Perchè la magistratura non dissequestra completamente i lavori per il porto di Castellammare ?

Ecco oggi è arrivata la risposta.

Trapani, sequestro da 25 milioni
‘Patrimonio di Messina Denaro’

Buona parte delle quote delle aziende appartiene a Vito Tarantolo, un imprenditore edile di 66 anni di Erice, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, già arrestato a luglio del 1998 e poi condannato per favoreggiamento ad un anno e mezzo di reclusione. Oltre alle società, sigilli anche a 82 beni immobili, 33 tra auto, furgoni e mezzi meccanici e 37 tra conti correnti e rapporti bancari

di ALESSANDRA ZINITI

E’ una vera e propria holding di imprese, con interessi in tutti settori, dall’edilizia privata a quella pubblica, porti, aeroporti, autostrade, reti idriche e fognarie, alberghi e residence. Valore stimato 25 milioni di euro. La polizia di Trapani ha messo le mani su quella che ritiene essere una sostanziosa fetta del patrimonio occulto dell’ultimo boss superlatitante di Cosa nostra, quel Matteo Messina Denaro al quale polizia e carabinieri danno la caccia da vent’anni.

A gestire in maniera più o meno occulta le 14 aziende delle quali il questore di Trapani Carmine Esposito ha ottenuto dal tribunale sezione misure di prevenzione il sequestro di buona parte delle quote era Vito Tarantolo, un imprenditore edile di 66 anni di Erice, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, già arrestato a luglio del 1998 e poi condannato per favoreggiamento ad un anno e mezzo di reclusione. Condanna che non lo ha mai allontanato dai vertici di Cosa nostra trapanese, prima il vecchio boss Vincenzo Virga, poi Francesco Pace, ora Matteo Messina Denaro. Una contiguità di cui negli anni hanno parlato collaboratori di giustizia attendibili, da Giovanni Brusca a Vincenzo Sinacori ad Angelo Siino.

Secondo il certosino lavoro della Divisione anticrimine della questura di Trapani guidata da Giuseppe Linares e del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Trapani, le aziende delle quali Tarantolo era amministratore di fatto si sono aggiudicate negli anni appalti per decine e decine di milioni di euro. Su tutte la Co.ge.ta alla quale dal 2003 al 2006 sono andati i lavori di recinzione dell’aeroporto di Punta Raisi per 2 milioni e 600 mila euro. Un appalto per il quale i boss palermitani chiesero a Tarantolo il pizzo, richiesta alla quale l’imprenditore rispose coinvolgendo i boss trapanesi.

Formidabile riscontro è stato trovato nei “pizzini” sequestrati al boss Salvatore Lo Piccolo nel covo di Giardinello al momento del suo arresto. In tre di quei pizzini la cui paternità è stata attribuita al boss Messina Denaro, a Lo Piccolo veniva posta la questione del pizzo alla Co. ge. ta controllata da Tarantolo. E un intervento analogo sarebbe stato operato dal capomafia trapanese nei confronti della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo che avrebbero ugualmente chiesto all’imprenditore una tangente per lavori svolti nel suo territorio per il rifacimento del depuratore.

Complessivamente, negli ultimi dieci anni la holding di Tarantolo si sarebbe aggiudicata appalti per più di 50 milioni di euro. Tra gli appalti ricostruiti dalla polizia la sistemazione delle banchine del porto di Trapani e il rifacimento di quello di Castellammare, ma anche l’appalto Anas per le barriere di sicurezza della tangenziale di Parma. E ancora i lavori per la rete fognante di Erice, ponti e strade.

La sezione misure di prevenzione del tribunale ha disposto il sequestro anche di 82 beni immobili, 33 tra auto, furgoni e mezzi meccanici, 37 tra conti correnti e rapporti bancari e due società già sottoposte ad amministrazione giudiziaria.
(27 settembre 2012)”

da La Repubblica

Video

Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (23)

Udienza del 11 gennaio 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

In apertura d’udienza il pm Francesco Del Bene deposita i verbali di Wilma de Federicis del 3 aprile 1995 e 11 ottobre 1996, visto che il teste risede all’estero, le parti hanno concordato di acquisire i relativi verbali di interrogatorio.

Il pm Del Bene da quindi notizia che il pentito Rosario Spatola citato come teste nell’udienza odierna risulta essere già deceduto come comunicato solo qualche attimo prima dell’avvio dell’udienza dal servizio centrale operativo.
Pertanto vengono acquisiti due verbali di dichiarazioni rese da Spatola sul delitto Rostagno.

Durante l’udienza verrà esaminato il teste: Vincenzo Calcara (1956 – collaboratore di giustizia) di Castelvetrano, teste assistito.

Vincenzo Calcara risponde alle domande del pm Del Bene dopo avere ripetuto la formula di rito.

“Sono stato combinato [in cosa nostra] il 4 ottobre 1979 dalla famiglia di Castelvetrano, capo assoluto della famiglia era Francesco Messina Denaro”
Ero un semplice soldato però ero un soldato molto riservato la maggior parte degli uomini della famiglia non mi conoscevano, pochissimi uomini d’onore mi conoscevano, svolgevo mansioni abbastanza delicate, come per esempio lavoravo all’aeroporto di Linate di Milano dentro la dogana, ho fatto delle cose molto particolari”.

A volerlo mantenere riservato era stato il capo assoluto del mandamento Francesco Messina Denaro.

Richiesto di indicare i nomi degli altri uomini d’onore della famiglia di Castelvetrano che ha conosciuto nel 1979, ma anche successivamente, Calcara fa i nomi di: Lucchese Michele, uno che frequentava a Paderno Dugnano, e che era imprenditore e politico, Peppe Clemente, Giuseppe Marotta l’avvocato Totò Messina, Francesco Luppino uomini d’onore di Campobello di Mazara.
A seguito di domanda del pm, Calcara illustra quindi la geografia mafiosa della provincia di Trapani.
Calcara dice di avere fatto parte di cosa nostra fino al pentimento davanti al dottor Paolo Borsellino cioè fino al novembre 1991.

Il pm del Bene passa quindi a fare domande sul periodo 1988-1989.

In questo periodo per il mandamento di Castelvetrano chi era il capo ?
“Francesco Messina Denaro”

Capo della famiglia di Trapani nel 1988 chi era ?
“Non lo so, non ricordo, forse Minore, sicuramente non mi è stato detto chi era il capo di Trapani.

Ha commesso dei reati per conto di cosa nostra ?
“Si, trafico internazionale di droga, estorsioni, concorso in omicidio, ci sono delle sentenze in cui sono stato condannato per questo”.

Lei ha detto di avere commesso un omicidio
“Si, Sono stato condannato come esecutore materiale del delitto di Francesco Tilotta omicidio avvenuto nel gennaio del 1977 prima della mia affiliazione”.

Il pm Del Bene chiede se doveva uccidere uomini delle istituzioni dello Stato.

“Si, sono stato incaricato di uccidere il dottor Paolo Borsellino nel mese di settembre 1991 quando io ero latitante”
L’incarico gli era stato conferito da Francesco Messina Denaro, ma arrestato il 5 novembre del 1991 non ha potuto più uccidere Borsellino.
A Borsellino confessò questo incarico e gli disse che era stato condannato a morte e che Francesco Messina Denaro aveva organizzato due piani per ucciderlo il prtimo con un fucile di precisione, il secondo con un’auto bomba, dichiarazioni che ha fatto in diversi processi.
A Borsellino confessò tutto compreso un trasporto di miliardi a un tale notaio Albano di Borgetto.
Ricostruisce quindi la testimonianza al processo per il delitto Lipari.

