Chi era Martin Niemöller e perchè è importante conoscerlo

La prima ragione è che Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller fu un oppositore del regime nazista, la seconda è che prima ne fu un sostenitore, e la terza infine che rimase per otto anni prigioniero in vari campi di concentramento nazisti, tra i quali Sachsenhausen e Dachau.

Martin Niemöller è quindi per certi versi il prototipo dell’uomo medio nel tempo della modernità.
Ha fatto buoni studi, (Martin Niemöller fu teologo e pastore protestante), è alla ricerca continua di conferme del suo “status” e di chi ritiene possa dargliele.
In questa ricerca di un qualche ordine regolato e regolatore, l’uomo moderno è disposto a rinunciare per tempi più o meno brevi alla propria libertà, non opponendosi e/o collaborando all’affermarsi di forme autoritarie del potere.

Così al nostro Martin Niemöller accadde di essere attivista a favore di Hitler, “innocentemente”, in perfetta buona fede, di quella buona fede che anima coloro che alienano parte della propria coscienza in nome di un qualcosa, che di rimozione in rimozione, viene da essi riconosciuto come un interesse superiore.

Che se ci riflettete è in fondo il fattore costitutivo, la base ed il cemento di tutte le ideologie e delle religioni quando diventano anch’esse ideologie.

Ora accade che ad un impenitente sostenitore della “democrazia liberale”, con tutti i limiti ed i difetti che essa si porta dietro, ma nel contempo la forma massima, tra quelle note e sperimentate fino ad ora, di rappresentatività in forma regolata dei singoli individui componenti il corpo sociale di un paese, accade dicevo di pensare che in Europa, ed in Italia, certo in forme assai diverse da quelle conosciute da Martin Niemöller, si stia assistendo senza particolari e significative reazioni all’affermarsi di una qualche forma di autoritarismo a cui la democrazia liberale, ed i diritti di rappresentanza dei più deboli,  non possono che dare fastidio.

Tutto qui !

Anzi no, dimenticavo che c’è una quarta ragione che rende importante conoscere Martin Niemöller, ed è che, contrariamente a quanto la stragrande maggioranza di voi ha pensato finora, attribuendola a Bertolt Brecht, Martin Niemöller è (forse) l’autore della notissima poesia “Prima vennero…” che, come è noto, tratta il tema del pericolo dell’apatia di fronte alle strategie di affermazione dei regimi totalitari proprio come accaduto agli intellettuali tedeschi di fronte all’affermarsi del nazismo.

Il “forse” sull’attribuzione della poesia nasce dal fatto che essendo controverse le parole precise, nel 1971 fu chiesta a Martin Niemöller la corretta versione da riportare, Niemöller disse nell’occasione che non era molto sicuro di aver detto le famose parole.
Nella stessa intervista aggiunse che se la gente insisteva nel citarlo quale autore, lui avrebbe preferito la versione che parla di comunisti, socialdemocratici, sindacalisti, me.
Così il testo della poesia rimase controverso e ancora oggi esistono molte varianti, che si differenziano sia per le persone citate (comunisti, socialisti, ebrei, cattolici, testimoni di Geova, malati incurabili etc), sia per l’ordine in cui sono citate.

In Italia negli anni recenti ha trovato molta diffusione, forse perchè considerata maggiormente “politically correct”, la versione che che inizia con: “Prima vennero a prendere gli zingari…”.
In America, altro esempio di “politically correct” in altra epoca è stata la versione iscritta nel Monumento all’Olocausto, nella quale si parla di comunisti, ebrei, sindacalisti, cattolici.
Nella maggior parte dei manifesti e poster in lingua inglese diffusi ancora oggi si parla di socialisti, sindacalisti, ebrei, me.

La poesia naturalmente non poteva non influenzare la produzione di testi per canzoni, così sono nate, per citarne alcune: “Yellow Triangle” del cantante folk Christy Moore, “Emigre” degli Anti-Flag, che vi propongo in questo video.
La canzone, registrata nell’album For Blood and Empire ha come prima strofa:

First they came for the communists, and I did not speak out
Then they came for the socialists, and I did not speak out
Next they came for the trade unionists, and I did not speak out
And then they came for me!

