Emma Bonino, che qualcosa ne sa, su Lampedusa dice

che “per ignoranza o per calcolo, il governo ha creato il «dramma» Lampedusa invece di governare il problema in piena legalità (e umanità)”.

Su La Stampa di oggi può leggersi una lettera della senatrice Emma Bonino, (già commissario europeo per gli aiuti umanitari d’urgenza), ve la ripropongo:

Né vittimismi né allarmismi per affrontare l’emergenza

EMMA BONINO*

Caro direttore,

affermo in tutta tranquillità che, per ignoranza o per calcolo, il governo ha creato il «dramma» Lampedusa invece di governare il problema in piena legalità (e umanità). Oscillando tra allarmismo e vittimismo, minacce di crisi di governo e dichiarazioni tanto sguaiate quanto irresponsabili di autorevoli ministri, il governo ha ignorato e violato due strumenti che aveva a disposizione per fronteggiare in maniera incisiva la crisi degli sfollati nel Mediterraneo.

Il primo è la direttiva 55/2001 emanata dall’Europa dopo la crisi umanitaria del Kosovo nel 1999. E’ intitolata: «Norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell’equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell’accoglienza degli stessi». Un titolo più calzante alla situazione di oggi è davvero difficile trovarlo. Ma lo è anche nei contenuti perché, con questa direttiva, sono regolate le norme minime per la concessione della protezione temporanea, che vale per un anno e può essere prorogata di un altro, massimo due. La condizione cessa quando è accertata la possibilità di un rimpatrio sicuro. La direttiva – di grande civiltà e buon senso, come si vede – è stata recepita nell’ordinamento nazionale nell’aprile 2003 e, tardivamente e obtorto collo, il governo si sta finalmente muovendo per la sua attivazione.

Il secondo risale addirittura al 1998. In base all’art. 20 del Testo unico delle leggi sull’immigrazione, analoghe misure di carattere eccezionale possono essere attivate a livello nazionale con decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, anche senza una preliminare concertazione europea, per «rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione europea».

Di che parliamo, dunque? Parliamo di un governo che ha volutamente ignorato gli strumenti normativi esistenti scegliendo, invece, di fare di Lampedusa un’orrenda vetrina mediatica da strumentalizzare per fini politico-elettorali. Così si è cinicamente scelto di bloccare a Lampedusa migliaia di persone lasciate per giorni senza la minima assistenza, a cominciare da adeguate strutture igieniche e sanitarie, con la palese volontà di esasperare la situazione, costringendoli a una pesantissima coabitazione forzata con gli abitanti dell’isola. A questo si è poi aggiunto l’inspiegabile ritardo di un controverso piano-regioni, con la previsione di tendopoli, senza i dovuti controlli come il caso Manduria ha ampiamente dimostrato. Il tutto, poi, accompagnato da un’assurda e immotivata polemica con i Paesi europei e con l’Ue. Da non tralasciare neppure il capitolo, anche questo poco edificante, della direttiva sui rimpatri del 2008 che non è stata attuata nell’ordinamento italiano entro il termine del 24 dicembre scorso. La principale responsabilità è del ministro Maroni che ha affermato che l’Italia non poteva trasporre la direttiva a causa del reato d’ingresso o permanenza irregolare di stranieri previsto dalla legge n. 94/2009 che, appunto, viola le disposizioni della direttiva, come confermano le numerose pronunce giurisdizionali e le questioni pregiudiziali inviate alla Corte di Giustizia dell’Ue. Sia quindi chiaro a tutti il vero motivo della mancata trasposizione finora. Ma c’è la possibilità di porvi rimedio poiché la legge comunitaria 2010 è tuttora all’esame della Camera dove è stata modificata con l’introduzione della norma sulla responsabilità civile dei magistrati: non ci vorrebbe nulla ad inserire anche il recepimento della direttiva sui rimpatri quando tornerà al Senato.