Ha mai conosciuto Mariano Agate ?
“Si, era il capo della famiglia di Mazara del Vallo”
Non aveva frequentazione perchè abitava a Milano. Una sera ha avuto un incontro con il sindaco di Castelvetrano Tonino Vaccarino e assieme sono andati a Mazara a incontrare Agate, pochissimo tempo prima della morte del sindaco Vito Lipari.

Lei, Vincenzo Virga lo ha mai conosciuto?
“Non mi ricordo”

Cosa nostra operava nel settore degli stupefacenti ?
“Come no, cosa nostra e ciò che va oltre cosa nostra mi ha fatto entrare a lavorare dentro la dogana dell’aeroporto Linate – Milano. Dove io ero munito di un tesserino” che gli permetteva di muoversi, “ho fatto entrare quintali e quintali di morfina base”, un traffico gestito per conto della famiglia di Castelvetrano.

Le risulta se cosa nostra sopratutto trapanese avesse rapporti con la massoneria ?
“Si”. Anche uomini di onore erano massoni, intendendo con la massoneria deviata.
Lucchese Michele era uomo d’onore e massone, lui avrebbe insegnato delle cose massoniche al Calcara e lo stava preparando per essere affilito alla massoneria, Lucchese era anche la persona che lo ha fatto assumere all’aeroporto ed era il pupillo di Francesco Messina Denaro. Il Lucchese gli ha insegnato riti e regole della massoneria e questo avviene nel 1980-81 e fino all’inizio del 1982
Il Calcara riferisce che essendo sorvegliato speciale con una condanna a 15 anni in appello, risiedeva a Paderno Dugnano e contemporaneamente lavorava dentro l’aeroporto di Linate per conto della mafia di Castelvetrano.

Alla fine degli anni 80′ tra 88 e l’89 esistevano ancora questi rapporti ?
“Come no”, i rapporti tra Cosa nostra e massoneria sono sempre esistiti certamente c’erano nel periodo 1988-89, senza la massoneria non si fa niente, “nelle cose importantissime si deve venire a patti con la massoneria” sottolineando il Calcara di riferirsi a una qualche “massoneria deviata”.

Il pm pone ora domande maggiormente pertinenti all’omicidio Rostagno

Il Calcara riferisce che quando uccisero Rostagno era detenuto a Favignana, era in cella con Lazzarino, Francesco Luppino della famiglia di Campobello di Mazara, Lo Bocchiaro Giuseppe e apprese dell’omicidio dalla televisione.
La presenza di Rostagno dava veramente molto fastidio” si diceva parlando con Lazzarino e con Luppino Francesco, con Lo Bocchiaro, ma sopratutto con Luppino.
Rostagno non dava fastidio solo a Cosa nostra ma anche a ciò che va oltre Cosa nostra“, a collegamenti e personaggi fuori Cosa nostra, li ha capito che doveva morire perchè stava facendo molti danni.
“Il primo danno consisteva nel fatto che lui ogni giorno era in tv a parlare contro uomini di cosa nostra“.
Ma il danno maggiore era che era una sorta di detective che scopriva delle cose che facevano molto male, accusava persone, indicava le ingiustizie apertamente era contro Cosa nostra e la cosa era imperdonabile, andava molto sul profondo, “era pericoloso in poche parole si doveva far stare zitto“.
Prima i suoi compagni di cella dicevano “e quanto può durare questo ?
Dopo quando lo hanno ucciso il commento è stato un “finalmente ce lo siamo levati davanti alle scatole” o qualcosa del genere.
Luppino e Lazzarino furono contenti della sua morte.

Luppino mi disse che “questo è molto pericoloso, comunque dove vuole andare” e poi che “la botta si stava preparando ed era questione di poco tempo” parlando di Rostagno prima del suo assassinio.

L’omicidio di Rostagno fu quindi organizzato da chi ?
“Da cosa nostra”, però desidera precisare che “Rostagno non danneggia solo cosa nostra ma danneggia personaggi molto importanti collegati con cosa nostra”

Ha mai conosciuto un uomo d’onore di nome Vaccarino ?
“Era l’ex sindaco di Castelvetrano” è stato condannato per traffico di droga, “era il pupillo di Francesco Messina Denaro”, “è stato lui che mi ha mandato a lavorare all’aeroporto di Linate”.

Con Vaccarino ebbe mai a commentare il delitto Rostagno ?
“Si, se non ricordo male si”, nel periodo della latitanza

Ricorda cosa le disse Vaccarino ?
Vaccarino mi disse che li fratuzzi nostri lo avevano eliminato perchè dava fastidio a molteplici interessi che ruotavano nella nostra provincia”, per fratuzzi nostri intendeva ovviamente appartenenti di cosa nostra, ma lui intendeva in modo particolare la massoneria, i fratelli, fratelli massoni.
In precedenza a verbale aveva detto che fratuzzi erano da intendersi gli alleati della famiglia di Castelvetrano, e precisamente alle famiglie di Trapani e Mazara del Vallo.
Calcara non smentisce l’affermazione verbalizzata, ma insiste con il dire che i “fratuzzi” erano uomini della mafia quanto della massoneria in una cointeressenza.
Vaccarino ufficialmente era un massone.

Il pm Del Bene chiede chi fosse l’avv. Totò Messina.
“Mafioso di Campobello di Mazara in stretti rapporti con Francesco Luppino” il Messina era un massone ed è stato imputato per il sequestro Corleo, era in carcere con lui nel carcere di Trapani, in quel periodo ci fu anche il suicidio in carcere di Vesco.
In carcere il programma di Rostagno lo sentivano tutti e i commenti erano delle vere e proprie parolacce.

Rostagno ricorda Calcara parlava anche di massoneria e di persone che non doveva toccare
Calcaro riferisce che a Favignana è stato detenuto dopo essere stato estradato dalla Germania a marzo-aprile del 1986, e vi sono stato fino a luglio 1990.

Perchè ha iniziato la collaborazione ?
Calcara riferisce di avere avuto un grande travaglio interiore e che ha capito di essere stato usato ingannato ha pensato che l’unica persona che lo poteva salvare era Paolo Borsellino ha pensato “io salvo lui e lui salva me”.

E’ stato condannato e le è stata riconosciuta l’attenuante della collaborazione ?
“Si, come no, ho avuto uno sconto di pena”, “tutto ciò che ho detto allora sulla uccisione di Paolo Borsellino è stato confermato da Giuffrè, Brusca”, “nel 1992 io ero il solo a parlarne” del piano di morte per il dott. Borsellino e che a volerlo morto era Francesco Messina Denaro.

E’ il turno dell’avvocato Lanfranca

L’avvvocato Lanfranca chiede di sapere, quando il teste ha parlato di personaggi a cui Rostagno dava molto fastidio a chi si riferisse.
Calcara risponde: “Alla massoneria e a uomini delle istituzioni deviati”.

L’avv. Lanfranca chiede al teste se sa chi è Licio Gelli e se ha notizia se sia mai venuto in Sicilia.
Il teste risponde di sapere chi sia Licio Gelli, “un massone” per il resto non sa.