Ecco, sarò fissato, ma a me questo insistere sull’abolizione dell’articolo 18, mi fa venire in mente quel “Next they came for the trade unionists“, ma contrariamente alla canzone, “I have spoken”, per quel poco che può valere.

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La Cina ci è vicina

Parafrasando banalmente il titolo del film di Bellocchio possiamo dire che dopo la visita della cancelliera tedesca Angela Merkel in Cina dei giorni scorsi, la Cina sia più disponibile ad impegnarsi nell’opera di salvataggio dell’eurozona.

La visita di tre giorni è cominiciata con un incontro con il premier cinese Wen Jiabao, a cui Merkel ha detto che la moneta unica ha reso l’Europa più forte, affermando poi che l’accordo raggiunto all’ultimo vertice di Bruxelles consentirà maggior trasparenza e disciplina di bilancio per tutti gli stati che lo hanno sottoscritto.

La Merkel, soprattutto con il suo omologo cinese, ha chiesto in primo luogo l’impegno della Cina ad aiutare l’Europa a sollevarsi dalla crisi economica. Lo stesso Wen Jiabao ha sottolineato come per l’Europa sia prioritario ed urgente risolvere la crisi e come la Cina stia valutando l’opportunita’ di una sua maggiore partecipazione nel Fondo europeo di stabilita’ finanziaria anche se, ha detto, “la Cina non ha l’intenzione ne la capacita’ di acquistare l’Europa”, in particolare la Cina sta mettendo in conto un possibile coinvolgimento diretto nei due fondi europei di salvataggio, l’EFSF e l’ESM.

Alberto Forchielli, di Osservatorio Asia, in un’intervista a Claudio Landi, per “L’ora di Cindia“, fa notare il rilievo che è stato dato dalla stampa cinese al ruolo esercitato da Mario Monti per rassicurare sulla stabilità dell’Italia e quindi dell’eurozona e quanto questo sia stato determinante per la ripresa dell’apertura del portafoglio cinese verso l’Europa e quindi per il successo della missione della Merkel.

Infine particolarmente interessante per comprendere l’intensità delle relazioni tra Cina e Germania questo pezzo di AGI.News:

FAZ, CINA PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELLA GERMANIA
(AGI) – Berlino, 2 feb. – In occasione della visita di Angela Merkel in Cina la ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’ rivela che ormai Pechino e’ diventato il primo partner commerciale della Germania, se si sommano il volume delle importazioni e delle esportazioni. La bilancia commerciale tedesca nei riguardi del Paese piu’ popoloso del pianeta rimane pero’ ancora negativa, con 80 miliardi di euro di importazioni dalla Cina nel 2011 ed esportazioni per 65 miliardi. Da nessun altro Paese al mondo la Germania importa piu’ merci di quelle prodotte nella terra di Confucio, larga parte delle quali e’ costituita ormai da apparecchi elettronici. Nel frattempo anche le esportazioni tedesche stanno crescendo con tassi altissimi, come conferma Jens Nagel, responsabile dell’Associazione delle industrie esportatrici tedesche (Bga), poiche’ “lo scorso anno l’export tedesco verso la Cina e’ aumentato di un quarto, quest’anno ci attendiamo una crescita a due cifre, forse il 15%”. Piu’ di un quarto delle merci tedesche esportate verso Pechino e’ costituito da macchinari e impianti, come rivela Oliver Wack, responsabile dell’Associazione dei produttori del settore (Vdma), poiche’ “da tre anni la Cina e’ diventata il piu’ importante mercato per i macchinari e gli impianti tedeschi”.
Un altro 25% delle esportazioni tedesche va messo sul conto dell’auto, con le case costruttrici germaniche che si sono gia’ assicurati il 20% del mercato cinese, mentre la percentuale e’ considerevolmente piu’ alta per le autovetture di lusso.
“Tre quarti delle macchine di lusso immatricolate nel 2010 in Cina sono di marca tedesca”, dichiara Matthias Wissmann, presidente dell’Associazione delle aziende automobilistiche tedesche. Negli ultimi 15 anni il numero di impianti di produzione di auto tedesche in Cina e’ quasi triplicato, arrivando a 190, mentre anche l’industria chimica germanica e’ presente sul posto con piu’ di 150 filiali produttive. In totale oltre 5mila aziende tedesche con oltre 220mila dipendenti operano ormai in Cina, che e’ diventata il Paese straniero con il maggior volume di investimenti tedeschi, pari a 18 miliardi di dollari all’anno. Nel frattempo un’azienda tedesca su due ha in progetto di costruire impianti produttivi in Cina, che e’ tuttavia attiva anche in senso contrario, poiche’ attualmente sul suolo tedesco ci sono 700 aziende cinesi con 6600 dipendenti. “I cinesi ci vedono come la porta d’ingresso in Europa”, dice Markus Hempel, responsabile per il mercato cinese di Germany Trade and Invest (Gtai), dal momento che “non hanno mai investito tanto in Germania come adesso“.

