Il fascismo è made in Italy

perchè pensare è cosa problematica !
Ve lo spiega il marchese Fulvio Abbate.

grazie a Teledurruti

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Dietro, davanti ed accanto ai “forconi”

Il parere, sul movimento dei “forconi”, del professore Dario Evola siciliano nel mondo.
Dove è rimarchevole notare che anche allora Michele Santoro, anche egli appartenente all’epoca a Servire il Popolo, non aveva saputo distinguere tra rivoluzione e reazione, proprio come accade oggi ad alcuni sedicenti militanti/simpatizzanti di sinistra.

grazie a Teledurruti

Ehi tu, Governo ! Qui Sicilia… c’è nessuno ?

La particella di sodio come metafora della Sicilia.

perchè “loro” saranno anche 30 o 100mila, come diceva Celentano, ma noi siamo il resto, poco più o poco meno, fate voi, di cinque milioni, e non è che si abbia tutta questa voglia di rimanere a fare gli ostaggi in balia di leader cileni di serie B quali: Richichi, Ferro, Morsello, Bonanno ecc.
Se a governare questo paese c’è qualcuno si svegli e si dia una mossa.

Sciopero tir: Sicilia stremata, “blocchi a oltranza”

15:03 20 GEN 2012

(AGI) – Palermo, 20 gen. – I padroncini dell’Aias alla mezzanotte di oggi, come comunicato alla Commissione di garanzia sciopero, interromperanno la protesta iniziata domenica scorsa. Ma tutti gli altri autotrasportatori indipendenti, assieme ai produttori agricoli e ai pescatori delle marinerie, “continueranno la protesta a oltranza”, afferma il comitato ‘Forza d’urto’. Un ennesimo colpo alle speranze dei siciliani, stremati da cinque giorni di proteste, dalla penuria di carburante e dagli scaffali dei supermercati che vanno vuotandosi. Numerosi gli arresti per furto di benzina, ad auto e barche, uno dei sintomi dell’esasperazione; mentre ad Agrigento i vigili urbani sono rimasti a piedi per mancanza di carburante.
Da questa mattina i vertici del movimento sono riuniti in un’assemblea permanente e aperta a tutti nella zona industriale di Catania. La tensione resta alta. “I presidi non li togliamo e la protesta andra’ avanti – spiega Mariano Ferro del Movimento dei forconi – perche’ attendiamo ancora risposte concrete. Questo popolo si’ e’ messo in cammino e non possiamo fermarlo senza una vera ragione. Ma – spiega – allargheremo le maglie dei presidi per permettere il rifornimento delle stazioni di servizio e la presenza di generi di prima necessita’[Grazie, grazie  a vossia Don Mariano ! ndr.].
Il governatore Raffaele Lombardo oggi ha sentito il presidente del Consiglio Mario Monti: “Abbiamo discusso di quanto sta accadendo in Sicilia. Al piu’ presto, gia’ all’inizio della prossima settimana, ci incontreremo a Roma per affrontare i nodi di una vertenza delicata e complessa. E’ la dimostrazione di come nessuno abbia sottovalutato le ragioni di chi sta manifestando. Non condividiamo certo i metodi della protesta, ma dopo il colloquio con Monti sono convinto che riusciremo a sbloccare positivamente la situazione”. Nel suo blog, Lombardo ha detto che sta facendo tutto quello che puo’, ma che non ha “il potere di abbassare il prezzo della benzina o le tariffe autostradali o quelle delle assicurazioni. Se si vuole protestare bisogna farlo a Roma per far sentire li’ il disagio e la protesta”. Sono 26, secondo i dati dei manifestanti, i blocchi stradali principali che interessano sette delle nove province, ognuno dei quali con un coordinatore.
Gli autotrasportatori continuano a presidiare i caselli in entrata e uscita a Messina. Ai caselli di Tremestieri si trova la concentrazione maggiore di manifestanti, mentre il resto si trova sul versante opposto, alla barriera di Divieto a Villafranca Tirrena.
Situazione difficile anche allo svincolo di Catenanuova (Enna), sull’autostrada A/19, Palermo-Catania. Resistono ancora i blocchi agli svincoli autostradali e sulla statale 114, nel siracusano. Le forze dell’ordine continuano a scortare i trasporti essenziali, tra cui i carichi di ossigeno, destinati agli ospedali e alle cliniche private, che escono dallo stabilimento Air Liquide di Siracusa.
Emergenza rifiuti a Gela dove rimane molto grave la situazione igienico-sanitaria. La spazzatura non viene raccolta da quattro giorni perche’ gli auto-compattatori non riescono a raggiungere la discarica di contrada Timpazzo. Un vertice si e’ tenuto in prefettura sull’emergenza e un appello alla ragionevolezza e’ stato lanciato dal sindaco. I manifestanti continuano a presidiare le principali vie d’accesso alla citta’ e circa cinquemila agricoltori di Niscemi e Butera con i loro trattori stazionano in contrada Ponte Olivo, lungo la statale 117 Catania-Gela a una decina di chilometri dalla citta’.
Accanto a loro mogli e figli. A Ragusa i padroncini hanno preso in ‘ostaggio’ il polo commerciale. Nella notte i pescatori delle marinerie di Porticello, Termini Imerese e Santa Flavia hanno occupato il mercato ittico di Palermo. E, sempre nel capoluogo, gli studenti oggi si sono uniti al movimento dei Forconi: hanno paralizzato le vie del centro, bloccato il porto e bruciato una bandiera italiana. Intanto, la Digos indaga su possibili infiltrazioni tra i manifestanti di estremisti di destra e di sinistra. Mentre resta alto il livello della polemica per l’accusa di presenze mafiose nelle fila della protesta lanciata dal presidente degli industriali siciliani Ivan Lo Bello. Uno dei leader dei ‘Forconi’ prosegue da ieri lo sciopero della fame per contestare queste affermazioni. Il procuratore di Palermo Francesco Messineo ha spiegato che e’ stato “predisposto un fascicolo” sulle possibili infiltrazioni da parte di uomini di Cosa nostra.

da AGI.IT

Forconi o “poujadismo” alla siciliana ?

