Trapani: non c’è pace tra le tonache (10) – Trapani, diocesi di Gomorra !

Anche oggi due articoli su “La Stampa” di Torino dei due inviati venuti apposta a Trapani, per capire di più sul legame tra le vicende della Curia Trapanese e gli interessi che girano intorno alle dimissioni di Gotti Tedeschi dallo IOR.

E ci va giù pesante Giacomo Galeazzi, che come incipit del suo pezzo definisce, Trapani, “diocesi di Gomorra”.

Scandali sessuali e corruzione – La guerra dentro la diocesi
Lotta senza esclusione di colpi tra l’ex vescovo e l’economo

di GIACOMO GALEAZZI – INVIATO A TRAPANI

Trapani, diocesi di Gomorra. Violazione della clausura in un convento di suore, cinquanta immobili della Curia svenduti agli amici a un decimo del loro valore, ammanchi milionari nei bilanci, lettere di censura dei ministri vaticani dei religiosi e dei vescovi. Le carte segrete che hanno indotto la Santa Sede a rimuovere lo scorso mese il presule trapanese Francesco Micciché aggravano il quadro già inquietante delineato dall’inchiesta della procura.

Ogni documento apre squarci da far-west ecclesiastico tra procedure canoniche calpestate, abusi di potere, contabilità truccata. Per esempio, a fine novembre il cardinale Marc Ouellet, responsabile vaticano dei vescovi, chiede conto a Micciché (su segnalazione del dicastero per gli Istituti di vita consacrata) di una perquisizione al monastero benedettino dell’Angelo Custode ad Alcamo. Era accaduto, infatti, l’impensabile, in barba alla configurazione giuridica «sui iuris» del convento. Alle cinque di mattina, infatti, la guardia di finanza e il pm avevano bussato alla porta del convento, «alla presenza del vescovo che ne ha autorizzatol’accesso». Gli investigatori cercavano l’atto di cessione del complesso storico (valore due milioni di euro) all’economo diocesano don Ninni Treppiedi, sospeso dal ministero sacerdotale per le irregolarità amministrative. Le suore, però, fanno quadrato attorno al sacerdote già da tempo in lotta con il suo vescovo per la gestione finanziaria della diocesi e si barricano dentro. Per un’ora Micciché aveva cercato di mediare e, quando si presentarono i vigili del fuoco per fare irruzione in canonica, le religiose si piegarono alla perquisizione. A condizione che il vescovo si allontasse e che fosse nominato un bibliotecario come loro fiduciario. I finanzieri finalmente entrarono, ma non trovarono nel monastero i documenti (poi rintracciati nell’abitazione di un amico egiziano) con cui le suore avevano nominato amministratore ed erede universale don Treppiedi, che di Alcamo era anche l’arciprete.

I guai per Micciché sono appena iniziati. Finisce sotto accusa in Vaticano per aver permesso alle forze dell’ordine quell’invasione della clausura che ha «violato l’intimità delle monache e creato disagi alle consacrate». Inclusa la «gravissima ispezione da parte delle guardie all’interno del tabernacolo». Parte l’inchiesta della Santa Sede e l’incaricato papale, ex numero tre della Cei e presidente degli affari giuridici, vescovo Domenico Mogavero, lavora ad una relazione minuziosa da consegnare personalmente a Benedetto XVI. Nel vortice di accuse di scandali sessuali, malaffare e corruzione, Mogavero, da esperto giurista, lascia da parte le voci e si basa soltanto su atti incontrovertibili. E cioè, i documenti contraffatti o mancanti di operazioni immobilari insensate, portate a termine scavalcando controlli e passaggi obbligati della procedura canonica. In sei mesi l’indagine è un faldone di prove schiaccianti contro entrambi i contendenti. Poche settimane dopo aver ricevuto la relazione di Mogavero, la Santa Sede destituisce Micciché e conferma la sospensione di Treppiedi.

da “La Stampa.it

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E Guido Ruotolo, anche lui inviato a Trapani, non è più leggero e ci parla di “una guerra per il «potere» e il «denaro» in terra di mafia, combattuta all’interno della Chiesa”.