L’avv. Crescimanno torna a chiedere dei nomi.
Calcara risponde che nomi e cognomi non ne sa, però sa benissimo che Rostagno dava fastidio, ricorda che c’erano uomini delle istituzioni.
Ad esempio un uomo delle istituzioni era un maresciallo dei carabinieri che da sorvegliato speciale lo proteggeva un tale maresciallo Giorgio Donato.
Calcara conferma poi un verbale di interrogatorio del 1992 nel quale affermava che: “Rostagno i fastidi maggiori li dava ai politici di Mazara del Vallo e di Trapani”.

La parola passa alla difesa.

Avvocato Vezzadini difensore di Virga.

Quanto tempo è stato all’aeroporto di Linate ?
“Un anno, un anno e mezzo.Tutto il 1981 ci sono stato”

Dopo di cosa si è occupato ?
“Dopo sono stato in carcere in Germania dall’1981 ai primi dell’82′”.
“Estradato, dal luglio 1982 al luglio del 1990 sono stato in carcere in Italia, dal luglio 90 fino a 5 novembre 91 giorno in cui sono stato arrestato, ero latitante”.
L’incarico di uccidere il giudice Borsellino lo ricevette nel settembre del 1991 durante la latitanza.
“Luppino l’ho conosciuto negli anni antecedenti quando assieme a Luppino ho fatto una rapina alla cantina sociale di Castelvetrano”.
Con Luppino sono stati assieme a Favignana nel periodo in cui Rostagno faceva le sue trasmissioni, Luppino è stato quello che gli comunicò che ero stato “posato” e in seguito lui stesso gli disse che non era più “posato”.
Calcara afferma di essere stato sotto programma di protezione dal 92 al 98 poi è uscito fuori volontariamente dal programma di protezione, ma non ha mai interrotto la collaborazione con la giustizia. Ha pagato tutto, ha scontato tutto ed oggi è un libero cittadino.

Ha parlato mai dell’attentato al Papa?
“Ho fatto delle dichiarazioni al dott Priore, al dott Marini a Roma, è tutto collegato a quel viaggio dei dieci miliardi”
Il pm Del Bene si oppone ad ulteriori domande non attinenti al processo.
Il presidente sostiene che nel controesame evidentemente si vuole valutare l’attendibilità del dichiarante, tuttavia l’avvocato Vezzadini dovrebbe cercare di contenere un po’ il percorso tematico.
L’avv. Vezzadini conferma che la domanda è posta per valutare l’attendibilità del teste e chiede da chi è stato deciso l’attentato al Papa.
Calcara invita la difesa a leggere la sentenza del presidente Almerighi, sostenendo che lì dentro c’è scritto tutto, ha fatto delle dichiarazioni e le conferma.

Il presidente chiede a Calcara di riassumere in breve le dichiarazioni rese in quel processo.
Calcara si limita a rinviare a quanto contenuto nelle dichiarazioni rese al dottor Marini e al dottor Priore, confermando le dichiarazioni rese allora.

L’avv. Vezzadini torna a chiedere al teste se sa da chi era stato deliberato l’attentato al Papa.

Interviene quindi l’avvocato Crescimanno, il quale fa rilevare che non risultando agli atti che il Calcara ha fatto dichiarazioni circa l’attentato al Papa, bisognerà prima chiedergli se lo sa e quindi se ne sa il nome.

Il Presidente concorda.

A questo punto l’avvocato Vezzadini riformula la domanda: “Lei sa da chi è stato deliberato l’attentato al Papa ?”
“Non l’ho mai detto, c’erano interessi che vanno oltre Cosa nostra, interessi che vanno oltre cosa nostra, mi voglio fermare qua, perchè ogni volta che ho parlato di queste cose sono stato sempre, questo lo dico bello chiaramente, e ho fatto queste dichiarazioni, interessi che vanno oltre cosa nostra”

Che cosa vuol dire che era stato deliberato da cosa nostra ?
“No sto dicendo che c’erano interessi che vanno oltre cosa nostra” e conclude con: “ma questo è il processo per l’attentato al Papa o per il delitto Rostagno ?”.

E’ il turno dell’avvocato Vito Galluffo difensore di Vito Mazzara.

L’avvocato Galluffo chiede perchè lui è uomo d’onore “riservato” e se c’è una ragione specifica.
Fu una decisione di Francesco Messina Denaro, Vaccarino, il cosidetto “Svetonio” è stato assolto dall’associazione mafiosa proprio perchè era un uomo riservato.

Lei è stato mai condannato per mafia ?
“Si, nel processo Alagna+30″

Quando ha saputo che capo di cosa nostra per la provincia di Trapani era Francesco Messina Denaro e da chi ?
Il 4 ottobre del 1979 io vengo a conoscenza che Francesco Messina Denaro è il capo della famiglia di Castelvetrano”

Come ne viene a conoscenza
“Il giorno in cui sono stato combinato”

Chi c’era presente ?
“Peppe Clemente, Furnari, Santangelo, Francesco Messina Denaro, Marotta” circa 7 o 8 persone.

L’avvocato chiede quando divenne riservato.
“In quella occasione”

Questi uomini d’onore di cui lei ha parlato sa di dove sono e a quale famiglia appartengono ?
“Tutti della famiglia di Castelvetrano”

Sa di quanti mandamenti è composta cosa nostra in provincia di Trapani ?
Calcara non ricorda, sostiene che era un ragazzo quando è stato fatto uomo d’onore, e che è andato subito a lavorare a Milano, le sue conoscenze erano limitate.

Lei è stato latitante e nel periodo in cui è stato latitante ha mai scritto lettere dove diceva che era stato affiliato nel 1991 ?
Calcara dice di non avere mai scritto lettere durante la sua latitanza.

L’avv. Galluffo ricorda una lettera scritta da lui e che lui spedì in Sicilia e letta in aula a Bologna nel processo Alagna+30 nel 2004.
Calcara conferma, ma contesta il legame lettera-latitanza, avendo scritto la lettera da detenuto, e sostiene trattarsi di una lettera scritta all’allora suo difensore avvocato Pantaleo. Calcara ricorda che all’avvocato chiedeva cosa potere escogitare per essere estradato dalla Germania (paese in cui era detenuto per rapina e sequestro di persona) e risparmiare gli anni di carcere in Germania in considerazione della condanna a 12 anni che gli era stata inflitta in Italia.
Era una idea, non era altro, si cercava un marchingegno per “fregare” la giustizia tedesca ed italiana per avere l’estradizione, a quei tempi non pensava minimamente di collaborare, la volontà di collaborare nacque nel 1991 quando fu arrestato durante la latitzanza.

Ma in questa lettera faceva anche riferimento a intenzioni per rendere dichiaraziooni false in ordine all’omicidio Lipari ?
Calcara ripete che era un marchingegno, non era altro e che quella lerttera è stata scritta quando ancora aveva memntalità da uomo d’onore, per suscitare l’interesse dell’Italia ad estradarlo.

A proposito dell’attentato al Papa, ha mai fatto il nome di Totò Riina ?
“A lei ci risulta a me no”.

Al giudice Priore o ad altri magistrati italiani lei ha dichiarato mai che il mandante dell’attentato al Papa è stato Totò Riina ?
“Avrò parlato di Totò Riina comunque in questo momento io non ricordo tutte le parole, le dichiarazioni che ho fatto, non me le posso ricordare dopo 25 anni”, “ho ricordato che Agca era stato a Palermo addestrato da uomini di Cosa nostra”, “non ricordo se ho detto che Riina era il mandante”.

Ha parlato mai di cadaveri o di qualcuno morto legato all’omicidio del Papa e seppellito chissà dove rispondendo a magistrati italiani ?

