La spesa pubblica necessaria oggi … ma anche ieri

Particolarmente interessante questo articolo di Daniele Martini per “il Fatto Quotidiano” a proposito di “spesa pubblica”, di spese militari e delle responsabiltà dell’attuale e delle precedenti maggioranze.

Si chiama Joint Strike F-35, è un cacciabombardiere monoposto sofisticatissimo, definito dai tecnici di “quinta generazione”. Costa uno sproposito, 130 milioni di euro ad esemplare, e per l’Italia sta diventando la pietra dello scandalo. Per diversi motivi. Primo: nonostante il bilancio dello Stato pianga e il governo tagli in ogni direzione, infierendo soprattutto nei confronti dell’Istruzione, dai fondi per l’Università alla ricerca, dalle borse di studio alle pulizie delle aule, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è in procinto di firmare il contratto per la fornitura della bellezza di 131 aerei, dando un’accelerata finale a un impegno assunto 12 anni fa dal governo presieduto da Massimo D’Alema.

Costo stimato: oltre 15 miliardi di euro, la spesa più alta in assoluto decisa da un governo italiano per un aereo militare. Azienda fornitrice la Lockheed Martin, marchio che in Italia fa venire alla mente un’altra stagione e un altro scandalo avvenuto tra il 1972 e il 1976, collegato anche quello a una fornitura di aerei, i mastodontici C 130 da trasporto militare. Una vicenda in cui rimasero coinvolti, tra gli altri, lo Stato maggiore dell’Aeronautica e il presidente della Finmeccanica, Camillo Crociani, che dovette rifugiarsi in Messico.

GLI SPICCIOLI DI ALENIA

Nella Legge di Stabilità (la ex Finanziaria) sono già stati stanziati i primi 471 milioni per dare all’Italia la possibilità di presentarsi al tavolo per la firma definitiva, più altri 185 milioni che sono la prima tranche di un contratto da 800 milioni che lo Stato ha stipulato con la ditta costruttrice Maltauro per la realizzazione nell’area dell’aeroporto militare di Cameri, in provincia di Novara, di hangar e strutture per la produzione della parte italiana dell’aereo (le ali) riservata all’Alenia, società posseduta al 100 per cento da Finmeccanica, a sua volta quotata in Borsa, posseduta solo per un terzo dalla parte pubblica e per il resto da privati.

In pratica lo Stato sta pagando per intero i costi per le strutture produttive di un’azienda in larga misura privata. L’avvio dei lavori è previsto per l’inizio di gennaio.

Secondo motivo di perplessità: per recuperare le risorse per gli F-35, il ministro non esita a contrarre gli stanziamenti per l’acquisto di un altro aereo da combattimento, l’Eurofighter Typhoon, anche questo molto costoso, ma che almeno aveva il merito, dal punto di vista economico e strategico, di essere prodotto da aziende europee.

L’Eurofighter è frutto della cooperazione tra Italia, Germania, Inghilterra e Spagna e dà lavoro a 100 mila persone in Europa, più di 20mila in Italia. E quando fu lanciato diversi anni fa, fu presentato come un esempio del tentativo di avviare un progressivo sganciamento strategico dal dominio americano sul versante della tecnologia e della produzione bellica. In confronto, gli F-35 americani lasciano molto meno all’Europa e in particolare all’Italia (ufficialmente considerata solo “partner di secondo livello”), poco più che le briciole, 600 operai, secondo le prime stime, più 2 mila tecnici, in parte spostati dalle linee dell’Eurofighter.

UN GRAN SALUTO AL CACCIA “EUROPEO”

Il governo italiano non ha cancellato del tutto gli acquisti del caccia europeo, ma li sta riducendo parecchio e dopo averne comprato una quarantina di esemplari, ne acquisirà altri 60 fino al 2018, ma cancellerà la fornitura successiva, quella che i tecnici chiamano la “tranche 3B”.

Per rientrare un po’ dei costi altissimi sostenuti finora per l’Eurofighter, l’Italia sta cercando insieme ad altri governi europei (Spagna, Germania, Gran Bretagna) di piazzarlo in mezzo mondo, dalla Romania all’India, dalla Turchia all’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi al Qatar.

Terzo motivo di dubbio: le caratteristiche specifiche dell’aereo e i ripetuti rallentamenti della fase di sperimentazione dei prototipi. Secondo Silvia Corti, ricercatrice dell’Archivio Disarmo, l’F-35 è un aereo “dotato di grande forza distruttiva e in grado di trasportare armi nucleari”, requisiti che a prima vista non si attagliano molto alle forze armate italiane. Secondo un altro esperto, Francesco Vignarca, perfino i massimi vertici Lockheed hanno ammesso che lo sviluppo del progetto è rallentato da “grossi problemi tecnici e industriali”, mentre l’organismo tecnico di controllo del parlamento Usa, ha espresso riserve sull’efficacia di un progetto d’arma così mastodontico.

