Sergio Mattarella è stato eletto giudice costituzionale

Sergio Mattarella e’ stato eletto, questa sera, giudice della Corte costituzionale dal Parlamento, riunito in seduta comune, alla quarta votazione con l’Assemblea in numero legale.
Mattarella ha ottenuto 572 voti, a fronte di una maggioranza richiesta di 571, che corrisponde al quorum dei tre quinti dei componenti dell’Assemblea.
I votanti, secondo i calcoli ufficiosi, sono stati 786. Luciano Violante ha ottenuto 69 preferenze.
Fino alla terza votazione la maggioranza richiesta era di 634 voti che non era stata mai raggiunta dal candidato del centro-sinistra per la contrarietà dei radicali e dell’IDV di Di Pietro.
Insomma un piccolo assaggio di tutti i difetti di una possibile maggioranza di centro-sinistra vecchio stile.
Su Sergio Mattarella e sul perchè era politicamente giusto eleggerlo alla consulta vi rinvio a questo post.

Un giorno dopo l’altro

Dice Metilparaben di avere la sensazione che l’Italia sia diventata un pò come quei dischi in vinile di una volta, che a un certo punto, maltrattati e lasciati alla polvere per troppo tempo, una volta messi sul piatto “saltavano”, così il braccetto e la relativa puntina ritornavano ciclicamente qualche solco indietro, ripetendo all’infinito il medesimo “refrain”, con effetti assai sgradevoli ed in qualche caso comici.

Nel caso in cui non l’abbiate notato, negli ultimi mesi le prime pagine dei principali quotidiani italiani sono più o meno sempre uguali: Berlusconi dice che ha la maggioranza e quindi le elezioni non servono, Bossi risponde un giorno che non è vero e l’altro che se lo dice lui allora bisogna fidarsi e comunque staremo a vedere che succede domani, Bersani sottolinea che il governo è ormai alla frutta e che il PD sta per iniziare un’opposizione spietata, Di Pietro denuncia il fatto che il premier è un tiranno della peggiore risma utilizzando qualche colorita metafora, Fini viene accusato di aver fatto qualcosa di orribile e comunque di essere un traditore, Vendola si produce in una complessa narrazione della situazione politica utilizzando una percentuale di parole incomprensibili variabile tra il 40 e il 60% del totale.

Poi, il giorno dopo, la maggioranza di cui parla il Cavaliere ancora non si è capito bene quale sia ma lui insiste a dire che c’è, Bossi risponde l’opposto di quello che ha risposto il giorno prima e comunque staremo a vedere che succede domani, l’opposizione annunciata da Bersani ancora non è iniziata ma ci siamo quasi e allora vedrete di che pasta è fatto il PD, Di Pietro si imbatte in qualche contrattempo col suo partito rivelandosi un satrapo con i suoi più o meno quanto Berlusconi lo è col paese, qualche finiano difende il suo capo dalle nefandezze attribuitegli e ribadisce che comunque loro non hanno tradito nessuno, Vendola precisa il concetto del giorno prima incrementando progressivamente la percentuale di oscurità del lessico e la complessità delle immagini utilizzate.

tutto il post qui

Di Pietro a Maroni: “perchè la polizia per i pastori sardi e i soldi pubblici per gli allevatori leghisti ?”

Qui, si sarà capito, non si è proprio, per mille ragioni che non sto a spiegarvi, dei “fans” di Antonio Di Pietro. Ma quando l’ex giudice interviene in questo modo, in assenza (al solito) di interventi della stessa rilevanza da parte del maggior partito della sinistra, non si può che sottolinearlo condividendo con voi la notizia:

Di Pietro a Maroni, una buona domanda: perchè la polizia per i pastori sardi e i soldi pubblici per gli allevatori leghisti?

Una buona domanda o almeno una domanda “pertinente”, cioè precisa e doverosa. L’ha polemicamente rivolta Di Pietro a Maroni, ma la vis polemica non rende la domanda meno ben posta: “Perché di fronte a due vertenze, a due industrie del latte, il ministro degli Interni applica due misure? Perché per i pastori sardi vale la regola dell’estrema durezza e invece gli allevatori del Nord sono stati ripagati dalla Lega con l’accollo a carico dello Stato delle multe per la violazione delle quote latte?”.