In conclusione non si può non rilevare il notevole titolo di “Libero“: “La culona è volata in Cina ma in Europa è ormai sola“… contenti loro !

Questo è un governo di destra !

Parla Michele Emiliano:

Il premier a me non mi imbroglia

L’intervista di Michele Emiliano, magistrato e sindaco Pd di Bari all’Opinione

di Pietro Salvatori

“Monti può imbrogliare Fazio, ma non me”. È durissimo Michele Emiliano, sindaco di Bari in quota Pd. Che non risparmia critiche al conduttore di Che tempo che fa: “Dovrei fargli qualche corso di interrogatorio di quelli seri. Come fare a far cantare qualcuno e a fargli dire la verità”. Ma va giù duro soprattutto sull’intervistato: “Ho avuto l’impressione che il presidente sia andato da Fazio cercando di dire il meno possibile. Perché non sembra aver condiviso nulla prima con le forze politiche, come mi conferma l’intervista di Bersani di ieri. Credo che voglia utilizzare il meccanismo dell’emergenza e della paura per imporre una linea teorica in gran parte legata ad una cultura economica profondamente di destra. Come ha ben detto Zagrebelsky qualche giorno fa, questo è un governo di destra, che sta facendo quello che il governo Berlusconi non ha avuto la forza politica di realizzare. È per questo che in realtà non si parla di politica, non si dice nulla di specifico sulle grandi questioni, non si pronuncia mai la parola Sud“.

Un governo così politicamente marcato ?

Il presidente del Consiglio, confidando sul fatto che sta facendo questo lavoro sotto copertura, come se fosse un agente provocatore, non ha alcuna intenzione di condividere nulla con l’opinione pubblica, proprio perché sta facendo quello che è nell’immaginario collettivo della destra finanziaria europea. Ovviamente con il volto da persona per bene qual è. Sta incarnando il vero spauracchio della sinistra europea e italiana. Fintanto che l’avversario della sinistra nostrana era Berlusconi, bastava fargli la guerra. Adesso c’è una persona per bene, ma è più di destra di Berlusconi: occorre fargli un’opposizione politica, linea che il centrosinistra fatica a portare avanti.

La sua è una critica alla linea del Pd ?

Non mi pare di essere critico. L’intervista di Bersani sulla Stampa esprime una delusione assoluta. Il segretario del secondo azionista del governo che dice all’amministratore delegato che deve concordare un’agenda del lavoro parlamentare, perché si deve decidere insieme cosa fare, esprime la più profonda frustrazione.

C’è una parte del partito che sembra sostenere a spada tratta Monti, come testimonia il dibattito sviluppatosi su “Europa”.

Quanti saranno quelli che sostengono Monti, che si raccolgono intorno a Europa? Pochini. Stefano Menichini, il direttore, è un amico caro, ci prendiamo in giro. È che purtroppo io sono di sinistra e lui no.