Se questo è il quadro della situazione ad oggi, occorre capire cosa intende fare il governo a partire da domani. Ed è opportuno fin d’ora avvertire che allontanamenti coercitivi e collettivi sono illegittimi, come stabilito dal Protocollo IV della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, e che il blocco navale previsto dalla risoluzione 1973 dell’Onu ha lo scopo di far rispettare l’embargo su forniture al regime di Gheddafi e non di far da barriera a chi cerca di fuggire dalle zone di guerra. Insomma con tanto ritardo e tanti drammi evitabili, il governo deve «scoprire» che non c’è altra strada se non quella della protezione temporanea. Che non c’è altra strada, cioè, se non quella della legalità e dell’applicazione delle norme.

*Vicepresidente del Senato ed ex commissario europeo

 

Emma Bonino (Bra, 9 marzo 1948) è una politica italiana, vicepresidente del Senato della Repubblica dal 6 maggio 2008. È una delle figure più influenti del radicalismo liberale italiano dell’età repubblicana.
È stata ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee nel governo Prodi II, mentre in passato è stata Commissario Europeo dal 1995 al 1999, ed eurodeputata a Strasburgo. È stata inoltre membro del comitato esecutivo dell’International Crisis Group (organizzazione per la prevenzione dei conflitti nel mondo), Professore Emerito all’Università Americana del Cairo, nonché segretaria del Partito Radicale.

da Wikipedia

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Elezioni Regionali 2010, come finisce per i partiti

Partiamo dalle estreme.  Se in alcune realtà  si afferma il movimento 5 stelle è perchè decresce semplicemente il movimento di Di Pietro Idv. Sono infatti i medesimi voti che nelle diverse zone del paese passano dall’uno all’altro movimento. Quest’area nel complesso non è in crescita, anzi la sua parte più moderata è in riassorbimento, in alcune zone da Sel e in altre dal Pd e in parte anche dai Radicali.

Saranno da attribuire a questa area, con il contributo determinante dei grillini, la probabile vittoria del candidato leghista Roberto Cota in Piemonte e di conseguenza la sconfitta per una manciata di voti della candidata di centro sinistra e governatore uscente Mercedes Bresso, nonchè la vittoria certa e prevedibile in Calabria del candidato del centro destra Scopelliti con il contributo determinante dell’Italia dei Valori di Di Pietro, e dei radicali che hanno preferito andare incontro alla sicura sconfitta del centro-sinistra candidando Callipo per far concorrenza ad Agazio Loiero.

L’area ex comunisti duri e puri, per intenderci Rifondazione Comunista e gli altri, appaiono stabili. La loro forza sul territorio, grazie all’impegno del comandante in capo Ferrero, in uno con i seguaci di Beppe Grillo e De Magistris, con molta probabilità porterà alla vittoria del pur debole candidato del centro-destra Stefano Caldoro.

Il Pd nel complesso uscirà più forte da queste regionali, di quanto non sia stato nel recente passato, grazie anche alle autocandidature di Emma Bonino nel Lazio e di Nichi Vendola nella Puglia, unite al disastro sulle liste ad opera del Pdl romano che ha messo fuori gioco qualcosa come 1 milone (2009) o 700 mila voti (2008).

E’ impossibile che questi elettori si rechino tutti a votare e in “automatico”, passino i voti alle altre liste di centro destra.

Una parte consistente di questi voti si perderà nell’astensione e in un voto libero e non condizionato dagli schieramenti.

Il Pdl coglierà i frutti delle divisioni del centro sinistra in Calabria e forse in Campania, per il resto sarà una perdita secca, solo in parte a favore della Lega.

