Perchè dalle europee il M5s uscirà come primo partito italiano

Come è noto a fine maggio saremo chiamati alle urne per il rinnovo del Parlamento europeo.
Noi italiani saremo chiamati ad eleggere 73 parlamentari europei su un totale di 754.
Quella che si appresta a terminare (la VII 2009-2014) è stata una delle peggiori legislature europee, per peso e rilievo delle decisioni prese, una legislatura in cui prevalente oltre misura è stato il peso dei governi nazionali e in esso delle nazioni più forti, ciò in esatta antitesi a quello che dovrebbe essere lo spirito europeo.
Le sofferenze indotte dalle misure di rigore imposte dai paesi forti, in vasti strati della popolazione dei paesi più deboli, il fatto che la crisi non è affatto alle spalle e che la disoccupazione non solo non diminuisce, ma anzi, appare sempre più evidente che viene accettata come stato endemico dai governanti europei, che si limitano a tenere sotto controllo la rabbia e l’insoddisfazione sociale, ha alimentato e continua ad alimentare un forte e crescente spirito antieuropeo ed anti Euro, visto quest’ultimo da molti (a torto o a ragione) come causa sintetica di tutti i mali.
Il M5s in Italia, il Front National di Marine Le Pen in Francia e Syriza di Alexis Tsipras in Grecia sono le formazioni che meglio sono riuscite nei rispettivi paesi a incanalare la rabbia e l’insoddisfazione verso la politica delle oligarchie europee, con buone possibilità, ciascuna di queste formazioni, di trovarsi ad occupare la posizione di primo partito alle prossime elezioni europee nel proprio paese.
La competizione elettorale europea permette anche ad elettori moderati ma insodisfatti dello stato delle cose “di provarci” non dovendo, più di tanto, temere particolari immediati disastri conseguenti all’affermazione di formazioni estreme.
Tutte e tre le formazioni partono già da affermazioni elettorali precedenti talmente forti da potere generare con facilità l’effetto “bandwagon” o del “salire sul carro del vincitore”.
Dato da non trascurare affatto è che tutte e tre le formazioni hanno leadership facilmente riconoscibili e carismatiche.

Ieri cinque febbraio su La Repubblica è stato pubblicato un sondaggio effettuato da IPR Marketing dal 25 gennaio al 3 febbraio su un campione di 2.000 cittadini residenti in Italia, sulle INTENZIONI DI VOTO ALLE EUROPEE  e che vede: PD 27,6% M5s 25,4% FI 24,3% NCD 5,6% LN 5,0% limitandoci alle formazioni che superano la soglia del quattro per cento.

IPR-europa

 

Il PD come si vede già da questa prima rilevazione, parte parecchio più basso che nella analoga rilevazione per eventuali elezioni politiche svolta dal medesimo istituto per la trasmissione Piazza Pulita del 3 febbraio e nella quale viene dato al 31,5%, il M5s al 22% e FI al 21,5%

Dalle europee, a meno di improbabili e difficili cambiamenti di rotta del PD (che ha comunque spazi strettissimi di manovra), il M5s uscirà come primo partito.
La divisione politica oggi non è la classica divisione tra destra e sinistra ma, semplificando molto, tra favorevoli all’Europa e avversari dell’Europa, tra pro Euro e anti Euro, tra o Noi o Loro.
Tale radicalizzazione fa si che idealmente l’elettorato si divida in due grandi aggregati.
Gli anti Euro sono tutto bacino elettorale del M5s, un bacino elettorale conteso però da FI e LN.
Il M5s nei confronti di queste formazioni può giocare però la carta della maggior credibilità in virtù della virulenza delle proprie battaglie e della non contaminazione, da precedenti gestioni del potere, del suo personale politico.
Per giocarsi la partita il M5s ha bisogno ora di quotidiana visibilità ed ecco perchè da qui alle elezioni europee il M5s sarà protagonista di una escalation di atteggiamenti e posizioni politiche al limite della violenza fisica con delegittimazione continua di ogni avversario, a sottolineare che fuori dal M5s c’è solo il nulla e/o solo avversari in mala fede, e che “quelli” agendo in modo estremo nei confronti dei cittadini europei, richiedono per essere combattuti politici in grado di assumere conseguentemente posizioni estreme.

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Dario Franceschini si ricandida a segretario del PD, sai che novità

Facciamo un piccolo elenco della clase politica che aspira a sostituire l’attuale premier:

Veltroni dopo il secondo mandato di sindaco di Roma doveva trasferirsi in Africa;
Cofferati per il bene del figlio si doveva ritirare a vita privata a Genova;
Franceschini doveva essere solo un traghettatore ed escludeva che si sarebbe ricandidato;
Non parliamo poi dei tanti sdegnosi ritiri di D’Alema il deputato di Gallipoli.

Qualcuno si meraviglia ancora se qualunque cosa possa dire o fare Silvio Berlusconi la gente continua a votarlo ?

Dario Franceschini all’assemblea del PD del 21/02/2009 esclude di ricandidarsi, “il mio lavoro finisce ad ottobre”, disse allora:

Dario Franceschini il 24/06/2009 si ricandida a segretario del PD in vista del congresso di ottobre:

 

PS – Ma Franceschini ci crede davvero che tra Europee e amministrative ha battuto la destra ?

Sondaggio per le Elezioni Europee IPSOS di Pagnoncelli per Ballarò del 19/05/2009

Ieri sera Nando Pagnoncelli ha dato i suoi numeri per Ballarò per l’ultima volta in occasione di queste Europee 2009, prima che scatti il blackout elettorale.