Nella lotta di potere tra l’ex vescovo e l’ex economo della diocesi di Trapani l’inchiesta sta evidenziando vicinanze con gli uomini di Cosa Nostra
Trapani, l’ombra di Cosa Nostra dietro lo scandalo

di GUIDO RUOTOLO – INVIATO A TRAPANI

Questa è la storia di una guerra per il «potere» e il «denaro» in terra di mafia, combattuta all’interno della Chiesa e che ha avuto delle vittime: un vescovo destituito, un economo diocesano sospeso a divinis e indagato dalla magistratura italiana. L’uno e l’altro fino a ieri – e chissà se non ancora – con pesanti coperture, con cardinali e ministri che dalla Santa Sede hanno dispensato loro benedizioni. «Il Vescovo Miccichè per parte di madre ha stretti legami parentali con uomini d’onore di San Giuseppe Jato». Benvenuti a Trapani. Il narratore di questa storia è un prelato influente. Tanto che le precisazioni della Procura di Trapani di non nominare il nome di Matteo Messina Denaro invano, sono superate dalla «terribile preoccupazione» che non viene nascosta neppure tra i collaboratori più stretti del Santo Padre. E cioè che tra i soldi trapanesi transitati su conti Ior, «si nascondono soldi orribili». E il perché lo spiega il nostro prelato: «È emerso solo uno spruzzo di lava, sotto c’è una bomba a orologeria che è pronta a esplodere». E, dunque, colpisce che il vescovo defenestrato, Francesco Miccichè, che pure aveva avuto la proposta di dimettersi in cambio di un coperchio sullo scandalo, sia «accusato» di essere «vicino ad ambienti mafiosi».

Rimosso dal Pontefice

Il suo processo – con condanna – l’ha subito in tempi strettissimi. Il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, era stato inviato dal Papa a ispezionare e riferire direttamente a lui. L’istruttoria, da giugno a dicembre, si è conclusa con una «camera di consiglio» e al termine (a maggio), il Pontefice ha sostituito Micciché. Quali le colpe, i reati e i peccati di Miccichè? Purtroppo, nell’inchiesta della Procura di Trapani sugli imbrogli dell’ex economo della diocesi, don Ninni Treppiedi, il vescovo è parte lesa, è la vittima di una campagna diffamatoria e calunniatoria che don Ninni ha orchestrato con due giornalisti locali. Ma il sospetto è che i due abbiano «alienato beni della diocesi» che non potevano alienare perché sarebbe stato necessario il consenso del Vaticano, essendo di valore superiore al milione di euro. E le operazioni sono state prive di autorizzazioni interne come sarebbe stato necessario.

Vista da Oltretevere, questa di Trapani è la storia di due soci in affari, il Vescovo e l’economo, che a un certo punto rompono il loro rapporto per questione di affari. In un’intervista a un mensile siciliano, don Ninni Treppiedi ha detto: «Credo che quando due persone dopo dieci anni che stanno insieme divorziano (il riferimento è alla rottura con il Vescovo Miccichè, ndr) quanto meno devono avere la buona creanza di lavare i propri panni, soprattutto se si tratta di cose molto delicate, in casa, in questo caso tra le stanze del Vaticano e non andarsi a sputtanare».

Forse possono infastidire certe parole, ma la sostanza è più grave: non portare fuori dalla Chiesa le beghe interne è un messaggio tipicamente mafioso. Secondo i testimoni di questa faida, in realtà, la rottura avviene quando il Vescovo promuove l’economo nominandolo arciprete di Alcamo. Don Ninni si «allarga», bypassando il vescovo nella promozione di affari immobiliari.

La rottura definitiva

La rottura tra i due avviene dunque per motivi di potere e denaro. Era stato don Ninni a introdurre il Vescovo nel mondo della politica locale, alla corte di Antonio D’Alì, ex sottosegretario all’Interno con delega a gestire i fondi dedicati al culto. Si cementa così un rapporto d’interesse intenso. Il sottosegretario è molto attento a soddisfare le richieste del vescovo per ristrutturare chiese, conventi, luoghi di culto. E don Ninni cresce grazie a certe frequentazioni.