Tra parentesi, se la Lega dovesse conquistare il Piemonte con Roberto Cota questo non potrà che accelerare le manovre (già da tempo in atto) che porteranno nel breve periodo alla crisi di governo e alla nascita di una nuova consistente formazione centrista quale frutto di una scissione del Pdl, (in qualche modo da aggregare all’Udc e ai più recenti fuoriusciti dal Pd), e parte consistente di un futuro schieramento alternativo al Poppolo della Libertà di stretta osservanza berlusconiana , ma sufficientemente forte da garantire, alle prossime elezioni politiche anticipate gli elettori non di sinistra.

Vincitrice comunque, almeno in voti sarà la Lega Nord che avanzerà anche oltre il Po ma, per quanto detto prima, potrebbe essere solo una vittoria di Pirro.

Quanto ai governatori il risultato finale sarà tra 9-4 e 8-5 in favore del crentro-sinistra.

Non crocifiggete Bersani

Prima del Consiglio dei Ministri che ha approvato il “Decreto Legge” cosidetto “interpretativo”, avevo scritto questo post nel quale si parlava di tre casi da sanare. E’ evidente che il post andava letto nel senso che la seconda parte poteva avere o meno attuazione in relazione a quale sarebbe stata la reazione del Pd sulla prima, e che questa prima parte “a sanatoria”, sarebbe stata oggetto del Decreto, mentre la seconda sarebbe stata illustrata all’avversario più autorevole, come ipotesi e minaccia.

E’ evidente a tutti ora, che si è arrivati ad un “gentleman agreement” inconfessato ed inconfessabile, e che pertanto indipendentemente dalle dichiarazioni di circostanza e dalle facce fatte feroci, per non perderle, di fronte al proprio elettorato, la soluzione del Decreto Legge sarà accettata anche dall’opposizione.

D’altra parte la resistenza a tale soluzione da parte del Pd, avrebbe determinato, con il concorso del Pdl, il peggior risultato possibile per entrambi.

Il Pdl sarebbe rimasto fuori dalla Lombardia e dal Lazio avrebbe visto rinascere la conflittualità interna con la Lega, e forse l’avvio di una crisi interna scarsamente controllabile.

Il Pd avrebbe conquistato il Lazio, ma con la presidenza della radicale Emma Bonino. Quanto alla Lombardia il centrodestra avrebbe dirottato per quanto possibile i suoi voti sul candidato del Cdu Pezzotta e Penati, che già parte basso, sarebbe stato anchesso sconfitto, infine sarebbe stato emanato un provvedimento di legge di “interpretazione autentica” che avrebbe segato il terzo mandato di Vasco Errani in Emilia Romagna, già sub judice per il ricorso del Cdu.

Il Cdu senza colpo ferire avrebbe conquistato una presidenza di regione e si sarebbe riavvicinato con maggior forza ed autorevolezza alla sua naturale collocazione, il centrodestra.

In definitiva il Pd, e le prospettive del centrosinistra, così come immaginate nel recente congresso dello stesso Pd, ne sarebbero usciti a pezzi.

Sicuri che Bersani, per avere evitato il peggio, meriti di essere crocifisso ?

Elezioni Regionali – Lazio e Puglia: sondaggio Crespi Ricerche, Emma Bonino e Nicki Vendola avanti

Lazio

Sondaggio Politico-Elettorale

Verso le elezioni regionali in Lazio – Pubblicato da Omniroma il 02/03/2010

Pubblicato il 4/3/2010. Autore: CRESPI RICERCHE

Committente/ Acquirente: Omniroma

Criteri seguiti per la formazione del campione: Sondaggio telefonico a livello regionale

Metodo di raccolta delle informazioni: Interviste telefoniche condotte con metodologia C.A.T.I.

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento: 1000 interviste

Data in cui è stato realizzato il sondaggio: Tra il 01/03/2010 ed il 02/03/2010

QUESTIONARIO

QUESITO n.1

Domanda : Se ieri si fossero tenute le elezioni per eleggere il Presidente della Regione Lazio, Lei per quale tra i seguenti candidati avrebbe votato. .. .