La sinistra, con Bersani, che dice dunque al governo oggi ?

Più che al governo, parla all’elettore. E sta dicendo che noi stiamo subendo una serie di azioni da parte dell’esecutivo che pur non avendo particolare significato politico hanno un contenuto intrinseco proprio della destra finanziaria europea. Che è una cosa dignitosa, per carità, non è una cosa che la sera va girando a dare scandalo, ma quando governa sceglie un particolare tipo di composizione sociale e sostiene gli elettori dei ceti più legati alla finanza internazionale e ai grandi patrimoni, e meno al sistema produttivo di beni e servizi.

Perché il Pd ha avallato questa soluzione ?

Perché Monti è il presidente del Consiglio voluto da Napolitano.

Il Capo dello Stato avrà pur consultato Bersani.

Non credo proprio.

E dunque, per volere di Napolitano state ingoiando un governo più a destra di quello Berlusconi ?

In sostanza sì.

Un governo del quale tra l’altro lei rifiuta l’etichetta di “tecnico”.

Non esistono i governi tecnici. È una dichiarazione che non mi è piaciuta, quella di Monti in questa direzione. Una dichiarazione un po’ pietistica, cercando di sostenere le ragioni dei politici di professione. Potrei dirlo anche io, che faccio politica da nemmeno sette anni e sono un magistrato. Ma come fa il sindaco di Bari a dire di non essere un politico. Al pari, come fa il presidente del Consiglio, ex Commissario europeo a dire di non essere un politico? È un espediente mediatico, ma Monti è un politico, il più esperto e di lungo corso che esista in Italia.

Dunque gli chiedete un atteggiamento più responsabilmente politico? Condivisione di idee e proposte ?

Quello che doveva fare l’ha fatto. Mettendo tutto insieme nella manovra, ha massacrato la parte più debole del paese. E noi l’abbiamo pure votato…

Come va il rapporto tra governo ed Enti locali, visto che la questione rientra tra quelle toccate dalla manovra ?

Malissimo. In particolare con quelli del sud. È stato eliminato il fondo di perequazione, con un codicillo, come fanno gli assicuratori nelle polizze. Fondo previsto dall’articolo 119 della Costituzione, che deve essere finanziato per riequilibrare le differenze di trasferimenti diretti tra i comuni più ricchi e quelli meno ricchi. Quando Bari e Napoli hanno tentato di protestare, nella sostanza ci è stato detto: “Cercate di non alzare troppo la voce sennò sarà peggio ancora”.

Cosa chiedete in concreto a Monti ?

Che si vada il più presto possibile a elezioni. Possibilmente a maggio. Prima si vota meglio è. Se non lo facciamo lo spread arriverà alle stelle, nemmeno con Berlusconi aveva toccato quota 530. Non riesco a capire i media di sinistra che hanno messo Berlusconi sulla graticola, e adesso non dicono nulla. Serve un governo politico che parli all’Europa, non sarà una differenza di stile a fare la forza di Monti nel dialogo con Francia e Germania. Serve un uomo che vince con il 60% dei voti e va a Bruxelles a dire di fare gli eurobond e non giocare sul nostro debito pubblico. Ma serve un vero leader.

Cosa che Monti non è ?

Ovvio che non lo è.

E chi potrebbe essere? Bersani ?

Potrebbe, perché no? Al momento è la persona della quale personalmente – ed è tutto dire – io mi fido di più.

Con quale sistema elettorale, nel caso ?

Con una bella sfida tra un uomo e una donna in un collegio elettorale. In modo che quando arriva in Parlamento sono guai per tutti, perché non risponde solo al suo segretario, ma anche al proprio territorio.

da l’Opinione

Nb – Il grassetto è di Diarioelettorale

Come la pensa Mario Monti sull’euro e sulla crisi

L’EURO, LA CRISI E IL NOSTRO PAESE

Lettera al premier

Signor presidente del Consiglio,mi permetto di richiamare la Sua attenzione su alcuni aspetti delle Sue dichiarazioni di venerdì sull’euro.

