Sicilia, per la serie “il più sano c’ha la rogna”

Due notizie ci ricordano tra ieri ed oggi che in Sicilia ci sono anche degli imprenditori, e che imprenditori !

1)

13/03/2012 –

Riciclaggio, indagine internazionale: coinvolto un armatore palermitano

Decine di perquisizioni sono in corso in Italia, Spagna, Lussemburgo, Polonia, Finlandia, Dubai e Monaco per una frode fiscale da oltre 100 milioni. L’imprenditore siciliano Pietro Barbaro avrebbe simulato la compravendita di 6 navi dalla Corea

PALERMO. Decine di perquisizioni sono in corso in Italia, Spagna, Lussemburgo, Polonia, Finlandia, Dubai e Monaco nell’ambito di un’indagine internazionale su una frode fiscale e un maxiriciclaggio di oltre 100 milioni di euro. L’inchiesta è coordinata dall’autorità giudiziaria olandese e coinvolge società di vari Paesi europei.L’inchiesta è partita dall’Olanda dove è stata scoperta una società che «vendeva» false fatture ad aziende di tutta Europa – 12 solo in Italia – e, in cambio intascava percentuali sui rimborsi fiscali e sulle somme evase dagli acquirenti.

Gli imprenditori, dunque, facevano risultare costi per acquisti e operazioni mai sostenute – a Palermo ad esempio l’armatore Pietro Barbaro avrebbe simulato la compravendita di 6 navi dalla Corea -, pagavano la società olandese che aveva fatto avere loro le finte fatture, poi spostavano le somme guadagnate in paradisi fiscali come Dubai, la Svizzera e Monaco. Successivamente i soldi «rientravano» in Italia come capitale costitutivo di nuove società.

Un meccanismo complesso che, secondo indiscrezioni, è stato svelato agli inquirenti olandesi da uno dei due titolari della società che vendeva le false fatture dopo che il socio è fuggito all’estero con il denaro ottenuto dalla maxi frode. L’inchiesta in Italia è stata condotta dalla Guardia di Finanza che ha eseguito perquisizioni in Sicilia, Liguria, Toscana, Lombardia, nel Lazio, in Sardegna e in Emilia-Romagna. A livello internazionale l’indagine è stata coordinata da Eurojust.

da GDS.it

2)

In bilico i 5 miliardi di mister Valtur

La Dia: prestanome di Messina Denaro

Passato al setaccio dagli investigatori il patrimonio di Carmelo Patti: secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe emersa “una inquietante sperequazione fra redditi e investimenti”. Chiesto dalla Direzione antimafia il sequestro dei beni

di SALVO PALAZZOLO

Si preannuncia già uno dei processi più movimentati degli ultimi anni, perché la posta in gioco è altissima, quasi da record: cinque miliardi di euro, a tanto ammonta il patrimonio che il direttore della Direzione investigativa antimafia chiede di sequestrare. È l’impero economico di Carmelo Patti, il settantottenne imprenditore di Castelvetrano che dal 1998 è il patron di Valtur, la più famosa azienda italiana del turismo.

Le indagini della Dia di Palermo muovono un’accusa pesantissima nei confronti di Patti: essere referente e prestanome del superlatitante Matteo Messina Denaro, di Castelvetrano pure lui. La prima udienza del processo è fissata per il 20 aprile, davanti alla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani. Si può già immaginare un confronto serrato fra la Procura, da poco guidata da Marcello Viola, e il pool di avvocati difensori.

Ci sono tre collaboratori di giustizia a chiamare in causa il patron di Valtur per presunti rapporti con esponenti mafiosi del Trapanese: Nino Giuffrè, l’ex fidato di Bernardo Provenzano; Angelo Siino, che negli anni Ottanta era il “ministro dei Lavori pubblici” di Cosa nostra; e Giovanni Ingrasciotta, conoscitore di molti segreti del clan di Messina Denaro. Siino sarebbe stato addirittura testimone di un incontro fra il cavaliere Patti e Francesco Messina Denaro, il padre di Matteo.

Negli ultimi mesi gli investigatori della Dia di Palermo hanno passato al setaccio il patrimonio dell’imprenditore siciliano:
secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe emersa “una inquietante sperequazione fra redditi e investimenti”. La Dia aveva sollecitato il sequestro immediato dei beni di Patti, ma il Tribunale non ha accolto la richiesta, ritenendo necessario fissare l’inizio di un procedimento in camera di consiglio.

