Bravo Presidente !

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Questa la nota del Quirinale

A proposito di alcune affermazioni dell’on. Bianconi in una intervista a “Il Giornale”

N o t a

In una intervista apparsa sul quotidiano “Il Giornale” domenica 15 agosto, l’on. Maurizio Bianconi, vice – presidente del gruppo dei deputati del PDL, si è abbandonato ad affermazioni avventate e gravi sostenendo che il Presidente Napolitano “sta tradendo la Costituzione”.

Essendo questa materia regolata dalla stessa Carta (di cui l’on. Bianconi è di certo attento conoscitore), se egli fosse convinto delle sue ragioni avrebbe il dovere di assumere iniziative ai sensi dell’articolo 90 e relative norme di attuazione. Altrimenti le sue resteranno solo gratuite insinuazioni e indebite pressioni, al pari di altre interpretazioni arbitrarie delle posizioni del Presidente della Repubblica e di conseguenti processi alle intenzioni.

Roma, 16 agosto 2010

Traduzione e sintesi di “Diarioelettorale”:

Senza palle di un Bianconi, se prima di aprire bocca avessi collegato il cervello ti saresti risparmiato questa cazziata.
Se sei sicuro di ciò che dici abbi il coraggio di coprirti di ridicolo chiedendo la messa in stato d’accusa del Capo dello Stato.
Se al contrario non sarai conseguente e non chiederai l’impeachment del Capo dello Stato allora sarà palese e dimostrato che sei privo di spina dorsale
.”

I Radicali non se la bevono, faranno saltare il tavolo ?

Un comunicato stampa dei Radicali della lista Bonino-Pannella fa intuire che, dall’accordo tra soggetti che ci hanno messo la faccia (Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano) e tutti gli altri (ancora da individuare) che sono rimasti nell’ombra, loro come sempre sono fuori e hanno tutta l’intenzione di rimanerci, perchè per loro “Parigi non vale una messa”.

OCCORRE TENERE PRESENTE IL MONITO DI BENEDETTO CROCE: ESISTONO MOMENTI NELLA STORIA IN CUI È NECESSARIO CHE VI SIA PUR QUALCUNO PER IL QUALE PARIGI NON VALGA UNA MESSA

6 marzo 2010

Questa mattina, nel corso di una riunione fra gli esponenti e dirigenti dei vari soggetti radicali con Emma Bonino e Marco Pannella, è stato affrontato il dilemma delle scelte da assumere: se sia possibile tuttora continuare a giocare con i bari, in una situazione in cui lo Stato non riesce a rispondere ad esigenze che non siano di Regime.

Sì è quindi deciso di convocare una Assemblea nazionale dei Radicali per martedì prossimo, a Roma, in luogo da precisare, per discutere pubblicamente delle decisioni da assumere, convinti che nessuna scelta in questo momento debba essere data per scontata.

Occorre tenere presente il monito di Benedetto Croce: esistono momenti nella storia in cui è necessario che vi sia pur qualcuno per il quale Parigi non valga una messa.

Roma, 6 marzo 2010

*** – Update

E Berlusconi disse a Napolitano: scateno la piazza

di Marco Conti

ROMA (6 marzo) – «Non ho bisogno della tua firma». Duro, durissimo Silvio Berlusconi al Capo dello Stato è arrivato a prospettare non solo l’inutilità della sua firma sotto al decreto legge, ma anche l’uso della piazza per contestare «una decisione che priva del diritto di voto milioni di cittadini».

La tensione con Giorgio Napolitano della sera precedente è stato di una durezza tale che solo ieri mattina è stato – forse soltanto in parte – recuperato il rapporto tra i due grazie alla telefonata che ieri mattina Gianni Letta ha imposto al Cavaliere: «Chiama Napolitano altrimenti non ne usciamo». Il consiglio del sottosegretario e di qualche ministro è stato raccolto dal presidente del Consiglio solo nella tarda mattinata.

Ripristinato un clima di «confronto istituzionale», come ieri sostenevano alcuni deputati del Pdl, è ripresa una trattativa difficile e complicata dalla voglia del Cavaliere di ”mettere una pezza” anche sul pasticcio compiuto a Roma, mentre leghisti ed ex An mostravano qualche cautela in più nei confronti del presidente della Repubblica e si sarebbero accontentati di sanare le irregolarità milanesi.

Fini e Berlusconi però non ci stavano a veder sacrificato il Lazio per colpa di una baruffa interna al Pdl romano. Mentre il presidente della Camera si è però mantenuto in posizione defilata pur dando il suo via libera, il Cavaliere, sbollita l’ira nei confronti del partito, ha puntato diritto ad un provvedimento d’urgenza superando anche l’iniziale «niente decreto» che il ministro Maroni aveva pronunciato qualche giorno fa.

Proprio al ministro dell’Interno è toccato ieri il compito di scendere in sala stampa per spiegare il testo di un decreto che di fatto sana le irregolarità di Milano e permette al Pdl romano di presentarsi nuovamente negli uffici elettorali.

La trattativa con il Colle ha fatto slittare di oltre un’ora il consiglio dei ministri e il via-vai di bozze e note con i tecnici del Quirinale è andato avanti mentre il Cavaliere al telefono parlava ai partecipanti di una manifestazione elettorale. Trovata la quadra solo poco prima delle dieci di sera, è iniziato un consiglio dei ministri riunitosi a ranghi ridotti per le numerosissime assenze.

Intorno ad un tavolo oltre al presidente del Consiglio, i ministri Maroni, Calderoli, Meloni e La Russa. La discussione è stata breve anche perché la pattuglia dei ministri presenti aveva sperimentato nei giorni scorsi la furia del presidente del Consiglio. La stessa che la sera precedente il Cavaliere era riuscito a sbollire solo verso le due di mattina grazie alla compagnia di un gruppo di giovani che il presidente del Consiglio ha fatto salire a palazzo Grazioli per «una pizzetta».

Restano ora nel Pdl la preoccupazione per le conseguenze del braccio di ferro ingaggiato con Quirinale giovedì sera alla presenza dei ministri La Russa, Maroni, Calderoli e del sottosegretario Letta. «Per un momento ho temuto che venissimo sbattuti fuori – ha raccontato uno dei ministri presenti alla scena – i due non si sono nemmeno salutati».

Se per il ministro Gelmini «il decreto non è assolutamente un golpe», per Berlusconi rischiare di perdere un milione di voti e una regione era troppo pericoloso e in grado di compromettere anche la tenuta del governo. Il grazie che nella tarda serata di ieri il presidente del Consiglio tributa alle «istituzioni per la collaborazione» e non al Quirinale, la dice lunga sull’entità dello strappo.

da Il Messagero

*** Update

(AGI) – Genova, 6 marzo – “Lasciamo fuori il Presidente Napolitano. Non e’ il suo mestiere entrare nel merito dei decreti. Il governo ha la responsabilita’ di questo decreto. E’ a lui che bisogna rivolgersi”. Lo ha affermato Pier Luigi Bersani, a Genova per l’apertura dalla campagna elettorale del Pd intervenendo sulla polemica riguardo al decreto ‘salva liste’.

Endorsement di Diarioelettorale

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Questo Blog, di fronte agli sconsiderati attacchi di questi giorni, esprime tutta la sua solidarietà al Presidente della Repubblica Onorevole Giorgio Napolitano custode rispettoso della Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza e dalla lotta di liberazione dal Nazi-fascismo.