Lei ha affermato: «L’euro non ha convinto nessuno. È una moneta strana, attaccabile dalla speculazione internazionale, perché non è di un solo Paese ma di tanti che però non hanno un governo unitario né una banca di riferimento e delle garanzie. L’euro è un fenomeno mai visto, ecco perché c’è un attacco della speculazione ed inoltre risulta anche problematico collocare i titoli del debito pubblico».

Di fronte alle vivaci reazioni suscitate, Lei ha in seguito precisato: «L’euro è la nostra moneta, la nostra bandiera. È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici. Il problema è che l’euro è l’unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per queste ragioni è una moneta che può essere oggetto di attacchi speculativi».

Sono dichiarazioni che meritano un’analisi a freddo, al di fuori di ogni visione di parte. A mio parere, esse contengono alcune affermazioni fondate e altre infondate. Nell’insieme, fanno sorgere, accanto ad una remota speranza, serie preoccupazioni. Mi auguro che, con le parole e ancor più con i fatti, Lei riesca a rafforzare quella speranza e a sgombrare il campo dalle preoccupazioni, così vive in Italia e in Europa. Non solo – La prego di credermi – presso i suoi «nemici».

È certamente vero che l’euro è «una moneta strana», «un fenomeno mai visto». È anche fondata, e condivisa dagli osservatori più seri, la Sua diagnosi: il principale problema dell’euro consiste nell’essere una moneta «senza un governo, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza». C’è sì la Banca Centrale Europea ma, come credo Lei voglia dire giustamente, essa non dà garanzia di intervento illimitato in caso di difficoltà.

Qui mi permetto di suggerirLe una considerazione. Se la condivide, potrebbe forse riprenderla in uno dei Suoi interventi. L’euro può soffrire della mancanza di un vero Stato alle sue spalle. Ma avere un vero Stato alle proprie spalle non porta necessariamente una moneta ad essere solida. La lira non era una moneta «strana». Ma era, il più delle volte, una moneta debole, proprio perché rifletteva le caratteristiche dello Stato italiano, dei governi e della Banca d’Italia (sempre autorevole ma, per lunghi periodi, arrendevole) che l’avevano generata. A parte un certo rialzo dei prezzi al momento della sua introduzione, la strana moneta euro, rispetto alla nostrana lira, ci ha portato negli ultimi 12 anni un’inflazione ben più bassa.

Se la Sua diagnosi coglie bene una gracilità di fondo dell’adolescente euro, mi sembra però che Lei la applichi a malanni che, in questo momento, il nostro adolescente non ha. Lei rappresenta un euro in crisi, a seguito di attacchi speculativi e aggiunge: «È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici». Questo no, signor presidente.

L’euro non è in crisi. In questi 12 anni, e ancora attualmente, l’euro non manifesta nessuno dei due sintomi di debolezza di una moneta. È stabile in termini di beni e servizi (bassa inflazione) ed è stabile (qualcuno direbbe, anzi, troppo forte) in termini di cambio con il dollaro. Gli attacchi speculativi ci sono, spesso violenti. Ma non sono attacchi contro l’euro. E non è vero che «risulta problematico collocare i titoli del debito pubblico». Gli attacchi si dirigono contro i titoli di Stato di quei Paesi appartenenti alla zona euro che sono gravati da alto debito pubblico e che hanno seri problemi per quanto riguarda il controllo del disavanzo pubblico o l’incapacità di crescere (e di rendere così sostenibile la loro finanza pubblica) perché non hanno fatto le necessarie riforme strutturali.