L’interrogatorio di Calcara viene sospeso per un contraddittorio tra il pm Paci e l’avv. Vito Galluffo in relazione all’ammissibilità di ulteriori domande sull’attentato al Papa visto che non vi sono connessioni tra questi fatti, e il delitto Rostagno.

La Corte ammette le domande ma invita la difesa a non allargare il tema delle domande in modo eccessivo.

L’avv. Galluffo chiede se ha mai parlato di un cadavere nascosto.
Ne ho parlato al dottor Priore e al dottor Marini”

Di chi era il cadavere ?
“Il cadavere era legato all’attentato al Papa, il morto era un amico di Antonov che era insieme ad Alì Agca”

Ed è stato trovato il cadavere ?
“Il cadavere non è stato trovato perchè quandfo io faccio queste dichiarazioni (in un primo tempo le avevo fatte in segreto al dottor Borsellino) e dopo la morte del dottor Borsellino le faccio al dottor Priore, non ricordo se è il 94-93, non ricordo, il dottor Priore ordina, sono io a dire al dottor Priore portatemi sul posto li a Calderara, a Paderno Dugnano e vi dico dove è sepolto questo cadavere, ecco il cadavere fu seppellito a circa un chilometro dalla casa dove abitavo.”

E’ stato trovato questo cadavere, si o no ?
“Siamo arrivati li, ed era tutto un altro posto, in poche parole tutto il terreno, perchè io ho detto era un campo che allora ci seminavano granturco, quando arriviamo li sul posto era irriconoscibile perchè c’erano montagne e montagne di terra, tutto lavorato con le ruspe, il campo piano di granturco non esisteva più, ho visto delle montagne di terra. Il dottor Priore prende le informazioni e sapete bene cosa risulta ? Nel mese di marzo del 1992 esattamente proprio in quel periodo in cui lo avevo detto al dottor Borsellino, pochi mesi dopo io aver collaborato, quel posto dopo tre mesi lo hanno messo sottosopra, è sparito il cadavere”. Calcara riferisce che ci sono le testimonianze della gente del posto circa la data di tali lavori, avvenuti tre mesi dopo l’inizio della sua collaborazione e che evidentemente le infiltrazioni erano dappertutto e sapendo che lui era al corrente dell’esistenza di questo cadavere cosa nostra lo avrebbe fatto sparire.

Prosegue l’avv. Vito Galluffo chiedendo se è massone
“No, però il Lucchese voleva che io lo diventassi”

Ha incontrato mai Spatola durante i processi ?
“Che io ricordi no”

Ha avuto fatte mai proposte da Spatola per riferire delle cose non vere durante i processi ?
“In questo momentoi non ricordo, ma se qualcuno mi ha fatto qualche proposta io l’ho subito denunciato”

E ha denunciato mai Spatola ?
“Mi sto ricordando di un episodio, che io ho subito denunciato, che ho detto al magistrato, un episodio che non ricordo bene, son passati tanti e tanti anni “
“Si vc’è stato un episodio che ho parlato, ho visto Spastola… ma l’ho visto così di volata di pochi minuti”.

Ricorda dove è stato, è stato per caso a Milano ?
“Non ricordo la città”.

Ricorda se durante qualche processo in cui dovevate rendere dichiarazioni vi siete incontrati, vi siete parlati nonostante le scorte ?
“Ricordo che abbiamo parlato qualche minuto, che ci siamo incontrati”

Vi siete scambiati numeri di telefono ?
“Si, non ricordo l’anno, ma sono tanti e tanti anni fa”

Vi siete scambiati notizie, numeri di telefono o altro, ricorda cosa avete fatto ?
“Si mi sto ricordanco che mi aveva lasciato un numero di telefono che poi io ho buttato non mi interessava”.

E lo scopo9 per sentirvi quale era, perchè dovevate sentirvi per telefono con Spatola, per fare cosa ?
“Non ricordo, non ricordo”

Per come ha dichiarato lei era per caso per “fare doppio gioco” ?
“Si è vero voleva fare così è vero, l’ho denunciato io”.

Ma lei è mafioso? Era mafioso?
“Ero un uomo di Cosa nostra”.

Lei ha fatto parte ufficialmente di Cosa Nostra?
“Io ero un soldato di Cosa Nostra e appartenevo a Cosa Nostra e ubbidivo a Cosa Nostra, ciecamente”.

Gallluffo chiede se lui è stato sentito a Caltanissetta presso la Corte d’Assise di Caltanissetta.
“Si dove sono stato smentito, l’unica sentenza dove sono stato smentito”

E si trattava dell’omicidio Ciaccio Montalto ?
“Non ricordo, non ricordo”

Ricorda l’anno quale fu grosso modo, per caso fu il 1997 quando venne sentito ?
“Si che me lo ricordo la sentenza di primo grado però poi c’è stata una sentenza di secondo grado, e poi di terzo grado, lei ce le ha le sentenze di secondo e terszo grado?”. Quella sentenza dove sono stato smentito è stata smontata da altre due sentenze”.

L’avv. Salvatore Galluffo prende la parola.

Chiede al Calcara il suo il ruolo dentro Cosa Nostra?
“Ero nun soldato”.

E quanti eravate?
“Eravamo migliaia, migliaia, ma non nella famiglia di Castelvetrano, ma in cosa nostra in generale”

Riesame del pm Del Bene che chiede a proposito dell’incontro con Spatolacosa avvenne dopo l’episodio
“Subito, subito l’ho denunciato al dottor Condorelli se non ricordo male della Procura della Repubblica di Caltanissetta”.

Le domande della corte.

Il presidente Pellino chiede se ha commesso un solo omicidio e come lo ha commesso.
“Si, ho sparato, sono passati 35 anni, io ho ucciso, però la storia è molto lunga sono stato condannato per l’omicidio di Francesco Tilotta ma io per quell’omicidio mi sono sempre proclamato innocente, ho commesso un altro omicidio, ma non è attinente a questo processo credo”.

E questo altro omicidio come lo ha commesso, con che arma ?
“Non ne desidero parlare”

Lei è cacciatore ?
“Mi piaceva andare a caccia”.

Ha mai posseduto un fucile da caccia ?
“Ricordo di averne avuti tanti fucili, ma illegalmente”

Il presidente chiede se a Favignana c’era una sala di socialità dentro al carcere per i detenuti e a che ora i detenuti erano ammessi”.
“Si, non lo ricordo bene, non ricordo l’orario, c’era che ci incontravamo da una sezione all’altra, con Luppino ci incontravamo essendo che lui faceva lo scrivano poteva girare tutte le sezioni, poi ci incontravamo la domenica a messa. Si a Favignana c’era una stanza dove ci incontravamo e in quella stanza c’erano dei libri, non ricordo bene, si si c’era una televisione, la memoria è di venticinque anni fa”.

Nel 91 quando lei è stato arrestato lei era latitante, in relazione a che cosa era latitante ?
“Una condanna passata in giudicato”

L’avvocato Ingrassia, difensore di Virga, chiede sul possesso di fucili da caccia in maniera illegale e se ha mai posseduto un fucile di precisione.
“Si un winchester calibro 22 a 16 colpi”,

L’avvocato chiede come funzionava era semiautomatico o a ripetizione.
“Sparava uno dietro l’altro…..pam pam pam”.

Ma lei ha esperienza di fucili di precisione è esperto ?
“Abbastanza”.