E’ in corso, già da ieri, un forte movimento di protesta sulle strade siciliane. Le manifestazioni di protesta sono organizzate dai sindacati degli autotrasportatori e degli agricoltori riuniti sotto la sigla di due movimenti denominati: “Forza d’urto” e “Movimento dei forconi“.
I manifestanti hanno bloccato gli accessi autostradali tra Palermo e Catania e tra Catania e Messina, il porto di Messina, il polo petrolchimico di Priolo, la statale Palermo-Sciacca, la ferrovia tra Palermo e Messina, il porto di Pozzallo.
La protesta dovrebbe proseguire fino a venerdì ed è organizzata contro la “classe dirigente” e “l’ipocrisia dei nostri politici” ma anche contro il caro carburante.
I manifestanti chiedono tra le altre cose la defiscalizzazione dei costi dell’energia elettrica e il blocco delle procedure esecutive di Equitalia.
Le organizzazioni ufficiali di settore non hanno aderito alla protesta, non condividendone modi e forme di lotta.

Comprensibile, nelle motivazioni, e nelle rivendicazioni che ne costituiscono la piattaforma programmatica, tuttavia diverse cose ci fanno ritenere possibile il trattarsi dell’ennesima operazione di marketing tesa a raccogliere, il “residuo politico” che sempre resta dopo tali esasperate, quanto frustanti ed improduttive (in primis per quanti vi partecipano), forme di protesta, da parte di politicanti populisti e privi di scrupoli.

Interessante a tal proposito sarà rinverdire la conoscenza del cosidetto “Poujadismo“, movimento politico francese, che prese nome da Pierre Poujade, sindacalista e politico francese nato a Saint-Céré il 1º dicembre 1920.

Fu nel 1953 che Pierre Poujade assurse a notorietà nazionale quando si trovò a cavalcare l’onda del malcontento di artigiani e commercianti del suo paesino e presto del circondario, verso la politica del governo francese, ritrovandosi a capo di una rivolta fiscale che segnò l’inizio del movimento poujadista.

Eccellente oratore Pierre Poujade parlava a tutti coloro che si sentivano minacciati da un mondo che stava cambiando.
Egli si erse a loro difensore nel nome dei “piccoli” cittadini.
Così denunciava con forza lo “Stato vampiro” e i suoi “forchettoni” (nella situazione francese dell’epoca, i grandi funzionari che “mangiano”), le “eminenze” e i “senza patria” (gli immigrati francesi) che occupano la “casa Francia”.
Il suo movimento era fortemente antiparlamentare, antipolitico si direbbe oggi e alla luce del movimento italiano di Giannini “qualunquista“.

Sostenuto agli inizi dai comunisti che speravano di inglobare le spinte antistatali del movimento, questi ultimi non mancheranno in seguito, per screditarlo, di soprannominarlo “Poujadolf” accostandolo al defunto leader nazista, ed in riferimento alle sue affollatissime manifestazioni politiche, ma anche ai suoi proclami xenofobi e antisemiti.

Il suo movimento sindacale, l’unione della Difesa dei Commercianti e Artigiani (UDCA), conobbe il suo massimo successo verso la fine della Quarta Repubblica e così anche nella sua versione elettorale l’Unione e Fraternità Francese (UFF) che gli permise di conquistare 52 deputati (2,4 milioni di voti con l’11,6% dei suffragi) per l’Assemblea nazionale nel 1956.

Questi movimenti rivendicavano la difesa dei commercianti e degli artigiani e criticavano l’inefficacia della politica parlamentare, così com’era praticata durante la Quarta Repubblica. Essi rappresentavano la difesa d’una parte dell’elettorato francese stanco dell’instabilità politica e dell’impotenza della Quarta Repubblica.

Il movimento di Pierre Poujade riteneva di poter superare la divisione tra destra e sinistra riprendendo in ciò il tema del Partito popolare francese di Jacques Doriot, un movimento apertamente filo nazista inventore dello slogan “né destra, né sinistra”.

Spesso le manifestazioni dei poujadisti sfociavano nella violenza ed il movimento era attrezzato con un servizio d’ordine che non esitava ad usare la forza.

Per estensione il termine “poujadismo” è stato usato per qualificare un atteggiamento demagogico in favore dei “piccoli” commercianti, artigiani, operai, contadini, opposti alle multinazionali, o anche per significare l’antiparlamentarismo delle corporazioni, esprimendo così una tendenza ad identificarsi con l’estrema destra assumendo le caratteristiche di un populismo reazionario.

Sarà l’avvento della Quinta Repubblica a segnare la fase discendente di Pierre Poujade.

Superfluo dire che il “poujadismo” non fermò i cambiamenti in atto nella società francese.

Di più qui, qui.