Da Filippo Penati a Castellammare del Golfo seguendo Agnello e Salami

ovvero chi sono Francesco Agnello e Gianpaolo Salami e cosa hanno a che fare con Castellammare del Golfo.

Lo scandalo che da alcuni giorni percorre il Pd a partire dalla Lombardia e da Sesto San Giovanni, l’ ex Stalingrado d’Italia, ed uno dei suoi ex sindaci, quel Filippo Penati poi presidente della Provincia di Milano sfidante battuto di Roberto Formigoni e più di recente capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani, viene oggi affrontato sotto una particolare angolazione da “Libero“, con un pezzo di Andrea Scaglia.

In particolare, nell’articolo, esaminando il ruolo dei due faccendieri Francesco Agnello e Gianpaolo Salami il giornalista segue una traccia che porta in Sicilia, alla provincia di Trapani e sorpresa delle sorprese (ma quando si tratta di malaffare può essere mai una sorpresa ?) infine porta anche a Castellammare del Golfo.

«Sono il signor Wolf, risolvo problemi». Dice: ma che cosa c’entra Tarantino e il suo personaggio sotto copertura con l’inchiesta sull’ex area Falck di Sesto San Giovanni e l’odor di tangenti avvertito dai pm di Monza? Niente, ma insomma: ci sono queste due figure, questi due professionisti indagati e considerati dai pm organici alle cooperative emiliane, che risultano davvero misteriosi. Francesco Agnello e Gianpaolo Salami, questi i loro nomi. Giuseppe Pasini, l’imprenditore che dell’area Falck è stato proprietario e ha innescato la buriana dichiarando d’aver versato mazzette destinate a Filippo Penati, lo ha messo a verbale: è stata la CCC-Consorzio Cooperative Costruzioni, colosso edile di Bologna, a indicarmi i soggetti in questione – tant’è vero che proprio il vicepresidente della CCC, Omer degli Esposti, sarebbe fra gli indagati, e la Procura «non smentisce e non conferma». In ogni caso, Pasini afferma d’averli pagati come consulenti dal 2002 al 2004, versandogli la bellezza di due milioni e mezzo di euro, ma senza una mansione precisa, sorta di tangente mascherata. Agnello e Salami – ed è bene dire che rigettano ogni accusa – hanno presentato le fatture ai magistrati, i quali però non ne sono rimasti convinti. Peraltro, il pm Walter Mapelli è andato ancor più indietro. Parlando con Achille Colombo, storico dirigente della Falck quando ancora i terreni non erano stati dismessi. E anche Colombo ricorda la presenza «di quell’avvocato siciliano» che poi è Agnello, già nel 2000, ai tempi delle prime trattative.

E dunque, molto interessante è scorrere le loro pressoché parallele – più che altro intrecciate – vicende professionali. Agnello, avvocato d’affari 58enne, è di Palermo, in Sicilia si muove con sicurezza. Salami, 61 anni, è invece di Reggio Emilia, anche se fa base più che altro a Sassuolo, provincia di Modena. E si vede che gli piace lavorare gomito a gomito: risultano associati in una marea d’imprese, consulenze aziendali e costruzione d’immobili e cose del genere. Senza contare che, per dire, Agnello ha partecipato alle attività societarie di veri colossi della cooperazione come la Cmc di Ravenna – ma è solo uno degli esempi.
In ogni caso, significativo risulta essere proprio il loro giro d’affari siciliano. I loro nomi compaiono, direttamente o indirettamente, in quella che appare come una catena di società collegateSviluppo Messina srl, Sviluppo Trapani srl, e poi Sviluppo Catania, Sviluppo Palermo, Sviluppo Licata. Una ragnatela che copre pressoché l’intero territorio dell’isola. Francesco Agnello direttamente. Gianpaolo Salami, invece, attraverso una società che ne detiene percentuali di quote, la Servizi Globali Generali-SGG srl, con sede proprio a Sassuolo – che peraltro annovera fra i soci anche un Mario Agnello.
Proviamo dunque a seguire le attività delle società che sopra abbiamo elencato. Che anche in questo caso risultano strettamente collegate a quelle delle cooperative emiliane. In sostanza: c’è il progetto di aprire un centro commerciale – Ipercoop, per dire – in un determinato Comune, e allora si dà mandato alla società di Agnello e Salami (Salami attraverso la SGG, ripetiamo) affinché sbrighi le pratiche burocratiche e sistemi le cose sul territorio – contrattazioni col proprietario del terreno, beghe comunali, eventuali contenziosi. Poi, una volta spianata la strada, ecco che parte il progetto, in genere realizzato dalla coop di turno.
Uno schema che però non sempre va a buon fine. Prendiamo Messina: lì, nell’area di Pistunina, era per l’appunto in progetto la realizzazione di una grande Ipercoop. Chi si prende in carico la faccenda? La Sviluppo Messina srl. Che peraltro, oltre ad Agnello e alla SGG, annovera tra i soci anche Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia – questo per dire che i due indagati a Monza non sono proprio gli ultimi. Comunque: la coop che dovrebbe realizzare il centro versa una caparra alla Sviluppo Messina perché si attivi, e questa a sua volta versa un’altra caparra alla società proprietaria del terreno, la Decon spa. Pare vada tutto per il meglio, quando il Comune decide che, invece, quell’area rientra nel piano legato al porto di Tremestieri. In ogni caso, la questione è ancora in ballo.