AUMENTANO LE SPESE

L’ultimo elemento di dubbio consiste nel fatto che l’acquisto dei costosissimi F-35 avviene nell’ambito di un nutrito programma di spese militari approvato alcune settimane fa dalla commissione Difesa del Senato (con l’astensione del Partito democratico) nel corso di una seduta lampo durata meno di un’ora. In quell’occasione fu dato il via libera all’acquisto di un arsenale:
10 elicotteri per l’Aeronautica (200 milioni di euro nel periodo 2010-2018),
siluri per sommergibili (125 milioni),
armamenti controcarro da montare sugli elicotteri d’attacco (altri 200 milioni),
una nave di supporto subacqueo in grado di sostituire la vecchia Anteo (125 milioni).

Poi 22 milioni per l’acquisto di mortai da 81 millimetri, e infine l’avvio di un sistema di informazioni fra diversi paesi, il Dii (Defense Information Infrastructure), valore 236 milioni.

grazie a Dagospia

Solidarietà … blà … blà … blà

Ricordate la recente alluvione in provincia di Messina (Giampileri, Scaletta Zanclea ecc.) con le decine di morti, feriti, e centinaia di famiglie senza casa ?

Si che la ricordate, e ricorderete pure le dichiarazioni di cordoglio, la solidarietà e gli impegni degli esponenti politici siciliani per una pronta e rapida rinascita delle zone alluvionate.

Ma al dunque, per come riferisce “Siciliainformazione“, citando una scoperta dell’associazione sicilianista “I Gattopardi”, che, tra le altre cose, effettua un lavoro di monitoraggio dei comportamenti parlamentari dei rappresentanti isolani nelle due Camere, sono proprio i parlamentari siciliani a votare contro l’emendamento alla Finanziaria “bipartisan” in quanto proposto da Gianpiero D’Alia dell’Udc e sottoscritto dai senatori Finocchiaro e Garraffa del Pd e Pistorio dell’Mpa, con il quale si chiedeva di prevedere uno stanziamento di 100 milioni di euro per i luoghi del messinese colpiti dall’alluvione.

Il tutto è accaduto nella seduta n° 082 del Senato, nella quale bisogna distinguere il comportamento dei senatori isolano in almeno tre tipologie di sensibilità politica, sul piano pratico e del risultato i primi due gruppi vanno raggruppati, restando eventualmente utile alla causa della Sicilia e degli alluvionati solo il voto del terzo gruppo :

1)-“Della Sicilia e degli alluvionati non me ne fotte prorio !”
2)-“Sicilia, alluvionati ? Ho altro a cui pensare !”
3)-“La Sicilia e gli alluvionati perchè no ?”

Al primo gruppo che chiameremo degli “ascari” avendo votato decisamente “no” appartengono:

ALICATA BRUNO (PDL)
BATTAGLIA ANTONIO (PDL)
CENTARO ROBERTO (PDL)
FIRRARELLO GIUSEPPE (PDL)
FLERES SALVO (PDL)
GALIOTO VINCENZO (PDL)
STANCANELLI RAFFAELE (PDL)
VICARI SIMONA (PDL)
VIZZINI CARLO (PDL)

Al secondo gruppo che chiameremo degli “ignavi” appartengono coloro che “se c’ero ero distratto“, si sono astenuti (con immenso dolore immagino), non hanno votato, erano assenti, in missione ecc.

BIANCO ENZO (PD)
CRISAFULLI VLADIMIRO (PD)
CUFFARO SALVATORE (UDC-SVP-Aut)
D’ALI’ ANTONIO (PDL)
FERRARA MARIO (PDL)
FINOCCHIARO ANNA (PD)
NANIA DOMENICO (PDL)
OLIVA VINCENZO (MISTO-MPA)
PAPANIA ANTONINO (PD)

Al terzo gruppo che chiameremo degli “almeno ci provo” appartengono coloro che hanno espresso il loro voto favorevole.

ADRAGNA BENEDETTO (PD)
BURGARETTA APARO SEBASTIANO (MISTO – MPA)
D’ALIA GIANPIERO (UDC-SVP-Aut)
GARRAFFA COSTANTINO (PD)
GIAMBRONE FABIO (IDV)
LUMIA GIUSEPPE (PD)
PISTORIO GIOVANNI (MISTO-MPA)
SERAFINI ANNA MARIA (PD)

Un caso a parte è quello del presidente Schifani del Pdl che non ha partecipato alla votazione (forse perchè presidente dell’assemblea), mentre un caso singolare è quello della senatrice Anna Finocchiaro, siciliana, eletta in Sicilia, capogruppo dei senatori del Pd e cofirmataria dell’emendamento, ma assente al momento della votazione.