Risposta:
Renata Polverini 38,0%;
Emma Bonino 39,0%;
Altri 2,8%;
Indecisi 20,2%;

QUESITO n.2

Domanda : E per quale partito?…..

Risposta: PDL 16,5%; La Destra 4,9%; Lista Renata Polverini Presidente 14,3%; Altri Centrodestra 5,0%; PD 28,0%; IDV 6,5%; PRC+PDCI 3,0%; Sinistra Ecologia e Libertà 2,2%; Lista Pannella Bonino 5,5%; verdi 1,5%; Altri di Centrosinistra 1,5%; Altri 3,3%; Indecisi 33,4%

Puglia

Sondaggio Politico-Elettorale

Verso le elezioni regionali in PUGLIA Pubblicato il 26/02/2010 su Il Clandestino

Pubblicato il 4/3/2010. Autore: CRESPI RICERCHE

Committente/ Acquirente: Il Clandestino

Criteri seguiti per la formazione del campione: Sondaggio telefonico a livello regionale

Metodo di raccolta delle informazioni: Interviste telefoniche condotte con metodologia C.A.T.I.

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento: 800 interviste

Data in cui è stato realizzato il sondaggio: Tra il 22/02/2010 ed il 25/02/2010

QUESTIONARIO

QUESITO n.1

Domanda : Se ieri si fossero tenute le elezioni per eleggere il Presidente della Regione Puglia, Lei per quale tra i seguenti candidati avrebbe votato. .. ..

Risposta: Dati espressi in percentuale

Nichi Vendola 45,0;
Rocco Palese 43,0;
Adriana Poli Bortone 12,0;

Indecisi 18,5;

QUESITO n.2

Domanda : E per quale partito?……

Risposta: Dati espressi in percentuale Popolo della Libertà 38,5; La Destra 1,5; UDEUR 1,0; Altre di centrodestra 1,0; Partito Democratico 20,5; Italia dei Valori 8,5; PRC+PDCI 2,5; Sinistra Ecologia e Libertà 9,5; Lista Pannella-Bonino 1,0; Altri di centrosinistra 1,5; UDC 8,5; Io Sud 4,5; MPA 0,5; Altri 1,0; Indecisi 21,5;

Elezioni Regionali Lazio: la lista Pdl è fuori

E’ stata respinta l’istanza presentata dal Pdl per l’accoglimento della lista dei suoi candidati alle elezioni regionali del Lazio del 28 e 29 marzo 2010.
Ora il Pdl puo’ presentare appello all’Ufficio centrale regionale.
Allo stato la lista dei candidati Pdl della provincia di Roma risulta non presentata e non ammessa alla competizione elettorale per il rinnovo del consiglio regionale.

“Diciamoci le cose come stanno: questa lista non c’è, non c’è verbale”, questo era stato in mattinata il commento della candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio Emma Bonino riferendosi alla vicenda.
“Dopo le leggi ad personam non vorrei che si arrivasse a un provvedimento ad listam, sarebbe un’ innovazione degna di qualche altro regime. Forse anche Alemanno dovrebbe pentirsi della sua arroganza: davanti alle nostre richieste di legalità aveva detto che avevamo problemi di visibilità. Poi era intervenuto il ministro Maroni, dicendo che a 30 giorni dalle elezioni non si poteva cambiare niente e non dovevamo lamentarci. Non vorrei che avessero una memoria troppo corta”.

Senza appello il commento del ministro per l`Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi che ha denunciato la “incapacità” organizzativa del Pdl, alla luce del ritardo nella presentazione della lista nel Lazio .
“L’onorevole De Luca da solo in Piemonte ha presentato in tre giorni una lista della Dc per Cota letteralmente pensata e realizzata in una settimana. I maestri del Pdl hanno fatto perdere la Polverini a tavolino. Io ne ho piene le tasche di fare il parente povero in questa banda di incapaci. Nemmeno la campagna elettorale mi induce a misericordia”.