È questo il caso dell’Italia, dopo che in prima linea si erano trovati la Grecia e altri Paesi. Per questo, da qualche tempo, è diventato problematico collocare i titoli del debito pubblico italiano. E di una cosa, signor presidente, può essere certo: se l’Italia non fosse nella zona euro, emettere titoli italiani in lire sarebbe un’impresa ancora più ardua. Che l’Italia stia facendo pesanti sacrifici, è vero. Essi sono più pesanti di come sarebbero stati se si fosse ammesso per tempo il problema di una crescita inadeguata. Ma non posso credere che Lei pensi davvero che l’Italia faccia questi sacrifici non per rimettersi in carreggiata e ridare un minimo di speranza ai nostri giovani, ma «per difendere l’euro dall’attacco speculativo». Mentre è vero se mai che la Bce, con risorse comuni, interviene a sostegno dei titoli italiani.

In Europa e nei mercati, affermazioni di questo tipo accrescono i dubbi sulla convinzione e la determinazione del governo italiano. Già due giorni dopo le decisioni di Bruxelles, i titoli italiani hanno fatto fatica a trovare collocamento. Ad ogni rialzo dei tassi, dovuto a scarsa fiducia nell’Italia, Lei finisce per imporre sacrifici ancora maggiori agli italiani. Anche le parole non sorvegliate hanno un costo. Ma ho una preoccupazione ancora maggiore.

Dopo le Sue dichiarazioni sull’euro, Fedele Confalonieri, Suo storico collaboratore, personalità rispettata nel mondo economico, se ne rallegra. Affermando che «l’euro è una moneta strana, che non ha convinto nessuno, Berlusconi ha detto una cosa che pensano tutti; solo che lui lo dice, perché non è ipocrita. E non c’è dubbio che il premier con questa battuta abbia toccato le corde di chi, dai tempi del cambio della lira, ha sempre storto il naso». Questo, secondo vari osservatori, fa ritenere che nella prossima stagione pre-elettorale, ormai non lontana, il tema in questione potrebbe diventare un Suo cavallo di battaglia.

Se questa fosse la prospettiva, e non voglio crederlo, ci avvieremmo ad una fase nella quale i severi provvedimenti che Lei si è impegnato a introdurre non potrebbero essere presentati in modo convincente ai cittadini, né potrebbero essere accettati con maturità, perché sarebbero accompagnati da scetticismo, se non recriminazioni, verso l’Europa. L’Italia non farebbe i passi avanti che le sono indispensabili e potrebbe rivelarsi il ventre molle dell’eurozona, con gravi fratture per l’Europa. Parlavo, però, di una remota speranza. La Sua diagnosi — la moneta è incompiuta e «strana» senza un governo dell’economia e passi verso l’unione politica — è in linea con la migliore tradizione dell’europeismo italiano. Come Lei, forse con qualche turbamento, ha visto a Bruxelles alcuni giorni fa, il governo economico si sta creando.

Ma sarebbe più ordinato, più equilibrato e più orientato alla crescita economica se potesse formarsi con un’Italia che con gli altri, Germania e Francia in primo luogo, concorresse attivamente a plasmarlo. Anziché, come sta avvenendo, con un’Italia costretta ad accettare passivamente forme di governo dell’economia che vengono improvvisate soprattutto allo scopo di «disciplinare» il nostro Paese. Confido, signor presidente, che prevalga in Lei l’ambizione di riportare l’Italia nel ruolo che le appartiene in Europa, accelerando in silenzio il risanamento, rispetto a quella di un successo elettorale a tutti i costi per la Sua parte politica, ma in un Paese sempre più populista, distaccato dall’Europa e magari visto come responsabile di un fallimento dell’integrazione europea.

Mario Monti

da Corriere.it

Nb. – Il neretto è di Diarioelettorale

La Cina rallenta

L’economia cinese è cresciuta del 9,1 per cento nel terzo trimestre 2011 rispetto a un anno prima secondo i dati pubblicati dall’ufficio statistiche cinese.
L’incremento è inferiore alla stima media del 9,3 per cento di un recente sondaggio Bloomberg News tra 22 economisti e segue ad un aumento del 9,5 per cento nei tre mesi precedenti.
Si tratta del dato più basso dal 2009, che aggiunge preoccupazione per la ripresa globale e che in Europa aumentino debito e crisi.
La crescita della Cina è stata limitata dalla stretta del credito e da una più debole domanda da parte dell’Europa.

