con ogni forza”.

Da che pulpito.

Raffaele Lombardo infine ha dichiarato:”Giovanni Ilarda e sua figlia Giuliana oggi hanno dato una risposta chiara e indiscutibile a chi ha attentato all’integrita’ del loro nome e ha tentato di gettare ombre sul loro operato: il governo non offre il fianco alle pressioni di chi sta provando a rallentare l’opera di risanamento che e’ stata avviata”.

Come dire, facciamo tutto da soli e come i preti se pecchiamo ci assolviamo da noi stessi e nessuno pensi di giudicarci su questa terra.

Intanto circolano i nomi dei tanti altri “cittadini speciali“, che avrebbero trovato o troveranno accoglienza tra le materne braccia di “mamma regione“, tra questi il figlio del sindaco di Palermo Diego Cammarata, entrato in una società partecipata dalla Regione.
Ma l’elenco è lungo, ed è organizzato sempre per rimanere in tema secondo una “catena di sant’Antonio” che parte dalle nomine negli staff dei neo assessori: lo stesso Ilarda ha aperto le porte del proprio ufficio di gabinetto ad Antonella Scoma, sorella di Francesco (altro assessore di Lombardo), il quale, a sua volta, ha fatto firmare un contratto da dirigente “esterna” a Danila Misuraca, sorella del deputato forzista Dore Misuraca, mentre Ernesto Davola, già autista del sottosegretario Gianfranco Micciché, ha avuto un posto nel gabinetto dell’assessore al Bilancio Michele Cimino. Negli uffici della Regione hanno trovato sistemazione poi anche consiglieri regionali “trombati” alle recenti elezioni di aprile: gli Udc Decio Terrana (anche lui prescelto da Ilarda) e Francesco Regina, ritenuto indispensabile dall’assessore all’Industria Pippo Gianni.

Intanto a Trapani per presentare la costituenda Confederazione nazionale delle associazioni antiracket, Vittorio Sgarbi ha esordito dando del mafioso all’autore di un pezzo, Rino Giacalone, apparso oggi sul quotidiano online Articolo 21, dal titolo “Salemi, la città dei Salvo, Giammarinaro e del sindaco Sgarbi“.

Dice il sindaco di Salemi: “Non mi faccio intimidire dal racket della cattiva informazione, [per costoro ] è come se mi fossi contaminato perché difendo Pino Giammarinaro“, ex deputato regionale Dc inquisito per mafia, assolto e sottoposto a 3 anni di sorveglianza speciale.

Sgarbi ha più volte bersagliato la stampa e si è chiesto per quale ragione si scrive sempre dei cugini Nino e Ignazio Salvo e di Giammarinaro e “non si parla mai di un deputato di Salemi del Pd, Baldo Gucciardi, figlioccio di Ignazio Salvo“.

Alla confusione di idee, (per non dire altro) del sindaco di Salemi a proposito di mafia e mafiosi hanno risposto con una dichiarazione congiunta, il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro, e i segretari dell’Assostampa siciliana Alberto Cicero e trapanese Mariza D’Anna.

Vittorio Sgarbi conosce molto poco, o non conosce affatto, la storia del giornalismo siciliano. Altrimenti non avrebbe usato espressioni riprese dal codice mafioso per attaccare i cronisti che continuano, malgrado tutto, a tenere la schiena dritta. L’idea di Sgarbi del giornalismo siciliano – aggiungono – non e’ solo faziosa ma offensiva per gli otto cronisti uccisi e per i tanti che continuano a essere intimiditi e minacciati perche’ invece di ricorrere all’antimafia retorica si ostinano a raccontare semplicemente i fatti. E per questo, solo per questo, meritano la gogna“.