Ma lei avrebbe dovuto uccidere Borsellino con un fucilile di precisione calibro 22?
“No no non c’entra niente con il fucile che poi mi davano in dotazione quello è tutta un’altra cosa, il piano si stava prepasrando, nel momento giusto io sarei entrato in possesso del fucile che cosa nostra mi dava”.

Quindi un fucile che lei non conosceva e che non aveva mai utilizzato
“Non so che fucile mi davano, so che doveva essere di precisione, ma non posso affermare che sia uguale a quello che avevo io”

Sa da che distanza doveva avvenire l’attentato al giudice Borsellino ?
“Si stava organizzando il piano, una distanza per uccidere tranquillamente”.

A domanda dell’avvocato Salvatore Galluffo sulla fornitura delle armi per i delitti Calcara risponde dicendo che venivano detenute dalla famiglia e venivano fornite a chi doveva sparare al momento in cui dovevono essere usate.

Finisce l’interrogatorio del teste Calcara.

L’avv. Galluffo chiede la produzione di sentenza, divenuta irrevocabile, contro Agate, Messina, Asaro Mariano, Riina, relativo all’omicidio di Giangiacomo Ciaccio Montalto, sentenza che trattando la posizione di Calcara rilevava sussistere varie ragioni per ritenere false le dichiarazioni di Calcara.
Calcara ma anche Spatola sarebbero stati ritenuti testi falsi ed inattendibili non essendo appartenuti mai a cosa nostra.
La Corte di Assise decide l’acquisizione della sentenzza.
Il pm Del Bene osserva che la sentenza che verrà acquisita è una sentenza di primo grado e che la sentenza irrevocabile è invece l’ultima sentenza.
L’avvocato ritiene che l’interesse a produrre le altre sentenze, se del caso, sia dell’accusa.

L’udienza è chiusa. Prossima udienza il 25 gennaio, verranno sentiti i collaboratori di giustizia Marino Mannoia in videoconferenza e in aula Francesco Di Carlo entrambi testi assistiti.

La precedente udienza del 21/12/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (22)

Udienza del 21 dicembre 2011 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza viene esaminato in videoconferenza da un sito riservato il teste: Giovanni Brusca (1957 – collaboratore di giustizia), di San Giuseppe Iato teste assistito dall’avv. Alfredo Fiormonti del foro di Latina, non essendo possibile ascoltare i testi Calcara Vincenzo, per impossibilità a presenziare all’odierna udienza, e Rosario Spatola .

Il collaboratore Giovanni Brusca risponde al pm Francesco Del Bene.

Il Pm Del Bene chiede al teste Giovanni Brusca notizie sulla sua appartenenza all’organizzazione mafiosa.

Soldato semplice dal 1975-76, nel territorio di San Giuseppe Jato che costituiva mandamento, dal 1989-90 è stato reggente del mandamento, fino al suo arresto nel 1996.

Ricostruisce quindi il rituale e le fasi della sua iniziazione, con puntura del dito, bruciatura del santino tra le mani, alla presenza di Totò Riina quale padrino di battesimo (mafioso), presenti quasi tutti i componenti della famiglia di San Giuseppe Iato, Bernardo Provenzano ed i Madonia di Resuttana.
Il padre non ha voluto partecipare, sebbene era al momento il reggente del mandamento in sostituzione di Antonino Salamone.

All’epoca della cerimonia Totò Riina era il Capo mandamento di Corleone. Rispetto e stima esisteva tra il padre Bernardo Brusca e Totò Riina, con reciproco scambio di favori tra i mandamenti, quali omicidi, e protezione dei latitanti.

Brusca proseguendo descrive il proprio ruolo di “portavoce” di Totò Riina, per tutta la Sicilia.
“Dove c’era Cosa Nostra andavo io” su volonta ed incarico di Totò Riina.

Quindi, chiede il pm Del Bene, i rapporti con le famiglie mafiose di Trapani sono state curate anche da lei ?
Risponde Brusca: “Si particolarmente”.

Brusca prosegue parlando della sua attività in Cosa Nostra che andava dall’omicidio, all’estorsione al traffico di droga alle stragi: “Ho dato la vita per questa organizzazione”

Tantissimi gli omicidi, “non ho mai fatto un conteggio”, partecipazione alla strage di Capaci, alla strage Chinnici, e alle diverse faide di Cosa Nostra.
Riina dava gli ordini, più lui che il padre Bernardo, anche per i delitti aveva un “rapporto privilegiato” con Riina.
Ha condiviso la strategia stragista e questo fino a quando non ha scoperto dalle parole di Salvatore Cangemi che Riina voleva attentare alla sua vita.

E’ stato latitante dal 1992 (maxi uno) al 1996 quando è stato arrestato.

Come capo mandamento succede a Baldassare Di Maggio per incarico di Totò Riina con l’accordo del padre.
Nel 1989 i rapporti con Riina erano ottimi.
Nella famiglia di San Giuseppe Iato ha avuto maggiori rapporti con il padre, poi con Baldassare di Maggio e tutti gli altri.

Brusca si è occupato non solo della struttura militare, ma anche della struttura politica ed amministrativa di Cosa Nostra.

Gli appalti erano il secondo suo interesse, dopo l’integrità di Cosa Nostra delegatagli da Salvatore Riina e poi anche autonomamente.

Nel sistema degli appalti una delle attività era regolare la cosidetta “messa a posto” delle imprese (pagamento del pizzo), era amico di Angelo Siino, delegato per suo conto a gestire una parte dei lavori della Sicilia e comunque quelli che gli capitavano, quando Angelo Siino non poteva intervenire interveniva lo stesso Brusca.

La cosidetta messa a posto riguardava solo chi si aggiudicava un lavoro, doveva pagare un pizzo variabile dal 2 al 3 per cento rispetto all’importo, per non subire danni.

Altra cosa era l’aggiudicazione pilotata degli appalti, se c’era il desiderio del capo mandamento, del capo mafia della zona o dell’impresa a loro vicina, l’aggiudicazione pilotata era sempre frutto di accordi con la politica in una sorta di accordo a tre.
Imprenditori, Cosa Nostra ed enti appaltanti

Chi era Angelo Siino ?
Ufficialmente Angelo Siino non era uomo d’onore, ma per le mie conoscenze, di Cosa nostra ne sapeva più di me“.

La designazione di Angelo Siino nel ruolo di ‘ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra’ fu promossa da Giovanni Brusca che ne fu il primo sponsor.

Brusca riferisce che ha deciso di collaborare con la giustizia nell’agosto del 1996 pochi giorni dopo l’arresto.
Inizialmente, a suo dire, la collaborazione fu esitante e difficoltosa, poiche non voleva accusare chi lo aveva aiutato nella latitanza, in seguito superò le iniziali esitazioni.

Brusca a domanda specifica del pm Del Bene risponde che nella veste di esecutore materiale di omicidi ha avuto a che fare più volte con armi che si sono inceppate.
Una volta è successo a Piana degli Albanesi, quando uccisero un certo Filippo, con Baldassare Di Maggio e Santo Di Matteo, in quel caso la pistola si inceppò,
Un’altra volta a Camporeale con Di Maggio e Maniscalco ed altri, si inceppò un fucile a pompa.
Ma ci sono state anche altre occasioni di cattivo funzionamento delle armi nonostante le avesse preparato personalmente.
Ritiene che anche ai killer professionisti di Cosa nostra potevano accadere di queste cose.