Un canovaccio già visto: ecco la vicenda della la Sviluppo Trapani – fra i soci sempre Agnello e la SGG di Salami. In questo caso succede che la Immobiliare Grande Distribuzione, società quotata in Borsa i cui soci di maggioranza sono Coop Adriatica e Unicoop Tirreno, sottoscriva un contratto preliminare per l’appunto con la Sviluppo Trapani, sempre in vista della realizzazione di una galleria commerciale che ospiterà anche un’Ipercoop. Alla Sviluppo Trapani viene versata nel 2005 la consueta caparra, 5 milioni e 467mila euro, corrispondenti al dieci per cento dell’investimento complessivo. Solo che la faccenda non decolla, in Comune si scontrano, la burocrazia si mette di mezzo. E nel gennaio 2009 la IGD si ritrae, comunicando che otterrà la restituzione della somma versata. Ancora lo stesso schema: la coop, per costruire il centro commerciale, dà mandato ed eventualmente soldi ad Agnello e Salami affinché risolvano i problemi locali(«…signor Wolf…») , poi – se va tutto come deve – si parte col progetto.
Peraltro, la SGG non opera certo solo in Sicilia. Un paio di esempi: la realizzazione di un polo turistico nel territorio di Castellammare del Golfo, hotel e residence e servizi, cinquanta di milioni d’investimento. E la gestione, attraverso un’altra società di nome Phaedora, della Fortezza Vecchia di Livorno – e un paio d’anni fa l’allora candidato sindaco Marco Taradash denunciò la cosa, adombrando che l’appalto fosse stato ottenuto per i collegamenti indiretti fra SGG e ancora IGD, quest’ultima titolare di un altro grande progetto proprio nel livornese.”

di Andrea Scaglia
27/07/2011

da Libero News

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Formigoni ed Errani go home … ma non per tutti

Dopo l’iniziativa di cui ho riferito qui sulla ineleggibilità per la terza volta consecutiva di Roberto Formigoni e Vasco Errani, alla presidenza della Lombardia il primo e dell’Emilia Romagna il secondo, si cominciano registrare le prime reazioni.

Tra i primi a dichiarare il candidato del Pd per la presidenza della regione Lombardia, lo sfidante ‘ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, il quale in linea del tutto teorica dovrebbe essere anche il primo ad assumersi la responsabilità della tutela della legalità nel rinnovo degli organi democratici della regione.

Sull’iniziativa dei sei esponenti del Pd Filippo Penati dice:

Non sono stato preventivamente informato dell’esposto presentato oggi. Per quanto mi riguarda non condivido il merito dell’iniziativa. Ho chiesto personalmente diversi pareri giuridici e, pur non avendo ottenuto un parere unanime, la stragrande maggioranza delle persone consultate si è espressa per la legittimità della candidatura di Roberto Formigoni”.

Giustamente Luca Sofri di fronte a queste parole pone alcuni interrogativi:

Come sarà fatta una “stragrande maggioranza di persone consultate”? Per essere così stragrande dovranno essere almeno sei, sette, no? Quindi ne ha consultate una decina? E chi sono? Il giurista e candidato del PD Angiolini, che ha dato parere contrario alla candidabilità di Formigoni? O il presidente Onida? O il costituzionalista Ainis?
E quanto è rilevante che Penati non sia stato “preventivamente informato”? E quanto è rilevante che Penati sia oggi uno dei massimi dirigenti del PD, che presenta in Emilia un candidato nelle stesse condizioni di Formigoni?”