Per Patti ci sono guai giudiziari anche a Palermo: l’imprenditore risulta indagato dai pm Paolo Guido e Marzia Sabella per favoreggiamento aggravato nei confronti di Messina Denaro. All’indomani del blitz “Golem 2”, nel 2010, subì anche una perquisizione. C’era un elemento, più di tutti, che incuriosiva i magistrati: uno dei collaboratori più stretti di Patti era il fratello della compagna di Messina Denaro, Michele Alagna.

L’impero che la Dia chiede adesso di sequestrare è costituito dalla maggioranza di alcune società che gestiscono una ventina di villaggi turistici della Valtur, ma anche da abitazioni, terreni nella provincia di Trapani e a Robbio, in provincia di Pavia, dove Patti risiede ormai da anni.

Da qualche mese la Valtur è in amministrazione straordinaria: è stata la famiglia Patti a chiederlo al ministro dello Sviluppo economico per far fronte a un pesante indebitamento di 303,6 milioni l’anno, a fronte di un fatturato di circa 200 milioni. Così al timone dell’azienda sono arrivati tre commissari straordinari.

da La Repubblica

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Due milioni su sessanta

In Italia 611.438 famiglie possono contare su un patrimonio finanziario personale superiore ai 500mila euro, escludendo l’investimento immobiliare.
Nel complesso si spartiscono un patrimonio di 896 miliardi di euro incrementatosi nel 2010 del 3,2% grazie a scudo fiscale e performance borsistiche, hanno una età media di 60 anni e possono contare su un patrimonio medio di 3,33 milioni.
Geograficamente si rileva che la Lombardia continua ad essere la regione dove si concentra la quota maggiore di ricchezza nazionale (29,74%), seguita da Emilia Romagna (11,1%) e Veneto (10,4 per cento).IlSole24Ore

Moltiplicato per tre il numero delle famiglie si ricava che son circa due milioni su sessanta coloro che godono di tale enorme quantità di ricchezza.

Decreto interpretativo è il suo nome

E’ una controffensiva che parte dal “Decreto interpretativo” per arrivare al cuore del “potere rosso”.

Decreto interpretativo è il nome che si appresta a dare il Consiglio dei Ministri al provvedimento con il quale si tenterà di sanare le tre (si ai letto bene lettore, non due ma tre) situazioni problematiche per lo svolgimento di questa tornata elettorale regionale.
Il provvedimento conterrà misure atte a sanare la situazione determinatasi con l’estromissione della lista Pdl nel Lazio e con il listino di Formigoni in Lombardia, e con queste, l’interpretazione autentica, o sarebbe meglio dire riveduta e corretta, dell’articolo 2, comma 1, lett. f) della Legge 2 luglio 2004 n. 165.

In tal modo per il fatto stesso che nel provvedimento sia inserita l’interpretazione della legge sul terzo mandato il Pd sarà fatto entrare nella partita di coloro che sono nella condizione di avere necessità del provvedimento per salvaguardare i possedimenti dell’Emilia Romagna, in cui concorre per il terzo mandato consecutivo, Vasco Errani del Pd.

Dalla “non partecipazione” alla soluzione della questione liste in Lombardia e nel Lazio, il Pd verrebbe messo nelle consizioni di perdere, (anche temporaneamente), dopo Bologna la regione Emilia Romagna.

In poche parole un attacco al cuore del sistema.

Vuoi vedere che dietro questa cosa ci sarà il solito Calderoli ?

Elezioni regionali 2010 tutte le liste respinte in tutte le regioni

Non ci sono solo i casi più clamorosi, del Lazio e della Lombardia, ma pur se hanno fatto meno notizia, un po in tutte le regioni si hanno casi di liste e aspiranti governatori non ammessi alla competizione elettorale.

In Veneto due delle 16 liste depositate in tribunale per le regionali sono state respinte. Una per mancanza del numero di firme necessario, quella Bonino-Pannella (avrebbe sostenuto Giuseppe Bortolussi, centrosinistra) che ha presentato ricorso. A Venetie per l’Autogoverno, con candidato presidente Loris Palmerini, invece non è stato riconosciuto il diritto di non allegare firme alla lista, secondo la richiesta del movimento autonomista che si definisce «minoranza nazionale».