Brusca conferma di avere conosciuto mafiosi trapanesi ed avere commesso omicidi a Trapani, nel suo territorio, e in provincia per ordine di Riina,

Ha intrattenuto “rapporti con Mariano Agate sino all’ultimo uomo d’onore”, Vincenzo Sinacori, Andrea Gancitano, rapporti sin dagli anni 70 con i mafiosi trapanesi, “andavamo a Mazara, a Campobello, incontravamo i Messina Denaro, padre e figlio, più frequenza avevamo a Mazara del Vallo”, “rapporti proseguiti sino al momento del mio arresto”, ultimamente contatti con Matteo Messina Denaro rappresentante di tutta la provincia.
Mariano Agate è stato sempre capo del mandamento di Mazara, Sinacori quando Agate era in carcere, e dopo le contrapposizione con mastro Ciccio, Francesco Messina, Sinacori divenne reggente del mandamento mazarese.

Mazara del Vallo era un punto di riferimento, qui Riina trascorreva la villeggiatura nel periodo estivo negli anni tra 80′ e il 92′.
Mariano Agate di fatto era il capo mandamento e protettore della latitanza di Riina.

Mafiosi trapanesi conosciuti sono stati Totò Minore, il fratello, un altro ragazzo poi scomparso con Salvatore Minore, Vincenzo Virga, Vito Mazzara, rapporti sino alla conclusione della mia latitanza.

“Virga era capo mandamento della città di Trapani e dei dintorni, e lo era sicuramente da dopo l’omicidio di Minore”.
Vito Mazzara l’ho conosciuto nel tempo,in quanto essendo uomo d’onore, sapevo era molto amico dei mazaresi, in particolare di mastro Ciccio Messina, che lo aveva proposto per utilizzarlo per l’omicidio Borsellino, in quanto era un professionista, una sorta di tiratore scelto, una persona molto affidabile con le armi“.

Questa discussione con mastro Ciccio, avvenne nel periodo in cui Borsellino era a Marsala.
“Mastro Ciccio mi disse che voleva utilizzare Vito Mazzara con un fucile di precisione”.

Conclude il pm del Bene, prosegue l’interrogatorio il pm Gaetano Paci.

A proposito di Vito Mazzara, Brusca riferisce che Vito Mazzara, su ordine di Messina Denaro, partecipò al sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo.

Quali i delitti commessi da Vito Mazzara di sua conoscenza ?
Brusca non ha ricordi specifici, sa che è stato utilizzato per vari fatti, con lui comunque non ha mai realizzato omicidi.

Lei ricorda di avere mai parlato con Riina dell’omicidio Rostagno ?
“Si ci fu, non mi ricordo con precisione, non mi ricordo lo spunto, se era una notizia giornalistica, televisiva, non mi ricordo da dove fu l’origine di questo nostro argomento, ad un certo punto si parlava di questo, dell’omicidio Rostagno ed io gli chiesi, per i rapporti che si erano instaurati nel tempo, … se lui ne sapeva parlare, lui mi ha detto si, in sintesi, si sono tolti questa rogna, questa rottura di scatole, una cosa del genere. Comunque Rostagno era un problema per quel territorio e i mazaresi o i trapanesi sapevano ciò che stavano facendo e finalmente avevano chiuso questo conto e avevano tolto di mezzo questa persona.”.

Brusca ricorda che tale colloquio avvenne a Palermo.

Il pm Gaetano Paci legge il verbale di interrogatorio risalente al 1997 e al 1999 reso da Brusca sul delitto Rostagno.

Il pm ricorda la frase di Riina detta a Brusca, “si levarono sta camurria”, come trascritta nel verbale.
Il pm sottolinea l’uso del plurale da parte di Riina e ne chiede il perchè.
Il plurale, dice Brusca in estrema sintesi, era perchè il delitto interessava più persone a Trapani.
Riina dà a Brusca la conferma in definitiva che è stata Cosa Nostra a volere l’uccisione di Rostagno.

Brusca ricorda che Rostagno lavorava in una tv di un certo Puccio, un imprenditore che ebbe a conoscere tramite Angerlo Siino.
Questo Puccio lo conobbe personalmente, essendo stati assieme a lui una settimane nell’89 per chiudere degli appalti. Una volta gli chiese anche di sponsorizzare un politico, forse Salvatore Cintola.

Il pm rilegge un verbale nel quale è scritto: “Gli posso dire che Puccio Bulgarella è amico di Angelo Siino“, e allora chiede se sta parlando della stessa persona indicata nel verbale del 1997 e del 1999: “Confermo” risponde Brusca, “sto parlando di Puccio Bulgarella.

Apprendendo del delitto Rostagno, parlandone con Riina, seppe anche del fucile scoppiato.
In quel momento non sapeva se era un fatto di Cosa Nostra, chiese a Riina e con la sua risposta gli confermò che era un delitto di mafia, ma senza entrare in particolari.
“Qualunque cosa facevano i trapanesi, Riina ne era a conoscenza”, ciò non vuol dire che era il mandante, ma Riina per i rapporti che aveva con i trapanesi veniva sempre informato di tutto e per tutto.
Movente? “Dava disturbo al territorio come giornalista”, Brusca non escude che Riina possa essere stato l’istigatore dell’omicidio, ma il “camurria” di Riina crede che si riferisca alla attività del Rostagno.

Il pm chiede di Francesco Milazzo. Il Brusca risponde che forse si, l’ha conosciuto, ma non ne è certo.
Il verbale del 1999 dice che Brusca ha conosciuto il Milazzo, tuttavia Brusca pur ricordando le circostanze riportate nel verbale conferma i dubbi sulla conoscenza.

Quali erano i rapporti tra Bulgarella e Siino. Brusca risponde: “Ottimi, superottimi”, una grande conoscenza, stima e fiducia, in quel momento storico.

Bulgarella era stato messo in cattiva luce per via del fatto che era amico di Giovanni Falcone poi perchè dava ospitalità nella sua tv a Rostagno presso gli uomini d’onore di Trapani, ma fu un malumore che fu sopito dentro Cosa nostra.
Bulgarella aveva interessi negli appalti pubblici, aveva altri familiari che facevano gli imprenditori, con Siino lui usufruiva di privilegi da parte di Cosa nostra, vinse così le ostilità, anzi veniva anche favorito, c’era con Bulgarella un certo Sciacca.
Certamente l’atteggiamento nei confronti di Bulgarella da parte di Cosa nostra a un certo punto è cambiato sennò non avrebbe ricevuto appoggi, e questo deve risalire all’88-89 in poi, fino a quel momento c’era ostilità.

Una volta erano con Siino e Bulgarella al ristorante Trittico di Palermo, e Bulgarella ha scaricato nell’occasione sulla moglie [la presenza di Rostagno in tv] e che lui non aveva colpa.
Per Brusca questo avviene nel 1989 inizi 90, e lui (il Puccio Burgarella) era stato già inserito in Cosa Nostra.
Certamente Bulgarella sapeva con chi aveva a che fare, chi era Siino e chi ero lui, “quello che risolveva i problemi” negli appalti in diverse occasioni.