A Civitavecchia i pastori sardi che provenivano dall’isola sono stati bloccati, anche con le cattive, dalla polizia perchè non portassero la protesta a Roma e non mettessero in atto azioni clamorose. Il tutto in nome dell’ordine pubblico. Di Pietro non concede al ministro Maroni il beneficio dell’inventario, non prende in esame la possibilità che l’ordine pubblico fosse realmente messo in discussione dalla “marcia” dei pastori sardi. Prendiamo invece per plausibile l’ipotesi sulla quale si è mossa la forza pubblica, ammettiamo l’ipotesi che i pastori andassero fermati.

Resta però buona la domanda: perché i pastori sardi bloccati e gli allevatori del Nord lasciati per mesi liberi di bloccare loro autostrade e città? Perchè l’azione pubblica degli allevatori del Nord, neanche tutti, contro una legge di Stato è stata consentita? Perché il loro rifiuto di pagare è diventato legge di Stato, perché il fisco, cioè noi tutti, abbiamo dovuto pagare quel che gli allevatori leghisti non hanno voluto pagare, perché a quelli del Nord sono stati dati soldi perché stessero buoni e ai pastori sardi è stato dato un blocco di polizia? Buona domanda che, purtroppo, contiene già la risposta: perché quelli del Nord Si e quelli invece sardi? No, perché quelli leghisti e gli altri no.

da Blitzquotidiano.it

La metafora del Pd

Giochi di bimbi

-Ehi, Francesco, che fate in camera da due ore?
-Giochiamo!
-A cosa?
-Alla politica, mamma.
-Alla politica?
-Sì.
-E scusa, com’è che si gioca alla politica?
-Allora, Matteo fa casino, lo vedi?
-Lo vedo, lo vedo. E lo sento anche. Che vorrebbe dire?
-Vuol dire che è Fini, no?
-Ah…
-Poi c’è Gianmarco, che dice che bisogna fare le elezioni sennò siamo milioni e ce l’abbiamo…
-Va bene, va bene, ho capito, non c’è bisogno di specificare. Sarebbe Bossi, giusto?
-Giusto! Io invece dico calma, non si sa, ho cinque punti, vedremo, e comunque Matteo se ne deve andare senza fare merenda. E sono…
-…Berlusconi…
-Brava mamma! Poi c’è Paoletto, che è tutto rosso e strilla che è una vergogna è uno schifo non se ne può più, lo vedi?
-Lo vedo sì… E’ tutto accaldato…
-Ecco, lui fa Di Pietro.
-Mmm ma che carino ‘sto gioco…
-Sì, ci piace tanto…
-Però scusami eh, cerca di coinvolgere pure tuo fratello quando giochi con i tuoi amici…
-Ma mammina…
-Eh, mammina Un corno! Dai, Francesco, non è che siccome è più piccolo lo devi escludere, già te l’ho detto più di una volta!
-Ma…
-Niente ma! Guarda, voi non ve lo filate e lui si è addormentato, povera creatura…
-Ma no, mamma, te lo giuro, gioca anche lui…
-Paoletto, non prendere in giro tua madre! Come sarebbe, che gioca anche lui?
-Eh, lui fa Bersani.

grazie a Metilparaben

Chi ha vinto e chi ha perso le regionali

Luigi Crespi, il Frizzy risultato il più bravo nelle recenti corse clandestine, sul suo blog, fa una prima analisi dei flussi elettorali e del come e del perchè di alcuni fenomeni.

Vi ripropongo qui la parte finale.

“…

Vi sono due fenomeni che mi paiono poco compresi: la Lega e i Grillini. La Lega dimostra che la tv e i media non sono fondamentali per vincere le elezioni a patto che ci si occupi del territorio e ha assunto l’abilità tipicamente marxista, della doppia verità: quella che racconta alla gente che incontra per strada, il modello Salvini, secessionista, sprezzante, razzista, capace di sedare le paure, le rabbie di una parte del Nord che si riconosce in questa rappresentazione e dall’altra parte, il modello Bossi/Maroni, il volto di una padre nobile e di buon senso e di un funzionario dello Stato ligio alle leggi, il mix è esplosivo ed il successo garantito.