Yao Wei, un economista, che aveva correttamente previsto le dimensioni della crescita, tuttavia non è pessimista: “Questo non è un brutto dato, ed i mercati peccano di eccesso di sensibilità”.

La produzione industriale infatti è aumentata del 13,8 per cento a settembre rispetto all’anno precedente, rispetto alla stima del 13,4 per cento in un sondaggio Bloomberg e ad un guadagno del 13,5 per cento del mese precedente.
In crescita anche gli investimenti fissi, saliti al 24,9 per cento nei primi nove mesi, rispetto al 24,8 per cento stimato dagli economisti e le vendite al dettaglio al 17,7 per cento dopo un aumento del 17 per cento in agosto.

Aziende come BASF SE, la più grande azienda chimica del mondo, si stanno espandendo in Cina portando con se aumento dei salari e aumento della domanda di consumi.

I politici asiatici si trovano tuttavia a governare delicati equilibri dovendo combattere con l’inflazione ancora elevata, mentre in Europa la crisi minaccia la crescita.

La Cina ha alzato i tassi d’interesse cinque volte nell’ultimo anno e messo limiti ai prestiti e agli acquisti di immobili per tenere a freno proprietà e prezzi al consumo ed arginare i rischi di bolle speculative.
Alcune banche stanno aumentando i tassi di interesse sui mutui. Il volume dei mutui immobiliari è sceso del 43 per cento nella prima metà dell’anno portandosi a 791 miliardi di yuan.
Mentre l’inflazione è ancora superiore al 6 per cento l’economista Ma Jun prevede che il tasso scenderà al 4 per cento nel mese di dicembre e gli analisti di Morgan Stanley stimano un calo al di sotto del 4 per cento entro la fine dell’anno.

Una crisi immobiliare e il rallentamento della crescita delle esportazioni sono tra i più grandi rischi per la crescita della Cina, secondo gli economisti di UBS AG, Nomura Holdings Inc. (8604) e Societe Generale.

L’economista cinese Wang Tao di UBS vede una “recessione globale”, come il principale pericolo di fronte il più grande esportatore mondiale per i prossimi 12 mesi.
La crescita del PIL potrebbe scendere a un minimo del 7,7 per cento nel primo trimestre del 2012 come conseguenza di “una forte decelerazione” della domanda estera che andrebbe ad aggiungersi as una produzione nazionale più debole, secondo Wang.

La moneta cinese ha guadagnato il 18 per cento nei confronti del dollaro negli ultimi quattro anni.
Il premier Wen ha promesso di mantenere una “sostanziale stabilità” dei tassi di cambio per proteggere gli esportatori.

L’economia cinese era cresciuta del 10,4 per cento lo scorso anno.
La crescita rallenterà al 9,5 per cento quest’anno, sei volte il ritmo degli Stati Uniti e dell’area dell’euro, secondo le stime del Fondo monetario internazionale.
L’espansione del 9 per cento nel 2012 sarà comunque pur sempre otto volte più veloce rispetto al gruppo di 17 nazioni che condividono la moneta europea.

da Bloomberg.com

Quel finestrino del treno, le banche il nucleare e l’Europa

Leggendo il post di Phastidio su “Cos’hanno in comune banche e centrali nucleari?“, ed alle risposte simmetriche e parallele dell’Europa che conta circa come e fino a che punto sottoporre a stress test le banche e le centrali nucleari, non ho potuto non pensare alla ben nota barzelletta in cui lo studente pur di sfuggire ad una sorte che gli appare segnata si rifiuta fino all’estremo di abbassare il maledetto finestrino.

Questa è la barzelletta:

Universita’. Esame di Fisica. Il professore: – Lei e’ in treno. Fa caldo. Che fa? – Mah, apro il finestrino. – Bravo! Mi calcoli la variazione di entropia provocata da questo evento. – Entropia… ma io… forse mi servirebbe qualche dato in piu’… – No. Non serve nessun dato ulteriore. Lo studente, imbarazzato, cade inesorabilmente in una classica “scena muta”. – Lo sa o no? – domanda il professore. – Beh… io… veramente… – No? E dopo un altro breve momento di imbarazzante silenzio, il professore, seccato, esclama: – Va bene, vada! E il povero studente viene sbattuto fuori senza troppi complimenti. Entra il secondo, cosi’ il terzo, poi il quarto e il professore insiste con la stessa domanda, ma ottiene sempre lo stesso triste risultato.

Entra l’ultimo studente e il professore ripropone lo stesso quesito: – Lei e’ in treno. Fa caldo. Che fa? E lo studente con sicurezza: – Mi tolgo la giacca. – Si, va beh, ma fa ancora caldo, che fa? – Mi allento la cravatta. – Si, certo, ma fa ancora caldo. Che fa? – Mi sbottono la camicia. A questo punto il professore assume un tono molto seccato: – Si, ho capito, ma fa ancora molto molto caldo. Che fa? E lo studente: – Senta, prof, puo’ fare tutto il caldo che vuole, ma io quel maledetto finestrino non lo apriro’ mai!

e questo il post dell’ottimo Phastidio:

Cos’hanno in comune banche e centrali nucleari?

La risposta è semplice: un’Unione europea che finga di sottoporle a stress test. Sono infatti ancora in alto mare i negoziati tra Commissione europea e paesi membri per la definizione degli eventi da considerare per testare la resistenza degli impianti nucleari ad eventi catastrofici.

In particolare, due tra i paesi più nuclearizzati, Francia e Regno Unito, si oppongono all’inclusione negli stress test di eventi quali l’impatto di un aereo con un impianto nucleare, come invece suggerito da Austria (paese che non ha centrali nucleari) e Germania. La Francia sostiene che la minaccia di un evento in stile 11 settembre non era tra quelle ipotizzate nel solenne comunicato col quale la Ue, lo scorso 25 marzo e a due settimane dalla catastrofe di Fukushima, aveva annunciato gli stress test. Evidente che Parigi punta solo su eventi sismici ed idrogeologici, rispetto ai quali ritiene di sentirsi tranquilla. Oltre al fatto che testare lo schianto di un aereo su una centrale finirebbe con mettere in decommissioning tutti i 143 impianti esistenti in Europa

Per il momento, i colloqui proseguiranno a livello di delegazione nazionale di più basso profilo, già dal meeting di Praga del 19 e 20 maggio prossimi. Nel frattempo, il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, pare differenziarsi dal commissario all’Energia, il tedesco Guenther Oettinger, e parla solo di testare “il più ampio spettro di scenari, naturali e creati dall’uomo”.

Nel caso gli stress test producessero risultati negativi per alcuni impianti, peraltro, la decisione sull’azione da intraprendere rimarrebbe confinata in ambito nazionale. Perché, come noto, anche gli esiti di incidenti nucleari catastrofici, assieme ai migranti, verranno sottoposti a controlli doganali in deroga al Trattato di Schengen.

E quindi, fuor di sarcasmo, che attendersi? Semplice: come per le banche si è tenuto accuratamente fuori dagli stress test l’evento che per esse più si avvicina all’11 settembre (un default sovrano in Eurolandia), anche in questo caso è verosimile attendersi che nessun aereo riuscirà mai a schiantarsi su una centrale nucleare europea o, se ciò accadrà, non si andrà al di là di un ultraleggero.

Ragazzi sveglia siamo nel 2010 !

Da Alberto Cane Blog ho rubato la Foto AFP dello Striscione del Partito Comunista Greco appeso sotto il Partenone, con la scritta “Popoli d’Europa insorgete” esposta ad Atene lo scorso martedì 4 maggio.

Anche a me piacerebbe che commentaste la foto solo con un aggettivo, secondo la vostra sensibilità, le vostre idee, le vostre speranze, i vostri sogni e anche le vostre illusioni e/o disillusioni.

Per dire come la penso io credo basti il titolo.