A titolo di esempio Brusca racconta un episodio relativo ad un appalto: “C’era un appalto nel trapanese e l’imprenditore Spina, Pietro Spina di San Giuseppe Jato, e aveva espresso interesse per questo appalto, io l’ho addomesticato, ero l’unico che ci riusciva a parlare per la messa a posto, sia per farlo ritirare, lo usavamo per fare le offerte di appoggio, dopo una serie di danneggiamenti ha capito e si è avvicinato a me, mettendosi a disposizione a questo tipo di sistema. Era una lavoro idraulico, lavori per un fiume, per partecipare ci volevano categorie speciali, e Spina le aveva, i lavori interessavano anche a Bulgarella, ma Spina non voleva ritirarsi, mi vennero a parlare Siino e Bulgarella, ci ho messo tempo a persuadere e convincere Spina e alla fine ho risolto il problema a favore di Bulgarella.”. Alla fine il lavoro è stato aggiudicato a Puccio Burgarella.

Burgarella quindi sapeva che lei era un mafioso ?
“Era chiaro che io ero un mafioso e Bulgarella lo sapeva”, “non c’era bisogno di specificarlo chiaro, sapeva benissimo chi ero e chi non ero”.

Con mastro Ciccio, Vincenzo Sinacori e forse anche con Matteo Messina Denaro ebbero a parlare di spartizione di lavori nel trapanese, anche di Puccio Burgarella.

Nel 91 con Bulgarella passarono una settimana assieme a Roma, altre volte sono stati a casa di Siino a Palermo, si sono visti a Trapani città, e un’altra volta mentre andava con Siino a Mazara, Bulgarella li sorpassò in autostrada e allora venne pure fermato dalla Polizia Strdalae.
Superato il posto di blocco si fermarono più avanti per salutarlo. Bulgarella era in compagnia di un’altra persona, forse una donna che con Burgarella aveva un rapporto confidenziale, era anche a Roma e crede fosse la sua segretaria dalle origini francesi.
Non esclude fosse presente anche quando mangiarono al Trittico di Palermo.

La segretaria era l’amante ?
“Ho avuto questa impressione ma non ne sono sicuro”, Siino gli disse che non aveva buoni rapporti con la moglie, l’episodio in autostrada risale al 1990-1991 e fu dopo, se non ricorda male, quell’incontro a Roma.

Erano a Roma per gli appalti della Sirap, Brusca era partito con Siino. Quella presenza a Roma era programmata, alloggiavano in un albergo di via Veneto

Angelo Siino gli parlò del rapporto tra Puccio Bulgarella e la moglie di questi, gli disse che i rapporti non erano buoni e che il comportamento della signora Bulgarella era del tutto contrario a Cosa Nostra.
La signora Bulgarella non aveva un atteggiamento accomodante nei confronti di Cosa Nostra e Siino sospettava che vi fosse un rapporto tra i due, tra Rostagno e la signora Bulgarella.
I rapporti tra Puccio e la moglie gli raccontava Siino erano conflittuali, rapporti di complicità c’erano tra la signora Bulgarella e Rostagno.
Questa discussione fu fatta a Roma mentre aspettavano che arrivassero Bulgarella e sua moglie”.

Il soggiorno a Roma rispetto al delitto Rostagno crede che sia stato a distanza di anni, Brusca ritiene di avere salvato la vita a Puccio Bulgarella perchè i malumori nei suoi confronti erano forti da parte dei mafiosi trapanesi, lui non era ben visto.

Riprende il pm Del Bene.

Del Bene chiede se Brusca conosce la comunità Saman.
Ne ha sentito parlare in relazione a questo omicidio e durante la latitanza quando era ospitato a Valderice da Mario Pollina o Pollari.
Passavo dalla strada vicino a Saman quando nel periodo di latitanza ero da quelle parti, per 10 – 15 giorni all’inizio del 1996

E’ il turno dell’Avvocato Vito Galluffo, difensore di Vito Mazzara.

Riina sapeva del delitto ?
“Non c’era cosa che si muovesse se lui non lo sapesse, Cosa Nostra per me c’entra, è una deduzione per quello che mi dice Riina che mi dice si sono tolti questa camurria”.

Da questo punto in poi, si innesca un contraddittorio tra difensore, parti civili e pm sulla introduzione di un verbale di interrogatorio il quale riguarda il racconto fatto ai pm nel 96 e 97 e ripetuto nel 99 sul delitto Rostagno. La Corte con l’accordo delle parti decide di acquisire tutti i verbali di interrogatorio.
Nel prosieguo del confronto tra le parti, non c’è l’accordo a fare transitare tutti i verbali ma solo quello del 1999, la Corte restituisce il fascicolo e l’udienza prosegue. La Corte decide di leggere il verbale, al termine il pm Del Bene evidenzia che non c’è contraddizione tra le dichiarazioni odierne e quelle fatte in istruttoria. Anche il presidente della Corte Pellino conferma l’inesistenza di contraddizioni.

L’avv. Galluffo torna quindi ad interrogare Brusca su commenti fatti a proposito della competenza e/o incompetenza nell’esecuzione dell’omicidio.
“Che io sappia no”.
L’avvocato legge un brano di un verbale precedente a chiarimento Brusca afferma che conoscendo gli operatori trapanesi il fatto che fosse scoppiato il fucile gli fece sorgere dubbi ma erano deduzioni personali.

Brusca fa quindi l’elenco degli omicidi commessi nella provincia di Trapani.
A Marsala contro Zicchitella ad Alcamo contro i Greco, a Mazara contro i L’Ala.

Puccio Bulgarella, era affidabile ?
“Quello che avevo da dire su Puccio Bulgarella l’ho detto”, “sino ad un dato punto era ritenuto uno sbirro, poi dopo il mio intervento cambiano opinione” e questo dopo il 1988.
“Per quelle che sono le mie conoscenze le cose eclatanti che avvenivano in provincia di Trapani Riina le sapeva” addirittura posso pensare che per alcune ne era l’istigatore, ma non sempre le posso provare”.

Ma decisioni autonome ce ne possono essere state ?
“Le garantisco che dall’avvento di Riina tutto passava da lui, certe volte interveniva pure sulla spartizione di soldi in provincia di Trapani”.

Traffico di armi e di droga ?
“La droga si, le armi solo quelle che servivano per la commissione di omicidi.”.

E’ il turno dell’avv. Salvatore Galluffo il quale chiede se ha mai dubitato delle risposte di Riina sul delitto Rostagno anche su altri delitti, in generale. “Non ho mai dubitato, almeno fino al momento della collaborazione”.
Sul delitto Rostagno ha avuto dubbi ?
“No l’ho presa per buona”.

L’avv. Salvatore Galluffo ricorda che Brusca interrogato il 20 febbraio 1997 disse: “però non posso dire al 100 per cento che sia Cosa nostra senò altra fonte”. Quale può essere l’altra fonte? “Quando i pm si sono avvicendati nel tempo e mi chiedevano se io ero a conoscenza delle motivazioni, per cui era stato Rostagno, c’erano state altre indagini, arresti, io mi riferivo a quegli accadimenti, e per questo dicevo di non sapere nulla, rispetto a quello che era emerso da altre indagini.”. “Non lo so perchè Rostagno è stato ucciso non ho partecipato alla deliberazione”.

Capitavano scambi di favori (partecipazione ad omicidi) tra un mandamento e l’altro ?
“Si”.

A proposito dell’uso e del possesso delle armi, Brusca dice che ogni mandamento aveva il suo arsenale.
Ricorda di avere utilizzato armi anche adoperate per altri delitti da altri soggetti. Ricorda quando prestò un suo fucile alla mafia di Alcamo durante una faida e di come una sera andato a prendere quel fucile finì con l’usarlo in un conflitto a fuoco con una pattuglia della polizia.