In Lombardia non è stata ammessa la lista Bonino-Pannella guidata da Marco Cappato, per mancanza del numero minimo di firme necessarie, ma a seguito del ricorso presentato da questi ultimi è stata esclusa la Lista per la Lombardia del governatore uscente Roberto Formigoni. I motivi per cui non è stata ammessa sono più d’uno, come si legge nel dispositivo firmato dal presidente dell’Ufficio centrale regionale Domenico Bonaretti e da Valter Colombo e Vincenzo Barbuto: mancanza del timbro tondo sui moduli (126 casi), mancanza data autenticità (121), mancanza luogo autenticità (229), mancanza qualifica autenticante (28). In tutto 514 sottoscrizioni non valide su un totale delle 3.935 presentate. Il numero di sottoscrittori è passato quindi a 3.421, inferiore al minimo di legge che è 3.500, mentre non è stata esclusa la lista di Filippo Penati, che era anchessa oggetto del ricorso dei radicali perche pur essendo state riscontrate delle irregolarità il totale delle firme “buone” era superiore al minimo consentito.
Sempre a Milano è stata ricusata lista “La Destra“” per la mancanza da parte di oltre 600 sottoscrittori del certificato elettorale in uno dei comuni della provincia di Milano.

In Piemonte annuncia ricorso contro liste omonime, Roberto Cota, candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Piemonte. Si tratta di due liste, una chiamata Cota l’altra Pdl presentate a Torino.

In Emilia Romagna due delle 6 liste presentate in Corte d’Appello per il listino’ regionale sono state escluse. Si tratta della lista Bonino-Pannella, la cui esclusione era preannunciata anche da loro stessi per insufficienza di firme; e quella dei cosiddetti «Pcl», cioè «i lavoratori per il comunismo», sempre per mancanza di firme sufficienti.
Per quanto riguarda le liste provinciali presentate in Tribunale a Bologna, è stata esclusa solo quella Bonino-Pannella che ha presentato 463 firme, a fonte delle 1.750 richieste dalla normativa.

In Toscana, ricorsi di radicali e Forza nuova. Per quanto riguarda la lista Bonino-Panella la corte d’appello di Firenze dovrà verificare la presenza della lista in almeno 6 delle 10 province toscane, condizione necessaria per l’ammissione della candidatura a presidente della Regione. Per Forza Nuova, il tribunale di Firenze ha dato tempo fino a oggi per presentare documentazione integrativa necessaria all’ammissione della lista nella circoscrizione del capoluogo toscano. La corte d’appello a sua volta attende le valutazioni del tribunale di Firenze per verificare se la lista di Forza Nuova sia presente regolarmente in almeno 6 province toscane. Al momento, risultano validamente presentate 7 liste – Pd-Riformisti Toscani, Sinistra ecologia e libertà, Italia dei valori, Federazione della Sinistra, Pdl, Lega Nord, Udc – in tutte le province toscane.

Nelle Marche sono due le liste in bilico. È probabile una corsa a tre per la presidenza della Regione Marche, con il governatore uscente Gian Mario Spacca (Pd), sostenuto da un «centrosinistra riformista» (Pd-Udci-Idv più liste civiche e forze minori), Erminio Marinelli per il centrodestra, e Massimo Rossi (Sel e Prc-Pdci). Su cinque candidature presentate infatti due sono in bilico: si tratta del radicale Marco Perduca, lista Bonino Pannella, che ha presentato circa 900 firme in meno di quelle necessarie, e di Marco Gladi, del movimento di ultradestra Forza Nuova, nel suo caso ci sarebbe un numero consistente di firme raccolte prima della convocazione dei comizi elettorali. Dovrebbero essere complessivamente 13, le liste ammesse nelle circoscrizioni provinciali.

Anche in Umbria, esclusi radicali, saranno soltanto tre i candidati presidente della Regione Umbria per le prossime elezioni: Paola Binetti (Udc), Catiuscia Marini (Pd) e Fiammetta Modena (Pdl). L’ufficio centrale regionale della Corte d’appello, dopo un primo esame delle firme raccolte a sostegno delle liste regionali e della relativa documentazione, ha escluso Maria Antonietta Farina Coscioni (Radicali) e Luigino Ciotti (Sinistra Critica). Anche Forza Nuova, con Riccardo Donti candidato presidente, aveva presentato le firme ma non era stata ammessa perché la documentazione era incompleta.