Trapani è città di massonerie e logge coperte. Il senatore D’Alì, poiché il padre di Matteo Messina Denaro era campiere nelle terre di famiglia, conosceva bene il capo dei Corleonesi nel Trapanese. E il senatore, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, ha ottenuto il rito abbreviato.

La storia di questa guerra tra due schieramenti interni alla Chiesa sembra la metafora di una guerra incruenta interna a Cosa nostra. In carcere tutti i «viddani» (da Riina a Provenzano), della vecchia guardia è libero solo Matteo Messina Denaro. È un reduce. Defenestrato il vescovo, don Ninni si pensa vincitore, anche se è stato sospeso a divinis. E presto la giustizia italiana farà il suo corso. Per don Ninni è questione di ore e poi dovrà vedersela in Tribunale.

da “La Stampa.it

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https://diarioelettorale.wordpress.com/2012/06/12/trapani-non-ce-pace-tra-le-tonache-9-arrivano-gli-inviati/

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Trapani: non c’è pace tra le tonache (4)

Su “La Repubblica” (edizione Palermo), Laura Spanò, oggi fa il punto della situazione dopo la conclusione della missione in diocesi del visitatore apostolico.

Trapani, scandalo alla curia l’ex economo fuori dalla Chiesa

L’intervento del Vaticano conferma la sospensione a divinis. Al centro della vicenda, oggetto di un’indagine penale, la sparizione di un milione di euro

di LAURA SPANO’

E’ il primo punto fermo che emerge da quando, dall’anno scorso, la curia di Trapani si è trovata al centro di gravi scandali. Il vicario della Diocesi, monsignor Liborio Palmeri, ha reso noto che dalla Santa Sede è giunto il decreto con il quale si è confermata la sospensione a divinis di padre Ninni Treppiedi, ex direttore degli uffici amministrativi della curia di Trapani, e per un certo periodo a capo della Chiesa di Alcamo, una delle più antiche e ricche di storia, cultura, ma anche soldi.

Treppiedi “è stato sospeso da tutti gli atti della potestà di ordine e dall’esercizio di qualsiasi incarico o ufficio ecclesiastico”. Nel decreto si fa riferimento alle violazioni, in sostanza una ingente somma di denaro, appartenuta alla Chiesa di Calatafimi-Segesta che non sarebbe stata rendicontata.

Il Vaticano è arrivato prima della magistratura italiana che nel frattempo ha aperto una indagine: la Santa Sede con un decreto firmato dal cardinale Piacenza, ha colpito il sacerdote che adesso, sospeso da ogni funzione, è una sorta di sorvegliato speciale al quale è stato intimato di rendicontare una serie di spese, nell’ordine del milione di euro, fatte per la riparazione alcune chiese nel territorio di Calatafimi.

Padre Treppiedi avrebbe giostrato molto bene le carte profittando del fatto che per un lungo periodo è stato direttore degli uffici amministrativi della Diocesi.

Il Vaticano ha avanzato precise contestazioni che se commesse da un laico comporterebbero l’adozione di misure penali molto gravi: la Santa Sede ha contestato a padre Treppiedi l’appropriazione di 16 mila euro che sarebbero stati pagati “fuori sacco” da un soggetto (che ha confermato la circostanza) che aveva comprato da padre Treppiedi beni ecclesiastici per 40 mila euro; l’appropriazione di denaro per 147 mila euro, soldi presi da conti correnti della chiesa di Calatafimi e che il sacerdote avrebbe monetizzato dopo che la somma è stata divisa su assegni circolari e il relativo utilizzo non sarebbe stato mai rendicontato.

Uno dei mezzi che il sacerdote avrebbe usato per difendersi è stato quella della trascrizione della registrazione di alcuni colloqui: uno di questi è quello che è avvenuto tra i suoi familiari ed il vescovo della Diocesi durante il quale era stata offerta la sua disponibilità “a riparare”.

Al Vaticano anche questa circostanza non è piaciuta, “l’obbligo a riparare al danno arrecato è di chi l’ha causato…significa anche una ammissione che quel danno è stato causato”.