Sul blog di Pippo Civati invece, dove di solito i commenti sono controversi e polemici, per una volta i commenti sono unanimi.
Valga per tutti a descrivere il clima il commento di Francesco Rocchi:

“In casi come questo non ce “noi” o “loro”, i “nostri” o i “vostri”.
Se l’appartenenza di partito si mette davanti alla legalità, è finita, ritorneremmo (se ne fossimo mai usciti) sempre allo stesso marasma.
Forse può essere amaro vedere che chi non rispetta le leggi se la gode di più di chi vi si attiene. Ma se si vuole stabilire il punto, marcare una differenza, se si vuole un paese migliore e funzionante, la legge va rispettata, punto.
Altrimenti come distinguiamo i “nostri” dai “loro”?

Infine per comprendere quanto le posizioni alla Penati registrano consenso si segnala che gli ultimi sondaggi danno Formigoni intorno al 57,0% e Penati intorno al 30,0%.

Se si applica ancora un po Penati riuscirà ad essere doppiato.

Bersani ha fatto la squadra … e che squadra !

Pierluigi Bersani, ha inaugurato la sede del suo comitato nella piazza Santi Apostoli, e ha auspicato che tutti i competitor “chiariscano dalla A alla Z” la loro idea di partito e di Paese.

Le agenzie dicono che il suo partito sara’ “di combattimento” e che Bersani si ripromette di “essere vicino alla gente” in questo momento di crisi.

Il programma dell’ex ministro sara’ illustrato nel dettaglio domani, nell’incontro con i giovani che si terra’ all’Ambra Jovinelli a Roma.

Sarà Filippo Penati (fresco ex presidente della provinciua di Milano) il coordinatore della mozione che sosterrà la candidatura dell’ex ministro Pierluigi Bersani alla segreteria del Pd.

Nella squadra dell’ex ministro figurano anche l’eurodeputato Gianni Pittella, vicino a Enrico Letta, come responsabile dell’organizzazione; Margherita Miotto, vicina a Rosy Bindi, curerà i rapporti con le Associazioni; Walter Tocci sarà il responsabile dell’elaborazione programmatica, e Stefano Di Traglia quello della comunicazione. All’inaugurazione erano presenti anche Letta e Bindi, con diversi parlamentari a loro vicini (Alessia Mosca, Marco Stradiotto, Giovanni Bachelet, Franca Chiaromonte).

Nell’affollatissima sala si sono visti anche Ricky Levy, sottosegretario alla presidenza con l’ex premier Romano Prodi, gli ex ministri Livia Turco e Vincenzo Visco, ma anche Matteo Colaninno, lanciato in politica da Walter Veltroni.

Numerosi i parlamentari dell’ associazione “Red” di Massimo D’Alema, come Michele Ventura, Andrea Lulli o Rolando Nannicini, e gli ex popolari Luigi Meduri e Nicodemo Oliverio. Assente il principale neo-acquisto di Bersani degli ultimi giorni, cioé Salvatore Ladu, già braccio destro di Marini e finora con Fioroni, che dovrenne portare con sé la maggior parte degli ex popolari della Sardegna.

Entusiasmo alle stelle !

Visto che in questo paese da destra a sinistra, pasando per il centro, si è smarrito il senso del ridicolo, non farà male rivedere Maurizio Ferrini in “Quelli della notte”.  Era il 1985, se non sbaglio, come dire circa 24 anni fa.

PD e LEGA in Brianza, concorrenza sleale

In principio mi aveva colpito quanto detto dal presidente della Provincia di Milano Filippo Penati (PD) e qui vi ho detto perchè.

Poi Luca Sofri resta anche lui scosso dalla visione dell’imbarazzante manifesto del PD sui lombardi che pagano per le spese di Catania che qui vi ripropongo, ma si tranquillizza, lui, apprendendo da Civati che voleva essere un’ironica citazione che sfottesse la Lega, e tuttavia conclude: “per quel che può valere, secondo me non si capiva, e sembrava una penosa rincorsa sugli stessi terreni“.

Manifesto del PD

Manifesto del PD

 

Per come la capisco io non solo non si capiva, ma sembra proprio che I PD “padani” rincorrono consapevolmente la Lega sullo stesso terreno del razzismo antimeridionale.

Il comunicato infatti recita:

Comunicato stampa. “Lombardo, taci e paga le ballerine di Catania“. Questo il messaggio del manifesto predisposto dal PD di Monza e Brianza, “chiaramente e provocatoriamente ispirato ai manifesti leghisti, per denunciare – dicono Enrico Brambilla, segretario provinciale e Giuseppe Civati, Consigliere regionale – lo spreco di denaro pubblico del Governo Berlusconi”.

Mentre i brianzoli e i comuni tirano la cinghia, Berlusconi ci fa pagare i debiti del suo amico Scapagnini“, denuncia ancora il manifesto, riferendosi ai 140 milioni di euro destinati dal governo al comune di Catania per colmare i debiti accumulati dall’amministrazione. Il manifesto sarà affisso in tutti i comuni della Brianza.

“Vogliamo informare i brianzoli – dicono ancora Bramilla e Civati – sulla finanza allegra di Berlusconi, in un periodo di grave crisi economica e di probabile recessione. I cittadini della Brianza e i lombardi che lavorano e pagano le tasse, hanno il diritto a una gestione più oculata delle risorse e che queste vengano spese per colmare le lacune, anzitutto infrastrutturali, di un territorio che produce una fetta rilevante della ricchezza nazionale”.

“Non si può essere federalisti a parole e poi muoversi in una direzione opposta – concludono Brambilla e Civati. I 140 milioni destinati al comune di Catania sono più di quanto finora il governo ha stanziato per l’Expo. Lega Nord che dice?”.

Nessun cenno allo spreco di denaro pubblico fatto con la concessione di un finanziamento straordinario di 500 mila euro alla città di Roma per pagare parte dei debiti, (si parla di qualcosa vicino ai 9 miliardi di euro), prodotti dalla gestione diciamo così disinvolta, nel suo ruolo di sindaco di Roma, dall’attuale segretario del PD Walter Weltroni.

Chiedo a Penati, Brambilla e Civati, è forse meglio che in Brianza questo non si sappia ?

A quando un analogo appello al popolo della Brianza per farlo riflettere sulla complicità in loro danno della coppia Berlusconi – Veltroni ?

I leghisti (anche se non tutti) hanno avuto almeno il buon senso di tacere sia nel caso di Roma che in quello di Catania.

Tra Michele Cimino e Filippo Penati, Diarioelettorale sceglie Cimino

E’ in corso una polemica tra il Presidente della provincia di Milano Filippo Penati (PD) e l’assessore regionale al Bilancio e Finanze, della Regione Siciliana Michele Cimino (Pdl).

Da Milano il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, con toni e linguaggio da leghista rifatto, sostiene che all’Expo 2015 mancano 10 miliardi di investimenti e il Governo, intanto, ne destina altrettanti, “all’anno, di tasse sulla benzina, di cui 4 pagati dai contribuenti lombardi, alla Giunta della Regione Sicilia“.

Notare quel “destina… alla giunta della Regione Sicilia” piuttosto che un “destina … alla regione Sicilia” o un “destina … ai siciliani“, il tutto nel tentativo di associare dialetticamente l’immagine negativa della politica siciliana , rilanciata giorni or sono in prima pagina dal quotidiano di Vittorio Feltri “Libero“, sull’onda dello scandalo delle assunzioni per chiamata diretta da parte di assessori della giunta di Raffaele Lombardo, all’indispensabile riequilibrio nel conto del dare ed avere tra stato e regione nell’ambito del prossimo federalismo fiscale.  

Pronta la replica dell’assessore regionale siciliano al Bilancio, Michele Cimino: “Come recita un vecchio adagio, non c’è peggiore sordo di chi non vuol sentire. Forse è il caso che qualcuno lo ricordi al presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, che, da qualche settimana non fa altro che gettare gratuitamente veleno sulla Sicilia”.

Penati – sottolinea – sbaglia quando parla a sproposito delle accise e dice che il governo vuole dare 10 miliardi di euro all’anno di tasse sulla benzina alla Sicilia, e che di questi, 4 sarebbero pagati dai contribuenti lombardi“.

“Abbiamo cercato di spiegare a Penati – aggiunge Cimino – che la manovra per trattenere le accise non sarà una nostra prerogativa, ma riguarderà tutte le regioni italiane. Quanto ai 4 miliardi che verrebbero scippati alla Lombardia non sappiamo da dove Penati desuma questo dato. Quello che invece sappiamo è che le società titolari delle raffinerie presenti in Sicilia, ma con sede sociale al Nord, pagano le imposte al Nord“.

Alla Sicilia, questi signori delle raffinerie, lasciano i costi sociali, ovvero l’inquinamento dell’ambiente e le malattie, dal cancro ai tanti bambini nati deformi“.

“La verità è che a Penati e ai gruppi economici e finanziari di cui è espressione – afferma l’assessore al Bilancio e Finanze – non piace affatto che la Sicilia rivendichi i propri diritti, dialogando con un governo nazionale che non tende, a priori, a penalizzare i siciliani. Penso all’applicazione dell’articolo 37 del nostro Statuto autonomistico, che consentirà alla Regione Siciliana di trattenere quelle imposte che oggi i petrolieri versano nei ‘forzieri’ del Centro Nord Italia. E penso anche alla manovra sulle accise che, proprio grazie alla mediazione del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, è stata estesa a tutte le regioni del nostro Paese”.