Pdl                                   39,6 %
Lega                                  9,8 %
Udc                                    6,3 %
Idv                                     9,2 %
Pd                                     26,9 %
SeL                                     2,6 %
ReC                                     3,4 %

————–
Totale 97,8 %

Tutto il resto quindi, dall’Autonomia, a Bonino-Pannella, agli “Altri” stà per Pagnoncelli dentro un 2,2 %.

Come al solito non si contestano come già la volta scorsa i dati comunicati, quanto quelli non comunicati.

Vorrei sapere di più di quel 2,2 % !

Aggiornamento sondaggio sulle europee di Crespi Ricerche per Affari Italiani del 12 maggio 2009

Al massimo variazioni di mezzo punto per le formazioni più consistenti, con il passaggio dal 41,5 % precedente al 41,0 % attuale per il Pdl e dal 25,0 % al 25,5 % attuale per il Pd.

Per il resto variazioni di entità inferiore e di cui ha poco senso discutere.

Conferma infine delle difficoltà a superare lo sbarramento per: Autonomia al 3,5 %, Rifondazione Comunista + Comunisti Italiani dati al 3,0 % e Sinistra e libertà al 2,2 %.

Questi i risultati della ultima rilevazione di Crespi Ricerche per Affari Italiani del 12 maggio.

Sondaggio Politico-Elettorale

Sondaggio Politico-Elettorale

 

da CrespiRicerche.it

E’ scoppiata “La guerra dei Roses” e “Qualcosa è cambiato”

La Guerra dei Roses

A Washington, Barbara Rose – dopo diciotto anni di sereno matrimonio allietato fin dall’inizio dalla nascita di due figli, Josh e Carolyn, – vuole dividersi dal marito Oliver perchè, dopo un presunto infarto di questi, si è accorta che la possibilità di restare vedova non le dispiaceva affatto, in quanto il marito – che le ha dato tutto ciò che una donna può desiderare (tra cui Susan, una governante per la loro casa perfetta piena di oggetti d’arte) – tutto preso dalla propria carriera di avvocato non ha mai tenuto conto della sua individualità. A malincuore Oliver si rivolge a Gavin D’Amato, un avvocato amico di famiglia, per accordarsi sul divorzio: da questo momento inizia fra i coniugi una guerra accanita in quanto né l’uno né l’altra vogliono lasciare la dimora in cui hanno vissuto. Costretti a vivere separati nella stessa casa, limitano – con tanto di piantina a colori – i rispettivi habitat. L’accordo è finito (e i due figli ancora giovanissimi ne risentono), mentre subentrano ripicche, scherzi atroci, rivalse e cattiverie in un turbine di porcellane preziose (sono di Oliver, ma Barbara infuriata le manda in briciole) e di odio reciproco. In realtà Oliver vuole ancora molto bene alla moglie, ma Barbara si è stufata di fare la donna di casa, essendosi scoperta vocazioni manageriali. Gavin D’Amato tenta la riconciliazione, ma la cocciutaggine dei due è come un muro insormontabile. I reciproci perfidi dispetti determinano dapprima la totale devastazione della loro splendida abitazione e, successivamente, la loro morte dopo essere precipitati nel vuoto appesi ad un grande lampadario.

Qui uno degli episodi della “guerra”.

Qualcosa è cambiato

Melvin Udall è uno scrittore di romanzi rosa molto ricco che soffre di disturbi ossessivo-maniacali: è razzista ed egoista e non ama molto neri, gay, ebrei, vecchiette e cani; prova inoltre soddisfazione nel ferire ed offendere gli altri. Sarà Carol, una cameriera di un coffee-shop dove Melvin va ogni giorno, madre di un bambino debolissimo di salute, che scalfirà la corazza dello scrittore. Egli se ne innamora perdutamente tanto da desiderare di diventare un uomo migliore, aiuterà il figlio ad avere assistenza medica migliore, imparando ad essere gentile con gli altri e soprattutto con il suo vicino di casa gay, Simon, un pittore che subisce un’aggressione in casa, ed è costretto ad assistenza sanitaria che gli dilapiderà il patrimonio, e col suo amato cagnolino Verdell, il quale riuscirà perfino ad affezionarsi a Melvin più che allo stesso Simon. Melvin verrà incitato da Frank a portare Simon dai suoi genitori per richiedere loro denaro, convincendo Carol ad accompagnarlo nel viaggio, nel quale Melvin non riesce mai a mostrarsi migliore di quello che vorrebbe essere, diventando perfino geloso dell’amicizia di Carol e Simon.

La scena finale

 

Election day, giudicate voi

L’aquila – “Abbiamo scelto di non inseguire, quanto al referendum, una situazione per noi favorevole e molto positiva come il raggiungimento del sistema bipolare, facendo cadere il governo. Mi spiace che altri interpretino come una debolezza del premier e del Pdl aver ceduto ad una precisa richiesta di un partito della maggioranza che, ove non accolta, avrebbe fatto cadere il governo in un momento come questo, producendo una situazione irresponsabile“. Lo ha detto Silvio Berlusconi inaugurando la scuola del campo terremotati a Poggio Picenze confermando la data del 21 giugno per il referendum.

‘Ridurremo al minimo lo spreco ma la cifra e’ lontanissima da quella circolata” di 400 milioni, aggiunge Berlusconi che così prosegue: “Cercheremo di ridurre al minimo gli sprechi andando al voto nel giorno dei ballottaggi per le amministrative”.

Bisognava scegliere tra una cosa e l’altra, tutto il resto sono polemiche che veramente non mi toccano, la decisione di votare il 21 giugno è stata presa e spero che sia confermata stasera dall’ufficio politico del Pdl”.

fonte ANSA

e qui

Francesco Cundari, giornalista del Foglio e militante del Pd vi propone nel suo “Quadernino“, un “chi l’ha detto ?“, che suona conferma delle cose dette su “Diarioelettorale” nei due post precedenti.