I colpi di scena però non sembrano finiti. Perché tra i punti da chiarire, ma di questo si sta occupando la Procura di Trapani, c’è una lettera a firma del vescovo Micciché che indirizzata al capo della P4 Luigi Bisignani è saltata fuori nei giorni in cui la Diocesi decideva di sospendere padre Treppiedi.

Monsignor Micciché ha dichiarato di non avere mai scritto quella lettera, che costituisce un clamoroso falso accertato dalla Procura ma che rimane un ulteriore tassello di questo mosaico.

(16 marzo 2012)

da La Repubblica

Per capirci di più si rinvia qui, qui, qui, e qui.

Diocesi di Trapani, Immobiliare SPA

L’articolo di ieri di Rino Giacalone su “La Sicilia” e l’intervista al Vescovo di Trapani Monsignore Francesco Miccichè con i richiami a traffici poco chiari dell’ex arciprete di Alcamo, in relazione alla vendita di alcuni beni della Chiesa, non poteva non riportare alla nostra mente i casi di cessioni immobiliari di beni della Chiesa definibili quantomeno “azzardate”.
In particolare un bene di un qualche rilievo (terreno con progetto approvato) è citato nella recente ordinanza di sequestro dei beni dell’ex deputato regionale Pino Giammarinaro e fu ceduto dall’allora parroco della chiesa di San Giuseppe di Castellammare del Golfo, e nella vicina Calatafimi il farsi “lottizzatori” di parte del clero locale ha portato alla rimozione e trasferimento in altra sede di tutto o in parte il clero locale. Per non citare poi i casi di abusivismo edilizio in cui sono incorsi in anni recenti sempre nel nostro territorio, parroci e gestori di strutture religiose.

Vuoi vedere che la Chiesa trapanese ha cambiato ragione sociale ?

Il vescovo: «Ho scoperto gravi illeciti

«Mi sono io rivolto alla magistratura». Il vescovo mons. Francesco Miccichè parla “carte alla mano”. La chiesa trapanese è sotto choc ma lui esterna serenità dopo la decisione arrivata dal Vaticano del «visitatore apostolico», in termini ecclesiastici, una sorta di “ispettore” in termini laici, che dovrà andare a guardare fin dentro le cose più segrete della Diocesi trapanese.
Il vescovo ieri ha portate alcuni incartamenti al magistrato al pm Paolo Di Sciuva che si sta occupando del caso. Ma appunto, quale è intanto il caso aperto? C’è una indagine sulla fusione di due fondazioni, “Campanile” e “Auxilium”, operazione che avrebbe lasciato un buco da un milione di euro? O l’indagine è su altro? Il vescovo Miccichè riosponde: «Io – dice – ho scoperto gravi illeciti amministrativi che mi hanno portato a sospendere a divinis un presbitero (il sacerdote Ninni Treppiedi ndr), mi sono io rivolto alla magistratura, sono stato io a presentare querela per gravi fatti amministrativi». Fatti che non riguardano la fusione delle fondazioni.
Ieri pomeriggio il vescovo Miccichè è stato convocato in Procura come persona informata dei fatti, è stato sentito sulle querele da lui presentate. Giorni addietro in Procura è stato sentito anche l’ex prete Treppiedi. Dagli uffici inquirenti trapela poco, una indagine sulla fusione delle fondazioni però din sicuro non c’è, semmai una attività di “verifica” si, su quello che è successo nella fase di fusione, se davvero sono stati commessi reati (se ne occupa la sezione di pg della Finanza), di indagine si può parlare invece per le “carte” che mons. Miccichè ha portato già ancora prima di ieri in Procura.
Ma che “carte” sono? Ieri mattina alcune mons. Miccichè le teneva sul suo tavolo. «Autorizzazioni – spiega – a stipulare rogiti notarili di vendita dove la mia firma apposta in calce è stata scannerizzata da altri documenti». Accanco alla firma del vescovo quella dell’allora direttore amministrativo della Diocesi, don Ninni Treppiedi. Lei non sapeva nulla di tutto questo? «Assolutamente no».
Qualche rogito è stato già annullato, come quello della vendita della piccola chiesa che si trova nel centro storico, Maria Santissima di Custonaci, diventata atelier di pittura, e che quando il vescovo andò a inaugurare non sapeva che i locali erano diventati luogo per esposizione di quadri.
Ma le ricerche fatte agli atti della Diocesi e presso le chiese dove padre Treppiedi ha servito messa a sentire il vescovo hanno fatto scoprire anche altro. «Assegni movimentati in banca di rilevanti importi – dice – intestati alle chiese che finivano col diventare assegni circolari direttamente intestati al sacerdote, auto di lusso comprata e rivenduta». Qualcuna sarebbe finita in Vaticano a disposizione di alti prelati. E a proposito di soldi è saltato fuori anche un conto tenuto dall’ex sacerdote presso lo Ior di Roma. Tra i documenti una nomina presso un Ipab di Alcamo, che però il vescovo Miccichè non sapeva di avere fatto.
E il milione che manca a proposito della fusione delle due fondazioni? «Sono soldi depositati su un conto della Curia, non sono spariti», dice il vescovo.”