Nel Lazio, escluse dalla commissione elettorale circoscrizionale di Viterbo due liste dalle elezioni provinciali. Sono quella della Federazione della Sinistra (Prc – Pdci) e di quella de La Destra. La lista della Federazione della Sinistra è stata esclusa perchè a corredo delle firme raccolte, oltre 1.400, in alcuni casi sono stati allegati i singoli certificati e in altre il certificato elettorale cumulativo rilasciato dai comuni di residenza degli firmatari.
E naturalmente esclusa la lista del Pdl, in quanto non presentata materialmente.

In Campania a Benevento, l’ufficio elettorale presso il tribunale ha eliminato due liste: «Radicali Pannella Bonino» e «Forza Nuova». In entrambi i casi le liste non avevano un numero sufficiente di sottoscrittori. A Forza Nuova era stato concesso anche la possibilità di integrare la documentazione entro mezzogiorno di ieri ma ciò non è avvenuto e ora il candidato governatore Michele Antonio Giliberti rischia l’esclusione. Perché Forza Nuova ha presentato le proprie liste solo in tre province, il minimo per competere. Ma entrambi i rappresentanti delle liste hanno presentato ricorso. A Caserta, invece, la commissione elettorale ha ricusato la lista «Campania Libera», la civica di Vincenzo De Luca. L’esclusione è stata motivata per carenza di indicazioni sul luogo della raccolta delle sottoscrizioni. I promotori della lista, tra cui Michele Colamonici, segretario provinciale della Cgil, hanno annunciato ricorso.

In Basilicata la lista “Io Sud” a sostegno del candidato Magdi Cristiano Allam e “Federazione della sinistra” a sostegno del centrosinistra Vito De Filippo, sono state escluse dalle elezioni regionali del 28 e 29 marzo dell’Ufficio circoscrizionale provinciale di Matera a causa di “irregolarità relative alla documentazione”. Anche la lista che avrebbe avuto Maurizio Bolognetti, candidato presidente alla Regione Basilicata per i Radicali, è stata esclusa, le firme raccolte risultavano insufficienti rispetto al numero necessario.

In Puglia, esclusa la lista Io Sud-Mpa a Foggia. L’esclusione sarebbe stata decisa per presunte irregolarità nel deposito delle firme a sostegno della lista.

In Calabria, l’Ufficio centrale elettorale della Corte d’appello di Catanzaro ha escluso la candidatura a presidente della Regione Calabria di Pino Siclari, del Partito Comunista dei lavoratori (Pcl). La decisione, secondo quanto riferito da Demetrio Cutrupi, uno dei candidati della lista esclusa insieme al proprio candidato presidente, è da mettere in relazione alla mancanza delle firme nella documentazione relativa alla presentazione della candidatura per la presidenza della Regione.

Sondaggio Euromedia Reserch sulle elezioni regionali, tutte le regioni

Sondaggio Politico-Elettorale

VERSO LE REGIONALI

Pubblicato il 1/3/2010. Autore: Euromedia Research (Ghial Media Srl)

Committente/ Acquirente: Panorama. Diffuso e pubblicato da Panorama il giorno 26 febbraio 2010 (pag. 74)

Criteri seguiti per la formazione del campione: Le interviste sono state effettuate su un campione stratificato per sesso, età e dislocazione territoriale dei residenti nelle 13 Regioni che andranno al voto alle prossime elezioni regionali (MARZO 2010)

Metodo di raccolta delle informazioni: Interviste telefoniche – metodologia C.A.T.I.

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento: 1.000 casi per ciascuna regione; popolazione residente nelle 13 regioni di 18 anni e oltre, di entrambi i sessi appartenenti a qualsiasi condizione sociale, residenti in famiglie con il telefono (Fonte ISTAT – 2009)

Data in cui è stato realizzato il sondaggio: Tra il 17/02/2010 ed il 23/02/2010

QUESTIONARIO

QUESITO n.1

Domanda : Se ieri si fossero tenute le elezioni per eleggere il Presidente di Regione, Lei a quale dei seguenti candidati avrebbe dato la Sua preferenza? (liste e candidati ad oggi)..

Risposte:

REGIONE LOMBARDIA Roberto Formigoni (PDL+Lega Nord+altri di centrodestra): 55.7% (MIN 52.6% – MAX 58.8%) Filippo Penati (PD+IDV+altri di centrosinistra): 34.1% (MIN 31.2% – MAX 37.0%) Savino Pezzotta (UDC): 4.8% (MIN 3.5% – MAX 6.1%) Altri: 5.4% (MIN 4.0% – MAX 6.8%) INDECISI: 16.4%

REGIONE PIEMONTE I CANDIDATI: Roberto Cota (PDL+Lega Nord+altri di centrodestra): 47.1% (MIN 44.0% – MAX 50.2%) Mercedes Bresso (PD+IDV+UDC+altri di centrosinistra): 49.6% (MIN 46.5% – MAX 52.7%) Altri: 3.3% (MIN 2.2% – MAX 4.4%) INDECISI: 23.3% I PARTITI: PDL+Lega Nord+altri di centrodestra: 49.5% (MIN 46.4% – MAX 52.6%) PD+IDV+UDC+altri di centrosinistra: 47.3% (MIN 44.2% – MAX 50.4%) Altri: 3.2% (MIN 2.1% – MAX 4.3%)

REGIONE LIGURIA Sandro Biasotti (PDL+Lega Nord+altri di centrodestra): 48.2% (MIN 45.1% – MAX 51.3%) Claudio Burlando: (PD+IDV+UDC+altri di centrosinistra): 49.4% (MIN 46.3% – MAX 52.5%) Altri: 2.4% (MIN 1.5% – MAX 3.3%) INDECISI: 23.5%

REGIONE VENETO Luca Zaia (PDL+Lega Nord+altri di centrodestra): 56.0% (MIN 52.9% – MAX 59.1%) Giuseppe Bortolussi: (PD+IDV+altri di centrosinistra): 36.5% (MIN 33.5% – MAX 39.5%) Antonio De Poli: (UDC): 6.0% (MIN 4.5% – MAX 7.5%) Altri: 1.5% (MIN 0.7% – MAX 2.3%) INDECISI: 19.4%

REGIONE EMILIA ROMAGNA Anna Maria Bernini (PDL+Lega Nord+altri di centrodestra): 37.5% (MIN 34.5% – MAX 40.5%) Vasco Errani: (PD+IDV+altri di centrosinistra): 54.3% (MIN 51.2% – MAX 57.4%) Gianluca Galletti: (UDC): 4.5% (MIN 3.2% – MAX 5.8%) Altri: 3.7% (MIN 2.5% – MAX 4.9%) INDECISI: 15.1%

REGIONE TOSCANA Monica Faenzi (PDL+Lega Nord+altri di centrodestra): 37.9% (MIN 34.9% – MAX 40.9%) Enrico Rossi: (PD+IDV+altri di centrosinistra): 55.3% (MIN 52.2% – MAX 58.4%) Francesco Bosi: (UDC): 4.3% (MIN 3.0% – MAX 5.6%) Altri: 2.5% (MIN 1.5% – MAX 3.5%) INDECISI: 15.8%

REGIONE UMBRIA Fiammetta Modena: (PDL+Lega Nord+altri di centrodestra): 38.7% (MIN 35.7% – MAX 41.7%) Catiuscia Marini: (PD+IDV+altri di centrosinistra): 52.1% (MIN 49.0% – MAX 55.2%) Paola Binetti: (UDC): 4.8% (MIN 3.5% – MAX 6.1%) Altri: 4.4% (MIN 3.1% – MAX 5.7%) INDECISI: 18.9%

REGIONE MARCHE Erminio Marinelli (PDL+Lega Nord+altri di centrodestra): 42.5% (MIN 39.4% – MAX 45.6%) Gian Mario Spacca (PD+IDV+UDC+altri di centrosinistra): 48.5% (MIN 45.4% – MAX 51.6%) Massimo Rossi (Federazione della sinistra+Sinistra Ecologia Libertà): 5.5% (MIN 4.1% – MAX 6.9%) Altri: 3.5% (MIN 2.4% – MAX 4.6%) INDECISI: 21.2%

REGIONE LAZIO Renata Polverini (PDL+UDC+altri di centrodestra): 49.1% (MIN 46.0% – MAX 52.2%) Emma Bonino: (PD+IDV+altri di centrosinistra): 47.1% (MIN 44.0% – MAX 50.2%) Altri: 3.8% (MIN 2.6% – MAX 5.0%) INDECISI: 25.3%

REGIONE PUGLIA Rocco Palese (PDL+altri di centrodestra): 43.1% (MIN 40.0% – MAX 46.2%) Nichi Vendola (PD+IDV+altri di centrosinistra): 46.1% (MIN 43.0% – MAX 49.2%) Adriana Poli Bortone (UDC+Io sud): 10.0% (MIN 8.1% – MAX 11.9%) Altri: 0.8% (MIN 0.2% – MAX 1.4%) INDECISI: 24.2%

REGIONE BASILICATA Nicola Pagliuca (PDL+altri di centrodestra): 38.9% (MIN 35.9% – MAX 41.9%) Vito De Filippo (PD+IDV+UDC+altri di centrosinistra): 52.5% (MIN 49.4% – MAX 55.6%) Altri: 8.6% (MIN 6.9% – MAX 10.3%) INDECISI: 23.0%

REGIONE CALABRIA Giuseppe Scopelliti (PDL+UDC+altri di centrodestra): 47.4% (MIN 44.3% – MAX 50.5%) Agazio Loiero (PD+altri di centrosinistra): 38.3% (MIN 35.3% – MAX 41.3%) Pippo Callipo (IDV+Radicali Lista Bonino Pannella+altri): 13.4% (MIN 11.3% – MAX 15.5%) Altri: 0.9% (MIN 0.3% – MAX 1.5%) INDECISI: 25.9%

REGIONE CAMPANIA Stefano Caldoro (PDL+UDC+altri di centrodestra): 49.1% (MIN 46.0% – MAX 52.2%) Vincenzo De Luca (PD+IDV+altri di centrosinistra): 46.6% (MIN 43.5% – MAX 49.7%) Paolo Ferrero (Federazione della sinistra): 2.5% (MIN 1.5% – MAX 3.5%) Altri: 1.8% (MIN 1.0% – MAX 2.6%) INDECISI: 26.0%

Formigoni ed Errani go home … ma non per tutti

Dopo l’iniziativa di cui ho riferito qui sulla ineleggibilità per la terza volta consecutiva di Roberto Formigoni e Vasco Errani, alla presidenza della Lombardia il primo e dell’Emilia Romagna il secondo, si cominciano registrare le prime reazioni.

Tra i primi a dichiarare il candidato del Pd per la presidenza della regione Lombardia, lo sfidante ‘ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, il quale in linea del tutto teorica dovrebbe essere anche il primo ad assumersi la responsabilità della tutela della legalità nel rinnovo degli organi democratici della regione.

Sull’iniziativa dei sei esponenti del Pd Filippo Penati dice:

Non sono stato preventivamente informato dell’esposto presentato oggi. Per quanto mi riguarda non condivido il merito dell’iniziativa. Ho chiesto personalmente diversi pareri giuridici e, pur non avendo ottenuto un parere unanime, la stragrande maggioranza delle persone consultate si è espressa per la legittimità della candidatura di Roberto Formigoni”.

Giustamente Luca Sofri di fronte a queste parole pone alcuni interrogativi:

Come sarà fatta una “stragrande maggioranza di persone consultate”? Per essere così stragrande dovranno essere almeno sei, sette, no? Quindi ne ha consultate una decina? E chi sono? Il giurista e candidato del PD Angiolini, che ha dato parere contrario alla candidabilità di Formigoni? O il presidente Onida? O il costituzionalista Ainis?
E quanto è rilevante che Penati non sia stato “preventivamente informato”? E quanto è rilevante che Penati sia oggi uno dei massimi dirigenti del PD, che presenta in Emilia un candidato nelle stesse condizioni di Formigoni?”

Sul blog di Pippo Civati invece, dove di solito i commenti sono controversi e polemici, per una volta i commenti sono unanimi.
Valga per tutti a descrivere il clima il commento di Francesco Rocchi:

“In casi come questo non ce “noi” o “loro”, i “nostri” o i “vostri”.
Se l’appartenenza di partito si mette davanti alla legalità, è finita, ritorneremmo (se ne fossimo mai usciti) sempre allo stesso marasma.
Forse può essere amaro vedere che chi non rispetta le leggi se la gode di più di chi vi si attiene. Ma se si vuole stabilire il punto, marcare una differenza, se si vuole un paese migliore e funzionante, la legge va rispettata, punto.
Altrimenti come distinguiamo i “nostri” dai “loro”?

Infine per comprendere quanto le posizioni alla Penati registrano consenso si segnala che gli ultimi sondaggi danno Formigoni intorno al 57,0% e Penati intorno al 30,0%.

Se si applica ancora un po Penati riuscirà ad essere doppiato.

Regionali 2010, come finirà ?

Manca poco ormai alla definizione di liste e candidati a governatore per le elezioni regionali 2010 del prossimo marzo. Come è noto si voterà in 13 regioni, di queste attualmente due, Lombardia e Veneto, sono rette da governatori espressione del centrodestra e ben 11 sono rette da governatori espressione del centrosinistra.

E’ da dire che quelle elezioni del 2005, registrarono allora, nel risultato il picco massimo della disaffezione dell’elettorato da un centro-destra paralizzato nell’azione di governo dalle contraddizioni e dai conflitti interni.

L’anno successivo, nel 2006 infatti Prodi per il centro-sinistra vinse le elezioni politiche, ma di misura, essendo già iniziata nel corso di quella campagna elettorale la rimonta del centro-destra ad opera di un Silvio Berlusconi scatenato.

A questo appuntamento elettorale il centrodestra si presenta indubbiamente molto più forte del 2005, ma non abbastanza da potere ove corra da solo, senza l’apporto dei centristi dell’Udc, essere certo di ribaltare a proprio favore la maggior parte delle regioni in palio.

I sondaggi, i dati storici e le osservazioni sul campo infatti danno per certi al centro destra solo Lombardia e Veneto, così come danno per certi al centro sinistra solo Toscana, Emilia Romagna ed Umbria.

Nelle restanti otto regioni la differenza potrebbe farla l’Udc, con esiti diversi se si schiera con gli uni, con gli altri o presenta un proprio candidato.

In Piemonte la contrapposizione alla Lega Nord dell’Udc, non consentirà un suo schierarsi con il centro destra, massimizzando le pur residue possibilità di riconferma di Mercedes Bresso, opposta al leghista Cota, ed attualmente data sostanzialmente alla pari dai sondaggi.

Nel Lazio il Cdu è già schierato a sostegno della candidata del centro destra Renata Polverini, opposta alla candidata del centro sinistra Emma Bonino, riducendo di molto le già non elevate possibilità di affermazione di quest’ultima

In Puglia sarà probabilmente l’esito delle primarie tra Boccia e Vendola a decidere la collocazione dell’Udc.

Nelle restanti cinque regioni, Liguria, Marche, Campania, Basilicata e Calabria, è ancora tutto parecchio incerto, ma in ogni caso l’ago della bilancia sarà l’Udc, il quale ha già mostrato disponibilità per i candidati di centro destra in Calabria, Basilicata e Campania.

E’ da rilevare come divisioni difficilmente sanabili esistono non solo nello schieramento di centro sinistra ma anche nello schieramento di centro destra (il caso della Puglia per tutti), tuttavia il centro destra difficilmente regalerà vittorie probabili, e l’Udc non potrà fare a meno di registrare la scarsa compatibilità del suo elettorato con le posizioni espresse da una parte non trascurabile dello schieramento di centro sinistra.

E’ ovvio che ove la sfida si concludesse almeno con un 6 a 7, per il centro sinistra (Liguria, Marche, Basilicata ed anche la Puglia, appaiono essere contendibili),  da quest’ultimi si potrebbe con qualche fondamento affermare di avere arrestato l’avanzata del centro destra in periferia e si potrebbe considerare questa tornata elettorale un buon punto da cui ripartire.

Al contrario un 8 a 5 a favore del centrodestra, ed i sondaggi sembrano confermare questa ipotesi, rimetterebbe in discussione l’operato della intera classe dirigente di centro sinistra e forse la leadership sul centro sinistra dello stesso Pd, consentendo ad un incontrastato ed incontrastabile, Silvio Berlusconi, di mettere mano alle “sue” riforme del paese.