Election day, giudicate voi

L’aquila – “Abbiamo scelto di non inseguire, quanto al referendum, una situazione per noi favorevole e molto positiva come il raggiungimento del sistema bipolare, facendo cadere il governo. Mi spiace che altri interpretino come una debolezza del premier e del Pdl aver ceduto ad una precisa richiesta di un partito della maggioranza che, ove non accolta, avrebbe fatto cadere il governo in un momento come questo, producendo una situazione irresponsabile“. Lo ha detto Silvio Berlusconi inaugurando la scuola del campo terremotati a Poggio Picenze confermando la data del 21 giugno per il referendum.

‘Ridurremo al minimo lo spreco ma la cifra e’ lontanissima da quella circolata” di 400 milioni, aggiunge Berlusconi che così prosegue: “Cercheremo di ridurre al minimo gli sprechi andando al voto nel giorno dei ballottaggi per le amministrative”.

Bisognava scegliere tra una cosa e l’altra, tutto il resto sono polemiche che veramente non mi toccano, la decisione di votare il 21 giugno è stata presa e spero che sia confermata stasera dall’ufficio politico del Pdl”.

fonte ANSA

e qui

Francesco Cundari, giornalista del Foglio e militante del Pd vi propone nel suo “Quadernino“, un “chi l’ha detto ?“, che suona conferma delle cose dette su “Diarioelettorale” nei due post precedenti.

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Election day e aspirazione al suicidio

Da tempo vi è chi sostiene questa tesi che vi sintetizzo, basandosi, dice lui, su autorevoli pareri.

La tesi è questa.

Berlusconi prende la palla al balzo della necessità di risparmiare sui costi della politica a causa del terremoto per dire, risparmiamo un bel po’ di milioni e “accorpiamo” il referendum con le europee o la settimana successiva con i ballottaggi per le amministrative.

Come conseguenza, il referendum, così stando le cose, ha maggiori probabilità di raggiungere il quorum e di essere vinto dai promotori.

Quali le conseguenze?

Delegittimazione dell’attuale sistema elettorale e del Parlamento eletto da un sistema elettorale delegittimato.

Da quel momento il Parlamento è sotto minaccia di scioglimento e Silvio Berlusconi deve soltanto trovare un accordo con il Presidente della Repubblica per fissare il calendario delle nuove elezioni.

Con la vittoria del rederendum si passa a un sistemna elettorale in cui la lista, e non più la coalizione, che ottiene la maggioranza relativa, prende il 50% dei seggi, niente ritorno alle preferenze, e/o a forme di selezione diretta degli eletti.

E’ questo è il motivo per cui la Lega non ne vuol sapere ed è pronta alle barricate. Nel momento in cui Berlusconi prende da solo la maggioranza dei seggi non ha più bisogno della Lega come alleato e la Lega diventa ininfluente.

Il nuovo Parlamento inoltre sarebbe imbottito da ragazzi selezionati, giovani sconosciuti e berlusconiani certi, mentre tutti i politici, salvo una manciata di capibastone, verrebero mandati a casa.

A quel punto Berlusconi o chi per lui (infatti Berlusconi, sarebbe eletto presidente della Repubblica, e affiderebbe l’incarico ad Alfano) potrebbe varare ogni riforma costituzionale, istituzionale e politica voluta, facendo della democrazia italiana una democrazia plebiscitaria con un presidenzialismo senza contrappesi.

Alfano diventa quindi il primo ministro del “Presidente” il quale di fatto seguita a governare dal Quirinale e resta al potere per una decina di anni a completare il suo personale disegno di trasformazione dell’Italia.

E gli altri ?

Della Lega e della sua resistenza a tale ipotesi, abbiamo detto, resterebbe da dire sulla resistenza di Fini ma è ben poca cosa, e sopratutto sulle ragioni del Pd, le quali appaiono francamente incomprensibili.

Il quadro desritto non è quel famoso “regime” che tanti tra i sostenitori del referendum hanno denunciato a sproposito per quasi quindici anni ?

Certo ci sono infinite variabili che potrebbero influire sull’avverarsi di tali previsioni e di cui qui non si è tenuto conto.

Tuttavia per il Pd, il quale aspira ad essere la maggiore forza antagonista al Pdl, e che ha sostenuto e continua a sostenere la tesi dell’accorpamento, il punto non dovrebbe essere quanto lo scenario descritto sia probabile, piuttosto il fatto che sia anche solo lontanamente immaginabile.

Ma tantè è evidente che qui si sottovaluta l’intelligenza politica della classe dirigente del Pd.

Barack Obama a +7

Dopo il primo ed unico dibattito tra i candidati alla vicepresidenza Sarah Palin e Joe Biden, il cui andamento ha permesso di rivalutare la Palin nei confronti dell’esperto Biden, si rileva nei sondaggi, a distanza di pochi giorni, la ripresa di una inarrestabile tendenza dell’elettorato americano che, sull’onda della crisi economica, ma non solo, sembra avere sempre più fretta di percorrere nuove strade dopo i due mandati di George Bush, al punto che, a meno di un mese dall’election day, i sondaggi di oggi 5 ottobre dicono che:

    Sondaggio Nazionale                          Risultato              Spread
National Rasmussen Tracking   Obama 51,  McCain 44   Obama +7
National Hotline/FD Tracking   Obama 48,  McCain 41   Obama +7

Nota di colore.

Amazon ha deciso di monitorare le vendite delle maschere di Halloween dei due candidati alle elezioni presidenziali americane. Il risultato alla data di oggi è 57% Obama, 43% McCain.

Considerando la popolarità della festa di Halloween negli USA forse non si tratta solo di una nota di colore, ma di un dato anch’esso indicativo della tendenza dell’elettorato.

Nel video un discorso del candidato democratito alla presidenza degli USA Barack Obama a Newport News in Virginia sul suo programma di cambiamento dell’assistenza sanitaria.