Domande dell’avv. Vezzadini, difensore di Vincenzo Virga.

Sul dialogo tra Riina e Brusca a proposito del delitto Rostagno
Parlò con Riina del delitto Rostagno, che il fatto era appena successo, su richiesta dello stesso Brusca, incidentalmente, erano a Palermo a casa di Salvatore Biondino, a quattrocchi.
Brusca ribadisce che era portavoce di Riina e non era solo manovalanza, conferma che per suo ordine ha partecipato a guerre di mafia e per le faide spesso armi di un mandamento venivano usate in altro mandamento.

Domande dell’avv. Ingrassia, altro difensore di Virga.

L’avvocato Ingrassia chiede a proposito di Totò Minore.
Brusca ricorda che l’ultima volta l’ha visto vicino Salemi.

E Virga quando l’ha conosciuto ?
In contrada Dammusi quando si incontrava con Riina.

Quali i delitti commessi a Trapani ?
Denaro, Ala, una lunga serie ad Alcamo, dalla fine degli anni 70 fino agli anni 90.

In quali occasioni ha incontrato Virga ?
In due occasioni, quando ad Alcamo fu ucciso Paolo Milazzo in un conflitto a fuoco con la Polizia, e quando fu decisa la soppressione di quattro alcamesi nel territorio di Partinico.

Quanti omicidi ha commesso a Trapani
Saranno stati 10, 12, 13 gli omicidi commessi a Trapani, ma direttamente non ha ricevuto appoggi da Virga.

Il difensore chiede notizie sui vantaggi ricevuti da Puccio Bulgarella
Brusca risponde che Puccio Burgarella: “Ha cominciato a fare parte di questo sistema alla fine del 1988“.
Prima non c’erano contatti? A detta di Brusca no, anzi addirittura i mafiosi trapanesi manifestavano intenzioni omicide per la sua non disponibilità a fornire buste di appoggio o a non ritirarsi dalle gare di appalto.
Nel 1982 Bulgarella (non so se lui o un altro) aveva una frequentazione con il dott. Falcone.
Metaforicamente“, dice Brusca, “ho salvato la vita a Puccio Bulgarella“.
E perchè lo ha fatto, chiede il difensore.
Brusca dice che è intervenuto perchè ha interpretato che non c’era sintonia tra Bulgarella e la mafia locale: “Intervengo in favore di Bulgarella perchè Siino mi chiese di intervenire perchè non aveva interlocutori chiari,non sapeva a chi rivolgersi, Siino mi disse che lui ne rispondeva al 100 per cento e allora sono intervenuto in favore del Puccio Burgarella

Pone ora le domande il pm Del Bene

Brusca partecipò all’omicidio L’Ala avvenuto nella piazza di Tre Fontane, il L’Ala era un soggetto vicino a Cosa Nostra ma a disposizione dei Rimi di Alcamo.

Fa le domande il Presidente Pellino

Brusca dice di avere conosciuto Bulgarella dopo l’omicidio Rostagno e che il ristorante il Trittico di Palermo era un punto di riferimento per i suoi incontri.

Per Brusca i rapporti tra Riina e Agate risalivano agli anni 60. Riina a Mazara aveva delle proprietà immobiliari. Il padre Bernardo partecipava ad una società di Agate, la Stella d’Oriente” che faceva import ed export.

Agli omicidi nel trapanese il Brusca partecipava solo se glielo diceva Riina, nemmeno il padre poteva dargli questi ordini. Anche i Madonia di Resuttana e Leoluca Bagarella venivano ad uccidere a Trapani.

Totò Minore fu eliminato a Palermo partecipando ad un incontro con Giuseppe Giacomo Gambino. Dapprima dovevano ucciderlo a Salemi, ma poi fu ucciso a Palermo con la partecipazione di Raffaele Ganci. Minore fu ucciso perchè vicino ai Rimi di Alcamo e quindi vicino a Stefano Bontade avversario di Riina. Ritiene che Minore fu ucciso nell’82-83.

Brusca riferisce a proposito dei contrasti tra Mastro Ciccio Messina e Vincenzo Virga per la spartizione dei soldi.

Nel trapanese ci furono molte “messe a posto” in riferimento agli appalti.

Vito Mazzara lo conobbe per nome negli anni 80′, di persona negli anni 90′.

E’ mai successo che si verificassero degli omicidi ddi matrice mafiosa nel trapanese, senza che si conoscesse l’identita e/o il movente, i mandanti e gli esecutori da parte dei vertici dell’organizzazione ?

Brusca risponde che la guerra di mafia ad Alcamo comincia così, ma l’esempio più calzante a suo parere è quello dell’omicidio di Carmelino Colletta ad Agrigento. Il Brusca si era recato per ordine di Riina da questo Colletta qualche giorno prima per normali discussioni, poi lesse sul giornale dell’omicidio e allora andò da Riina a chiedere spiegazioni, Riina non essendone a conoscenza lo mandò a Canicattì da Di Caro per capire chi era stato.
Riina era particolarmente attento su queste cose.

E’ il momento delle parti civili.
L’avv. Carmelo Miceli in relazione ai contrasti tra mastro Ciccio Messina e Vincenzo Virga quanto affidamento facesse Riina su Vincenzo Virga.
Brusca risponde che l’affidamento di Riina su Vincenzo Virga era totale.

L’avv. Galluffo chiede della presenza di soggetti esterni alla mafia trapanese alla faida di Alcamo e in particolare all’attentato di contrada Kaggera.
Brusca risponde confermando la circostanza che c’erano altri soggetti e ne fa i nomi: Madonia, Sebastiano un catanese, Gioè Antonino, Di Matteo, qualcuno di Castellammare, c’era Ferro, Antonino Alcamo, ecc.
I soggetti che si opponevano ad Alcamo erano ad inizio 82-83 tutti di cosa nostra, in seguito erano i cosidetti “stiddari”.
Brusca risponde quindi a proposito dell’omicidio di Carmelo Colletta, maturato all’interno di appartenenti a Cosa Nostra ma senza autorizzazione e in seguito al quale furono tutti i protagonoisti eliminati.

L’avvocato Vezzadini chiede degli omicidi L’Ala e su quando e come seppe dell’intenzione di Riina di eliminarlo.
Brusca risponde che seppe delle intenzioni di Riina in seguito alle dichiarazioni di Cangemi, intorno al 1995-96

Il Presidente Pellino chiede degli omicidi Giammona e Saporito, un uomo ed una donna, a cui il Brusca ha partecipato. Nella circostanza le due vittime erano in auto, il Brusca fece da autista e eseguito l’omicidio furono anche impegnati in un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine.
Sull’auto vi era anche una bambina che rimase per fortuna illesa.

Una ultima domanda da parte dell’avvocato Miceli a proposito del precedente delitto in cui fu uccisa anche una donna assieme alla vittima designata.
Brusca dice che nell’occasione la donna non fu riconosciuta come tale, aveva i capelli corti.
Ma la regola quale rispetto alla presenza di una donna sulla scena del delitto ?
Brusca risponde: “Non si doveva toccare, però capita”.

La prossima udienza si terrà l’undici gennaio 2012 e verranno sentiti i pentiti Vincenzo Calcara in videocollegamento e Rosario Spatola. Per gennaio 2012 si terrà udienza inoltre il 25. La succesiva udienza è prevista per il 1° febbraio.

L’udienza si chiude qui.

La precedente udienza del 07/12/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale