“La Stampa” dice che non ci sono più i mafiosi di una volta

New York, mafia in crisi: il padrino s’è estinto

Gli ultimi arresti e la partecipazione ai reality hanno ridicolizzato le famiglie italo-americane

PAOLO MASTROLILLI
INVIATO A NEW YORK

Dalla saga poetica del «Padrino», alla prosa sguaiata dei reality show, passando attraverso la crisi psicoanalitica del serial televisivo sui «Sopranos». La parabola della mafia italiana nello show business americano somiglia sempre di più a quella della sua vita reale, al punto che un’inchiesta del quotidiano «New York Post» arriva a giudicarla in via di estinzione.

L’elemento di partenza viene dalla cronaca. Il 27 gennaio scorso la Dea e l’Fbi hanno decapitato la famiglia Bonanno, arrestando il boss Vincent Badalamenti, i due capitani Nicholas Santora e Vito Balsamo, e il soldato Anthony Calabrese. Nell’ambito della stessa inchiesta hanno nuovamente incriminato il consigliere Anthony Graziano, appena uscito di prigione.
Nel corso degli anni sono avvenuti tanti arresti di alto profilo dei boss mafiosi, basti pensare al lungo processo a cui era stato sottoposto John Gotti, capo indiscusso della famiglia Gambino.

Quindi sarebbe azzardato prevedere il declino delle famiglie newyorchesi, solo sulla base di una retata ben riuscita. Il problema, però, è come sono arrivati gli arresti, perché l’intera storia descrive un declino «morale» della Cosa Nostra americana, che potrebbe esporla a una crisi fatale.

All’origine dell’operazione del 27 gennaio ci sono le rivelazioni del pentito Hector Pagan, che aveva un ruolo di spicco nell’organizzazione perché era il marito di Renee Graziano, figlia del consigliere Anthony. Per salvare se stesso, Pagan si è consegnato alla Dea e all’Fbi, registrando le informazioni che hanno incastrato Badalamenti. Nello stesso tempo la sua ex moglie, Renee, copriva di ridicolo la famiglia Bonanno, comparendo come protagonista nel reality show della televisione VH1 intitolato «Mob Wives». Davanti alle telecamere, la figlia del consigliere spiegava come intende ricostruirsi la vita attraverso un intervento di chirurgia plastica sull’intero corpo; in tribunale, piangendo, descriveva ai giudici come l’ex marito era passato dalla parte della giustizia, rovinando suo padre.

Anche queste degenerazioni ridicole del drammatico mestiere mafioso si erano già viste, per esempio nel programma della televisione A&E «Growing up Gotti», di cui erano protagonisti la figlia dell’ex boss, Victoria, e i suoi tre figli Carmine, John e Frank. Il problema è che si stanno ripetendo troppo spesso, mentre le defezioni colpiscono le famiglie sempre più in alto, e la concorrenza russa minaccia il monopolio del malaffare.

I Bonanno erano un’istituzione della criminalità newyorchese. Affondavano le radici nella Sicilia di fine Ottocento, in particolare dalla città di Castellammare del Golfo, da dove gli uomini d’onore erano partiti alla volta di Brooklyn, quartiere di Williamsburg. Joe «Bananas» Bonanno aveva approfittato delle disgrazie di Salvatore Maranzano, eliminato nel 1931 dal concorrente Charles «Lucky» Luciano perché aveva sognato di diventare il «boss dei boss». Così, a soli 26 anni, Joe si era ritrovato a capo di una delle cinque famiglie di New York, che in questo modo erano diventate Bonanno, Colombo, Genovese, Lucchese e Gambino.

Joe aveva costruito un impero, basato sulla regola aurea dell’omertà e della fedeltà assoluta. Un risultato che aveva raggiunto puntando molto anche sulle origini siciliane dei collaboratori più stretti, che in pratica venivano tutti da Castellammare del Golfo. Si era allargato in Arizona, California e Canada, dove in breve i Bonanno erano diventati la famiglia dominante. Aveva puntato sui business tradizionali del crimine organizzato, ma anche su molte attività legittime, che gli avevano permesso di acquistare più soldi, potere e rispettabilità. La sua figura era così leggendaria, da aver contribuito all’ispirazione del personaggio di Vito Corleone nel «Padrino», libro e film.

I guai erano cominciati negli anni Sessanta, quando, mettendosi d’accordo con i suoi alleati della famiglia Colombo, aveva cercato di far fuori i capi dei Gambino e dei Lucchese. Il complotto era fallito e ne era scaturita una guerra passata alla storia come la «Banana split». I Bonanno erano stati cacciati dalla Commissione, la cupola che guidava gli affari delle famiglie di New York, e Joe si era dovuto nascondere e poi ritirarsi a Tucson, in Arizona.

I capi che avevano preso il suo posto, prima Carmine Galante e poi Philip Rastelli, erano nulla al confronto. Al punto che consentirono lo smacco forse più imbarazzante nella storia della mafia americana: l’infiltrazione per sei anni da parte dell’agente dell’Fbi Joe Pistone. Si era presentato come Donnie Brasco, era arrivato nel cuore dell’organizzazione, e l’aveva distrutta. Nuovo soggetto da film, stavolta meno onorevole del «Padrino», e nuova espulsione della famiglia dalla cupola.

Le cose per i Bonanno si erano riaggiustate solo nel 1991, con l’arrivo del nuovo boss «Big Joe» Massino, che alleandosi con Gotti aveva riportato la famiglia nella Commissione. Era l’epoca in cui il killer Thomas Pitera riservava alle sue vittime il trattamento «Samsonite»: le faceva a pezzi sotto la doccia e le chiudeva in una valigia.

Eppure proprio Massino, nel 2004, ha tradito. Incastrato dagli inquirenti, ha deciso che invece di salvare la famiglia mafiosa di adozione, preferiva salvare sua moglie. È diventato il primo boss attivo a collaborare con la giustizia e denunciare i compagni. Tra di loro anche il violento capo Vincent «Vinny Gorgeous» Basciano, che Massino ha quasi spedito alla pena di morte, registrando di nascosto le loro conversazioni in carcere. Nel frattempo i Bonanno hanno perso pure il controllo dei loro affari in Canada, perché a novembre il boss Salvatore «Sal the Iron Worker» Montagna è stato ammazzato dai killer dei rivali, mentre scappava nuotando in un fiume ghiacciato.

Ora la storia si è ripetuta, con il tradimento del genero del consigliere Anthony Graziano, e la famiglia è rimasta senza testa. Non ci sono eredi di sangue pronti a prenderne il controllo, e questo spinge gli inquirenti ad azzardare l’ipotesi che i Bonanno potrebbero essere in via d’estinzione. È presto per dirlo, e comunque restano in piedi le altre famiglie. Il cambiamento della mentalità e della cultura, però, è quello che potrebbe davvero condannare al ridicolo questo terribile pezzo della storia americana.

da La Stampa.it

Leghisti ma cristiani, ovviamente

Il titolo richiama la “corrispondenza d’amorosi sensi” verificatasi tra gerarchie ecclesiastiche e neo governatori leghisti (Zaia e Cota)a proposito di RU486 nei giorni immediatamente successivi alle scorse elezioni regionali.

Entusiastici consensi ed abbracci per i neo governatori dettisi disposti a boicottare, per quanto in loro potere, una legge dello Stato italiano, in nome della comune (dei leghisti e delle gerarchie), interpretazione dei valori cristiani.

Mi auguro che con la stessa intensità e passione giunga da parte delle medesime gerarchie condanna e riprovazione, in nome dei valori cristiani, per quanto accade in quelle terre a proposito di bambini e di famiglia, se i bambini e le famiglie sono quelle meno abbienti.

L’episodio purtroppo non è unico ne isolato.

Per come detto nell’articolo già prima delle elezioni episodi analoghi erano accaduti,  si ricorda il caso dei bambini messi a pane ed acqua .

In quella occasione nessuna notizia si è avuta di un qualche vibrante intervento, da parte delle gerarchie ecclesiastiche, in nome dei valori cristiani calpestati.

“Mensa a scuola, fuori i bambini delle famiglie che non pagano

Il provvedimento deciso dal sindaco di Adro, in provincia di Brescia

La retta è di 50 euro e molte famiglie non ce la fanno a pagare. Il provvedimento congelato fino a venerdì

ROMA – Due settimane fa è accaduto a Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, ora è la volta di un’altra scuola elementare, situata ad Adro, in provincia di Brescia: entrambi i comuni, a maggioranza leghista, hanno deciso di non tollerare più la morosità delle famiglie che non pagano le rette per i pasti consumati dai figli a scuola. Non pagate le rette? Venite a prendere i vostri figli a scuola durante la pausa pranzo, perchè per loro il servizio mensa è precluso. Succede ad Adro, piccolo centro in Franciacorta (Brescia) dove il Comune, a guida leghista, ha lanciato un ultimatum a una quarantina di genitori morosi i cui bambini frequentano l’istituto omnicomprensivo (asilo, elementari e medie) del paese sospenendo il servizio refettorio. Se in Veneto due settimane fa la giunta ha però fornito loro almeno un panino con dell’acqua, la modalità prescelta dal sindaco di Adro è ancora più pesante: gli alunni non a posto con i pagamenti della mensa non potranno accedervi.
Fino a venerdì prossimo il provvedimento è stato però congelato dal preside dell’istituto omnicomprensivo della Franciacorta.

RETTA DI 50 EURO AL MESE – Ma la decisione del Comune resta. «Il pagamento della mensa – ha spiegato una mamma musulmana che ha due alunni frequentanti l’istituto – è di oltre 50 euro al mese: per noi è una cifra altissima, che non riusciamo assolutamente a fronteggiare». L’esclusione dei bambini dalla mensa coinvolge non solo figli iscritti alla scuola dell’obbligo di origine straniera, ma anche appartenenti a famiglie italiane in difficoltà. In una lettera inviata al sindaco leghista di Adro, Oscar Lancini, e al dirigente scolastico dell’istituto lombardo, la mamma di una bambina esclusa dalla mensa sostiene di aver «pagato le rette di febbraio e marzo con un leggero ritardo. Quand’anche il Comune fosse sull’orlo della bancarotta – continua la signora – mi sarei aspettata più attenzione, prudenza e rispetto prima di umiliare una bambina di 10 anni davanti ai suoi insegnanti e ai suoi compagni». In effetti, norme alla mano, la decisione presa dal sindaco di Adro sembrerebbe anche non rispettare l’obbligo di frequenza del tempo mensa previsto dall’art. 1 della legge n. 176 del 2007. «Siccome sono una madre di famiglia che lavora, separata con tre figli, forse – incalza polemicamente la mamma dell’alunno escluso – potrebbe ancora accadere in futuro che saldi la tariffa oltre la scadenza fissata per mancanza di tempo. In tal caso vorrei essere avvertita per posta della minacciata espulsione di mia figlia dalla mensa scolastica. Naturalmente – conclude – sono disponibile a rifondere il Comune del costo del francobollo».

IL SINDACO: «E’ STATA LA RIVOLTA DEGLI ITALIANI» – «È stata la rivolta degli italiani». Con queste parole il sindaco leghista di Adro (Brescia) Oscar Lancini, ha spiegato in serata perché si è arrivati a una sorta di «tolleranza zero» contro la morosità nel pagamento delle rette della mensa scolastica gestita da un’associazione di genitori. « Mi chiedevano – continua – perché dobbiamo essere solo noi italiani a pagare la mensa? La crisi esiste per tutti». Il sindaco è però convinto che «la linea dura paghi» perché « il numero delle famiglie in ritardo con i pagamenti è calato da 42 a 26 nelle ultime ore». Ha dato infine la disponibilità ad «utilizzare auto dei servizi sociali del comune alle famiglie che non vogliono lasciare i bambini a scuola durante l’orario del pranzo». Il preside dell’istituto, Gianluigi Cadei ha, in merito, fatto presente che «se il comune intende mettere a disposizione un tale servizio, bisogna prima dare un preavviso ai genitori». E ha infine annunciato che «se non sarà trovata una soluzione, i bambini entreranno tutti ancora in mensa com’è successo oggi».

da Corriere.it

Scherzi da suore

Ma da quelle parti lì non si era sostenitori della famiglia ?

Maestra si sposa e perde il lavoro – Lo viene a sapere dai genitori

Si sposa, la scuola dove lavora la licenzia. Succede nella scuola paritaria dell’infanzia “Sant’Anna” di Grosseto, dove Federica Gentili si è ritrovata di fatto “licenziata” causa matrimonio. La vicenda ha del grottesco, e l’insegnante interessata è letteralmente caduta dalle nuvole quando ha saputo la notizia: non lavorerà più in quella scuola, dal momento che ha deciso di sposarsi.

La vicenda viene raccontata sul quotidiano “La Nazione”. Secondo il resoconto del giornale, la suora coordinatrice della scuola, dopo aver saputo delle nozze, ha comunicato la sua decisione ai genitori dei bambini: “Con molto rammarico” ha scritto in una lettera indirizzata alle famiglie “devo annunciarvi che la maestra Federica Gentili non insegnerà più nella nostra scuola perchè si sposa”. L’insegnante era ignara di tutto e pronta a riprendere servizio dopo il suo matrimonio. Mai avrebbe creduto che la decisione di sposarsi le costasse… il posto di lavoro. Tanto più che la notizia della decisione della scuola l’avrebbe appresa non dai suoi responsabili ma da uno dei genitori dei suoi bambini.

“Non riesco a capacitarmi” ha detto, ancora incredula, a “La Nazione”. “Mai uno screzio con la responsabile, con i colleghi, con i genitori. Amo il mio lavoro e voglio continuarlo. Adoro i bambini e non mi rassegno a perdere il mio posto. Se ce ne fosse stata la necessità, sarei pronta a rinunciare al viaggio di nozze pur di non lasciare la classe. Proprio non riesco a capire”. Dall’istituto replicano che ormai la decisione è stata presa e che da settembre la maestra Federica sarà sostituita.

Intanto all’insegnante non mancano le dimostrazioni di affetto e solidarietà. Dall’istituto fanno sapere che la coordinatrice tornerà a settembre. La maestra ha comunque chiesto e ottenuto un colloquio con il vescovo di Grosseto, Franco Agostinelli, a cui ha raccontato il caso e spiegato le sue ragioni. In città non si esclude che un intervento del capo della Curia grossetana possa far tornare le suore sulla loro decisione e chiudere un caso che ha già suscitato clamore in città e che rischia di diventare una vicenda nazionale. “

da TGCOM

Almodovar a Benedetto XVI: “Esca e vada tra le famiglie vere”

Il regista spagnolo Pedro Almodovar in un’intervista sull’edizione di domani del tedesco Die Zeit (in occasione dell’uscita in Germania, del suo ultimo film), dice: che nel suo universo cinematografico “non ha alcun significato il fatto che il Papa riconosca solo la variante cattolica della famiglia“.

Da oltre vent’anni faccio film in cui la famiglia è composta da un gruppo di persone, al centro delle quali c’è un piccolo essere, di cui tutti si occupano, un essere che amano e del quale soddisfano i bisogni, a prescindere dal fatto che il gruppo sia formato da genitori separati, travestiti, transessuali o monache malate di Aids“.

Perché il Papa non esce per una volta dal Vaticano per andare a vedere com’è fatta la famiglia di oggi?“, si chiede Almodovar, che continua, “è assolutamente pazzesco non voler riconoscere il modo in cui vivono milioni di persone. Le mie famiglie sono più reali di quelle del Papa perché non vivono secondo qualche dogma ma fanno i conti con i compromessi dell’esistenza“.

Notevole questa montaggio di sequenze da opere di Pedro Almodovar realizzata nel 2006 da Akemi Thaiza: