Porto di Castellammare: l’amministrazione è fiduciosa

Ora si che possiamo stare tranquilli !

Porto. Il sindaco Marzio Bresciani: “La Regione non ci faccia perdere i fondi. Rimaniamo fiduciosi

«Già ieri abbiamo preso contatto con i dirigenti regionali per chiedere spiegazioni in merito alla notizia, appresa dalla stampa, che l’Unione Europea ha congelato 220 milioni di euro di Fondi Por, tra i quali rientrano anche i lavori per il porto di Castellammare». Lo afferma il sindaco Marzio Bresciani, che prosegue: «A fine ottobre, alla Regione, quando c’è stato l’audit dei revisori della Commissione Europea, abbiamo avuto sentore che si presentassero ulteriori problemi. Da quel momento abbiamo seguito sempre da vicino l’evolversi della situazione. Chiediamo con forza che la Regioni attui tutte le procedure perché i fondi non vengano definitivamente bloccati e ci consenta di non perdere i fondi destinati ad un’opera di fondamentale importanza per l’economia cittadina, che ha già subìto troppe vicissitudini e lungaggini burocratiche. Rimaniamo fiduciosi anche perché, con rassicurazioni verbali, ci dicono che il porto di Castellammare sarà completato».

IL PORTAVOCE DEL SINDACO
(Annalisa Ferrante)

Cronache del malaffare tra Castellammare e Marsala

I titolari della Helios di Castellammare dovranno tornare indietro al ministero delle Attività produttive circa un milione e trecentomila euro. A fine anni Novanta, la Guardia di finanza aveva scoperto una truffa attorno alla relizzazione dell’opera

Contributi per residence fantasma

Tre imprenditori dovranno restituirli

di GIACOMO DI GIROLAMO

E’ stata confermata dalla sezione giurisdizionale d’appello della Corte dei Conti la condanna per tre imprenditori di Petrosino (Tp), Antonino Bonomo (61 anni) ed i figli Francesco e Giovanni (rispettivamente di 37 e 33 anni) a risarcire al ministero delle Attività Produttive circa un milione e trecentomila euro.

I fatti risalgono al 1999. La Helios Snc, di Giuseppe Saracino e Vincenzo Pisciotta, chiese e ottenne i contributi a fondo perduto previsti dalla legge 488/1992 per realizzare una struttura turistica a Castellammare del Golfo.
La società ottenne due miliardi e 700 milioni di lire a fronte di una spesa ammissibile di poco più di sei miliardi. Nel 2003 ai soci subentrarono Antonino Bonomo e i suoi due figli.

Qualche anno dopo, durante l’attività di controllo la Guardia di finanza accertò che l’immobile che si doveva realizzare con quei finanziamenti in realtà già esisteva: era stato costruito negli anni ’90 e la Helios si era limitata solamente a rifinirlo e ristrutturarlo. L’albergo, inoltre, non si trovava a Castellammare del Golfo, come da richiesta di finanziamento, ma a Kartibubbo, vicino Campobello di Mazara. Ed era pure abusivo.

Inoltre, la società aveva messo su un vasto e complicato giro di fatture gonfiate per forniture di beni e servizi per poter accedere ai finanziamenti, che finivano canalizzati sui conti correnti dei tre soci direttamente o attraverso dei fornitori compiacenti.

Antonino Bonomo (che della società, oggi fallita, era anche rappresentante legale e amministratore) dovrà restituire 750.000 euro, e i figli Francesco e Giovanni dovranno ridare allo Stato contributi ottenuti per altri 500.000 euro
La condanna in appello arriva ad un anno e mezzo dalla sentenza di primo grado. In quell’occasione i giudici ritennero provata “la condotta dolosa” della famiglia Bonomo. I tre avevano “creato i falsi presupposti per ottenere un finanziamento che non hanno mai utilizzato per i fini per i quali era stato concesso ma per arricchire i propri conti”.

Antonino Bonomo e i suoi figli, insieme ad altre cinque persone, finirono in manette il 18 Agosto 2004. I beni della società sono stati confiscati nel 2007, ma l’amministratore giudiziario, Alessandro Scimeca dovette arrendersi di fronte alla situazione finanziaria disastrosa: patrimonio immobiliare inesistente, passività per quasi 2,5 milioni di euro, perdite per 5 milioni di euro.

Le truffe perpetrate ai danni dello Stato con l’indebita percezione di contributi pubblici su lavori inesistenti o gonfiando a dismisura le fatture è una piaga che in provincia di Trapani sembra non arrestarsi. Lo scorso 20 ottobre la polizia tributaria ha sequestrato a Castelvetrano un complesso alberghiero da 9 milioni di euro nell’ambito di un’indagine sull’illecita percezione dei fondi pubblici, accertando un sistema di frode posto in essere tra il 2006 ed il 2009 (società di comodo, lavori dichiarati e mai svolti, falsi aumenti di capitali sociali, fittizi pagamenti di forniture) che ha comportato un danno erariale di 5,8 milioni di euro.

da La Repubblica.it

sulla vicenda Helios di più qui e su alcuni dei protagonisti qui e qui

Se invece di chiamarsi Jobs si fosse chiamato Lavori …

e fosse nato a Napoli, per Antonio Menna, forse sarebbe andata così:

“Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui, con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.

Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.

I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.”

Ad Alcamo otto milioni di euro per la riqualificazione urbana

Il finanziamento arriva dall’assessorato regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità per attuare un progetto unitario per le aree di Sant’Anna e Sant’Ippolito

ALCAMO. Il nuovo anno si apre con una notizia rilevante e positiva per l’amministrazione comunale di Alcamo, guidata dal sindaco Giacomo Scala, che difatti ha appena ottenuto un finanziamento di oltre 8 milioni di euro da parte dell’assessorato regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, per attuare un progetto unitario di riqualificazione urbana delle aree Sant’Anna e Sant’Ippolito, finalizzato ai contratti per alloggi a canone sostenibile. L’importo totale è di 8 milioni 375 mila 724 euro, di cui 1 milioni 811 mila a carico del Comune.

Nello specifico, sono previsti tre grandi interventi: il recupero di un complesso di alloggi nella zona dell’ex villaggio regionale, oggi quartiere Maria Ausiliatrice (per una spesa pari a 2 milioni 111 mila 313 euro), la realizzazione di una palazzina nella zona Sant’Ippolito e capace di contenere 22 alloggi, ognuno ampio circa 100 metri quadrati oltre a pian terreni da adibire a centri per servizi per circa 2 mila metri quadrati interamente di proprietà comunale (spesa preventivata: 3 milioni 400 mila euro), e la ristrutturazione con sopraelevazione dell’ex carcere da destinare ad uffici comunali – attualmente l’edificio ospita uffici del settore municipale Servizi tecnici – con creazione di nuovi spazi per circa 2 mila metri quadrati (per una spesa di 2 milioni 862 mila 724 euro).

da GDS.IT