Divorzio ? No grazie !

Dice Berlusconi che l’ennesimo divorzio rischia di costargli una fortuna. E capita che se guardi un programma televisivo o se leggi qualche giornale riscontri italiani che si immedesimano, compiangono la sorte ria del poveruomo ed esprimono solidarietà.

Dice lui al telefono: “sai quanto mi ha chiesto mia moglie? Tre milioni e 600 mila euro al mese. Fanno 45 milioni l’anno, novanta miliardi di lire, e siccome c’ha il giudice amico dell’avvocato (…) c’è il rischio che succeda“.

Ora provate ad immaginare all’opposto quel tizio che, (sentito con le mie orecchie, ascoltando un programma radiofonico), da lavoratore precario guadagna 550 euro al mese ed il giudice nella causa di divorzio ha deciso che deve passarne 250 alla moglie per il mantenimento del bambino, e chiedetevi quanti italiani in questo caso sentiranno un qualche moto di solidarietà con quest’ultimo.

Pochi, molto pochi.

E’ scoppiata “La guerra dei Roses” e “Qualcosa è cambiato”

La Guerra dei Roses

A Washington, Barbara Rose – dopo diciotto anni di sereno matrimonio allietato fin dall’inizio dalla nascita di due figli, Josh e Carolyn, – vuole dividersi dal marito Oliver perchè, dopo un presunto infarto di questi, si è accorta che la possibilità di restare vedova non le dispiaceva affatto, in quanto il marito – che le ha dato tutto ciò che una donna può desiderare (tra cui Susan, una governante per la loro casa perfetta piena di oggetti d’arte) – tutto preso dalla propria carriera di avvocato non ha mai tenuto conto della sua individualità. A malincuore Oliver si rivolge a Gavin D’Amato, un avvocato amico di famiglia, per accordarsi sul divorzio: da questo momento inizia fra i coniugi una guerra accanita in quanto né l’uno né l’altra vogliono lasciare la dimora in cui hanno vissuto. Costretti a vivere separati nella stessa casa, limitano – con tanto di piantina a colori – i rispettivi habitat. L’accordo è finito (e i due figli ancora giovanissimi ne risentono), mentre subentrano ripicche, scherzi atroci, rivalse e cattiverie in un turbine di porcellane preziose (sono di Oliver, ma Barbara infuriata le manda in briciole) e di odio reciproco. In realtà Oliver vuole ancora molto bene alla moglie, ma Barbara si è stufata di fare la donna di casa, essendosi scoperta vocazioni manageriali. Gavin D’Amato tenta la riconciliazione, ma la cocciutaggine dei due è come un muro insormontabile. I reciproci perfidi dispetti determinano dapprima la totale devastazione della loro splendida abitazione e, successivamente, la loro morte dopo essere precipitati nel vuoto appesi ad un grande lampadario.

Qui uno degli episodi della “guerra”.

Qualcosa è cambiato

Melvin Udall è uno scrittore di romanzi rosa molto ricco che soffre di disturbi ossessivo-maniacali: è razzista ed egoista e non ama molto neri, gay, ebrei, vecchiette e cani; prova inoltre soddisfazione nel ferire ed offendere gli altri. Sarà Carol, una cameriera di un coffee-shop dove Melvin va ogni giorno, madre di un bambino debolissimo di salute, che scalfirà la corazza dello scrittore. Egli se ne innamora perdutamente tanto da desiderare di diventare un uomo migliore, aiuterà il figlio ad avere assistenza medica migliore, imparando ad essere gentile con gli altri e soprattutto con il suo vicino di casa gay, Simon, un pittore che subisce un’aggressione in casa, ed è costretto ad assistenza sanitaria che gli dilapiderà il patrimonio, e col suo amato cagnolino Verdell, il quale riuscirà perfino ad affezionarsi a Melvin più che allo stesso Simon. Melvin verrà incitato da Frank a portare Simon dai suoi genitori per richiedere loro denaro, convincendo Carol ad accompagnarlo nel viaggio, nel quale Melvin non riesce mai a mostrarsi migliore di quello che vorrebbe essere, diventando perfino geloso dell’amicizia di Carol e Simon.

La scena finale