La grande Trapani: dalla scissione dell’atomo alla pace in medioriente, dalla zona franca, alla visita di Schifani e Bondi. Non sarà troppo ?

La scissione dell’atomo

Fuga da Rifondazione Comunista quella trapanese.
Sono andati via in 20 pechè : “Questo partito è diventato oggi irriconoscibile, rivolto all’indietro, in preda ad una sorta di stalinismo di ritorno, disinteressato ad approfondire il tema delle alleanze sociali e politiche, mira soltanto ad un ruolo marginale di pura testimonianza ed al mantenimento fideistico di simboli ed identità ormai inefficaci ed inadeguate “. La fuga ha un nuovo punto di riferimento è il Movimento per la Sinistra di Nichi Vendola.

La pace in Medioriente

Berlusconi alla conferenza internazionale di Sharm Sheikh ha riproposto ancora una volta Erice , facendosi carico dei costi logistici delle delegazioni di tutti gli stati, per la Conferenza di Pace tra israeliani e palestinesi.
Già due anni fa Erice era stata presa in considerazione per i requisiti di sicurezza che può offrire, ma anche per la tradizione di pace e di dialogo tra i popoli avviata dal Centro Ettore Majorana.

D’Alì, il senatore, ha avuto così occasione di commentare: “La proposta del Governo Italiano di mettere a disposizione la sede di Erice per i negoziati di pace tra israeliani e palestinesi ci riempie di orgoglio e responsabilità, a nostro avviso non può esserci sede migliore di Erice, crocevia della pace del Mediterraneo”.

Già due anni fa Erice era stata presa in considerazione per i requisiti di sicurezza che può offrire, ma anche per la tradizione di pace e di dialogo tra i popoli avviata dal Centro Ettore Majorana.

La zona franca urbana, nelle mani di Miccichè

Molti sono i dubbi e poche le certezze sulla realizzazione della zona franche urbana ad Erice.
Erice “premiata” con altre 21 realtà italiane, è in attesa di risposte certe dal governo Berlusconi ed in particolare del Comitato Interministeriale per la Programmazione economica. Il CIPE è nelle mani del sottosegretario alla presidenza Gianfranco Miccichè ed il sindaco Tranchida sente puzza di bruciato.
Così il sindaco ha scritto a Miccichè chiedendogli notizie più precise “sul quadro delle risorse finanziarie complessivamente a disposizione”.
Il primo cittadino non si fida e chiede “stabilità per gli stanziamenti”.
Forse è’presto per dirlo ma il rischio dell’ennesima fregatura è nell’aria.

Il Presidente del Senato Renato Schifani ed il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi a Trapani il 6 marzo

Il presidente del Senato, Renato Schifani, ed il ministro dei Beni e della attività culturali, Sandro Bondi, saranno in città il 6 marzo. Schifani e Bondi alle 15.30 visiteranno la passeggiata delle Mura di Tramontana, alle 16.30 saranno a Palazzo Cavarretta per partecipare ad una seduta straordinaria del Consiglio e alle 17.30, si sposteranno nella Chiesa di Sant’Agostino per l’inaugurazione della mostra «Fulget Crucis Mysterium» con l’esposizione del Crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo, organizzata dalla Diocesi.