L’altro movimento sono i Grillini, definiti di sinistra , di protesta e rabbia, istanze che secondo me non rappresentano in modo completo il movimento di Grillo che fonda il proprio indiscusso successo su un programma costruito nel tempo chiaro e dicotomico sul tema dei rifiuti, dell’energia e della giustizia. Non sono di sinistra perché nessuno dei 90mila elettori di Grillo avrebbe votato la Bresso in Piemonte perché in quel caso il fattore distintivo era essere o meno a favore della TAV.

Lungi dall’essere esaustivo su tutti i temi del post-elettorale, solo due elementi legati al futuro: il primo riguarda il Partito del Sud, dove la domanda di una rappresentanza territoriale è diventata forte ed accentuata dal successo della Lega, determinando un vuoto nell’offerta che prima o poi qualcuno dovrà riempire. L’altra è sulla sinistra e centrosinistra, assediata da Di Pietro, dai Grillini e dall’UDC, se sarà tentata dal rimettere in piedi l’Ulivo, inteso come comitato nazionale contro Berlusconi, sarà presa a calci dagli elettori. Ma la vera questione è che oltre a mettere insieme tutti quelli che sono contro, non esistono progetti, idee, percorsi che legittimano la parola “alternativa”, cedendo così lo spazio dell’opposizione alle stesse forze della maggioranza.”

Tutta l’analisi la trovate qui

A Di Pietro quel che è di Di Pietro

Non so voi, ma io in Italia non avevo ancora visto l’uso del viral marketing applicato alle campagne elettorali.

Quelli della lista Di Pietro – Idv, con questo sito ed i video che ospita, credo proprio siano i primi a provarci …  e con un certo successo direi.

 

E mo’ sentiamo Sgarbi

Questo il manifesto “ambientalista” di Idv per le Europee 2009.

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Qualcuno ha fatto notare che all’epoca del Di Pietro ministro, un nuovo impianto da 162 MW che avrebbe dovuto sorgere al largo della costa di Termoli in Molise  in un tratto di mare visibile dalle colline di Montenero di Bisaccia, (feudo di Tonino), fu bloccato (e lo è ancora) da un vertice al ministero tra il ministro Antonio Di Pietro e il figlio Cristiano Di Pietro consigliere provinciale di Campobasso.

All’epoca scrisse Massimo Gramellini su La Stampa.

Il ministro Antonio Di Pietro ha ricevuto la visita del consigliere provinciale di Campobasso, Cristiano Di Pietro, per discutere la richiesta di una ditta privata che vorrebbe insediare un impianto di energia eolica in Molise.

Al termine del summit il consigliere Cristiano, figlio di Antonio, ha manifestato pubblicamente la sua soddisfazione per aver chiesto e ottenuto un incontro con il ministro Antonio, papà di Cristiano.

E poi dicono che nelle famiglie italiane non c’è dialogo.

Secondo il consigliere Cristiano figlio di Antonio, la riunione ha permesso al ministro Antonio papà di Cristiano di comprendere meglio i termini del problema.

Avrebbero potuto parlarne in pigiama a casa durante la colazione, ma è fuori di dubbio che nel salone di un ministero certi discorsi fanno un altro effetto.

Anche su di noi, che dopo l’affondamento della Prima Repubblica dei partiti, avevamo temuto che la Seconda si sarebbe fondata sui giudici, mentre è più banalmente finita nelle mani dei clan di consanguinei.

Ai No Tav interesserà sapere che il ministro Antonio papà di Cristiano ha condiviso le osservazioni del consigliere Cristiano figlio di Antonio, affermando la sua indisponibilità a consentire a chicchessia di deturpare i panorami molisani con una raffica di pale.

Poiché lo stesso ministro Antonio papà di Cristiano non ha mai manifestato analoga intransigenza riguardo all’Alta Velocità, il popolo della Val di Susa ha davanti a sé una strada obbligata: eleggere consigliere provinciale il figlio di un ministro qualsiasi.

E mandarlo subito a Roma a trattare con papi”.